Edizione n.39 di mercoledì 1 dicembre 2021

Cronaca di Luino

Temperature record e caldo primaverile nel Luinese

(Pat) Un inizio 2013 da record sta caratterizzando il Luinese. Riposti per ora nel cassetto sciarpe e berretti, addirittura dimenticati negli armadi sci e scarponi. Le temperature da venerdì 5 gennaio hanno iniziato a salire vertiginosamente, facendo pregustare un clima primaverile inaspettato per il periodo.
Il termometro, a Luino e dintorni, ha raggiunto picchi impensabili. Ventidue gradi di massima toccati sabato 5, sedici domenica 6 e 14 lunedì 7, con minime mai sotto i due gradi. Non si tratta di anomalie assolute, ma certamente di situazioni al limite del paradosso. La saggezza popolare mette in guardia dai giorni di eccessiva calura in pieno inverno, convinti che prima o poi si dovrà pagare pegno. Su questo tema pare che i meteorologi si siano però già messi d’accordo.
Il bel tempo (ma soprattutto questo caldo) hanno oramai i giorni contati. Tra una settimana e comunque entro metà mese arriverà dalla Russia una ventata gelida che stazionerà per almeno trenta giorni. Sono previste ancora nevicate ma, soprattutto, tanto digrignare di denti. Allora tutto rientrerà nella norma e, probabilmente, la cima imbiancata della Forcora potrà finalmente essere inaugurata. Ma intanto un bel pezzo del generale inverno sarà alle spalle: insomma, chi ben inizia è (almeno) a metà dell’opera. 

Palazzo Serbelloni, la Quadreria... ritrovata

Venerdì 14 marzo, alle 18,  in Palazzo Serbelloni verrà inaugurata la Open gallery con la quadreria e sarà intitolata la Sala rossa a Pietro Astini. Andando in Sezione Prima Pagina, l'itinerario che ha portato alla sistemazione della quadreria di Palazzo Serbelloni e le tappe della giornata.

S’iniziò nel 1968, con la fondazione del museo civico, grazie al recupero di due affreschi del ’500 (alla causa concorse Pietro Astini, motivo per l’intitolazione alla sua memoria della ‘sala rossa’ in municipio, il 14 marzo prossimo); si continuò con varie donazioni (alcune illustri: di Piero Chiara, di Amleto Del Grosso, ecc.); intervennero sporadicamente enti e privati con depositi temporanei. Infine, nel 1999, si mise mano alla catalogazione della collezione di opere in pittura e in scultura appartenente al comune di Luino.

