Edizione n.17 di mercoledì 20 maggio 2020

Italia

Architettura e design, un’imprenditoria a trazione Lombardia

Presentato a Roma il Report 2015 su architettura e ingegneria del professor Aldo Norsa (IUAV Venezia)

Milano e la Lombardia si confermano strategiche per architettura e design. Ragione? Una tra le tante, la vicinanza con la Brianza, dove hanno sede le produzioni delle aziende del mobile e del design fra le migliori a livello mondiale. È quanto si può scoprire nel documentatissimo e ricco Report 2015 on the Italian Architecture and Engineering Industry, curato da Aldo Norsa, docente presso l’Università IUAV di Venezia.
La pubblicazione è stata presentata, mercoledì 2 dicembre, a Roma nella sala Traini della società Italferr (gruppo Fs) e sarà allegata al settimanale Edilizia e Territorio n. 46 del Sole 24Ore. In più, sarà, a breve, acquistabile on line sul sito della casa editrice Guamari (www.guamari.it).

RADIOGRAFIA ANNUALE
Il Report è iniziato nel 2011, all’indomani della crisi, ed è una radiografia annuale delle maggiori società di ingegneria, architettura e imprese costruttrici. L’edizione 2015, sulla scorta di dati macroeconomici 2014, stila una classifica delle prime 100 nei relativi settori.
A una prima scorsa dei dati di quest’anno trova conferma la capacità dell’imprenditoria di progetto di riposizionarsi. In un 2015 in cui l’economia italiana cresce dell’1%, trainata dalle esportazioni ma anche da una minima ripresa dei consumi interni, le realtà nazionali stanno esplorando sempre più opportunità di espansione all’estero, prendendo con le pinze i mercati non più promettenti, BRICS in testa (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica).

DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA
Colpisce nel vasto repertorio di dati la distribuzione geografica riguardante la Lombardia. Prendendo le prime 25 società di ogni classifica, si scopre che hanno sede in Lombardia il 57% delle società di architettura, il 30% delle società di ingegneria e il 28% delle imprese di costruzione.
Nel settore architettura la distinzione principale è fra realtà che si occupano di costruzioni e quelle che offrono anche servizi di progettazione di interni e design. Queste ultime sono quelle più note al pubblico, viste le ricadute in ambito di marketing e comunicazione.
Le prime cinque in classifica risultano Citterio Viel & Partners, Studio Baciocchi, Lissoni Associati, Studio Urquiola, Liberskind Design, di cui solo Baciocchi non ha sede a Milano.
Altro fenomeno interessante è che alcune firme straniere hanno aperto in Italia una sede distaccata, solitamente in seguito a commesse. É il caso di David Chipperfield, Daniel Liberskind, Chapman Taylor. Va notato che queste poche importanti firme, una volta stabilitesi nella Penisola, espandono le proprie attività in altre nazioni nelle quali considerano valore aggiunto unire il “Made in Italy” ai propri già noti brand.
Carla Iurilli

Foto: Daniele Massimo Cazzaniga. Da sinistra: Michele Tomasin (Honeywell), Antonio Bianchi (Artelia Italia), Carlo Leone (Autodesk), Stefano Susani (MWH), il prof. Aldo Norsa (IUAV – Guamari) e Daniele Cazzaniga (BIMteam UK).
Diagrammi grafici per gentile concessione prof. Aldo Norsa  

Brinzio, l'Arma bicentenaria rende omaggio al generale Galvaligi, Partigiano Combattente

Quest’anno alla cerimonia hanno partecipato i più alti vertici dell’Istituzione
Brinzio, l'Arma bicentenaria rende omaggio al generale Galvaligi, Partigiano Combattente

