Edizione n.18 di mercoledì 27 maggio 2020

Varese

Varese, tornano le castagne sotto il Sacro Monte

Il parassita cinipide sconfitto dall’insetto antagonista torimide
castagno Campo dei Fiori

Un altro successo della lotta biologica nel campo dell’agricoltura. A Varese il cinipide, parassita asiatico flagello dei castagneti, è stato debellato dal torimide, un insetto antagonista e, sotto il Sacro Monte, «i castanicoltori sono ritornati a vedere la luce dopo circa un lustro di buio». A rivelarlo è il presidente di Coldiretti Varese Fernando Fiori.
Sotto il Sacro Monte gli ettari dedicati alle castagne sono venticinque e il cinipide ha infestato i boschi «con particolare ferocia». «Per colpa del parassita asiatico nei boschi del nord della nostra provincia, ha precisato Fiori, di castagne se ne sono raccolte ben poche. Oggi, invece, il problema sembra in via di risoluzione, grazie anche ai risultati della lotta biologica che abbiamo saputo mettere in atto».

Il torimide è un insetto, anche lui orientale, antagonista del cinipide. Distrugge le uova del cinipide e poi si autoestingue quando non ci sono più gli imenotteri di cui si nutre. «A causa del cinipide, erano sette anni che praticamente raccoglievamo poco o nulla — racconta Giacomo Piccinelli, giovane agricoltore ventitreenne con un castagneto di due ettari a Brinzio — Quest’anno, invece, le castagne nel Brinzio sembrano essere ufficialmente tornate». Dati incoraggianti arrivano anche dall’aumento dell’estensione dei boschi, che, sottolinea Coldiretti, in Lombardia negli ultimi dieci anni sono passati dai 385 ettari del 2006 ai quasi 900 attuali.
La castagna, “il pane dei poveri” d’un tempo, è per la montagna, come ricorda la Coldiretti, quello che la zucca è per la pianura: un frutto della terra che può essere usato in mille modi: dagli gnocchi ai dolci, dalla polenta alle confetture. Il miele di castagno è indicato per le infiammazioni della bocca e della gola. Dal punto di vista nutrizionale, la castagna, oltre a essere una riserva naturale di energia in vista dei freddi invernali, possiede anche sali minerali, ferro, vitamina B, fosforo e acido folico. I prezzi al dettaglio nella grande distribuzione per adesso oscillano, secondo la varietà, fra i 5 e gli 8 euro al chilo. 

Varese, da 16 Paesi mille ricercatori-atleti in gara all’Atomiade

A giugno 2018 gli impianti provinciali ospiteranno le Olimpiadi dei Centri di Ricerca Europei

Dall’8 al 10 giugno del 2018 Varese e la sua provincia saranno il campo di gara ideale per un migliaio di ricercatori-atleti provenienti da 16 paesi del Vecchio Continente. Nella Terra dei Laghi approderà, per la prima volta, l’Atomiade 2018, Olimpiadi delle Strutture di Ricerca Europee organizzata dal JRC di Ispra in collaborazione con la Camera di Commercio e Comune di Varese.
In una ventina di discipline sportive si confronteranno gli appartenenti all’Associazione delle comunità sportive degli istituti europei di ricerca (Asceri), che comprende circa quaranta istituti di ricerca di sedici Stati europei, non solo appartenenti all’Unione Europea. Dal 1973, ogni tre anni, manifestazioni invernali ed estive, di valenza non solo agonistica ma anche culturale e di convivialità, riuniscono all’insegna dello sport scienziati provenienti dalla Spagna alla Russia, dalla Svezia alla Svizzera. 

Varese, scoperta sui meccanismi biochimici delle emozioni

Una ricerca condotta da Harvard Medical School (Usa) e Università dell’Insubria ha individuato il funzionamento del cervello nella trasmissione delle emozioni e, in particolare, della paura
Via Dunant

