Edizione n.38 di mercoledì 24 novembre 2021

Arte

Federico Zeri e Milano, "Giorno per giorno nella pittura”

Nel centenario della nascita il Museo Poldi Pezzoli di Milano ricorda lo studioso attraverso le collezioni private – Fino a marzo percorsi guidati, conferenze, laboratori

Nel centenario della nascita, il Museo Poldi Pezzoli di Milano ha aperto le sue sale al ricordo di uno dei maggiori e più coinvolgenti conoscitori e storici dell’arte del Novecento. È Federico Zeri (Roma, 12 agosto 1921 – Mentana, 5 ottobre 1998) che raggiunse con la passione e l'eccletticità che lo contraddistinguevano pubblico non solo di addetti ai lavori.
Il museo di via Manzoni 12 ha inaugurato l'11 novembre 2021 la mostra "Giorno per giorno nella pittura. Federico Zeri e Milano" che proseguirà fino al 7 marzo 2022. A illustrare il percorso e l'approccio stilistico di Zeri sono opere da collezioni private, capaci di mettere in luce uno spirito libero e anticonformista, come lo stesso critico si definiva, ma rigoroso, dotato di una memoria visiva prodigiosa. «Ha lasciato nei suoi scritti un patrimonio di conoscenze, ricerche, attribuzioni, ancora oggi punti di riferimento per chi studia la storia dell’arte italiana, in particolare per alcuni ambiti come la pittura dal Duecento al Cinquecento - sottolineano gli organizzatori dell'esposizione -. Il suo strumento di lavoro, oltre alla sua vasta conoscenza del patrimonio artistico, era l'incomparabile fototeca, formata nel corso di una vita, oggi patrimonio di tutti grazie alla Fondazione Federico Zeri, che ha sede a Bologna presso l’Università Alma Mater».
L’esposizione, a cura di Andrea Bacchi, direttore della Fondazione Zeri di Bologna, e Andrea Di Lorenzo, direttore del Museo Ginori di Firenze, ricostruisce anche le complesse relazioni con istituzioni, musei e collezionisti milanesi.
Esposta una trentina di opere con artisti quali Andrea Previtali, Giovanni Battista Moroni, Giulio Cesare Procaccini e Alessandro Magnasco, e due dipinti giunti al museo per legato testamentario dello studioso (verranno presentati nuovi approfondimenti).
Per tutta la durata della mostra saranno organizzate attività collaterali: visite guidate anche per persone con specifiche necessità (percorsi tenuti da mediatori sordi in Lingua dei Segni Italiana o per anziani), itinerari didattici per le scuole e per i bambini, conferenze. Inoltre, grazie al sostegno di Fondazione Cologni dei Mestieri d’arte, verrà realizzato il laboratorio, dedicato ad adulti e bambini, Federico Zeri, è quasi sempre oro, sulle tecniche del fondo oro e della doratura, che affascinarono Gian Giacomo Poldi Pezzoli prima e Federico Zeri poi.
Orari, da mercoledì a lunedì 10 - 13 / 14 – 18. Martedì chiuso. Biglietti 14/10 euro.
Info 02 794889 | 02 796334 - info@museopoldipezzoli.org www.museopoldipezzoli.it 

Cannobio, Lo specchio del lago con Baj

Le sale espositive di Palazzo Parasi di Cannobio ospitano fino al 29 ottobre una raccolta di opere di Enrico Baj. Sono installate venti lavori incentrati sulla serie degli Specchi. Nelle sale il visitatore trova collage di specchi su materiali eterogenei, come tavola, tappezzeria, stoffa, tela, che creano spesso dei personaggi e dei mostri, come gli indimenticabili ultracorpi “Personaggio”, “A magic”, “Ultracorpo allo specchio”, insieme al “Grande Attrattore” del 1980, composto da ventisette pannelli specchianti. Alle opere si lega idealmente l'immagine dello specchio d'acqua del Lago Maggiore, sul quale si affaccia Cannobio. Compoaiono così le celebri “Modificazioni”, “Au bord du lac”,  figure popolari e kitsch , oppure “Lo scoppio è alto nel cielo” del 1953, esempio della pittura nucleare. Completano l'esposizione “Bagnanti a Gavirate” del 1947, un piccolo dipinto ad olio, e il libro d'artista “Sull'Acqua” del 2003 con tredici testi inediti di Giovanni Raboni.  

