Edizione n.40 di mercoledì 18 ottobre 2017

Arte

Rancate (Cantone Ticino), alle origini della moda come tendenza

Nella Pinacoteca Züst mostra sulla storia del costume femminino in Europa
dalla brochure in mostra

Una galleria di affascinanti sculture e dipinti, una sequenza di ventagli dipinti da artisti delle belle Signore, un nucleo di preziosi abiti d’epoca, provenienti da musei e collezioni private. Questo il binario della mostra “Divina Creatura-La donna e la moda nelle arti del secondo Ottocento”, inaugurata domenica 15 ottobre 2017 nella Pinacoteca Züst di Rancate (Mendrisio), in Canton Ticino, e aperta fino al 28 gennaio 2018.
Curata da Mariangela Agliati Ruggia, Sergio Rebora e Marialuisa Rizzini con il coordinamento di Alessandra Brambilla e il contributo di diversi studiosi, la rassegna ripercorre il cambio di paradigma nella storia del costume femminino in Europa. Punto di riferimento, il 1858, l’anno in cui a Parigi esplose l’Haute Couture di Worth, subito amplificata e diffusa dai primi Grand Magasins che spopolano nelle principali metropoli europee.

DA RITRATTI E GRAN MONDO…
Tra le donne di pressoché tutti i ceti sociali la circolazione di figurini e di riviste illustrate, l’irrompere della fotografia, i celebri affiches di Sartorie e Grandi Magazzini diffondono la moda in modo capillare. L’”essere alla moda” diventa per un'ampia fascia imperativo condiviso e il ruolo della donna si consolida anche in questo ambito al di fuori delle pareti domestiche. Attentissima al proprio ruolo sociale e alla immagine che contribuiva a veicolarlo.
Testimoniano in mostra il momento favolosi abiti d’epoca e ventagli firmati da Giovanni Segantini, Gaetano Previati, Federico Zandomeneghi, Giuseppe De Nittis, Pompeo Mariani e Pietro Fragiacomo, ma soprattutto le opere di grandi artisti.
Le evoluzioni dell'abbigliamento femminile rivivono attraverso i modelli di donne simbolo, come la regina d'Italia Margherita di Savoia, o figure appartenenti all'aristocrazia internazionale, come la contessa ticinese Carolina Maraini Sommaruga (1869-1959). Guide del percorso sono i ritratti a firma di Domenico e Gerolamo Induno, Eleuterio Pagliano, Mosè Bianchi, Antonio Ciseri, Tranquillo Cremona, Ernesto Fontana o di Giovanni Boldini, Paul Troubetzkoy, Vincenzo Vela, Vittorio Corcos, Giacomo Grosso, oltre ai ticinesi Pietro Chiesa, Luigi Rossi e Adolfo Feragutti Visconti.
…ALLE SCUOLE REGIONALISTICHE
Accanto al ritratto è la pittura di genere a documentare l'evoluzione della moda femminile, ma anche le più diffuse tipizzazioni dei ruoli.
Dopo il 1860 in pittura si moltiplicano le scene di ambientazione quotidiana e borghese, ispirate alla vita familiare in cui è protagonista la donna. Questo filone, che trova i suoi vertici in maestri quali Ernest Meissonier e Mariano Fortuny, accomuna la sperimentazione degli artisti di tutte le scuole regionalistiche italiane e di quella del Cantone Ticino, dai Macchiaioli – tra cui Antonio Puccinelli e Odoardo Borrani – ai cosiddetti italiani a Parigi come Giovanni Boldini.
Per la prima volta, infine, una mostra propone un genere specifico, quello dei ventagli eseguiti da artisti. Accessori di primo piano per tutto l’Ottocento, restituiscono nel registro di un costume quotidiano, l’atmosfera di una società lanciata verso nuovi orizzonti e, purtroppo, anche verso inimmaginabili tragedie.
Info: Pinacoteca Cantonale Giovanni Züst, Rancate (Mendrisio) (tel. +41 (0)91 816.47.91). 

