Edizione n.19 di mercoledì 2 giugno 2020

Villa Toeplitz

Varese, l’ultima dimora di Tutankhamon

Al Museo Castiglioni di Villa Toeplitz ricostruita in scala reale la tomba del “Faraone bambino” – La mostra aperta fino al 12 febbraio 2017
locandina

A Varese, dopo la mostra “Pashed, l’artista del faraone”, il Museo Castiglioni di Villa Toeplitz (viale Vico 46) ospita, fino al 12 febbraio 2017, la ricostruzione in scala reale della camera funeraria di Tutankhamon e la riproduzione della vita del popolo egizio di quell’epoca. L’esposizione “L’Egitto di Tutankhamon” è curata dall’etnologo, antropologo, archeologo e cineasta Angelo Castiglioni, che ha donato al Comune di Varese i reperti e gli oggetti recuperati nel corso di sessant'anni di ricerche nel continente africano.
Due gli aspetti in rilievo dell’antica civiltà: manufatti, arte plastica, strumenti di uso quotidiano e oggetti di popolazioni africane che hanno mantenuto, fino a pochi decenni fa, abitudini di vita, usanze e utensili rimasti inalterati nel corso dei millenni. La camera funeraria del giovane sovrano è stata ricostruita fin nei più piccoli dettagli con la collaborazione di egittologi, artigiani, architetti, fotografi, tecnici informatici e del colore.
Oltre all’omaggio a Tutankhamon, sono stati evidenziati gli usi, i costumi, i metodi di lavoro, gli attrezzi, gli strumenti che, sopravvissuti alla storia, sono stati raccolti dai fratelli Castiglioni nell’Africa nera degli anni ‘60, ‘70 e ‘80 e documentati in un filmato che mette a confronto il passato con il presente.
Completano il percorso il racconto del complesso rito funebre dell’Egitto faraonico, lo studio di Howard Carter, l’archeologo scopritore della tomba del “Faraone bambino”, e le fotografie d’epoca della storica scoperta nel 1922.
L’esposizione, organizzata dall’associazione culturale Conoscere Varese di Monvalle con il patrocinio della Fondazione Comunitaria del Varesotto Onlus, ha richiesto tre anni di studi e progetti e uno per la costruzione. Alla realizzazione hanno contribuito i professori Alessandro Roccati (Università di Torino e della Sapienza di Roma), Emanuele Ciampini (Università Ca’ Foscari di Venezia), Paola Zanovello (Università degli Studi di Padova). 

Varese, nella “bottega” di Pashed, l'artista del faraone

Mostra sull'antico Egitto al Museo Castiglioni dal 3 ottobre 2015 al 14 febbraio 2016
PASHED_POSTER mostra

La camera funeraria di una delle tombe più belle e decorate della necropoli di Luxor. È stata ricostruita in scala naturale da Gianni Moro ed è il pezzo forte della mostra "Pashed, l'artista del faraone", aperta dal 3 ottobre 2015 fino al 14 febbraio 2016 nel Museo Castiglioni di Varese.
L'onnipresenza del giallo dorato all'interno della cripta è stata attribuita alla volontà di richiamare l'immagine del metallo, prezioso e imperituro, che avrebbe avuto il compito di garantire l'integrità e l'eternità alle mummie dei defunti. «Questa spettacolare opera – spiega Marco Castiglioni, curatore Museo - si propone di suscitare nei visitatori la stessa meraviglia che prova chi ha l'opportunità di ammirare in Egitto la vera tomba di Pashed».
Il percorso espositivo è arricchito da reperti provenienti da collezioni private e da numerose sezioni parietali di altre importanti tombe della Valle dei Nobili ricostruite fin nei minimi particolari con una tecnica innovativa. L'agricoltura e la viticoltura  sono anch'esse ben rappresentate e completate con la ricostruzione di un torchio per la vinificazione dell'epoca di Ramesse II. Inoltre la sala dedicata all'antica scrittura geroglifica sarà integrata da opere contemporanee di Luciano Dall'Acqua, che ha dedicato alla lunga stagione dell'arte egizia sculture in vetro unite a dipinti e incisioni.
VALLE DEI RE
L’esposizione arriva a Varese dopo il successo ottenuto in altri importanti musei e porterà il visitatore sulla sponda ovest del Nilo. In una valle vicino a Tebe (oggi Luxor), nel villaggio di Deir el-Medina, abitava una comunità artigiana che lavorò per volere dei faraoni del Nuovo Regno (1500-1050 a.C.) alla realizzazione delle tombe della Valle dei Re e della Valle delle Regine.
Il Museo Castiglioni sorge nella dépendance di Villa Toeplitz (viale Vico 46) ed è frutto della donazione di migliaia di reperti etnologici e archeologici fatta dai fratelli Alfredo e Angelo Castiglioni al Comune di Varese.
La mostra è stata sostenuta da Rotary Club Varese-Verbano, Associazione UNI3Varese, Fondazione Comunitaria del Varesotto Onlus e si avvale della consulenza di studiosi di primo piano nel campo dell'egittologia, come Alessandro Roccati (Accademia delle Scienze di Torino) ed Emanuele Ciampini (Ca' Foscari di Venezia), e archeologi come Paola Zanovello (Università di Padova). 

