Edizione n. 6 di mercoledì 24 febbraio 2021

Varese

Varese, tornano le castagne sotto il Sacro Monte

Il parassita cinipide sconfitto dall’insetto antagonista torimide
castagno Campo dei Fiori

Un altro successo della lotta biologica nel campo dell’agricoltura. A Varese il cinipide, parassita asiatico flagello dei castagneti, è stato debellato dal torimide, un insetto antagonista e, sotto il Sacro Monte, «i castanicoltori sono ritornati a vedere la luce dopo circa un lustro di buio». A rivelarlo è il presidente di Coldiretti Varese Fernando Fiori.
Sotto il Sacro Monte gli ettari dedicati alle castagne sono venticinque e il cinipide ha infestato i boschi «con particolare ferocia». «Per colpa del parassita asiatico nei boschi del nord della nostra provincia, ha precisato Fiori, di castagne se ne sono raccolte ben poche. Oggi, invece, il problema sembra in via di risoluzione, grazie anche ai risultati della lotta biologica che abbiamo saputo mettere in atto».

Il torimide è un insetto, anche lui orientale, antagonista del cinipide. Distrugge le uova del cinipide e poi si autoestingue quando non ci sono più gli imenotteri di cui si nutre. «A causa del cinipide, erano sette anni che praticamente raccoglievamo poco o nulla — racconta Giacomo Piccinelli, giovane agricoltore ventitreenne con un castagneto di due ettari a Brinzio — Quest’anno, invece, le castagne nel Brinzio sembrano essere ufficialmente tornate». Dati incoraggianti arrivano anche dall’aumento dell’estensione dei boschi, che, sottolinea Coldiretti, in Lombardia negli ultimi dieci anni sono passati dai 385 ettari del 2006 ai quasi 900 attuali.
La castagna, “il pane dei poveri” d’un tempo, è per la montagna, come ricorda la Coldiretti, quello che la zucca è per la pianura: un frutto della terra che può essere usato in mille modi: dagli gnocchi ai dolci, dalla polenta alle confetture. Il miele di castagno è indicato per le infiammazioni della bocca e della gola. Dal punto di vista nutrizionale, la castagna, oltre a essere una riserva naturale di energia in vista dei freddi invernali, possiede anche sali minerali, ferro, vitamina B, fosforo e acido folico. I prezzi al dettaglio nella grande distribuzione per adesso oscillano, secondo la varietà, fra i 5 e gli 8 euro al chilo. 

Varese, da 16 Paesi mille ricercatori-atleti in gara all’Atomiade

A giugno 2018 gli impianti provinciali ospiteranno le Olimpiadi dei Centri di Ricerca Europei

Dall’8 al 10 giugno del 2018 Varese e la sua provincia saranno il campo di gara ideale per un migliaio di ricercatori-atleti provenienti da 16 paesi del Vecchio Continente. Nella Terra dei Laghi approderà, per la prima volta, l’Atomiade 2018, Olimpiadi delle Strutture di Ricerca Europee organizzata dal JRC di Ispra in collaborazione con la Camera di Commercio e Comune di Varese.
In una ventina di discipline sportive si confronteranno gli appartenenti all’Associazione delle comunità sportive degli istituti europei di ricerca (Asceri), che comprende circa quaranta istituti di ricerca di sedici Stati europei, non solo appartenenti all’Unione Europea. Dal 1973, ogni tre anni, manifestazioni invernali ed estive, di valenza non solo agonistica ma anche culturale e di convivialità, riuniscono all’insegna dello sport scienziati provenienti dalla Spagna alla Russia, dalla Svezia alla Svizzera. 

