Edizione n.7 di mercoledì 26 febbraio 2020

Lago Maggiore

Arona, è morto il principe Giberto Borromeo Arese

Si è spento a Milano per improvviso malore
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A Milano, lunedì 16 febbraio, si è spento per improvviso malore il principe Giberto VIII Borromeo Arese. Aveva 82 anni.
Discendente di una delle famiglie più antiche di Milano, quei conti di Arona che vantavano la concessione del titolo comitale nel 1441, annoverava tra i tanti personaggi della dinastia anche il cardinale Carlo Borromeo, che nel 1562 aveva rinunciato al titolo di principe di Oria per donare i denari del titolo ai poveri. Dal 1917 al primogenito fu riconosciuto il titolo di principe di Angera.

Se la storia ti scivola tra le dita

Abituato da ventiquattr’anni a sondare antiche carte per confermare date di nascita e morte dei più disparati personaggi - in special modo quelli che hanno arricchito da venti generazioni la nobile casata dei Borromeo - sono preso da un senso di smarrimento, ora che la storia la vivo al presente.
A Milano, nella mattinata di lunedì 16 febbraio, scompare all’improvviso, in un’ancor vigorosissima e dinamica età senile, il principe Giberto VIII Borromeo Arese (21 novembre 1932 - 16 febbraio 2015) “Principe d’Angera, Conte di Arona, Conte delle Degagne di San Maurizio, Conte di San Martino, Conte di Maccagno Imperiale, Signore di Omegna, Vigezzo, Vergante, Agrate, Palestro e Cannobio, Signore di Camairago, Guardasone e Laveno, Consignore della Pieve di Seveso, Patrizio Milanese e Grande di Spagna di prima classe”: una lunga serie di titoli e onori feudali per un uomo di gran signorilità, altrettanta semplicità di modi e affabilità; un nobile che sapeva coniugare alla moderna capacità manageriale (frequente nella odierna classe nobiliare milanese formatasi nel Quattrocento e affermatasi poi tra Sei e Ottocento) eleganti passioni: per le proprie isole del Golfo Borromeo, per le proprie barche (indimenticate le regate degli anni Ottanta di “Almagores”), e perfino la più domestica (e tutta italiana...) passione per una delle due squadre di calcio meneghine (che qui si tace, lasciando al lettore di indovinar quale sia).
A queste passioni il principe Giberto univa un’attenzione continua per la storia di famiglia; attenzione vivace, che lo portava a perdonare al proprio archivista intemperanze, noiose divagazioni, e facili entusiasmi per documenti ritrovati nel vasto archivio della casata; quest’attenzione ha permesso, nel corso degli anni, di scoprire comuni punti di vista (quali quelli relativi alla storia delle barche di servizio dei Borromeo a fine Ottocento: la bella lancia a vapore
Isolabella 1896) e di far crescere sempre più la stima nei suoi confronti, e ora il rimpianto per la sua scomparsa.
In un fluire di generazioni che la storia della famiglia Borromeo registra senza sosta da secoli, il pur doloroso avvicendamento che dobbiamo vedere oggi tra il principe Giberto (che sin qui non ha mai mancato di sostenere l’opera appassionata di anni condotta dalla principessa Bona sua consorte) e il successore suo figlio, ora principe Vitaliano XI Borromeo Arese, innesta l’innovazione nella tradizione: il principe Vitaliano raccoglie e amministra oggi con taglio moderno, interventi di ampio respiro e grande portata non solo un importante nucleo museale privato, non solo una preziosa eredità culturale come poche in Italia, ma anche una casata nobile capace di guardare con rinnovata forza al futuro e con consapevolezza del proprio passato.
G.C.