Treni fra arte, grafica e design, il Futurismo fa tappa al m.a.x. Museo di Chiasso

Una mostra al m.a.x. Museo-Centro culturale Chiasso nel ciclo pilota di esposizioni che, in collaborazione con le maggiori strutture museali del settore, tramite progetti integrati, rileggono i mezzi di trasporto attraversoi modi dell'arte. È “Treni fra arte, grafica e design”, che idealmente fa seguito ad “Auto, che passione!”, allestita a Chiasso fra ottobre 2018 e gennaio 2019, poi inaugurata al Museo dell’Automobile MAUTO di Torino.
L’esposizione inaugurata sabato 9 ottobre nasce in collaborazione con FFS Historic di Windisch, Museum für Gestaltung di Zurigo, Verkehrshaus di Lucerna, Swiss Railpark di Biasca, MASI di Lugano, Istituto Svizzero di Roma, Galleria Baumgartner di Mendrisio, e è in sinergia e come progetto integrato di mostra con il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, Napoli-Portici. Prestigiosi prestiti sono giunti da istituzioni pubbliche e collezionisti privati. 
“Treni fra arte, grafica e design”, curata da Oreste Orvitti e Nicoletta Ossanna Cavadini, prosegue nel suo sguardo sull'argomento trasporti e offre particolare attenzione alla messa in opera della galleria di base del Ceneri e al progetto cantonale “Cultura in movimento”. Chiasso è città di confine, di scambi, di progettualità economiche e sociali, di conseguenza di ambito ferroviario. Il dialogo che conduce la rende dunque luogo ideale per un'esposizione così eterogenea. 
Particolarmente attratti dall'evocatività di treni, locomotive, viaggio, movimento furono i Futuristi. In mostra a Chiasso troviamo Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Fortunato Depero, Filippo Tommaso Marinetti. Esposti  poi manifesti storici originali, cartoline, dépliant, orari, menù, almanacchi, fotografie d'epoca, oggetti di design destinati al treno.
Una sezione specifica dell'esposizione, che si inserisce nella dodicesima Biennale dell’immagine Bi12, è dedicata a cartoline e fotografie storiche di Chiasso, ai treni e alla ferrovia.
Fino al 24 aprile 2022
(martedì – domenica ore 10–12 e 14–18
lunedì chiuso).

Luino, a Palazzo Verbania in compagnia di Giovanni Carnovali

Dal 30 ottobre al 7 novembre conferenze, esposizioni, laboratori con "Artetrailaghi"
dalla locandina

Si snoda tra passato e presente, tra storia dell'arte e luoghi del vivere. È Artetrailaghi che, originatasi a Montegrino nell'agosto scorso con la presentazione del libro “Villeggiatura e arte a Montegrino fra colline e Lago Verbano” e una mostra di dipinti, sarà a Luino dal 30 ottobre al 7 novembre 2021. 
Villeggiatura e arte. La manifestazione li metterà in luce attraverso più momenti e richiami. A Palazzo Verbania saranno esposti i lavori degli artisti citati nel libro. Sono pittori da fine Ottocento ai giorni nostri che hanno per filo conduttore il territorio, per alcuni natio, per altri di prediletta villeggiatura. A prenderli per mano un nome d'arte ottocentesco d'eccellenza e origini montegrinesi, Giovanni Carnovali, cui Palazzo Verbania dedicherà uno specifico spazio lunedì 1° novembre. Durante la settimana inoltre galleria diffusa tra le vie luinesi con le vetrine di alcuni negozi che ospiteranno opere d'arte.

