Edizione n.41 di mercoledì 4 dicembre 2019

Salute

Varesotto, «Fattorie ostaggio dei piccioni»

L’allarme lanciato dalla Coldiretti: «Emergenza anche di carattere sanitario»

In città sporcano piazze e rovinano monumenti con il loro guano acido, ma disseminano danni in lungo e in largo planando anche su campi e stalle. A lanciare l’allarme contro i piccioni è la Coldiretti Varese.
«I piccioni puntano alle mangiatoie degli animali e ai raccolti di cereali, danneggiando le colture di riso, mais, frumento, orzo, soia e girasole» spiega il presidente Fernando Fiori. I danni da piccione, nel nostro territorio, supererebbero il 10% del totale da fauna selvatica, nonostante l’escalation numerica registrata negli ultimi anni delle devastazioni dei cinghiali.
DAL 2004 A OGGI DANNI PER 6 MILIONI
In tutta la Lombardia — secondo Coldiretti — i danni a campi e stalle, provocati dai piccioni, sono arrivati a quota 6 milioni di euro dal 2004 a oggi, e non sembrano diminuire.
«I piccioni tengono in ostaggio la mia fattoria», racconta un imprenditore agricolo di Carnago. «La stalla è lunga una cinquantina di metri e, quando metto giù il mangime per le 110 mucche che ho, arriva l’orda. Nell’ultimo periodo quattro dei nostri capi hanno avuto un aborto perché si erano ammalati, e i principali indiziati sono proprio i colombi».
A fargli eco un allevatore di Lonate Ceppino: «I piccioni ogni giorno arrivano puntuali in corsia quando diamo la miscelata agli animali, e rubano il cibo. Inoltre, assieme ai corvi, volano sui campi di mais e cereali per nutrirsi, dandoci non pochi grattacapi».
«L’emergenza – commenta Fiori - è anche di carattere sanitario, visto che il guano di tali volatili non solo è responsabile di danni da corrosione, ma i luoghi dove trovano riparo popolano di agenti patogeni e parassiti derivanti dai detriti organici. I batteri si espandono nell'aria e giungono nei luoghi pubblici e nelle aziende, contaminando oggetti e persino il cibo».  

Ricovero anziani, voucher da 1000 euro ai più bisognosi

Stanziati in Lombardia 10 milioni di euro per ridurre i costi delle rette - Beneficiarie circa 10mila persone

Voucher da 1.000 euro per gli anziani particolarmente gravi ricoverati stabilmente in Rsa (residenze sanitarie assistenziali) per 360 giorni annui. A disposizione, 10 milioni di euro. Destinatarie, circa 10.000 persone residenti in Lombardia. È quanto prevede una «misura innovativa» della giunta regionale della Lombardia, approvata il 31 luglio 2017 su proposta dell'assessore al welfare Giulio Gallera.
L’intervento è diretto ai ricoverati in tutte le Rsa accreditate e a contratto del territorio, classificati nelle classi Sosia 1 e Sosia 2, sia su posti ordinari sia in Nuclei Alzheimer, per una durata di almeno 360 giorni, nel periodo dal 1° ottobre 2016 al 30 settembre 2017. Queste persone presentano maggiori livelli di fragilità e quindi maggiore bisogno di cura e di risorse.
La delibera regionale si aggiunge a un’intesa raggiunta tra Gallera e i sindacati. «Se il numero degli aventi diritto dovesse essere inferiore a quanto previsto o il finanziamento dovesse essere integrato anche con successivi provvedimenti», ha spiegato l’assessore, le risorse disponibili saranno assegnate, «tramite un voucher di valore pari a quello dei primi beneficiari, alle persone ricoverate in Rsa - sempre relativamente al periodo dal 1 ottobre 2016 al 30 settembre 2017 - anche per una durata inferiore ai 360 giorni, con modalità progressive comunque non al di sotto dei 180 giorni. In caso di periodo identico prevale la maggiore età dell'ospite». 