C'è anche profumo prealpino in una scoperta sul cervello condotta sotto il cielo "yankee". L’Università dell’Insubria di Varese ha contribuito alla individuazione del meccanismo biochimico alla base della neurotrasmissione in una specifica regione del cervello, quella che gestisce le emozioni e in particolare la paura.
In una ricerca nata dalla collaborazione con la Harvard Medical School di Belmont (Boston) il Laboratorio di Post-genomica funzionale e ingegneria proteica del Dipartimento di biotecnologie e scienze della vita ha approfondito i meccanismi biochimici che regolano il funzionamento del cervello. Lo studio, pubblicato il 23 aprile dalla rivista statunitense Nature Communication, ha chiarito l’importanza e il ruolo di due molecole, la D-serina e la glicina, che sono implicate nell’attivazione dei recettori NMDA e quindi in una serie di funzioni fondamentali del cervello, tra le quali l’apprendimento, la memoria e il controllo dell’attività motoria.
I risultati indicano il grado di eccellenza dei ricercatori dell’Università dell’Insubria nel settore delle biotecnologie applicate alle neuroscienze e, più in generale, alla salute umana. Gli scienziati si sono concentrati sull’amigdala, una zona del cervello importante per gestire le emozioni e specialmente la paura. Hanno scoperto che in condizioni “normali” il ruolo principale di modulatore del recettore NMDA lo svolge la D-serina, mentre, all’aumentare dello stato di eccitazione delle sinapsi, la stessa funzione è svolta dalla glicina.
Le ricerche sono state possibili grazie alla messa a punto di specifici sistemi analitici. La dottoressa Silvia Sacchi e il professor Loredano Pollegioni del Centro di ricerca interuniversitario “The Protein Factory” hanno sviluppato, mediante tecniche di ingegneria proteica, enzimi in grado di riconoscere efficientemente e selettivamente i diversi neuromodulatori.
«Definire i meccanismi che concorrono alla regolazione dell’attività di questi recettori è fondamentale per comprendere il funzionamento del cervello e per studiare malattie neurologiche e psichiatriche» spiega il professor Pollegioni. «La capacità di memorizzare, i sentimenti che proviamo, il perché un certo evento susciti in ciascuno di noi una determinata emozione sono processi regolati da precisi fenomeni biochimici. Chiarire il ruolo dei neuromodulatori, ossia le molecole che agiscono su diverse regioni del cervello rendendoci quello che siamo, ci aiuterà a capire questo organo e a trovare nuove terapie per pazienti affetti da importanti patologie come la schizofrenia, il disturbo bipolare o il dolore neuropatico». 

Pazienti coronavirus, finora 1155 accolti tra Varese (ospedali Circolo e Del Ponte) e Cuasso al Monte

Dal 29 febbraio al 3 maggio 2020 sono arrivati da Cremona, Crema, Bergamo e Brescia e poi anche dal Varesotto

In totale, al 3 maggio, ultimo giorno della fase 1, l'Asst dei Sette laghi ha accolto 1155 pazienti con CoVid-19, di cui 798 dimessi e 173 deceduti, che vanno aggiunti ai 184 attualmente ricoverati. Del totale, oltre il 25% sono arrivati da fuori, dalle province lombarde più colpite dai contagi. L'età media è di poco superiore ai 67 anni. Sono alcuni dati di un primo bilancio della fase 1 Coronavirus in provincia di Varese.

Dal 29 febbraio 2020 gli arrivi sono iniziati da Cremona, Crema, Bergamo e Brescia e successivamente anche dalla provincia di Varese. Destinazione, innanzitutto l'Ospedale di Circolo e poi anche l'Ospedale Del Ponte, per la parte dell'Ostetricia, e l'Ospedale di Cuasso, dedicato ai pazienti positivi subacuti e alla degenza di sorveglianza. La degenza media si è aggirata sui 17 giorni, ma circa 150 pazienti hanno avuto degenze lunghe, anche di molto superiori al mese, con un ricovero iniziale in terapia intensiva, seguito dalla degenza in pneumologia o in medicina ad alta intensità, per terminare magari a Cuasso la fase postacuta.
Il periodo di massima presenza di pazienti covid+ è stato registrato tra il 1° e il 25 aprile. A Varese il maggior numero di accessi giornalieri c'è stato tra il 13 e il 21 aprile con punte di quasi 40 pazienti al giorno, mentre a Cuasso la media è stata di circa 50 ricoverati ogni giorno, per un totale di oltre 150 pazienti transitati nella struttura da quando, intorno alla metà di marzo, ha iniziato ad accogliere i contagiati.
L'Unità di Crisi, soprattutto nelle prime settimane, si è riunita due volte al giorno con il duplice obiettivo di potenziare al massimo la capacità di accogliere e assistere i pazienti e di garantire la sicurezza di degenti e operatori. «Le soluzioni adottate, ha sottolineato il direttore generale dell'Asst dei Sette Laghi Gianni Bonelli, si sono rivelate vincenti, dalla decisione di trasferire - a massima tutela dei pazienti più anziani - la Geriatria e le Cure Subacute all'Ospedale di Angera, alla scelta di puntare sull'innovazione tecnologica e organizzativa, come testimoniato dall'introduzione dei robot in alcuni reparti, dall'installazione di sofisticati sistemi di telemetria e dalla creazione di veri e propri nuovi reparti, come la Medicina ad Alta Intensità al Circolo e le Cure Subacute Covid+ a Cuasso, senza dimenticare i tanti progetti di ricerca proposti, già avviati o di cui abbiamo i primi risultati incoraggianti, tra cui quello per rilevare in tempi rapidi la positività al Sars CoV-2 mediante l'analisi della saliva».
Di non poco conto il potenziamento di personale. «La politica di assunzioni dell'Asst dei Sette Laghi – ha aggiunto il professor Giulio Carcano, presidente della Scuola di specializzazione in Medicina dell'Università degli Studi dell'Insubria - ha portato molte forze nuove nei reparti ospedalieri più coinvolti nella gestione dell'emergenza. Tra i nuovi assunti, moltissimi specializzandi dell'Università dell'Insubria».

