Edizione n.1 di mercoledì 16 gennaio 2019

Lombardia Piemonte Svizzera

L’affresco conteso di Antonio da Tradate

Tradimento di Giuda

S’è fatto un gran parlare in quest’ultimo periodo di un affresco di Antonio da Tradate, conteso tra il Comune di Maccagno e quello di Luino, con toni perentori dall’una e dall’altra parte. Al di là delle argomentazioni addotte dai singoli contendenti, ci si domanda però in riferimento al suo autore: ma chi era costui?
Una recente pubblicazione di Lara Broggi, per i tipi di Macchione editore, dal titolo “Antonio da Tradate–La pittura tardo-gotica tra Ticino e Lombardia” ci fornisce un importante contributo per una ricognizione storica della sua figura. Incerti sono il luogo e la data di nascita, anche se si può affermare, sulla base delle firme apposte su alcuni suoi affreschi e di tre atti notarili, che abbia vissuto a Locarno, «habitator Locarni». Tra i collaboratori nella sua bottega, come risulta dalle firme congiunte sull’importante ciclo di S. Michele ad Arosio, c’era il figlio Giovanni Taddeo Antonio, lo stesso che fu al suo fianco con ogni probabilità nella decorazione dell’abside della chiesa di S. Stefano sul colle di Migleglia nel 1511.

Canton Ticino, Grigioni e Lago Maggiore
Si sa per certo comunque che la sua attività pittorica si dispiega tra l’ultimo quarto del secolo XV e l’inizio di quello successivo nel Canton Ticino, nei Grigioni e lungo le sponde lombarde del Lago Maggiore. Ed è proprio questo segmento della sua produzione artistica che ci interessa da vicino. Se le notizie sulla sua vita sono scarse, la sua produzione artistica è molto prolifica. Attraverso le sue opere si cercherà pertanto di ricostruire la storia di questa singolare personalità. Sono cinque i cicli pittorici che recano la sua firma, una pietra di paragone per l’attribuzione di dipinti di incerta provenienza.

Pittori girovaghi
Alla fase iniziale della sua carriera sembrerebbe rimandarci la Madonna di Loreto dell’Alpe Cedullo di Indemini, un territorio di confine che geograficamente gravita però nell’orbita dei paesi della Val Veddasca.
Antonio da Tradate faceva parte di quella schiera di pittori che, meno aggiornati sulla pittura del tempo, girovagavano nelle valli ticinesi, anche in luoghi erti e di difficile accesso, per rispondere ad una committenza meno colta rispetto a quella delle corti rinascimentali italiane. Questa considerazione tuttavia non inficia il valore delle sue opere, quantunque ancora legate a canoni pittorici bizantini e gotici.

Madonne di Indemini e Curiglia
La Madonna del Latte di Indemini troneggia sotto un baldacchino, che idealmente rappresenta la casa di Nazareth, sorretto da due angeli. Sul capo della Vergine, ricoperto da un bianco velo, rifulge una corona regale. Adagiato sulle sue ginocchia, il Divino Infante, le cui mani poggiano sul libro sacro, sugge il latte dal suo seno. Particolare significativo: sulla sinistra del dipinto una piccola montagna a cono, elemento ricorrente nell’iconografia di Antonio da Tradate.
Della stessa mano è l’affresco del santuario del Tronchedo che sorge alle porte di Curiglia. Anche qui Antonio da Tradate ripropone l’immagine della Madonna del Latte. Un volto dolce e nel contempo austero, consono alla dignità regale di madre del Salvatore, evidenziata dall’aurea corona posta sul suo capo e dal trono dallo schienale turrito su cui è seduta. Rispetto alla precedente, quella del Tronchedo rivela una maggiore padronanza della tecnica pittorica: i capelli che incorniciano il viso, lo sguardo penetrante, le labbra atteggiate ad un tenue sorriso, la mano che nasconde pudicamente il seno, la figura del committente che emerge appena nell’angolo destro dell’affresco. Inizialmente forse il dipinto si trovava in un tabernacolo ai margini di una strada, come sembra indicare il cartiglio che regge il Bambino: «O ti che va per questa via, saluta la madre mia con uno pater et una ave maria», la medesima rima che appare nel cartiglio della cappella de’ Bernardi di Corzonesco. 

