Edizione n.6 di mercoledì 19 febbraio 2020

Politica, società, economia, ambiente

Alle origini dell'amministrazione nel Mediterraneo antico

Viaggio interdisciplinare tra aspetti inediti e misconosciuti di vita quotidiana e burocrazia dall'Età del Bronzo fino al Tardo Antico - La ricerca curata dalla luinese Paola Biavaschi

Una nuova finestra sulla formazione della vita associata e sull'organizzazione pubblica nel Mediterraneo antico è stata aperta da una ricerca a più mani curata dalla luinese Paola Biavaschi, docente di Diritto dell'Informazione e deontologia professionale all'Università dell'Insubria, di Latino giuridico alla Statale di Milano, di Diritto privato comparato presso SSML Varese-Scienza della Mediazione. L'opera s'intitola "Questioni Amministrative del Mediterraneo Antico" ed è pubblicata da Ed. Arcipelago Milano.
Agli albori dell'amministrazione
Sin dagli albori della formazione delle realtà politiche di carattere statuale, una delle esigenze fondamentali riguardò l’organizzazione dell’amministrazione della cosa pubblica, in principio nei suoi aspetti più concreti, in particolare dal punto di vista della contabilità, del computo e della gestione delle risorse, successivamente anche in merito all’organizzazione e al coordinamento dell’apparato burocratico. Quest’ultimo tendeva a crescere e quasi a ingigantirsi con l’aumentare delle dimensioni dello Stato cui faceva capo, e i grandi imperi, come quello romano, ebbero a un certo punto il problema del ridimensionamento e dell’ottimizzazione dell’apparato burocratico-amministrativo, un aspetto in realtà non strettamente peculiare solo dell’Antichità.
Una nuova miniera
Nella penuria di fonti di cui tanto spesso gli antichisti si lamentano, il settore dell’amministrazione, in realtà, offre notizie anche per i periodi più risalenti, poiché la necessità pratica del rendiconto dei beni pubblici o della regolamentazione dei procedimenti amministrativi tramite l’operazione del prendere nota per iscritto, rappresenta un’esigenza fondamentale che neppure una tradizione del sapere di carattere prevalentemente mnemonico può sostituire.
In questo contesto, le sfaccettature e i punti di vista in cui può essere studiato tale fenomeno sono innumerevoli e sottoposti a mutazione anche in relazione al dipanarsi delle vicende storiche e al farsi sempre più complesse delle macchine burocratiche: la riflessione linguistica e quella giuridica affrontano tali problemi in prospettive che si possono coordinare e completare vicendevolmente, essendo entrambe indispensabili per la comprensione dei testi di riferimento.
Approccio e contributi
La presente raccolta di contributi, lungi ovviamente da ogni pretesa di completezza, vuole presentare alcuni argomenti dibattuti o inediti diversi tra loro a livello diacronico (a partire dall’Età del Bronzo, fino alle ultime propaggini dell’Antichità), ma uniti dal fil rouge tematico della centralità del ruolo dell’amministrazione o delle amministrazioni, anche nelle difficoltà che il loro stesso sorgere produsse. Non è, tuttavia, solamente il soggetto a essere comune, quanto, ancor più, il metodo impiegato dagli autori, che è per tutti quello dell’analisi testuale e dell’esegesi delle fonti: il punto di partenza è sempre il testo pervenuto dall’antichità, sia esso più strettamente amministrativo, finanziario o giuridico, oppure privatistico con la partecipazione di soggetti appartenenti alla pubblica amministrazione.
I contributi sono stati suddivisi in tre parti, corrispondenti alle tre macro-epoche dell’Età del Bronzo, dell’Età Classica (storicamente intesa) e del Tardo-Antico: all’interno di questi grandi periodi, alcuni momenti e alcuni temi sono stati considerati particolarmente critici e significativi e, per tale motivo, scelti per venire a creare quel quadro d’insieme che non vogliamo (e non possiamo) in alcun modo pensare come esaustivo, quanto piuttosto come un insieme di temi considerati dagli autori rilevanti, o semplicemente degni di interesse.
Consumi, amministratori, funzionari
L’oggetto dell’attenzione muta da contributo a contributo: si va dal lessico dei beni di consumo al ruolo degli amministratori pubblici nella gestione della cosa pubblica e nei rapporti con i privati, alla rilevanza dei funzionari nella gestione dei momenti di crisi politica e/o militare, alla necessità di una formazione giuridica e culturale dell’amministratore stesso: il fenomeno amministrativo, nella molteplicità dei suoi aspetti, è presentato come chiave di lettura di società ancora poco note (negli scritti di Facchetti, Negri e Notti); con attenzione al rapporto con istituti privatistici come quelli successori (Biavaschi, Signorini) o contrattualistici (Pulitanò); in relazione a eventi storici di grande rilievo come la sconfitta dei Romani ad Adrianopoli del 378 d.C. (Spina), oppure come il di poco successivo ingresso dei Goti in qualità di foederati nell’impero romano (Biavaschi), o, infine, come l’allontanamento dei Bizantini dalla Penisola Iberica a causa della definitiva egemonia visigotica in quelle terre (Biavaschi).
Fonti e ricostruzioni
Spesso gli articoli propongono in primo luogo spunti di lavoro per i punti critici analizzati: i testi in oggetto sono, infatti, come usualmente accade per le lingue frammentarie, ma anche per le fonti classiche, molte volte interlocutori, se non enigmatici, le notizie prosopografiche degli amministratori vaghe e incomplete, le stesse leggi o i frammenti del Digesto ambigui, il pensiero dei letterati talora inseguito tra le righe: gli autori, allora, basandosi su un’analisi severa delle fonti, propongono ipotesi di lavoro e ricostruzioni parziali.
La speranza è quindi che si apra un dibattito, che gli argomenti discussi, il più delle volte del tutto inediti, altre volte misconosciuti dalla linguistica o dal diritto, infine spesso solamente dimenticati o negletti dalle scienze dell’antichità, trovino seguito e attenzione, anche grazie all’approccio interdisciplinare e trasversale qui frequentemente proposto.
Ne risulta un collage articolato e complesso in cui aspetti diversi, eppure spesso convergenti, legati all’amministrazione dello Stato nell’Antichità, si intersecano e a volte tornano alla luce in epoche tra loro anche lontane, trovando soluzioni adatte alla società e alla realtà politica dei vari tempi.
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Questioni Amministrative del Mediterraneo Antico
Ed. Arcipelago, Milano
a cura di P. Biavaschi
(pp. 266, 16 euro) 

