Edizione n. 27 di mercoledì 28 luglio 2021

Ambiente

Nutrie, piccioni, lupo, controllo e tutela in Lombardia

Interventi in difesa della biodiversità e del territorio

La biodiversità è ormai generalmente riconosciuta un valore basilare, come il 22 maggio di ogni anno testimonia la celebrazione della Giornata mondiale della Biodiversità, e la sua perdita accresce la vulnerabilità ai disastri naturali. La sua tutela è messa a repentaglio, radicalmente, dall'uomo ma anche da una diffusione abnorme e incontrollata di fauna e flora, non di rado non autoctoni.
La battaglia per la difesa della biodiversità è diventata cruciale. Nelle città e nelle campagne come nelle acque e nei cieli s'infittisce l'invasione sempre più devastante di uccelli, pesci e ungulati che mettono a rischio l'equilibrio delle specie oltre a minacciare l'incolumità e la salute delle persone.
NUTRIE
Una tra le specie minacciose per il presidio della biodiversità è la nutria. Libero dai suoi predatori naturali (come il caimano) questo roditore è una presenza dannosa per l’equilibrio ecologico delle altre specie animali e delle piante. «L’azione rovinosa della nutria – ha reso noto il Consorzio di Bonifica ETVilloresi - pregiudica lo sviluppo delle colture agricole mentre, rispetto ai corsi d’acqua, compresi i canali, i danni maggiori sono causati dalle gallerie da essa scavate che indeboliscono gli argini e che molto spesso crollano con l’avvento di fenomeni piovosi, sottoponendo a rischio allagamento terreni agricoli e aree abitate».
Il Consorzio cura, come partner del progetto Cariplo Arete, il ripristino delle tenuta idraulica lungo l'intera rete dei canali e, sul loro fondo, di piccole riserve d’acqua artificiali con rampe di risalita per anfibi e altri animali acquatici. «Capita però – ha rilevato - che nelle zone umide e lungo i corsi d’acqua la biodiversità sia messa a repentaglio dalla folta presenza di animali non autoctoni, come la nutria».
LUPO
Diversa, ma non insignificante, la situazione del lupo. Sul territorio alpino della Lombardia è stata confermata la presenza stabile di due branchi, mediamente composti da cinque esemplari: uno in Alto Lario, al confine con la Svizzera e uno in alta val Camonica, al confine con la Provincia di Trento, oltre a una probabile coppia in Valtellina (Aprica). La mappa di presenze, predazioni e danni è stata illustrata il 25 giugno 2021 dall'assessore regionale all'ambiente Raffaele Cattaneo in risposta a un'interrogazione consiliare su presenza del lupo e tutela della zootecnia rurale in Lombardia.
Nel 2021 sono state dichiarate 14 predazioni (14 pecore a gennaio e più di 20 pecore a maggio). Nel periodo 2012-2021 sono state evase 44 richieste di indennizzo per circa 230 ovini e 30 caprini predati nelle province di Brescia, Pavia, Sondrio, Como e Bergamo per un totale di circa 37 mila euro. «A livello economico – ha commentato Cattaneo - i danni da lupo sono di molto inferiori ai danni provocati da altre specie di fauna selvatica - il cinghiale ad esempio -, seppur con fluttuazioni annuali, che causa una media di circa 400.000 euro di danni l'anno».
PICCIONI
Un'altra specie che negli ultimi quindici anni ha causato in Lombardia danni per oltre un milione di euro all'agricoltura è il colombo di città. «Nel solo 2020 i danni ammontano a 100.000 euro in tutta la Lombardia» ha precisato l'assessore regionale all'agricoltura Fabio Rolfi. «Le colture che hanno subìto i danni più rilevanti sono avena, colza, erba medica, frumento, girasole, mais, orticole, orzo, riso e soia».
Il 5 luglio 2021 la giunta lombarda, su proposta di Rolfi, ha autorizzato l'abbattimento di un numero massimo di 20.000 piccioni ad opera di ottocento cacciatori. I cacciatori interessati potranno fare richiesta negli uffici territoriali tra il 26 luglio e il 9 agosto 2021. In funzione del numero di domande pervenute, la Regione emetterà un ulteriore atto per stabilire il numero di capi prelevabili. 

