Edizione n.6 di mercoledì 19 febbraio 2020

Cultura

Milano, i tappeti persiani del Museo Poldi Pezzoli

Opera centrale della mostra, aperta fino al 18 settembre 2017, il tappeto “delle Tigri” del XVI secolo
Tappeto 'Delle Tigri'

Dal 24 giugno a Milano il Museo Poldi Pezzoli espone fino al 18 settembre 2017, con il patrocinio del Consolato Generale della Repubblica Islamica dell'Iran, la propria collezione di tappeti persiani. Opera centrale è lo straordinario tappeto Safavide del XVI secolo detto “delle Tigri”, solitamente conservato nei depositi del museo, presentato in dialogo con il famoso tappeto “di Caccia” della prima metà del XVI secolo.
Il manufatto, acquistato dallo stesso Gian Giacomo Poldi Pezzoli in un’asta privata nel 1855, fu prodotto circa 450 anni fa nell'Iran centrale, ed è uno dei rari esemplari, oggi in Italia, di tappeti creati per la corte reale di Shah Tahmasp, sovrano della dinastia persiana Safavide fra il 1525 e il 1576. Il tappeto è presentato in dialogo con il famoso tappeto “di Caccia” della prima metà del XVI secolo, sempre persiano, in deposito al Poldi Pezzoli dal 1923. A completamento dell’esposizione, un tappeto Herat e un tappeto Isfahan.
Per motivi conservativi i tappeti sono esposti a rotazione e per periodi limitati di tempo. La mostra è un’occasione per ammirare opere “nascoste” e approfondire la conoscenza dell’arte della tessitura dei tappeti.
Apertura museo: da mercoledì a lunedì, dalle 10 alle 18; chiuso il martedì. Ingresso: 10 euro; 7 euro ridotto.
Nella foto: tappeto detto “delle Tigri” - particolare Persia centrale, XVI secolo, © Milano, Museo Poldi Pezzoli. 

Cittiglio, laboratorio archeologico nella chiesa di San Biagio

Presentati dall’Università dell’Insubria i risultati dell’ultima campagna di scavi
Cittiglio, scavi

Altre dodici tombe in aggiunta alle quaranta già portate alla luce a partire dal 2006 e, per la prima volta, un vero e proprio Laboratorio di Antropologia fisica per studiare sul posto i ritrovamenti. Sono due novità degli ultimi scavi nella necropoli della chiesetta romanica di San Biagio a Cittiglio (Varese), condotti tra maggio e luglio 2017 da studenti e dottorandi dell’Università dell’Insubria e finanziati dalla Fondazione Comunitaria del Varesotto.
Studenti di medicina, in particolare tesisti in storia della medicina, tirocinanti di biologia e di scienze motorie - in particolare del corso di Antropologia fisica - e dottorandi in medicina clinica e sperimentale, alternandosi in piccoli gruppi, hanno esaminato e catalogato i reperti ossei sia di questa sia delle precedenti campagne di scavo. È tra l’altro emerso che alcune delle ultime sepolture appaiono riutilizzate nel tempo per successive inumazioni e pertanto resta ora da capire quanti individui vi siano stati sepolti.
TEAM DI STUDIOSI
Laboratorio e risultati degli scavi sono stati presentati martedì 11 luglio 2017 durante un sopralluogo al quale hanno preso parte il rettore Alberto Coen Porisini; il professor Giuseppe Armocida, docente di Storia della Medicina, il tecnico del Dipartimento di biotecnologie e scienze della vita Marta Licata, il funzionario della Soprintendenza per i Beni archeologici della Lombardia Sara Matilde Masseroli; l’ingegner Antonio Cellina per il Gruppo amici di San Biagio, gli archeologi Roberto Mella Pariani e Monica Motto di Archeo Studi di Bergamo.
INUMAZIONE A COPPO
Il sito di Cittiglio è ricco di reperti e gli scavi hanno portato alla luce, oltre agli scheletri, alcune monete e pochi altri oggetti di corredo. «Si tratta – ha dichiarato Marta Licata – di uno studio particolarmente interessante dal punto di vista antropologico proprio per il ritrovamento di numerosi infanti. Tra l’altro troviamo dei feti o neonati deposti secondo una modalità molto particolare: avvolti dentro un sudario e messi dentro un coppo, una tegola comune. Era, questa, una usanza tardo-romanica, utilizzata nelle aree cimiteriali lombarde e poi abbandonata in epoca tardo medievale, ma che viene riutilizzata in Canton Ticino e qui a Cittiglio nel 1500. Stiamo cercando di capire il perché di questa particolare modalità di inumazione, e se si possa parlare di un rituale locale».
ARCHEO-MISTERO
Perché tra l’VIII e il XVI secolo tanti bambini sono stati sepolti all’esterno e all’interno della chiesa romanica di San Biagio a Cittiglio? A questo “archeo-mistero” vuole dare una risposta il team di antropologi e archeologi.
La chiesetta di San Biagio domina le alture di Cittiglio ed è stata fondata intorno alla seconda metà dell’VIII secolo. Presumibilmente già da allora e fino al 1700 è stata luogo di sepolture, sia al suo interno sia all’esterno. Gli studiosi vogliono scoprire che cosa si celi nel suo suolo, indagando nell’area cimiteriale esterna all’abside medievale. Finora gli scavi hanno, in pochi anni, portato a galla numerosissimi reperti scheletrici di varie epoche storiche.