Devozione diffusa fino al Concilio di Trento
Assai diffusa era, specie nelle zone rurali, la devozione per la Madonna del Latte, come attestano le numerose raffigurazioni presenti in ogni dove, a partire da quella più famosa di Re per la miracolosa effusione del sangue. L’allattamento al seno materno, in una società connotata da una forte mortalità infantile, era un efficace antidoto contro le epidemie ricorrenti ed un nutrimento completo e gradevole dal punto di vista organolettico, che poteva essere facilmente dispensato in ogni momento della giornata.
Una lattazione insufficiente o mancante del tutto poteva configurasi come una vera e propria maledizione divina. Da qui i pellegrinaggi ai santuari e la costruzione di edicole sacre per chiedere protezione e aiuto in questa funzione fondamentale soprattutto per la società di quel tempo. Anche nella Milano rinascimentale, furono eseguiti moltissimi dipinti della Madonna del Latte. Basti ricordare il Foppa, Donato di Bardi, Solario, Luini, Boltraffio, Lanino, Bergognone. Raffigurazioni che vennero però abbandonate dopo il Concilio di Trento, in particolare nella diocesi ambrosiana, a seguito delle disposizioni del cardinale Federico Borromeo, con le sue istruzioni De pictura sacra.

Ciclo di Maccagno
Il ciclo più importante per la nostra zona è però quello della chiesa di S. Antonio di Maccagno. I dipinti sono una vera e propria “Biblia pauperum”, una Bibbia dei poveri, secondo un’espressione usata da Papa Gregorio VII e rappresentano momenti significativi della vita di Gesù, offrendo nel contempo agli analfabeti che costituivano la maggioranza della popolazione la possibilità di conoscere la storia della salvezza.
Gli affreschi superstiti descrivono le scene cruciali della passione: l’ingresso in Gerusalemme, l’ultima cena, l’orazione nel Getsemani, la cattura di Gesù, il bacio di Giuda, il taglio dell’orecchio da parte di Pietro al servo del sommo sacerdote Caifa, la flagellazione, l’incoronazione di spine, Cristo di fronte a Pilato che si lava le mani. L’intento didascalico è reso ancor più evidente dai cartigli esplicativi posti sopra i dipinti, alcuni dei quali facilmente decodificabili: «Com Dio è a tavola con li apostoli», «Come li farixei ano menato Dio denanzi a Pilato», «Come Zuda baxa Dio per tradirlo in le mani….» (illeggibile).
E nel cartiglio della preghiera nell’orto degli ulivi una citazione in latino, tratta da Matteo, 26, 39: «Pater, si possibile est, transeat a me calix iste».
Ieratica la figura del Cristo nell’ultima cena, circondato dagli apostoli e da S. Giovanni che, secondo l’iconografia tradizionale, reclina il capo sul petto del Maestro. Una scena di apparente serenità conviviale, anche se dal volto di Cristo traspare l’amara consapevolezza della fine imminente.
Nella scena del tradimento di Giuda, i due volti accostati manifestano in tutta la loro drammaticità la tensione emotiva: nell’espressione di sconforto del Cristo che volge il suo sguardo altrove è già presente la sconfessione dello spergiuro, mentre il traditore avvicina la sua guancia a quella di Gesù e tende le sue lunghe mani in un abbraccio infido. Più in basso il focoso Pietro colpisce all’orecchio il servo del sinedrio, incurante della condanna del Maestro, mirabilmente espressa dall’indice puntato verso di lui.
Leopoldo Giampaolo attribuisce anche la Madonna nella chiesa di S. Stefano a Maccagno inferiore ad Antonio da Tradate. L’affresco sembra, infatti, rimandare alla lunetta sulla facciata del S. Antonio, soprattutto per quanto riguarda lo sfondo damascato a foglie di quercia, motivo decorativo spesso usato dall’artista.
«Purtroppo - osserva giustamente Lara Broggi - le immagini si trovano in un pessimo stato conservativo e risultano di difficile lettura». Auguriamoci pertanto che qualche Mecenate locale si faccia carico di un restauro conservativo, perché questo prezioso documento pittorico, testimonianza di un lontano passato, possa essere fruibile anche dalle generazioni future.