Sede e info: Dépendance Parco pubblico di Villa Toeplitz, viale Vico 45, Varese. Tel. 0332/1692429 o 33496877111. Orari: giovedì, venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 19; biglietti: intero 7 euro, ridotto 5, visite guidate 5.

Varese, riapre il Museo Castiglioni

A Villa Toeplitz raccolti straordinari reperti e documentazioni sulle civiltà preistoriche e popolazioni africane, le miniere dell’oro e un misterioso minerale di origine celeste

Una “sala dei graffiti” molto più ampia e meglio illuminata. La “sala egizia” completamente ripensata e arricchita e la “sala Tuareg” radicalmente rimodernata. E poi un nuovo ingresso, il bookshop, una funzionale sala audiovisivi e altre novità esaltano l’attrattività del Museo Etnografico Castiglioni, che dal 20 giugno è stato riaperto a Villa Toeplitz (via G.B.Vico 46).
L’esposizione è stata profondamente rinnovata e ampliata grazie al contributo di Regione Lombardia, Comune di Varese e associazione Conoscere Varese, che da alcuni mesi ha avuto in gestione il museo. L’apparato didascalico e iconografico è stato aggiornarlo alla luce di recenti studi e testi e didascalie sono stati tradotti in inglese per facilitare la visita ai turisti stranieri. Un sito internet offre ora approfondite informazioni sui più importanti studi effettuati dai fratelli Castiglioni e, concepito con i più recenti criteri, è integrato coi principali social network e predisposto per divenire, nel prossimo futuro, la piattaforma per le visite guidate.

ORIGINE DEL MUSEO
Il museo, inserito nel sistema culturale “VareseMusei”, è nato dalla donazione di migliaia di reperti effettuata da Alfredo e Angelo Castiglioni al Comune di Varese.
Per sessanta anni i gemelli Castiglioni hanno condotto missioni di ricerca e documentazione etnologica e archeologica soprattutto in Africa. In questo lungo periodo hanno avvicinato numerosi gruppi etnici, tecnologicamente arretrati, come le popolazioni paleonegritiche del Nord Cameroun (Matakam, Mofou, Kapsiki ecc, e i Sombas dei monti Atakora del Togo), presso i quali soggiornarono a lungo nel lontano 1959, le popolazioni nilotiche dell’alto Nilo Bianco (Mundari, Dinka, Nuer, ecc) e le popolazioni di foresta (i pigmei del Gabon, gli Ewe’ e i Fon stanziati nell’area equatoriale del Golfo di Guinea).
Reperti e documentazioni foto-cinematografiche ormai irrepetibili permettono ai visitatori di immergersi in uno mondo lontano e scomparso.

