Edizione n.33 di mercoledì 13 ottobre 2021

Istituto civico

“Crocifissione” di Antonio da Tradate - Luino: «Maccagno se ne disinteressò e Luino salvò l’affresco»

Le proteste da parte di Maccagno circa il deposito e la conservazione in Luino della "Crocifissione" di Antonio da Tradate raccontate nell'articolo della scorsa settimana “Quell'affresco conteso tra Luino e Maccagno” hanno raccolto parecchia attenzione, soprattutto a Luino, e aperto nuovi fronti di considerazioni. Ma come! Maccagno aveva dato il suo benestare alla demolizione di quell'affresco - ci è stato scritto - invece Luino e benemeriti esponenti culturali come l’architetto Sandro Mazza, l’ingegnere Pierangelo Frigerio, lo storico Piergiacomo Pisoni e il dottore Piero Astini salvarono e recuperarono quell'opera e ora l’amministrazione maccagnese pretende «costi quel che costi» la restituzione dell’opera?
Molti lettori ci hanno espresso disappunto per la controversia sulla querelle dell’affresco e hanno ricordato interventi e protagonisti che hanno permesso la salvezza dell’opera. L’amministrazione luinese ha riassunto il sentimento di sorpresa con una ricostruzione dell’intera vicenda che di seguito pubblichiamo.

Un affresco salvato
Ho letto con attenzione l’articolo pubblicato il 24 ottobre a proposito della Crocifissione di Antonio da Tradate appesa in una sala al primo piano del “Verbania”, riscontrando alcune omissioni alle quali mi preme rimediare.
L’affresco si trovava a Campagnano, dove nel 1967 venne “scoperto” dal neonato gruppo Travalium, di cui facevano parte il trio Frigerio, Mazza e Pisoni, che con passione avevano iniziato a catalogare le opere d’arte che si trovavano nelle nostre valli.
Saputo che l’edificio in questione stava per essere oggetto di una radicale ristrutturazione, si rivolsero al restauratore Carlo Alberto Lotti per commissionargli lo strappo, come in gergo si chiama lo stacco di un affresco.
A questo punto Piero Astini, componente del sodalizio, si attiva per depositarlo in quello che allora si chiamava Istituto civico di cultura popolare, visto che in Maccagno all’epoca non esisteva un luogo idoneo alla sua conservazione.
In tutta questa vicenda l’assenza degli enti locali sembra evidente, se l’affresco esiste ancora il merito va solo ad un gruppo di appassionati; in quegli anni non si dava molto peso alla storia locale ed un’opera molto ammalorata di autore poco conosciuto raramente veniva recuperata. La questione evidentemente è delicata, per questo la nostra amministrazione sta facendo ricerche e valutazioni che possano portare ad una decisione equilibrata e giusta.
Sarebbe anche interessante sfogliare qualche numero di codesto giornale stampato tra il 1967 ed il 1968, per trovare magari ulteriori notizie.
Venendo ai nostri giorni l’ipotesi di trasferire la Crocifissione in Municipio corrisponde all’intenzione di valorizzare parte della collezione di Palazzo Verbania con un trasferimento a Palazzo Serbelloni, visto anche che si sta procedendo al restauro dell’edificio.
Ricorderei anche che proprio la tappezzeria della “Sala rossa” è stata oggetto di pulitura, dunque lì l’opera potrebbe avere una degna cornice.
Beh, alla fine la contesa accende i riflettori su un autore ed un’opera di pregio, sulla storia del nostro territorio… ben vengano le provocazioni, se portano ad un maggiore impegno nella salvaguardia e promozione di quello che c’è di interessante, magari anche sui muri di Maccagno come di Luino o nelle loro chiese.
Alessandra Miglio
Assessore territorio, verde pubblico e arredo urbano

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