Edizione n.27 di mercoledì 7 agosto 2019

Luino

Addio a Dario Fo, “cittadino onorario” di Luino

Anche a Luino profonda tristezza e vasta partecipazione ha suscitato la scomparsa di Dario Fo, morto a Milano giovedì 13 ottobre. Interprete dei sentimenti cittadini il sindaco Andrea Pellicini.
«Luino – ha dichiarato Pellicini non appena appresa la notizia - perde il più illustre dei suoi concittadini, insignito dal Comune della cittadinanza onoraria nell'ottobre del 1996, ancora prima di ricevere il Premio Nobel. Tutto il mondo conosce i suoi più grandi capolavori, ma noi amiamo ricordarlo per le sue straordinarie performance sulle carrozze dell'accelerato Luino-Gallarate, suo “palcoscenico, con platea sempre esaurita e festante!'”, come lo stesso Fo narra nel “Paese dei Mezaràt”, pubblicazione del 2002 a cura di Franca Rame.
Fantastica anche “Ma la Tresa ci divide” del 1948, commedia grottesca sulla storica rivalità tra Luino e Germignaga, che, proprio in quell'anno, riottenne l'agognata indipendenza territoriale dopo l'unificazione operata dal Duce nel 1928 e mai accettata dai germignaghesi. Oggi la Tresa ci unisce nel suo ricordo».
A Dario Fo fu conferita la cittadinanza onoraria all'inaugurazione del Teatro Sociale il 1° novembre 1996 (nella foto con il sindaco Tosi). La decisione era stata presa il 16 ottobre dal consiglio comunale al termine di un dibattito introdotto da una relazione dell’allora sindaco Piero Tosi. A favore avevano votato la maggioranza e la Lega; i consiglieri dei gruppi Polo e Viva Luino Viva si erano astenuti. 

Rifiorisce il giardino d'arte nell'ex masseria

Nel parco di via San Pietro sabato 8 e domenica 9 ottobre mostra di sculture, xilografia, pittura, installazioni e incontri musicali in ricordo di Nilla Six
Lasciare il segno

Un progetto artistico in progressione che nel succedersi delle edizioni si è incanalato, da Luino, anche verso i Grigioni Svizzeri e Milano. È “Lasciare il segno”, nato per ricordare Nilla Six, artista xilografa svizzera che del “lasciare segno” fece il filo conduttore per lo strumento che usava e per espressività. Quest'anno la manifestazione rientra a Luino l'8 e 9 ottobre, sempre per la conduzione della sua ideatrice Maria Montaina Filippi con Galleria spazio28 arte contemporanea di San Bernardino Grigioni.
Titolo dell'esposizione, in collaborazione per il 2016 con Clara Castaldo, è “Il giardino dischiuso”. Un parco infatti, quello della ex masseria di via San Pietro 43, sarà lo scenario dell'itinerario tra sculture, xilografia, pittura, installazioni e incontri musicali. «La masseria – spiega la curatrice – oggi conserva il torchio da stampa e i legni donati da Nilla Six come generoso lascito per il presente e il futuro, come attestazione di stima e di amicizia e come testimoni culturali della tradizione artistica».
In mostra saranno le opere di Italo Antico, Ettore Antonini, Anna Bernasconi, Paolo Blendinger, Renata Buttafava, Lorenzo Cambin, Francesco Ceriani, Francesco Cucci, Danila Denti, Umberto Faini, Mavi Ferrando, Anny Ferrario, Anna Filippi, Gianantonio Ossani, Ferdinando Pagani, Simone Patarini, Gigi Pedroli, Sara Pellegrini, Giancarlo Pozzi, Giorgio Robustelli, Valerio Righini, Tiziana Rosmini, Luigi Sandroni, Evelina Schatz, Penelope Soler, Giovanni Tamburelli, Edoardo toletti, Aurelio Troger, Armando Vanzini, Ivan Zanoni.

