Edizione n.38 di mercoledì 24 novembre 2021

Varese

Varese, sanità e medicina nel Risorgimento

Incontro dell'Associazione Mazziniana Italiana con Giuseppe Armocida e Pier Maria Morresi
Associazione Mazziniana Italiana

Le caratteristiche dell’organizzazione sanitaria e l’evoluzione della medicina nel Risorgimento con particolare riguardo a ciò che accadeva nelle nostre terre. Ne parleranno lunedì 8 novembre 2021 (ore 18) nel Salone Estense di Varese due medici noti nella città.
La conferenza su “Ammalarsi e guarire nel Risorgimento” sarà tenuta da Giuseppe Armocida, per lunghi anni docente di Storia della medicina all’Università dell’Insubria e attualmente presidente della Società Storica Varesina, e da Pier Maria Morresi, già presidente dell’Ordine dei medici e ora presidente della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Varese, fondata nel 1862 e diretta da Giuseppe Garibaldi come primo presidente onorario. Introdurrà il presidente dell'organizzatrice Associazione Mazziniana Italiana sezione di Varese, Leonardo Tomassoni. Potranno assistere solo le persone munite di green pass e di mascherina nel numero massimo di cinquantasei.

Varese, un viaggio tra piccoli gioielli sparsi nelle castellanze e nelle frazioni

Dal 13 al 21 novembre 2021 mostra «Vivi Papi e le piccole chiese di Varese. Immagini di un patrimonio da conoscere»
Chiesa Schirannetta Bobbiate_foto Vivi Papi_277-1965

Un viaggio nel tempo tra piccoli gioielli, spesso “minori” solo per dimensioni, sparsi nelle castellanze e nelle frazioni di Varese. È la mostra «Vivi Papi e le piccole chiese di Varese. Immagini di un patrimonio da conoscere», organizzata dal 13 al 21 novembre 2021 dall’International research center for local histories and cultural diversities dell’Università dell’Insubria, da Italia Nostra Varese, Foto Club Varese e Acli Arte e Spettacolo.
L’inaugurazione è per venerdì 12 novembre alle 17.30 a Varese, allo Spazio espositivo Acli di via Speri della Chiesa Jemoli 7/9, con una conferenza del professor Andrea Spiriti.
L’arco temporale degli scatti spazia dalla metà degli anni Sessanta ai primi Duemila ed è tale da consentire anche un viaggio nel tempo, recuperando situazioni e ambienti che sono in parte mutati. In particolare, saranno esposte foto di Santo Stefano a Bizzozero, della chiesetta di San Cassiano e della cappella di San Rocco a Velate, della «Schirannetta» a Bobbiate, di Santa Maria di Loreto e di San Silvestro a Cartabbia, di Sant’Anna a Biumo Superiore, di Sant’Imerio a Bosto, della vecchia chiesa di Sant’Ambrogio Olona, della chiesa dell’Immacolata a Prima Cappella e della chiesina dell’Annunciata a Santa Maria del Monte.
Il fotografo varesino Vivi Papi (1937-2005), specializzato in riproduzioni d’arte, svolse la sua attività tra i primi anni Cinquanta e il 2005. Appassionato e curioso, esplorò attraverso i suoi obiettivi il territorio in cui viveva, sia per campagne commissionate da enti locali, restauratori e ricercatori, sia per iniziative personali di studio. Dalla sua attività è nato un archivio, ricco di immagini diverse e storiche, che la famiglia ha donato all’Università dell’Insubria e che è collocato, e consultabile, nella sede del Centro storie locali dell’ateneo a Villa Toeplitz.
L’esposizione, con ingresso libero e gratuito, proseguirà dal 13 al 21 novembre, sabato e domenica ore 10-12 e 15-18, altri giorni su prenotazione (info@fotoclubvarese.it, 339.4263742); per l’inaugurazione è necessario iscriversi al Foto Club Varese ed è richiesto il green pass.
•NELLE FOTO: tre chiese di Varese fotografate da Vivi Papi: Santo Stefano a Bizzozero (foto 02); San Cassiano a Velate (foto 19); la Schirannetta a Bobbiate (foto 36). 