Era nato a Solbiate Arno l’11 ottobre 1920, fu assassinato a Roma il 31 dicembre del 1980 dalle Brigate Rosse, riposa nel cimitero di Brinzio (Varese). A lui e alla sua famiglia l’Arma dei carabinieri e la comunità del piccolo centro dell’alto varesotto hanno rinnovato la riconoscente gratitudine per il suo sacrificio.
A Brinzio il generale di brigata Enrico Riziero Galvaligi, il 22 dicembre, è stato ricordato con una cerimonia esaltata, quest’anno, dalla ricorrenza del bicentenario della Benemerita. In terra varesina i più alti vertici dell’istituzione, in coincidenza con le celebrazioni dello storico anniversario, hanno voluto rendere omaggio ai decorati di medaglia d’oro al valor militare, valor civile, valore dell’arma dei carabinieri e al merito civile.
Nella chiesa dei santi Pietro e Paolo il comandante interregionale “Pastrengo”, generale di corpo d’armata Vincenzo Coppola, ha commemorato Galvaligi evidenziando non solo le doti di “fedeltà alle Istituzioni” e “spirito di sacrificio”, ma anche le gesta dell’ufficiale distintosi particolarmente anche durante l’occupazione nazista. Al termine della messa di suffragio ha consegnato un attestato simbolico di riconoscenza al figlio di Galvaligi, Paolo, che sulle orme del padre è anch’egli un ufficiale dei carabinieri.
Alla cerimonia erano presenti, tra gli altri, il comandante della Legione Carabinieri “Lombardia”, generale di brigata Ciro D’Angelo, il comandante provinciale dei carabinieri di Varese, colonnello Alessandro de Angelis, e il sindaco di Brinzio, Sergio Vanini.
Sono poi seguite le celebrazioni di carattere militare e, a cura della sezione “Generale Galvaligi” dell’Associazione nazionale carabinieri di Brinzio, la deposizione di una corona d’alloro sul monumento realizzato il 1° dicembre 1982 dallo scultore Ernesto Ornati di fianco alla chiesa parrocchiale. Successivamente al cimitero è stato reso omaggio alla tomba di Galvaligi con una composizione floreale e gli onori militari da parte di un picchetto dei militari della Compagnia di Luino.
Il 14 maggio 1982 Galvaligi fu insignito di medaglia d’oro al valore civile alla memoria. 

PARTIGIANO COMBATTENTE NEL VARESOTTO
Chi era questo ufficiale “nemico” delle Brigate Rosse? Ecco alcune note tratte dalla scheda biografica diffusa dall’Arma:
«…Nell’ottobre del 1943, per essersi rifiutato di eseguire un ordine del comando tedesco di Gorizia, fu arrestato dai servizi di sicurezza germanici (SD) e rinchiuso nel carcere Coroneo di Trieste.
Nel febbraio del 1944 fu processato e condannato all’ergastolo, pena da scontare in Germania.
Riuscito a fuggire dalla detenzione, con alcuni commilitoni, raggiunse clandestinamente le montagne del varesotto, sua terra di origine, ove rimase alla macchia fino al 25 Aprile 1945, allorché riprese regolare servizio.
Durante tale periodo, ricercato dalla polizia tedesca, dalle brigate nere e dalla G.N.R., quale latitante, organizzò, assumendone il comando, una banda di partigiani che svolse continua attività di sabotaggio di apprestamenti militari e linee di comunicazione nella zona di Campo dei Fiori-confine svizzero di Ponte Tresa. Per tale attività fu insignito di una Croce al merito di guerra, del distintivo di Volontario della Libertà, della qualifica di Partigiano Combattente e di due campagne di guerra partigiana…».

Mostra di Bernardino Luini (Milano, palazzo Reale, dal 10 aprile). Inaugurazione, Questioni di famiglia

9 aprile, ore 19.30. Piacevole, e a tratti insolito, buonumore milanese: sarà l’effervescenza delle idee del Salone del mobile, che riempie la città; sarà la grande attesa per la mostra (dopo così tanti anni da quella luinese); o forse sarà il cielo azzurro, come azzurro sa essere il cielo di Lombardia quando i tempi delle stagioni vengono rispettati. E, in questa sospesa atmosfera ambrosiana, pare proprio rispettato l’annuncio di una tersa primavera; e, con questa, di quel palpitante istante in cui si sciolgono i nodi e le tensioni legate a una lunga riflessione storico-critica e a un’altrettanto lunga ed estenuante costruzione del ‘grande evento’.
Il tempo dell’attesa è finito. Entriamo.
Come da programma, questa visita è per noi solo l’occasione per farci un’idea non troppo impegnativa della rassegna. L’occhio, preavvertito, cerca nel contrasto tra il bianco e il grigio sfumato delle strutture che ospitano, rispettivamente, i lavori di Luini e quelli di tutti gli altri. Pregustiamo i lavori del ‘maestro’, tra riconoscimenti e novità di segno e di contenuto. Cerchiamo i suoi ‘compagni’ d’arte e di vita: Lotto, Bramantino, Solario; Leonardo, soprattutto, la cui ‘Scapigliata’ sarà lì in mostra, da Parma, solo fino al 4 maggio. Rivediamo emozionati le Ragazze al bagno in mostra nel ’75 a Luino (precisando, non solo per vantare una certa giovane età, che non le abbiamo ammirate durante l’evento luinese, ma alla Pinacoteca di Brera). Gustiamo con calma la Sala delle Cariatidi nella quale, tra ricchi apparati decorativi, specchi e finestre, va in scena per sommi capi, la parabola della bottega Luini. Felici del privilegio di essere ormai quasi soli davanti al ‘nostro’, tentiamo di registrare quel dialogo che le opere sembrano aver avviato con lo spazio circostante: un dialogo a tratti di accoglienza e di sincerità reciproca a tratti di raffinatissima e cortese sfida. Non dimenticando, come precisato anche dal direttore di Palazzo Reale, l’esistenza, sul fondo, di un legame ‘affettivo’ tra Luini e la sede che ora nuovamente lo ospita: qui le Ragazze al bagno fecero bella mostra di sé al mondo da quando furono strappate (sono un affresco) dai muri di villa Rabia a Sesto S.G., nei primi dell’800.
Ci dedicheremo, prestissimo, alla visita, quella impegnativa. Ora abbiamo un’idea più precisa di quello che ci aspetta: i Luini, padre e figli, l’Aurelio in particolare, “che si prende sulle spalle il compito di affrontare i demoni del Manierismo” oltre che il peso di una legittima quanto complicata eredità.
Al Luini eravamo già particolarmente affezionati ma ora sta proprio diventando una questione di famiglia.
(a proposito dei 140 caratteri: promessa non mantenuta, lo ammettiamo, senza troppi sensi di colpa. Basterebbero solo per ricordare che la mostra è aperta fino al 13 luglio e che tutte le informazioni sono sul sito www.mostraluini.it)
Federico Crimi e Tiziana Zanetti 