Il programma parte sabato 8, alle 15, con apertura al pubblico del percorso di scultura nel parco e visita alla mostra, presenta Clara Castaldo; alle 16 proiezione video delle edizioni 2008-2011 (a ciclo continuo); alle 16.30 concerto del trio P.RA.GA con Francesca Petrolo, Ciro Radice, Francesca Galante; alle 17:30 aperitivo:
domenica 9, alle 10, apertura al pubblico per la visita alla mostra e alla masseria. Possibilità di sperimentare l’antica tecnica di incisione nel legno: xilografia con Anna Ferrarini.
La mostra proseguirà fino al 15 ottobre, visitabile su appuntamento.
Info: spazio28 arte contemporanea spazio28@yahoo.it

Diversamente credenti a Luino dal 1890 ad oggi

Compie 125 anni la Chiesa evangelica metodista valdese

A Luino, nel suo 125° compleanno, la Chiesa evangelica metodista valdese vuole fermarsi a riflettere pubblicamente sulla propria identità. Lo farà nella Biblioteca civica, piazza Risorgimento 2, venerdì 9 ottobre ore 18.
La proposta è quella di una conversazione con il professor Paolo Ricca, rivisitando la propria identità. Fermarsi e riguardare l’altro modo di vivere la fede cristiana, cioè di una chiesa laica composta da eguali, in cui non vi sono differenze fra uomo e donna e dove ad ogni credente può essere affidata la responsabilità della chiesa.
Scelte che, pur essendo normalità nelle nazioni del Nord Europa, possono essere realtà in Italia solo attraverso le chiese protestanti come nel caso di quella luinese. Vivere la fede in dialogo con la società e con le altre espressioni di fede, perché la ricchezza dell’Evangelo non si esaurisce in una tradizione di denominazione, ma se ne può cogliere le sue svariate ricchezze anche attraverso l’ecumenismo.
CHI È PAOLO RICCA
Paolo Ricca, professore emerito della Facoltà valdese di teologia a Roma, è fra le voci più autorevoli dell'evangelismo italiano odierno per la chiarezza delle esposizioni e la profondità del pensiero. Per conto dell'Alleanza riformata mondiale ha seguito il Concilio Vaticano II come giornalista accreditato, redigendone un commento teologico diffuso in diverse lingue.
Insegna tuttora, come professore ospite, presso il Pontificio Ateneo Sant'Anselmo di Roma. È stato per 15 anni membro della Commissione Fede e Costituzione del Consiglio ecumenico delle Chiese con sede a Ginevra. Ha da molti anni una collaborazione con il programma di RadioTre, "Uomini e profeti" condotto da Gabriella Caramore, ed è noto per molti suoi scritti di divulgazione teologica.
Da alcuni anni cura una rubrica su Riforma, settimanale delle chiese battiste, metodiste e valdesi rispondendo alle domande dei lettori. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni tra le quali il libro “Le Dieci parole di Dio” dedicato ai Dieci Comandamenti, fonte di ispirazione per il monologo di Roberto Benigni “I Dieci Comandamenti” andato in onda su RAI1.
Antonio Monteggia 

Colmegna, ragazzi della media “B.Luini” alla casa di Petter

Uscita didattica alla scoperta di figure e territorio luinese
Colmegna, Casa Petter

Omaggio della scuola media di Luino, giovedì 30 aprile, allo studioso Guido Petter nell’ambito del progetto di conoscenza degli uomini di cultura e del territorio luinese. Protagonisti, alunni della classe terza Btp accompagnati dai docenti Lara Tavani e Giovanni Petrotta con Gianni Schiroli e altre due guide del Cai di Luino. Petter, nato a Colmegna nel 1927 morto a Padova nel  2011, è stato partigiano combattente durante la Resistenza, scrittore, professore di Psicologia dello sviluppo all’università di Padova e ha ricevuto la medaglia d’oro della Presidenza della Repubblica “Benemeriti della Cultura e dell’arte”.