Dialisi, accesso vascolare con monitoraggio ecografico

Nuova competenza di nefrologi e infermieri dell'Asst Settelaghi di Varese
Varese, ecografo in dialisi
Dialisi, team iinterdisciplinare Varese

Altra pagina a Varese nel trattamento della dialisi efficace e non traumatico per il paziente. Medici e infermieri del reparto Nefrologie e Dialisi dell'Asst SetteLaghi, diretto dal dottore Giuseppe Rombolà, sono capaci di effettuare un monitoraggio di primo livello con le massime garanzie.
Il team multidisciplinare dedicato alla valutazione degli accessi vascolari nativi e protesici del dializzato è ora in grado assicurare, mediante l'ecografia, il corretto posizionamento degli aghi anche in caso di accessi vascolari impegnativi. La nuova competenza è frutto di uno specifico corso e rende possibile un sicuro accesso venoso, tutt'altro che scontato e diffuso.
«La cura dell'accesso vascolare, sia che esso sia stato costruito con i vasi nativi, sia mediante l'impianto di una protesi o tramite un catetere venoso centrale, è un elemento imprescindibile per evitare le infezioni, la chiusura per trombosi oppure, nei casi di puntura difficile, per evitare la formazione di ematomi e pseudoaneurismi» spiega Rombolà. «Se l'accesso vascolare non è eseguito con la cura necessaria, il rischio è molto alto: una cattiva depurazione dell'organismo, fino alle complicanze più gravi che portano poi a dover rimuovere l'accesso vascolare stesso quando costituito da una protesi».
Per un trattamento dialitico efficace e non traumatico è indispensabile un accesso vascolare che garantisca un buon flusso ematico per alimentare la circolazione extracorporea e possibilmente senza complicanze. «Queste nuove competenze – sottolinea la responsabile della Direzione aziendale delle professioni sociosanitarie Rita Patrizia Tomasin - offrono agli infermieri la possibilità di agire in sicurezza nelle procedure di riposizionamento qualora fosse necessario, di ridurre al minimo i possibili eventi avversi e le potenziali urgenze correlate alla gestione dell'accesso vascolare». 

Ferrovia da Varese a Malpensa, servizio cofinanziato da Lombardia e Cantone Ticino

Nuovo accordo transfrontaliero 2021-2025 su trasporti e mobilità – La legge riguarda anche i valichi stradali, i parcheggi di interscambio e pontili di navigazione, gli investimenti per la valorizzazione del patrimonio ferroviario storico e per il turismo
aeroporto Malpensa

Il servizio ferroviario sulla tratta da Varese a Malpensa, anziché essere pagato integralmente dalla Lombardia, sarà cofinanziato al 50% da parte del Cantone Ticino con 3,4 milioni di euro ogni anno. E’ quanto prevede la legge approvata il 19 ottobre 2021 all’unanimità dall'assemblea regionale lombarda e già firmata dal governatore della Lombardia e dal Cancelliere del Consiglio di Stato del Canton Ticino.
L'intesa sulla mobilità transfrontaliera interessa tutta la regione dell’Insubria con progetti a breve, medio e lungo termine, si basa sul principio di territorialità e ha già portato a un grande sviluppo delle infrastrutture e delle reti del trasporto pubblico su rotaia e su gomma. Avrà validità fino al 2025 e tocca numerosi aspetti economici e strategici di una collaborazione tra istituzioni.
Regione e Cantone pagheranno la parte di servizio che si svolge sul proprio territorio ad eccezione della tratta da Varese a Malpensa in ragione dell’interesse della Svizzera al collegamento con l’aeroporto (con frequenza recentemente portata a un treno ogni ora).
BACINO VARESE-COMO-LECCO
La nuova ferrovia Mendrisio-Varese, il collegamento con Malpensa, lo sviluppo del valico di Chiasso e l’attivazione della galleria di base del Monte Ceneri sono i più recenti risultati di una politica di intese iniziata diversi anni fa e che viene seguita da un apposito Tavolo di Coordinamento. L’intesa 2021-2025 riguarda anche i valichi stradali, i parcheggi di interscambio e pontili di navigazione, gli investimenti per la valorizzazione del patrimonio ferroviario storico e per il turismo e, come ha ricordato la vicepresidente della Lombardia Francesca Brianza (Lega), prevede l’entrata in servizio di otto nuovi treni nel 2021 in aggiunta a quello già entrato in servizio alla fine del 2020.
Obiettivo delle parti nei prossimi anni sarà quello di incrementare l’intermodalità tra le reti e coordinare i servizi tra loro. In tale ottica rientra un ordine del giorno presentato dal consigliere Angelo Orsenigo (PD) e anch’esso approvato dall’assemblea lombarda. Il documento invita la giunta a riconoscere «la validità di specifici titoli di viaggio lombardi come ‘Io Viaggio’ per effettuare attraverso il territorio svizzero gli spostamenti ferroviari Como-Varese» e a realizzare «titoli di trasporto validi sia su ferrovia che sulla rete TPL del bacino Varese-Como-Lecco, anche prevedendo, compatibilmente alle risorse in bilancio, un contributo finanziario regionale a tale scopo». 