Varese, omaggio di Uninsubria ad Antonia Pozzi

Alla poeta milanese dedicate il 17 marzo musiche, sculture, visite guidate e documentari
Omaggio ad Antonia Pozzi

Componimenti al pianoforte del maestro Elliot Kingsley Kaye ispirati alle sue liriche. Calcografie, assemblages, sculture di Anny Ferrario raccolte nella mostra A cuore scalzo. Il film documentario Il cielo in me di Sabrina Bonaiti e Marco Ongania unitamente ad alcuni rarissimi filmati inediti della grande poeta. Visite guidate alla Biblioteca personale e all’Archivio cartaceo, fotografico e pittorico. Relazioni di Fabio Minazzi (Università degli Studi dell’Insubria), Ettore Brissa (già Università di Heidelberg), Stefania Barile, Marina Lazzari e Giulia Santi (Centro internazionale Insubrico).
Questa in breve, venerdì 17 marzo, la “Giornata studio dedicata alla poetessa Antonia Pozzi e la scuola di Milano alla luce del suo archivio”, organizzata dall’Università dell’Insubria a Varese con accesso libero e gratuito.
«La straordinaria figura di una donna, una grande poetessa, un’artista di vaglia e una grande fotografa come Antonia Pozzi consente non solo di penetrare nel cuore della “scuola di Milano” e la sua stessa funzione civile all’interno della storia italiana del Novecento, ma consente anche di avvicinare il mondo intellettuale, poetico, fotografico e filmico di una delle maggiori intellettuali del Novecento italiano» ha spiegato Minazzi.
FONDO POZZI
Il Centro Internazionale Insubrico “Carlo Cattaneo” e “Giulio Preti” dell’Università degli Studi dell’Insubria di Varese ha in sette anni di attività raccolto diversi archivi concernenti la “scuola di Milano”, formatasi negli anni Trenta del Novecento attorno al magistero del filosofo Antonio Banfi (1886–1957). In considerazione di tale fatto, la Congregazione delle Suore del Preziosissimo Sangue ha donato, nel 2015, manoscritti autografi, lettere, quaderni, fotografie e libri di Antonia Pozzi (Milano 1912-1938).
Il fondo Pozzi comprende tutti i manoscritti autografi, le lettere, i quaderni, la produzione fotografica, unitamente alla Biblioteca personale della poeta. Pozzi, infatti, non fu solo una grande poeta, ma anche una raffinata fotografa che intrecciò queste due passioni con l'amore per la montagna, la natura e gli uomini e i bambini colti nella quotidianità.
BIBLIOTECHE D’AUTORE E ARCHIVI
Il Centro Internazionale Insubrico dispone attualmente di 12 Biblioteche d’Autore (per un totale di circa 15.000 volumi) e di una ventina di Archivi, la maggior parte dei quali documentano proprio la storia della “scuola di Milano” nella quale si formarono studiosi, filosofi e poeti come Giulio Preti, Daria Menicanti, Vittorio Sereni e Aurelia Monti.
Oltre l’Archivio di Carlo Cattaneo (1801-1869), dall’esilio luganese alla sua morte, il Centro Insubrico conserva una serie di archivi concernenti la “scuola di Milano”. Vi sono riunite le carte dell’Archivio segreto di Antonio Banfi (dagli anni del soggiorno berlinese d’inizio secolo fino alla sua morte), unitamente al Fondo archivistico delle carte di un filosofo di levatura europea, il pavese Giulio Preti (1911-1972).
Presenti anche alcune carte inedite di altri allievi banfiani, come il poeta Vittorio Sereni (1913-1983), la poeta Daria Menicanti (1914-1995), Guido Morpurgo-Tagliabue (1907-1997), Giovanni Vailati (1863-1909). Inoltre vi è custodito anche l’archivio di filosofi viventi di fama internazionale come Evandro Agazzi, Carlo Sini e Fulvio Papi.
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Nella foto: da sinistra Minazzi, Lazzari, Ferrario, Kingsley Kaye, Barile e Santi e alle loro spalle l’Archivio di Antonia Pozzi. 

