Edizione n.48 di mercoledì 13 dicembre 2017

Arte

Canton Ticino, litografie anni '70 di Joan Mirò

La mostra sarà inaugurata il 3 dicembre 2017 a Ponte Tresa

A Ponte Tresa (Canton Ticino), domenica 3 dicembre 2017 (ore 18), la Galleria Alter Ego (Via Lugano, 1) aprirà la mostra "Istinto e poesia, opere grafiche di Joan Mirò", interamente dedicata alle opere grafiche dell'artista spagnolo. Presentazione a cura di Emanuela Rindi; ingresso libero.
Le litografie, selezionate dal gallerista Andrea Scacciotti, appartengono a diverse raccolte degli anni Settanta realizzate ad arte da celebri tipografie del tempo. Una serie del 1972 (stampata da Ediciones Poligrafa di Barcellona per la Galleria Maeght di Parigi) raffigura gli elementi celesti tanto cari all'artista catalano: il sole rosso, la stella blu e la luna verde sono rispettivamente i soggetti principali di un trittico raffinato che riesce a trasportarci in una dimensione poetica di rara delicatezza.
Di maggiore forza espressiva sono invece le dodici opere tratte dal catalogo spagnolo “Litografo” (pubblicato nel 1972 e ripubblicato tre anni più tardi), in cui il segno e il colore si fronteggiano in un acceso contrasto che imprime alla composizione un dinamismo impetuoso e appassionato.
Molto diverse nella scelta stilistica ma altrettanto suggestive, le litografie realizzate da Graphis Arte Livorno per la Galleria Toninelli di Milano nel 1975: i “classici” personaggi stilizzati, vagamente antropomorfi, originati da pochi elementi essenziali estremamente caratterizzanti, che Mirò ha indagato e riproposto a più riprese, rendendoli protagonisti di una sua personalissima narrazione dal sapore mitologico.
Orari di apertura: da martedì a sabato: 11-17; domenica: 10:30-13; Per informazioni: Galleria Alter Ego (contatti@alteregogallery.com). 

Varese - Castello di Masnago retrospettiva su Piero Cicoli

Piero Cicoli, Il melograno spezzato

La figura di Piero Cicoli (1939-2016), pittore, incisore, ceramista, docente, è protagoniste fino al 7 gennaio 2018 di una retrospettiva allestita al Civico Museo d’Arte Moderna del Castello di Masnago di Varese. L’esposizione, inaugurata il 17 novembre, è realizzata dal Comune di Varese in collaborazione con la famiglia dell’artista e la partnership del Liceo artistico “A. Frattini”, dove Cicoli fu a lungo punto di riferimento per colleghi e studenti. Il progetto ha il sostegno dell’Associazione Liberi Artisti della Provincia di Varese, voluta da Silvio Zanella e oggi presieduta da Marcello Morandini, cui Cicoli partecipò come socio fondatore e che festeggia il 40° anniversario. L’esposizione è patrocinata dalla Provincia di Varese e dal Comune di Urbania (Pesaro Urbani), luogo di nascita dell’artista.
La curatrice Chiara Gatti, con il contributo di Matteo Cicoli, ha selezionato sessantasette opere tra le più significative. Sono cinquantaquattro dipinti e tredici maioliche che raccontano sessant'anni anni di attività. Il percorso cronologico parte dalla metà degli anni cinquanta, ovvero dal naturalismo di piccoli paesaggi dal tratto istintivo, e approda, nel decennio successivo, a uno studio delle forme dai caratteri più astratti e geometrici, sintomo di una esigenza di pura analisi della visione. La stagione degli anni Settanta si concentra sull'impegno sociale e politico, la denuncia di un'inquietudine che, sullo sfondo degli anni di piombo, delinea figure dai profili taglienti, colori cupi, ombre lugubri. Più intimo è l'omaggio al mondo dei diseredati e degli afflitti, un'umanità segnata dalla fatica di vivere che si allinea, nei modi, alla stagione del realismo esistenziale milanese. Una scelta di nature morte che svelano l'interesse dell'artista per una realtà dai riflessi inconsci precede il grande ritorno a una natura che esplode nei colori della terra e del vento, fra ricordi marchigiani e soggiorni sardi. Una sezione è riservata alle maioliche monumentali, piatti e ciotole, frutto di una esperienza tecnica e di una sfida alla materia che, giocando con patine e smalti, esalta il talento nell'orchestrare segni e campiture. Coordinamento generale a cura di Chiara Gatti, Matteo Cicoli, Cristina Pesaro.
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In via Cola di Rienzo, 42 (parcheggio via Monguelfo). Orario, dal martedì alla domenica dalle 9 alle 12.30 e dalle 14 alle 18.