Epatite B cronica, in Lombardia al via progetto di nuovo farmaco

Per la sua realizzazione disponibili 5,6 milioni di euro

Un altro passo avanti verso la cura definitiva dell'epatite B cronica in Lombardia. A Milano, l’11 luglio 2017, l'assessore regionale all'università, ricerca e open innovation, Luca Del Gobbo, e il presidente di Promidis srl, Pietro Di Lorenzo, hanno siglato un accordo per la realizzazione di farmaci innovativi.
Il progetto vede in campo Promidis Srl, Istituto Nazionale di Genetica Molecolare, Ospedale San Raffaele, Università degli Studi di Milano, Policlinico San Matteo. L’investimento complessivo è di 5,6 milioni di euro e il contributo regionale di 3,3 milioni di euro.
Nell’epatite B il virus HBV intacca pericolosamente il fegato e il 5 per cento degli adulti e oltre il 50 dei bambini al di sotto dei 5 anni infettati diventano malati cronici.
DAL 2009 AL 2015 SPESA SANITARIA RADDOPPIATA
«I malati - ha sottolineato l'assessore - devono assumere farmaci per tutta la vita e questo significa costi elevatissimi per il sistema sanitario e la non certezza di ridurre il rischio del cancro al fegato. Su scala mondiale sono 300 milioni le persone affette, di cui 1 milione muore ogni anno. Dal 2009 al 2015 la spesa sanitaria per la cura dell'epatite B, in Lombardia, è passata da 12 a 24 milioni di euro».
Gli "Accordi per la ricerca e l'innovazione" sono stati introdotti con la legge 29/2016. Loro cardini sono l’abbandono della logica dei vecchi bandi e l’opzione della negoziazione tra le parti rispetto a elementi tecnici, tempi, risorse e modalità di compartecipazione a un progetto comune. Su questa misura Regione Lombardia ha scelto 32 progetti su un totale di 90 presentati e stanziato 106 milioni di euro a fondo perduto. Uno tra questi è il progetto per la realizzazione del nuovo farmaco contro l’epatite B. 

Torino, metropolitana cardioprotetta

Dotate di defibrillatore le stazioni di Fermi, Porta Susa, Porta Nuova e Lingotto
TORINO palazzo Madama

Si estende in Piemonte il servizio di protezione delle persone colpite da improvviso malore. Dal 21 luglio la metropolitana di Torino, che trasporta ogni giorno più di 150.000 passeggeri e in un anno 38 milioni, è cardioprotetta.
Nelle stazioni di Fermi, Porta Susa, Porta Nuova e Lingotto sono stati installati quattro defibrillatori semiautomatici esterni. La consegna si è svolta nella stazione metropolitana di Torino Porta Susa alla presenza degli assessori della Regione Piemonte, Antonio Saitta, e di Torino, Stefano Gallo.
I defibrillatori sono stati acquistati grazie all’avanzo di gestione del IX Congresso Nazionale Società Italiana Sistema 118, svoltosi a Torino nel 2011, e con il contributo dell’azienda Progetti Srl. La loro donazione rappresenta un ulteriore impulso al potenziamento della rete cittadina per la defibrillazione precoce da parte di Regione, Comune, Anpas e Cri.
Il Piemonte ha varato, da alcuni anni, un progetto di diffusione di defibrillatori. Ne sono stati acquistati 280 e destinati a comuni, luoghi di interesse culturale, associazioni di volontariato, forze dell’ordine, ecc.) e migliaia di cittadini hanno partecipato alla necessaria formazione. In un anno l’Anpas, in qualità di Agenzia formativa regionale Aed (Automated external defibrillator), ha abilitato all’uso del defibrillatore 3.363 persone, fra volontari e personale di enti, aziende e società sportive, attraverso l’organizzazione di 134 corsi. 