Milano, Bernardino Luini e i suoi figli

Dal 10 aprile al 13 luglio a Palazzo Reale una mostra sul pittore di Dumenza, 39 anni dopo quella di Luino
il poster di Luino del 1975
manifesto prossima mostra su Bernardino Luini

39 anni dopo l’esposizione dedicata nel 1975 a Sacro e profano nella pittura di Bernardino Luini, arditamente allestita in un rivoluzionato Palazzo Verbania, dal 10 aprile al 13 luglio a Milano (Palazzo Reale) si torna su quello che, forse, fu il più noto pittore del rinascimento in terra lombarda. Tra allora e oggi una cosa, di sicuro, è cambiata: si è scoperto che Luini, sempre supposto luinese, luinese non era, ma quasi. Facendo Scappi di cognome, sarebbe nato a Dumenza nel 1481 o giù di lì, figlio di Giovanni e, per nonno (Bernardo), uno dei tanti magister di valle.
DICERIE E RICERCHE
Così, finalmente, dal 1993, grazie alla scrupolosa ricerca di Vittorio Pini e Grazioso Pisoni, s’è potuto gettare luce su una biografia altrimenti poco nota. Troncando, di netto, tutte quelle dicerie sul ‘nostro’ che si erano alimentate in oltre un secolo di pagine tanto elogiative, quanto acritiche: chi l’immaginava (è il caso di un romanzetto di metà ’800) un poco licenzioso durante il soggiorno nella villa Pelucca, a Sesto S.G., dove lasciò un ciclo d’affreschi (1513-14 ca.) che è opera sua più celebre; chi lo pensava attaccabrighe e violento, tanto che la Crocifissione sul tramezzo in S. Maria degli Angeli a Lugano (1529) sarebbe stato frutto del forzato ritiro nell’attiguo convento, per sfuggire a chissà quali misfatti.
RASSEGNE MONOGRAFICHE DA COMO A MILANO
Con un elenco di fan sterminato (forse anche la Regina Vittoria, alla quale sarebbe sfumato l’acquisto dell’angelica pala in S. Magno a Legnano, del 1523 ca.), la figura di Luini s’è scontrata, alla svolta del ’900, con l’affinarsi degli strumenti critici e con l’affiorare, a volte dall’oblio, d’altri contemporanei degni di massima lode: tanto da rischiare di divenire, per alcuni, puro esecutore d’altrui sperimentazioni.
Così, dimentichi del maestro d’affetti infusi in soavi Madonne con Gesù bambino, degli elogi di Stendhal, Ruskin e Balzac, il ‘nostro’ arrivò al 1953 quando, finalmente, gli fu dedicata una rassegna monografica a Como, la prima. Il prezioso catalogo, curato da Angela Ottino Della Chiesa, affrontò con taglio analitico un’opera vasta e importante, ancorché concentrata tra il 1507 (oggi si retrocede al 1501) e il 1532, anno in cui la morte, forse nel capoluogo lombardo, arrestò “la sua terrena opera di poesia”.
CURATORI E ALLESTIMENTO
La mostra attuale ricalca quell’ambizioso progetto, non quello luinese, concentrato com’era su aspetti specifici dell’opera di Luini. Sarà certamente occasione per nuove esegesi di sicuro valore e innovative angolazioni di lettura, aperte a futuri studi, com’è nella tradizione dei curatori, Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa, già autori (per stare nei pressi) del ‘visitatissimo’ allestimento dedicato al Rinascimento nelle terre ticinesi, alla Züst di Rancate (2010; con Marco Tanzi).