Cannobio, Lo specchio del lago con Baj

Le sale espositive di Palazzo Parasi di Cannobio ospitano fino al 29 ottobre una raccolta di opere di Enrico Baj. Sono installate venti lavori incentrati sulla serie degli Specchi. Nelle sale il visitatore trova collage di specchi su materiali eterogenei, come tavola, tappezzeria, stoffa, tela, che creano spesso dei personaggi e dei mostri, come gli indimenticabili ultracorpi “Personaggio”, “A magic”, “Ultracorpo allo specchio”, insieme al “Grande Attrattore” del 1980, composto da ventisette pannelli specchianti. Alle opere si lega idealmente l'immagine dello specchio d'acqua del Lago Maggiore, sul quale si affaccia Cannobio. Compoaiono così le celebri “Modificazioni”, “Au bord du lac”,  figure popolari e kitsch , oppure “Lo scoppio è alto nel cielo” del 1953, esempio della pittura nucleare. Completano l'esposizione “Bagnanti a Gavirate” del 1947, un piccolo dipinto ad olio, e il libro d'artista “Sull'Acqua” del 2003 con tredici testi inediti di Giovanni Raboni.  

Rancate (Cantone Ticino), alle origini della moda come tendenza

Nella Pinacoteca Züst mostra sulla storia del costume in Europa
dalla brochure in mostra

Una galleria di affascinanti sculture e dipinti, una sequenza di ventagli dipinti da artisti delle belle Signore, un nucleo di preziosi abiti d’epoca, provenienti da musei e collezioni private. Questo il binario della mostra “Divina Creatura-La donna e la moda nelle arti del secondo Ottocento”, inaugurata domenica 15 ottobre 2017 nella Pinacoteca Züst di Rancate (Mendrisio), in Canton Ticino, e aperta fino al 28 gennaio 2018.
Curata da Mariangela Agliati Ruggia, Sergio Rebora e Marialuisa Rizzini con il coordinamento di Alessandra Brambilla e il contributo di diversi studiosi, la rassegna ripercorre il cambio di paradigma nella storia del costume femminino in Europa. Punto di riferimento, il 1858, l’anno in cui a Parigi esplose l’Haute Couture di Worth, subito amplificata e diffusa dai primi Grand Magasins che spopolano nelle principali metropoli europee.

