Edizione n.14 di mercoledì 22 aprile 2026
Cultura
Quando il “Vento divino” salvò il Giappone dall’invasione cinese
Nel 1281 l’Imperatore della Cina Kubilai Khan, nipote del più noto Gengis, tentò di invadere il Giappone, ma la gigantesca flotta di circa mille imbarcazioni e quarantamila uomini naufragò. Un improvviso e violentissimo tifone la fece affondare insieme ai sogni di conquista di Kubilai. I giapponesi considerarono provvidenziale la terribile tempesta e la ribattezzarono kamikaze, “Vento divino”.
Dopo sette secoli la maestosa flotta agli ordini di Kubilai Kahn è stata riportata alla luce nelle acque dell’isola di Takashima, regione del Kyushu, nel sud del Giappone.
UNO DEI DIECI GRANDI MISTERI DELL’ARCHEOLOGIA
Una spedizione archeologica, finanziata e sostenuta dal Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, ha svelato quello che era considerato uno dei dieci grandi misteri dell’archeologia. A dirigerla erano, per parte italiana, il suo ideatore Daniele Petrella, presidente dell’International Research Institute for Archaeology and Ethnology (Iriae), e, per parte giapponese, il presidente dell’Asian Research Institute for Underwater Archaeology (Ariua), Hayashida Kenz.
Il successo ha fatto acquisire, nel 2014, a Daniele Petrella e all’Iriae il Premio Rotondi “Salvatori dell’Arte” nel Mondo.
SETTE ANNI DI RICERCHE
Sull’impresa la Fondazione Luciana Matalon di Milano (Foro Buonaparte, 67) ha realizzato, in collaborazione con l’Iriae, la mostra “La flotta perduta di Kubilai Khan”. In 36 grandi fotografie dei giornalisti e fotografi Marco Merola e David Hogsholt si potranno vedere, dal 3 marzo all’1 aprile 2017, i momenti più suggestivi di scavo subacqueo, recupero dei materiali e vita della missione durante le ricerche.
Insieme alle stampe sarà presentato un filmato montato da Fabio Branno, Cinemax Studio. È un viaggio nel Giappone profondo, che mostra l'area della spedizione e, soprattutto, fa rivivere le emozioni degli archeologi nei sette anni di attività sul campo.
EVENTI COLLATERALI
All’esposizione saranno affiancati anche particolari approfondimenti.
Giovedì 9 marzo (ore 19) il giornalista e fotografo Marco Merola terrà una conferenza su "Live from Takashima. Mille e una storie dal Giappone profondo, inseguendo il mito di Kubilai".
Seguirà, giovedì 16 marzo (sempre ore 19), una conferenza di Daniele Petrella su "Kubilai e la sua armata, dal mito alla storia grazie agli archeologi italiani".
APERTURA
La mostra sarà aperta da martedì a domenica (ore 10–19); lunedì chiuso. Biglietti: intero, euro 3+euro 2 di tessera associativa Amici della Fondazione Luciana Matalon; ridotto, euro 1+euro 2 di tessera (over 65, disabili, bambini 7-12 anni, gruppi e scolaresche di minimo 15 persone); gratuito: under 6.
Info: Fondazione Luciana Matalon Foro Buonaparte 67, Milano (tel.+02.87.87.81; 02.45.47.08.85).
La tradizione letteraria lombarda da Porta a Gadda nell'estate di RSI Rete Due
Nelle domeniche estive e fino al 28 agosto, RSI Rete Due propone alle 15.35 la versione radiofonica di un ciclo di sei appuntamenti prodotti in collaborazione con l’Istituto di studi italiani dell’Università della Svizzera italiana.
Da Carlo Porta a Carlo Emilio Gadda, incontrando Carlo Dossi, Delio Tessa e Alessandro Manzoni. Questo il percorso di “Da Carlo a Carlo. La linea lombarda”, condotto tra maggio e settembre 2015 da Maria Grazia Rabiolo nello Studio 2 RSI di Besso. A comporlo sono stati letture (con le voci di Diego Gaffuri e Claudio Moneta), interventi musicali (curati dal chitarrista Claudio Farinone insieme ad altri strumentisti) e i commenti dei vari docenti universitari invitati: Guido Pedrojetta, Fabio Pusterla, Mauro Novelli, Paola Italia, Carlo Ossola e Gianmarco Gaspari.
Ora la rivisitazione del regista Claudio Laiso fa sì che l’intera serie sia disponibile in versione radiofonica. Gli ascoltatori possono così seguire un ideale viaggio tra le migliori pagine della tradizione letteraria lombarda ottocentesca e novecentesca.