Intervento - Petizione ‘Salvailsuolo’, oltre 82.000 le firme consegnate al presidente del Senato

Le associazioni della coalizione italiana: «Varare subito la legge nazionale contro il consumo di suolo e tolleranza zero all’abusivismo»

INTERVENTO Oltre 82.000 cittadini italiani hanno chiesto di tutelare il suolo libero e sano, una risorsa essenziale alla produzione agricola ma che è anche il più efficace sistema di difesa da alluvioni e altri eventi catastrofici. Le recenti tragedie ci ricordano che quando non si rispetta il suolo, le pur doverose opere di difesa sono sempre insufficienti a garantire la protezione di cittadini, abitazioni e città. Ora spetta al Parlamento rispettare la volontà dei cittadini e sbloccare la legge per il contenimento del consumo di suolo e la difesa delle aree agricole.
Un contributo importante, quello dei firmatari italiani, che pesa sulle oltre 212.000 firme raccolte a livello europeo ed eccede largamente il quorum fissato per il nostro Paese dalla Commissione Europea (54.750 firme): si tratta di un dato significativo che testimonia la sensibilità presente nel nostro Paese riguardo ai troppi fenomeni di degrado a carico del suolo, ed in particolare la cementificazione che ricopre ampie parti di territorio. Secondo gli ultimi dati ISPRA, in Italia al 2016 risultano cementificati oltre 23 mila km2 (pari alla dimensione di Campania, Molise e Liguria messe insieme), il 7,6% del territorio nazionale. Il consumo di suolo procede a un ritmo di 3 metri quadri al secondo, senza risparmiare aree di grande valore paesaggistico e naturalistico, o di estrema vulnerabilità a rischi ambientali, come alluvioni, frane e terremoti. Il tutto in mancanza di una norma efficace che regoli la demolizione degli edifici abusivi.
Martedì 10 a Palazzo Madama le associazioni della coalizione italiana #salvailsuolo (formata da ACLI, Coldiretti, FAI - Fondo Ambiente Italiano, INU - Istituto Nazionale di Urbanistica, Legambiente, Lipu, Slow Food, WWF) hanno incontrato e consegnato simbolicamente le firme al presidente del Senato Pietro Grasso, chiedendo di varare entro la legislatura la legge per il contenimento del consumo di suolo e la difesa delle aree agricole già approvata dalla Camera nel maggio 2016 e ferma da più di 500 giorni in Senato. Un provvedimento i cui obiettivi sono fermare il consumo di suolo e incentivare da subito la rigenerazione urbana e l’edilizia di qualità.
«Se il nostro Paese appare più fragile di altri agli eventi catastrofici, le colpe non sono solo del cambiamento climatico, ma di come abbiamo trattato il territorio negli ultimi decenni – dichiara Damiano Di Simine, portavoce della coalizione italiana #Salvailsuolo – Con le firme raccolte in Italia sproniamo il Parlamento a varare entro la legislatura il disegno di legge per il contenimento del consumo di suolo e la difesa delle aree agricole, e a bloccare il ddl Falanga in approvazione, che rischia di vanificare tutti gli sforzi messi in atto per contrastare l'abusivismo edilizio».
Le associazioni chiedono anche rigore e vigilanza per evitare che nella discussione della legge di stabilità non ci siano colpi di mano rispetto agli impegni assunti con la finanziaria dell’anno scorso: ovvero che sia del tutto ripristinato, dal 1° gennaio 2018, il vincolo alla destinazione delle risorse derivanti dagli oneri di urbanizzazione. Ciò è indispensabile da un lato per sostenere gli interventi di rigenerazione urbana, e dall’altro per evitare che nei comuni sopravviva un meccanismo perverso di incentivazione di consumi di suolo in cambio di entrate fiscali impiegabili con ampia discrezionalità per ripianare i bilanci.
Consegnate le firme, le principali associazioni ambientaliste italiane restano in attesa di una risposta da parte del Parlamento e del Governo, ma allo stesso tempo evidenziano la necessità di agire anche a livello europeo: fermare il degrado del suolo è un preciso target sottoscritto con l’adesione all’agenda ONU 2030 per lo sviluppo sostenibile a cui la UE ha aderito con convinzione, ma ad oggi il suolo e la sua tutela continuano ad essere temi sconosciuti per il diritto europeo. La petizione, oltre che in Italia, ha raccolto oltre 212.000 firme negli altri Paesi dell’Unione Europea, e i promotori sono determinati a far pesare questo primo risultato che testimonia di una crescente consapevolezza dei cittadini verso l’esigenza di tutelare una risorsa naturale da cui tutti dipendiamo per la produzione di cibo e benessere.
Slow Food Italia 