Il calendario
Sabato 30 ottobre, a Palazzo Verbania, alle 15, inaugurazione di Artetrailaghi e alle 16 panoramica del programma a cura delle associazioni Amici di G. Carnovali detto il Piccio e Amici delle Sempiterne, quindi presentazione del volume. Intervengono gli autori Carolina De Vittori e Enrico Fuselli. La pubblicazione approfondisce l'identità di località dalla storica vocazione turistica, ricostruisce e dettaglia, racconta le motivazioni di una villeggiatura così radicata da tradursi in fonte di ispirazione in continuo per artisti e appassionati. Merito della bellezza dei luoghi, del piacere nel viverci e dell'impegno fin da inizi Novecento da molti speso per la loro valorizzazione.
Lunedì 1° novembre occasione speciale per il pubblico con l'esposizione di quattro opere di Carnovali. Commento, alle 16, con lo storico Giovanni Faccenda sul tema “L’altro Piccio. Oltre il mito”. In mostra nella giornata la scultura “Rea” di Elena Rede. Domenica 7 novembre, dalle 10, laboratorio di pittura sul paesaggio con Antonella Petese; dalle 15 finissage della mostra con presentazione dei lavori realizzati.
Palazzo Verbania, orari: sabato 30, domenica 31 ottobre e lunedì 1° novembre dalle 15 alle 18; mercoledì 3, sabato 6 e domenica 7 novembre dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18. Ingresso a Palazzo Verbania con green pass. Per le conferenze di sabato 30 ottobre, lunedì 1° novembre prenotazione info@ilpiccio.it oppure infopoint@comune.luino.va.it; per laboratorio di pittura infopoint@comune.luino.va.it . Contatti: info@ilpiccio.it, lesempiterne@gmail.com

Piemonte, la Venere di Torino dai Musei Reali in Georgia

Con quelle di Berlino e di una collezione privata ginevrina è una delle tre attribuibili a Botticelli
Venere, 1490 circa, Musei Reali Torino

Con quella di Berlino e quella già in collezione privata a Ginevra è una delle tre Veneri attribuibili a Sandro Botticelli o alla sua bottega. È la Venere di Torino, che dal 4 ottobre al 30 novembre 2017 sarà esposta a Tbilisi, in Georgia, come rappresentante dell’Italia per il progetto Valori universali. Ai Musei Reali di Torino rimarrà in mostra fino al 28 settembre.
Con l’arrivo dell’autunno uno dei tesori più preziosi di proprietà dei Musei Reali riprende il suo tour come ambasciatore della cultura italiana nel mondo. A Tbilisi sarà collocato in una sala unica della Galleria del Museo Nazionale Georgiano. Il viaggio in Georgia s’inserisce tra le celebrazioni del venticinquesimo anniversario del ristabilimento delle relazioni diplomatiche italo-georgiane all’indomani dell’indipendenza georgiana nel quadro della dissoluzione dell’Urss..
BOTTICELLI E LE SUE VENERI
La Venere di Torino proviene dalla collezione Gualino. La prima traccia del dipinto risale al 1844, quando fu acquistata da un reverendo inglese, che in seguito la cedette a un barone. L’opera si pensava perduta nell’incendio della casa di quest’ultimo, ma fu ritrovata dagli eredi da cui la acquistò il grande collezionista biellese Riccardo Gualino. Nel 1930 la Venere divenne patrimonio della Galleria Sabauda, dove è possibile ammirarla quando l’opera, spesso chiesta in prestito ai Musei Reali, non si trova in giro per il mondo.
«La genesi della Venere di Torino – spiegano dai Musei Reali - è senz’altro da ricercarsi in La nascita di Venere, oggi custodita presso gli Uffizi di Firenze. Quest’ultima ottiene da subito un grandissimo successo, tanto che già all’epoca la committenza chiese che venissero realizzate altre immagini di questa straordinaria bellezza femminile».
Botticelli sceglie di ritrarre esclusivamente la figura della Venere, la fa stagliare sullo sfondo nero, quasi una scultura vivente; tra queste abbiamo tre testimonianze che sono arrivate fino a noi attribuibili a Sandro o alla sua bottega. Già durante la vita dell'artista, il mercante fiorentino Antonio Billi scriveva come Botticelli dipingesse bellissime donne nude e Giorgio Vasari, nelle sue Vite, confermava la testimonianza con queste parole: «Per la città, in diverse case fece tondi di sua mano, e femmine ignude assai». Solo tre Veneri sopravvivono, attribuibili a Sandro o alla sua bottega: la Venere di Berlino, quella di Torino e una già in collezione privata a Ginevra.  