Varese, il viaggio di Dante in artisti del terzo millennio

Al Museo Veratti finissage allargato della mostra “…«e quindi uscimmo a riveder le stelle»-Dante nel presente tra Natura e Sociale”
catalogo Dante

Un finissage allargato con recital dantesco s'avvia a concludere nei tre giorni di mercoledì 24, giovedì 25 e venerdì 26 febbraio 2021 l'evento d'arte a cura di Fabrizia Buzio Negri “…e quindi uscimmo a riveder le stelle"- Dante nel presente tra Natura e Sociale -“A la futura gente” nel settecentesimo anniversario della morte del poeta, aperto nel Museo Veratti di Varese dal 5 al 28 febbraio (dalle 15 alle 17).
In tempo di coronavirus e chiusure di musei registrare più di duecento visitatori nei primi quindici giorni non è di poco conto. Oltre la mostra con le trenta opere degli artisti dell’Associazione Contemporary Arte&Ambiente, questa settimana sarà possibile vedere anche la registrazione del recital dantesco dell’attrice Gloria Dusi. A intercalare, musiche inedite di Marcello Franzoso.
In una trasversalità, anche generazionale, di stili e tecniche gli artisti hanno ripercorso, con la scelta di vari passaggi dalle tre cantiche, quel viaggio dell’anima compiuto da Dante sette secoli fa. In mostra: Angelo Ariti, Beppe Borghi, Lorella Bottegal, Fabrizia Buzio Negri, Pierangela Cattini, Franco Caspani, Aldo Cerri, Maria Enrica Ciceri, Gladys Colmenares, Roberta Colombo, Flora Fumei, Giorgio Gessi, Martina Goetze Vinci, Franco Mancuso, Raffaela Merlo, Sonia Naccache, Carlo Pezzana, Elisabetta Pieroni, Idillio Pozzi, Elio Rimoldi, Elena Rizzardi, Claudio Rubino, Massimo Sesia, Massimo Sgarlata, Donatella Stolz, 3RE TREzza/REgidore, Roberto Villa, Annamaria Vitale, Marina Von Lukas, Francesca Zichi.
L'esposizione, con il partenariato del Comune di Varese e il patrocinio oneroso della Fondazione Comunitaria del Varesotto, ha preso vita anche con il filmato di Guido Nicora su youtube (link:  https://youtu.be/Tty6vUa2OM0 ). Vi si incontrano le immagini delle trenta opere degli artisti sui versi dalla Commedia di Dante, il reading di Gloria Dusi, i testi del curatore Fabrizia Buzio Negri dal catalogo.