Cultura d’impresa tra i giovani, medaglia di bronzo per il “Volontè” di Luino

Finale nazionale del progetto formativo di Confindustria, promosso a livello provinciale dai Giovani imprenditori Univa
foto Univa

Riesce a ridurre l’inquinamento dei fiumi e consente il riciclo delle sostanze inquinanti grazie a due filtri, di cui uno in grafene. È un innovativo impianto ideato dagli studenti della classe 4SIA dell’Isis Città di Luino–Carlo Volonté di Luino, che ha guadagnato la medaglia di bronzo alla finale nazionale della edizione 2019-20 del concorso di idee imprenditoriali Latuaideadimpresa, promosso a livello provinciale dal Gruppo giovani imprenditori dell’Unione degli industriali della Provincia di Varese.
Il progetto PW (Purity Water) dei ragazzi luinesi, classificatosi terzo tra le ventidue idee provenienti da tutta Italia, era risultato primo nella fase provinciale della gara, a pari merito con il progetto Fluid Filter immaginato dalla classe 4A AFM dell’Isiss Don Lorenzo Milani di Tradate. La cerimonia di premiazione nazionale è, attualmente, in programma per il 16 ottobre 2020 durante il Festival dei Giovani che si terrà a Gaeta.

CONCORSO DI IDEE
Il concorso Latuaideadimpresa è coordinato da Sistemi Formativi Confindustria con il patrocinio del Miur e si propone di diffondere la cultura d’impresa tra i giovani, anche grazie ad un percorso di alternanza scuola-lavoro, per un monte ore massimo di 80 (60 per la partecipazione al progetto e 20 aggiuntive per la partecipazione al Festival dei Giovani).
Rivolto agli studenti degli ultimi tre anni delle scuole superiori, si svolge inizialmente a livello locale e poi a livello nazionale. In classe i ragazzi, suddivisi in gruppi di massimo 10 per progetto, si confrontano con giovani imprenditori tutor e iniziano a formulare un’idea d’impresa che verrà sintetizzata in un business plan online. L’idea viene poi realizzata dagli studenti, raccontata in un video spot pubblicato sul sito www.latuaideadimpresa.it e valutata dagli imprenditori che decretano il vincitore a livello provinciale.
FASE PROVINCIALE
Alla fase provinciale hanno partecipato quasi duecento studenti di nove istituti del Varesotto: Isis Valceresio di Bisuschio, Ipc Pietro Verri di Busto Arsizio, Istituto Enrico Fermi di Castellanza, Isis Keynes di Gazzada, Isis Città di Luino–C. Volonté di Luino, Itcs di Saronno, Isiss Don Lorenzo Milani di Tradate, Is Geymonat di Tradate e Itet Daverio-Casula-Nervi di Varese.
In totale sono stati diciassette i progetti ideati dai giovani studenti, guidati nella progettazione di idee innovative da imprenditori tutor, giovani anch’essi. Per la prima volta, la classifica provinciale ha visto un ex aequo tra due progetti. 