Milano, l'innocenza in bianco e nero

A Palazzo Pirelli mostra fotografica di Kurt Ammann
Inaugurazione Mostra Ammann

Bambini e adolescenti ritratti tra le montagne svizzere o francesi così come a Portobello Road o a Barcellona in una sequenza priva di un contesto geografico e temporale. Sono i protagonisti della mostra fotografica “Youth-L'età dell'innocenza” del bernese Kurt Ammann (classe 1925), inaugurata il 9 novembre a Milano a Palazzo Pirelli e visitabile fino a mercoledì 1 dicembre 2021.
Mescolati in una sequenza priva di un contesto geografico e temporale, gli scatti, in bianco e nero e tutti inediti, vanno dalle gite dei Boy scout e dei pastorelli sostenuti dalla Croce Rossa ai sorrisi dei ragazzi cresciuti in una natura ancora incontaminata. La rassegna, promossa dal Consolato generale di Svizzera a Milano in collaborazione con il Consiglio regionale della Lombardia, è stata inaugurata dal vicepresidente del Consiglio Carlo Borghetti, presenti anche il console generale di Svizzera a Milano Sabrina Dallafior, il fotografo Kurt Ammann, la curatrice della mostra Biba Giacchetti e il Sottosegretario regionale ai Rapporti con le delegazioni internazionali Alan Rizzi.
Immagini di “gioventù” selezionate da Biba Giacchetti insieme a Fausto Fabiano, collezionista e autore della pubblicazione del primo libro retrospettivo del grande fotografo, raccontano il mondo dei giovani e aprono una riflessione sul loro linguaggio e sulle loro fragilità in un periodo pandemico, come quello attuale, che ha inciso sulle loro abitudini di vita e modificato il modo di relazionarsi fra loro.
La mostra è aperta al pubblico con ingresso gratuito da lunedì a giovedì (dalle 9.30 alle 12.30 e dalle ore 14.30 alle 16.30) e venerdì (dalle 9.30 alle 12.30). L’accesso è consentito solo previa esibizione del green pass. Info e prenotazioni: 02/67482777; urp@consiglio.regione.lombardia.it
Nelle foto del Consiglio regionale: il momento dell'inaugurazione. 

Laveno Mombello, “La fauna umana” di Dietrich Bickler

Mostra personale dal 21 luglio al 24 settembre 2017 al Museo della ceramica di Cerro
Bickler, "In attesa"

Il genio ironico e il talento artistico naturale di Dietrich Bickler sono il leitmotiv della mostra personale “La fauna umana", aperta da venerdì 21 luglio a domenica 24 settembre 2017 a Palazzo Perabò di Cerro di Laveno Mombello (Varese).
Con i suoi ritratti a olio e disegni satirici in tecnica mista –annota Maria Grazia Spirito, conservatore del Museo Internazionale del Design Ceramico – «Bickler indaga la figura umana con sorridente partecipazione alle sventure comuni, alle miserie, alle grandezze e ai limiti di ciascuno». Nelle sue opere «non c’è denuncia, ma solo una divertita constatazione di una umanità che vive di verità frammentate e contraddittorie».
L’artista di origine tedesca vive in Italia dal 1948. A Milano ha frequentato i corsi serali all’Accademia di Brera con Gino Moro e nel 1971 ha allestito la sua prima mostra personale a Milano. Da allora ne sono seguite circa centotrenta in Italia, Germania, Svizzera. «In particolare – ha dichiarato Bickler - mi dedico al paesaggio mediterraneo, al ritratto e alla satira. Che campo straordinario è la fauna umana! Quant'è bello e brutto, simpatico e atroce, attraente e ripugnante, interessante e anche noiosissimo questo formicaio, dove ognuno è convinto di essere il centro dell'universo! Io ne faccio parte».
ORARIO: lunedì chiuso e 15 agosto chiuso; martedì 10-12.30, da mercoledì a venerdì 10-12.30 e 14.30-17.30, sabato e domenica 10-12.30 e 15-18. Biglietto: intero, euro 5; ridotto, euro 3; bambini fino a 14 anni, ingresso gratuito. INFO: 0332/625551.  