Ispra, sistema preallarme per tsunami nel Mediterraneo

Alla sua realizzazione lavoreranno per quattro anni il Centro Comune di Ricerca e il Dipartimento Protezione Civile

Incrementare la sicurezza e la sensibilizzazione delle popolazioni rispetto al fenomeno dello tsunami e alle sue conseguenze. Questo l'obiettivo di un sistema di pre-allertamento in caso di tsunami nel Mediterraneo che Italia e Commissione Europea realizzeranno a Ispra.
Il 16 maggio il capo del Dipartimento della Protezione Civile (DPC), Franco Gabrielli, e il direttore dell’Istituto per la Protezione e Sicurezza dei Cittadini del Joint Research Centre, Stephan Lechner, hanno firmato un accordo di collaborazione della durata di quattro anni. Le parti si scambieranno non solo dati e conoscenze già disponibili ma anche quelli che deriveranno dai progressi di studio.
Condivisione dati
Il JRC metterà a disposizione i propri strumenti informatici per l’allerta e il monitoraggio in tempo reale degli tsunami. Vi sono inclusi il database globale, che nella zona del Mediterraneo contiene circa 8.000 scenari risultanti da calcoli in aree storicamente soggette a tale fenomeno, e il software di analisi degli tsunami per il calcolo del tempo di propagazione e dell’altezza dell’onda. Tali sistemi sperimentali possono fornire supporto agli operatori nel momento in cui si debbano prendere decisioni su un’eventuale evacuazione di alcune aree del Paese. Inoltre il JRC fornirà un dispositivo di allerta tsunami (Tsunami Alerting Device) che sarà collocato in prova dal Dipartimento della Protezione civile in una zona costiera potenzialmente esposta a tale fenomeno, in modo da verificarne il funzionamento e le sue potenzialità.
Dal canto suo, il DPC contribuirà alla definizione di ulteriori scenari potenziali e alla messa a disposizione di dati sismici e di livello del mare in tempo reale.
Scambio esperti e tecnologie
Per un migliore risultato sarà necessario rafforzare il coordinamento e la collaborazione tra il Dipartimento della Protezione civile e la Commissione Europea, promuovendo anche lo scambio reciproco di esperti, informazioni, tecnologie e assicurando la formazione degli analisti e degli operatori che saranno chiamati a lavorare su uno scenario condiviso. Il DPC si raccorderà con la comunità scientifica italiana, in particolare con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), oltre che con le altre componenti e strutture operative del Servizio Nazionale di Protezione civile. 