Varese, scoperta sui meccanismi biochimici delle emozioni

Una ricerca condotta da Harvard Medical School (Usa) e Università dell’Insubria ha individuato il funzionamento del cervello nella trasmissione delle emozioni e, in particolare, della paura
Via Dunant

C'è anche profumo prealpino in una scoperta sul cervello condotta sotto il cielo "yankee". L’Università dell’Insubria di Varese ha contribuito alla individuazione del meccanismo biochimico alla base della neurotrasmissione in una specifica regione del cervello, quella che gestisce le emozioni e in particolare la paura.
In una ricerca nata dalla collaborazione con la Harvard Medical School di Belmont (Boston) il Laboratorio di Post-genomica funzionale e ingegneria proteica del Dipartimento di biotecnologie e scienze della vita ha approfondito i meccanismi biochimici che regolano il funzionamento del cervello. Lo studio, pubblicato il 23 aprile dalla rivista statunitense Nature Communication, ha chiarito l’importanza e il ruolo di due molecole, la D-serina e la glicina, che sono implicate nell’attivazione dei recettori NMDA e quindi in una serie di funzioni fondamentali del cervello, tra le quali l’apprendimento, la memoria e il controllo dell’attività motoria.
I risultati indicano il grado di eccellenza dei ricercatori dell’Università dell’Insubria nel settore delle biotecnologie applicate alle neuroscienze e, più in generale, alla salute umana. Gli scienziati si sono concentrati sull’amigdala, una zona del cervello importante per gestire le emozioni e specialmente la paura. Hanno scoperto che in condizioni “normali” il ruolo principale di modulatore del recettore NMDA lo svolge la D-serina, mentre, all’aumentare dello stato di eccitazione delle sinapsi, la stessa funzione è svolta dalla glicina.
Le ricerche sono state possibili grazie alla messa a punto di specifici sistemi analitici. La dottoressa Silvia Sacchi e il professor Loredano Pollegioni del Centro di ricerca interuniversitario “The Protein Factory” hanno sviluppato, mediante tecniche di ingegneria proteica, enzimi in grado di riconoscere efficientemente e selettivamente i diversi neuromodulatori.
«Definire i meccanismi che concorrono alla regolazione dell’attività di questi recettori è fondamentale per comprendere il funzionamento del cervello e per studiare malattie neurologiche e psichiatriche» spiega il professor Pollegioni. «La capacità di memorizzare, i sentimenti che proviamo, il perché un certo evento susciti in ciascuno di noi una determinata emozione sono processi regolati da precisi fenomeni biochimici. Chiarire il ruolo dei neuromodulatori, ossia le molecole che agiscono su diverse regioni del cervello rendendoci quello che siamo, ci aiuterà a capire questo organo e a trovare nuove terapie per pazienti affetti da importanti patologie come la schizofrenia, il disturbo bipolare o il dolore neuropatico». 

Varese, Tradate, Luino e Angera, riparte lo screening mammografico

Da gennaio a marzo 2021 in programma altri 7mila esami

È partita la nuova campagna di screening mammografico per la prevenzione e la diagnosi precoce del tumore della mammella, promossa da Agenzia Tutela Salute Insubria in collaborazione con l'Asst dei Sette Laghi. Tra gennaio e fine di marzo 2021 sono circa settemila le donne che riceveranno l'invito ad aderire.
Gli esami sono proposti ogni giorno, da lunedì a sabato, nell'ospedale Circolo di Varese, ospedale di Tradate, ospedale di Luino e ospedale di Angera. Sul fronte dell’accoglienza, alle donne che si presenteranno allo screening, diretto dal dott. Leonardo Callegari,  è confermata una volta ancora la collaborazione del Terzo Settore e di moltissime studentesse del corso di laurea in Scienze della Comunicazione dell’Università degli Studi dell’Insubria, presieduto dal prof. Giulio Facchetti.
Le associazioni di volontariato che hanno offerto la propria disponibilità sono: a Varese, Avo Varese, Andos Insubria e Varese per l'Oncologia, oltre a Caos, che su Varese copre il turno del sabato mattina mentre, nelle altre sedi, coordina insieme alle studentesse il gruppo di associazioni locali: Andos Varese sezione di Ispra, Lilt Varese e Lilt della Valcuvia, Amor di Angera, Croce Rossa Italiana Valceresio di Arcisate, Città delle Donne e Gruppo Donne di Cunardo.