Milano, Leonardo, i Leonardeschi e la Corte degli Sforza nelle collezioni del Museo Poldi Pezzoli

Dal 15 maggio al 28 settembre la Casa museo ospita la mostra "Sotto il segno di Leonardo"
mostra Poldi Pezzoli

In occasione dell’Esposizione Universale, e all’interno del cartellone di ExpoinCittà, il Museo Poldi Pezzoli di Milano propone una mostra di grande attrattiva che traverserà primavera ed estate (dal 15 maggio al 28 settembre), “Sotto il segno di Leonardo. La magnificenza della corte sforzesca nelle collezioni del Museo Poldi Pezzoli” . Con essa la casa di via Manzoni ricorda il ruolo fondamentale del capoluogo lombardo negli ultimi decenni del Quattrocento quando, durante il ducato di Ludovico il Moro, diventò la capitale europea più importante nella produzione e nell’innovazione delle arti del “lusso” oltre che della pittura, proprio anche grazie alla presenza di Leonardo da Vinci. In ideale collegamento con le principali iniziative programmate in città per Expo 2015 (in particolare le mostre a Palazzo Reale: Arte lombarda dai Visconti agli Sforza e Leonardo da Vinci 1452-1519. Il disegno del mondo), porta al pubblico le sue collezioni permanenti e uno dei nuclei più significativi, le opere realizzate per la corte degli Sforza.

Negli anni di regno di Ludovico il Moro, Milano diede grande impulso alle arti, anche alla produzione di tessuti di seta preziosa e, nel campo dell’oreficeria, all’uso dello smalto traslucido e dipinto, alla lavorazione delle pietre e dei metalli preziosi. Le creazioni lombarde godettero di una splendida fioritura, testimoniata in mostra da una selezione di capolavori appartenenti al Museo Poldi Pezzoli, alcuni non esposti permanentemente per ragioni conservative. Tra essi, i tessuti rinascimentali in seta, oro tinti con coloranti tra i più pregiati, i rarissimi paliotti in velluto con ricamate le imprese sforzesche e le insegne di Beatrice d’Este, moglie di Ludovico il Moro. (Da oltre sei anni non sono esposti al pubblico per motivi conservativi). Uno di essi è presentato per la prima volta senza il ricamo del volto (esposto in cornice) per mostrare – novità assoluta – un raffinato disegno raffigurante il volto del Christus patiens che un artista, di cui si proporrà di individuare l’identità, ha tracciato sulla seta come guida per i ricamatori.
L’influenza di Leonardo sull’arte milaneseè rappresentata anche attraverso un piccolo bronzo, recentemente indagato dagli studiosi. Le ricerche sono per la prima volta presentate con completezza al pubblico. Si tratta di un Guerriero con scudo che riprende una piccola figura accovacciata sotto gli zoccoli di un cavallo. E' delineata in un’incisione e riproduce i disegni di Leonardo da Vinci preparatori per il monumento equestre di Francesco Sforza, padre di Ludovico il Moro.
È anche come pittore che Leonardo influenza la scuola artistica milanese e lombarda. Per testimoniare il suo influsso, ogni dipinto della scuola leonardesca è affiancato da un pannello didattico. Tra le opere, Madonna col Bambino (Madonna della rosa) di Giovanni Antonio Boltraffio, primo allievo di Leonardo a Milano, Madonna che allatta il Bambino, che riflette la composizione della Madonna Litta di Giovanni Antonio Boltraffio conservata all’Ermitage di San Pietroburgo, nata da un progetto leonardesco e a lungo attribuita allo stesso Leonardo, Madonna con il Bambino di Giampietrino che reca sul retro la raffigurazione di un solido geometrico disegnato dallo stesso Leonardo, l’Icosidodecaedro regolare, Riposo durante la Fuga in Egitto di Andrea Solario. Firmato e datato 1515, questo grande capolavoro fu ritenuto da Gian Giacomo Poldi Pezzoli l’opera più importante e di maggior valore della sua collezione. Il recente restauro, come afferma la direttrice del museo, Annalisa Zanni, «permette ai visitatori della mostra di apprezzare pienamente questo celebre dipinto, eseguito dal pittore forse più originale tra tutti i leonardeschi lombardi, insieme a Giovanni Boltraffio».