La comitiva è arrivata a Colmegna a piedi, via Carnella e per i boschi. All’altezza del “Bùrich”, nel bosco, Petrotta ha riletto un brano di Piero Chiara, scritto sull’Avvenire del Verbano il 30 novembre 1934. È una descrizione di Luino da quel luogo che recita: “Da quelle rocce scavate da frequenti caverne e crepacci profondi, antri da fiere o dell’uomo preistorico, seduti su un ronchione di roccia, si può vedere Luino… di profilo”.
PREPARAZIONE
Il giorno prima, in preparazione dell’uscita didattica, gli studenti avevano visto sulla lavagna multimediale della scuola alcune slide con l’itinerario e immagini di Colmegna del pittore Raffaele Casnedi. In quell’occasione, oltre al testo di Chiara, si era letto pure uno scritto di Franca Tessari, docente dell’Università di Padova,  sul campanile di Colmegna descritto da Petter. Di lui, come già comunicato ai lettori del Corriere del Verbano, i ragazzi avevano anche letto in classe l’ultimo libro “La prima stella–Valgrande ‘44”, ricevuto in dono dall’Anpi di Luino.
INCONTRO CON LE SORELLE
Dopo l’attraversamento del bosco impervio e fatta la ripida discesa, la classe è giunta a Colmegna, dove si è fermata davanti al campanile con orologio del paese. Al campanile Petter, raccontando una sua esperienza dell’età di 11-12 anni, ha dedicato nel libro “Ragione, fantasia, creatività nel bambino e nell’adolescente” (Giunti, 2010) alcune pagine per illustrare una situazione di transizione graduale dalla razionalità alla fantasia.
Gli alunni sono stati poi accolti da Emilio Rossi e da Remo Passera dell’Anpi di Luino, che li hanno accompagnati alla casa natale di Petter, sul lungolago. Una piccola delegazione ha incontrato le sorelle di Petter, Erminia e Piera, alle quali i ragazzi hanno comunicato quanto sta svolgendo la scuola media di Luino per ricordare il loro fratello. 

Creva, a pieno regime “l’autostrada dei pesci” nel fiume Tresa

Il corridoio ecologico, il più alto d’Italia, collega i laghi Maggiore e Ceresio

A Creva funziona la “scala” alla centrale idroelettrica sul fiume Tresa, ribattezzata “l’autostrada dei pesci più alta d’Italia”. Con la fine dei lavori è già possibile, in questi giorni, osservare i primi risultati e, soprattutto, il passaggio delle specie ittiche che popolano i laghi Maggiore e Ceresio e utilizzano questo corridoio ecologico per gli spostamenti.
L’opera per il passaggio dei pesci della diga di Creva è tecnicamente una “scala” di risalita a bacini successivi ed è la più alta d'Italia, visto che copre un salto di 24 metri, che permette la riconnessione ecologica dei laghi Ceresio e Verbano. Sostenuta dalla Provincia di Varese, è stata costruita con Enel, Canton Ticino e Regione Lombardia con un notevole contributo di Fondazione Cariplo. La sua entrata in azione a regime è stata lo spunto di un convegno tenutosi qualche giorno fa a Luino.
La presenza di una camera di monitoraggio, dotata di telecamere che si attivano automaticamente al passaggio dei pesci, ha consentito di verificare il transito, sino ad ora, di ben 11 specie ittiche, tutti migratori a corto raggio che si spostano in salita dal Verbano al Ceresio.
Si tratta di un risultato insperato, in quanto, dal momento della attivazione della scala di risalita, agosto 2014, non si è ancora giunti al momento di massima mobilità dei pesci, che coincide con la stagione primaverile. Barbi, trote, vaironi, anguille e cavedani stanno per così dire "scaldando i motori" e collaudando con successo questo piccolo, ma efficiente corridoio ecologico artificiale giunto ormai alla sua fase operativa.
Per il futuro sarà possibile visitare la camera di monitoraggio anche da parte delle scuole della zona, come già succede per l'analoga struttura collocata sulla traversa di Ponte Tresa. 

Palazzo Verbania, finalmente passa dal Demanio al Comune

A Milano il 20 ottobre firmato l’accordo necessario per l’avvio della ristrutturazione
Albergo Verbania
accordo Verbania

È fatta. A Milano, lunedì 20 ottobre, è stato firmato l’accordo per la valorizzazione di Palazzo Verbania. Giunge in porto così il passaggio concreto di proprietà (quello formale rimane statale), avviato nel 2011 e in realtà tentato molto prima ma senza successo, non per inerzia locale bensì per i continui capovolgimenti governativi e normativi romani.
Alla firma del documento hanno partecipato, per Luino, il dirigente del Settore sviluppo sostenibile e promozione del territorio Stefano Introini alla presenza dell’assessore al patrimonio Dario Sgarbi; per l’Agenzia del Demanio, il direttore regionale Luca Michele Terzaghi alla presenza del nuovo direttore generale Roberto Reggi (Sottosegretario di stato e già sindaco di Piacenza dal 2002 al 2012); per il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, il direttore regionale Caterina Bon Valsassina. «Il 20 ottobre 2014 resterà una data importante della storia luinese» è stato il soddisfatto commento del sindaco Andrea Pellicini.