DA RITRATTI E GRAN MONDO…
Tra le donne di pressoché tutti i ceti sociali la circolazione di figurini e di riviste illustrate, l’irrompere della fotografia, i celebri affiches di Sartorie e Grandi Magazzini diffondono la moda in modo capillare. L’”essere alla moda” diventa per un'ampia fascia imperativo condiviso e il ruolo della donna si consolida anche in questo ambito al di fuori delle pareti domestiche. Attentissima al proprio ruolo sociale e alla immagine che contribuiva a veicolarlo.
Testimoniano in mostra il momento favolosi abiti d’epoca e ventagli firmati da Giovanni Segantini, Gaetano Previati, Federico Zandomeneghi, Giuseppe De Nittis, Pompeo Mariani e Pietro Fragiacomo, ma soprattutto le opere di grandi artisti.
Le evoluzioni dell'abbigliamento femminile rivivono attraverso i modelli di donne simbolo, come la regina d'Italia Margherita di Savoia, o figure appartenenti all'aristocrazia internazionale, come la contessa ticinese Carolina Maraini Sommaruga (1869-1959). Guide del percorso sono i ritratti a firma di Domenico e Gerolamo Induno, Eleuterio Pagliano, Mosè Bianchi, Antonio Ciseri, Tranquillo Cremona, Ernesto Fontana o di Giovanni Boldini, Paul Troubetzkoy, Vincenzo Vela, Vittorio Corcos, Giacomo Grosso, oltre ai ticinesi Pietro Chiesa, Luigi Rossi e Adolfo Feragutti Visconti.
…ALLE SCUOLE REGIONALISTICHE
Accanto al ritratto è la pittura di genere a documentare l'evoluzione della moda femminile, ma anche le più diffuse tipizzazioni dei ruoli.
Dopo il 1860 in pittura si moltiplicano le scene di ambientazione quotidiana e borghese, ispirate alla vita familiare in cui è protagonista la donna. Questo filone, che trova i suoi vertici in maestri quali Ernest Meissonier e Mariano Fortuny, accomuna la sperimentazione degli artisti di tutte le scuole regionalistiche italiane e di quella del Cantone Ticino, dai Macchiaioli – tra cui Antonio Puccinelli e Odoardo Borrani – ai cosiddetti italiani a Parigi come Giovanni Boldini.
Per la prima volta, infine, una mostra propone un genere specifico, quello dei ventagli eseguiti da artisti. Accessori di primo piano per tutto l’Ottocento, restituiscono nel registro di un costume quotidiano, l’atmosfera di una società lanciata verso nuovi orizzonti e, purtroppo, anche verso inimmaginabili tragedie.
Info: Pinacoteca Cantonale Giovanni Züst, Rancate (Mendrisio) (tel. +41 (0)91 816.47.91). 

Varese, "In&Out" a Villa Panza per Robert Wilson con il Fai

Quattro conferenze in Salone Estense con Roberto Piumini, Achille Bonito Oliva, Roberto Ziliani, Giovanni Agosti
dalla locandina

In occasione della mostra Robert Wilson for Villa Panza. Tales, organizzata dal FAI, Villa e Collezione Panza propone quattro incontri sul processo creativo dell’artista tra arte visuale, poesia, design, teatro e architettura. L'iniziativa rientra nel progetto della Regione per la promozione turistica delle capitali d’arte lombarde, Cult City.
Wilson, eclettico artista visuale, non rimane mai confinato all’interno di un unico mezzo espressivo. Il suo processo creativo trascende il singolo supporto e trova molteplici sbocchi: l’archetipo di un’opera, l’architettura di un edificio, la progettazione di una sedia, la coreografia di una danza, il ritmo di un sonetto o le dinamiche multiple svelate da un video ritratto.
In Salone Estense di via Sacco 5, a Varese, verranno affrontati temi diversi il 13, 20, 27 settembre e il 4 ottobre 2017, alle 21.

Programma
Mercoledì 13 settembre, La sottile Chiesa di Bob, con Roberto Piumini. Considerato dalla critica l’erede di Italo Calvino e Gianni Rodari, accompagna spesso i suoi racconti con performance teatrali e musicali ed è proprio ciò che andrà a proporre in questa occasione.
Mercoledì 20 settembre, il critico Achille Bonito Oliva, ispiratore del movimento della Transavanguardia, esaminerà attraverso i Videoportraits, la poetica di Robert Wilson e la sua trasversalità.
L’esperienza di Roberto Ziliani sarà tema della serata di mercoledì 27 settembre. Il designer, fondatore di SLAMP – marchio tra i più innovativi nell’ambito dell’illuminazione decorativa –, racconterà la sua esperienza di collaborazione con Wilson nella produzione di La Traviata, opera d’arte totale in cui la luce si fa architettura, poesia, danza, movimento.
Mercoledì 4 ottobre lo storico dell’arte e critico Giovanni Agosti indagherà La spiritualità nell’arte di Robert Wilson con un focus particolare sul rapporto tra Sacro Monte di Varese e Via Crucis dell’artista americano, installazione spaziale/sonora che rappresenta le quattordici stazioni della Croce.
Ingresso gratuito. Per informazioni su Villa e Collezione Panza: www.villapanza.it 