Ben 12 le sezioni che si dispiegheranno nell’intero primo piano di Palazzo Reale, Sala delle cariatidi inclusa. L’allestimento ‘di grido’, affidato a Piero Lissoni, giocherà su nette cromie per richiamare, di volta in volta, i paralleli con l’opera di: Boltraffio, Gaudenzio Ferrari, Caroto, Cesare da Sesto, Lotto, ecc. Bramantino, soprattutto, la cui Sacra Famiglia (da Brera) illumina sulle evoluzioni luinesche nella citata Pelucca, ciclo che (nelle cromie uscite dal restauro del 1992, curato da Pinin Brambilla e sorvegliato da Maria Teresa Binaghi Olivari) sarà presente nei grandi capisaldi, dal ‘volo fatato’ di S. Caterina alle ultra-note Bagnanti.
OLTRE 200 TRA RECUPERI E PRESTITI
Oltre 200, tra recuperi in collezioni private e prestiti internazionali. Ecco il concatenarsi delle sezioni: la formazione, con quell’escursione in Veneto che è tra i capitoli fondanti della peculiare maniera luinesca; il ritorno a Milano e gli anni dieci (tra la pacata monumentalità di Zenale e Andrea Solario, colui che precisò il ‘tipo’ Madonna con Gesù bambino, sublimato da Luini nella versione ‘con roseto’, icona di questa rassegna) e venti; le complesse iconografie dei cicli sacri e profani, specchio dell’anima inquieta di Milano assediata dai Francesi; la superba parabola dei ritratti (ci sono tutti e tre i più famosi, superstiti di una produzione falcidiata nel tempo) culminate nei ‘tondi’ dei volti degli Sforza, riproposti con simulazione della disposizione originaria, quant’erano nella casa degli Atellani (ora sono al Castello Sforzesco); le sale dedicate al ‘dopo Roma’; la sintesi di una “formula di successo” (1525-30): Gesù bambino con l’agnello; la più popolare tra le Salomé (dagli Uffizi; in paragone con La scapigliata, bozzetto autografo di Leonardo); la Venere di Washington, recante, sullo sfondo, “il più trasfigurato paesaggio che Luini abbia dipinto” (Ottino).
EREDITÀ
Si arriva alla sez. 12., stimolante come mai: l’eredità. Non solo i figli (tra cui la fa da padrone Aurelio), ma un’indagine sull’insistente protrarsi per buona parte del ’500 di una ‘autorità’ Luini, come comprova (per stare in valle) il suo determinante influsso nel recidere di netto le formule gotiche, reiterate per secoli, d’attardate botteghe di ‘madonnari’. Ne sia d’esempio, in mostra, la pala di Bartolomeo da Ponte Tresa, il cui capolavoro sta racchiuso nel ciclo affrescato qui vicino, in S. Antonio abate a Viconago (una poderosa monografia su Cadegliano e sulla chiesetta è stata presentata giusto sabato passato). Luini che apre, persino, ai Campi e a Simone Peterzano (Pentecoste, 1580 ca.). E da Peterzano, si sa, s’arriva a Caravaggio. Che sia vero che “chi dice Luini, dice Lombardia”?
5.855 caratteri! La prossima volta staremo nei mitici 140. Primo cinguettio: inaugurazione 9 aprile. Poi lasceremo più ampio spazio al Luini, grazie ad un’intervista che, ci auguriamo, i curatori vorranno concederci. Nessun surrogato informatico, invece, abbiamo in mente che sostituisca una visita, dal vero, alla poetica arte del ‘nostro’.
Federico Crimi e Tiziana Zanetti

Nelle foto:
1) Manifesto della mostra su Bernardino Luini a Luino nel 1975;
2) Manifesto della mostra su Bernardino Luini a Milano dal 10 aprile al 13 luglio 2014 