Rifiorisce il giardino d'arte nell'ex masseria

Nel parco di via San Pietro sabato 8 e domenica 9 ottobre mostra di sculture, xilografia, pittura, installazioni e incontri musicali in ricordo di Nilla Six
Lasciare il segno

Un progetto artistico in progressione che nel succedersi delle edizioni si è incanalato, da Luino, anche verso i Grigioni Svizzeri e Milano. È “Lasciare il segno”, nato per ricordare Nilla Six, artista xilografa svizzera che del “lasciare segno” fece il filo conduttore per lo strumento che usava e per espressività. Quest'anno la manifestazione rientra a Luino l'8 e 9 ottobre, sempre per la conduzione della sua ideatrice Maria Montaina Filippi con Galleria spazio28 arte contemporanea di San Bernardino Grigioni.
Titolo dell'esposizione, in collaborazione per il 2016 con Clara Castaldo, è “Il giardino dischiuso”. Un parco infatti, quello della ex masseria di via San Pietro 43, sarà lo scenario dell'itinerario tra sculture, xilografia, pittura, installazioni e incontri musicali. «La masseria – spiega la curatrice – oggi conserva il torchio da stampa e i legni donati da Nilla Six come generoso lascito per il presente e il futuro, come attestazione di stima e di amicizia e come testimoni culturali della tradizione artistica».
In mostra saranno le opere di Italo Antico, Ettore Antonini, Anna Bernasconi, Paolo Blendinger, Renata Buttafava, Lorenzo Cambin, Francesco Ceriani, Francesco Cucci, Danila Denti, Umberto Faini, Mavi Ferrando, Anny Ferrario, Anna Filippi, Gianantonio Ossani, Ferdinando Pagani, Simone Patarini, Gigi Pedroli, Sara Pellegrini, Giancarlo Pozzi, Giorgio Robustelli, Valerio Righini, Tiziana Rosmini, Luigi Sandroni, Evelina Schatz, Penelope Soler, Giovanni Tamburelli, Edoardo toletti, Aurelio Troger, Armando Vanzini, Ivan Zanoni.

Il programma parte sabato 8, alle 15, con apertura al pubblico del percorso di scultura nel parco e visita alla mostra, presenta Clara Castaldo; alle 16 proiezione video delle edizioni 2008-2011 (a ciclo continuo); alle 16.30 concerto del trio P.RA.GA con Francesca Petrolo, Ciro Radice, Francesca Galante; alle 17:30 aperitivo:
domenica 9, alle 10, apertura al pubblico per la visita alla mostra e alla masseria. Possibilità di sperimentare l’antica tecnica di incisione nel legno: xilografia con Anna Ferrarini.
La mostra proseguirà fino al 15 ottobre, visitabile su appuntamento.
Info: spazio28 arte contemporanea spazio28@yahoo.it

Cannobio, Lo specchio del lago con Baj

Le sale espositive di Palazzo Parasi di Cannobio ospitano fino al 29 ottobre una raccolta di opere di Enrico Baj. Sono installate venti lavori incentrati sulla serie degli Specchi. Nelle sale il visitatore trova collage di specchi su materiali eterogenei, come tavola, tappezzeria, stoffa, tela, che creano spesso dei personaggi e dei mostri, come gli indimenticabili ultracorpi “Personaggio”, “A magic”, “Ultracorpo allo specchio”, insieme al “Grande Attrattore” del 1980, composto da ventisette pannelli specchianti. Alle opere si lega idealmente l'immagine dello specchio d'acqua del Lago Maggiore, sul quale si affaccia Cannobio. Compoaiono così le celebri “Modificazioni”, “Au bord du lac”,  figure popolari e kitsch , oppure “Lo scoppio è alto nel cielo” del 1953, esempio della pittura nucleare. Completano l'esposizione “Bagnanti a Gavirate” del 1947, un piccolo dipinto ad olio, e il libro d'artista “Sull'Acqua” del 2003 con tredici testi inediti di Giovanni Raboni.  

