Edizione n.40 di mercoledì 18 ottobre 2017

Musica

Milano, tra tradizione e canzone dal 1660

Quattro voci inseparabili e quattro amici. Sono riuniti nel Mnogaja Leta Quartet, gruppo con cinquant'anni di esperienza professionale che oggi continua il suo percorso musicale con una novità, un cd. Ma non uno qualsiasi, bensì la rivisitazione di un cd dedicato alle canzoni milanesi che proprio cinquant'anni fa segnò l'esordio nel mondo del canto popolare. Vi si trovano pezzi di grande presa e notissimi ed altri di antica matrice. Tra i tanti, La Rosina bella, El muleta, Ma mì, Martino e Marianna, L'avvelenato, Era bella come agli orienti.
Il Mnogaja Leta Quartet, che trae nome da un antico inno augurale bizantino-slavo che significa «molti anni felici», si formò nel 1961, quando quattro liceali di Milano scoprirono la comune passione per i canti della tradizione popolare. Dal 1964 iniziarono le prime esibizioni pubbliche con un repertorio che abbracciava anche le culture brasiliana, dell'Europa dell'Est, del Madagascar e dello Spirituals. Poi sono seguiti anni di concerti televisivi in Italia e Svizzera, tournée europee, la pubblicazione dell'lp Old time religion (1987) e la partecipazione a numerosi festival jazz tra cui quello in mondovisione dall'Eur di Roma e i dischi Kumbaya (1972) e Good News (1987). A fine 2011 il quartetto ha superato i novecentoventi concerti e ricevuto dal Comune di Milano l'attestato di Civica Benemerenza (Ambrogino) per i cinquanta anni di attività.
Il cd ora pubblicato si intitola “Milano tradizione e canzone" e raccoglie brani dal 1660 a oggi. Ad accompagnare il quartetto in questa nuova avventura Rugginenti Editore, che opera dal 1968 nel campo didattico musicale con linee editoriali adatte sia agli appassionati sia ai professionisti. I suoi titoli discografici propongono musica classica, religiosa, contemporanea, pop e spirituals.
La raccolta è disponibile su cd e iTunes. 

Il Progetto Martha Argerich alla Radiotelevisione svizzera

Dal 7 al 30 giugno su Rete Due e in video streaming

La quindicesima edizione del Progetto Martha Argerich tornerà a Lugano dal 7 al 30 giugno. Partner fondatore di questo appuntamento senza eguali la Radiotelevisione svizzera, in collaborazione con LuganoMusica e BSI. La formula, consolidata, affianca artisti affermati a interpreti giovani, ma già particolarmente talentuosi, ai quali il Progetto garantisce una vetrina importante. Anche quest’anno figurano, attorno alla pianista franco-argentina, solisti di fama mondiale.
Il cartellone conta diciotto appuntamenti con sei concerti da camera (il 13, 16, 17, 21, 28 e 30 giugno alle 20.30) all’Auditorio della RSI, cui se ne aggiungono due sinfonici con l’Orchestra della Svizzera italiana al LAC di Lugano (10 e 24 giugno). Oltre all’OSI, spicca la presenza del Coro della RSI diretto da Diego Fasolis che consentirà a Martha Argerich di presentare la Fantasia corale op. 80 di Ludwig van Beethoven in una serata che – grazie anche alla partecipazione di Cecilia Bartoli – si preannuncia memorabile.
Parte dei concerti (7, 10, 13, 17, 21, 28 e 30 giugno) sarà fruibile sia in diretta su Rete Due – ascoltabile anche via web all’indirizzo rsi.ch/retedue -> ASCOLTA LA DIRETTA – sia tramite l’App RSI (i concerti del 24 e del 26 giugno saranno trasmessi il giorno seguente, sempre alle 20.30). Cinque dei sei concerti all’Auditorio RSI di Lugano-Besso (16 giugno escluso) saranno proposti anche in video streaming, sempre a partire dalla medesima pagina web.
Grazie a queste modalità di fruizione, chi non potrà partecipare dal vivo avrà modo comunque di seguire dai quattro angoli del mondo alcuni degli appuntamenti di maggior rilievo.
Al centro della rassegna vi sarà - affiancata da una settantina di musicisti - la carismatica pianista Martha Argerich, cittadina onoraria di Lugano dal 2010. Tra i solisti anche quest’anno nomi di prestigio internazionale, dalla soprano Cecilia Bartoli al violoncellista Mischa Maisky, dalle pianiste Lilya Zilberstein e Khatia Buniatishvili al violinista Renaud Capuçon.  