Fusione comuni nel Luinese, parere favorevole di Provincia e Comunità montana

Nuovo passo in avanti lungo l’iter che porterà al referendum consultivo sulla fusione tra i comuni di Maccagno, Pino Lago Maggiore e Veddasca. La legge regionale del 2006 che regola le circoscrizioni comunali e provinciali - all’art. 8 - prevede che i progetti di legge per l’istituzioni di nuovi comuni siano trasmessi al consiglio provinciale territorialmente competente nonché, qualora si tratti di un comune montano, all’assemblea della comunità montana nel cui ambito territoriale gli stessi hanno sede, per la formulazione del rispettivo parere di merito.
Il Commissario straordinario di Villa Recalcati Dario Galli ha dato il via libera all’accorpamento con proprio provvedimento dello scorso 5 settembre, mentre la Comunità montana “Valli del Verbano” ne ha discusso durante l’assemblea del 30 settembre. Il parere favorevole è stato pressoché unanime, giunto con le sole astensioni di Tronzano e Casalzuigno. (Altre sull'argomento in Sezione Valli Monti Laghi).

Germignaga, fratelli Simonetto, due tragedie in Russia, solo una traccia

(gi) Un brandello di metallo e poche parole leggibili: «5 Regg. 9 Comp. Idrici…Simonetto Luigi…». È tutto quello che alla famiglia Simonetto, domenica 4 novembre, Festa dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, è ritornato di Luigi, il primo dei sette fratelli, che dal gennaio 1943 è scomparso nei gorghi dell’ignoto nella campagna dell’Armir.
Era nato il 15 febbraio 1921 ad Annone Veneto ed era stato arruolato nella 9ª Compagnia Idrici del 5° Reggimento Genio di stanza nei pressi di Trieste. Partito nell’aprile 1941 per la Russia, aveva scritto l’ultima volta alla famiglia nel dicembre 1942. Di suo fratello Ferruccio, ancora più giovane e pure lui travolto come fante dalla spedizione in Russia, non rimane neppure questa traccia. Finora almeno.
Il piastrino di Luigi Simonetto è stato ritrovato con circa altri duecento dall’alpino di Abbiategrasso Antonio Respighi nell’estate di tre anni fa a Miciurinsk ed è stato consegnato dal sindaco Enrico Prato alla famiglia con una targa durante una cerimonia in municipio. Molti germignaghesi si sono stretti con sentita partecipazione ai fratelli del geniere disperso Stella, Armando, Nico e Attilio, ai loro figli e ai nipoti, uno dei quali, Maurizio, ha letto la poesia di un alpino mai più “tornato a baita”. «Sono stati venti minuti di intensa emozione per tutti» ha commentato il sindaco Prato. 

Parco a lago, dedicata al tenente Chirola la nuova “Piazza belvedere”

Armando Chirola
Trento Salvi (TreSa)

Sarà dedicata al tenente dell’Esercito Armando Chirola, ucciso dai nazisti a Cefalonia nel 1943, l’area multifunzionale “Piazza belvedere” in via di ultimazione nel Parco a Lago, nelle vicinanze della sede dell’Associazione Velica Alto Verbano. La giunta Andrea Pellicini ne ha deliberato il 23 ottobre l’intitolazione e ora attende l’autorizzazione da parte del prefetto Giorgio Zanzi. L’area è una piattaforma in legno fissata su una base di calcestruzzo ed è stata costruita sullo spazio originariamente destinato al parcheggio, contestato e rimosso insieme al “Muro”.
La tragedia dell’ufficiale luinese fu così ricordata dall'avvocato e indimenticabile appassionato studioso di vicende luinesi Trento Salvi (TreSa) sul Corriere del Verbano del 14 febbraio 2001 nella rubrica "Campo della memoria":

<Campo della memoria
Armando Chirola e l'eccidio di Cefalonia - Scelsero tra vita e dignità