AMBIENTI E “QUADRI” STRAORDINARI
Un affascinante unicum è la tenda tuareg, ricostruita con decine di pelli di capretto, sapientemente cucite e ammorbidite con grasso e dipinte di ocra rossa. Racchiude tutti gli oggetti della vita quotidiana di questo famoso e, in parte, ancora misterioso popolo del deserto, nonché i loro utensili, le loro armi, i giacigli, le sacche di pelle decorate, la gioielleria in argento.
Altro incanto suscitano i graffiti dei fiumi di pietra, “una straordinaria pinacoteca all’aperto di arte preistorica”. I graffiti rupestri dell’uadi Bergiug, in Libia, sono stati rintracciati negli alvei di antichi fiumi ora dissecati (“i fiumi di pietra”, per l’appunto) sulle cui pareti popolazioni preistoriche hanno lasciato tracce del loro passaggio e della loro attività.
Elefanti, rinoceronti, ippopotami, giraffe, antilopi, bovini e tutta la “grande fauna selvaggia” sono rappresentati in un ambiente desertico. Nel museo sono esposti 21 calchi di scene di caccia e trappole per la cattura di grandi animali. Si tratta di riproduzioni perfette degli originali - “quadri” unici che solo Varese possiede - ottenute dai fratelli utilizzando una apposita resina epossidica, messa a punto dalla Ciba.

LA CITTÀ DI BERENICE PANCRISIA
Il 12 febbraio 1989 l’équipe Castiglioni ritrovò la dimenticata città di Berenice Pancrisia, nel deserto nubiano sudanese, la città “tutta d’oro” menzionata da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia di cui si era persa l’ubicazione. Un ritrovamento che l’Accademico di Francia Jean Vercoutter annoverò «tra le grandi scoperte dell’archeologia».
I due ricercatori hanno documentato decine di insediamenti minerari abbandonati, compresi in uno spazio temporale dall’Egitto faraonico al periodo medievale arabo. Un mondo legato all’estrazione dell’oro dove erano ancora visibili i ruderi dei sommari ricoveri dei minatori e gli utensili litici (macine, pestelli. incudini) utilizzati per frantumare il quarzo aurifero e polverizzarlo poi con le macine a rotazione per ottenere una polvere sottile, «come farina» (ci informa Diodoro Siculo), che veniva successivamente lavata su piani inclinati per liberare le minute particelle d’oro. Un lavoro disumano che fece scrivere a Diodoro Siculo che «l’unica speranza dei condannati alle miniere era in una rapida morte1.
Nel museo troviamo alcune macine e gli altri semplici utensili litici necessari all’estrazione dell’oro. Per meglio comprendere l'asprezza del lavoro legato alla sua produzione, nel Museo sono esposti quaranta chili di quarzo aurifero dal quale, se venissero effettuate le fasi di frantumazione, polverizzazione, lavaggio della polvere, si otterrebbero giusto le pagliuzze d’oro messe in mostra.
La ricerca dei fratelli Castiglioni nel deserto nubiano si è protratta per qualche decennio e ha permesso di riscoprire le antiche piste dell’oro, della penetrazione militare egizia diretta alla conquista della Nubia e le più recenti piste dei pellegrini islamici attraverso il deserto diretti ai porti d’imbarco sul Mar Rosso.

LE MINIERE DI CLEOPATRA E LA MISTERIOSA SILICA GLASS
Accanto all’oro le ricerche del team Castiglioni hanno portato anche al ritrovamento delle antiche e dimenticate miniere di smeraldi, in Egitto, impropriamente chiamate le miniere di Cleopatra, e permesso di documentare le antiche zone di estrazione della selce che scheggiata in taglienti lamine veniva inserite in falci di legno (due “copie” si trovano nel Museo, opera di Gianni Moro di Oderzo), utensili agricoli ampiamente usati nell’Egitto faraonico per mietere i cereali.
A Villa Toeplitz sono esposti anche alcuni pezzi di Silica Glass, il misterioso minerale risalente a trenta milioni di anni fa che, sembra, sia stato prodotto da un corpo celeste. Un minerale conosciuto anche nell’Egitto faraonico e che troviamo inserito al centro di un pettorale di Tutankhamon, tagliato a forma di “keper” lo scarabeo stercorario simbolo di rinascita (che si riteneva fosse di calcedonio) e che recenti analisi hanno stabilito trattarsi di Silica Glass. 

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