Da Fraa Diodatt e On miracol di Porta a L’Altrieri e alla Vita di Alberto Pisani di Dossi, da Caporetto 1917 eVerginità calcistica di Tessa all’Adalgisa, alla Cognizione del dolore di Gadda, ai Promessi Sposi di Manzoni, le dieci trasmissioni ricordano inoltre uno studioso che a questi scrittori ha dedicato tutta la vita professionale, Dante Isella.
Info, http://www.rsi.ch/rete-due/speciali/da-carlo-a-carlo/
Velate di Varese, restaurata la pensilina del tram
A Velate di Varese, in via Adige 29, taglio del nastro sabato 5 novembre per la Pensilina del vecchio tram che portava alla Prima Cappella del Sacro Monte. La Delegazione FAI di Varese con la collaborazione del Centro Culturale di Velate ha curato il consolidamento conservativo e la messa in sicurezza della struttura insieme al recupero di una suggestiva traccia di un’epoca a rischio di oblio.
Il manufatto riparava dalle intemperie e dal sole i viaggiatori della rete tranviaria d’avanguardia che collegava Varese con i centri limitrofi Luino, Viggiù, Angera, Valcuvia, Ponte Tresa. L’esercizio della tramvia fu chiuso il 31 agosto 1953 e da allora la pensilina fu abbandonata.
Il manufatto di Velate è entrato di recente a far parte delle proprietà del FAI. Nel 2004 era risultato il bene più votato in provincia di Varese al secondo censimento nazionale de “I Luoghi del Cuore”.
LAVORI
È stato rifatto completamente il tetto riutilizzando le tegole nere marsigliesi. Le perline sono state risistemate esattamente come erano un tempo, con i riquadri originari e con estrema cura filologica, senza intervenire sui graffiti d’epoca che l’adornano e che ci restituiscono il sapore di storie passate.
Il pavimento a boccette bianche e rosa che era in buona parte crollato è stato totalmente ricostruito recuperando le boccette originali. Sono state inoltre ripristinate le vecchie panchine ed è stata inserita una fontanella per l'acqua.
8 Marzo: per non dimenticare
Sembra opportuno ricordare o far conoscere Elisabeth Cady Stanton (1815-1902), considerata la leader del primo movimento femminista statunitense, autrice della Dichiarazione dei Sentimenti, pronunciata ed approvata alla Convenzione sui Diritti delle Donne, passata alla storia come Convenzione di Seneca Falls (1848).
Sono sue queste parole, «Chi, vi chiedo, può prendere, osare prendere su di sé i diritti, i doveri, le responsabilità di un'altra anima umana?»
Parole che la storica Anna Rossi Doria, l'intellettuale più stimata ed influente nell'universo politico femminile negli anni '70-'90, recentemente scomparsa, volle stampate sulla copertina di uno dei suoi libri più noti “Le donne nella modernità”.
Come commento, a guisa di controcanto, riportiamo il contenuto di una poesia satirica sulle donne di Seneca Falls.
Si son fatte le idee di voler parlare di sé
e brandiscono la Bibbia e la penna.
Son salite sul rostro, quelle elfi-megere
e -orrendo- parlano agli uomini!
Senza sbiancare vengono davanti a noi
ad arringarci, dicono, a favore degli sciocchi.
La cultura delle nostre nonne consisteva un tempo
nello stender la tovaglia sulle loro tavole generose,
nel far girare la conocchia o lavare il pavimento
e nell'obbedire il volere dei loro Signori.
Adesso le signore possono ragionare, pensare e dibattere
tanto che l'obbedienza è fuori moda.
I nostri saggi hanno cercato invano di esorcizzare
i loro spiriti turbolenti:
è come avere a che fare con il mare che non ha catene
o come voler conquistare l'etere con la spada.
Come i diavoli di Milton si rialzano dopo ogni colpo
e con spirito invitto insultano il nemico...
Per ridere un po' ma anche per meditare...
Jolanda Leccese
della Società Italiana delle Letterate
Lugano, serata pubbica di RSI per il centenario della Rivoluzione Russa
Nel giro di pochi mesi, tra marzo e novembre 1917, la Russia passa dalla monarchia della dinastia Romanov al comunismo di stampo bolscevico. Quella che entrerà nella storia come la "Rivoluzione d'ottobre" muterà il volto del XX secolo. Movimenti rivoluzionari, governi post coloniali, potenze emergenti si richiameranno al modello sovietico. L'impero russo, che si estendeva dalla Siberia al Mar Nero, si trasformerà nell’impero sovietico, con le sue utopie, le sue tragedie, la sua lunga scia di morti.