Anni 1940-1945. Non dirò come Montale «Volarono anni corti come giorni». Furono anni di lunghi sacrifici, angustie e sofferenze fisiche e morali.
Eravamo giovani ventenni trascinati da ideali più o meno validi, spinti da entusiasmo, da giovanili aneliti e anche solidarietà per non sentirci vigliacchi o imboscati, per non vergognarci di rimanere a casa mentre fratelli, padri di famiglia, amici, coscritti erano ai vari fronti a combattere, convinti perché la partenza era considerata un preciso dovere, lontani da certa retorica di moda a quei tempi: noi, vivi, fummo ripagati dalla delusione; loro, i caduti, non sono più tornati “a baita”, i loro corpi sono rimasti in luoghi lontani insepolti, o in cimiteri di guerra con una semplice croce, o in fondo al mare.
Con loro, noi vivi, ci accompagniamo e ricordiamo, tra i tanti, il tenente Armando Chirola, sepolto con una decina di migliaia di soldati barbaramente ammazzati dai tedeschi (nonostante avessero ammainato le bandiere e abbandonato le armi) nell’isola di Cefalonia, Egeo. Come Gino Miravalle, Aldo Mazzucchelli, Pier Luigi Maragni e il sottoscritto, aveva ricevuto nel gennaio ‘41 la cartolina rossa, poco più di un fazzoletto tricolore. Al distretto dicemmo: «Siamo qui». E ci unimmo ai canti dei richiamati, degli anziani; e cantammo fino ad Aosta. Eravamo un centinaio. Armando fu assegnato ai carristi.
A pagina 74 del libro di Alfio Caruso (ed. Longanesi) Italiani dovete morire: Cefalonia settembre 1943, il Massacro della divisione Acqui da parte dei tedeschi: un’epopea di eroi, il tenente Chirola è ricordato: «... I soldati temono che sia la premessa alla cessione totale delle armi. Il tenente Chirola si sbraccia, cerca di persuadere i più esagitati...».
Cadranno fucilati tutti, dal generale comandante Gandin all’ultimo bocia: «Si dimisero dalla vita per non dimettersi dalla dignità».
L’Armando aveva frequentato con me e con il fratello Renato le scuole superiori dell’Istituto Salesiano di Novara. (Il padre, noto avvocato, aveva professato a Luino dal 1930 al 1952. Era grande invalido della prima guerra). Era gioviale, intelligente e molto cortese. Volendo seguire le orme paterne, si era iscritto a Giurisprudenza, 1° anno accademico.
L’ingegner Dino Magnaghi mi assicura che costante è il ricordo dell’Armando nel Circolo Avav. Gli vollero dedicare fin dall’agosto 1949 una regata, che fu assegnata ogni anno per la classe Star.
Tra i “Lunari” che Piera Corsini compila sul “Rondò” veniva riportata l’anno scorso una breve composizione del tenente Chirola:
«La guerra è un inno
vado, lo canto e torno
benigna è la mia stella»

Presto il presidente della Repubblica [NdR: Carlo Azeglio Ciampi] si recherà a Cefalonia. Renderà omaggio e onore ai caduti sui quali per molti anni cadde il silenzio, e porterà un fiore anche ad Armando.
La foto [NdR: tratta dal volume "Avav 1938-1988", Nastro & Nastro-Grafica e Stampa] mi è stata data dall’ingegner Dino Magnaghi, che ringrazio.
TreSa>

Somma Lombardo, anniversario Diga di Panperduto

Fu inaugurata il 28 aprile 1884
Foto: ETV/Canale Villoresi

Mercoledì 28 aprile 2020 il Consorzio di Bonifica Est Ticino Villoresi ha ricordato l'inaugurazione della diga di Panperduto (Somma Lombardo, Varese), che, avvenuta nel lontano 1884, contrassegna il nodo idraulico dove vengono dal Ticino derivate le acque del Canale Villoresi e di tutto il sistema idrico ad est del fiume "azzurro".
La rilevanza della funzionalità dell'impianto di Panperduto, entrato nel 2019 nel patrimonio mondiale delle opere irrigue Icid Whis, impatta naturalmente – osserva il Consorzio nella sua Newsletter settimanale ETV Flash del 30 aprile 2020 - sull'intera Lombardia, contribuendo al raggiungimento dei ragguardevoli primati agricoli regionali.
Ma c'è un altro aspetto che nella delicata situazione in corso forse merita, a giudizio del Consorzio, di essere sottolineato: Panperduto come risultato, luminoso, della lungimiranza e della caparbietà visionaria di Eugenio Villoresi, che avendo intravisto la possibilità di portare, grazie alla tecnica, acqua alle aride terre a Nord di Milano, si spese per tradurre i propositi in ardite idee progettuali e poi in realtà. «È risaputo – sottolinea la nota - il fatto, beffardo, che Villoresi non visse abbastanza per vedere attuato il frutto del suo lavoro, ma, nonostante tutto, il suo nome e la sua storia sono entrati di diritto negli annali non solo della Lombardia ma dell'intero Paese». 

