Edizione n.6 di mercoledì 19 febbraio 2020

Da Los Angeles a Lugano, l’Angelo Incarnato di Leonardo

E’ solo un piccolo disegno a carboncino di circa 25 centimetri per 20, ma L’angelo incarnato è una delle più inquietanti tra le tante opere piene di mistero realizzate da Leonardo da Vinci; vi è ancora qualche giorno di tempo (fino al 29 gennaio) per poterlo ammirare a Lugano presso il Museo Cantonale d’Arte: un’occasione decisamente rara, dal momento che l’Angelo si trova normalmente in custodia a Los Angeles, negli Stati Uniti.

Il disegno ha oltretutto una storia avvincente: ritrovato nel 1991, dopo essere stato sottratto nell’Ottocento dalle raccolte reali del Castello di Windsor, è tuttora oggetto di un vasto dibattito sulla sua natura e sul suo significato. Secondo alcuni il motivo della sua scomparsa non fu un furto, ma addirittura un atto volontario di alienazione della Regina Vittoria, motivato dal suo spiccato moralismo.
L’opera viene usualmente denominata The Angel in the Flesh a causa dell’attuale collocazione presso la Fondazione Pedretti a Los Angeles (pur essendo di proprietà privata tedesca) e tale titolo inglese è sicuramente più appropriato di quello italiano, poiché non permette confusioni con il concetto teologico di incarnazione, ma, al contrario, consente di cogliere la natura profondamente ambigua del personaggio. La figura, infatti, di cui è disegnato il volto e il busto, presenta spiccati caratteri ermafroditi e una virilità potentemente accentuata, che inducono ad osservare la duplice presenza dell’elemento materiale e di quello spirituale. Se la corporeità accentuata e quasi esibita non lascia dubbi sulla carnalità del personaggio, le ali angeliche e la mano destra alzata con l’indice rivolto verso il cielo sono segni inequivocabili della sua origine celeste. Tale duplicità ha indotto alcuni a scomodare dottrine e miti manichei e catari, un’autentica miniera di spunti per coloro che propongono suggestive teorie esoteriche in merito a Leonardo.
Anche la datazione del disegno è molto dibattuta: taluno ritiene che sia stato realizzato nel Casentino intorno al 1503-1505 e che non sia altro che la rappresentazione di un gioco amoroso in voga in quel periodo, altri invece, a causa soprattutto delle annotazioni sul verso (relative probabilmente agli studi sul tema del Diluvio), ma anche per lo stile, per il tipo di carta (ruvida e azzurra) e per l’analisi della grafia, sostengono che sia stato disegnato tra il 1513 e il 1515.
Un aspetto che colpisce qualsiasi osservatore è l’espressione del viso dell’Angelo: non il celebre enigmatico abbozzo di sorriso leonardesco, ma quasi un ghigno ironico e beffardo, che induce a credere che l’opera non sia altro che uno dei ben noti divertissement di Leonardo, un salace scherzo toscano di colui che amava natura e fantasia, bellezza e bruttezza, tecnica e gioco nella riproduzione e invenzione continua dell’universo reale e di quello solo possibile.

Museo Cantonale d’Arte di Lugano.
Orari: 10-17; martedì 14-17.

Paola Biavaschi