Il modello egualitario, ma autocratico, porterà allo stalinismo, influenzando il corso degli avvenimenti: fa ancora discutere il legame tra la nascita dell'URSS e quella dei totalitarismi fascista e nazista. Sorta dalle macerie della prima guerra mondiale, la Rivoluzione Russa ha condizionato un'epoca e intere generazioni. Per lo meno fino al 1989, anno della caduta del Muro di Berlino, che anticipò lo scioglimento dell'URSS.
Durante la settimana speciale (dal 2 all’8 ottobre) dedicata al centenario della Rivoluzione d’Ottobre, Rete Due, in collaborazione con CORSI (Società cooperativa per la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana) organizza la serata pubblica La Rivoluzione Russa e il mondo contemporaneo. Nello studio 2 di RSI Lugano Besso, lunedì 25 settembre, alle 18, interverrà il professor Emilio Gentile. Tra i massimi studiosi della storia del XX secolo, Gentile discuterà con i giornalisti RSI Alessandro Bertellotti e Francesca Mandelli. L’incontro verrà poi diffuso nel programma di Rete Due Laser. I posti in sala sono limitati; prenotazioni all’indirizzo eventi@rsi.ch.
Laveno Mombello, progetti per l’ex Società Ceramica Italiana
A Cerro di Laveno Mombello (Varese), dal 18 giugno al 2 luglio 2017, saranno esposte a Palazzo Perabò le proposte di riqualificazione dello stabilimento ex Società Ceramica Italiana di Laveno Mombello, che fu progettato dall’architetto Piero Portaluppi fra il 1924 e il 1926. Gli elaborati sono opera del Laboratorio di progettazione dell’Architettura degli interni corso di laurea in Progettazione dell’Architettura | Scuola AUIC | Politecnico di Milano.
La mostra “Un Landmark per Laveno Mombello. Progetti per l’ex Società Ceramica Italiana” è promossa da Comune di Laveno Mombello, Dipartimento di Architettura e Studi Urbani (Dastu) del Politecnico di Milano, Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni (Auic) del Politecnico di Milano, Museo Internazionale Design Ceramico (MIDeC) di Cerro di Laveno Mombello, Interior Reuse Lab. Inaugurazione sabato 17 giugno alle ore 17.30.
PROPOSTE DI 40 STUDENTI
I progetti sono stati elaborati da quaranta studenti del Laboratorio di Progettazione dell’Architettura degli Interni “Interior Reuse Lab” (Scuola AUIC, Politecnico di Milano) diretto dalle professoresse Imma Forino e Francesca Rapisarda, con gli architetti Marcella Camponogara, Biagio Cofini, Jacopo Leveratto ed Eleonora Riccioni (Dastu).
Tre le ipotesi di recupero e riuso proposte per la palazzina uffici e gli edifici di ingresso e di servizio della fabbrica: 1) Creative Hub (per startup e coworking per giovani professionisti e fab lab per piccole produzioni ceramiche); 2) Cultural Basin (aperto a eventi culturali, congressuali ed espositivi); 3) Kid Learning Center (destinato al tempo libero e ad attività formative dei bambini nel doposcuola).
Spiega la Conservatrice del Midec, architetto Maria Grazia Spirito: «A partire da questi spunti e da quelli offerti dalla Municipalità, che da tempo prospetta un Museo del Sanitario, i giovani progettisti hanno sviluppato un programma funzionale per l’insieme portaluppiano, riprogettato gli interni degli edifici, gli arredi, i sistemi allestitivi, i servizi al pubblico e, al contempo, riqualificato l’area esterna nell’ottica di valorizzare un importante simbolo della città. Nel rispetto e nella valorizzazione delle strutture e delle decorazioni originari sono emersi nuovi habitat contemporanei, affinché lo straordinario complesso di Piero Portaluppi non sia abbandonato a una sorte fatale, ma ritorni a essere un espressivo landmark per Laveno Mombello».
APERTURA MOSTRA: 18 giugno-2 luglio 2017: martedì 10–12.30; da mercoledì a venerdì 10-12.30 e 14.30–17.30; sabato e domenica 10-12.30 e 15–18; chiuso il lunedì. INFO: 0332/625551.
Nel 500° dei fatti di Marignano, docu-fiction della tv svizzera sulla battaglia persa dai Confederati a sud di Milano
Al Castello Bolognini di Sant’Angelo Lodigiano (Lodi) si sono svolte nei primi giorni di marzo le riprese di una nuova docu-fiction televisiva. Occasione, il 500° della battaglia di Marignano.