Curiglia, una lapide e un tuffo nel Rinascimento

Nella chiesa di S. Vittore un’antica iscrizione richiama personaggi e vicende della storia nazionale
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Curiglia ha da poco celebrato la festa patronale di S. Vittore con una tradizionale cerimonia in cui si mescola la devozione al martire africano con quella della Madonna, trasportata processionalmente per le vie del paese dopo la messa solenne del mattino. Fu il vescovo di Laudicea, Francesco Ladino, suffraganeo dell’arcivescovo di Milano, a consacrare, il 25 aprile 1526, la chiesa parrocchiale di S. Vittore di Curiglia. Lo attesta un’antica lapide murata all’interno della chiesa stessa.
VESCOVI SUFFRAGANEI…
Come in tutto l’Occidente cristiano, anche nelle diocesi di Milano e di Como si verificò il fenomeno dei vescovi suffraganei, cioè titolari di una delle tante diocesi rimaste solo sulla carta ed elevati alla dignità episcopale in soprannumero. Nessun vescovo suffraganeo aveva incarichi di governo. Riceveva deleghe di volta in volta per la consacrazione di chiese o per altre funzioni dal vicario generale, che di solito era un esperto giurista ed amministratore, cui spesso non erano stati neppure conferiti gli ordini maggiori.
Solo con l’avvento di S. Carlo la situazione mutò radicalmente. Nel caso specifico l’arcivescovo era Ippolito d’Este, figlio del duca  Alfonso I e di Lucrezia Borgia, nipote del cardinale Ippolito I d'Este. Suo nonno materno era il papa Alessandro VI.
…E ARCIVESCOVI MONDANI
Ippolito era però in tutt’altre faccende affaccendato. E ne aveva ben donde.
A soli dieci anni, in fretta e furia, infatti, fu cresimato e gli vennero conferiti gli ordini minori, perché lo zio, cardinale Ippolito d'Este, da cui aveva ripreso il nome, aveva deciso di cedergli l'arcivescovato di Milano. Un vestito che gli andava stretto, ma che non gli impedì sin da giovane di condurre una vita gaudente e licenziosa. Ebbe, infatti, relazioni amorose con donne dalla non brillante reputazione e si diede a feste di ogni tipo, senza badare allo sfarzo e alle spese. Assetato di potere qual era, si cimentò in difficili missioni diplomatiche, per ottenere il cardinalato, ricchi appannaggi di diocesi e abbazie e, in prospettiva, l’elezione al soglio pontificio.
A onor del vero però Ippolito fu anche un mecenate, amante dell'arte e, in particolare, dell'archeologia. Nel 1537 ospitò alla sua corte Benvenuto Cellini, che avrebbe goduto della sua protezione per diversi anni. Giovanni Pierluigi da Palestrina inoltre entrò al suo servizio dal 1567 al 1571, per organizzare le esecuzioni musicali estive a villa d'Este.
Durante la sua vita si impegnò indefessamente nella costruzione, nel rinnovo e nel restauro di molte bellezze della città d'origine e di quella d'elezione, Roma. E non è poco. Il suo nome è legato soprattutto alla costruzione della meravigliosa Villa d'Este di Tivoli.
MORALE PUBBLICA E VITA PRIVATA
Un personaggio che, al di là della corruzione e della mancanza di scrupoli, fu costantemente percorso da un anelito verso il bello e il sublime, dalla ricerca di qualcosa che potesse appagarlo più profondamente. Una vita al di fuori degli schemi tradizionali, nel contesto di una società che imponeva ai deboli e agli sprovveduti una morale ipocrita e formalmente perbenista, sistematicamente disattesa dai potenti.
Per fortuna c’era il lavacro delle sante indulgenze ad evitare un’interminabile espiazione tra le fiamme del purgatorio e il nostro buon Ladino, in quel lontano 1526, bontà sua, ne concesse parecchie anche ai curigliesi, gente laboriosa ed onesta che forse non ne aveva neppure tanto bisogno.
INDULGENZE PER I CURIGLIESI
A coloro che, genuflessi davanti all’altare, avessero recitato un Pater e un’Ave Maria ogni domenica o nelle festività di precetto, quali il Natale, la Circoncisione, l’Epifania, la Resurrezione, la Pentecoste e il Corpus Domini, nonché in tutte le feste dedicate alla Santissima Beata Vergine Maria, ai Santi Apostoli Evangelisti, ai quattro dottori della Chiesa, Agostino, Ambrogio, Gregorio e Gerolamo, a S. Giovanni Battista e a Santa Maria Maddalena, a S. Stefano, S. Lorenzo, S. Martino, S. Nicolao, e in ogni giorno di Quaresima, ottanta giorni.
Quindici giorni di indulgenza inoltre a coloro che, in occasione dell’annuale festa della dedicazione, avessero visitato gli altari dei S. Rocco e Vittore. Altri ottanta giorni erano infine accordati ai benefattori che avessero provveduto ai bisogni della chiesa e del sacerdote. Il riferimento ai santi Rocco e Vittore sembra forse voler alludere ad una doppia dedicazione, attualmente scomparsa?
Emilio Rossi 