Varese, scoperta sui tumori da virus

Premio internazionale a una ricerca condotta dall’équipe del professor Roberto Accolla nell’Università dell’Insubria

L’argomento è molto tecnico, ma di portata, per tutti, immediatamente percepibile. Nel campo della lotta ai tumori la scienza progredisce a passi da gigante e una recente scoperta di studiosi varesini aggiunge un altro mattone alla costruzione di un futuro pieno di risultati. A Varese l’Università dell’Insubria ha effettuato una ricerca che a Tokio, il 10 marzo 2017, ha riscosso il riconoscimento del 18° Congresso mondiale della International Retrovirology Association per il professor Roberto Accolla, ordinario di Patologia generale.
Il gruppo diretto da Accolla - e in particolare il dottorando di Medicina sperimentale e traslazionale Marco Baratella e la ricercatrice del laboratorio di Patologia generale e Immunologia Greta Forlani - ha dimostrato che la proteina virale HBZ è espressa specificamente nel citoplasma delle cellule dei pazienti con Paraparesi Spastica Tropicale, mentre non è espressa o si localizza in altre sedi in tutti gli altri soggetti infettati dal virus, inclusi i pazienti leucemici.
SCOPERTA
<Il riconoscimento - spiega Accolla - è stato attribuito per la nostra recente scoperta, pubblicata nella rivista scientifica PLoS NTD, riguardante l’espressione differenziale e la localizzazione subcellulare della proteina oncogenica HBZ del virus HTLV-1 in pazienti infetti. Il virus HTLV-1, il primo retrovirus oncogeno umano scoperto agli inizi degli anni ’80, ha infettato attualmente più di 20 milioni di persone al mondo ed è l’agente causale, nel 5-7% dei soggetti infettati, di una leucemia delle cellule linfocitarie T umane nell’adulto allo stato ancora intrattabile da un punto di vista clinico e letale in pochi mesi>.
Secondo il professor Accolla, <gli effetti dell’infezione da parte del retrovirus HTLV-1 si fanno sentire anche sul sistema nervoso producendo nel 4-5% dei soggetti infettati una sindrome infiammatoria cronica altamente debilitante, anch’essa dall’esito infausto, che prende il nome di Paraparesi Spastica Tropicale o TSP perché molto diffusa nelle regioni tropicali e nella regione subsahariana>.
RILEVANZA
Quale la portata della ricerca? <La scoperta – ha precisato Accolla - rappresenta la prima dimostrazione dell’esistenza di un marcatore a localizzazione definita nella malattia neurologica e permette quindi di formulare la diagnosi di Paraparesi Spastica Tropicale indotta da virus in maniera precisa e specifica>.
Non è tutto. <Il fatto di avere a disposizione questo criterio diagnostico molecolare e cellulare - continua la spiegazione - ci permetterà di comprendere meglio la patogenesi della malattia e di definire molto più precocemente l’evoluzione dell’infezione verso la sindrome neurologica invalidante, dandoci quindi la possibilità di approntare in un futuro prossimo mezzi terapeutici più appropriati per interrompere o ritardare in maniera significativa la malattia stessa>.

Turismo a Varese, estate 2016 meglio dell’effetto Expo

Rispetto al 2015 particolarmente positivo il turismo internazionale - Quasi 1 milione di arrivi nei soli primi nove mesi