Varese, "In&Out" a Villa Panza per Robert Wilson con il Fai

Quattro conferenze in Salone Estense con Roberto Piumini, Achille Bonito Oliva, Roberto Ziliani, Giovanni Agosti
dalla locandina

In occasione della mostra Robert Wilson for Villa Panza. Tales, organizzata dal FAI, Villa e Collezione Panza propone quattro incontri sul processo creativo dell’artista tra arte visuale, poesia, design, teatro e architettura. L'iniziativa rientra nel progetto della Regione per la promozione turistica delle capitali d’arte lombarde, Cult City.
Wilson, eclettico artista visuale, non rimane mai confinato all’interno di un unico mezzo espressivo. Il suo processo creativo trascende il singolo supporto e trova molteplici sbocchi: l’archetipo di un’opera, l’architettura di un edificio, la progettazione di una sedia, la coreografia di una danza, il ritmo di un sonetto o le dinamiche multiple svelate da un video ritratto.
In Salone Estense di via Sacco 5, a Varese, verranno affrontati temi diversi il 13, 20, 27 settembre e il 4 ottobre 2017, alle 21.

Programma
Mercoledì 13 settembre, La sottile Chiesa di Bob, con Roberto Piumini. Considerato dalla critica l’erede di Italo Calvino e Gianni Rodari, accompagna spesso i suoi racconti con performance teatrali e musicali ed è proprio ciò che andrà a proporre in questa occasione.
Mercoledì 20 settembre, il critico Achille Bonito Oliva, ispiratore del movimento della Transavanguardia, esaminerà attraverso i Videoportraits, la poetica di Robert Wilson e la sua trasversalità.
L’esperienza di Roberto Ziliani sarà tema della serata di mercoledì 27 settembre. Il designer, fondatore di SLAMP – marchio tra i più innovativi nell’ambito dell’illuminazione decorativa –, racconterà la sua esperienza di collaborazione con Wilson nella produzione di La Traviata, opera d’arte totale in cui la luce si fa architettura, poesia, danza, movimento.
Mercoledì 4 ottobre lo storico dell’arte e critico Giovanni Agosti indagherà La spiritualità nell’arte di Robert Wilson con un focus particolare sul rapporto tra Sacro Monte di Varese e Via Crucis dell’artista americano, installazione spaziale/sonora che rappresenta le quattordici stazioni della Croce.
Ingresso gratuito. Per informazioni su Villa e Collezione Panza: www.villapanza.it 

Piemonte, la Venere di Torino dai Musei Reali in Georgia

Con quelle di Berlino e di una collezione privata ginevrina è una delle tre attribuibili a Botticelli
Venere, 1490 circa, Musei Reali Torino

