Edizione n. 28 di mercoledì 5 agosto 2020

Varese

Turismo a Varese, estate 2016 meglio dell’effetto Expo

Rispetto al 2015 particolarmente positivo il turismo internazionale - Quasi 1 milione di arrivi nei soli primi nove mesi

Buone notizie dal fronte turistico tra i Sette Laghi nel 2016. Da gennaio a settembre gli arrivi hanno sfiorato quota un milione (994.955), 1,4% in più sul dato del medesimo periodo 2015, che incorporava l’effetto Expo. Lo rileva la Camera di Commercio di Varese dai dati provvisori sui flussi turistici (Osservatorio Flussi Turistici Provincia di Varese su dati Eupolis Lombardia–Istat).
Va subito aggiunto che, se i turisti esteri in provincia di Varese registrano un incremento del 5,9% (605.317, il 61% del totale), sono invece in diminuzione gli arrivi di italiani (-4,9%). «Quest’attenzione nei confronti della destinazione Varese anche nel dopo Expo – ha commentato il presidente della Camera di Commercio, Giuseppe Albertini – costituisce il miglior viatico verso quell’impegno di valorizzazione turistica che la legge regionale attribuisce proprio alle Camere di Commercio in sinergia con la stessa Regione e in collaborazione con gli altri enti locali».
FLUSSI INTERNI
Sostanzialmente invariate rispetto al 2015 appaiono le giornate di soggiorno nel 2016 (1.696.670 presenze). Le cifre, provvisorie e ancora incomplete, probabilmente saranno migliori a consuntivo chiuso.
Durante il trimestre estivo l’andamento è stato positivo, in particolare quello dei flussi interni alla Lombardia. Da luglio a settembre 2016 hanno visitato Varese oltre 61mila turisti provenienti dalle province lombarde, quasi 10mila in più rispetto al medesimo periodo 2015. La permanenza complessiva ha sfiorato le 130mila giornate, 32mila in più rispetto all’analogo periodo 2015.
REDDITIVITÀ ALBERGHIERA
«Il fatto che i numeri tengano anche a un anno dall’Esposizione Universale ci fa particolarmente piacere – ha affermato il presidente provinciale di Federalberghi Frederick Venturi – così come è positivo per il nostro territorio il costante recupero di Malpensa. Certo, per il mio settore alberghiero rimane il problema di una redditività che resta bassa. L’interesse per il territorio è però un elemento che ci aiuterà nel migliorare questo fattore, che è decisivo per l’efficienza operativa delle nostre strutture».
TARGET STRANIERO
Più gratificante invece il target straniero. Sempre nel trimestre estivo, in aumento si sono rivelati gli arrivi dai principali paesi esteri: Regno Unito (+38%), Germania (+12%), Belgio (8,4%), Paesi Bassi (7,5%). Fa eccezione la Cina con un calo del 40% delle presenze, probabilmente poiché nel 2015 questo dato era fortemente influenzato dagli arrivi per Expo. 

Varese, l’ultima dimora di Tutankhamon

Al Museo Castiglioni di Villa Toeplitz ricostruita in scala reale la tomba del “Faraone bambino” – La mostra aperta fino al 12 febbraio 2017
locandina