In base all’accordo, Comune e Agenzia del Demanio si impegnano a valorizzare e a razionalizzare l’immobile di proprietà statale con lo scopo di incentivare lo sviluppo sociale e economico del territorio. Il progetto culturale comporta un investimento di circa 1.800.000 euro (finanziato dalla Fondazione Cariplo per un milione) e prevede il mantenimento della funzione espositiva e convegnistica e, soprattutto, l’inserimento degli archivi di Piero Chiara e di Vittorio Sereni, attualmente alloggiati nella Villa Hussy di piazza Risorgimento.
La sistemazione, lo scorso 9 settembre, è stata illustrata dall’architetto Patrizia Buzzi di Varese alla commissione comunale per il territorio. L’appalto sarà suddiviso in tre lotti funzionali: 1) anno 2014, euro 750.000 (rifacimento del manto di copertura e delle relative strutture e restauro conservativo delle facciate); 2) anno 2015, euro 800.000 (vera e propria ristrutturazione degli ambienti e spazi interni all’edificio con la realizzazione di nuovi impianti tecnologici e adeguamento dell’accessibilità per disabili); 3) anno 2016, euro 250.000 (allestimento degli arredi interni).
Nelle due foto: Palazzo Verbania (1943) e firma dell’accordo del 20 ottobre 2014 a Milano.

Armando Chirola, una giovinezza spezzata dalla guerra

Intitolata al tenente trucidato nel 1943 a Cefalonia la piazza del Parco a lago

(SC) Una mattinata intensa, con momenti di profonda emozione che ha coinvolto tutti i presenti, quella che a Luino si è svolta domenica 22 settembre sulla piazza in legno del Parco a Lago per intitolare questo spazio alla memoria di Armando Chirola. Il giovane tenente luinese fece parte della Divisione Acqui massacrata dai tedeschi  durante l'Eccidio di Cefalonia il 22 settembre 1943. Il suo ricordo ha radici ben profonde a Luino: ne parlò anche l'avvocato Trento Salvi nel 2001 su "Il Corriere del Verbano" in un articolo ripubblicato l'anno scorso.
Il sindaco Andrea Pellicini ha ricordato Chirola con grande affetto, pensando «ad un giovane che nutriva grandi speranze per il futuro e che amava così tanto il suo lago da descriverne la bellezza in versi. Ne è testimone la sua raccolta di poesie. Che Armando Chirola diventi esempio per i giovani: la guerra stermina intere generazioni, ammutolendole, solo la pace permette agli uomini di 'parlare', di esprimersi secondo i propri talenti».
Una celebrazione importante, con i ritmi scanditi da brani proposti dalla Musica Cittadina, dal momento religioso della benedizione dello spazio ad opera di don Marco Longoni, dalla lettura della poesia incisa sulla stele in cor-ten letta da Edoardo Maria Castelli. Alla cerimonia hanno presenziato la giunta comunale, alcuni consiglieri e dirigenti della città, le rappresentanze dei corpi d'arma e dell'associazionismo locale, l'intera famiglia Chirola, l'architetto Enrico Marforio, progettista del Parco a Lago, e Giorgio Gaspari in rappresentanza della Fondazione Cariplo.
Lo storico Carlo Alessandro Pisoni ha così celebrato un uomo dalla grande passione per la vela:
La vicenda umana di Armando Chirola, giovane caduto a Cefalonia con fierezza di uomo adulto e coraggio di militare tutto d’un pezzo, nonostante i suoi soli 23 anni d’età sarebbe forse una delle tante storie tragiche di guerra.
Ma la figura di Armando Chirola, per quanti amino il lago Maggiore e le sue dolci brume settembrine, porta con sé un’ulteriore memoria: non a tutti capita di poter cantare – come occorse al ragazzo nella propria ultima verde giovinezza - le terre in cui si è vissuto e le acque solcate in barca a vela. Ad Armando Chirola successe (vogliamo credere per tenacia ed entusiasmo tutto giovanile) di scrivere e pubblicare un libro di poesie, a proprie spese stampato a Palo Del Colle presso Bari dalla tipografia Andriola, giusto alla vigilia della partenza per il fronte greco.