DALLA RASTRELLIERA ALLA CATALOGAZIONE
Si pensava a qualche forma di rivitalizzazione. Non se ne fece nulla. Tutto rimase segregato in una rastrelliera all’ultimo piano di palazzo Verbania e confinato in un catalogo informatico, stilato secondo criteri scientifici, oggi finalmente consultabile in rete (lombardiabeniculturali.it) e sicura base orientativa per l’operazione che si è sperimentata in questi giorni: dare visibilità all’intera raccolta. La quale, è evidente a chiunque, non contempla né Tiepolo né Picasso e, se non fosse stato per il lascito di Chiara, neppure avrebbe incluso un solo pezzo di uno tra gli autori locali più noti: Giovanni Carnovali (un bozzetto a matita, ora non visibile perché assicurato ad un armadio blindato).
Del resto è scontato: se non si investe in acquisizioni, non si ha; e se un ente museale non opera sul territorio come credibile contenitore di memorie collettive (come si tentò agli esordi, con i meritori recuperi di affreschi), ancor meno si ottiene. Tuttavia qualcosa se ne può dire; e ciò soprattutto grazie alle note critiche accuratamente radunate da Chiara Gatti in occasione della catalogazione di cui si è detto. Per cui, entro quel materiale così apparentemente sporadico – vario per autori, ambiti, tecniche, soggetti, un po’ meno per cronologia, essendo pressoché tutto dedicato al ’900, anche inoltrato – è possibile stilare più di un itinerario di visita.
PRELUDIO DI VISITA
Quello ‘portante’ è servito per una distribuzione ragionata nel municipio. Esordio: le rampe di scale, dove si svolge un’antologia di interpretazioni sul paesaggio luinese, anticipata dalle variazioni in tema belle époque di Franco Rognoni (due grafiche concepite per le prime ‘giornate dei trasporti d’epoca’) e dalla nota xilografia acquerellata inglese del 1859, con S. Giuseppe e palazzo Crivelli, doverosa suite per dare rappresentatività alla sede dell’istituzione cittadina.
Seguono le macchie di colore di Giacomo Prevosto (opere ad olio degli anni sessanta), cromie accese che sono riprese, all’ultimo piano, in una carrellata inaugurata dalle ‘impressioni’ di Antime Parietti dedicate alle vele dell’AVAV sulla rada. In mezzo (seconda rampa) il tono si fa scuro: avanza la fabbrica e l’industriosità, l’indagine pittorica ‘sposa’ la poesia e, con Chiara e Sereni, indaga sui “poveri strumenti” che vincolano l’uomo “alla catena delle necessità”: i raggrumati impasti ad olio di Giancarlo Ossola (mesenzanese d’adozione al quale i due letterati hanno dedicato intense pagine critiche) danno vita, in un interno deserto che pare un laboratorio, a «presenze misteriose di oggetti e persone di un tempo, di oggi, del futuro, presenze che attendono il momento per manifestarsi» (Sereni); i graffiti, incisi a bulino sulla carta, del lavenese Marco Costantini scavano oltre gli idilli del paesaggio e puntano a quel «povero retroterra» (Chiara) dove si manifesta la precarietà del vivere quotidiano: baracche, depositi, tettoie.
CIMELI E OPERE
È questo il preludio allo sbarco principale del primo piano, dove è già collocato il restaurato cannoncino che si vuole garibaldino; qui, a rafforzare temi sociali e istituzionali, è ora in vista la spada della statua all’‘eroe dei due mondi’, sostituita nel 1968 da una più resistente e rimontata sullo sfondo di una bandiera tricolore, vecchia non sappiamo di quanto.
Dopodiché, poiché la sala consigliare è da tempo consacrata al corpus della donazione Del Grosso, è stato giocoforza pensare di dedicare i vestiboli adiacenti (davanti alla sala Astini e all’ufficio di segreteria del sindaco) ad altri pittori luinesi, per nascita o adozione, tutti o quasi classe 1910 e dintorni: Rognoni (suo, nella sala Astini, anche l’allegro bozzetto per il fregio dedicato agli Sport nella palestra delle scuole elementari), Vicenzo Ferrario e ancora Prevosto e, soprattutto, Gino Moro, con due pregevoli disegni parigini, retaggio dei soggiorni del milanese sul lago e di qualche mostra lui dedicata da noi, in attesa di una doverosa antologica.
Corona degnamente il certo più giovane Vanetti, con un olio di forza dedicato a Venezia. Dietro la porta dell’ufficio di segreteria occhieggia, invece, una Madre contadina di Innocente Salvini, preceduta da tre belle prove xilografiche di Franco Puxeddu. Da qui si accede all’ultima sezione, il vasto corridoio di distribuzione del palazzo settecentesco.
DAGLI HUSSY A PATANE'
Naturale che in questo ambiente fosse radunata un po’ di storia: ricollocati i ritratti del fondatore delle fabbriche Hussy (Rodolfo) e della consorte, lavori di fine ’800; contornato di interessanti incisioni metafisiche, tutte cosparse di strumenti musicali, opere degli anni quaranta di Marco Costantini, fa bella mostra di sé un grande olio monocromo con figura intera di Giuseppe Patanè, insigne direttore d’orchestra che scelse Dumenza come proprio buen retiro, dono della figlia Francesca.
Dalla musica all’arte e alla letteratura, sicché seguono: il medaglione in gesso di Giovanni Robbiati, modellato quanto si voleva ancora erigere un monumento a Bernardino Luini (1910 ca.), e preziose varianti dedicate al volto e al ricordo di Piero Chiara, l’una di Carlo Rapp.
Le si scoprano, sotto l’egida delle aeree vele colorate affrescate su tela da Valentino Vago (artista oggi assai richiesto in tutto il mondo), suggello di un itinerario che conta non pochi varesini (bella statuetta di Angelo Frattini in sala assessori, che invita a riscoprirne le tracce sul territorio: scuole elementari, Germignaga, al cimitero; bozzetto in gesso con ‘Chiara seduto al tavolino’ del malnatese Paolo Borghi, in sala Astini, giusto di fronte al modelletto in creta con il volto dello scrittore, lavoro di Francesco Messina) e una buona rappresentanza di scuola locale.
La necessità che ha fatto scattare l’operazione era di mero ordine pratico: ‘alleggerire’ Palazzo Verbania dei pezzi soggetti a possibile degrado. L’idea non è certo nuova; ma non perde di validità per la possibilità di associare momenti di approfondimento e di contemplazione entro spazi solitamente concepiti come sede di asettici uffici. Il miglior modo per celebrare l’ingente sforzo per il restauro conservativo degli esterni del palazzo, da poco concluso. Buona visita.
Federico Crimi