Buone notizie dal fronte turistico tra i Sette Laghi nel 2016. Da gennaio a settembre gli arrivi hanno sfiorato quota un milione (994.955), 1,4% in più sul dato del medesimo periodo 2015, che incorporava l’effetto Expo. Lo rileva la Camera di Commercio di Varese dai dati provvisori sui flussi turistici (Osservatorio Flussi Turistici Provincia di Varese su dati Eupolis Lombardia–Istat).
Va subito aggiunto che, se i turisti esteri in provincia di Varese registrano un incremento del 5,9% (605.317, il 61% del totale), sono invece in diminuzione gli arrivi di italiani (-4,9%). «Quest’attenzione nei confronti della destinazione Varese anche nel dopo Expo – ha commentato il presidente della Camera di Commercio, Giuseppe Albertini – costituisce il miglior viatico verso quell’impegno di valorizzazione turistica che la legge regionale attribuisce proprio alle Camere di Commercio in sinergia con la stessa Regione e in collaborazione con gli altri enti locali».
FLUSSI INTERNI
Sostanzialmente invariate rispetto al 2015 appaiono le giornate di soggiorno nel 2016 (1.696.670 presenze). Le cifre, provvisorie e ancora incomplete, probabilmente saranno migliori a consuntivo chiuso.
Durante il trimestre estivo l’andamento è stato positivo, in particolare quello dei flussi interni alla Lombardia. Da luglio a settembre 2016 hanno visitato Varese oltre 61mila turisti provenienti dalle province lombarde, quasi 10mila in più rispetto al medesimo periodo 2015. La permanenza complessiva ha sfiorato le 130mila giornate, 32mila in più rispetto all’analogo periodo 2015.
REDDITIVITÀ ALBERGHIERA
«Il fatto che i numeri tengano anche a un anno dall’Esposizione Universale ci fa particolarmente piacere – ha affermato il presidente provinciale di Federalberghi Frederick Venturi – così come è positivo per il nostro territorio il costante recupero di Malpensa. Certo, per il mio settore alberghiero rimane il problema di una redditività che resta bassa. L’interesse per il territorio è però un elemento che ci aiuterà nel migliorare questo fattore, che è decisivo per l’efficienza operativa delle nostre strutture».
TARGET STRANIERO
Più gratificante invece il target straniero. Sempre nel trimestre estivo, in aumento si sono rivelati gli arrivi dai principali paesi esteri: Regno Unito (+38%), Germania (+12%), Belgio (8,4%), Paesi Bassi (7,5%). Fa eccezione la Cina con un calo del 40% delle presenze, probabilmente poiché nel 2015 questo dato era fortemente influenzato dagli arrivi per Expo. 

Varese, l’ultima dimora di Tutankhamon

Al Museo Castiglioni di Villa Toeplitz ricostruita in scala reale la tomba del “Faraone bambino” – La mostra aperta fino al 12 febbraio 2017
locandina

A Varese, dopo la mostra “Pashed, l’artista del faraone”, il Museo Castiglioni di Villa Toeplitz (viale Vico 46) ospita, fino al 12 febbraio 2017, la ricostruzione in scala reale della camera funeraria di Tutankhamon e la riproduzione della vita del popolo egizio di quell’epoca. L’esposizione “L’Egitto di Tutankhamon” è curata dall’etnologo, antropologo, archeologo e cineasta Angelo Castiglioni, che ha donato al Comune di Varese i reperti e gli oggetti recuperati nel corso di sessant'anni di ricerche nel continente africano.
Due gli aspetti in rilievo dell’antica civiltà: manufatti, arte plastica, strumenti di uso quotidiano e oggetti di popolazioni africane che hanno mantenuto, fino a pochi decenni fa, abitudini di vita, usanze e utensili rimasti inalterati nel corso dei millenni. La camera funeraria del giovane sovrano è stata ricostruita fin nei più piccoli dettagli con la collaborazione di egittologi, artigiani, architetti, fotografi, tecnici informatici e del colore.
Oltre all’omaggio a Tutankhamon, sono stati evidenziati gli usi, i costumi, i metodi di lavoro, gli attrezzi, gli strumenti che, sopravvissuti alla storia, sono stati raccolti dai fratelli Castiglioni nell’Africa nera degli anni ‘60, ‘70 e ‘80 e documentati in un filmato che mette a confronto il passato con il presente.
Completano il percorso il racconto del complesso rito funebre dell’Egitto faraonico, lo studio di Howard Carter, l’archeologo scopritore della tomba del “Faraone bambino”, e le fotografie d’epoca della storica scoperta nel 1922.
L’esposizione, organizzata dall’associazione culturale Conoscere Varese di Monvalle con il patrocinio della Fondazione Comunitaria del Varesotto Onlus, ha richiesto tre anni di studi e progetti e uno per la costruzione. Alla realizzazione hanno contribuito i professori Alessandro Roccati (Università di Torino e della Sapienza di Roma), Emanuele Ciampini (Università Ca’ Foscari di Venezia), Paola Zanovello (Università degli Studi di Padova). 