Come si diceva, l’iniziativa del Poldi Pezzoli fa parte del cartellone di ExpoinCittà, il progetto di Comune e Camera di Commercio di Milano che riunisce più di 23 mila appuntamenti durante il semestre dell’Esposizione e permette di conoscere in tempo reale cosa avviene in città attraverso la app, il sito web, i social network, e il blog in 6 lingue. Inoltre i visitatori delle mostre in corso a Palazzo Reale, presentando il biglietto alla biglietteria del Museo Poldi Pezzoli, avranno diritto all’ingresso ridotto.

SOTTO IL SEGNO DI LEONARDO. LA MAGNIFICENZA DELLA CORTE SFORZESCA NELLE COLLEZIONI DEL MUSEO POLDI PEZZOLI 15 maggio - 28 settembre 2015
Museo Poldi Pezzoli, via Manzoni 12, Milano, tel. 02 794889 | 02 796334
Apertura: da mercoledì a lunedì, dalle 10 alle 18, chiuso il martedì Ingresso 10 euro | 7 ridotto. Info: www.museopoldipezzoli.it

Premeno, i Savoia e le montagne del lago Maggiore

Nuovo convegno del Magazzeno Storico Verbanese sul rapporto tra la dinastia sabauda e il territorio piemontese

A Premeno (Verbania) il Magazzeno Storico Verbanese dedicherà un’altra pagina sul rapporto tra la dinastia sabauda e il lago Maggiore. L’Hotel Vittoria ospiterà, domenica 5 luglio, un convegno di studi su “I Savoia e La Montagna-La Casa Reale, le montagne di Ossola e Verbano tra Otto e Novecento”.
Destinatari sono studiosi di storia sociale, storia dell’arte, appassionati della montagna, associazioni per la tutela della montagna, sportivi, studenti universitari, studenti delle scuole secondarie di secondo grado, guide turistiche, operatori del settore turistico e alberghiero, amministratori locali, nazionali e internazionali, operatori del settore enogastronomico. 

La partecipazione al convegno è libera e gratuita. Il giorno del convegno sarà rilasciato attestato di presenza a chi ne farà richiesta anticipata scrivendo a segreteria@verbanensia.org per confermare la partecipazione e i propri dati.

DOPO STRESA 2013
Nel novembre 2013 a Stresa il Magazzeno Storico Verbanese indagò le figure dei Savoia, con particolare riguardo per quelle della duchessa di Genova e della regina d’Italia Margherita e il loro rapporto con il territorio verbanese e il lago Maggiore. Ora il simposio vuole, invece, affrontare il tema dei Savoia e la montagna, partendo proprio dalle montagne verbanesi e piemontesi, dove fu forte la presenza della regina Margherita come estimatrice e amante della montagna.
«Altri Savoia – spiega lo storico e organizzatore del convegno Carlo Alessandro Pisoni - seguirono la sovrana e amarono la montagna; tra loro spicca Luigi Amedeo di Savoia Aosta duca degli Abruzzi. Egli fu un grande alpinista con importanti scalate al suo attivo sia in Italia sia all’estero: il duca degli Abruzzi, per quanto riguarda le Alpi, affrontò l’ascesa del gruppo del Gran Paradiso, del Monte Rosa (Punta Dufour, Punta Gnifetti), nel Massiccio del Monte Bianco (Dente del Gigante, Aiguille du Moine, Petit Dru), e ancora nell’agosto del 1942 quella del Cervino lungo la Cresta di Zmutt. Non bisogna dimenticare poi che pure l’ultima regina d’Italia Maria Josè, figlia di Alberto I del Belgio (anch’egli grande alpinista), amava la montagna ed era esperta sciatrice».
ARGOMENTI E RELATORI
Sono in programma interventi di Gianni Oliva (“Luigi Amedeo d’Aosta duca degli Abruzzi, un principe esploratore e alpinista”), Teresio Valsesia (“La regina Margherita di Savoia e la montagna”), Dorino Tuniz (“Quintino Sella fondatore del CAI”), Paolo Cirri (“La creazione di truppe di montagna nel Piemonte Sabaudo: Alessandro La Marmora e Cesare Magnani Ricotti”), Michael Jakob (“La montagna nelle arti figurative”), Ornella Selvafolta (“Piero Portaluppi e la montagna: architetture e paesaggi tra elettricità e loisir in Val d’Ossola”), Valerio Cirio (“I grandi alberghi montani fra Otto e Novecento”) e Carlo Alessandro Pisoni (“Mottarone e dintorni: le montagne dei Borromeo).
Seguirà piccolo rinfresco con degustazione di vini tipici del Novarese. 