Varese, convegno sul diabete in gravidanza

In programma il 13 ottobre 2017

Una gravidanza in paziente con diabete, in assenza di cure preventive adeguate, può rappresentare un rischio notevole sia per la madre sia il bambino. Oltre l'incremento di aborti e malformazioni congenite e di una maggiore incidenza di macrosomie, vi è una possibilità cinque volte maggiore rispetto alla norma di andare incontro a morte perinatale. Di fondamentale importanza risulta pertanto una consultazione prima del concepimento e un rigoroso controllo del diabete durante la gestazione. 
"Il diabete in gravidanza: dallo screening al follow up post partum" sarà il filo conduttore di un convegno in programma il 13 ottobre a Varese nell'aula magna dell'Università dell'Insubria in via Dunant 3. Sarà presieduto dal professor Luigi Bartalena e si svolgerà sotto la responsabilità scientifica della dottoressa Cristina Romano, rispettivamente direttore e dirigente medico dell'Uoc Endocrinologia dell'ASST dei Sette Laghi di Varese.
Moderatori e relatori saranno: Massimo Agosti, Luigi Bartalena, Barbara Lischetti, Patrizio Marnini, Giuliana Bianchi, Antonella Cromi, Eugenia Dozio, Edoardo Duratorre, Fabio Ghezzi, Ennio La Rocca, Roberto Puricelli e Cristina Romano (Varese); Alessandro Roberto Dodesini e Elena Ciriello (Bergamo); Ivano Franzetti (Gallarate); Alessandra Ciucci (Mariano Comense); Matteo Bonomo, Nadia Cerutti, Nicoletta Dozio, Basilio Pintaudi, Veronica Resi, Marina Scavini, Maria Teresa Castiglioni (Milano); Salvatore Mastrolia (Monza); Annunziata Lapolla (Padova); Elisabetta Lovati (Pavia); Stefano Balducci (Roma).

Varese, pianta tattile nella hall del Monoblocco Ospedale

L’hanno realizzata ragazzi del Centro provinciale per l’istruzione degli adulti
ospedale, monoblocco

A Varese anche i non vedenti possono ora capire una parte della struttura dell’Ospedale di Circolo ed essere quindi agevolati nella mobilità autonoma. Nella hall del Monoblocco troveranno una pianta tattile del piano terra realizzata dai ragazzi del  Centro provinciale per l’istruzione degli adulti (Cpia).
Gli studenti l’hanno realizzata lavorando per nove mesi, ogni lunedì, insieme con i docenti al progetto “Varese da toccare”, sostenuto anche dalla Fondazione Comunitaria del Varesotto. La pianta è stata consegnata lunedì 29 maggio al direttore generale dell'ASST dei Sette Laghi Callisto Bravi. 

Milano, la membrana amniotica ora si può conservare

Primato mondiale di una ricerca medica di Biocell Center - Le membrane saranno conservate nelle sue biobanche a Lugano e Boston

Conservare la membrana amniotica di ogni bambino che nasce, sia per uso proprio (autologo) sia eventualmente per donarlo ad altri, non è più un sogno. Grazie a un primato italiano, la componente della placenta espulsa dopo il parto può essere conservata in biobanche a Lugano e Boston, in vapori di azoto liquido a -196°C per un periodo variabile da 10 a 40 anni.
Il servizio verrà erogato a enti, cliniche, ospedali, centri di ricerca o singole partorienti. L’annuncio è arrivato il 13 marzo da Biocell Center, centro di ricerca con sede a Busto Arsizio (Va) e biobanche in Svizzera e Stati Uniti.
Per prima al mondo, l’azienda ha dato vita a un servizio che consente di crioconservare la membrana amniotica - ricchissima di fattori di crescita, vero scopo del servizio - utilizzata da anni per varie applicazioni, come la cura dello strato corneo lesionato da agenti chimico-fisici, la cura di lesioni cutanee e di ustioni (anche di terzo grado) o anche come aiuto in altri campi della chirurgia per evitare aderenze postchirurgiche. 