Con ottimismo e scrittura lineare Chirola cantò, nel proprio “Eco della Selva”, i tramonti di Luino, i castelli di Cannero, e soprattutto le speranze per un futuro che non immaginava gli sarebbe stato brutalmente negato di lì a poco dalla storia e dagli uomini.
Oggi, a distanza di settant’anni, ricordando Cefalonia, si ricorda Armando Chirola non come giovane militare che con coraggio e statura di vero uomo non si sottrasse alla morte in guerra; piuttosto, dedicandogli un luogo di pace e serenità in riva al suo lago, in mezzo alle sue barche, si lega il ricordo di Armando Chirola, in un’Eco gentile, che per sempre risuona alla riva verbanese, nella sua Luino. 

Guido Petter, giornalista adolescente nella X Brigata Partigiana “Rocco”

La rinascita etica e civile dell'Italia nelle cronache del 17enne combattente

Sono stati recentemente pubblicati sul sito www.giornaliallamacchia.isrn.it, a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea nel Novarese, nel Verbano-Cusio–Ossola, i giornali della stampa clandestina della Resistenza, nei territori in cui combatterono le formazioni partigiane sul versante piemontese.
Di particolare interesse i tre numeri di STAFFETTA AZZURRA, giornale della X Brigata “Rocco”, che operava sulle alture intorno al lago d’Orta, curato dal concittadino luinese Guido Petter. Si tratta di dattiloscritti con disegni eseguiti a mano e diversi per ogni copia.
Petter, futuro docente di Psicologia dello Sviluppo presso l’Università di Padova, saggista e scrittore, come giornalista della brigata, ne curava la pubblicazione. Avrebbe raccontato lui stesso questa esaltante esperienza, quando girava con la sua macchina portatile, alla ricerca di una scatola di latta dove riporre i fogli e la carta a carbone, procuratagli finalmente da un ragazzo del luogo. E furono proprio i coetanei a salvarlo, quando, rintanato in una stalla al centro del paese, invaso da reparti tedeschi e fascisti, gli portavano di nascosto il cibo.

Realismo tattico
Giornali aperti al dibattito, rivolto soprattutto ai compagni di lotta. Nel numero del 12 marzo 1945, ad esempio, viene evidenziata la necessità di trasformare le bande partigiane in un regolare reparto dell’esercito di liberazione. «Le popolazioni lavoratrici di Torino, Milano, Genova, Venezia, Trieste attendono la libertà dalle nostre forze organizzate. […] La piccola banda autonoma non è sufficiente a questo grandioso compito, non basta da sola a sollevare le martoriate popolazioni italiane dal loro grande dolore, dalla tremenda loro umiliazione». Un realismo tattico finalizzato ad un unico ideale: “Libertà, piena libertà al popolo italiano”.

Cronache epiche
Non mancano cronache dal sapore epico, come la descrizione delle imprese del Barba, caduto in una missione operativa, «fondatore assieme con Rafles della Volante Azzurra nei primi mesi di lotta partigiana, l’uomo popolare per tutto il Biellese, che osava disarmare l’intera caserma con pistole di legno, che in un anno di guerra tutti avevano imparato ad amare, come si amano queste montagne amiche, come si ama questo cielo prealpino così freddo talvolta e pur così azzurro, così pieno di stelle nelle notti serene. I morti non vogliono vendetta, vogliono giustizia […] E continueremo pensando che la vita è bella solo se la si sa donare per un’umanità migliore, che la morte non è amara, quando si muore per la libertà della Patria».
Nel gioco crudele della guerra «uccidere è spesse volte un dovere, ma il vantarsi d’aver ucciso è sempre una miseria». E si cita Garibaldi che dopo una battaglia si mostrava sempre triste e qualche volta fu visto piangere per aver dovuto uccidere un nemico.