Varese, riapre il Museo Castiglioni

A Villa Toeplitz raccolti straordinari reperti e documentazioni sulle civiltà preistoriche e popolazioni africane, le miniere dell’oro e un misterioso minerale di origine celeste

Una “sala dei graffiti” molto più ampia e meglio illuminata. La “sala egizia” completamente ripensata e arricchita e la “sala Tuareg” radicalmente rimodernata. E poi un nuovo ingresso, il bookshop, una funzionale sala audiovisivi e altre novità esaltano l’attrattività del Museo Etnografico Castiglioni, che dal 20 giugno è stato riaperto a Villa Toeplitz (via G.B.Vico 46).
L’esposizione è stata profondamente rinnovata e ampliata grazie al contributo di Regione Lombardia, Comune di Varese e associazione Conoscere Varese, che da alcuni mesi ha avuto in gestione il museo. L’apparato didascalico e iconografico è stato aggiornarlo alla luce di recenti studi e testi e didascalie sono stati tradotti in inglese per facilitare la visita ai turisti stranieri. Un sito internet offre ora approfondite informazioni sui più importanti studi effettuati dai fratelli Castiglioni e, concepito con i più recenti criteri, è integrato coi principali social network e predisposto per divenire, nel prossimo futuro, la piattaforma per le visite guidate.

ORIGINE DEL MUSEO
Il museo, inserito nel sistema culturale “VareseMusei”, è nato dalla donazione di migliaia di reperti effettuata da Alfredo e Angelo Castiglioni al Comune di Varese.
Per sessanta anni i gemelli Castiglioni hanno condotto missioni di ricerca e documentazione etnologica e archeologica soprattutto in Africa. In questo lungo periodo hanno avvicinato numerosi gruppi etnici, tecnologicamente arretrati, come le popolazioni paleonegritiche del Nord Cameroun (Matakam, Mofou, Kapsiki ecc, e i Sombas dei monti Atakora del Togo), presso i quali soggiornarono a lungo nel lontano 1959, le popolazioni nilotiche dell’alto Nilo Bianco (Mundari, Dinka, Nuer, ecc) e le popolazioni di foresta (i pigmei del Gabon, gli Ewe’ e i Fon stanziati nell’area equatoriale del Golfo di Guinea).
Reperti e documentazioni foto-cinematografiche ormai irrepetibili permettono ai visitatori di immergersi in uno mondo lontano e scomparso.

AMBIENTI E “QUADRI” STRAORDINARI
Un affascinante unicum è la tenda tuareg, ricostruita con decine di pelli di capretto, sapientemente cucite e ammorbidite con grasso e dipinte di ocra rossa. Racchiude tutti gli oggetti della vita quotidiana di questo famoso e, in parte, ancora misterioso popolo del deserto, nonché i loro utensili, le loro armi, i giacigli, le sacche di pelle decorate, la gioielleria in argento.
Altro incanto suscitano i graffiti dei fiumi di pietra, “una straordinaria pinacoteca all’aperto di arte preistorica”. I graffiti rupestri dell’uadi Bergiug, in Libia, sono stati rintracciati negli alvei di antichi fiumi ora dissecati (“i fiumi di pietra”, per l’appunto) sulle cui pareti popolazioni preistoriche hanno lasciato tracce del loro passaggio e della loro attività.
Elefanti, rinoceronti, ippopotami, giraffe, antilopi, bovini e tutta la “grande fauna selvaggia” sono rappresentati in un ambiente desertico. Nel museo sono esposti 21 calchi di scene di caccia e trappole per la cattura di grandi animali. Si tratta di riproduzioni perfette degli originali - “quadri” unici che solo Varese possiede - ottenute dai fratelli utilizzando una apposita resina epossidica, messa a punto dalla Ciba.