Varese, scoperta sui tumori da virus

Premio internazionale a una ricerca condotta dall’équipe del professor Roberto Accolla nell’Università dell’Insubria

L’argomento è molto tecnico, ma di portata, per tutti, immediatamente percepibile. Nel campo della lotta ai tumori la scienza progredisce a passi da gigante e una recente scoperta di studiosi varesini aggiunge un altro mattone alla costruzione di un futuro pieno di risultati. A Varese l’Università dell’Insubria ha effettuato una ricerca che a Tokio, il 10 marzo 2017, ha riscosso il riconoscimento del 18° Congresso mondiale della International Retrovirology Association per il professor Roberto Accolla, ordinario di Patologia generale.
Il gruppo diretto da Accolla - e in particolare il dottorando di Medicina sperimentale e traslazionale Marco Baratella e la ricercatrice del laboratorio di Patologia generale e Immunologia Greta Forlani - ha dimostrato che la proteina virale HBZ è espressa specificamente nel citoplasma delle cellule dei pazienti con Paraparesi Spastica Tropicale, mentre non è espressa o si localizza in altre sedi in tutti gli altri soggetti infettati dal virus, inclusi i pazienti leucemici.
SCOPERTA
<Il riconoscimento - spiega Accolla - è stato attribuito per la nostra recente scoperta, pubblicata nella rivista scientifica PLoS NTD, riguardante l’espressione differenziale e la localizzazione subcellulare della proteina oncogenica HBZ del virus HTLV-1 in pazienti infetti. Il virus HTLV-1, il primo retrovirus oncogeno umano scoperto agli inizi degli anni ’80, ha infettato attualmente più di 20 milioni di persone al mondo ed è l’agente causale, nel 5-7% dei soggetti infettati, di una leucemia delle cellule linfocitarie T umane nell’adulto allo stato ancora intrattabile da un punto di vista clinico e letale in pochi mesi>.
Secondo il professor Accolla, <gli effetti dell’infezione da parte del retrovirus HTLV-1 si fanno sentire anche sul sistema nervoso producendo nel 4-5% dei soggetti infettati una sindrome infiammatoria cronica altamente debilitante, anch’essa dall’esito infausto, che prende il nome di Paraparesi Spastica Tropicale o TSP perché molto diffusa nelle regioni tropicali e nella regione subsahariana>.
RILEVANZA
Quale la portata della ricerca? <La scoperta – ha precisato Accolla - rappresenta la prima dimostrazione dell’esistenza di un marcatore a localizzazione definita nella malattia neurologica e permette quindi di formulare la diagnosi di Paraparesi Spastica Tropicale indotta da virus in maniera precisa e specifica>.
Non è tutto. <Il fatto di avere a disposizione questo criterio diagnostico molecolare e cellulare - continua la spiegazione - ci permetterà di comprendere meglio la patogenesi della malattia e di definire molto più precocemente l’evoluzione dell’infezione verso la sindrome neurologica invalidante, dandoci quindi la possibilità di approntare in un futuro prossimo mezzi terapeutici più appropriati per interrompere o ritardare in maniera significativa la malattia stessa>.

Turismo a Varese, estate 2016 meglio dell’effetto Expo

Rispetto al 2015 particolarmente positivo il turismo internazionale - Quasi 1 milione di arrivi nei soli primi nove mesi