Tra Cunardo e Arosio
Sorprendenti le affinità tematiche e strutturali della Pietà di Cunardo, con la parziale rappresentazione della deposizione della navata settentrionale della chiesa di S. Michele di Arosio. Identico lo sfondo, identica l’inclinazione del capo della Vergine, afflitta da un indicibile dolore, identico il fermaglio del manto. Attorno l’iscrizione esplicativa : Mccccciij die ultimo agusti hoc opus fecit fieri Iemolus et frater eius filius condam Petri Betami (Gemolo figlio del fu Pietro Betami e suo fratello fecero eseguire  il giorno ultimo di agosto 1503).
Del tutto rispondente agli stilemi pittorici di Antonio da Tradate la Madonna in trono con Bambino salvata dall’ingiuria del tempo su un muro di un’antica corte in frazione Raglio, sempre a Cunardo. L’affresco, ancora in precario stato di conservazione, nonostante il restauro del 1997, corrisponde perfettamente alle numerose rappresentazioni della Vergine, presentata frontalmente, con un panneggio rigido e con l’uso dei medesimi colori: il rosso dell’abito, l’azzurro del mantello, stretto da un fermaglio floreale. Il cartiglio che si dipana dalle mani del Bambino reca la scritta; «In gremio Matris sedet sapientia Patris» (Nel grembo della Madre siede la sapienza del Padre), la stessa del dipinto della Madonna di Re che l’artista poté senza dubbio leggere nelle sue frequenti peregrinazioni attraverso le Centovalli.

Affresco conteso
E soffermiamoci finalmente sull’affresco conteso, conservato a Palazzo Verbania a Luino, ma strappato dalla facciata di una casa di Campagnano nel 1966. La figura del Cristo crocifisso, solo parzialmente conservata, dal momento che presenta un solo strato pittorico, campeggia solenne in tutto lo spazio disponibile. Ai lati due angeli raccolgono il sangue effuso dal Redentore. In primo piano Maria Maddalena, coi lungi capelli biondi sciolti sulle spalle che contrastano col rosso del mantello. Dietro di lei, in piedi, quasi per sentirsi più prossima al figlio morente, la Vergine con le mani giunte in preghiera, col volto straziato dal dolore, avviluppata in un manto opaco che l’avvolge interamente; sul lato sinistro, Giovanni, il discepolo prediletto, col capo sorretto dalla mano destra in un gesto di composta mestizia. Lara Broggi coglie in questa crocifissione evidenti analogie con quelle di Curaglia, Arosio e Palagnedra, senza rilevanti variazioni narrative.
Una personalità poliedrica dunque quella di Antonio da Tradate, capace di trasfondere la veemenza dei suoi sentimenti nelle figure umanamente partecipi della tragica vicenda del Cristo, ma pronto a regalarci momenti di tenera intimità come nelle immagini della Theotókos, la madre di Dio che mantiene però viva e operante la sua schietta natura di donna fragile, sottoposta alla fatica e alle contraddizioni del vivere quotidiano.
Emilio Rossi 

(Altre immagini degli affreschi in pagina Valli Monti Laghi)