Brezzo di Bedero, cori ambrosiani sulla Canonica e il suo “Codice B”

L’incontro dedicato all’approfondimento dell’antico canto liturgico ambrosiano
Brezzo di Bedero, Canonica

A Brezzo di Bedero (Varese) la storia, l’architettura e l’apparato iconografico della Canonica e il suo antifonario liturgico ambrosiano del XII secolo saranno, sabato 3 ottobre, il leitmotiv di una giornata di approfondimento dell’antico canto liturgico ambrosiano.
L’incontro, organizzato dall’Associazione Cantori Ambrosiani, si terrà nell’antica chiesa e inizierà alle ore 9.45. Seguirà, dopo la pausa pranzo, una sessione di studio del canto ambrosiano per i coristi di vari gruppi vocali. Al centro, i brani della messa che concluderà la giornata e che sarà celebrata alle ore 17 nella chiesa di San Sebastiano a Bregazzana (Varese).

IL SECOLARE FASCINO DEL CANTO GREGORIANO

L’antico canto liturgico della chiesa cattolica – il canto gregoriano e, per l’arcidiocesi di Milano, quello ambrosiano – stanno riscuotendo negli ultimi tempi un rinnovato interesse, come dimostra ad esempio la produzione di cd musicali, con la registrazione di parti del vasto repertorio prodottosi nei secoli, ad opera di gruppi vocali che coltivano tale repertorio e, in diversi casi, di comunità monastiche.
Nel territorio dell’arcidiocesi di Milano, vi sono alcuno gruppi vocali che si dedicano alla riscoperta e alla valorizzazione dell’antico canto ambrosiano, ormai in uso abituale solamente nella comunità delle Romite Ambrosiane al Sacro Monte Sopra Varese. Questi cori sono - con il coordinamento dell’avvocato Ferruccio Ferrari, fondatore dell’Associazione Cantori Ambrosiani - soliti tenere un incontro almeno una volta l’anno per scambiarsi esperienze, informazioni e per approfondire il proprio livello di apprendimento e lo stile esecutivo di un repertorio ormai di nicchia, ma di cui si avverte l’esigenza che sia tenuto vivo perché esso rappresenta un vasto e impareggiabile scrigno di storia, di cultura e di arte.
Quest’anno, l’incontro tra i cori ambrosiani avrà luogo nella giornata del prossimo 3 ottobre presso la Canonica di Brezzo di Bedero, in provincia di Varese. Una scelta fatta non per caso, ma determinata dal fatto che a tale Canonica appartiene uno degli antifonari liturgici ambrosiani più antichi tra quelli che sono giunti fino ai nostri giorni.
Si tratta del cosiddetto “Codice B”, risalente al XII secolo e contenente la liturgia cantata per la parte estiva dell’anno liturgico. Un antifonario riprodotto tal quale a stampa, nel 2013, per iniziativa del Decano di Luino Mons. Piergiorgio Solbiati, cui ha fatto seguito la pubblicazione di un volume contenente una serie di approfondimenti e di studi sullo stesso antifonario realizzata dal gruppo vocale Antiqua Laus di Gallarate, uno dei cori che, come detto, sono specializzati nel repertorio ambrosiano oltre che gregoriano.
Mauro Luoni 

Portovaltravaglia, Maurizio Isabella certificatore nazionale antichi organi

Tra i 25 esperti che hanno preso parte al corso di accreditamento organizzato da Mibact e Cei
Firenze
Catania