Con quella di Berlino e quella già in collezione privata a Ginevra è una delle tre Veneri attribuibili a Sandro Botticelli o alla sua bottega. È la Venere di Torino, che dal 4 ottobre al 30 novembre 2017 sarà esposta a Tbilisi, in Georgia, come rappresentante dell’Italia per il progetto Valori universali. Ai Musei Reali di Torino rimarrà in mostra fino al 28 settembre.
Con l’arrivo dell’autunno uno dei tesori più preziosi di proprietà dei Musei Reali riprende il suo tour come ambasciatore della cultura italiana nel mondo. A Tbilisi sarà collocato in una sala unica della Galleria del Museo Nazionale Georgiano. Il viaggio in Georgia s’inserisce tra le celebrazioni del venticinquesimo anniversario del ristabilimento delle relazioni diplomatiche italo-georgiane all’indomani dell’indipendenza georgiana nel quadro della dissoluzione dell’Urss..
BOTTICELLI E LE SUE VENERI
La Venere di Torino proviene dalla collezione Gualino. La prima traccia del dipinto risale al 1844, quando fu acquistata da un reverendo inglese, che in seguito la cedette a un barone. L’opera si pensava perduta nell’incendio della casa di quest’ultimo, ma fu ritrovata dagli eredi da cui la acquistò il grande collezionista biellese Riccardo Gualino. Nel 1930 la Venere divenne patrimonio della Galleria Sabauda, dove è possibile ammirarla quando l’opera, spesso chiesta in prestito ai Musei Reali, non si trova in giro per il mondo.
«La genesi della Venere di Torino – spiegano dai Musei Reali - è senz’altro da ricercarsi in La nascita di Venere, oggi custodita presso gli Uffizi di Firenze. Quest’ultima ottiene da subito un grandissimo successo, tanto che già all’epoca la committenza chiese che venissero realizzate altre immagini di questa straordinaria bellezza femminile».
Botticelli sceglie di ritrarre esclusivamente la figura della Venere, la fa stagliare sullo sfondo nero, quasi una scultura vivente; tra queste abbiamo tre testimonianze che sono arrivate fino a noi attribuibili a Sandro o alla sua bottega. Già durante la vita dell'artista, il mercante fiorentino Antonio Billi scriveva come Botticelli dipingesse bellissime donne nude e Giorgio Vasari, nelle sue Vite, confermava la testimonianza con queste parole: «Per la città, in diverse case fece tondi di sua mano, e femmine ignude assai». Solo tre Veneri sopravvivono, attribuibili a Sandro o alla sua bottega: la Venere di Berlino, quella di Torino e una già in collezione privata a Ginevra.  

Laveno Mombello, “La fauna umana” di Dietrich Bickler

Mostra personale dal 21 luglio al 24 settembre 2017 al Museo della ceramica di Cerro
Bickler, "In attesa"

Il genio ironico e il talento artistico naturale di Dietrich Bickler sono il leitmotiv della mostra personale “La fauna umana", aperta da venerdì 21 luglio a domenica 24 settembre 2017 a Palazzo Perabò di Cerro di Laveno Mombello (Varese).
Con i suoi ritratti a olio e disegni satirici in tecnica mista –annota Maria Grazia Spirito, conservatore del Museo Internazionale del Design Ceramico – «Bickler indaga la figura umana con sorridente partecipazione alle sventure comuni, alle miserie, alle grandezze e ai limiti di ciascuno». Nelle sue opere «non c’è denuncia, ma solo una divertita constatazione di una umanità che vive di verità frammentate e contraddittorie».
L’artista di origine tedesca vive in Italia dal 1948. A Milano ha frequentato i corsi serali all’Accademia di Brera con Gino Moro e nel 1971 ha allestito la sua prima mostra personale a Milano. Da allora ne sono seguite circa centotrenta in Italia, Germania, Svizzera. «In particolare – ha dichiarato Bickler - mi dedico al paesaggio mediterraneo, al ritratto e alla satira. Che campo straordinario è la fauna umana! Quant'è bello e brutto, simpatico e atroce, attraente e ripugnante, interessante e anche noiosissimo questo formicaio, dove ognuno è convinto di essere il centro dell'universo! Io ne faccio parte».
ORARIO: lunedì chiuso e 15 agosto chiuso; martedì 10-12.30, da mercoledì a venerdì 10-12.30 e 14.30-17.30, sabato e domenica 10-12.30 e 15-18. Biglietto: intero, euro 5; ridotto, euro 3; bambini fino a 14 anni, ingresso gratuito. INFO: 0332/625551.  

Milano, Leonardo, i Leonardeschi e la Corte degli Sforza nelle collezioni del Museo Poldi Pezzoli

Dal 15 maggio al 28 settembre la Casa museo ospita la mostra "Sotto il segno di Leonardo"
mostra Poldi Pezzoli