Foto: cortesia Hotel Vittoria, Premeno

Da Los Angeles a Lugano, l’Angelo Incarnato di Leonardo

E’ solo un piccolo disegno a carboncino di circa 25 centimetri per 20, ma L’angelo incarnato è una delle più inquietanti tra le tante opere piene di mistero realizzate da Leonardo da Vinci; vi è ancora qualche giorno di tempo (fino al 29 gennaio) per poterlo ammirare a Lugano presso il Museo Cantonale d’Arte: un’occasione decisamente rara, dal momento che l’Angelo si trova normalmente in custodia a Los Angeles, negli Stati Uniti.

Il disegno ha oltretutto una storia avvincente: ritrovato nel 1991, dopo essere stato sottratto nell’Ottocento dalle raccolte reali del Castello di Windsor, è tuttora oggetto di un vasto dibattito sulla sua natura e sul suo significato. Secondo alcuni il motivo della sua scomparsa non fu un furto, ma addirittura un atto volontario di alienazione della Regina Vittoria, motivato dal suo spiccato moralismo.
L’opera viene usualmente denominata The Angel in the Flesh a causa dell’attuale collocazione presso la Fondazione Pedretti a Los Angeles (pur essendo di proprietà privata tedesca) e tale titolo inglese è sicuramente più appropriato di quello italiano, poiché non permette confusioni con il concetto teologico di incarnazione, ma, al contrario, consente di cogliere la natura profondamente ambigua del personaggio. La figura, infatti, di cui è disegnato il volto e il busto, presenta spiccati caratteri ermafroditi e una virilità potentemente accentuata, che inducono ad osservare la duplice presenza dell’elemento materiale e di quello spirituale. Se la corporeità accentuata e quasi esibita non lascia dubbi sulla carnalità del personaggio, le ali angeliche e la mano destra alzata con l’indice rivolto verso il cielo sono segni inequivocabili della sua origine celeste. Tale duplicità ha indotto alcuni a scomodare dottrine e miti manichei e catari, un’autentica miniera di spunti per coloro che propongono suggestive teorie esoteriche in merito a Leonardo.
Anche la datazione del disegno è molto dibattuta: taluno ritiene che sia stato realizzato nel Casentino intorno al 1503-1505 e che non sia altro che la rappresentazione di un gioco amoroso in voga in quel periodo, altri invece, a causa soprattutto delle annotazioni sul verso (relative probabilmente agli studi sul tema del Diluvio), ma anche per lo stile, per il tipo di carta (ruvida e azzurra) e per l’analisi della grafia, sostengono che sia stato disegnato tra il 1513 e il 1515.
Un aspetto che colpisce qualsiasi osservatore è l’espressione del viso dell’Angelo: non il celebre enigmatico abbozzo di sorriso leonardesco, ma quasi un ghigno ironico e beffardo, che induce a credere che l’opera non sia altro che uno dei ben noti divertissement di Leonardo, un salace scherzo toscano di colui che amava natura e fantasia, bellezza e bruttezza, tecnica e gioco nella riproduzione e invenzione continua dell’universo reale e di quello solo possibile.

Museo Cantonale d’Arte di Lugano.
Orari: 10-17; martedì 14-17.

Paola Biavaschi

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