A Varese, dopo la mostra “Pashed, l’artista del faraone”, il Museo Castiglioni di Villa Toeplitz (viale Vico 46) ospita, fino al 12 febbraio 2017, la ricostruzione in scala reale della camera funeraria di Tutankhamon e la riproduzione della vita del popolo egizio di quell’epoca. L’esposizione “L’Egitto di Tutankhamon” è curata dall’etnologo, antropologo, archeologo e cineasta Angelo Castiglioni, che ha donato al Comune di Varese i reperti e gli oggetti recuperati nel corso di sessant'anni di ricerche nel continente africano.
Due gli aspetti in rilievo dell’antica civiltà: manufatti, arte plastica, strumenti di uso quotidiano e oggetti di popolazioni africane che hanno mantenuto, fino a pochi decenni fa, abitudini di vita, usanze e utensili rimasti inalterati nel corso dei millenni. La camera funeraria del giovane sovrano è stata ricostruita fin nei più piccoli dettagli con la collaborazione di egittologi, artigiani, architetti, fotografi, tecnici informatici e del colore.
Oltre all’omaggio a Tutankhamon, sono stati evidenziati gli usi, i costumi, i metodi di lavoro, gli attrezzi, gli strumenti che, sopravvissuti alla storia, sono stati raccolti dai fratelli Castiglioni nell’Africa nera degli anni ‘60, ‘70 e ‘80 e documentati in un filmato che mette a confronto il passato con il presente.
Completano il percorso il racconto del complesso rito funebre dell’Egitto faraonico, lo studio di Howard Carter, l’archeologo scopritore della tomba del “Faraone bambino”, e le fotografie d’epoca della storica scoperta nel 1922.
L’esposizione, organizzata dall’associazione culturale Conoscere Varese di Monvalle con il patrocinio della Fondazione Comunitaria del Varesotto Onlus, ha richiesto tre anni di studi e progetti e uno per la costruzione. Alla realizzazione hanno contribuito i professori Alessandro Roccati (Università di Torino e della Sapienza di Roma), Emanuele Ciampini (Università Ca’ Foscari di Venezia), Paola Zanovello (Università degli Studi di Padova). 

Varese, riapre il Museo Castiglioni

A Villa Toeplitz raccolti straordinari reperti e documentazioni sulle civiltà preistoriche e popolazioni africane, le miniere dell’oro e un misterioso minerale di origine celeste

Una “sala dei graffiti” molto più ampia e meglio illuminata. La “sala egizia” completamente ripensata e arricchita e la “sala Tuareg” radicalmente rimodernata. E poi un nuovo ingresso, il bookshop, una funzionale sala audiovisivi e altre novità esaltano l’attrattività del Museo Etnografico Castiglioni, che dal 20 giugno è stato riaperto a Villa Toeplitz (via G.B.Vico 46).
L’esposizione è stata profondamente rinnovata e ampliata grazie al contributo di Regione Lombardia, Comune di Varese e associazione Conoscere Varese, che da alcuni mesi ha avuto in gestione il museo. L’apparato didascalico e iconografico è stato aggiornarlo alla luce di recenti studi e testi e didascalie sono stati tradotti in inglese per facilitare la visita ai turisti stranieri. Un sito internet offre ora approfondite informazioni sui più importanti studi effettuati dai fratelli Castiglioni e, concepito con i più recenti criteri, è integrato coi principali social network e predisposto per divenire, nel prossimo futuro, la piattaforma per le visite guidate.

ORIGINE DEL MUSEO
Il museo, inserito nel sistema culturale “VareseMusei”, è nato dalla donazione di migliaia di reperti effettuata da Alfredo e Angelo Castiglioni al Comune di Varese.
Per sessanta anni i gemelli Castiglioni hanno condotto missioni di ricerca e documentazione etnologica e archeologica soprattutto in Africa. In questo lungo periodo hanno avvicinato numerosi gruppi etnici, tecnologicamente arretrati, come le popolazioni paleonegritiche del Nord Cameroun (Matakam, Mofou, Kapsiki ecc, e i Sombas dei monti Atakora del Togo), presso i quali soggiornarono a lungo nel lontano 1959, le popolazioni nilotiche dell’alto Nilo Bianco (Mundari, Dinka, Nuer, ecc) e le popolazioni di foresta (i pigmei del Gabon, gli Ewe’ e i Fon stanziati nell’area equatoriale del Golfo di Guinea).
Reperti e documentazioni foto-cinematografiche ormai irrepetibili permettono ai visitatori di immergersi in uno mondo lontano e scomparso.