La vicenda storica e umana dell'ingegnere monzese assume per il Consorzio, in un momento come l'attuale, «forza in particolare per la resilienza che sempre seppe esprimere, resistenza alle incertezze percepite, alle opposizioni riscontrate, ai no ricevuti. Quale miglior esempio anche per questi tempi? Da Panperduto non arrivano però solo confortanti modelli di tempra umana ma anche conferme che il ciclo della natura prosegue incurante del Covid-19, riprendendosi, in molti punti, il suo spazio laddove la presenza dell'uomo arretra in fuga dal virus. Nel bacino, proprio ai piedi dell’opera di presa, nuove vite popolano le acque, indisturbate è vero, ma qui la calma dei piccoli, protetti dalla loro madre, pare suggerire, ancora una volta, che una coesistenza, armoniosa, tra uomo e natura può avvenire … Panperduto è bello anche per questo». 

Immagine: foto ETV/Canale Villoresi

AlpTransit e linea Bellinzona-Luino-Gallarate/Novara, ora necessaria una task force anche per il traffico viaggiatori

Un ministro dei trasporti nel film Destinazione Piovarolo si rivolse al capostazione Totò affermando: «L’eccellenza della rete ferroviaria è il segno della civiltà di un paese». Eccellenza del trasporto merci, passeggeri o di entrambi?
Dopo aver seguito, negli ultimi mesi e con il dovuto interesse, la necessità del trasporto merci su rotaia, così come deriva dall’apertura dell’Alp Transit, ora altrettanto doveroso interesse ci pare debba essere dedicato al servizio pubblico passeggeri, ferroviario e no.
Lo spunto deriva da quello che Regione Lombardia mise in campo qualche anno fa, se è vero che le leggi discusse e approvate non debbano riempire gli scaffali rimanendo lettera morta.

LEGGE REGIONALE DEL 2012
Nel 2012 la Regione promulgò la legge 4 aprile n.6 “Disciplina del settore dei trasporti” commentata su questo giornale il 25 luglio di quell’anno. Questa la parte conclusiva dell’articolo a mia firma “Trasporto ferroviario e le ricette della crisi, Diffuse rivolte contro i tagli e il caso Lombardia – La linea Luino e la presa di posizione della Provincia di Varese”:
"…Eccezione Lombardia
In Lombardia, per fortuna, si marcia in controtendenza, affrontando l'emergenza finanziaria con lucidità e si guarda con interesse perfino ad aumentare del 10% la mobilità ciclistica con un "Piano regionale". La Regione si muove varando leggi sulla "Disciplina del settore dei trasporti" (L.R. n.6 del 4/4/2012) e si adopera per non abbandonare il trasporto pubblico, rivitalizzare le infrastrutture ferroviarie, privilegiando i treni e dare vita ad alleanze a tutto campo per non trovarsi impreparati al dopocrisi.
Nei primi di luglio in un "Tavolo regionale per la mobilità delle merci" ha preso il via un "Protocollo d’intesa" con Rfi, Fnm, imprese ferroviarie e gestori degli impianti di logistica per: sviluppo ed integrazione della rete ferroviaria; aumento della capacità d’interscambio modale strada-ferrovia; miglioramento del trasporto merci ferroviario lombardo. Tutti insieme mirando con realismo al quadro di programmazione "possibile" ed al rimedio delle "criticità segnalate". Appuntamento ad ottobre per sottoscrivere un accordo al fine di eliminare i “colli di bottiglia - così definiti dall'assessore Raffaele Cattaneo, patron del tavolo di lavoro - che riducono notevolmente il traffico merci su ferro".

Tassello Luino
Lasciare che dei 401 milioni di tonnellate di merci il 93% in Lombardia viaggi su gomma e solo il 7% su ferro non è incoraggiante. Mano, quindi, ad uno sviluppo strategico della rete che gioverà anche al servizio passeggeri. Allungamenti di binari, soppressioni di passaggi a livello, aumento del profilo delle gallerie e nuovi terminal.
Luino costituisce un tassello di quanto bolle nella pentola regionale delle infrastrutture. Nella giusta direzione si muove anche la Provincia di Varese. Il consiglio provinciale del 19 luglio ha approvato all'unanimità una mozione presentata dal luinese Paolo Enrico, sostenuto dal collega Pierangelo Rossi, a sostegno del rilancio della nostra linea ferroviaria. Temi trattati: sicurezza dei trasporti, impatto ambientale, disturbo acustico, passaggio a livello cittadino, compatibilità del traffico merci e passeggeri. Un programma nel quale dovrà essere coinvolto il comune di Luino che dal 2010 è impegnato per affidare le sue istanze a Fs, Canton Ticino, aziende ferroviarie e regione.
L'esito positivo dei treni Tilo da Bellinzona a Malpensa (
Il Corriere del Verbano del 18 luglio) incoraggia a non tirare i remi in barca”.