Tourist Angels, da aprile a ottobre duecento studenti a fianco dei turisti

Nel progetto di Camera di Commercio, Ufficio scolastico e Regione Lombardia impegnati anche ragazzi degli istituti luinesi

Ci saranno anche ragazzi delle scuole luinesi tra i duecento studenti che, dal 1° aprile al 1° ottobre, collaboreranno a informare e assistere i turisti negli infopoint della rete provinciale, sviluppare i contenuti sui canali social, affiancare le guide durante visite e attività all’aria aperta.
Sono i Tourist Angels, nati da un progetto sostenuto da Camera di commercio e Ufficio scolastico territoriale di Varese e Regione Lombardia. Lo hanno presentato il 6 marzo a Varese il presidente della Camera di commercio Giuseppe Albertini, il dirigente dell’Ufficio Scolastico Claudio Merletti e il governatore Roberto Maroni insieme con il suo assessore allo sviluppo economico Mauro Parolini.
DISTRIBUZIONE SUL TERRITORIO
Nell'infopoint di Varese saranno impegnati i ragazzi del locale Liceo Manzoni, mentre al Sacro Monte opereranno gli allievi dell'Isis Daverio-Casula varesino e degli istituti Geymonat e Marie Curiei di Tradate.
A Laveno Mombello, nel punto informativo comunale gestito dalla Strada dei Sapori delle Valli Varesine, ci saranno gli studenti dell'Istituto Stein di Gavirate e del Liceo Sereni di Luino.
A Luino le ragazze e i ragazzi dell'Isis Volonté saranno presenti sia nell'infopoint comunale sia in quello diffuso dove è attiva la collaborazione della Canottieri Luino.
A Sesto Calende ci saranno gli allievi dell'Istituto Gadda-Rosselli di Gallarate e quelli del Della Chiesa proprio di Sesto Calende.
A Porto Ceresio saranno impegnati alcuni studenti dell'Isis Valceresio di Bisuschio con altri loro compagni che opereranno nell'infopoint di Lavena Ponte Tresa.
Per il Basso Varesotto, infine, nel progetto è coinvolta Volandia, dove le informazioni saranno fornite dagli allievi dell'Istituto Tosi di Busto Arsizio e del Gadda-Rosselli di Gallarate.
FORMAZIONE
Prima di entrare in azione i Tourist Angels - con le loro magliette e i loro cappellini marchiati #DoYopuLake?e InLombardia - riceveranno una formazione incentrata su due temi: l'inquadramento turistico territoriale, con indicazioni anche in inglese fornite da guide locali, e lo sviluppo e la gestione della multicanalità sui social network, con il coinvolgimento di Explora, la Destination management organization di Regione Lombardia. 

Varese, scoperta sui tumori da virus

Premio internazionale a una ricerca condotta dall’équipe del professor Roberto Accolla nell’Università dell’Insubria

L’argomento è molto tecnico, ma di portata, per tutti, immediatamente percepibile. Nel campo della lotta ai tumori la scienza progredisce a passi da gigante e una recente scoperta di studiosi varesini aggiunge un altro mattone alla costruzione di un futuro pieno di risultati. A Varese l’Università dell’Insubria ha effettuato una ricerca che a Tokio, il 10 marzo 2017, ha riscosso il riconoscimento del 18° Congresso mondiale della International Retrovirology Association per il professor Roberto Accolla, ordinario di Patologia generale.
Il gruppo diretto da Accolla - e in particolare il dottorando di Medicina sperimentale e traslazionale Marco Baratella e la ricercatrice del laboratorio di Patologia generale e Immunologia Greta Forlani - ha dimostrato che la proteina virale HBZ è espressa specificamente nel citoplasma delle cellule dei pazienti con Paraparesi Spastica Tropicale, mentre non è espressa o si localizza in altre sedi in tutti gli altri soggetti infettati dal virus, inclusi i pazienti leucemici.
SCOPERTA
<Il riconoscimento - spiega Accolla - è stato attribuito per la nostra recente scoperta, pubblicata nella rivista scientifica PLoS NTD, riguardante l’espressione differenziale e la localizzazione subcellulare della proteina oncogenica HBZ del virus HTLV-1 in pazienti infetti. Il virus HTLV-1, il primo retrovirus oncogeno umano scoperto agli inizi degli anni ’80, ha infettato attualmente più di 20 milioni di persone al mondo ed è l’agente causale, nel 5-7% dei soggetti infettati, di una leucemia delle cellule linfocitarie T umane nell’adulto allo stato ancora intrattabile da un punto di vista clinico e letale in pochi mesi>.
Secondo il professor Accolla, <gli effetti dell’infezione da parte del retrovirus HTLV-1 si fanno sentire anche sul sistema nervoso producendo nel 4-5% dei soggetti infettati una sindrome infiammatoria cronica altamente debilitante, anch’essa dall’esito infausto, che prende il nome di Paraparesi Spastica Tropicale o TSP perché molto diffusa nelle regioni tropicali e nella regione subsahariana>.
RILEVANZA
Quale la portata della ricerca? <La scoperta – ha precisato Accolla - rappresenta la prima dimostrazione dell’esistenza di un marcatore a localizzazione definita nella malattia neurologica e permette quindi di formulare la diagnosi di Paraparesi Spastica Tropicale indotta da virus in maniera precisa e specifica>.
Non è tutto. <Il fatto di avere a disposizione questo criterio diagnostico molecolare e cellulare - continua la spiegazione - ci permetterà di comprendere meglio la patogenesi della malattia e di definire molto più precocemente l’evoluzione dell’infezione verso la sindrome neurologica invalidante, dandoci quindi la possibilità di approntare in un futuro prossimo mezzi terapeutici più appropriati per interrompere o ritardare in maniera significativa la malattia stessa>.