Varese, radioamatori custodi anche del Po

La sala radio della protezione civile della Provincia gestirà anche l’attivazione di quelle dell’Aipo di Parma, Boretto (Reggio Emilia), Cremona, Casale Monferrato, Rovigo e Torino
Terremoti, emergenze e calamità naturali e ora anche custodia del fiume Po. A Varese la sezione dell’Associazione radioamatori italiani (ARI), che da 30 anni gestisce la sala radio di protezione civile a Villla Recalcati e che ha svolto ben 352 esercitazioni nazionali, prenderà in carico anche la rete dell’Agenzia interregionale per il fiume Po (Aipo).
Risultato? Nel circuito, ogni tre mesi, saranno attivate le sale radio dell’Aipo di Parma, Boretto (Reggio Emilia), Cremona, Casale Monferrato, Rovigo e Torino, utilizzando la tecnologia tuttora valida delle onde corte, a disposizione del dipartimento nazionale della Protezione civile, del Ministero dell’Interno e delle prefetture. «Per essere pronti in caso di calamità naturali o emergenze, attiveremo con cadenza mensile la rete delle prefetture e trimestrale quella dell’Aipo» spiega Giovanni Romeo, responsabile – provinciale e nazionale – dei Radioamatori.
La rete creata dai radioamatori, su input di Giuseppe Zamberletti, è il primo intervento sul luogo del bisogno in tutto il territorio nazionale. «Di qui - aggiunge Romeo - la verifica che tutti funzioni e che la rete possa essere attivata in pochissimi minuti qualora necessario ed essere operativa e funzionale nel diramare le prime informazioni utili per la gente colpita dalla calamità, ma anche per la macchina dei soccorsi».

Gli "Ospiti estranei" di Verena Stefan

Con la efficace traduzione di Emanuela Cavallaro, giunge in Italia il romanzo dell'autrice di "Häutungen", libro-manifesto del movimento femminista svizzerotedesco