PROSPETTIVE PER MEDICI E RICERCATORI
«Scopo delle nostre ricerche – spiega Massimiliano Manganini, direttore dei Biocell Center – è sempre stato quello di approfondire le caratteristiche delle cellule staminali mesenchimali che congeliamo una volta estratte dalla placenta, ed i risultati dimostrano che si tratta di cellule che hanno grande interesse medico e scientifico. Siamo convinti che tra non molto tempo queste cellule troveranno impiego in molte terapie cellulari e di medicina rigenerativa. Oggi la membrana amniotica, con le sue straordinarie caratteristiche, arricchisce la gamma delle possibilità a disposizione di medici e ricercatori».
Secondo Manganini, l’utilizzo della membrana è favorito dalla sua bassa immunogenicità. «Le sue componenti cellulari e extracellulari – precisa - causano una più bassa risposta immunitaria al momento del trapianto, riducendo quindi il rischio legato al rigetto del tessuto, anche in caso di trapianti eterologhi, permettendo un suo uso più sicuro non solo per il proprietario (il bambino) ma anche per terzi a cui la membrana decellularizzata può essere donata".
DA "RIFIUTO" BIOLOGICO A MATERIA DI CRESCITA
Biocell Center è spin off di un altro centro lombardo, il laboratorio TOMA, diretto dal professor Giuseppe Simoni, e questo primato si aggiunge ad altri traguardi. Sua è la prima criobanca al mondo per la conservazione del liquido amniotico (Boston) e sua è anche la prima per i villi coriali e la placenta (Lugano), sempre con riferimento alle ricerche e agli studi sulle cellule prenatali.
«L’entusiasmo che i nostri servizi generano tra gli scienziati e i medici di tutto il mondo – ha dichiarato Marco Reguzzoni, amministratore delegato di Biocell – dimostra che la speranza è davvero tanta. I ricercatori soprattutto vedono nelle cellule placentari e nella membrana amniotica una concreta possibilità di uso, eticamente accettabile e geneticamente stabile: in fin dei conti recuperiamo cellule staminali e materia ricca di fattori di crescita da "rifiuti" biologici che altrimenti finirebbero in discarica, ricavandone elementi potenzialmente utili per la cura di molte brutte malattie». 

Varese, Trasporto di cortesia per pazienti oncologici ed ematologici

Gratis in auto da casa al luogo di cura i malati con difficoltà che si recano nelle strutture dell'ASST dei Sette Laghi – Il servizio viene sperimentato dalle associazioni Varese per l’oncologia, AIL Varese onlus e LILT Varese in collaborazione con Auser
servizio di trasporto dedicato ai pazienti oncologici ed ematologici

‘Passaggio’ in auto da casa al luogo di cura per i pazienti oncologici ed ematologici. Le associazioni AIL, LILT e Varese per l’oncologia offrono il trasporto cortesia a chi ha difficoltà nel percorso per visite, esami e terapie nelle strutture dell'Azienda Socio Sanitaria Territoriale dei Sette Laghi.
Il progetto “accompagnamento” è un servizio nuovo e completamente gratuito nato dalla rete creata tra le tre associazioni in collaborazione con Auser Comprensorio di Varese.
ACCESSO AL SERVIZIO
Volontari e mezzi di Auser Varese garantiscono l’accompagnamento in auto, mentre AIL Varese Onlus, LILT e Varese per l’Oncologia coprono i costi vivi del carburante e in generale delle spese di viaggio.
Per accedere al servizio, è necessario chiamare il numero 0332-813262 di Auser Varese nei giorni di lunedì (dalle 15 alle ore 17), mercoledì e venerdì (dalle 9 alle 12).
I pazienti in cura nelle strutture di Ematologia e di Oncologia e negli ambulatori dei Presidi della ASST Sette Laghi troveranno le indicazioni nelle bacheche dei reparti e potranno richiedere informazioni direttamente al personale sanitario e alle loro Associazioni di riferimento AIL Varese Onlus, LILT e Varese per l’Oncologia.
«La realizzazione del servizio Accompagnamento – questo il commento delle associazioni - costituisce la prova che il dialogo e la collaborazione tra le associazioni è non solo possibile ma rappresenta la soluzione ideale per realizzare servizi utili, efficaci ed efficienti e rispondere così alle esigenze dei pazienti». 

UE, da marzo contro le malattie rare cooperazione transfrontaliera tra specialisti

Al via le Reti di riferimento europee - 900 squadre mediche collegate in tutta Europa opereranno a vantaggio dei pazienti