Francesco Branca, spirito "parigino" in riva al Verbano

Conferenza di Alessadro Franzetti sull'editore e imprenditore luinese
Francesco Branca

(s.f.) Un incontro con la storia delle nostre valli molto importante per chi voglia meglio conoscere le nostre radici si terrà giovedì 2 maggio nel salone dell’Ubi Banca a Luino. Il consigliere comunale Alessandro Franzetti alle ore 14.30 presenterà un estratto della sua tesi di laurea Francesco Branca e “Il Corriere del Verbano” tra l’ottocento e il novecento.
«Lo scopo del mio lavoro di tesi è stato quello di valorizzare e di far conoscere un personaggio eclettico e dalla operosità tipicamente lombarda che è stato Francesco Branca» commenta Franzetti. «Egli ha avuto il merito, oltre che di essere un imprenditore generoso, di fondare nel 1879 Il Corriere del Verbano, testata pluricentenaria che permane tuttora».
Imprenditore illuminato, Francesco Branca riuscì con il suo impegno costante e la sua geniale quotidianità a potenziare e concertare l’attività delle vallate luinesi, mettendo azioni forti che favorirono l’economia e l’editoria locale. Branca, grazie anche ad un’esperienza a Le Figaro di Parigi, ritenne necessario fondare un settimanale che promuovesse «gli interessi di questa parte d’Italia Superiore, priva finora dei beneficii di comunicazione ferroviaria, e pressoché fuori del Consorzio del Regno, ed a provvedere alle molte necessità locali» (Corriere del Verbano, 8 gennaio 1879-primo numero). Nacque così Il Corriere del Verbano, dove Branca concesse grande spazio anche alla cultura, in particolare pubblicando novelle a puntate nell’”Appendice del Corriere”, una serie di romanzi molto in voga in quegli anni.
ALBERGHI, STRADE, FERROVIE
Tra le imprese più eclatanti, Francesco Branca aveva attivato una cordata di imprenditori e di professionisti per la costruzione di un albergo alpino al Lago Delio, aperto nei mesi estivi per gli amanti della montagna, sull’esempio di analoghe strutture funzionanti nella vicina Confederazione Elvetica (da cui la famiglia proveniva). Un’ambiziosa iniziativa per valorizzare uno degli angoli più pittoreschi di tutta la valle. E questo anche in vista dell’apertura della ferrovia del Gottardo che avrebbe facilitato le comunicazioni con i principali centri della Lombardia e del Piemonte.
Il vero problema per promuovere un turismo di montagna era ed è costituito dalla inaccessibilità del luogo. Si era pertanto presa in considerazione l’ipotesi della costruzione di una funicolare per accedervi e l’acquisto di terreni incolti per costruirvi uno stabilimento balneare. Era stata individuata anche l’impresa disposta ad accollarsi l’onere della costruzione di «un impianto di una ferrovia funicolare tra la riva del Lago Maggiore ed il Lago Delio». Tale investimento non fu mai realizzato.
Oltre ad aver favorito la nascita della strada che collega Luino a Maccagno, l’imprenditore si impegnò nello sviluppo della rete ferroviaria ed elettrica per collegare Luino ad altre realtà italiane e straniere importanti, confidando nella posizione strategica della cittadina nel cuore dell’Europa. 

Viale Dante, illuminazione ultimata

Viale Dante

Una spesa di oltre 100mila euro per trenta nuovi punti luminosi su un chilometro di strada. Questa la scheda della nuova dell'illuminazione in viale Dante ultimata nei giorni scorsi grazie anche a temperature più miti.
Alla posa dei cavidotti ha lavorato la ditta Bianchi srl, mentre è stata la società Enel Sole srl a fornire e installare i trenta pali. Il progetto è stato predisposto dal personale comunale del Servizio Infrastrutture. 

Chiesa di San Giuseppe, inaugurazione il 19 marzo

nel giugno 2013, durante i lavori

Mercoledì 19 marzo, solennità di san Giuseppe, inaugurazione della chiesa restaurata. Le messe saranno alle 9 e alle 18; alle 20.45 messa con i papà, nel giorno loro dedicato.
Scrive il prevosto don Piergiorgio Solbiati nel bollettino parrocchiale Camminiamo Insieme: «Nella festa di San Giuseppe, proprio il 19 marzo, riapriremo questo oratorio. Dal pavimento al tetto tutto è stato risistemato. Il Consisglio pastorale parrocchiale ha condiviso non solo il giorno ma anche ha voluto che la migliore inaugurazione non fosse occasione per discorsi, inviti, ma per la celebrazione della messa».