Sempre attenta a quel che succede nel panorama letterario elvetico, questa volta Luciana Tufani ci propone davvero un piccolo gioiello di scrittura: l’ultimo romanzo di Verena Stefan nella limpida ed efficace traduzione di Emanuela Cavallaro.
L’autrice, nata e cresciuta a Berna, si é trasferita prima in Germania e poi in Canada, patria della sua compagna di vita. Da quest’ultima esperienza, a cui si accompagna quella dolorosa di un cancro al seno combattuto e vinto, nasce lo spunto per questo romanzo.
Sin dalle prime pagine il lettore viene coinvolto in un fluire di immagini ed emozioni, una corrente che trascina lontano. Si penetra nel pensiero di una straniera che entra non solo in un territorio nuovo, ma é sopraffatta dalla difficoltà della comunicazione linguistica. C’é nel testo un eccezionale gioco di lingue che percepiamo chiaramente grazie all’ottima traduzione dal tedesco, che viene spesso interrotto da inserti in inglese e francese.
Per Verena infatti il linguaggio é il segno tangibile della patria ed é quindi tutta tesa ad assimilare al più presto i suoni e i contenuti dei due idiomi del nuovo paese in cui vive; fatica immane a cinquant’anni, quando la lingua cui puoi fare riferimento e di cui puoi fidarti, quella con cui per abitudine fai confronti, non sta più al centro e tutto intorno sembra franare.
A questo poi si aggiunge la brutta scoperta di un cancro al seno. Sarà però in qualche modo la malattia a darle la forza di vincere, non solo il carcinoma, ma anche le proprie difficoltà di ambientazione, grazie al sostegno e alle cure ricevute nel nuovo ambiente quebecchese.
Come già suo padre, tedesco trapiantato in Svizzera durante la guerra, Verena inizialmente si sente un’ospite estranea una “fremdschlafer”, termine burocratico con cui gli svizzeri indicano i richiedenti asilo che vengono sorpresi a dormire in un altro alloggio che non sia quello ufficialmente assegnato.
L’immenso paese tutto da scoprire - Montreal e la campagna circostante- la spaventa e la respinge, nonostante la gentilezza dei suoi abitanti e l’affettuosa pazienza con cui la sua compagna Lou cerca di renderla partecipe del proprio amore per il territorio e gli animali selvaggi che ancora lo popolano.
Troppo estremo il clima, anche per una svizzera non certo avvezza ai tepori mediterranei, ma comunque terrorizzata dai meno venti che Lou e la altre amiche invece affrontano con gioiosa semplicità. Troppo vasti gli spazi vuoti di uomini e case, in confronto alla pettinata e affollata campagna elvetica. Troppo selvaggi gli animali, cervi lupi e orsi; orsi veri, in libertà, non rinchiusi da generazioni in una fossa dalle lisce pareti al centro di Berna.
Ecco forse proprio la diversa condizione degli orsi, la aiuta a riflettere sulla diversità in genere della vita in Canada, sul rispetto della dignità che fin dal suo arrivo ha riscontrato: dal riconoscimento paritario del legame con la sua compagna, indipendente dalle sue scelte sessuali, alla tutela e alla cure durante la sua malattia.
Mai si é sentita discriminata come donna o come lesbica, ma il contesto culturale e l’ambiente naturale tanto diverso nei primi tempi del suo soggiorno la turbano più del previsto e le fanno perdere l’orientamento. Anche in questo però l’autrice riconosce la profonda diversità della sua esperienza da quella di suo padre, rimasto per tutta la vita “straniero’ in Svizzera, tollerato e controllato dalle autorità e dai vicini, nonostante tutta la sua buona volontà di far bene.
Il suo per fortuna invece é solo un disorientamento interiore, un personalissimo disagio, non dovuto all’ambiente esterno, che anzi cerca di aiutarla a inserirsi e che infine ci riuscirà. Pian piano Verena emergerà dalla malattia e dalle sue ansie, quando imparerà non solo a tradurre, ma a pensare in inglese: «La lingua, la parola scritta, é in effetti la mia patria più importante, quella che mi é sempre rimasta. Per me quello che importa é solo tradurre tutto in questa lingua.»
La parola scritta rimane però sempre il tedesco, che é per lei casa, famiglia, rifugio della mente nei momenti di stanchezza e di emozione. E poi come rendere in inglese la ricchezza di espressioni e la complessità strutturale della lingua madre?
I moti dell’anima, i ricordi d’infanzia, le bellissime descrizioni dei paesaggi innevati, scorrono infatti con fluidità nel racconto; la forma é scorrevole e snella, ma la struttura dei periodi é ricca e articolata.
Bellissima a mio parere soprattutto la terza e ultima parte del libro; ormai Verena ha ritrovato se stessa e può finalmente rientrare in Europa. Stavolta fa lei da guida alla sua compagna a Berna, la città dove ha lasciato un pezzo di cuore. E di nuovo i contrasti stridenti tra le due culture saltano agli occhi; il vecchio mondo appare forse più arido e stanco, ma l’amore é cieco e basta leggere il pezzo in cui Verena descrive i bernesi che fanno il bagno nell’Aare, per capire da che parte batte ancora il suo cuore.
Che dire? Un libro che ho apprezzato e che voglio rileggere, un libro serio, profondo ma non pedante, un’autrice che Tufani ha fatto benissimo a far conoscere in Italia e di cui spero si possa presto leggere altro.
Silvia Mori
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Verena Stefan, Ospiti estranei, Luciana Tufani editrice, Ferrara 2012, pp. 167, euro12,00. 

Treni merci a misura di gallerie

Primi vagoni a ruote più piccole attraverso il Gottardo

(GM) Un ostacolo alla circolazione di treni merci che trasportino semirimorchi alti quattro metri, secondo gli standard moderni, è costituito dal profilo delle gallerie. Quelle costruite nell'800 sono inadeguate. Ed allora c'è chi indossa i panni di Archimede Pitagorico per risolvere il problema.
I tunnel ferroviari sono bassi? Facciamo circolare vagoni ferroviari con ruote più piccole. Il primo assaggio lo si è avuto nei giorni scorsi sulla linea fra Arth-Goldau e Airolo attraversando il San Gottardo. Due vagoni ribassati con semirimorchi alti quattro metri ad opera della società Viia delle ferrovie francesi hanno dimostrato l'alternativa alla modifica delle gallerie. Si tratta di un sistema denominato Modalohr delle industrie alsaziane Lohr capace di sopperire alle deficienze strutturali del Gottardo e delle gallerie verso l'Italia. 