Il lavoro è frutto di un progetto svizzero italiano di cui è autore e regista Ruben Rossello e è stato scelto nell’ambito di una produzione nazionale SRG SSR. Il programma, che vede nel cast Massimo Foschi (Gian Giacomo Trivulzio), Teco Celio (Rebucco), Susanna Marcomeni (la moglie di Trivulzio) e Aaron Hirz (Zwingli), verrà diffuso nel prossimo settembre da RSI, SRF e RTS.
La Battaglia di Marignano, persa dai Confederati nelle campagne a sud di Milano contro l’esercito di Francesco I re di Francia, costituisce un evento cruciale della storia svizzera e segna la fine dell’espansione a sud della Confederazione. Dopo essere stati padroni della Lombardia e di Milano nei tre anni precedenti, gli svizzeri si ritirarono verso nord. Il re di Francia concesse però alla Confederazione di mantenere il possesso di Locarno,
Lugano e Chiasso, da poco strappate al Ducato di Milano.
In Svizzera la Battaglia di Marignano è entrata nell’immaginario collettivo attraverso il grande affresco di Ferdinand Hodler La ritirata di Marignano. Il film della RSI proporrà invece la voce del vincitore di Marignano, il condottiere milanese Gian Giacomo Trivulzio, comandante dell’esercito francese, peraltro ben noto agli svizzeri, visto che era conte di Mesocco e signore della Mesolcina.
Tutta la materia è molto accattivante e l'approccio è stato reso possibile dal lavoro dello storico Marino Viganò che, nel 2013, ha pubblicato i diari di due testimoni – Giovan Antonio Rebucco e Giovan Giorgio Albriono - che accompagnarono Trivulzio durante i lunghi preparativi e nei due giorni della battaglia.
La fiction RSI rievocherà anche la vicenda di Huldrych Zwingli, il grande riformatore svizzero che partecipò alla battaglia di Marignano quale cappellano delle truppe glaronesi. Sceso in Lombardia quale patriota convinto, Zwingli rimase sconvolto per l’orrore dello scontro. Rientrato in Svizzera cominciò un processo di riflessione fino ad assumere posizioni molto critiche, venate di pacifismo, che coincisero con l’inizio del percorso che lo avrebbe portato alla Riforma.
Arona, è morto il principe Giberto Borromeo Arese
A Milano, lunedì 16 febbraio, si è spento per improvviso malore il principe Giberto VIII Borromeo Arese. Aveva 82 anni.
Discendente di una delle famiglie più antiche di Milano, quei conti di Arona che vantavano la concessione del titolo comitale nel 1441, annoverava tra i tanti personaggi della dinastia anche il cardinale Carlo Borromeo, che nel 1562 aveva rinunciato al titolo di principe di Oria per donare i denari del titolo ai poveri. Dal 1917 al primogenito fu riconosciuto il titolo di principe di Angera.
Se la storia ti scivola tra le dita
Abituato da ventiquattr’anni a sondare antiche carte per confermare date di nascita e morte dei più disparati personaggi - in special modo quelli che hanno arricchito da venti generazioni la nobile casata dei Borromeo - sono preso da un senso di smarrimento, ora che la storia la vivo al presente.
A Milano, nella mattinata di lunedì 16 febbraio, scompare all’improvviso, in un’ancor vigorosissima e dinamica età senile, il principe Giberto VIII Borromeo Arese (21 novembre 1932 - 16 febbraio 2015) “Principe d’Angera, Conte di Arona, Conte delle Degagne di San Maurizio, Conte di San Martino, Conte di Maccagno Imperiale, Signore di Omegna, Vigezzo, Vergante, Agrate, Palestro e Cannobio, Signore di Camairago, Guardasone e Laveno, Consignore della Pieve di Seveso, Patrizio Milanese e Grande di Spagna di prima classe”: una lunga serie di titoli e onori feudali per un uomo di gran signorilità, altrettanta semplicità di modi e affabilità; un nobile che sapeva coniugare alla moderna capacità manageriale (frequente nella odierna classe nobiliare milanese formatasi nel Quattrocento e affermatasi poi tra Sei e Ottocento) eleganti passioni: per le proprie isole del Golfo Borromeo, per le proprie barche (indimenticate le regate degli anni Ottanta di “Almagores”), e perfino la più domestica (e tutta italiana...) passione per una delle due squadre di calcio meneghine (che qui si tace, lasciando al lettore di indovinar quale sia).