Federico Morlacchi, prima la cerimonia in Quirinale, poi domenica riceverà medaglia d'oro di Luino

Domenica 23 grande Festa dello sport, in campo le associazioni sportive

Giornata attraente e interessante si preannuncia a Luino per il 23 settembre. Dalle 10 alle 18 tornerà una grande festa, quella dello sport. Che quest'anno ha un motivo in più di richiamo perchè sarà dedicata alla splendida vittoria di Federico Morlacchi alle Paralimpiadi di Londra dove l'atleta luinese ha conquistato tre medaglie di bronzo nel nuoto. A lui, alle 17.30, il sindaco Andrea Pellicini consegnerà a nome di tutta la città una medaglia d’oro. «Luino esulta con Federico Morlacchi per i tre bronzi conquistati alle Paralimpiadi! – ha commentato Pellicini -. Vogliamo vivere una grande giornata di sport insieme alle tante associazioni e ai loro atleti dimostrando quanto crediamo all’importanza dei valori che vengono trasmessi da questo mondo fantastico».
La manifestazione (in caso di maltempo slitterà a domenica 30) sarà all’ex Campo Sportivo di via Lido. Per la sua organizzazione si è messo al lavoro un vero staff coordinato dallo stesso sindaco e dal consigliere comunale Vittorio Sarchi supportati da altri consiglieri, Mario Contini, Simona Ronchi, Alessandro Franzetti.
Coinvolto nelle varie fasi della giornata il vasto mondo dello sport con le sue associazioni sportive locali che daranno a tutti la possibilità di provare a praticare diverse discipline. Si andrà dagli sport acquatici (canottaggio, nuoto, vela) a calcio, volley, pallacanestro, ping pong, ring di boxe. La festa rappresenterà un’opportunità per sperimentare la pratica delle arti marziali, apprendendo qualche mossa di judo, apprezzando il thai-chi. E ancora: su un grande palco si potranno ammirare esibizioni di capoeira e di danza; l’Avis e il Cai presenzieranno con stand e mostreranno  i loro progetti; la Pro Loco allestirà uno stand gastronomico perchè si possa pranzare nel bello scenario tra fiume e lago. 
Morlacchi riceverà la medaglia della Città dopo aver affrontato, mercoledì 19, un'altra emozione non da poco. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha rinnovato le felicitazioni agli atleti azzurri alle Paralimpiadi e alle Olimpiadi, e ha invitato al Quirinale tutti coloro che hanno conquistato medaglia.
La cerimonia con la consegna da parte dei portabandiera dei Giochi Olimpici e Paralimpici - rispettivamente Valentina Vezzali e Oscar De Pellegrin - al capo dello Stato del tricolore con le firme degli atleti, alle 17, nel Salone dei Corazzieri sarà trasmessa in diretta dalla Rai.  

Cannero Riviera, sostegno Nato per bambini ipovedenti

Donazione del Comando di reazione rapida di Solbiate Olona al Progetto Autonomia della Fondazione Robert Hollman

Il comando di Corpo d'armata di reazione rapida della Nato in Italia (NRDC-ITA) di Solbiate Olona (Varese) partecipa con una donazione al Progetto Autonomia della Fondazione Robert Hollman di Cannero Riviera (Verbania) a favore di bambini ipovedenti. A Cannero, il 14 giugno 2017, il colonnello Armando Rainaldi e il tenente colonnello Jurgen Muntenaar hanno consegnato un assegno simbolico al direttore clinico della Fondazione Robert Hollman, Vittorina Schoch, e alla vicedirettrice del Centro di Cannero, Josée Lanners. Presente anche il sindaco di Cannero Riviera Federico Carmine.
La donazione è stata il frutto di una sottoscrizione promossa in occasione dell’annuale Festa di Gala del 19 maggio scorso e aperta a tutto il personale della Caserma “Ugo Mara” di Solbiate Olona. La sua realizzazione rientra tra le iniziative solidali e benefiche del Comando Nato Italia nei confronti delle associazioni territoriali impegnate in servizi di assistenza e sostegno alla persona.