Antologica al Civico Museo di Maccagno per John Drake-Moore

locandina

L'opera di un artista poliedrico e dal grande carisma - John Drake-Moore - sarà al Civico Museo di Maccagno con Pino e Veddasca da sabato 9 dicembre (inaugurazione ore 17.30) nella mostra antologica "Paintings, drawings, sculptures and other... Moore”, Il pubblico attraverso dipinti, bozzetti, sculture, disegni per scenografie teatrali e lavori inediti provenienti da collezioni private potrà approfondire il percorso creativo di questo protagonista dell'arte contemporanea e la vastità delle sue dinamiche.
Nato a Tryon, Nord Carolina, nel 1924, John Drake-Moore inizia a studiare pittura a sette anni con Georg Aid.
Dopo la laurea ad Oxford, si trasferisce a Roma e frequenta l'Accademia di Belle Arti. Avvia in questo periodo una collaborazione con Veniero Colasanti che durerà fino al 1963. Con lo scenografo e costumista italiano firmerà numerose scenografie per film a Cinecittà. Si afferma a sua volta come scenografo costumista di cinema e teatro e ultima, tra l'altro, lavori come El Cid, 55 giorni a Pechino, La caduta dell'Impero Romano.
Anche scrittore, ha pubblicato "Pink", "The Judas Door", "Heathen Earth", "From the Agency with love". Il quinto romanzo è rimasto incompiuto per la morte avvenuta nel settembre 2006.
Curata da Clara Castaldo in collaborazione con Davide Simone, l'esposizione maccagnese rimarrà in cartellone fino a domenica 4 febbraio 2018. Ingresso libero e gratuito. Orari: venerdì dalle 14.30 alle 18.30; sabato e domenica dalle 10 alle 12 e dalle 14.30 alle 18.30. 

Piemonte, la Venere di Torino dai Musei Reali in Georgia

Con quelle di Berlino e di una collezione privata ginevrina è una delle tre attribuibili a Botticelli
Venere, 1490 circa, Musei Reali Torino

Con quella di Berlino e quella già in collezione privata a Ginevra è una delle tre Veneri attribuibili a Sandro Botticelli o alla sua bottega. È la Venere di Torino, che dal 4 ottobre al 30 novembre 2017 sarà esposta a Tbilisi, in Georgia, come rappresentante dell’Italia per il progetto Valori universali. Ai Musei Reali di Torino rimarrà in mostra fino al 28 settembre.
Con l’arrivo dell’autunno uno dei tesori più preziosi di proprietà dei Musei Reali riprende il suo tour come ambasciatore della cultura italiana nel mondo. A Tbilisi sarà collocato in una sala unica della Galleria del Museo Nazionale Georgiano. Il viaggio in Georgia s’inserisce tra le celebrazioni del venticinquesimo anniversario del ristabilimento delle relazioni diplomatiche italo-georgiane all’indomani dell’indipendenza georgiana nel quadro della dissoluzione dell’Urss..
BOTTICELLI E LE SUE VENERI
La Venere di Torino proviene dalla collezione Gualino. La prima traccia del dipinto risale al 1844, quando fu acquistata da un reverendo inglese, che in seguito la cedette a un barone. L’opera si pensava perduta nell’incendio della casa di quest’ultimo, ma fu ritrovata dagli eredi da cui la acquistò il grande collezionista biellese Riccardo Gualino. Nel 1930 la Venere divenne patrimonio della Galleria Sabauda, dove è possibile ammirarla quando l’opera, spesso chiesta in prestito ai Musei Reali, non si trova in giro per il mondo.
«La genesi della Venere di Torino – spiegano dai Musei Reali - è senz’altro da ricercarsi in La nascita di Venere, oggi custodita presso gli Uffizi di Firenze. Quest’ultima ottiene da subito un grandissimo successo, tanto che già all’epoca la committenza chiese che venissero realizzate altre immagini di questa straordinaria bellezza femminile».
Botticelli sceglie di ritrarre esclusivamente la figura della Venere, la fa stagliare sullo sfondo nero, quasi una scultura vivente; tra queste abbiamo tre testimonianze che sono arrivate fino a noi attribuibili a Sandro o alla sua bottega. Già durante la vita dell'artista, il mercante fiorentino Antonio Billi scriveva come Botticelli dipingesse bellissime donne nude e Giorgio Vasari, nelle sue Vite, confermava la testimonianza con queste parole: «Per la città, in diverse case fece tondi di sua mano, e femmine ignude assai». Solo tre Veneri sopravvivono, attribuibili a Sandro o alla sua bottega: la Venere di Berlino, quella di Torino e una già in collezione privata a Ginevra.  