AMBIENTI E “QUADRI” STRAORDINARI
Un affascinante unicum è la tenda tuareg, ricostruita con decine di pelli di capretto, sapientemente cucite e ammorbidite con grasso e dipinte di ocra rossa. Racchiude tutti gli oggetti della vita quotidiana di questo famoso e, in parte, ancora misterioso popolo del deserto, nonché i loro utensili, le loro armi, i giacigli, le sacche di pelle decorate, la gioielleria in argento.
Altro incanto suscitano i graffiti dei fiumi di pietra, “una straordinaria pinacoteca all’aperto di arte preistorica”. I graffiti rupestri dell’uadi Bergiug, in Libia, sono stati rintracciati negli alvei di antichi fiumi ora dissecati (“i fiumi di pietra”, per l’appunto) sulle cui pareti popolazioni preistoriche hanno lasciato tracce del loro passaggio e della loro attività.
Elefanti, rinoceronti, ippopotami, giraffe, antilopi, bovini e tutta la “grande fauna selvaggia” sono rappresentati in un ambiente desertico. Nel museo sono esposti 21 calchi di scene di caccia e trappole per la cattura di grandi animali. Si tratta di riproduzioni perfette degli originali - “quadri” unici che solo Varese possiede - ottenute dai fratelli utilizzando una apposita resina epossidica, messa a punto dalla Ciba.

LA CITTÀ DI BERENICE PANCRISIA
Il 12 febbraio 1989 l’équipe Castiglioni ritrovò la dimenticata città di Berenice Pancrisia, nel deserto nubiano sudanese, la città “tutta d’oro” menzionata da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia di cui si era persa l’ubicazione. Un ritrovamento che l’Accademico di Francia Jean Vercoutter annoverò «tra le grandi scoperte dell’archeologia».
I due ricercatori hanno documentato decine di insediamenti minerari abbandonati, compresi in uno spazio temporale dall’Egitto faraonico al periodo medievale arabo. Un mondo legato all’estrazione dell’oro dove erano ancora visibili i ruderi dei sommari ricoveri dei minatori e gli utensili litici (macine, pestelli. incudini) utilizzati per frantumare il quarzo aurifero e polverizzarlo poi con le macine a rotazione per ottenere una polvere sottile, «come farina» (ci informa Diodoro Siculo), che veniva successivamente lavata su piani inclinati per liberare le minute particelle d’oro. Un lavoro disumano che fece scrivere a Diodoro Siculo che «l’unica speranza dei condannati alle miniere era in una rapida morte1.
Nel museo troviamo alcune macine e gli altri semplici utensili litici necessari all’estrazione dell’oro. Per meglio comprendere l'asprezza del lavoro legato alla sua produzione, nel Museo sono esposti quaranta chili di quarzo aurifero dal quale, se venissero effettuate le fasi di frantumazione, polverizzazione, lavaggio della polvere, si otterrebbero giusto le pagliuzze d’oro messe in mostra.
La ricerca dei fratelli Castiglioni nel deserto nubiano si è protratta per qualche decennio e ha permesso di riscoprire le antiche piste dell’oro, della penetrazione militare egizia diretta alla conquista della Nubia e le più recenti piste dei pellegrini islamici attraverso il deserto diretti ai porti d’imbarco sul Mar Rosso.

LE MINIERE DI CLEOPATRA E LA MISTERIOSA SILICA GLASS
Accanto all’oro le ricerche del team Castiglioni hanno portato anche al ritrovamento delle antiche e dimenticate miniere di smeraldi, in Egitto, impropriamente chiamate le miniere di Cleopatra, e permesso di documentare le antiche zone di estrazione della selce che scheggiata in taglienti lamine veniva inserite in falci di legno (due “copie” si trovano nel Museo, opera di Gianni Moro di Oderzo), utensili agricoli ampiamente usati nell’Egitto faraonico per mietere i cereali.
A Villa Toeplitz sono esposti anche alcuni pezzi di Silica Glass, il misterioso minerale risalente a trenta milioni di anni fa che, sembra, sia stato prodotto da un corpo celeste. Un minerale conosciuto anche nell’Egitto faraonico e che troviamo inserito al centro di un pettorale di Tutankhamon, tagliato a forma di “keper” lo scarabeo stercorario simbolo di rinascita (che si riteneva fosse di calcedonio) e che recenti analisi hanno stabilito trattarsi di Silica Glass. 