FONDAZIONE HOLLMAN
La Fondazione Robert Hollman, attiva dal 1979, si occupa di bambini e adolescenti (fino ai 14 anni) con deficit visivi e gestisce in Italia due centri, l’uno a Cannero Riviera l’altro a Padova. Il  Progetto Autonomia è un percorso continuativo di accompagnamento e sostegno, basato su una serie di interventi e di strumenti di orientamento spaziale dei bambini e degli adolescenti non vedenti e ipovedenti.
Il Centro di Cannero Riviera propone una presa in carico con soggiorni residenziali per bambini da 0 a 4 anni (in condizione di cecità o di ipovisione) e per le loro famiglie, offrendo sostegno alla genitorialità, interventi precoci psico-educativi e ludico-espressivi e  di riabilitazione neurovisiva e neuropsicomotoria. Il primo soggiorno dura tre settimane ed è seguito da ulteriori soggiorni di una settimana. Ogni soggiorno offre la possibilità di condivisione dell’esperienza con altre famiglie, in un progetto personalizzato per ogni singolo nucleo familiare.

Maccagno con Pino e Veddasca, riprese le ricerche della torpediniera Locusta

É iniziata, venerdì 23 aprile, la ricerca del relitto della torpediniera della guardia di finanza “Locusta”, il battello incrociatore in acciaio di venti metri naufragato nel lago Maggiore circa 120 anni fa. Con dodici membri di equipaggio prestava servizio anticontrabbando sul confine lacustre tra Italia e Svizzera e l’8 gennaio 1896 fu sorpreso da una tempesta al largo di Punta Cavalla fra Maccagno e Zenna.
Finora senza esito tutti i tentativi di ricerca, l'ultimo dei quali effettuato nel 2006 in occasione del 110° anniversario del naufragio. Non sono mai stati ritrovati né la torpediniera, né i membri d'equipaggio.

Questa volta le speranze del ritrovamento appaiono molto più consistenti, grazie all’intervento dell'ingegner Guido Gay, di Lugano, conosciuto a livello mondiale nel campo dell'esplorazione marina. Le operazioni di scandaglio avvengono dal pelo dell'acqua, senza inabissarsi. Una tecnologia dell'ingegnere permette una più puntuale e precisa scansione del fondale e ha già permesso di individuare, nel 2012, il relitto della corazzata "Roma", affondata lungo le coste della Sardegna nel 1943. Una particolarità: Gay svolge il suo compito gratuitamente, salvo vitto e alloggio.
L’operazione, che riprende ancora mercoledì per due giorni, è stata decisa dal presidente dell’Autorità di Bacino Lacuale dei Laghi Maggiore, Comabbio, Monate e Varese, Federico Caldesio. La guardia di finanza collaborerà con il Roa (reparto operativo aeronavale) di Como.
Nella foto: Un’immagine d’epoca della torpediniera Locusta. 

Palazzo Verbania, finalmente passa dal Demanio al Comune

A Milano il 20 ottobre firmato l’accordo necessario per l’avvio della ristrutturazione
Albergo Verbania
accordo Verbania

È fatta. A Milano, lunedì 20 ottobre, è stato firmato l’accordo per la valorizzazione di Palazzo Verbania. Giunge in porto così il passaggio concreto di proprietà (quello formale rimane statale), avviato nel 2011 e in realtà tentato molto prima ma senza successo, non per inerzia locale bensì per i continui capovolgimenti governativi e normativi romani.
Alla firma del documento hanno partecipato, per Luino, il dirigente del Settore sviluppo sostenibile e promozione del territorio Stefano Introini alla presenza dell’assessore al patrimonio Dario Sgarbi; per l’Agenzia del Demanio, il direttore regionale Luca Michele Terzaghi alla presenza del nuovo direttore generale Roberto Reggi (Sottosegretario di stato e già sindaco di Piacenza dal 2002 al 2012); per il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, il direttore regionale Caterina Bon Valsassina. «Il 20 ottobre 2014 resterà una data importante della storia luinese» è stato il soddisfatto commento del sindaco Andrea Pellicini.