Lombardia, stop a case costruite vicino ai corsi d'acqua

Via libera del Consiglio regionale alla legge antifrane - Previsti il potenziamento della manutenzione e misure di salvaguardia del regime idraulico in caso di nuove costruzioni

Scappati i buoi, si chiudono le stalle; ma sempre meglio tardi che mai. In Lombardia nessuno potrà più costruire edifici in terreni prossimi ai corsi d'acqua. Nell’agrodolce dei due proverbi c’è un po’ il succo di una nuova legge varata l’8 marzo dall’assemblea regionale con 40 voti favorevoli e 21 contrari.
Il testo prevede una revisione organica della normativa in materia di difesa del suolo, di prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico e di gestione dei corsi d’acqua. Per le nuove costruzioni si dovrà tenere conto persino dell'acqua piovana che possa andare in fiumi e torrenti provocando aumenti considerevoli di volumi d'acqua, quindi introduce un esame preliminare dei rischi idrogeologici.

MANUTENZIONE E RISORSE
Ma c’è altro. Il legislatore regionale (e, speriamo, pure quello nazionale) ha acquisito «la consapevolezza» che mantenere in efficienza un’opera idraulica esistente ha un costo due volte inferiore rispetto alla sua ricostruzione o ripristino. Sarà, perciò, potenziata la manutenzione dei corsi d'acqua, delle opere esistenti e del territorio in genere.
Prevista anche la realizzazione progressiva di vasche volano, pozzi filtranti, tetti verdi e superfici semipermeabili per impedire il peggioramento del regime idraulico delle acque sotterranee e superficiali. A disposizione ci saranno circa 15 milioni di euro nel prossimo triennio, oltre a circa 11 milioni di euro per il sistema dei Navigli e delle idrovie collegate.
Altra novità è la governance sulla materia. Saranno rafforzate le funzioni di difesa del suolo attribuite agli enti del sistema regionale, in particolare quelle relative ai Consorzi di bonifica e all'Agenzia Interregionale per il fiume Po, alla quale viene affidata la gestione del sistema idroviario del fiume Po e delle idrovie collegate.