Mercato svizzero, esportazioni varesine in crescita

Nel primo semestre 2012 fatturato cresciuto del 22 per cento

In Italia c’è crisi e in Canton Ticino spesso soffiano venti antitaliani, eppure l’export del Sistema Varese verso la Svizzera aumenta. Il fatturato realizzato tra gennaio e giugno 2012 è cresciuto addirittura del 22 per cento, toccando quota 421 milioni di euro.
Il mercato elvetico esige elevati requisiti di qualità ed è aperto a una forte concorrenza, ma lo sviluppo offre prospettive ampie, specialmente nel mercato del lusso. La crescita è pertanto un segnale incoraggiante e la conferma è venuta dal seminario di formazione della Camera di Commercio di Varese dedicato il 12 ottobre alla Svizzera.
A Ville Ponti oltre 130 tra imprenditori e rappresentanti d’azienda hanno avuto modo di ascoltare valutazioni e analisi dei relatori Fabrizio Macrì, della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera, e Pier Paolo Ghetti, consulente in materia doganale, e poi anche di confrontare singole posizioni con vari esperti. Secondo Ghetti, sono prevalenti «la possibilità di usufruire dell’efficacia degli accordi di libero scambio tra Confederazione e Unione Europea, che danno diritto a un trattamento daziario preferenziale alle merci di origine comunitaria, e soprattutto il rilievo di un mercato di grande interesse e qualificato come quello svizzero».

Milano, alloggi per giovani a prezzi calmierati

Possibile anche la formula "Patto di futura vendita"

Una casa a Milano per giovani coppie a prezzi calmierati. Da metà giugno, grazie ad 'Abit@giovani', è possibile. Il progetto coinvolge Regione Lombardia, Fondazione Cariplo, Aler e Comune, Fondazione Housing sociale, realtà imprenditoriali private e terzo settore.
'Abit@giovani' è un progetto di housing sociale che renderà disponibili mille alloggi sul territorio milanese. I primi 250 sono già pronti e saranno assegnati dall'Aler. Bando (da luglio) a cui ci si può iscrivere sul sito www.abitagiovani.it .
I requisiti sono un reddito Isee-Erp inferiore a 40.000 euro e un'età complessiva della coppia non superiore a 70 anni. Si potrà accedere attraverso la formula del 'Patto di futura vendita' (con l'acquisto dell'alloggio tra il quinto e l'ottavo anno di locazione, un acconto del 10 per cento del valore della casa e un canone mensile di 470 euro, il cui 50 per cento sarà valido come acconto sulla quota di acquisto) o dell'affitto a canone calmierato (400 euro al mese per 70mq).
«Abit@giovani' - ha sottolineato l'assessore regionale alla Casa Domenico Zambetti durante la presentazione del programma - sposa la filosofia del 'Patto per la casa', ovvero recupero e riqualificazione degli alloggi esistenti e loro messa a disposizione in locazione a costi accessibili e realizzazione di nuovi alloggi con patto di futura vendita. Il tutto con una progettazione partecipata dal quartiere».
Attenzione al sociale, dunque, per questi alloggi, recuperati o nuovi sparsi per Milano, che saranno collegati alla comunità locale con attività e progetti e messi in rete tra loro con una piattaforma internet. «Proprio la dimensione sociale - ha rimarcato l'assessore - è un elemento cardine del progetto, che può essere definito un modello sperimentale di welfare e di sviluppo sostenibile, salto di qualità verso la ricerca di formule innovative per l'abitare». 