Pensiero unico e senso di responsabilità
Dichiaratamente di Guido Petter, che si firma con il nome di battaglia di Renzo, è l’articolo dal titolo «Significato del 25 Luglio». Vengono qui analizzate le forme di oppressione che hanno inquinato lo spirito dell’intera nazione.
La soppressione della libertà di parola, di stampa, di critica, infatti, secondo Petter, «ha facilitato il dilagare della disonestà, soprattutto negli elementi dirigenti, non più controllati dalla libera critica di qualsiasi cittadino, l’oppressione di ogni iniziativa individuale, con la conseguente paralisi delle migliori energie della vita nazionale; l’adozione di leggi e provvedimenti non discussi e per questo molto imperfetti e in certi casi dannosi […] infine ha permesso che la politica nazionale venisse diretta secondo mire espansionistiche e imperialistiche non sentite e non certamente volute dalla maggior parte del popolo italiano».
In questo contesto è venuto meno anche il senso di responsabilità. «Nel decalogo del milite fascista, il decimo comandamento è questo: Mussolini ha sempre ragione!» I giovani, pertanto, abituati al mito di un capo che pensava a tutto, hanno smarrito la coscienza di essere una forza viva in seno alla società.  «Bastava inneggiare al risorto impero romano per passare un esame, avere la tessera del partito nazionale fascista per esser ammesso ai posti direttivi». 
Era dunque questa la chiave che apriva qualunque porta. Il diciassettenne Petter non è però così ingenuo da pensare che la libertà possa consistere «nella possibilità che ognuno avrà di poter fare ciò che vuole, mirando solo a se stesso». Saremmo da capo, ammonisce, come prima, peggio di prima. Occorre pertanto transitare verso nuovi lidi dove ciascuno potrà esprimere il proprio pensiero e dirigere la propria azione «verso un miglioramento comune, cioè di tutti: ecco la vera Libertà».

Ricordi dei caduti
Toccanti sono i ricordi dei compagni caduti nella battaglia. «Nella chiesa del cimitero sono allineati i morti, sulle lunghe panche oscure; fuori, la sera di primavera traspare dal cielo luminoso in cui si drizzano snelli i mandorli in fiore. C’è gente che parla sommessa, che domanda e in tutti è il dolore muto e forte come un peso che fa male al cuore».
Il cronista solleva il lembo della coperta in cui ognuno è avvolto quasi per un ultimo saluto. C’è Matteotti con il maglione bianco tutto sporco di sangue, c’è Brighin, con la giacca così lunga per lui così piccolo che impigliandosi nei rami gli è costata la vita. E intorno ci sono le sorelle che piangono e lo accarezzano, lo chiamano dolcemente, come se potesse risvegliarsi. Poi ci sono Tom, Quirico, Vento, Nuvola, Generale, un ragazzo di sedici anni, che voleva diventare un grande poeta ed è morto con la sua illusione intatta.
«Generale che avrebbe fatto chissà che cosa per i suoi uomini che hanno imparato presto a volergli bene; ha i calzoni laceri e inzuppati di sangue, è stato colpito al ventre. Adesso la chiesa s’è fatta più buia; fuori, nella sera piena di profumi, si alza la luna piena, sopra le grandi montagne. E li riguardo tutti, distesi tra macchie di sangue rappreso, senza scarpe e mi sembrano addormentati nelle loro coperte. Come quando dormivamo insieme. Attendevano la primavera, le foglie, il ritorno; adesso noi li lasciamo così, a mezzo del cammino e proseguiamo nell’opera, perché non è giusto abbandonarla, quando i compagni per essa hanno dato la vita. A voi, compagni cari che non rivedremo più e che lasciamo qui in un paese forse non vostro, verranno col vento che porta lontano nella valle l’indistinto profumo dei fiori della montagna, le parole delle nostre canzoni, quelle che tante volte abbiamo cantato insieme: onore a chi cade in cammino, esempio a chi resta a lottare!»
Emilio Rossi 

Parco a lago, dedicata al tenente Chirola la nuova “Piazza belvedere”

Armando Chirola
Trento Salvi (TreSa)