POSIZIONE DEL GRUPPI
Diverse le posizioni dei gruppi consiliari sul provvedimento.
Scontato il giudizio favorevole della maggioranza
, da Alessandro Sala e Lino Fossati (Lista Maroni) a Carlo Malvezzi (NCD), Massimiliano Romeo (Lega Nord) e Riccardo De Corato (Fratelli d’Italia), per il quale la legge mette fine alle «costruzioni vicino agli alvei dei corsi d’acqua e consente una manutenzione più attenta delle sponde».
Via libera anche da parte del Movimento 5 Stelle. Favorevoli il capogruppo Stefano Buffagni («Si poteva fare di più ma le norme consentono comunque d'intervenire in maniera decente») e Buffagni, che ha però criticato l'ampia delega data alla giunta sui decreti attuativi e i regolamenti della legge.
No pieno, invece, dalle opposizioni. Contrari si sono dichiarati PD e Patto Civico (Laura Barzaghi, Agostino Alloni, Jacopo Scandella e Silvia Fossati). Per Enrico Brambilla (capogruppo Pd) presenta tre aspetti negativi: «Eccesso di deleghe in bianco alla giunta su regolamenti e decreti attuativi. Mancanza di correlazione tra il tema dell'invarianza idraulica e la tutela dal consumo del suolo, che rischia di rimanere solo un principio. Scarsità di finanziamenti, che rischia di mettere a rischio l'attuazione delle norme della legge stessa».
Per l’assessora al territorio, urbanistica e difesa del suolo Viviana Beccalossi, «il provvedimento - assieme alla legge sul consumo di suolo - rappresenta una scelta responsabile e innovativa per tutelare i cittadini e le attività economiche con iniziative capaci di mettere in sicurezza il territorio o quantomeno di intervenire sull'attenuazione del livello di rischio». 

Varese, l’archivio segreto del filosofo Banfi e il convegno sul Razionalismo critico europeo

Durante l'evento organizzato da Uninsubria anche la poesia “Una donna” di Vittorio Sereni, musicata da Luigi Rognoni

Nella settimana in cui veniva dedicato tra Milano e Luino un convegno a Vittorio Sereni nel centenario della nascita, l’Università degli Studi dell’Insubria ha portato il 25 e 26 ottobre nella sua sede varesina di via Ravasi un altro convegno a Sereni molto vicino poichè al centro è stato il filosofo Antonio Banfi, di cui il poeta luinese seguì i corsi durante l'università. Argomento dei due giorni, «Sul razionalismo critico di Antonio Banfi alla luce degli inediti del suo “archivio segreto”. La ragione quale meta-riflessione?».
L’evento è stato un’occasione di approfondimento della storia del Razionalismo critico europeo, con particolare attenzione alla lezione del fondatore della “Scuola di Milano” e, al tempo stesso, ha rappresenta un momento di apertura e confronto Varese e le sue scuole da un lato e l’Università dell’Insubria e il Centro Internazionale Insubrico dall’altro. L’iniziativa infatti si colloca all’interno degli approfondimenti filosofici della quinta edizione del “Progetto Giovani Pensatori" destinato agli studenti varesini, dalle primarie alle superiori.
Il Centro Internazionale Insubrico è depositario del cosiddetto “archivio segreto banfiano”, complesso di circa cinquemila lettere inedite che consentono di ricostruire – e ridefinire – la biografia intellettuale di Banfi.
L’organizzazione del convegno ha preso le mosse non soltanto dalla considerazione che il filosofo milanese sia uno dei maggiori pensatori della filosofia europea del Novecento, ma anche dalla volontà di far conoscere alla città e alle sue scuole il lavoro di ricerca che l’università sta conducendo su questi preziosi materiali inediti. «Proprio lo studio, la catalogazione e la piena valorizzazione di queste nuove carte inedite consentono di aprire nuove piste di ricerca, nuovi scenari per meglio comprendere l’opera e il pensiero di Banfi» spiega il professor Fabio Minazzi, direttore del Centro e presidente del convegno.
Venerdì 25 ottobre, in serata, anche uno speciale momento di intrattenimento con la prima assoluta dell’“Omaggio alla Scuola Banfiana. Luigi Rognoni interprete musicale di Vittorio Sereni”, interpretazione della poesia “Una donna” di Vittorio Sereni, musicata da Luigi Rognoni, con l’attrice Elisabetta Vergani, il soprano Alessandra Molinari e Kingsley Eliot Kaye, compositore e pianista. Minazzi ha anche presentato il volume “Nel sorriso banfiano”, che raccoglie cartolettere e foto di allievi banfiani.
E poi anche un'iniziativa che parla di attesa e futuro. Sabato, dopo la seconda sessione di lavori, nell’area di Bizzozero adiacente al Collegio Cattaneo si è svolta “Seminare alberi e cultura”, mettendo a dimora alcune piante, in collaborazione diretta con il progetto dei Giovani Pensatori, con studenti e docenti dell’Università degli Studi dell’Insubria e delle scuole varesine.
Perché mettere a dimora delle piante in occasione di un convegno di filosofia? «Per diverse ed articolate ragioni – spiega Minazzi, ma soprattutto perché mettere a dimora una pianta costituisce un gesto educativo che concerne la nostra intera società civile. Né possiamo dimenticare come tutti noi viviamo in una città come Varese denominata “Città giardino» . 