In occasione dell’Esposizione Universale, e all’interno del cartellone di ExpoinCittà, il Museo Poldi Pezzoli di Milano propone una mostra di grande attrattiva che traverserà primavera ed estate (dal 15 maggio al 28 settembre), “Sotto il segno di Leonardo. La magnificenza della corte sforzesca nelle collezioni del Museo Poldi Pezzoli” . Con essa la casa di via Manzoni ricorda il ruolo fondamentale del capoluogo lombardo negli ultimi decenni del Quattrocento quando, durante il ducato di Ludovico il Moro, diventò la capitale europea più importante nella produzione e nell’innovazione delle arti del “lusso” oltre che della pittura, proprio anche grazie alla presenza di Leonardo da Vinci. In ideale collegamento con le principali iniziative programmate in città per Expo 2015 (in particolare le mostre a Palazzo Reale: Arte lombarda dai Visconti agli Sforza e Leonardo da Vinci 1452-1519. Il disegno del mondo), porta al pubblico le sue collezioni permanenti e uno dei nuclei più significativi, le opere realizzate per la corte degli Sforza.

Negli anni di regno di Ludovico il Moro, Milano diede grande impulso alle arti, anche alla produzione di tessuti di seta preziosa e, nel campo dell’oreficeria, all’uso dello smalto traslucido e dipinto, alla lavorazione delle pietre e dei metalli preziosi. Le creazioni lombarde godettero di una splendida fioritura, testimoniata in mostra da una selezione di capolavori appartenenti al Museo Poldi Pezzoli, alcuni non esposti permanentemente per ragioni conservative. Tra essi, i tessuti rinascimentali in seta, oro tinti con coloranti tra i più pregiati, i rarissimi paliotti in velluto con ricamate le imprese sforzesche e le insegne di Beatrice d’Este, moglie di Ludovico il Moro. (Da oltre sei anni non sono esposti al pubblico per motivi conservativi). Uno di essi è presentato per la prima volta senza il ricamo del volto (esposto in cornice) per mostrare – novità assoluta – un raffinato disegno raffigurante il volto del Christus patiens che un artista, di cui si proporrà di individuare l’identità, ha tracciato sulla seta come guida per i ricamatori.
L’influenza di Leonardo sull’arte milaneseè rappresentata anche attraverso un piccolo bronzo, recentemente indagato dagli studiosi. Le ricerche sono per la prima volta presentate con completezza al pubblico. Si tratta di un Guerriero con scudo che riprende una piccola figura accovacciata sotto gli zoccoli di un cavallo. E' delineata in un’incisione e riproduce i disegni di Leonardo da Vinci preparatori per il monumento equestre di Francesco Sforza, padre di Ludovico il Moro.
È anche come pittore che Leonardo influenza la scuola artistica milanese e lombarda. Per testimoniare il suo influsso, ogni dipinto della scuola leonardesca è affiancato da un pannello didattico. Tra le opere, Madonna col Bambino (Madonna della rosa) di Giovanni Antonio Boltraffio, primo allievo di Leonardo a Milano, Madonna che allatta il Bambino, che riflette la composizione della Madonna Litta di Giovanni Antonio Boltraffio conservata all’Ermitage di San Pietroburgo, nata da un progetto leonardesco e a lungo attribuita allo stesso Leonardo, Madonna con il Bambino di Giampietrino che reca sul retro la raffigurazione di un solido geometrico disegnato dallo stesso Leonardo, l’Icosidodecaedro regolare, Riposo durante la Fuga in Egitto di Andrea Solario. Firmato e datato 1515, questo grande capolavoro fu ritenuto da Gian Giacomo Poldi Pezzoli l’opera più importante e di maggior valore della sua collezione. Il recente restauro, come afferma la direttrice del museo, Annalisa Zanni, «permette ai visitatori della mostra di apprezzare pienamente questo celebre dipinto, eseguito dal pittore forse più originale tra tutti i leonardeschi lombardi, insieme a Giovanni Boltraffio».

Come si diceva, l’iniziativa del Poldi Pezzoli fa parte del cartellone di ExpoinCittà, il progetto di Comune e Camera di Commercio di Milano che riunisce più di 23 mila appuntamenti durante il semestre dell’Esposizione e permette di conoscere in tempo reale cosa avviene in città attraverso la app, il sito web, i social network, e il blog in 6 lingue. Inoltre i visitatori delle mostre in corso a Palazzo Reale, presentando il biglietto alla biglietteria del Museo Poldi Pezzoli, avranno diritto all’ingresso ridotto.