A queste passioni il principe Giberto univa un’attenzione continua per la storia di famiglia; attenzione vivace, che lo portava a perdonare al proprio archivista intemperanze, noiose divagazioni, e facili entusiasmi per documenti ritrovati nel vasto archivio della casata; quest’attenzione ha permesso, nel corso degli anni, di scoprire comuni punti di vista (quali quelli relativi alla storia delle barche di servizio dei Borromeo a fine Ottocento: la bella lancia a vapore Isolabella 1896) e di far crescere sempre più la stima nei suoi confronti, e ora il rimpianto per la sua scomparsa.
In un fluire di generazioni che la storia della famiglia Borromeo registra senza sosta da secoli, il pur doloroso avvicendamento che dobbiamo vedere oggi tra il principe Giberto (che sin qui non ha mai mancato di sostenere l’opera appassionata di anni condotta dalla principessa Bona sua consorte) e il successore suo figlio, ora principe Vitaliano XI Borromeo Arese, innesta l’innovazione nella tradizione: il principe Vitaliano raccoglie e amministra oggi con taglio moderno, interventi di ampio respiro e grande portata non solo un importante nucleo museale privato, non solo una preziosa eredità culturale come poche in Italia, ma anche una casata nobile capace di guardare con rinnovata forza al futuro e con consapevolezza del proprio passato.
G.C.
In 25 serate su Rai5 “Dario Fo e Franca Rame. La nostra storia”
È iniziato lunedì 13 febbraio, su Rai5 (ore 21,15), il ciclo di documentari “Dario Fo e Franca Rame. La nostra storia”. I filmati ripercorrono in cinquanta minuti il mondo privato, professionale e politico dei due artisti lungo tappe fondamentali: le famiglie, l'infanzia, i luoghi del cuore, l'incontro, l'amore, il teatro, gli ideali. Un sodalizio lungo, profondo che si è riverberato sulla storia stessa della società italiana e il cui atto culminante, ma non conclusivo, è il Nobel per la Letteratura a Fo.
A tenere le fila della narrazione le parole di Jacopo Fo e Mauro Carbonoli e inserti da vari spettacoli: “Storia della tigre e altre storie” (1984), “Isabella, tre caravelle e un cacciaballe” (1982), “Fabulazzo osceno” (1986), “Mistero Buffo” (1986), “Sesso, grazie tanto per gradire” (1996). Venticinque gli appuntamenti durante il 2017.
Chiese di Luino, in corso il censimento del patrimonio storico e artistico
È tra i pochi lavori sinora avviati nell’intera provincia di Varese. Nel 2013-2015 ha interessato le chiese di Pino, Maccagno, Garabiolo, Veddasca, Curiglia con Monteviasco e Dumenza. Ora affronta le parrocchie di Luino, Colmegna, Creva, Motte e Voldomino, che hanno anche loro aderito al programma nazionale della Conferenza Episcopale Italiana (CEIOA).
È la catalogazione del patrimonio storico e artistico ecclesiastico, coordinata da Università Popolare di Luino e parrocchie di Luino, Colmegna, Creva, Motte e Voldomino. Le operazioni, condotte da Federico Crimi, Francesco Isabella e Maurizio Isabella, si concluderanno entro la fine della primavera 2017.
Il progetto si avvale del supporto scientifico dell’Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Milano ed è sostenuto da Comune di Luino e Comunità Montana Valli del Verbano con il sostegno di Fondazione del Varesotto e Fondazione Unione Banche Italiane per Varese/Ubi Bergamo.
PIANO DI LAVORO
Ed ecco come il parroco di Luino, don Sergio Zambenetti, e i tre incaricati del censimento hanno descritto il lavoro:
«Il piano prevede una catalogazione su supporto informatico dei beni di ogni singola parrocchia allo scopo di ottenere un complesso di dati che sia immediatamente condiviso dal Ministero per i beni e le attività culturali e dall’Arma dei Carabinieri; in parte, sarà accessibile anche al pubblico tramite un sito internet dedicato. Tale serbatoio di immagini e di informazioni consentirà maggiore sorveglianza e una più stretta tutela, ma anche di far conoscere ad ampia scala i risultati delle scoperte ottenute durante la campagna di rilievo.
La catalogazione in corso riguarda una varia tipologia di oggetti: dipinti, ex voto, statue, arredo liturgico (candelieri e i reliquiari), apparato per cerimonie e processioni (stendardi, ceroferari, mazze processionali), oreficeria (calici, ostensori, pissidi, navicelle, turiboli) e paramenti rituali (pianete, tuniche), altro arredo, sia ligneo (confessionali, pulpiti) sia in muratura rivestita di marmi preziosi».