Silenzio, (non) si stampa

Che cosa sappiamo di Ustica? Qualcosa. Che cosa sappiamo della strage di Bologna? Qualcosa.
Che cosa sappiamo dei misteri degli anni del terrorismo? Qualcosa.

E che sappiamo della radice vera, la radice madre, che intreccia la malavita a certe sfere della politica? Qualcosa. Qualcosa, ma non tutto. Dieci, venti, trenta anni, generazioni che si susseguono, bambini che diventano adolescenti e adulti e genitori... e ancora non si sa. Non si sa. 

Brutta faccenda non sapere. In questo Paese - e non da oggi - è così: qualcosa si sa, ma non tutto. Come da un pozzo oscuro a volte uscissero residui e vapori, magari fantasmi, che ci fanno capire quello che sta in fondo senza però farne leggere appieno la natura. La magistratura prova a calare la mano nel pozzo e i giornalisti anche. Fermo restando che in questa, come nelle altre categorie, non tutti hanno le animelle candide. Tuttavia il giornalismo sano e pulito esiste, e resiste. Una garanzia dunque, una salvaguardia. Se non ci fosse, o se non potesse esprimersi, non sapremmo nemmeno quell’”appena qualcosa”.

Venerdì 2 luglio la gente ha provato che succede se il giornalismo tace. In una giornata di silenzio stampa - io direi di lutto anticipato - s’è contestato il disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche che, se andrà in porto così com’è, cambierà la voce alla stampa italiana, forse la ammutolirà.

Le ragioni di giornalisti ed editori sono note, e dibattute, ma la gente ha capito? la gente vuole capire? le interessa capire? l’italiano è così fatalista, come all’estero affermano, ha così poca stima di sè, da non reagire, da non chiedere a gran voce la libertà di stampa, diritto costituzionale e diritto che anche l’Unione Europea ha rimarcato nelle scorse settimane valore democratico irrinunciabile?

Sulla stampa italiana tira una brutta aria. E’ una frase detta stradetta, un luogo comune ormai, e spesso i luoghi comuni sono baggianate. Ma non qui.
I segnali che tiri brutta aria ci sono e non solo recenti. Al mondo politico non fa mai comodo la lente di ingrandimento che porta in primo piano quel che non piace appaia. In questi anni molto pare congiurare per mettere ostacoli e tappare le bocche: burocrazia sempre più complicata, norme e formalismi difficili da seguire e da inseguire, batoste economiche che si abbattono a ogni pié sospinto (vedi l’abolizione delle tariffe agevolate per le spedizioni, decretata il 31 marzo e attiva dal giorno dopo).

Perfino le difficoltà tra cui camminano le scuole di giornalismo che preparano e specializzano i giovani nella professione e certe sovrapposizioni del ruolo pubblicitario in quello informativo fanno riflettere sulla volontà di mantenere una stampa libera, non controllata.

Ora, e semplifichiamo che di più non si può, chi sostiene il disegno di legge afferma che si vuole difendere il cittadino dall’invadenza, anzi dalla prevaricazione, dei giornali nel privato dei privati. Ma le leggi adatte e i limiti al diritto di cronaca ci sono già. Si applichino quelle quando qualcuno abusa del proprio ruolo e diffonde notizie scorrette. Si salverà la libertà d’informazione e insieme il rispetto per le persone. 