Studenti del Liceo Sereni a bottega nel Magazzeno Storico Verbanese

Una decina di ragazzi impegnati in un progetto di studio e lavoro su carte d'archivio - Riproposta una esperienza varata negli anni '70 da Pier Giacomo Pisoni insieme con Piero Tosi e Gianni Geraci

A Luino nei giorni tra lunedì 24 febbraio e mercoledì 5 marzo si è svolta, nell'aula di informatica del Liceo, una sessione di "training on the job" molto particolare, rispetto alle normali esperienze lavorative condotte dagli studenti del nostro Liceo.
Bisogna tornare agli ultimi anni Settanta per incontrare, grazie all'intelligenza di un docente e di un laureando sinceramente appassionati della cultura locale, come Piero Tosi e Gianni Geraci, e la guida storico-archivistica di uno studioso animato da un profondo amore per il proprio lago, come Pier Giacomo Pisoni, la realizzazione di un progetto che condusse alla trascrizione sistematica di un'ingente quantità di "stati delle anime" per le pievi di Valtravaglia in epoca carliana, consentendo così l'elaborazione di statistiche e di considerazioni in chiave storico-demografica che a firma di Geraci e Tosi apparvero in sunto su "Verbanus" 3-1981/82.
A distanza di decenni, l'esperienza "lavorativa" è stata ripresa e riproposta in chiave moderna a una decina di ragazzi di una sezione terza del Liceo Scientifico, nell'ambito del progetto alternanza, varato dal Liceo e che ha raccolto l'adesione del Magazzeno Storico Verbanese.
TRA COMPUTER E ANTICHE CARTE
A questi ragazzi è stata proposta (con il titolo "Legger 'le venerande carte': noia o vedere nel futuro?") una sessione di studio e lavoro su carte d'archivio in modo virtuale (sono stati dotati di schede USB da 4 Gb, appositamente disegnate e ingegnerizzate dal MSV), e dopo due giorni di preparazione teorica (sui metodi della Storia, sulla storia locale e gli storici del territorio verbanese-ossolano; sugli archivi come strumenti della nostra memoria; sul lavoro d'archivio e gli strumenti da usare per muoversi tra le carte d'archivio; sulle peculiarità dei documenti), i ragazzi si sono dedicati alle trascrizioni documentali a partire da digitalizzazioni da fondi realizzate in quello che è forse il più importante archivio nobiliare del Verbano: l'Archivio Borromeo Isola Bella.
Così facendo, essi si sono resi conto, in modo vivace e moderno (le sessioni di lavoro erano sempre al computer in presenza del tutor Carlo Alessandro Pisoni, conservatore dell'Archivio Borromeo Isola Bella, ed erano accompagnate da "question time" e non di rado con un discreto sottofondo di musica, classica e pop), delle difficoltà e del fascino di interpretazione delle antiche scritture e con il glossario dialettale e dell'italiano sei-settecentesco, delle non poche similitudini che esistono con la nostra vita odierna.
QUESTION TIME
Altri casi notevoli di discussione sono stati ad esempio le rivalutazioni e le conversioni monetarie (ongaro, filippo, scudo, giulio), l'utilizzo di terminologia specifica (vocaboli dialettali, contaminazioni da altre lingue, come il caso di "papello", spagnoleggiante per carta, termine oggi tornato molto di moda per questioni di mafia...), o ancora curiosità e stranezze che ai ragazzi di oggi sembrano cose dell'altro mondo (l'uso dei "procacci" o "stafette" per recapitare la posta, in un'epoca che non disponeva di comunicazioni rapide come le nostre)...
Le pagine e pagine di trascrizioni, nei prossimi tempi, verranno pubblicate sul sito sociale del Magazzeno Storico Verbanese, come risultato di una collaborazione piacevole ed efficace, che si spera abbia fatto comprendere ai ragazzi che la storia non è lo studio del passato, ma la preparazione consapevole del nostro futuro; e che questa preparazione matura proprio negli archivi, che vanno dunque conosciuti e amati come patrimonio vivo e generoso di una nazione.