Scoperto scoiattolo made in Sud

Esclusiva di Basilicata e Calabria una nuova specie di mammifero individuata da un team di ricercatori italiani coordinato dall'Università degli Studi dell'Insubria -
scoiattolo (sciurus meridionalis), CREDITS: Photograph by Antonio Mancuso

L'Italia conferma il suo primato di Paese europeo con la maggior biodiversità
Gli scoiattoli presenti in Calabria e Basilicata appartengono a tutti gli effetti a una nuova specie di scoiattolo. Parola di un team di ricercatori italiani coordinato dall'Università degli Studi dell'Insubria.
Lo scoiattolo meridionale (Sciurus meridionalis) è “parente stretto” dello scoiattolo comune europeo, detto anche scoiattolo rosso (Sciurus vulgaris), che è presente in tutto il resto d'Italia, ad eccezione di Sicilia e Sardegna. Sua caratteristica è una colorazione nera con il ventre bianco, a differenza dello scoiattolo comune europeo che ha una colorazione che può variare dal rosso-arancione al bruno scuro. Le sue peculiarità erano state riconosciute già dal 1900 e ora hanno avuto una conferma scientifica.
GRUPPO DI RICERCA
Il gruppo di lavoro, che ha individuando la nuova specie di scoiattolo, è costituito, oltre che dall'Università dell'Insubria, da Università di Milano Bicocca, Università di Firenze, Museo La Specola, Università della Calabria, Museo di Storia Naturale della Calabria ed Orto Botanico, CNR, Istituto per lo Studio degli Ecosistemi e dalla Società Italiana per la Storia della Fauna “G. Altobello”.
«La certezza di trovarsi di fronte a una nuova specie è giunta dopo aver analizzato un grande quantitativo di dati genetici e morfologici» raccontano Adriano Martinoli, Damiano Preatoni e Lucas Wauters, che operano nell'Unità di Analisi e Gestione delle Risorse Ambientali del Dipartimento di Scienze Teoriche e Applicate dell'Università degli Studi dell'Insubria. «I ricercatori del nostro gruppo integrato e multidisciplinare sono così giunti alla pubblicazione del lavoro sulla rivista scientifica Hystrix the Italian Journal of Mammalogy, che è la quarta al mondo per importanza tra tutte le riviste che si occupano di zoologia».
SPECIE A RISCHIO
La Penisola italiana ospita più di 58.000 specie animali note, tra cui circa 1300 di vertebrati. Di questi il 5% sono esclusivi dell'Italia come pure circa il 10% degli invertebrati italiani. Un patrimonio unico di biodiversità che dovremmo diventare capaci sempre più di percepire e valorizzare.
«Purtroppo - spiega il professor Martinoli - la scoperta della nuova specie che risulta essere un endemismo dell'Italia, ovvero una specie presente soltanto nel nostro Paese, una “esclusiva tutta italiana”, ci spinge anche a evidenziare che la specie potrebbe già risultare a rischio di estinzione, sia per la riduzione degli habitat, sia per la competizione con le specie di sciuridi alloctone, ossia introdotte artificialmente dall'uomo, come lo scoiattolo grigio (Sciurus carolinensis) di provenienza nord americana e lo scoiattolo variabile (Callosciurus finlaysonii) dal sud est asiatico, delle vere e proprie forme di inquinamento biologico incentivate dall'uomo». 