Castiglione Olona, “Città ideale” tra divulgazione e restauro

Al ciclo di lezioni del professore Andrea Spiriti seguirà la presentazione dei beni restaurati con donazioni di privati
Palazzo Branda, foto Musei civici Castiglione Olona

A Castiglione Olona (Varese) altro importante appuntamento per gli amanti dell’arte e dell’architettura. Dopo il ciclo di tre lezioni sul tema “Castiglione Olona–Città Ideale”, tenute da Andrea Spiriti, docente dell’Università degli studi dell’Insubria e conservatore onorario dei Musei Civici castiglionesi, il Palazzo del Cardinal Branda Castiglioni ospiterà nel pomeriggio di sabato 11 febbraio la presentazione dei beni recentemente restaurati grazie a libere donazioni dei privati.
Il sostegno dei privati è previsto dal decreto ministeriale ArtBonus e sta permettendo all’Amministrazione comunale di salvaguardare beni architettonici preziosi e particolari. Il patrimonio spazia dal Palazzo Branda Castiglioni al Museo Arte Plastica con gli affreschi del Palazzo che lo ospita, dalla Chiesa di Villa al complesso museale della Collegiata.
Le bellezze storiche e artistiche del borgo sono state al centro degli incontri del professore Spiriti. Gli operatori dei musei locali e le guide turistiche abilitate della provincia di Varese hanno avuto occasione di avere un aggiornamento globale anche alla luce delle bibliografie più recenti. Le lezioni hanno ripercorso per tappe il pensiero umanista del Cardinal Branda Castiglioni, che nel 1421 intraprese l’ambizioso percorso di trasformare un piccolo borgo nella prima “Città Ideale italiana” per concezione urbanistica, artistica e religiosa.

Oropa (Biella), immagini e documenti sui profughi della Grande Guerra

La mostra aperta al Santuario fino al 26 febbraio
Dalla mostra “Qui siete amati e prediletti”

A Oropa (Biella), domenica 8 gennaio, è stata inaugurata la mostra “Qui siete amati e prediletti”, dedicata ai profughi della Prima Guerra Mondiale ospitati nel locale santuario. Documenti e immagini ripercorrono l’arrivo, già dalla fine di giugno del 1915, di centinaia di profughi in fuga dalle zone di combattimento in Trentino Alto Adige, Gorizia, Veneto e Pola.
La ricerca è stata svolta dal curatore Danilo Craveia attraverso L’Eco del Santuario di Oropa e l’archivio storico. La mostra, come osservano gli organizzatori, é «un'occasione per riflettere sull'attualità e sul ruolo di "rifugio" svolto nei secoli dal Santuario di Oropa». Apertura tutti i giorni (dalle 10 alle 17) nelle sale della dottrina del Santuario fino al 26 febbraio.