Varese, all’Ateneo dell’Insubria la memoria storica di Antonia Pozzi

Biblioteca personale e archivio con quaderni, libri fotografie, lettere raccolti nel Centro Internazionale Insubrico “Carlo Cattaneo” e “Giulio Preti”
Fabio Minazzi, Graziella Bernabò, suor Onorina Dino, Guido Agostoni
Pagine dall'Archivio

È sorto a Varese nella primavera del 2010 e ha già raccolto migliaia di volumi e una nutrita serie di archivi. Con l’arrivo del Fondo Pozzi, inaugurato il 29 gennaio, il Centro Internazionale Insubrico “Carlo Cattaneo” e “Giulio Preti” dell’ateneo dell'Insubria vanta ora un patrimonio archivistico e bibliotecario, che, secondo il suo direttore scientifico Fabio Minazzi, «assume un profilo di assoluta eccellenza ed unicità in ambito nazionale».
Manoscritti autografi, lettere, quaderni, fotografie e libri di Antonia Pozzi (Milano 1912-1938) sono stati donati dalla Congregazione Suore del Preziosissimo Sangue di Monza e sistemati nella neonata sede del Centro, inaugurata a fine 2014 nel Collegio Cattaneo, posto dentro il cuore del nuovo Campus di Bizzozero.
Alla presentazione sono intervenuti il rettore dell’Insubria, Alberto Coen Porisini, il professore Fabio Minazzi, suor Onorina Dino della Congregazione Suore del Preziosissimo Sangue e archivista storica della Pozzi, la studiosa della Pozzi Graziella Bernabò e il sindaco di Pasturo Guido Agostoni. Durante la cerimonia è stato illustrato il progetto culturale e civile “Adotta un Archivio”, che prevede anche donazioni libere.

POZZI E LA “SCUOLA DI MILANO”
Antonia Pozzi, come ha scritto Fulvio Papi, professore emerito dell’università di Pavia oltre che rinomato studioso della Pozzi, «dopo il ’34-’35, apparteneva, per studi e frequentazioni, a quel gruppo di giovani intelligenze filosofiche, poetiche e letterarie che oggi comunemente chiamiamo appunto Scuola di Milano». La sua origine risale agli anni Trenta del Novecento, quando intellettuali di varia attività si riunirono attorno al magistero del filosofo Antonio Banfi (1886–1957).
L’archivio di Antonia Pozzi comprende tutti i manoscritti autografi, le lettere, i quaderni, la produzione fotografica, unitamente alla sua biblioteca personale. «La Pozzi, ha dichiarato Minazzi, non fu solo una grande poetessa, ma anche una grande fotografa che ha intrecciato queste due sue passioni con il suo amore per la montagna, la natura e gli uomini colti nella quotidianità della loro vita».
La donazione del fondo al Centro Internazionale Insubrico ha una precisa ragione spiegata da Minazzi. «Il Centro, giunto al suo quinto anno di attività, dispone attualmente di circa diecimila volumi e di una quindicina di archivi, la maggior parte dei quali documentano proprio la storia della “scuola di Milano” nella quale si sono formati studiosi, filosofi e poeti come Giulio Preti, Daria Menicanti, Vittorio Sereni, Antonia Pozzi, Maria Corti, etc.».