Buone notizie dal fronte turistico tra i Sette Laghi nel 2016. Da gennaio a settembre gli arrivi hanno sfiorato quota un milione (994.955), 1,4% in più sul dato del medesimo periodo 2015, che incorporava l’effetto Expo. Lo rileva la Camera di Commercio di Varese dai dati provvisori sui flussi turistici (Osservatorio Flussi Turistici Provincia di Varese su dati Eupolis Lombardia–Istat).
Va subito aggiunto che, se i turisti esteri in provincia di Varese registrano un incremento del 5,9% (605.317, il 61% del totale), sono invece in diminuzione gli arrivi di italiani (-4,9%). «Quest’attenzione nei confronti della destinazione Varese anche nel dopo Expo – ha commentato il presidente della Camera di Commercio, Giuseppe Albertini – costituisce il miglior viatico verso quell’impegno di valorizzazione turistica che la legge regionale attribuisce proprio alle Camere di Commercio in sinergia con la stessa Regione e in collaborazione con gli altri enti locali».
FLUSSI INTERNI
Sostanzialmente invariate rispetto al 2015 appaiono le giornate di soggiorno nel 2016 (1.696.670 presenze). Le cifre, provvisorie e ancora incomplete, probabilmente saranno migliori a consuntivo chiuso.
Durante il trimestre estivo l’andamento è stato positivo, in particolare quello dei flussi interni alla Lombardia. Da luglio a settembre 2016 hanno visitato Varese oltre 61mila turisti provenienti dalle province lombarde, quasi 10mila in più rispetto al medesimo periodo 2015. La permanenza complessiva ha sfiorato le 130mila giornate, 32mila in più rispetto all’analogo periodo 2015.
REDDITIVITÀ ALBERGHIERA
«Il fatto che i numeri tengano anche a un anno dall’Esposizione Universale ci fa particolarmente piacere – ha affermato il presidente provinciale di Federalberghi Frederick Venturi – così come è positivo per il nostro territorio il costante recupero di Malpensa. Certo, per il mio settore alberghiero rimane il problema di una redditività che resta bassa. L’interesse per il territorio è però un elemento che ci aiuterà nel migliorare questo fattore, che è decisivo per l’efficienza operativa delle nostre strutture».
TARGET STRANIERO
Più gratificante invece il target straniero. Sempre nel trimestre estivo, in aumento si sono rivelati gli arrivi dai principali paesi esteri: Regno Unito (+38%), Germania (+12%), Belgio (8,4%), Paesi Bassi (7,5%). Fa eccezione la Cina con un calo del 40% delle presenze, probabilmente poiché nel 2015 questo dato era fortemente influenzato dagli arrivi per Expo. 

Varese, l’ultima dimora di Tutankhamon

Al Museo Castiglioni di Villa Toeplitz ricostruita in scala reale la tomba del “Faraone bambino” – La mostra aperta fino al 12 febbraio 2017
locandina

A Varese, dopo la mostra “Pashed, l’artista del faraone”, il Museo Castiglioni di Villa Toeplitz (viale Vico 46) ospita, fino al 12 febbraio 2017, la ricostruzione in scala reale della camera funeraria di Tutankhamon e la riproduzione della vita del popolo egizio di quell’epoca. L’esposizione “L’Egitto di Tutankhamon” è curata dall’etnologo, antropologo, archeologo e cineasta Angelo Castiglioni, che ha donato al Comune di Varese i reperti e gli oggetti recuperati nel corso di sessant'anni di ricerche nel continente africano.
Due gli aspetti in rilievo dell’antica civiltà: manufatti, arte plastica, strumenti di uso quotidiano e oggetti di popolazioni africane che hanno mantenuto, fino a pochi decenni fa, abitudini di vita, usanze e utensili rimasti inalterati nel corso dei millenni. La camera funeraria del giovane sovrano è stata ricostruita fin nei più piccoli dettagli con la collaborazione di egittologi, artigiani, architetti, fotografi, tecnici informatici e del colore.
Oltre all’omaggio a Tutankhamon, sono stati evidenziati gli usi, i costumi, i metodi di lavoro, gli attrezzi, gli strumenti che, sopravvissuti alla storia, sono stati raccolti dai fratelli Castiglioni nell’Africa nera degli anni ‘60, ‘70 e ‘80 e documentati in un filmato che mette a confronto il passato con il presente.
Completano il percorso il racconto del complesso rito funebre dell’Egitto faraonico, lo studio di Howard Carter, l’archeologo scopritore della tomba del “Faraone bambino”, e le fotografie d’epoca della storica scoperta nel 1922.
L’esposizione, organizzata dall’associazione culturale Conoscere Varese di Monvalle con il patrocinio della Fondazione Comunitaria del Varesotto Onlus, ha richiesto tre anni di studi e progetti e uno per la costruzione. Alla realizzazione hanno contribuito i professori Alessandro Roccati (Università di Torino e della Sapienza di Roma), Emanuele Ciampini (Università Ca’ Foscari di Venezia), Paola Zanovello (Università degli Studi di Padova). 