Turismo a Varese, estate 2016 meglio dell’effetto Expo

Rispetto al 2015 particolarmente positivo il turismo internazionale - Quasi 1 milione di arrivi nei soli primi nove mesi

Buone notizie dal fronte turistico tra i Sette Laghi nel 2016. Da gennaio a settembre gli arrivi hanno sfiorato quota un milione (994.955), 1,4% in più sul dato del medesimo periodo 2015, che incorporava l’effetto Expo. Lo rileva la Camera di Commercio di Varese dai dati provvisori sui flussi turistici (Osservatorio Flussi Turistici Provincia di Varese su dati Eupolis Lombardia–Istat).
Va subito aggiunto che, se i turisti esteri in provincia di Varese registrano un incremento del 5,9% (605.317, il 61% del totale), sono invece in diminuzione gli arrivi di italiani (-4,9%). «Quest’attenzione nei confronti della destinazione Varese anche nel dopo Expo – ha commentato il presidente della Camera di Commercio, Giuseppe Albertini – costituisce il miglior viatico verso quell’impegno di valorizzazione turistica che la legge regionale attribuisce proprio alle Camere di Commercio in sinergia con la stessa Regione e in collaborazione con gli altri enti locali».
FLUSSI INTERNI
Sostanzialmente invariate rispetto al 2015 appaiono le giornate di soggiorno nel 2016 (1.696.670 presenze). Le cifre, provvisorie e ancora incomplete, probabilmente saranno migliori a consuntivo chiuso.
Durante il trimestre estivo l’andamento è stato positivo, in particolare quello dei flussi interni alla Lombardia. Da luglio a settembre 2016 hanno visitato Varese oltre 61mila turisti provenienti dalle province lombarde, quasi 10mila in più rispetto al medesimo periodo 2015. La permanenza complessiva ha sfiorato le 130mila giornate, 32mila in più rispetto all’analogo periodo 2015.
REDDITIVITÀ ALBERGHIERA
«Il fatto che i numeri tengano anche a un anno dall’Esposizione Universale ci fa particolarmente piacere – ha affermato il presidente provinciale di Federalberghi Frederick Venturi – così come è positivo per il nostro territorio il costante recupero di Malpensa. Certo, per il mio settore alberghiero rimane il problema di una redditività che resta bassa. L’interesse per il territorio è però un elemento che ci aiuterà nel migliorare questo fattore, che è decisivo per l’efficienza operativa delle nostre strutture».
TARGET STRANIERO
Più gratificante invece il target straniero. Sempre nel trimestre estivo, in aumento si sono rivelati gli arrivi dai principali paesi esteri: Regno Unito (+38%), Germania (+12%), Belgio (8,4%), Paesi Bassi (7,5%). Fa eccezione la Cina con un calo del 40% delle presenze, probabilmente poiché nel 2015 questo dato era fortemente influenzato dagli arrivi per Expo. 