ORIGINE DEL CENTRO INSUBRICO
Il Centro Internazionale Insubrico è nato grazie all’acquisizione di due straordinari fondi archivistici: il fondo delle carte autografe di Carlo Cattaneo dall’esilio luganese alla morte, donate dall’avvocato Guido Bersellini di Milano, e il fondo del filosofo pavese Giulio Preti, messo a disposizione da Fabio Minazzi.
Attorno a quest’asse si è aggiunta una serie di archivi concernenti la “Scuola di Milano”. Le acquisizioni spaziano dalle carte dell’Archivio segreto di Antonio Banfi (dal soggiorno berlinese d’inizio secolo fino alla morte) a tutto il Fondo archivistico di un filosofo di levatura europea come il pavese Giulio Preti (1911-1972). L’elenco comprende poi alcune carte inedite di altri eminenti allievi banfiani, come i poeti Vittorio Sereni (1913-1983) e Daria Menicanti (1914-1995), i filosofi Guido Morpurgo-Tagliabue (1907-1997) e Giovanni Vailati (1863-1909), e l’archivio del filosofo vivente Evandro Agazzi.

ARCHIVI E BIBLIOTECHE DEL CENTRO
Questi i principali fondi archivistici e bibliotecari finora pervenuti al Centro varesino:
*Archivio del filosofo e politico Carlo Cattaneo (1801-1869);
*Archivio del filosofo pavese Giulio Preti (1911-1972);
*Archivio segreto del filosofo Antonio Banfi (1886–1957);
*Archivio e Biblioteca della poetessa Antonia Pozzi (1912-1938);
*Biblioteca e Archivio della filosofa Aurelia Monti;
*Biblioteca e Archivio del filosofo Evandro Agazzi;
*Carte inedite del filosofo Giovanni Vailati (1863-1909);
*Carte inedite del poeta luinese Vittorio Sereni (1913-1983);
*Carte inedite del filosofo Guido Morpurgo-Tagliabue;
*Biblioteca ed Archivio del filosofo Bruno Widmar;
*Biblioteca ed Archivio della studiosa di estetica Clementina (Titti) Pozzi;
*Biblioteca del fisico Domenico Tullio Spinella;
*Archivio di cartolettere di vari esponenti della “scuola di Milano” banfiana;
*Biblioteca del filosofo Gabriele Scaramuzza;
*Archivio del filosofo Fulvio Papi;
*Archivio Storico del Territorio del Laghi Varesini.
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Nella foto (da sinistra): Fabio Minazzi, Graziella Bernabò, suor Onorina Dino, Guido Agostoni. 

Grotte della Valceresio, trent’anni di esplorazioni e studi

Scoperte dagli speleologi oltre 70 grotte e una quarantina di risorgenze
speleologia

Oltre un trentennio di ricerche, esplorazioni e studi condotti sulle principali aree carsiche della Valceresio, alle porte di Varese. La scoperta di oltre 70 grotte e una quarantina di risorgenze, patrimonio naturale di grande importanza per la conoscenza e gestione delle risorse idriche locali. Informazioni preziose ed esclusive raccolte dagli speleologi e donate alla collettività attraverso una pubblicazione di elevato spessore scientifico.
Sono, queste, le coordinate del volume scientifico “Le grotte e le sorgenti carsiche dei Monti Monarco, Rho, Minisfreddo e Useria (Valceresio–Va)-Meteorologia e idrologia ipogea Chimismo delle acque" recentemente realizzato da Gian Paolo Rivolta, Guglielmo Ronaghi ed Edoardo Raschellà con la collaborazione del Gruppo Speleologico Prealpino e il sostegno della Fondazione Comunitaria del Varesotto. L'opera è stata presentata il 28 settembre a Villa Recalcati a Varese e ha inaugurato la mostra "Speleologia: immagini dal mondo sotterraneo", aperta dal 29 settembre all'1 ottobre a cura di Provincia di Varese, Cersaiac (Centro Ricerche e Studi su Ambiente, Ipogei e Acque Carsiche), Gruppo speleologico prealpino, Gruppo Grotte Cai Carnago.