IMPEGNO POLITICO TERRITORIALE
La Lombardia proponeva un sistema di trasporto integrato “rispondente alle esigenze di mobilità delle persone e della sostenibilità ambientale… con particolare riferimento al trasporto pubblico regionale e locale…” (art. 1).
Così come riteniamo che nessuno, animato da buon senso, possa negare la necessità di dotare la economia nazionale ed europea del valido supporto del trasporto delle merci garantendo sicurezza e compatibilità ambientale, sottraendolo al dominio della strada e dirottandolo sulla rotaia, altrettanto impegno le autorità preposte alle amministrazioni territoriali e locali hanno il dovere per assicurare un servizio indispensabile alla vita di tutti i giorni, siano essi lavoratori, studenti e viaggiatori in genere, quello del trasporto.
Sindaci tutti, consiglieri comunali e regionali (presenti e futuri), istituzioni regionali e nazionali avranno la capacità di costituire una task force a sostegno delle istanze dei cittadini, ripetendo la medesima unione dimostrata per il traffico merci?

In particolare e fuori da ogni metafora è opportuno scendere sul dettaglio.
QUALE IL FUTURO DI TRENORD E TILO?
A partire dal gennaio 2018 (riapertura della linea ferroviaria da Bellinzona a Gallarate o Novara, passando da Luino), il traffico merci sarà il benvenuto e beneficerà di una infrastruttura rinnovata, sicura e più scorrevole, così come vuole il progetto Alp Transit. Ma il palinsesto dei treni passeggeri di Trenord e Tilo non deve diventare figlio di un dio minore e surclassato da sua maestà il Corridoio Rotterdam–(Luino)–Genova.
Il timore, non infondato, deriva dal maggiore appeal-ascolto delle forti economie (Europa, aziende multinazionali e governo) e dal pigolio di chi, costretto all’uso del treno e a un servizio pubblico in genere, si è visto spesso abbandonato. Vogliamo augurarci che quanto riportato dalla citata legge funga da guida alle autorità che hanno il dovere di abbandonare ogni fumosità di stampo elettorale e dare concreta attuazione ad un dispositivo democraticamente approvato.
Ci permettiamo (a rischio di apparire logorroici) di riportare quanto scritto nella legge regionale:
* “…affinchè risponda alle esigenze di mobilità delle persone e di sostenibilità ambientale e favorire, attraverso l'aumento e la razionalizzazione dell'offerta, l'ottimizzazione delle reti e degli orari, lo sviluppo dei centri di interscambio e l'integrazione tra le diverse tipologie di servizio, il trasferimento modale dal mezzo privato al mezzo pubblico”;
*“…migliorare la qualità del servizio in termini di regolarità, affidabilità, comfort, puntualità e accessibilità, anche mediante l'adozione di tecnologie innovative, la definizione di contratti di servizio che incentivino il raggiungimento di tali risultati e la realizzazione di un adeguato sistema di monitoraggio dei fattori di produzione e della qualità del servizio, basato anche sulle valutazioni dell'utenza”.

Come si vede, c’è impegno per tutti: comuni attraversati dalla ferrovia e quelli serviti da bus di linea e dalla navigazione. Tutti uniti da un comune compito nella realizzazione di un servizio di “mobilità pubblica” sotto la efficace egida della Regione Lombardia. Ne saranno capaci?
Giovanni Mele
ninomele35@gmail.com  

Luino, Giornata della Memoria con il fratello di Salvo D'Acquisto e il figlio di Enrico Sibona

Varese, Alessandro D'Acquisto

Nella immagine scattata a Varese, Alessandro D'Acquisto, fratello di Salvo D'Acquisto, davanti al monumento dedicato al suo eroico familiare. Il vice brigadiere dei carabinieri nel settembre 1943, a Torrimpietra, pur essendo estraneo ai fatti, si autoaccusò di un presunto attentato salvando dalla rappresaglia tedesca ventidue cittadini scelti a caso tra la popolazione. Gli ostaggi, già costretti a scavarsi una fossa, furono liberati, il giovane carabiniere ucciso.
Alessandro D'Acquisto era in territorio varesino per partecipare a Luino, martedì 18 febbraio, alla Giornata della Memoria, dove è stato anche ricordato Il maresciallo Enrico Sibona, comandante della Stazione dei Carabinieri di Maccagno dal 1939 al 1946, che si adoperò per salvare la vita ad alcuni ebrei dalla persecuzione nazifascista. Cronaca cliccando Sezione Cronaca di Luino.

Condividi contenuti