Laveno Mombello, “La fauna umana” di Dietrich Bickler

Mostra personale dal 21 luglio al 24 settembre 2017 al Museo della ceramica di Cerro
Bickler, "In attesa"

Il genio ironico e il talento artistico naturale di Dietrich Bickler sono il leitmotiv della mostra personale “La fauna umana", aperta da venerdì 21 luglio a domenica 24 settembre 2017 a Palazzo Perabò di Cerro di Laveno Mombello (Varese).
Con i suoi ritratti a olio e disegni satirici in tecnica mista –annota Maria Grazia Spirito, conservatore del Museo Internazionale del Design Ceramico – «Bickler indaga la figura umana con sorridente partecipazione alle sventure comuni, alle miserie, alle grandezze e ai limiti di ciascuno». Nelle sue opere «non c’è denuncia, ma solo una divertita constatazione di una umanità che vive di verità frammentate e contraddittorie».
L’artista di origine tedesca vive in Italia dal 1948. A Milano ha frequentato i corsi serali all’Accademia di Brera con Gino Moro e nel 1971 ha allestito la sua prima mostra personale a Milano. Da allora ne sono seguite circa centotrenta in Italia, Germania, Svizzera. «In particolare – ha dichiarato Bickler - mi dedico al paesaggio mediterraneo, al ritratto e alla satira. Che campo straordinario è la fauna umana! Quant'è bello e brutto, simpatico e atroce, attraente e ripugnante, interessante e anche noiosissimo questo formicaio, dove ognuno è convinto di essere il centro dell'universo! Io ne faccio parte».
ORARIO: lunedì chiuso e 15 agosto chiuso; martedì 10-12.30, da mercoledì a venerdì 10-12.30 e 14.30-17.30, sabato e domenica 10-12.30 e 15-18. Biglietto: intero, euro 5; ridotto, euro 3; bambini fino a 14 anni, ingresso gratuito. INFO: 0332/625551.  

Milano, Leonardo, i Leonardeschi e la Corte degli Sforza nelle collezioni del Museo Poldi Pezzoli

Dal 15 maggio al 28 settembre la Casa museo ospita la mostra "Sotto il segno di Leonardo"
mostra Poldi Pezzoli

In occasione dell’Esposizione Universale, e all’interno del cartellone di ExpoinCittà, il Museo Poldi Pezzoli di Milano propone una mostra di grande attrattiva che traverserà primavera ed estate (dal 15 maggio al 28 settembre), “Sotto il segno di Leonardo. La magnificenza della corte sforzesca nelle collezioni del Museo Poldi Pezzoli” . Con essa la casa di via Manzoni ricorda il ruolo fondamentale del capoluogo lombardo negli ultimi decenni del Quattrocento quando, durante il ducato di Ludovico il Moro, diventò la capitale europea più importante nella produzione e nell’innovazione delle arti del “lusso” oltre che della pittura, proprio anche grazie alla presenza di Leonardo da Vinci. In ideale collegamento con le principali iniziative programmate in città per Expo 2015 (in particolare le mostre a Palazzo Reale: Arte lombarda dai Visconti agli Sforza e Leonardo da Vinci 1452-1519. Il disegno del mondo), porta al pubblico le sue collezioni permanenti e uno dei nuclei più significativi, le opere realizzate per la corte degli Sforza.