Varese, urgenza ospedaliera per pazienti con gravi disabilità

Aperto all’Ospedale di Circolo un ambulatorio per accogliere situazioni complesse

A Varese, nell’Ospedale di Circolo, da dicembre le persone con gravi disabilità intellettive, comunicative e neuromotorie troveranno una speciale équipe (medico, infermieri e volontari) pronta a offrire accoglienza e assistenza medica e diagnostica.
È l’ambulatorio “Dama” (Disabled advanced medical assistance), situato al pianoterra del nuovo Monoblocco e allestito in un locale proprio accanto alla Hall di ingresso e al Pronto Soccorso. Al progetto, che sarà inaugurato domenica 16 dicembre, hanno collaborato Azienda ospedaliera, Asl, Anffas e Fondazione Il Circolo della Bontà.
Come accedere al servizio
Per accedere al DAMA, basta chiamare il numero verde 800.520.051 (ore 9–12 dal lunedì al venerdì) e parlare direttamente con un operatore qualificato. Negli altri giorni e orari sarà attiva una segreteria telefonica: lasciando nominativo, recapito telefonico e motivo della chiamata si sarà ricontattati quanto prima.
Il colloquio telefonico serve per conoscere la situazione generale e programmare gli interventi. Se il problema appare di particolare rilevanza, si potrà accedere direttamente al Pronto Soccorso. Non va dimenticato che il servizio è dedicato alle urgenze ed emergenze e pertanto è indispensabile usarlo bene per farlo funzionare al meglio. La chiamata del numero verde mira a valutare la gravità della situazione e l’opportunità di ricorrere al Pronto Soccorso. Spesso è sufficiente a ridimensionare l’allarme. 

Giurisprudenza, nuovo motore di ricerca europeo

Con ECLI reperibili informazioni sulla giurisprudenza pubblicata dai tribunali nazionali e internazionali

Nel Vecchio Continente diventa più accessibile l’accesso alla giustizia. La Commissione Europea ha lanciato sul suo portale un nuovo motore di ricerca della giurisprudenza, che facilita il riferimento corretto e inequivocabile a sentenze in materia di diritto dell'Unione emesse da organi giurisdizionali europei e nazionali.
Dal 2010 il portale guida cittadini, imprese e professionisti del diritto attraverso le procedure giudiziarie a livello sia nazionale sia dell'UE, aiutandoli ad esempio a trovare un avvocato o a capire come adire i tribunali dei diversi Stati membri.
Il motore di ricerca ECLI (identificatore europeo della giurisprudenza) consente di reperire più facilmente informazioni sulla giurisprudenza pubblicata dai tribunali nazionali e internazionali. Grazie ad un facile accesso ai casi precedenti, diventa possibile vedere come sono state trattate situazioni simili in passato e usare queste informazioni nei casi attuali.
RINTRACCIABILI 4 MILIONI DI DECISIONI
Prima dell’introduzione dell’ECLI, trovare giurisprudenza pertinente era difficile e dispendioso in termini di tempo. Da oggi basta una sola ricerca attraverso un'unica interfaccia che utilizza un identificatore unico, per trovare tutte le occorrenze della pronuncia in tutte le banche dati nazionali e transnazionali che vi partecipano.
L'ECLI dà accesso a circa 4 milioni di decisioni giurisprudenziali della Corte di giustizia dell'Unione europea, dell'Ufficio europeo dei brevetti e di 7 Stati membri: Francia, Spagna, Paesi Bassi, Slovenia, Germania, Repubblica ceca e Finlandia. È disponibile in tutte le lingue ufficiali dell'UE tranne l'irlandese e gli utilizzatori potranno effettuare ricerche, tra l'altro, per parole chiave, per Paese, per tribunale e per data della decisione.
Spetta a ciascuno Stato membro decidere se e in che misura utilizzare il sistema dell’ECLI, ad esempio se con o senza applicazione retroattiva ad archivi storici, o il numero delle istanze partecipanti (ad esempio solo a livello di organi di ultima istanza o tutti gli organi giurisdizionali, eccetera).