Varese, riapre il Museo Castiglioni

A Villa Toeplitz raccolti straordinari reperti e documentazioni sulle civiltà preistoriche e popolazioni africane, le miniere dell’oro e un misterioso minerale di origine celeste

Una “sala dei graffiti” molto più ampia e meglio illuminata. La “sala egizia” completamente ripensata e arricchita e la “sala Tuareg” radicalmente rimodernata. E poi un nuovo ingresso, il bookshop, una funzionale sala audiovisivi e altre novità esaltano l’attrattività del Museo Etnografico Castiglioni, che dal 20 giugno è stato riaperto a Villa Toeplitz (via G.B.Vico 46).
L’esposizione è stata profondamente rinnovata e ampliata grazie al contributo di Regione Lombardia, Comune di Varese e associazione Conoscere Varese, che da alcuni mesi ha avuto in gestione il museo. L’apparato didascalico e iconografico è stato aggiornarlo alla luce di recenti studi e testi e didascalie sono stati tradotti in inglese per facilitare la visita ai turisti stranieri. Un sito internet offre ora approfondite informazioni sui più importanti studi effettuati dai fratelli Castiglioni e, concepito con i più recenti criteri, è integrato coi principali social network e predisposto per divenire, nel prossimo futuro, la piattaforma per le visite guidate.

ORIGINE DEL MUSEO
Il museo, inserito nel sistema culturale “VareseMusei”, è nato dalla donazione di migliaia di reperti effettuata da Alfredo e Angelo Castiglioni al Comune di Varese.
Per sessanta anni i gemelli Castiglioni hanno condotto missioni di ricerca e documentazione etnologica e archeologica soprattutto in Africa. In questo lungo periodo hanno avvicinato numerosi gruppi etnici, tecnologicamente arretrati, come le popolazioni paleonegritiche del Nord Cameroun (Matakam, Mofou, Kapsiki ecc, e i Sombas dei monti Atakora del Togo), presso i quali soggiornarono a lungo nel lontano 1959, le popolazioni nilotiche dell’alto Nilo Bianco (Mundari, Dinka, Nuer, ecc) e le popolazioni di foresta (i pigmei del Gabon, gli Ewe’ e i Fon stanziati nell’area equatoriale del Golfo di Guinea).
Reperti e documentazioni foto-cinematografiche ormai irrepetibili permettono ai visitatori di immergersi in uno mondo lontano e scomparso.

AMBIENTI E “QUADRI” STRAORDINARI
Un affascinante unicum è la tenda tuareg, ricostruita con decine di pelli di capretto, sapientemente cucite e ammorbidite con grasso e dipinte di ocra rossa. Racchiude tutti gli oggetti della vita quotidiana di questo famoso e, in parte, ancora misterioso popolo del deserto, nonché i loro utensili, le loro armi, i giacigli, le sacche di pelle decorate, la gioielleria in argento.
Altro incanto suscitano i graffiti dei fiumi di pietra, “una straordinaria pinacoteca all’aperto di arte preistorica”. I graffiti rupestri dell’uadi Bergiug, in Libia, sono stati rintracciati negli alvei di antichi fiumi ora dissecati (“i fiumi di pietra”, per l’appunto) sulle cui pareti popolazioni preistoriche hanno lasciato tracce del loro passaggio e della loro attività.
Elefanti, rinoceronti, ippopotami, giraffe, antilopi, bovini e tutta la “grande fauna selvaggia” sono rappresentati in un ambiente desertico. Nel museo sono esposti 21 calchi di scene di caccia e trappole per la cattura di grandi animali. Si tratta di riproduzioni perfette degli originali - “quadri” unici che solo Varese possiede - ottenute dai fratelli utilizzando una apposita resina epossidica, messa a punto dalla Ciba.

