Edizione n.22 di mercoledì 24 giugno 2026

Strade e luoghi, il palcoscenico della disparità di genere

Ricerca e convegno dell’Università sulle intitolazioni stradali nell’Insubria
Uninsubria, manifesto Toponomastica inclusiva.

Non solo nella memoria storica, nel linguaggio, nelle retribuzioni, nel pensionamento o nei consigli di amministrazione, ma la disparità di genere passa e rimane forte anche nelle intitolazioni degli spazi urbani. La predominanza di odonimi - i nomi delle strade - maschili non è un residuo del passato, ma un fenomeno in atto, espressione di rapporti sociali e di potere sbilanciati ma solidi, di un profondo meccanismo di rimozione e inaccettazione.
Un gruppo interdisciplinare dell’Università dell’Insubria ha mappato e quantificato, attraverso metodologie tradizionali di analisi territoriale e storica e grazie all’impiego di avanzati strumenti di Intelligenza artificiale, la presenza delle donne nella denominazione delle strade delle province di Como e Varese e nel Canton Ticino. La conclusione è stata un notevole squilibrio tra figure femminili e maschili nelle intitolazioni degli spazi urbani.
Il progetto "L’odonomastica femminile nelle province dell’Insubria" è stato condotto da un comitato scientifico composto da Giuseppe Muti, Valeria Pecorelli, Valentina Albanese e Ignazio Gallo e da Carla Ferrario dell’Università del Piemonte Orientale, Emma Albertari della Sapienza Università di Roma e Francesco Rizzi dell’Accademia di architettura dell’Università della Svizzera italiana.

CONVEGNO
I risultati della ricerca sono stati al centro di un convegno scientifico internazionale, che Il 22 giugno a Varese e il 23 giugno 2026 a Como ha richiamato studiosi, istituzioni e associazioni a confronto sul tema «Per una toponomastica inclusiva. Dialoghi internazionali sui risultati della ricerca. L’odonomastica femminile nelle province dell’Insubria».
Le targhe che incontriamo quotidianamente nelle città contribuiscono a definire chi merita di essere ricordato e quali vicende debbano entrare nel patrimonio condiviso della comunità. «Lo spazio urbano e le strade che lo caratterizzano sono una vera e propria arena memoriale nella quale si confrontano e si scontrano diverse narrazioni della società» sottolineano Muti e Pecorelli. «Si scelgono quali memorie devono essere pubblicamente ricordate e quali, invece, devono essere marginalizzate o rimosse».
ESPERIENZE
Particolare attenzione è stata riservata alle esperienze dei comuni dell’Insubria che hanno inaugurato efficaci politiche di intitolazione inclusiva. A parteciparle sono state Licia Viganò, sindaca del comune di Orsenigo fra il 2002 e il 2012 e pioniera in questo ambito; Cristiano Citterio, sindaco di Vedano Olona dal 2014 al 2024 e Maria Croci, attuale vice sindaca di Malnate.
Da alcuni anni la toponomastica, l’insieme cioè dei nomi attribuiti ai luoghi, e in particolare l’odonomastica, che studia i nomi di strade, piazze e spazi pubblici, sono diventate oggetto di fondanti ricerche scientifiche. Gli studi hanno dimostrato che le intitolazioni non rappresentano semplici strumenti di orientamento urbano, ma costituiscono un potente mezzo attraverso il quale una comunità comprende, aggiorna, costruisce, trasmette e seleziona la propria memoria collettiva.
«Attraverso lo studio dei nomi delle strade, il progetto offre una chiave di lettura originale delle trasformazioni culturali e sociali del territorio insubrico» spiegano Giuseppe Muti e Valeria Pecorelli.
Nelle foto, Uninsubria: manifesto Toponomastica inclusiva.