Edizione n.10 di mercoledì 18 marzo 2026

Piemonte, un’arte in tandem con la natura

I capolavori di Garnier Valletti al Museo della Frutta di Torino
Frutti  (foto Museo della frutta Torino)

Sono belli ma non hanno profumo, sembrano veri ma guai a tentare di mangiarli. Non sono offerti in un negozio o al mercato, ma raccolti in vetrine e a produrli non è stato un ortolano o un contadino, ma un artigiano.
Sono gli oltre milletrecento modelli di frutti esposti nel Museo della Frutta di Torino, inaugurato nel 2007 in un'ala dalla Facoltà di Agraria in via Pietro Giuria. A crearli fu Francesco Garnier Valletti (Giaveno, 1808 - Torino, 1889), artista e scienziato che modellava i suoi frutti con resine naturali, cere animali e vegetali, gessi e polveri.
Se le Uova Fabergé, i vertiginosi capolavori di gioielleria del celebre orafo russo Peter Carl Fabergé, tra il 1885 e il 1917 mandarono in visibilio zar e regnanti d’Europa, i frutti Garnier Valletti non furono da meno. Al suo laboratorio bussarono le Corti imperiali di Vienna e San Pietroburgo e ad accoglierlo a braccia aperte furono mostre ed esposizioni dall’Italia ad Amsterdam e Anversa, da Londra a Parigi, da Vienna e Budapest.
Suoi modelli furono acquistati dall’Imperial Museum di Berlino e dal Museo di Agricoltura di Melbourne e nel 1877 il principe Enrico d’Orange acquistò una collezione di ottocentosettanta pezzi. La tecnica rimase segreta fino alla morte dell'autore e poi divulgata dall'allievo Michele Del Lupo.
Garnier Valletti - ha scritto Alessandra Fassio nella sua serratissima ricostruzione - «fu l’ultimo esponente di una tecnica complessa, meticolosa, che, oltre alla bellezza in sé, ha permesso alle generazioni future di riscoprire e studiare varietà di frutta rare o perdute».
Nelle foto ("Città di Torino - www.comune.torino.it): immagini del Museo della Frutta.