Monumento di Garibaldi, restauro terminato

la statua durante il rstauro

Giovedì 19 novembre, alle ore 10.30, il monumento di Garibaldi sarà liberato dalle impalcature e offrirà alla cittadinanza l’immagine restituita alla originaria fattura del 1867. Il termine del restauro, curato dalla ditta veronese Restauro Lapideo di Nicola Gelio, sarà festeggiato dall'amministrazione comunale e dalle forze armate.
Il monumento ricorda la battaglia di Luino del 15 agosto del 1848 e fu dedicato all’Eroe dei Due Mondi (1807-1882) quand’era ancora in vita. «E' un simbolo – ha dichiarato il sindaco Andrea Pellicini - della storia nazionale e ricorda i sacrifici e la volontà del popolo lombardo di sottrarsi al giogo austriaco. Siamo consapevoli dell'importanza di conservare la memoria del contributo che i fatti  di Luino diedero al Risorgimento italiano». 

Quando il “Vento divino” salvò il Giappone dall’invasione cinese

A Milano, dal 3 marzo all’1 aprile 2017, mostra fotografica sulla spedizione archeologica che ha riportato alla luce la flotta perduta dell’imperatore cinese Kubilai Khan, nipote di Gengis
“La flotta perduta di Kubilai Khan”

Nel 1281 l’Imperatore della Cina Kubilai Khan, nipote del più noto Gengis, tentò di invadere il Giappone, ma la gigantesca flotta di circa mille imbarcazioni e quarantamila uomini naufragò. Un improvviso e violentissimo tifone la fece affondare insieme ai sogni di conquista di Kubilai. I giapponesi considerarono provvidenziale la terribile tempesta e la ribattezzarono kamikaze, “Vento divino”.
Dopo sette secoli la maestosa flotta agli ordini di Kubilai Kahn è stata riportata alla luce nelle acque dell’isola di Takashima, regione del Kyushu, nel sud del Giappone.
UNO DEI DIECI GRANDI MISTERI DELL’ARCHEOLOGIA
Una spedizione archeologica, finanziata e sostenuta dal Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, ha svelato quello che era considerato uno dei dieci grandi misteri dell’archeologia. A dirigerla erano, per parte italiana, il suo ideatore Daniele Petrella, presidente dell’International Research Institute for Archaeology and Ethnology (Iriae), e, per parte giapponese, il presidente dell’Asian Research Institute for Underwater Archaeology (Ariua), Hayashida Kenz.
Il successo ha fatto acquisire, nel 2014, a Daniele Petrella e all’Iriae il Premio Rotondi “Salvatori dell’Arte” nel Mondo.
SETTE ANNI DI RICERCHE
Sull’impresa la Fondazione Luciana Matalon di Milano (Foro Buonaparte, 67) ha realizzato, in collaborazione con l’Iriae, la mostra “La flotta perduta di Kubilai Khan”. In 36 grandi fotografie dei giornalisti e fotografi Marco Merola e David Hogsholt si potranno vedere, dal 3 marzo all’1 aprile 2017, i momenti più suggestivi di scavo subacqueo, recupero dei materiali e vita della missione durante le ricerche.
Insieme alle stampe sarà presentato un filmato montato da Fabio Branno, Cinemax Studio. È un viaggio nel Giappone profondo, che mostra l'area della spedizione e, soprattutto, fa rivivere le emozioni degli archeologi nei sette anni di attività sul campo.
EVENTI COLLATERALI
All’esposizione saranno affiancati anche particolari approfondimenti.
Giovedì 9 marzo (ore 19) il giornalista e fotografo Marco Merola terrà una conferenza su "Live from Takashima. Mille e una storie dal Giappone profondo, inseguendo il mito di Kubilai".
Seguirà, giovedì 16 marzo (sempre ore 19), una conferenza di Daniele Petrella su "Kubilai e la sua armata, dal mito alla storia grazie agli archeologi italiani".
APERTURA
La mostra sarà aperta da martedì a domenica (ore 10–19); lunedì chiuso. Biglietti: intero, euro 3+euro 2 di tessera associativa Amici della Fondazione Luciana Matalon; ridotto, euro 1+euro 2 di tessera (over 65, disabili, bambini 7-12 anni, gruppi e scolaresche di minimo 15 persone); gratuito: under 6.
Info: Fondazione Luciana Matalon Foro Buonaparte 67, Milano (tel.+02.87.87.81; 02.45.47.08.85). 