Negli anni di regno di Ludovico il Moro, Milano diede grande impulso alle arti, anche alla produzione di tessuti di seta preziosa e, nel campo dell’oreficeria, all’uso dello smalto traslucido e dipinto, alla lavorazione delle pietre e dei metalli preziosi. Le creazioni lombarde godettero di una splendida fioritura, testimoniata in mostra da una selezione di capolavori appartenenti al Museo Poldi Pezzoli, alcuni non esposti permanentemente per ragioni conservative. Tra essi, i tessuti rinascimentali in seta, oro tinti con coloranti tra i più pregiati, i rarissimi paliotti in velluto con ricamate le imprese sforzesche e le insegne di Beatrice d’Este, moglie di Ludovico il Moro. (Da oltre sei anni non sono esposti al pubblico per motivi conservativi). Uno di essi è presentato per la prima volta senza il ricamo del volto (esposto in cornice) per mostrare – novità assoluta – un raffinato disegno raffigurante il volto del Christus patiens che un artista, di cui si proporrà di individuare l’identità, ha tracciato sulla seta come guida per i ricamatori.
L’influenza di Leonardo sull’arte milaneseè rappresentata anche attraverso un piccolo bronzo, recentemente indagato dagli studiosi. Le ricerche sono per la prima volta presentate con completezza al pubblico. Si tratta di un Guerriero con scudo che riprende una piccola figura accovacciata sotto gli zoccoli di un cavallo. E' delineata in un’incisione e riproduce i disegni di Leonardo da Vinci preparatori per il monumento equestre di Francesco Sforza, padre di Ludovico il Moro.
È anche come pittore che Leonardo influenza la scuola artistica milanese e lombarda. Per testimoniare il suo influsso, ogni dipinto della scuola leonardesca è affiancato da un pannello didattico. Tra le opere, Madonna col Bambino (Madonna della rosa) di Giovanni Antonio Boltraffio, primo allievo di Leonardo a Milano, Madonna che allatta il Bambino, che riflette la composizione della Madonna Litta di Giovanni Antonio Boltraffio conservata all’Ermitage di San Pietroburgo, nata da un progetto leonardesco e a lungo attribuita allo stesso Leonardo, Madonna con il Bambino di Giampietrino che reca sul retro la raffigurazione di un solido geometrico disegnato dallo stesso Leonardo, l’Icosidodecaedro regolare, Riposo durante la Fuga in Egitto di Andrea Solario. Firmato e datato 1515, questo grande capolavoro fu ritenuto da Gian Giacomo Poldi Pezzoli l’opera più importante e di maggior valore della sua collezione. Il recente restauro, come afferma la direttrice del museo, Annalisa Zanni, «permette ai visitatori della mostra di apprezzare pienamente questo celebre dipinto, eseguito dal pittore forse più originale tra tutti i leonardeschi lombardi, insieme a Giovanni Boltraffio».

Come si diceva, l’iniziativa del Poldi Pezzoli fa parte del cartellone di ExpoinCittà, il progetto di Comune e Camera di Commercio di Milano che riunisce più di 23 mila appuntamenti durante il semestre dell’Esposizione e permette di conoscere in tempo reale cosa avviene in città attraverso la app, il sito web, i social network, e il blog in 6 lingue. Inoltre i visitatori delle mostre in corso a Palazzo Reale, presentando il biglietto alla biglietteria del Museo Poldi Pezzoli, avranno diritto all’ingresso ridotto.