Oropa, dentro il ghiacciaio sulle tracce di Quintino Sella

Un sabato particolare il 21 luglio, quando ci sarà la possibilità di conoscere intorno e dentro l'antico ghiacciaio di Oropa. L'appuntamento, già sperimentato in occasione delle celebrazioni del 150° dell'Unità d'Italia, segue le tracce di Quintino Sella, statista, geologo e divulgatore di scienza biellese. Condurrà dentro e intorno all'antico ghiacciaio, che nel Pleistocene giunse ad occupare tutta l'alta valle di Oropa, Brunello Maffeo, geologo.
La massa di ghiaccio nasceva fra il Monte Mucrone ed il Monte Rosso, nella depressione che attualmente ospita il Lago del Mucrone e che costituì un circo glaciale circondato da ripide pareti.
Meta dell'escursione sono proprio i ripidi pendii dell'alpe Gias Cmun, alla ricerca delle tracce dell'antico ghiacciaio sulle cui morene ormai bosco (il Sacro Monte di Oropa, Patrimonio Unesco dell'Umanità), riposano le spoglie di Quintino Sella.
L'escursione costituisce anche il primo appuntamento biellese dell'iniziativa del WWF Italia “Giovani protagonisti per la Natura”, per coinvolgere più di 3 mila giovani tra i 18 ed i 35 anni rendendoli protagonisti di attività pratiche nelle 32 strutture coinvolte nel progetto, finanziato dal Dipartimento della gioventù del ministero per la Cooperazione internazionale e l’integrazione.

Iscrizioni e info sul sito: www.giovaniprotagonistiwwf.it

Nelle cave sul lago grandi nomi a "Thonesonthestones"

Tra gli artisti, Maddalena Calderoni, Ismail Ivo, Kurt Elling & Charlie Hunter, Alessio Pizzech e Alessio Boni

L'edizione numero sei di “Tones on the Stones” è alle porte. Sua location principale sarà ancora il lago Maggiore, in particolare quell'angolo di Piemonte ai confini con la Svizzera dalle tante meraviglie che ha ispirato Maddalena Calderoni - soprano ma anche direttrice artistica della manifestazione - la quale ha reso protagonista la natura stessa. Sfondo coreografico di tutti i titoli di questi anni è infatti il mondo della pietra attraverso i maestosi e geometrici luoghi che si aprono nella montagna, le cave. Anche per gli spettacoli 2012 si è cercata l'eccellenza, con opere prime che gli artisti realizzano sfidando pareti difficili e inconsuete per realizzare coreografie ardite.
Il programma
7 luglio ore 22, Cava Minerali Industriali Verbania, via Martiri 42, 193 S.S. 34 Km 3, "Butterfly Effect", Opera ballet, prima esecuzione assoluta. Soggetto e coreografia di Ismael Ivo, musiche di Luigi Pizzaleo, composizione vincitrice del Premio Fedora, concorso internazionale di composizione. Compagnia Danza Fedora Award: Laura De Nicolao, Roberta De Rosa, Ariadne Mikou, Valentina Schisa, Elisabetta Violante, Giuseppe Paolicelli, Matteo Carvone, Stefano Roveda, Fabrizio Varriale, Marco delle Foglie. Assitenti: Franca Pagliassotto e Claudio Pisa. Arpa a vetro e flauto bansuri: Lorenzo Gabriele. Soprano: Maddalena Calderoni, Percussioni: Paolo Pasqualin e Davide Merlino. Live elettronic e collegamenti web con stazioni meteo dell’Atlantico: Luigi Pizzaleo. Disegno luci : Nevio Cavina. Room & environment: Marcel Kaskeline. Costumi : Gabriele Frauendorf. Sartoria L'ago Teatrale di Verbania. Assistente Aline Todaka. Ingressi: primo settore € 35, secondo settore € 25, posto in piedi 15 euro. Replica in caso di pioggia, 8 luglio.
11 luglio dalle 21, Antica Rocca, Arona. La serata suggella l’ingresso di Arona e della provincia di Novara nel circuito di "Tones on the Stones". Concerto dell’associazione Accademia dei Laghi; cortometraggio “La voce sola” girato sul Lago d’Orta; concerto jazz di Kurt Elling & Charlie Hunter. Ingressi: primo settore € 30, posto libero sul prato € 15 (cuscini messi a disposizione dal comune). Replica in caso di pioggia,12 luglio.
21 luglio ore 22, Cava Granito Sempione Miglio & Mazzuri – Varzo Verbania - Campaglia, "La carne del marmo - Un oratorio per Michelangelo", produzione esclusiva di "Tones on the Stones", con Alessio Boni. Regia di Alessio Pizzech. Coreografia di Walter Matteini. Danzatori: Mattia de Salve, Julio Cesar Quintanilla. Proiezioni video a cura di Giacomo Verde. Musiche di Dario Arcidiacono. Disegno luci di Nevio Cavina. Ingressi primo settore € 30 posti numerati, secondo settore € 20, posto in piedi € 15. Replica in caso di pioggia, 22 luglio.
Abbonamento primo settore € 85, secondo € 50. Ingresso gratuito: under 16, vincitori concorso con La Stampa (secondo settore). Ingresso ridotto: under 25, famiglie, over 65, abbonati, associati all'associazione o a quelle sostenitrici della manifestazione .Informazioni: 334/153.60.56 o 349/354.88.87.

