Edizione n.14 di mercoledì 22 aprile 2026

Malattie cardiovascolari e fattori di rischio, cambiare la rotta si può e fa bene

A un nuovo studio internazionale ha partecipato anche il Centro Epimed dell’Università dell’Insubria
foto Uninsubria, i professori Veronesi-Jacoviello-Ferrario

Creare uno stile di vita sano, e più della metà di ictus e infarti si può evitare. A dimostrarlo un nuovo studio internazionale che evidenzia come si possa intervenire in modo efficace sui cinque fattori di rischio modificabili: sovrappeso, pressione alta, colesterolo alto, fumo e diabete mellito. Alla ricerca, pubblicata sul New England Journal of Medicine, ha partecipato il Centro Epimed dell’Università dell’Insubria, con i professori Licia Iacoviello, Marco Ferrario e Giovanni Veronesi. Obiettivo dello studio anche trarre misure preventive mirate.
I fattori di rischio sono responsabili di più della metà delle malattie cardiovascolari e di circa il 20 per cento della mortalità generale. Ma non bisogna rassegnarsi e lasciar perdere perché intervenire è possibile e anche in modo efficace, in particolare con gli stili di vita. La ricerca su questa delicata e onnicomprensiva realtà è stata condotta su scala mondiale. A condurla gli scienziati del Global Cardiovascular Risk Consortium, coordinati dall’Heart & Vascular del Medical Center Hamburg-Eppendorf (Uke) e dal Centro tedesco per la ricerca cardiovascolare (Dzhk), con il contribuito del Centro ricerche in Epidemiologia e medicina preventiva (Epimed) dell’Università degli Studi dell’Insubria, Dipartimento di Medicina e Chirurgia. I risultati sono stati pubblicati il 26 agosto sul New England Journal of Medicine e hanno raccolto i dati di 1.5 milioni di persone da 34 Paesi.
Le malattie cardiovascolari sono responsabili di circa un terzo dei decessi a livello mondiale,  in Italia (circa 230.000 morti l’anno) sono la prima causa di morte. Da tempo  obesità, pressione arteriosa, colesterolo, fumo e diabete siano stati identificati quali fattori di rischio ma prima di questo studio la proporzione di malattie cardiovascolari a loro attribuibili non era stato del tutto chiarito, sottolineano i ricercatori.
Licia Iacoviello, professore ordinario di Igiene e Sanità Pubblica, direttrice del Centro Epimed e co-autrice dello studio, spiega: «Lo studio mostra chiaramente che più della metà degli infarti e degli ictus sono evitabili attraverso il controllo di questi cinque fattori di rischio modificabili. I risultati sono quindi di grande importanza per rafforzare la prevenzione in quest’area. Allo stesso tempo, il 45% circa degli eventi cardiovascolari ha cause diverse da queste, un gap che deve essere da stimolo per l’intera comunità scientifica ad intensificare gli sforzi di ricerca».
Il Global Cardiovascolar Risk Consortium ha valutato i dati individuali di 1.5 milioni di persone; centododici gli studi di coorte che provengono da Nord America, America Latina, Europa occidentale, Europa orientale e Russia, Nord Africa e Medio Oriente, Africa subsahariana, Asia e Australia e permettono tra l'altro di differenziare secondo le aree maggiori o minori incidenze.
«Il Centro Epimed contribuisce al Consorzio sia con i dati di diverse coorti di popolazione che con l’expertise dei suoi afferenti – aggiunge Giovanni Veronesi, professore associato di Statistica Medica e membro dello Statistical Working Group del Consorzio, oltre che co-autore del lavoro –. La recente aggiunta al Consorzio di uno studio di residenti anziani della città di Varese, di cui stiamo completando il follow-up per gli eventi cardiovascolari in collaborazione con alcuni colleghi clinici del Dipartimento, potrà rafforzare la posizione internazionale del Centro, e contribuire ad approfondire ulteriori aspetti messi in luce da questo lavoro, quali ad esempio il ruolo dei fattori di rischio alle diverse età».
Link all’articolo pubblicato da Nejm:
https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa2206916?query=featured_home
Link al sito del centro Epimed:
http://epimed.uninsubria.it
• Nella fotografia Uninsubria, da sinistra: i professori Giovanni Veronesi, Licia Iacoviello e Marco Ferrario del Centro Epimed dell’Università dell’Insubria