In base all’accordo, Comune e Agenzia del Demanio si impegnano a valorizzare e a razionalizzare l’immobile di proprietà statale con lo scopo di incentivare lo sviluppo sociale e economico del territorio. Il progetto culturale comporta un investimento di circa 1.800.000 euro (finanziato dalla Fondazione Cariplo per un milione) e prevede il mantenimento della funzione espositiva e convegnistica e, soprattutto, l’inserimento degli archivi di Piero Chiara e di Vittorio Sereni, attualmente alloggiati nella Villa Hussy di piazza Risorgimento.
La sistemazione, lo scorso 9 settembre, è stata illustrata dall’architetto Patrizia Buzzi di Varese alla commissione comunale per il territorio. L’appalto sarà suddiviso in tre lotti funzionali: 1) anno 2014, euro 750.000 (rifacimento del manto di copertura e delle relative strutture e restauro conservativo delle facciate); 2) anno 2015, euro 800.000 (vera e propria ristrutturazione degli ambienti e spazi interni all’edificio con la realizzazione di nuovi impianti tecnologici e adeguamento dell’accessibilità per disabili); 3) anno 2016, euro 250.000 (allestimento degli arredi interni).
Nelle due foto: Palazzo Verbania (1943) e firma dell’accordo del 20 ottobre 2014 a Milano.

Mostra di Bernardino Luini (Milano, palazzo Reale, dal 10 aprile). Inaugurazione, Questioni di famiglia

9 aprile, ore 19.30. Piacevole, e a tratti insolito, buonumore milanese: sarà l’effervescenza delle idee del Salone del mobile, che riempie la città; sarà la grande attesa per la mostra (dopo così tanti anni da quella luinese); o forse sarà il cielo azzurro, come azzurro sa essere il cielo di Lombardia quando i tempi delle stagioni vengono rispettati. E, in questa sospesa atmosfera ambrosiana, pare proprio rispettato l’annuncio di una tersa primavera; e, con questa, di quel palpitante istante in cui si sciolgono i nodi e le tensioni legate a una lunga riflessione storico-critica e a un’altrettanto lunga ed estenuante costruzione del ‘grande evento’.
Il tempo dell’attesa è finito. Entriamo.
Come da programma, questa visita è per noi solo l’occasione per farci un’idea non troppo impegnativa della rassegna. L’occhio, preavvertito, cerca nel contrasto tra il bianco e il grigio sfumato delle strutture che ospitano, rispettivamente, i lavori di Luini e quelli di tutti gli altri. Pregustiamo i lavori del ‘maestro’, tra riconoscimenti e novità di segno e di contenuto. Cerchiamo i suoi ‘compagni’ d’arte e di vita: Lotto, Bramantino, Solario; Leonardo, soprattutto, la cui ‘Scapigliata’ sarà lì in mostra, da Parma, solo fino al 4 maggio. Rivediamo emozionati le Ragazze al bagno in mostra nel ’75 a Luino (precisando, non solo per vantare una certa giovane età, che non le abbiamo ammirate durante l’evento luinese, ma alla Pinacoteca di Brera). Gustiamo con calma la Sala delle Cariatidi nella quale, tra ricchi apparati decorativi, specchi e finestre, va in scena per sommi capi, la parabola della bottega Luini. Felici del privilegio di essere ormai quasi soli davanti al ‘nostro’, tentiamo di registrare quel dialogo che le opere sembrano aver avviato con lo spazio circostante: un dialogo a tratti di accoglienza e di sincerità reciproca a tratti di raffinatissima e cortese sfida. Non dimenticando, come precisato anche dal direttore di Palazzo Reale, l’esistenza, sul fondo, di un legame ‘affettivo’ tra Luini e la sede che ora nuovamente lo ospita: qui le Ragazze al bagno fecero bella mostra di sé al mondo da quando furono strappate (sono un affresco) dai muri di villa Rabia a Sesto S.G., nei primi dell’800.
Ci dedicheremo, prestissimo, alla visita, quella impegnativa. Ora abbiamo un’idea più precisa di quello che ci aspetta: i Luini, padre e figli, l’Aurelio in particolare, “che si prende sulle spalle il compito di affrontare i demoni del Manierismo” oltre che il peso di una legittima quanto complicata eredità.
Al Luini eravamo già particolarmente affezionati ma ora sta proprio diventando una questione di famiglia.
(a proposito dei 140 caratteri: promessa non mantenuta, lo ammettiamo, senza troppi sensi di colpa. Basterebbero solo per ricordare che la mostra è aperta fino al 13 luglio e che tutte le informazioni sono sul sito www.mostraluini.it)
Federico Crimi e Tiziana Zanetti