Sarà dedicata al tenente dell’Esercito Armando Chirola, ucciso dai nazisti a Cefalonia nel 1943, l’area multifunzionale “Piazza belvedere” in via di ultimazione nel Parco a Lago, nelle vicinanze della sede dell’Associazione Velica Alto Verbano. La giunta Andrea Pellicini ne ha deliberato il 23 ottobre l’intitolazione e ora attende l’autorizzazione da parte del prefetto Giorgio Zanzi. L’area è una piattaforma in legno fissata su una base di calcestruzzo ed è stata costruita sullo spazio originariamente destinato al parcheggio, contestato e rimosso insieme al “Muro”.
La tragedia dell’ufficiale luinese fu così ricordata dall'avvocato e indimenticabile appassionato studioso di vicende luinesi Trento Salvi (TreSa) sul Corriere del Verbano del 14 febbraio 2001 nella rubrica "Campo della memoria":

<Campo della memoria
Armando Chirola e l'eccidio di Cefalonia - Scelsero tra vita e dignità

Anni 1940-1945. Non dirò come Montale «Volarono anni corti come giorni». Furono anni di lunghi sacrifici, angustie e sofferenze fisiche e morali.
Eravamo giovani ventenni trascinati da ideali più o meno validi, spinti da entusiasmo, da giovanili aneliti e anche solidarietà per non sentirci vigliacchi o imboscati, per non vergognarci di rimanere a casa mentre fratelli, padri di famiglia, amici, coscritti erano ai vari fronti a combattere, convinti perché la partenza era considerata un preciso dovere, lontani da certa retorica di moda a quei tempi: noi, vivi, fummo ripagati dalla delusione; loro, i caduti, non sono più tornati “a baita”, i loro corpi sono rimasti in luoghi lontani insepolti, o in cimiteri di guerra con una semplice croce, o in fondo al mare.
Con loro, noi vivi, ci accompagniamo e ricordiamo, tra i tanti, il tenente Armando Chirola, sepolto con una decina di migliaia di soldati barbaramente ammazzati dai tedeschi (nonostante avessero ammainato le bandiere e abbandonato le armi) nell’isola di Cefalonia, Egeo. Come Gino Miravalle, Aldo Mazzucchelli, Pier Luigi Maragni e il sottoscritto, aveva ricevuto nel gennaio ‘41 la cartolina rossa, poco più di un fazzoletto tricolore. Al distretto dicemmo: «Siamo qui». E ci unimmo ai canti dei richiamati, degli anziani; e cantammo fino ad Aosta. Eravamo un centinaio. Armando fu assegnato ai carristi.
A pagina 74 del libro di Alfio Caruso (ed. Longanesi) Italiani dovete morire: Cefalonia settembre 1943, il Massacro della divisione Acqui da parte dei tedeschi: un’epopea di eroi, il tenente Chirola è ricordato: «... I soldati temono che sia la premessa alla cessione totale delle armi. Il tenente Chirola si sbraccia, cerca di persuadere i più esagitati...».
Cadranno fucilati tutti, dal generale comandante Gandin all’ultimo bocia: «Si dimisero dalla vita per non dimettersi dalla dignità».
L’Armando aveva frequentato con me e con il fratello Renato le scuole superiori dell’Istituto Salesiano di Novara. (Il padre, noto avvocato, aveva professato a Luino dal 1930 al 1952. Era grande invalido della prima guerra). Era gioviale, intelligente e molto cortese. Volendo seguire le orme paterne, si era iscritto a Giurisprudenza, 1° anno accademico.
L’ingegner Dino Magnaghi mi assicura che costante è il ricordo dell’Armando nel Circolo Avav. Gli vollero dedicare fin dall’agosto 1949 una regata, che fu assegnata ogni anno per la classe Star.
Tra i “Lunari” che Piera Corsini compila sul “Rondò” veniva riportata l’anno scorso una breve composizione del tenente Chirola:
«La guerra è un inno
vado, lo canto e torno
benigna è la mia stella»

Presto il presidente della Repubblica [NdR: Carlo Azeglio Ciampi] si recherà a Cefalonia. Renderà omaggio e onore ai caduti sui quali per molti anni cadde il silenzio, e porterà un fiore anche ad Armando.
La foto [NdR: tratta dal volume "Avav 1938-1988", Nastro & Nastro-Grafica e Stampa] mi è stata data dall’ingegner Dino Magnaghi, che ringrazio.
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