SOTTO IL SEGNO DI LEONARDO. LA MAGNIFICENZA DELLA CORTE SFORZESCA NELLE COLLEZIONI DEL MUSEO POLDI PEZZOLI 15 maggio - 28 settembre 2015
Museo Poldi Pezzoli, via Manzoni 12, Milano, tel. 02 794889 | 02 796334
Apertura: da mercoledì a lunedì, dalle 10 alle 18, chiuso il martedì Ingresso 10 euro | 7 ridotto. Info: www.museopoldipezzoli.it

Laveno Mombello, il lago Maggiore nell'incisione del '900

Al Midec dal 14 dicembre al 12 gennaio mostra delle opere di undici artisti

Paesaggi e architetture, composizioni, figure femminili e maternità. Ecco le tre sezioni della mostra di incisori del '900 “Sguardi sul lago Maggiore”, che sarà inaugurata sabato 14 dicembre (ore 11) a Palazzo Perabò a Cerro di Laveno Mombello.
Fino a domenica 12 gennaio 2014 si potranno ammirare acqueforti e acquetinte, unitamente a puntesecche e incisioni a bulino, di undici artisti che, per breve o lungo tempo, dimorarono a Laveno. Le opere, tutte originali, esprimono stile e visione dei luoghi di Luigi Arioli (1916-1998), Cornelio Bellorini (1928-2011), Mario Caprioli (1912-1968), Luciano Castiglioni (1923-2002), Marco Costantini (1915-2003), Pietro Costantini (1948-1968), Ambrogio Nicolini (1899-1990), Edmondo Passerella (1929-2005), Albino Reggiori (1933-2006), Luigi Russolo (1885-1947), Renato Venezian (1920-1994).
Il viaggio nel mondo dell'incisione del ‘900 è stato promosso dall’assessorato alla cultura di Laveno Mombello e curato dal conservatore del MIDeC (Museo Internazionale Design Ceramico) Maria Grazia Spirito. Nella sezione dedicata alla maternità sono presenti anche alcune incisioni con iconografia sacra che raffigurano la natività di Cristo.
ORARIO: martedì 10-12.30; da mercoledì a domenica 10-12.30 e 14.30-12.30; lunedì, Natale e Capodanno chiuso. Ultimo ingresso mezz'ora prima della chiusura. (Info: 0332/625551; segreteria@midec.org; www.midec.org). 

Da Los Angeles a Lugano, l’Angelo Incarnato di Leonardo

E’ solo un piccolo disegno a carboncino di circa 25 centimetri per 20, ma L’angelo incarnato è una delle più inquietanti tra le tante opere piene di mistero realizzate da Leonardo da Vinci; vi è ancora qualche giorno di tempo (fino al 29 gennaio) per poterlo ammirare a Lugano presso il Museo Cantonale d’Arte: un’occasione decisamente rara, dal momento che l’Angelo si trova normalmente in custodia a Los Angeles, negli Stati Uniti.