Il 1º marzo sono diventate operative le nuove Reti di riferimento europee. Piattaforme uniche e innovative di cooperazione transfrontaliera tra specialisti, sono dedicate alla diagnosi e alla cura di malattie complesse rare o poco diffuse.
Ventiquattro Reti di riferimento europee che riuniscono oltre 900 unità di assistenza sanitaria altamente specializzata di 26 Paesi hanno cominciato dunque a collaborare per risolvere una varietà di problemi, dalle malattie ossee a quelle ematologiche, dall'immunodeficienza al cancro pediatrico. L'unione delle migliori competenze dell'UE su una così ampia scala - sottolinea la Commissione Europea -  dovrebbe portare benefici ogni anno a migliaia di pazienti affetti da patologie che richiedono una particolare concentrazione di assistenza sanitaria altamente specializzata in settori medici in cui le competenze necessarie sono non frequenti.
Il problema delle malattie rare
Si definiscono rare le malattie che colpiscono non più di 5 persone su 10 mila. Complessivamente nell'UE tra le 6 mila e 8 mila malattie rare incidono sulla vita quotidiana di circa 30 milioni di persone, tra cui molti bambini.
Le malattie rare e complesse possono causare problemi di salute cronici e numerose sono potenzialmente letali. Ad esempio, esistono circa 200 tipi diversi di tumori rari e ogni anno a più di mezzo milione di persone in Europa ne viene diagnosticato uno.
L'impatto di tali malattie sui pazienti, i familiari e su chi presta assistenza è enorme. Spesso la malattia non viene diagnosticata a causa della mancanza di conoscenze scientifiche e mediche o della difficoltà ad accedere alle competenze. La frammentazione delle conoscenze sulle malattie rare e il numero ristretto di pazienti affetti da una singola malattia fanno sì che un'azione a livello di UE nel settore conferisca un particolare valore aggiunto.
Le Reti di riferimento europee
Le Reti di riferimento europee sono Reti virtuali che riuniscono i “prestatori di assistenza sanitaria” di tutta Europa per affrontare patologie complesse o rare che richiedono cure altamente specializzate e una concentrazione di conoscenze e risorse. Sono istituite nel quadro della direttiva UE sui diritti dei pazienti nell'ambito dell'assistenza sanitaria (2011/24/UE ), che facilita anche l'accesso dei pazienti stessi alle informazioni in materia di assistenza sanitaria, aumentando quindi le opzioni terapeutiche.
In pratica, le Reti di riferimento europee svilupperanno modelli di assistenza, strumenti per l'assistenza sanitaria online, soluzioni e dispositivi medici nuovi e innovativi; favoriranno la ricerca mediante ampi studi clinici e contribuiranno allo sviluppo di nuovi prodotti farmaceutici; porteranno a economie di scala e garantiranno un uso più efficiente delle risorse costose, il che prefigura effetti positivi sulla sostenibilità dei sistemi sanitari nazionali e per decine di migliaia di pazienti che soffrono di malattie e patologie rare e/o complesse nell'UE.
La Reti di riferimento europee saranno finanziate mediante gli strumenti europei di telemedicina transfrontaliera e possono beneficiare di una serie di meccanismi di finanziamento dell'UE, come il programma per la salute, il meccanismo per collegare l'Europa e il programma di ricerca dell'UE "Orizzonte 2020". 

Piemonte, la regione più verde d’Italia

A Torino illustrati in un convegno i dati della Carta forestale regionale

È il Piemonte la regione con la più ampia superficie forestale in Italia. In quindici anni, dal 2000 al 2015, i boschi si sono incrementati di oltre 57 mila ettari, occupando il 38% del territorio. Sono alcuni dei dati emersi il 7 giugno 2017 a Torino dal convegno su “Piano forestale regionale, carta forestale, trasformazione del bosco e ‘non bosco’”, organizzato dalla Regione Piemonte.
Il convegno ha chiuso una serie di incontri  svoltisi in tutta la regione sul tema del “bosco e non bosco”. Fra i temi affrontati, la tutela e gestione attiva e sostenibile del bosco, la conservazione della biodiversità delle piante, il riconoscimento del valore delle attività forestali per il presidio e la conservazione dell’identità del territorio.
SUL PODIO CUNEO, TORINO E ALESSANDRIA
Con un totale di circa un milione di ettari, il Piemonte risulta la regione italiana con la più ampia superficie forestale arborea. Le province che hanno registrato un incremento maggiore sono Torino e Alessandria, anche se Cuneo rimane la provincia con più boschi.
I dati sulla superficie dei boschi sono emersi dalla Carta forestale del Piemonte, aggiornata da Ipla nel 2016 e pubblicata nel 2017, insieme ai dati complementari relativi ad arboricoltura da legno, formazioni lineari e superfici forestali con copertura inferiore al 20%.