Edizione n.14 di mercoledì 22 aprile 2026
Francesco Carnisi, finalmente Luino rende omaggio al grande organaro
«Dopo quarant'anni di insistenze e tentativi di sensibilizzazione sono riuscito a ricordare con un certo decoro la figura dell'organaro luinese Francesco Carnisi».
Così Mario Manzin, già responsabile della Commissione per la tutela degli organi artistici presso la Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici, organizzatore delle Stagioni musicali nella Canonica di Brezzo di Bedero, pilastro della Rassegna della Provincia di Varese “Antichi organi-Un patrimonio da salvare”, autore di numerose pubblicazioni storico-musicali e instancabile promotore del restauro dei preziosi strumenti presenti anche nelle valli luinesi, commenta l’intitolazione del rondò di Creva (via Turati) alla memoria di “Francesco Carnisi - Fabbricatore d’organi (Luino 1803-1861)”.
La cerimonia, promossa da Comune di Luino e Lions Club, si svolgerà nel pomeriggio di sabato 21 marzo tra Creva e il santuario del Carmine. Si comincerà con l’incontro e lo scoprimento della targa-ricordo al rondò (ore 15,45) e poi (ore 17) si continuerà alla Madonna del Carmine con la celebrazione della messa prefestiva in suffragio dell’artista.
Al termine (ore 17,45), l’organista Irene De Ruvo eseguirà sull’organo del Carmine, realizzato da Francesco Carnisi nel 1857, brani di Georg Böhm, Dietrich Buxtehude, Johann Sebastian Bach, Domenico Zipoli e, in particolare, anche di Giosuè Tagliabue (Introduzione e Polonese composta e dedicata al signor Francesco Cornisio, egregio fabbricatore di organi’. Como, 25 agosto 1850). Nella circostanza sarà presentato e offerto ai presenti il saggio di Mario Manzin “Francesco Carnisi, Fabbricatore d’organi di bella rinomanza” (Luino 1803-1861) dopo l’introduzione di Pierangelo Frigerio “La Confraternita luinese del Carmine fra XVI e XX secolo”.
CHI ERA CARNISI
Francesco Carnisi nacque a Luino nel 1803 da Emanuele e Maria Caterina Primi e a Luino, oltre un secolo e mezzo fa, tenne bottega. Ancora non si sa da chi apprese l'arte di costruire organi, ma sta di fatto che la sua produzione fu assai abbondante e fu richiesta soprattutto nel Comasco, in Valtellina, nell'Alto Verbano e nelle chiese del lago di Lugano.
«Sono pochi gli organi intatti che gli sopravvivono. Ricordiamo quello di Ardena (santuario della Madonna del Campaccio, 1847), Germignaga (1852, il primo a essere restaurato e a fornire agli studiosi dati completi per un giudizio sulla sua tecnica costruttiva) e quello del Carmine, donato nel 1857 come omaggio al borgo natio». Così ammonì Manzin il 24 marzo 1993 sulle colonne del Corriere del Verbano, annunciando il restauro dello strumento, smontato dalla famiglia V. Mascioni di Cuvio, «grazie a un gesto generoso e sensibile, che vede questa volta protagonista la vedova di Piero Chiara (signora Mimma)».
Per anni, dalle pagine del Corriere del Verbano, Manzin ha fatto appello a Palazzo Serbelloni perché a Carnisi si rendesse il debito riconoscimento. «Carnisi è un grande organaro luinese, per troppo tempo dimenticato. Contribuì all'affermazione della tradizione organaria nel territorio varesino» continuava, senza fortuna, a ricordare. Ora la sua voce – e quella di un’intera e riconoscente comunità – è stata raccolta e la memoria dell’artista liberata dalla polvere del tempo.
LA CONCERTISTA IRENE DE RUVO
Irene De Ruvo, diplomata in organo, clavicembalo e pianoforte e specializzata a Basilea nel repertorio barocco, ha seguito corsi di direzione d’orchestra e tenuto concerti in Italia e all’estero. É organista titolare dell’organo meccanico Livio Tornaghi (1850) della chiesa di S. Maria in Carrobiolo di Monza. Nel 2011 ha pubblicato un cd con i Concerti Grossi di Georg Muffat eseguiti, in qualità di direttore al clavicembalo, insieme con l’ensemble strumentale La Concordanza da lei fondato.
Rinomata ricercatrice e musicologa, nel 2004 ha tratteggiato la figura di Carlo Donato Cossoni e la sua attività di maestro di cappella del Duomo di Milano in un convegno internazionale di studi sulla Milano Spagnola, organizzato dal Conservatorio di Como, e, nel 2009, ha partecipato al convegno di studi sull’arte organaria dei Lingiardi pavesi organizzato dall’Università di Pavia. Nel 2013 ha scritto a quattro mani con Mario Manzin il volume “La tradizione organaria nel territorio monzese. Studi e ricerche in occasione del restauro dell’organo Livio Tornaghi 1859 della chiesa parrocchiale di S. Bartolomeo in Brugherio”.