CATASTO DELLE GROTTE
Le grotte si formano prevalentemente sulle montagne calcaree, aree caratterizzate da roccia di colore grigiastro formatasi anticamente da fondali marini.
Un esempio di casa nostra è rappresentato dal monte Campo dei Fiori, dalla Valceresio e dalla Valganna, luoghi ove sono presenti alcune centinaia di cavità naturali scoperte dagli speleologi. La più profonda di esse si trova sul monte Campo dei Fiori. La grotta Schiaparelli, scoperta nella seconda metà degli anni ’80, è stata esplorata sino ad oltre 700 metri di profondità, superando pozzi, gallerie, sale, cunicoli e ambienti ostili e pericolosi che impegnano gli esperti per lunghe ore, a volte per giorni interi, durante le loro ispezioni sotterranee.
Grazie all’opera di questi specialisti del sottosuolo, si è potuto istituire il catasto delle grotte, importante ed esclusivo archivio dove sono riportate tutte le grotte scoperte, l’esatta ubicazione dell’ingresso, la loro lunghezza e profondità, nonché le caratteristiche idrologiche e meteorologiche della cavità.
Al coraggio e alla preparazione di questi ricercatori si deve l'esplorazione delle acque sotterranee e la conoscenza di forme di coleotteri e insetti che, in molti casi, vivono esclusivamente negli ambienti bui e umidi delle grotte, formazioni minerali spettacolari e rare, creazioni della natura che devono assolutamente essere preservate. 

Varese, ambulatorio di agopuntura per pazienti oncologici

Aperto al Day Hospital dell'Ospedale di Circolo
agopuntura

Ridurre gli effetti collaterali delle terapie e migliorare la qualità della vita di chi si deve sottoporre a questo complesso percorso terapeutico e umano. È l'obiettivo dell'ambulatorio di agopuntura, che dal 13 luglio 2020 è aperto al Day Hospital del reparto di Oncologia dell'Ospedale di Circolo (padiglione centrale III piano) di Varese.
«Si tratta di associare – spiega il dottor Claudio Chini, responsabile dell'Unità Operativa di Oncologia dell'Asst dei Sette Laghi – la medicina ufficiale con quella complementare, offrendo un supporto in più al malato oncologico nel suo difficile percorso. Evidenze sempre più solide dal punto di vista scientifico confermano l’efficacia dell’agopuntura nel trattamento di alcuni effetti collaterali delle terapie antitumorali, sia da sola, sia in aggiunta a terapie farmacologiche. Per questa ragione in molti centri oncologici statunitensi ed europei sono stati istituiti Dipartimenti di Oncologia Integrata nei quali si pratica agopuntura come si fa in Cina da molto tempo». 

RISORSE E TRATTAMENTI
Le associazioni di volontariato Lilt sezione Varesina, Caos, Città delle donne e Varese per l’Oncologia «hanno reperito - sottolinea Chini - le risorse per sostenere i costi del nuovo servizio e si adoperano sempre con sensibilità e passione fianco a fianco all'azienda sanitaria a supporto di questi pazienti così fragili».
I trattamenti, della durata media di un'ora, sono eseguiti dalla dottoressa Samuela Bozzoni, oncologa e agopuntore, e vi possono accedere - su prenotazione presso la segreteria dello stesso Day Hospital - i pazienti già seguiti dal reparto che manifestino disturbi collaterali, come ad esempio vampate di calore secondarie ad endocrinoterapia, neuropatie secondarie a chemioterapie, artralgie da inibitori dell’aromatasi e situazioni di nausea e vomito refrattarie ai consueti trattamenti farmacologici.
«Questo ambulatorio - spiega la dottoressa Linda Bascialla, oncologa e responsabile scientifico della nuova struttura - rappresenta una sfida per valorizzare l’impegno quotidiano a fianco dei malati di tumore offrendo loro la possibilità di esplorare nuove frontiere e progettare nuove soluzioni con l'obiettivo di cure sempre più personalizzate e del miglior benessere possibile del paziente durante le terapie». 