Varese, l’ultima dimora di Tutankhamon

Al Museo Castiglioni di Villa Toeplitz ricostruita in scala reale la tomba del “Faraone bambino” – La mostra aperta fino al 12 febbraio 2017
locandina

A Varese, dopo la mostra “Pashed, l’artista del faraone”, il Museo Castiglioni di Villa Toeplitz (viale Vico 46) ospita, fino al 12 febbraio 2017, la ricostruzione in scala reale della camera funeraria di Tutankhamon e la riproduzione della vita del popolo egizio di quell’epoca. L’esposizione “L’Egitto di Tutankhamon” è curata dall’etnologo, antropologo, archeologo e cineasta Angelo Castiglioni, che ha donato al Comune di Varese i reperti e gli oggetti recuperati nel corso di sessant'anni di ricerche nel continente africano.
Due gli aspetti in rilievo dell’antica civiltà: manufatti, arte plastica, strumenti di uso quotidiano e oggetti di popolazioni africane che hanno mantenuto, fino a pochi decenni fa, abitudini di vita, usanze e utensili rimasti inalterati nel corso dei millenni. La camera funeraria del giovane sovrano è stata ricostruita fin nei più piccoli dettagli con la collaborazione di egittologi, artigiani, architetti, fotografi, tecnici informatici e del colore.
Oltre all’omaggio a Tutankhamon, sono stati evidenziati gli usi, i costumi, i metodi di lavoro, gli attrezzi, gli strumenti che, sopravvissuti alla storia, sono stati raccolti dai fratelli Castiglioni nell’Africa nera degli anni ‘60, ‘70 e ‘80 e documentati in un filmato che mette a confronto il passato con il presente.
Completano il percorso il racconto del complesso rito funebre dell’Egitto faraonico, lo studio di Howard Carter, l’archeologo scopritore della tomba del “Faraone bambino”, e le fotografie d’epoca della storica scoperta nel 1922.
L’esposizione, organizzata dall’associazione culturale Conoscere Varese di Monvalle con il patrocinio della Fondazione Comunitaria del Varesotto Onlus, ha richiesto tre anni di studi e progetti e uno per la costruzione. Alla realizzazione hanno contribuito i professori Alessandro Roccati (Università di Torino e della Sapienza di Roma), Emanuele Ciampini (Università Ca’ Foscari di Venezia), Paola Zanovello (Università degli Studi di Padova). 

Varese, riapre il Museo Castiglioni

A Villa Toeplitz raccolti straordinari reperti e documentazioni sulle civiltà preistoriche e popolazioni africane, le miniere dell’oro e un misterioso minerale di origine celeste

Una “sala dei graffiti” molto più ampia e meglio illuminata. La “sala egizia” completamente ripensata e arricchita e la “sala Tuareg” radicalmente rimodernata. E poi un nuovo ingresso, il bookshop, una funzionale sala audiovisivi e altre novità esaltano l’attrattività del Museo Etnografico Castiglioni, che dal 20 giugno è stato riaperto a Villa Toeplitz (via G.B.Vico 46).
L’esposizione è stata profondamente rinnovata e ampliata grazie al contributo di Regione Lombardia, Comune di Varese e associazione Conoscere Varese, che da alcuni mesi ha avuto in gestione il museo. L’apparato didascalico e iconografico è stato aggiornarlo alla luce di recenti studi e testi e didascalie sono stati tradotti in inglese per facilitare la visita ai turisti stranieri. Un sito internet offre ora approfondite informazioni sui più importanti studi effettuati dai fratelli Castiglioni e, concepito con i più recenti criteri, è integrato coi principali social network e predisposto per divenire, nel prossimo futuro, la piattaforma per le visite guidate.

ORIGINE DEL MUSEO
Il museo, inserito nel sistema culturale “VareseMusei”, è nato dalla donazione di migliaia di reperti effettuata da Alfredo e Angelo Castiglioni al Comune di Varese.
Per sessanta anni i gemelli Castiglioni hanno condotto missioni di ricerca e documentazione etnologica e archeologica soprattutto in Africa. In questo lungo periodo hanno avvicinato numerosi gruppi etnici, tecnologicamente arretrati, come le popolazioni paleonegritiche del Nord Cameroun (Matakam, Mofou, Kapsiki ecc, e i Sombas dei monti Atakora del Togo), presso i quali soggiornarono a lungo nel lontano 1959, le popolazioni nilotiche dell’alto Nilo Bianco (Mundari, Dinka, Nuer, ecc) e le popolazioni di foresta (i pigmei del Gabon, gli Ewe’ e i Fon stanziati nell’area equatoriale del Golfo di Guinea).
Reperti e documentazioni foto-cinematografiche ormai irrepetibili permettono ai visitatori di immergersi in uno mondo lontano e scomparso.