La tradizione letteraria lombarda da Porta a Gadda nell'estate di RSI Rete Due

Nelle domeniche estive e fino al 28 agosto, RSI Rete Due propone alle 15.35 la versione radiofonica di un ciclo di sei appuntamenti prodotti in collaborazione con l’Istituto di studi italiani dell’Università della Svizzera italiana.
Da Carlo Porta a Carlo Emilio Gadda, incontrando Carlo Dossi, Delio Tessa e Alessandro Manzoni. Questo il percorso di “Da Carlo a Carlo. La linea lombarda”, condotto tra maggio e settembre 2015 da Maria Grazia Rabiolo nello Studio 2 RSI di Besso. A comporlo sono stati letture (con le voci di Diego Gaffuri e Claudio Moneta), interventi musicali (curati dal chitarrista Claudio Farinone insieme ad altri strumentisti) e i commenti dei vari docenti universitari invitati: Guido Pedrojetta, Fabio Pusterla, Mauro Novelli, Paola Italia, Carlo Ossola e Gianmarco Gaspari.
Ora la rivisitazione del regista Claudio Laiso fa sì che l’intera serie sia disponibile in versione radiofonica. Gli ascoltatori possono così seguire un ideale viaggio tra le migliori pagine della tradizione letteraria lombarda ottocentesca e novecentesca.
Da Fraa Diodatt e On miracol di Porta a L’Altrieri e alla Vita di Alberto Pisani di Dossi, da Caporetto 1917 eVerginità calcistica di Tessa all’Adalgisa, alla Cognizione del dolore di Gadda, ai Promessi Sposi di Manzoni, le dieci trasmissioni ricordano inoltre uno studioso che a questi scrittori ha dedicato tutta la vita professionale, Dante Isella.
Info, http://www.rsi.ch/rete-due/speciali/da-carlo-a-carlo/  

Valganna, in cammino sulla Via Francisca del Lucomagno

Sabato 30 aprile la camminata partirà dal Maglio di Ghirla e si concluderà alla Badia con la presentazione del progetto
lago Costanza, verso Friedrichshafen, statua di Imperia, gjr

A Valganna (Varese), sabato 30 aprile, le associazioni Amici della Badia di Ganna e l’Association internationale Via Francigena organizzano una camminata (gratuita) lungo un tratto della Via Francisca del Lucomagno “Costanza-Coira-Lucomagno-Agno-Varese-Pavia”. La partenza è fissata al Maglio di Ghirla (ore 9.45) con arrivo alla Badia di San Gemolo di Ganna, una delle tappe fondamentali del percorso, dove sarà presentato (ore 11.30) il progetto della “Via Francisca del Lucomagno-Dagli antichi cammini nuove opportunità per i territori”.
Il rilancio della Via Francisca è sostenuto da Regione Lombardia e Provincia di Varese in collaborazione con Comunità Montana del Piambello, Parco Regionale Campo dei Fiori e i comuni di Cadegliano Viconago, Cugliate Fabiasco, Cunardo, Marchirolo, Lavena Ponte Tresa e Valganna.
Per partecipare all'escursione e/o al convegno, è consigliata l’iscrizione entro giovedì 28 aprile (ore 18) mediante mail all’indirizzo comunicazione@provincia.va.it. (Info: www.provincia.va.it; tel. 0332/252.415). In caso di maltempo, la camminata sarà annullata, ma sarà confermata la conferenza alla Badia.

PROGETTO E RELATORI
La conferenza nella Badia di San Gemolo sarà introdotta dal presidente della Provincia di Varese, Gunnar Vincenzi, e condotta da Marco Giovannelli. Interverranno:
*Mauro Visconti (UTR Insubria), ”La proposta de La Via Francisca del Lucomagno nel panorama regionale”;
*Ferruccio Maruca (UTR Insubria) e Donatella Ballerini (Provincia di Varese), ”Presentazione del progetto”;
*Timo Cadlolo (TicinoTurismo): “≠hike Ticino-Una nuova strategia per la valorizzazione degli itinerari escursionistici del Cantone”;
*Adelaide Trezzini (Ass. Internationale Via Francigena), “La rinascita del pellegrinaggio romeo”;
*Luigi Pilastro (Ass. Amici Badia di Ganna), “Note storiche: il ruolo della badia di Ganna sul percorso”;
*Carlo Cattaneo (Collegiata di Agno), ”La Pieve di Agno”.