LA CITTÀ DI BERENICE PANCRISIA
Il 12 febbraio 1989 l’équipe Castiglioni ritrovò la dimenticata città di Berenice Pancrisia, nel deserto nubiano sudanese, la città “tutta d’oro” menzionata da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia di cui si era persa l’ubicazione. Un ritrovamento che l’Accademico di Francia Jean Vercoutter annoverò «tra le grandi scoperte dell’archeologia».
I due ricercatori hanno documentato decine di insediamenti minerari abbandonati, compresi in uno spazio temporale dall’Egitto faraonico al periodo medievale arabo. Un mondo legato all’estrazione dell’oro dove erano ancora visibili i ruderi dei sommari ricoveri dei minatori e gli utensili litici (macine, pestelli. incudini) utilizzati per frantumare il quarzo aurifero e polverizzarlo poi con le macine a rotazione per ottenere una polvere sottile, «come farina» (ci informa Diodoro Siculo), che veniva successivamente lavata su piani inclinati per liberare le minute particelle d’oro. Un lavoro disumano che fece scrivere a Diodoro Siculo che «l’unica speranza dei condannati alle miniere era in una rapida morte1.
Nel museo troviamo alcune macine e gli altri semplici utensili litici necessari all’estrazione dell’oro. Per meglio comprendere l'asprezza del lavoro legato alla sua produzione, nel Museo sono esposti quaranta chili di quarzo aurifero dal quale, se venissero effettuate le fasi di frantumazione, polverizzazione, lavaggio della polvere, si otterrebbero giusto le pagliuzze d’oro messe in mostra.
La ricerca dei fratelli Castiglioni nel deserto nubiano si è protratta per qualche decennio e ha permesso di riscoprire le antiche piste dell’oro, della penetrazione militare egizia diretta alla conquista della Nubia e le più recenti piste dei pellegrini islamici attraverso il deserto diretti ai porti d’imbarco sul Mar Rosso.

LE MINIERE DI CLEOPATRA E LA MISTERIOSA SILICA GLASS
Accanto all’oro le ricerche del team Castiglioni hanno portato anche al ritrovamento delle antiche e dimenticate miniere di smeraldi, in Egitto, impropriamente chiamate le miniere di Cleopatra, e permesso di documentare le antiche zone di estrazione della selce che scheggiata in taglienti lamine veniva inserite in falci di legno (due “copie” si trovano nel Museo, opera di Gianni Moro di Oderzo), utensili agricoli ampiamente usati nell’Egitto faraonico per mietere i cereali.
A Villa Toeplitz sono esposti anche alcuni pezzi di Silica Glass, il misterioso minerale risalente a trenta milioni di anni fa che, sembra, sia stato prodotto da un corpo celeste. Un minerale conosciuto anche nell’Egitto faraonico e che troviamo inserito al centro di un pettorale di Tutankhamon, tagliato a forma di “keper” lo scarabeo stercorario simbolo di rinascita (che si riteneva fosse di calcedonio) e che recenti analisi hanno stabilito trattarsi di Silica Glass. 

Varese, all’Ateneo dell’Insubria la memoria storica di Antonia Pozzi

Biblioteca personale e archivio con quaderni, libri fotografie, lettere raccolti nel Centro Internazionale Insubrico “Carlo Cattaneo” e “Giulio Preti”
Fabio Minazzi, Graziella Bernabò, suor Onorina Dino, Guido Agostoni
Pagine dall'Archivio