Varese, tutto Bertoni in catalogo

Oltre l'omonimo museo di via Valverde, ora a Varese anche un catalogo custodisce la memoria di Flaminio Bertoni. È quello contenente la sua intera produzione, composta di circa 500 opere tra disegni, progetti, bozzetti, dipinti, sculture, testi, studi, auto. Molte delle opere sono custodite ed esposte nel museo.
La catalogazione, raccolta in un volume, è stata presentata il 14 giugno a Villa Recalcati dall'assessore Francesca Brianza e da Pierguido Baj, presidente dell’Associazione internazionale Flaminio Bertoni, Leonardo Bertoni con il figlio Moreno e Alberto Bertoni, uno dei curatori del museo. L'inventario è momentaneamente disponibile in pochissime copie. Una è custodita dalla Provincia di Varese, una è stata donata a Leonardo Bertoni, figlio di Flaminio, e un’altra rimarrà a disposizione del museo.

Mercato del lavoro, nel Varesotto record disoccupazione giovanile, soprattutto femminile

Per ragazze e ragazzi tra 15 e 24 anni il balzo è vicino a quello nazionale

Cresce nel Varesotto la disoccupazione complessiva ma preoccupante è particolarmente il balzo di quella giovanile. La quota di ragazze e ragazzi tra 15 e 24 anni alla ricerca di un lavoro è passata dal 20,7 per cento di fine 2010 all’attuale 33,8 per cento, cifra prossima all’ancora peggiore 35,9 per cento a livello nazionale. È quanto emerge dall’analisi condotta dalla Camera di Commercio di Varese sulla base degli ultimi dati Istat.
La disoccupazione complessiva è salita dal 5,3 del 2010 al 7,7 per cento, corrispondente a 31mila persone. É il dato più alto in Lombardia e il peggiore per il Varesotto almeno dell’ultimo decennio. La percentuale supera persino quel 6,3 per cento del 2009, anno nero dell’economia varesina come di quella internazionale.
Lo spread provinciale - calcolato analogamente a quello finanziario come differenza tra i due tassi in valore assoluto - tra la disoccupazione giovanile e quella totale è salito a 2610 punti base. Maggiori difficoltà ad entrare nel mondo del lavoro trovano soprattutto le giovani donne. La loro fascia 15-24 anni presenta un tasso di disoccupazione elevatissimo, addirittura il 42,6% (era il 25,7% nel 2010).
Secondo la ricerca “Varese 2020”, il balzo in avanti è collegato anche alla crescita della popolazione femminile locale in questa fascia d’età, che risulta superiore a quella maschile e persino alla media regionale. Nel Varesotto l’occupazione femminile rimane più alta (sfiora il 60% nella fascia 20-64 anni) delle medie italiane (49,9%) e lombarde (58,8%) e non lontana da quella europea (EU27 62,3%).  

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