LE ANTICHE VIE ROMEE DA CANTERBURY (‘FRANCIGENA’) E DA COSTANZA (‘FRANCISCA’)
La genesi della Via Francisca del Lucomagno è stata illustrata, mercoledì 20 aprile, a Lavena-Ponte Tresa da Adelaide Trezzini, presidente dell’Association Internationale Via Francigena (AIVF). Occasione, la presentazione della conferenza sul progetto “Via Francisca del Lucomagno”, in programma il 30 aprile a Ganna.
L’AIVF - ha spiegato Adelaide Trezzini – è un’associazione privata nata nel 1997 a Martigny (Svizzera) che ha fatto rivivere in Svizzera, Francia e Inghilterra la Via Francigena, un percorso da Roma a Canterbury compiuto nel 990 dall’arcivescovo Sigerico, autore del più antico diario di viaggio di un pellegrino anglosassone.«Da 15 anni l’associazione si impegna, da pioniera, ad individuare e fare rinascere le storiche Vie Francigene (varianti rispetto al percorso ufficiale del 2008-2009 del MiBAC), come quella di Abbadia S.Salvatore (Siena), quella romana di Ivrea-Santhià sud del lago di Viverone, quella romana-medievale da Sarzana a Pietrasanta in Italia, ma anche in Svizzera e Francia».

390 CHILOMETRI DA COSTANZA A PONTE TRESA
Il successo della Via Francigena di Sigerico con migliaia di pellegrini - ha ricordato Trezzini - ha solo negli ultimi anni suscitato l’attenzione dell’AIVF sull’assenza di itinerari che collegassero il mondo germanico direttamente a Pavia, antica capitale longobarda. «Partendo da Costanza, meta di numerosi concili, la via tocca San Gallo (monastero fondato da san Colombano, morto a Bobbio nel 615) e Disentis (monastero benedettino dall’VIII sec.), istituzioni fondamentali per la storia e la creazione dell’Europa di oggi».
Nel lontano passato lo storico asse internazionale Germania-Roma ebbe per imperatori, papi, mercanti, soldatesche e pellegrini un interesse dimostrato dai numeri e valido, a giudizio di Trezzini, anche per i singoli pellegrini di oggi. «Tutto l’itinerario Costanza–Ponte Tresa di 390 chilometri, più il tratto italiano di circa 120 chilometri, rappresentano 510 km fino a Pavia, cui si aggiungono i 690 km sino a Roma, arrivando a un totale di 1.200 km dal lago di Costanza». 

Velate di Varese, restaurata la pensilina del tram

L’intervento sostenuto da FAI di Varese e Centro Culturale di Velate
dalla locandina del Fondo Ambiente Italiano
Pensilina del Tram di Velate Foto Laura Rampoldi  2016

A Velate di Varese, in via Adige 29, taglio del nastro sabato 5 novembre per la Pensilina del vecchio tram che portava alla Prima Cappella del Sacro Monte. La Delegazione FAI di Varese con la collaborazione del Centro Culturale di Velate ha curato il consolidamento conservativo e la messa in sicurezza della struttura insieme al recupero di una suggestiva traccia di un’epoca a rischio di oblio.
Il manufatto riparava dalle intemperie e dal sole i viaggiatori della rete tranviaria d’avanguardia che collegava Varese con i centri limitrofi Luino, Viggiù, Angera, Valcuvia, Ponte Tresa. L’esercizio della tramvia fu chiuso il 31 agosto 1953 e da allora la pensilina fu abbandonata.
Il manufatto di Velate è entrato di recente a far parte delle proprietà del FAI. Nel 2004 era risultato il bene più votato in provincia di Varese al secondo censimento nazionale de “I Luoghi del Cuore”.
LAVORI
È stato rifatto completamente il tetto riutilizzando le tegole nere marsigliesi. Le perline sono state risistemate esattamente come erano un tempo, con i riquadri originari e con estrema cura filologica, senza intervenire sui graffiti d’epoca che l’adornano e che ci restituiscono il sapore di storie passate.
Il pavimento a boccette bianche e rosa che era in buona parte crollato è stato totalmente ricostruito recuperando le boccette originali. Sono state inoltre ripristinate le vecchie panchine ed è stata inserita una fontanella per l'acqua.