Il disegno ha oltretutto una storia avvincente: ritrovato nel 1991, dopo essere stato sottratto nell’Ottocento dalle raccolte reali del Castello di Windsor, è tuttora oggetto di un vasto dibattito sulla sua natura e sul suo significato. Secondo alcuni il motivo della sua scomparsa non fu un furto, ma addirittura un atto volontario di alienazione della Regina Vittoria, motivato dal suo spiccato moralismo.
L’opera viene usualmente denominata The Angel in the Flesh a causa dell’attuale collocazione presso la Fondazione Pedretti a Los Angeles (pur essendo di proprietà privata tedesca) e tale titolo inglese è sicuramente più appropriato di quello italiano, poiché non permette confusioni con il concetto teologico di incarnazione, ma, al contrario, consente di cogliere la natura profondamente ambigua del personaggio. La figura, infatti, di cui è disegnato il volto e il busto, presenta spiccati caratteri ermafroditi e una virilità potentemente accentuata, che inducono ad osservare la duplice presenza dell’elemento materiale e di quello spirituale. Se la corporeità accentuata e quasi esibita non lascia dubbi sulla carnalità del personaggio, le ali angeliche e la mano destra alzata con l’indice rivolto verso il cielo sono segni inequivocabili della sua origine celeste. Tale duplicità ha indotto alcuni a scomodare dottrine e miti manichei e catari, un’autentica miniera di spunti per coloro che propongono suggestive teorie esoteriche in merito a Leonardo.
Anche la datazione del disegno è molto dibattuta: taluno ritiene che sia stato realizzato nel Casentino intorno al 1503-1505 e che non sia altro che la rappresentazione di un gioco amoroso in voga in quel periodo, altri invece, a causa soprattutto delle annotazioni sul verso (relative probabilmente agli studi sul tema del Diluvio), ma anche per lo stile, per il tipo di carta (ruvida e azzurra) e per l’analisi della grafia, sostengono che sia stato disegnato tra il 1513 e il 1515.
Un aspetto che colpisce qualsiasi osservatore è l’espressione del viso dell’Angelo: non il celebre enigmatico abbozzo di sorriso leonardesco, ma quasi un ghigno ironico e beffardo, che induce a credere che l’opera non sia altro che uno dei ben noti divertissement di Leonardo, un salace scherzo toscano di colui che amava natura e fantasia, bellezza e bruttezza, tecnica e gioco nella riproduzione e invenzione continua dell’universo reale e di quello solo possibile.

Museo Cantonale d’Arte di Lugano.
Orari: 10-17; martedì 14-17.

Paola Biavaschi

Cunardo, alle Fornaci Ibis Giancarlo Sangregorio mezzo secolo dopo

Dal 15 luglio al 13 agosto 2017 mostra “Sincretismi” organizzata da Giorgio Robustelli e Antonio Bandirali
Fornaci Ibis Cunardo

Alle Fornaci Ibis di Cunardo (Varese), dal 15 luglio (inaugurazione ore 17) al 13 agosto 2017, nuovo incontro con l’arte di Giancarlo Sangregorio. L’antica struttura ospiterà la sua mostra “Sincretismi”, organizzata da Giorgio Robustelli (Associazione culturale Amici delle Fornaci Ibis) e Antonio Bandirali (Arti visive-Comitato culturale JRC Ispra). Presentazione di Ettore Ceriani e poi concerto di violino e archi.
Giancarlo Sangregorio, nato a Milano nel 1925, inizia a scolpire come autodidatta opere in pietra nelle cave dell’Ossola. Terminati gli studi classici, frequenta i corsi di Marino Marini e Giacomo Manzù all’Accademia di Brera a Milano. Di quel periodo sono le sue prime mostre di gruppo nelle principali città italiane. Nel 1950 soggiorna alcuni mesi a Parigi e al ritorno, dal ’50 al ’58, trascorre lunghi periodi in Versilia, dove lavora il marmo delle Alpi Apuane e modella figure ceramiche alle fornaci di Viareggio.
Alle fornaci di Cunardo arriva nel 1967 nell’ambito della “Rassegna artisti contemporanei-45 scultori” e ritorna nel 1985 con una personale dal titolo “Le fornaci della calce–CALCEVIVA” presentata dal critico Raffaele De Grada. Nel 2012 Sangregorio crea una fondazione che porta il suo nome, che ha oggi sede a Sesto Calende nella stessa casa atelier. La Fondazione conserva tutta l'opera dello scultore e le sue importanti collezioni, tra cui le raccolte di arti primitive.
Orari mostra: mercoledì, giovedì, venerdì e sabato 9-12–15-18; domenica 15–18, lunedì e martedì chiuso. Informazioni: Associazione culturale Amici delle Fornaci Ibis (cell. 328.7551267) 

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