È sorto a Varese nella primavera del 2010 e ha già raccolto migliaia di volumi e una nutrita serie di archivi. Con l’arrivo del Fondo Pozzi, inaugurato il 29 gennaio, il Centro Internazionale Insubrico “Carlo Cattaneo” e “Giulio Preti” dell’ateneo dell'Insubria vanta ora un patrimonio archivistico e bibliotecario, che, secondo il suo direttore scientifico Fabio Minazzi, «assume un profilo di assoluta eccellenza ed unicità in ambito nazionale».
Manoscritti autografi, lettere, quaderni, fotografie e libri di Antonia Pozzi (Milano 1912-1938) sono stati donati dalla Congregazione Suore del Preziosissimo Sangue di Monza e sistemati nella neonata sede del Centro, inaugurata a fine 2014 nel Collegio Cattaneo, posto dentro il cuore del nuovo Campus di Bizzozero.
Alla presentazione sono intervenuti il rettore dell’Insubria, Alberto Coen Porisini, il professore Fabio Minazzi, suor Onorina Dino della Congregazione Suore del Preziosissimo Sangue e archivista storica della Pozzi, la studiosa della Pozzi Graziella Bernabò e il sindaco di Pasturo Guido Agostoni. Durante la cerimonia è stato illustrato il progetto culturale e civile “Adotta un Archivio”, che prevede anche donazioni libere.

POZZI E LA “SCUOLA DI MILANO”
Antonia Pozzi, come ha scritto Fulvio Papi, professore emerito dell’università di Pavia oltre che rinomato studioso della Pozzi, «dopo il ’34-’35, apparteneva, per studi e frequentazioni, a quel gruppo di giovani intelligenze filosofiche, poetiche e letterarie che oggi comunemente chiamiamo appunto Scuola di Milano». La sua origine risale agli anni Trenta del Novecento, quando intellettuali di varia attività si riunirono attorno al magistero del filosofo Antonio Banfi (1886–1957).
L’archivio di Antonia Pozzi comprende tutti i manoscritti autografi, le lettere, i quaderni, la produzione fotografica, unitamente alla sua biblioteca personale. «La Pozzi, ha dichiarato Minazzi, non fu solo una grande poetessa, ma anche una grande fotografa che ha intrecciato queste due sue passioni con il suo amore per la montagna, la natura e gli uomini colti nella quotidianità della loro vita».
La donazione del fondo al Centro Internazionale Insubrico ha una precisa ragione spiegata da Minazzi. «Il Centro, giunto al suo quinto anno di attività, dispone attualmente di circa diecimila volumi e di una quindicina di archivi, la maggior parte dei quali documentano proprio la storia della “scuola di Milano” nella quale si sono formati studiosi, filosofi e poeti come Giulio Preti, Daria Menicanti, Vittorio Sereni, Antonia Pozzi, Maria Corti, etc.».

ORIGINE DEL CENTRO INSUBRICO
Il Centro Internazionale Insubrico è nato grazie all’acquisizione di due straordinari fondi archivistici: il fondo delle carte autografe di Carlo Cattaneo dall’esilio luganese alla morte, donate dall’avvocato Guido Bersellini di Milano, e il fondo del filosofo pavese Giulio Preti, messo a disposizione da Fabio Minazzi.
Attorno a quest’asse si è aggiunta una serie di archivi concernenti la “Scuola di Milano”. Le acquisizioni spaziano dalle carte dell’Archivio segreto di Antonio Banfi (dal soggiorno berlinese d’inizio secolo fino alla morte) a tutto il Fondo archivistico di un filosofo di levatura europea come il pavese Giulio Preti (1911-1972). L’elenco comprende poi alcune carte inedite di altri eminenti allievi banfiani, come i poeti Vittorio Sereni (1913-1983) e Daria Menicanti (1914-1995), i filosofi Guido Morpurgo-Tagliabue (1907-1997) e Giovanni Vailati (1863-1909), e l’archivio del filosofo vivente Evandro Agazzi.