LA CITTÀ DI BERENICE PANCRISIA
Il 12 febbraio 1989 l’équipe Castiglioni ritrovò la dimenticata città di Berenice Pancrisia, nel deserto nubiano sudanese, la città “tutta d’oro” menzionata da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia di cui si era persa l’ubicazione. Un ritrovamento che l’Accademico di Francia Jean Vercoutter annoverò «tra le grandi scoperte dell’archeologia».
I due ricercatori hanno documentato decine di insediamenti minerari abbandonati, compresi in uno spazio temporale dall’Egitto faraonico al periodo medievale arabo. Un mondo legato all’estrazione dell’oro dove erano ancora visibili i ruderi dei sommari ricoveri dei minatori e gli utensili litici (macine, pestelli. incudini) utilizzati per frantumare il quarzo aurifero e polverizzarlo poi con le macine a rotazione per ottenere una polvere sottile, «come farina» (ci informa Diodoro Siculo), che veniva successivamente lavata su piani inclinati per liberare le minute particelle d’oro. Un lavoro disumano che fece scrivere a Diodoro Siculo che «l’unica speranza dei condannati alle miniere era in una rapida morte1.
Nel museo troviamo alcune macine e gli altri semplici utensili litici necessari all’estrazione dell’oro. Per meglio comprendere l'asprezza del lavoro legato alla sua produzione, nel Museo sono esposti quaranta chili di quarzo aurifero dal quale, se venissero effettuate le fasi di frantumazione, polverizzazione, lavaggio della polvere, si otterrebbero giusto le pagliuzze d’oro messe in mostra.
La ricerca dei fratelli Castiglioni nel deserto nubiano si è protratta per qualche decennio e ha permesso di riscoprire le antiche piste dell’oro, della penetrazione militare egizia diretta alla conquista della Nubia e le più recenti piste dei pellegrini islamici attraverso il deserto diretti ai porti d’imbarco sul Mar Rosso.

LE MINIERE DI CLEOPATRA E LA MISTERIOSA SILICA GLASS
Accanto all’oro le ricerche del team Castiglioni hanno portato anche al ritrovamento delle antiche e dimenticate miniere di smeraldi, in Egitto, impropriamente chiamate le miniere di Cleopatra, e permesso di documentare le antiche zone di estrazione della selce che scheggiata in taglienti lamine veniva inserite in falci di legno (due “copie” si trovano nel Museo, opera di Gianni Moro di Oderzo), utensili agricoli ampiamente usati nell’Egitto faraonico per mietere i cereali.
A Villa Toeplitz sono esposti anche alcuni pezzi di Silica Glass, il misterioso minerale risalente a trenta milioni di anni fa che, sembra, sia stato prodotto da un corpo celeste. Un minerale conosciuto anche nell’Egitto faraonico e che troviamo inserito al centro di un pettorale di Tutankhamon, tagliato a forma di “keper” lo scarabeo stercorario simbolo di rinascita (che si riteneva fosse di calcedonio) e che recenti analisi hanno stabilito trattarsi di Silica Glass. 

Varese, all’Ateneo dell’Insubria la memoria storica di Antonia Pozzi

Biblioteca personale e archivio con quaderni, libri fotografie, lettere raccolti nel Centro Internazionale Insubrico “Carlo Cattaneo” e “Giulio Preti”
Fabio Minazzi, Graziella Bernabò, suor Onorina Dino, Guido Agostoni
Pagine dall'Archivio

È sorto a Varese nella primavera del 2010 e ha già raccolto migliaia di volumi e una nutrita serie di archivi. Con l’arrivo del Fondo Pozzi, inaugurato il 29 gennaio, il Centro Internazionale Insubrico “Carlo Cattaneo” e “Giulio Preti” dell’ateneo dell'Insubria vanta ora un patrimonio archivistico e bibliotecario, che, secondo il suo direttore scientifico Fabio Minazzi, «assume un profilo di assoluta eccellenza ed unicità in ambito nazionale».
Manoscritti autografi, lettere, quaderni, fotografie e libri di Antonia Pozzi (Milano 1912-1938) sono stati donati dalla Congregazione Suore del Preziosissimo Sangue di Monza e sistemati nella neonata sede del Centro, inaugurata a fine 2014 nel Collegio Cattaneo, posto dentro il cuore del nuovo Campus di Bizzozero.
Alla presentazione sono intervenuti il rettore dell’Insubria, Alberto Coen Porisini, il professore Fabio Minazzi, suor Onorina Dino della Congregazione Suore del Preziosissimo Sangue e archivista storica della Pozzi, la studiosa della Pozzi Graziella Bernabò e il sindaco di Pasturo Guido Agostoni. Durante la cerimonia è stato illustrato il progetto culturale e civile “Adotta un Archivio”, che prevede anche donazioni libere.