AMBIENTI E “QUADRI” STRAORDINARI
Un affascinante unicum è la tenda tuareg, ricostruita con decine di pelli di capretto, sapientemente cucite e ammorbidite con grasso e dipinte di ocra rossa. Racchiude tutti gli oggetti della vita quotidiana di questo famoso e, in parte, ancora misterioso popolo del deserto, nonché i loro utensili, le loro armi, i giacigli, le sacche di pelle decorate, la gioielleria in argento.
Altro incanto suscitano i graffiti dei fiumi di pietra, “una straordinaria pinacoteca all’aperto di arte preistorica”. I graffiti rupestri dell’uadi Bergiug, in Libia, sono stati rintracciati negli alvei di antichi fiumi ora dissecati (“i fiumi di pietra”, per l’appunto) sulle cui pareti popolazioni preistoriche hanno lasciato tracce del loro passaggio e della loro attività.
Elefanti, rinoceronti, ippopotami, giraffe, antilopi, bovini e tutta la “grande fauna selvaggia” sono rappresentati in un ambiente desertico. Nel museo sono esposti 21 calchi di scene di caccia e trappole per la cattura di grandi animali. Si tratta di riproduzioni perfette degli originali - “quadri” unici che solo Varese possiede - ottenute dai fratelli utilizzando una apposita resina epossidica, messa a punto dalla Ciba.

LA CITTÀ DI BERENICE PANCRISIA
Il 12 febbraio 1989 l’équipe Castiglioni ritrovò la dimenticata città di Berenice Pancrisia, nel deserto nubiano sudanese, la città “tutta d’oro” menzionata da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia di cui si era persa l’ubicazione. Un ritrovamento che l’Accademico di Francia Jean Vercoutter annoverò «tra le grandi scoperte dell’archeologia».
I due ricercatori hanno documentato decine di insediamenti minerari abbandonati, compresi in uno spazio temporale dall’Egitto faraonico al periodo medievale arabo. Un mondo legato all’estrazione dell’oro dove erano ancora visibili i ruderi dei sommari ricoveri dei minatori e gli utensili litici (macine, pestelli. incudini) utilizzati per frantumare il quarzo aurifero e polverizzarlo poi con le macine a rotazione per ottenere una polvere sottile, «come farina» (ci informa Diodoro Siculo), che veniva successivamente lavata su piani inclinati per liberare le minute particelle d’oro. Un lavoro disumano che fece scrivere a Diodoro Siculo che «l’unica speranza dei condannati alle miniere era in una rapida morte1.
Nel museo troviamo alcune macine e gli altri semplici utensili litici necessari all’estrazione dell’oro. Per meglio comprendere l'asprezza del lavoro legato alla sua produzione, nel Museo sono esposti quaranta chili di quarzo aurifero dal quale, se venissero effettuate le fasi di frantumazione, polverizzazione, lavaggio della polvere, si otterrebbero giusto le pagliuzze d’oro messe in mostra.
La ricerca dei fratelli Castiglioni nel deserto nubiano si è protratta per qualche decennio e ha permesso di riscoprire le antiche piste dell’oro, della penetrazione militare egizia diretta alla conquista della Nubia e le più recenti piste dei pellegrini islamici attraverso il deserto diretti ai porti d’imbarco sul Mar Rosso.

LE MINIERE DI CLEOPATRA E LA MISTERIOSA SILICA GLASS
Accanto all’oro le ricerche del team Castiglioni hanno portato anche al ritrovamento delle antiche e dimenticate miniere di smeraldi, in Egitto, impropriamente chiamate le miniere di Cleopatra, e permesso di documentare le antiche zone di estrazione della selce che scheggiata in taglienti lamine veniva inserite in falci di legno (due “copie” si trovano nel Museo, opera di Gianni Moro di Oderzo), utensili agricoli ampiamente usati nell’Egitto faraonico per mietere i cereali.
A Villa Toeplitz sono esposti anche alcuni pezzi di Silica Glass, il misterioso minerale risalente a trenta milioni di anni fa che, sembra, sia stato prodotto da un corpo celeste. Un minerale conosciuto anche nell’Egitto faraonico e che troviamo inserito al centro di un pettorale di Tutankhamon, tagliato a forma di “keper” lo scarabeo stercorario simbolo di rinascita (che si riteneva fosse di calcedonio) e che recenti analisi hanno stabilito trattarsi di Silica Glass. 

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