ARCHIVI E BIBLIOTECHE DEL CENTRO
Questi i principali fondi archivistici e bibliotecari finora pervenuti al Centro varesino:
*Archivio del filosofo e politico Carlo Cattaneo (1801-1869);
*Archivio del filosofo pavese Giulio Preti (1911-1972);
*Archivio segreto del filosofo Antonio Banfi (1886–1957);
*Archivio e Biblioteca della poetessa Antonia Pozzi (1912-1938);
*Biblioteca e Archivio della filosofa Aurelia Monti;
*Biblioteca e Archivio del filosofo Evandro Agazzi;
*Carte inedite del filosofo Giovanni Vailati (1863-1909);
*Carte inedite del poeta luinese Vittorio Sereni (1913-1983);
*Carte inedite del filosofo Guido Morpurgo-Tagliabue;
*Biblioteca ed Archivio del filosofo Bruno Widmar;
*Biblioteca ed Archivio della studiosa di estetica Clementina (Titti) Pozzi;
*Biblioteca del fisico Domenico Tullio Spinella;
*Archivio di cartolettere di vari esponenti della “scuola di Milano” banfiana;
*Biblioteca del filosofo Gabriele Scaramuzza;
*Archivio del filosofo Fulvio Papi;
*Archivio Storico del Territorio del Laghi Varesini.
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Nella foto (da sinistra): Fabio Minazzi, Graziella Bernabò, suor Onorina Dino, Guido Agostoni. 

Grotte della Valceresio, trent’anni di esplorazioni e studi

Scoperte dagli speleologi oltre 70 grotte e una quarantina di risorgenze
speleologia

Oltre un trentennio di ricerche, esplorazioni e studi condotti sulle principali aree carsiche della Valceresio, alle porte di Varese. La scoperta di oltre 70 grotte e una quarantina di risorgenze, patrimonio naturale di grande importanza per la conoscenza e gestione delle risorse idriche locali. Informazioni preziose ed esclusive raccolte dagli speleologi e donate alla collettività attraverso una pubblicazione di elevato spessore scientifico.
Sono, queste, le coordinate del volume scientifico “Le grotte e le sorgenti carsiche dei Monti Monarco, Rho, Minisfreddo e Useria (Valceresio–Va)-Meteorologia e idrologia ipogea Chimismo delle acque" recentemente realizzato da Gian Paolo Rivolta, Guglielmo Ronaghi ed Edoardo Raschellà con la collaborazione del Gruppo Speleologico Prealpino e il sostegno della Fondazione Comunitaria del Varesotto. L'opera è stata presentata il 28 settembre a Villa Recalcati a Varese e ha inaugurato la mostra "Speleologia: immagini dal mondo sotterraneo", aperta dal 29 settembre all'1 ottobre a cura di Provincia di Varese, Cersaiac (Centro Ricerche e Studi su Ambiente, Ipogei e Acque Carsiche), Gruppo speleologico prealpino, Gruppo Grotte Cai Carnago.

CATASTO DELLE GROTTE
Le grotte si formano prevalentemente sulle montagne calcaree, aree caratterizzate da roccia di colore grigiastro formatasi anticamente da fondali marini.
Un esempio di casa nostra è rappresentato dal monte Campo dei Fiori, dalla Valceresio e dalla Valganna, luoghi ove sono presenti alcune centinaia di cavità naturali scoperte dagli speleologi. La più profonda di esse si trova sul monte Campo dei Fiori. La grotta Schiaparelli, scoperta nella seconda metà degli anni ’80, è stata esplorata sino ad oltre 700 metri di profondità, superando pozzi, gallerie, sale, cunicoli e ambienti ostili e pericolosi che impegnano gli esperti per lunghe ore, a volte per giorni interi, durante le loro ispezioni sotterranee.
Grazie all’opera di questi specialisti del sottosuolo, si è potuto istituire il catasto delle grotte, importante ed esclusivo archivio dove sono riportate tutte le grotte scoperte, l’esatta ubicazione dell’ingresso, la loro lunghezza e profondità, nonché le caratteristiche idrologiche e meteorologiche della cavità.
Al coraggio e alla preparazione di questi ricercatori si deve l'esplorazione delle acque sotterranee e la conoscenza di forme di coleotteri e insetti che, in molti casi, vivono esclusivamente negli ambienti bui e umidi delle grotte, formazioni minerali spettacolari e rare, creazioni della natura che devono assolutamente essere preservate. 

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