POZZI E LA “SCUOLA DI MILANO”
Antonia Pozzi, come ha scritto Fulvio Papi, professore emerito dell’università di Pavia oltre che rinomato studioso della Pozzi, «dopo il ’34-’35, apparteneva, per studi e frequentazioni, a quel gruppo di giovani intelligenze filosofiche, poetiche e letterarie che oggi comunemente chiamiamo appunto Scuola di Milano». La sua origine risale agli anni Trenta del Novecento, quando intellettuali di varia attività si riunirono attorno al magistero del filosofo Antonio Banfi (1886–1957).
L’archivio di Antonia Pozzi comprende tutti i manoscritti autografi, le lettere, i quaderni, la produzione fotografica, unitamente alla sua biblioteca personale. «La Pozzi, ha dichiarato Minazzi, non fu solo una grande poetessa, ma anche una grande fotografa che ha intrecciato queste due sue passioni con il suo amore per la montagna, la natura e gli uomini colti nella quotidianità della loro vita».
La donazione del fondo al Centro Internazionale Insubrico ha una precisa ragione spiegata da Minazzi. «Il Centro, giunto al suo quinto anno di attività, dispone attualmente di circa diecimila volumi e di una quindicina di archivi, la maggior parte dei quali documentano proprio la storia della “scuola di Milano” nella quale si sono formati studiosi, filosofi e poeti come Giulio Preti, Daria Menicanti, Vittorio Sereni, Antonia Pozzi, Maria Corti, etc.».

ORIGINE DEL CENTRO INSUBRICO
Il Centro Internazionale Insubrico è nato grazie all’acquisizione di due straordinari fondi archivistici: il fondo delle carte autografe di Carlo Cattaneo dall’esilio luganese alla morte, donate dall’avvocato Guido Bersellini di Milano, e il fondo del filosofo pavese Giulio Preti, messo a disposizione da Fabio Minazzi.
Attorno a quest’asse si è aggiunta una serie di archivi concernenti la “Scuola di Milano”. Le acquisizioni spaziano dalle carte dell’Archivio segreto di Antonio Banfi (dal soggiorno berlinese d’inizio secolo fino alla morte) a tutto il Fondo archivistico di un filosofo di levatura europea come il pavese Giulio Preti (1911-1972). L’elenco comprende poi alcune carte inedite di altri eminenti allievi banfiani, come i poeti Vittorio Sereni (1913-1983) e Daria Menicanti (1914-1995), i filosofi Guido Morpurgo-Tagliabue (1907-1997) e Giovanni Vailati (1863-1909), e l’archivio del filosofo vivente Evandro Agazzi.

ARCHIVI E BIBLIOTECHE DEL CENTRO
Questi i principali fondi archivistici e bibliotecari finora pervenuti al Centro varesino:
*Archivio del filosofo e politico Carlo Cattaneo (1801-1869);
*Archivio del filosofo pavese Giulio Preti (1911-1972);
*Archivio segreto del filosofo Antonio Banfi (1886–1957);
*Archivio e Biblioteca della poetessa Antonia Pozzi (1912-1938);
*Biblioteca e Archivio della filosofa Aurelia Monti;
*Biblioteca e Archivio del filosofo Evandro Agazzi;
*Carte inedite del filosofo Giovanni Vailati (1863-1909);
*Carte inedite del poeta luinese Vittorio Sereni (1913-1983);
*Carte inedite del filosofo Guido Morpurgo-Tagliabue;
*Biblioteca ed Archivio del filosofo Bruno Widmar;
*Biblioteca ed Archivio della studiosa di estetica Clementina (Titti) Pozzi;
*Biblioteca del fisico Domenico Tullio Spinella;
*Archivio di cartolettere di vari esponenti della “scuola di Milano” banfiana;
*Biblioteca del filosofo Gabriele Scaramuzza;
*Archivio del filosofo Fulvio Papi;
*Archivio Storico del Territorio del Laghi Varesini.
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Nella foto (da sinistra): Fabio Minazzi, Graziella Bernabò, suor Onorina Dino, Guido Agostoni. 

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