Edizione n.32 di mercoledì 7 ottobre 2026
Elezioni e voto, le radici dell’astensione
Aumenta il tasso di astensionismo, ma non esiste alcun partito degli astenuti. In Lombardia il numero degli astenuti ha sfiorato il 60% nelle ultime elezioni regionali ed è cresciuto dal 29,9% delle Politiche 2022 al 44,7% delle Europee 2024; ma alla radice non ci sarebbe una - pur non strutturata - organizzazione ‘orientata’, bensì una eterogenea insoddisfazione incanalata in due principali forme di astensione.
Secondo un’indagine demoscopica Ipsos Doxa, condotta in Lombardia a inizio 2026 su un campione di 1.300 residenti, quattro focus group con ottanta cittadini si sono astenuti alle recenti consultazioni elettorali. Dal sondaggio denominato La partecipazione politica in Lombardia, condotto per conto dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale, sono emerse due principali forme di astensione.
FORME DI ASTENSIONE
La prima è un’astensione legata all’insoddisfazione, che affonda le radici nelle valutazioni negative della efficienza istituzionale, dei servizi pubblici e, più in generale, delle condizioni economiche e della qualità della vita. La seconda macrocategoria di astenuti, più complessa, è quella dell’astensione disaffettiva, che assume la forma di un distacco profondo e strutturato dalla politica.
Accanto a queste due categorie emergono forme secondarie. C'è l'astensione di protesta, più diffusa in alcune aree non metropolitane; quella legata al deficit informativo, che riguarda soprattutto i più giovani; e poi un’astensione residuale di tipo pratico legata a impedimenti logistici.
MOTIVAZIONI
La ricerca evidenzia come l’istruzione non produca solo maggiore partecipazione, ma anche maggiore selettività. Tra i laureati cresce infatti la partecipazione intermittente.
Le motivazioni dell’astensionismo in Lombardia variano per età. Tra i giovani prevale il deficit informativo; nelle fasce centrali emergono protesta e malcontento; tra gli over 65 domina la sfiducia strumentale («votare è inutile»).
Nelle aree urbane e metropolitane (Milano-Monza-Brianza), in particolare Milano, prevale il deficit di rappresentanza e pesa maggiormente l'informazione (astensione consapevole). Nella fascia pedemontana (Como-Lecco-Varese-Sondrio-Brescia-Bergamo) emergono motivazioni di protesta e malcontento. Nella bassa pianura padana (Cremona-Mantova-Lodi-Pavia) spicca la crisi di rappresentanza, mentre il convincimento dell'inutilità del voto appare trasversale, segnalando una disaffezione comune a tutto il territorio regionale.
Secondo le indicazioni formulate dai ricercatori, intervenire sull’insoddisfazione è possibile attraverso politiche pubbliche efficaci, servizi di qualità e una comunicazione istituzionale più chiara e prossima, in particolare verso i giovani.