Uninsubria Varese, estate con aule aperte al padiglione Monte Generoso

Aule studio aperte per gli studenti dell’Università dell’Insubria da giovedì 22 giugno. Fino a luglio infatti, l’ateneo rende disponibili con un orario più ampio due locali dedicati ai ragazzi in padiglione Monte Generoso, al Campus dell’area di Bizzozero.
Le aule, climatizzate e munite di collegamento wi-fi, sono aperte dal lunedì al venerdì fino alle 23 e il sabato fino alle 18. Resta aperto anche il locale attrezzato con le macchinette per bibite e snack.
«L’Università dell’Insubria – sottolinea il rettore Alberto Coen Porisini - innanzitutto risponde a un’esigenza manifestata dagli studenti di avere spazi a loro dedicati. Questa misura, inoltre, fa parte di una strategia che mira a rendere sempre più vivo il Campus dell’ateneo, ormai parte integrante del tessuto cittadino. Proprio in quest’ottica, il Cus Insubria ha lanciato un calendario di iniziative dedicate alla cittadinanza nei mesi estivi: un cartellone di intrattenimento dal 15 giugno al 9 settembre, Insubria Marittima».
L‘apertura aule di via Monte Generoso proseguirài in via sperimentale (dopo la pausa di agosto) anche in settembre.

Varese, mostra sui predatori del microcosmo

A Villa Mirabello esposizione di piccoli animali e insetti insoliti – Con un evento guidato a pagamento è anche possibile assistere alle tecniche di predazione e alimentazione di alcuni animali
mostra

Non capita tutti i giorni di assistere al pranzo di mantidi che sembrano orchidee, scorpioni fosforescenti, rane pacman. A Varese, dall’8 novembre, i Musei Civici di Villa Mirabello (Piazza della Motta 4) espongono un vero e proprio viaggio tra prede e predatori – piccoli animali e insetti - che hanno sviluppato una capacità mimetica straordinaria.
È la mostra di animali vivi e storie fotografiche “I predatori del Microcosmo. Zanne, corazze e veleni: le strategie di sopravvivenza degli animali”, promossa dall'Università degli Studi dell'Insubria e dal Comune di Varese. In terrari che riproducono l'ambiente naturale di ciascuna specie si possono vedere ragni grossi come una mano, mantidi-fiore, piccoli sauri e altri insoliti animali, nati e cresciuti in cattività.
Con l’itinerario guidato “Indovina chi viene a cena” (a pagamento e su prenotazione), il sabato pomeriggio dalle 17 alle 18, si può assistere alle fasi di alimentazione di alcuni degli animali, osservando direttamente le diverse tecniche di predazione. Posti limitati (max 25 persone). Oltre la prenotazione, sono richiesti l’acquisto del biglietto speciale (2 euro) e del titolo d’ingresso al Museo.
Per la prenotazione obbligatoria è necessario contattare i responsabili dell’organizzazione delle visite (0332-421448; mostramicrocosmo@uninsubria.it). Valutata la disponibilità di posti per la data prescelta, si dovrà compilare il modulo scaricabile online e inviarlo via e-mail all'indirizzo: mostramicrocosmo@uninsubria.it. 

Varese, trent’anni fa Wojtyla al Sacro Monte

Il 2 novembre 1984 Karol Wojtyla salì in pellegrinaggio al Sacro Monte di Varese e, dal 2 novembre 2014 fino al termine delle festività natalizie, un’esposizione ricorderà la sua visita. Lungo la Via Sacra e al centro espositivo “Paolo VI” oltre trenta grandi installazioni open air con le immagini del fotografo varesino Carlo Meazza ripercorrono i momenti più intensi di quel viaggio.
La mostra, promossa dalla Fondazione Paolo VI, intende accompagnare i visitatori nel ricordo e nella riscoperta di un percorso spirituale ancora nella mente di magliaia di varesini.