SOTTO IL SEGNO DI LEONARDO. LA MAGNIFICENZA DELLA CORTE SFORZESCA NELLE COLLEZIONI DEL MUSEO POLDI PEZZOLI 15 maggio - 28 settembre 2015
Museo Poldi Pezzoli, via Manzoni 12, Milano, tel. 02 794889 | 02 796334
Apertura: da mercoledì a lunedì, dalle 10 alle 18, chiuso il martedì Ingresso 10 euro | 7 ridotto. Info: www.museopoldipezzoli.it

Premeno, i Savoia e le montagne del lago Maggiore

Nuovo convegno del Magazzeno Storico Verbanese sul rapporto tra la dinastia sabauda e il territorio piemontese

A Premeno (Verbania) il Magazzeno Storico Verbanese dedicherà un’altra pagina sul rapporto tra la dinastia sabauda e il lago Maggiore. L’Hotel Vittoria ospiterà, domenica 5 luglio, un convegno di studi su “I Savoia e La Montagna-La Casa Reale, le montagne di Ossola e Verbano tra Otto e Novecento”.
Destinatari sono studiosi di storia sociale, storia dell’arte, appassionati della montagna, associazioni per la tutela della montagna, sportivi, studenti universitari, studenti delle scuole secondarie di secondo grado, guide turistiche, operatori del settore turistico e alberghiero, amministratori locali, nazionali e internazionali, operatori del settore enogastronomico. 

La partecipazione al convegno è libera e gratuita. Il giorno del convegno sarà rilasciato attestato di presenza a chi ne farà richiesta anticipata scrivendo a segreteria@verbanensia.org per confermare la partecipazione e i propri dati.

DOPO STRESA 2013
Nel novembre 2013 a Stresa il Magazzeno Storico Verbanese indagò le figure dei Savoia, con particolare riguardo per quelle della duchessa di Genova e della regina d’Italia Margherita e il loro rapporto con il territorio verbanese e il lago Maggiore. Ora il simposio vuole, invece, affrontare il tema dei Savoia e la montagna, partendo proprio dalle montagne verbanesi e piemontesi, dove fu forte la presenza della regina Margherita come estimatrice e amante della montagna.
«Altri Savoia – spiega lo storico e organizzatore del convegno Carlo Alessandro Pisoni - seguirono la sovrana e amarono la montagna; tra loro spicca Luigi Amedeo di Savoia Aosta duca degli Abruzzi. Egli fu un grande alpinista con importanti scalate al suo attivo sia in Italia sia all’estero: il duca degli Abruzzi, per quanto riguarda le Alpi, affrontò l’ascesa del gruppo del Gran Paradiso, del Monte Rosa (Punta Dufour, Punta Gnifetti), nel Massiccio del Monte Bianco (Dente del Gigante, Aiguille du Moine, Petit Dru), e ancora nell’agosto del 1942 quella del Cervino lungo la Cresta di Zmutt. Non bisogna dimenticare poi che pure l’ultima regina d’Italia Maria Josè, figlia di Alberto I del Belgio (anch’egli grande alpinista), amava la montagna ed era esperta sciatrice».
ARGOMENTI E RELATORI
Sono in programma interventi di Gianni Oliva (“Luigi Amedeo d’Aosta duca degli Abruzzi, un principe esploratore e alpinista”), Teresio Valsesia (“La regina Margherita di Savoia e la montagna”), Dorino Tuniz (“Quintino Sella fondatore del CAI”), Paolo Cirri (“La creazione di truppe di montagna nel Piemonte Sabaudo: Alessandro La Marmora e Cesare Magnani Ricotti”), Michael Jakob (“La montagna nelle arti figurative”), Ornella Selvafolta (“Piero Portaluppi e la montagna: architetture e paesaggi tra elettricità e loisir in Val d’Ossola”), Valerio Cirio (“I grandi alberghi montani fra Otto e Novecento”) e Carlo Alessandro Pisoni (“Mottarone e dintorni: le montagne dei Borromeo).
Seguirà piccolo rinfresco con degustazione di vini tipici del Novarese. 

Foto: cortesia Hotel Vittoria, Premeno

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