Si è concluso, presso la sede della Conferenza Episcopale Italiana di Roma, il corso per l’accreditamento di esperti nella catalogazione di organi a canne antichi. A seguito dell’accordo tra l’Istituto per il Catalogo e la Documentazione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del territorio e la Cei verrà utilizzata la scheda tecnica unica Strumenti Musicali-Organo per la catalogazione degli organi antichi italiani.
Per entrare nella piattaforma web della scheda SMO, è necessario l’accreditamento sia presso l’ICCD, sia presso la CEI. Con il corso tenutosi a Roma dal 18 al 20 di settembre è stato predisposto l’elenco dei catalogatori di organi antichi. La procedura sarà necessaria già da quest’anno per accedere ai fondi stanziati dalla CEI (derivanti dall’otto per mille destinato alla chiesa cattolica) per il restauro di organi antichi. Lo strumento informatico potrà però essere utilizzato anche per campagne territoriali di censimento degli antichi strumenti.
Le schede di censimento, non appena validate dal ministero, saranno consultabili da chiunque attraverso il sito web dell’ICCD.
Delle 80 richieste di partecipazione al corso pervenute il numero è stato limitato a 25 partecipanti scelti su stretta base curriculare.
L’elenco dei certificatori accreditati è composto da esperti (organologi, organisti, organari) presenti su tutto il territorio nazionale che saranno operativi a partire dai prossimi giorni. La lista sarà inviata e messa a disposizione di tutte le Soprintendenze e Diocesi italiane.
Ha preso parte al corso di accreditamento anche Maurizio Isabella, organologo, da 40 anni attivo nella ricerca e nello studio degli organi antichi a livello nazionale. L’accreditamento di Maurizio Isabella sarà un’occasione per catalogare, avvalendosi del supporto ministeriale poi accessibile a tutti, il ricco patrimonio organario varesino la cui scuola affonda le radici in epoche lontane e ha da sempre avuto un importante ruolo nell’ambito della produzione organaria lombarda e nazionale.

Nelle due foto: due organi per i quali Maurizio Isabella ha seguito le operazioni di restauro e le pubblicazioni successive. Uno è l'organo di Santa Croce a Firenze restaurato nel 2011; lo studio era incentrato sulle canne di Onofrio Zefferini del 1575/88. L'altro è l'organo di Donato del Piano del 1767, nella chiesa di San Nicolò L'Arena a Catania.

Busto Arsizio, risplende l’armonia dell’organo Mascioni

Lo strumento della basilica di San Giovanni Battista è stato restaurato ad Azzio dalla società Mascioni che lo costruì un secolo fa

A Busto Arsizio il 6 dicembre è tornato a nuova vita l’organo Mascioni opera 310 presente nella basilica di San Giovanni Battista. Nel tradizionale Concerto di Natale l’organista Sergio Paolini ha inaugurato lo strumento realizzato nel 1912 da Vincenzo Mascioni e quest’anno sottoposto a un accurato restauro. I lavori sono durati da maggio a ottobre e sono stati finanziati da Fondazione Cariplo e Fondazione Comunitaria del Varesotto.
Oltre al nuovo prevosto monsignor Severino Pagani era presente anche l’ex parroco, ora vicario episcopale della zona pastorale di Varese, monsignor Franco Agnesi. È stato lui nel 2010 a dare il via al progetto di restauro, a trent’anni di distanza dall’ultimo intervento eseguito.
Nei laboratori di Azzio (Varese) la società Famiglia Vincenzo Mascioni Srl ha pulito interamente l’organo e ha scrupolosamente rivisto tutti i componenti (canne, valvole-membrane in pelle, consolle…), comprese le parti lignee. Il restauro è stato affiancato da alcune operazioni di ammodernamento, tra cui il rifacimento dell’intero impianto trasmissivo. Le vecchie trasmissioni elettromeccaniche sono state sostituite con nuovi circuiti a tecnologia elettronica e per l’alimentazione del sistema sono stati installati due raddrizzatori di corrente.

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