Varese, l’archivio segreto del filosofo Banfi e il convegno sul Razionalismo critico europeo

Durante l'evento organizzato da Uninsubria anche la poesia “Una donna” di Vittorio Sereni, musicata da Luigi Rognoni

Nella settimana in cui veniva dedicato tra Milano e Luino un convegno a Vittorio Sereni nel centenario della nascita, l’Università degli Studi dell’Insubria ha portato il 25 e 26 ottobre nella sua sede varesina di via Ravasi un altro convegno a Sereni molto vicino poichè al centro è stato il filosofo Antonio Banfi, di cui il poeta luinese seguì i corsi durante l'università. Argomento dei due giorni, «Sul razionalismo critico di Antonio Banfi alla luce degli inediti del suo “archivio segreto”. La ragione quale meta-riflessione?».
L’evento è stato un’occasione di approfondimento della storia del Razionalismo critico europeo, con particolare attenzione alla lezione del fondatore della “Scuola di Milano” e, al tempo stesso, ha rappresenta un momento di apertura e confronto Varese e le sue scuole da un lato e l’Università dell’Insubria e il Centro Internazionale Insubrico dall’altro. L’iniziativa infatti si colloca all’interno degli approfondimenti filosofici della quinta edizione del “Progetto Giovani Pensatori" destinato agli studenti varesini, dalle primarie alle superiori.
Il Centro Internazionale Insubrico è depositario del cosiddetto “archivio segreto banfiano”, complesso di circa cinquemila lettere inedite che consentono di ricostruire – e ridefinire – la biografia intellettuale di Banfi.
L’organizzazione del convegno ha preso le mosse non soltanto dalla considerazione che il filosofo milanese sia uno dei maggiori pensatori della filosofia europea del Novecento, ma anche dalla volontà di far conoscere alla città e alle sue scuole il lavoro di ricerca che l’università sta conducendo su questi preziosi materiali inediti. «Proprio lo studio, la catalogazione e la piena valorizzazione di queste nuove carte inedite consentono di aprire nuove piste di ricerca, nuovi scenari per meglio comprendere l’opera e il pensiero di Banfi» spiega il professor Fabio Minazzi, direttore del Centro e presidente del convegno.
Venerdì 25 ottobre, in serata, anche uno speciale momento di intrattenimento con la prima assoluta dell’“Omaggio alla Scuola Banfiana. Luigi Rognoni interprete musicale di Vittorio Sereni”, interpretazione della poesia “Una donna” di Vittorio Sereni, musicata da Luigi Rognoni, con l’attrice Elisabetta Vergani, il soprano Alessandra Molinari e Kingsley Eliot Kaye, compositore e pianista. Minazzi ha anche presentato il volume “Nel sorriso banfiano”, che raccoglie cartolettere e foto di allievi banfiani.
E poi anche un'iniziativa che parla di attesa e futuro. Sabato, dopo la seconda sessione di lavori, nell’area di Bizzozero adiacente al Collegio Cattaneo si è svolta “Seminare alberi e cultura”, mettendo a dimora alcune piante, in collaborazione diretta con il progetto dei Giovani Pensatori, con studenti e docenti dell’Università degli Studi dell’Insubria e delle scuole varesine.
Perché mettere a dimora delle piante in occasione di un convegno di filosofia? «Per diverse ed articolate ragioni – spiega Minazzi, ma soprattutto perché mettere a dimora una pianta costituisce un gesto educativo che concerne la nostra intera società civile. Né possiamo dimenticare come tutti noi viviamo in una città come Varese denominata “Città giardino» . 

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