Lago Varese, ricerca del Cnr sulla vegetazione a macrofite

Servirà a fronteggiarne la notevole crescita registrata nell'ultimo anno

Sul lago di Varese il Consiglio nazionale delle ricerche condurrà studio e monitoraggio della vegetazione a macrofite e delle fioriture di cianobatteri. La particolare indagine farà leva sul telerilevamento con l'uso di dati da satellite. A sua disposizione ci sarà uno stanziamento di 50.000 euro, previsto da un accordo di collaborazione con la Regione Lombardia proposto dall'assessore Raffaele Cattaneo.
All'interno del Cnr parteciperanno due istituti: il Cnr Irsa di Verbania, coordinatore della attività e con competenze legate alla limnologia, e il Cnr Irea di Milano con competenze legate al telerilevamento. La ricerca punterà a individuare precocemente possibili criticità seguendo l'evoluzione della crescita delle macrofite e a intervenire in modo programmato e non in emergenza, come durante l'estate del 2020.
L'obiettivo dell'accordo è individuare le azioni più opportune per far fronte alla crescita della vegetazione acquatica nella zona sud del lago registrata nell'ultimo anno. Il Cnr rileverà anche le eventuali fioriture di cianobatteri per evidenziare gli effetti positivi delle misure prese per risanare il lago all'interno dell'Accordo quadro di sviluppo territoriale 'Salvaguardia e risanamento del Lago di Varese'. 

Passo dello Stelvio, un futuro targato Lombardia e Provincia di Bolzano

Nuovo passo nella collaborazione su viabilità, impatto ambientale, patrimonio architettonico-culturale
Livigno (SO) Località Mottolino - Tramonto, foto Daniele Cazzaniga

Alcuni progressi sono già una realtà, altri ora si profilano all’orizzonte. L’area dello Stelvio sarà valutata a 360° gradi e riguarderà non solo la viabilità, ma anche l'impatto ambientale, la strategia eco-sostenibile, la valorizzazione del patrimonio architettonico-culturale e la previsione dei costi. Alla sua promozione e al suo sviluppo socio-economico lavorerà una nuova 'Struttura istituzionale e paritetica”
È quanto prevede una dichiarazione di intenti tra Lombardia e Provincia Autonoma di Bolzano firmata il 24 luglio 2017 al Passo dello Stelvio (Sondrio). L’accordo è un Atto aggiuntivo al Protocollo per la valorizzazione dell'area dello Stelvio, sottoscritto il27 luglio 2015 tra Regione Lombardia e Provincia autonoma di Bolzano.
GIOCO DI SQUADRA - Negli ultimi due anni un gioco di squadra - come ha dichiarato il sottosegretario di Regione Lombardia Ugo Parolo - tra territori, comuni, realtà agricole e turistiche, organizzazioni economiche e ambientali ha consentito «una nuova gestione dei fondi per i Comuni di questo territorio, che prevede che due terzi delle risorse a disposizione vadano a progetti sovraccomunali». Vari interventi sono già stati finanziati, come la valorizzazione della strada per salire al Passo (circa 5 milioni di euro da Anas) e il piano del Parco nazionale dello Stelvio (altri 5 milioni).
PROSSIMI PASSI – Prossimo obiettivo sarà, secondo Parolo, «un piano del Parco nazionale dello Stelvio elaborato d’intesa con il territorio interessato». Inoltre, per rendere operativo dai primi mesi del 2018 il nuovo strumento giuridico adottato, un masterplan definirà i compiti e le funzioni. In autunno, infine, sarà ufficialmente firmato il protocollo di collaborazione tra Regione Lombardia e Anas Spa.

Stazione Imbarcadero, mostra di Miozzi

mostra fotografica

A Luino riprende nel locale comunale dell’Imbarcadero (piazza Libertà) l'appuntamento con le mostre. Da sabato 8 luglio mostra fotografica di Maurizio Miozzi, «appassionato studioso, che coglie sempre il bello dei nostri luoghi valorizzandoli», come ricorda il commento dell’assessore alla cultura Pier Marcello Castelli. l'esposizione, soto il titolo "Il lago, l'ambiente, gli incontri" si terrà fino al 16 luglio, aperta tutti i giorni dalle 17 alle 19,30.

Grotte della Valceresio, trent’anni di esplorazioni e studi

Scoperte dagli speleologi oltre 70 grotte e una quarantina di risorgenze
speleologia

Oltre un trentennio di ricerche, esplorazioni e studi condotti sulle principali aree carsiche della Valceresio, alle porte di Varese. La scoperta di oltre 70 grotte e una quarantina di risorgenze, patrimonio naturale di grande importanza per la conoscenza e gestione delle risorse idriche locali. Informazioni preziose ed esclusive raccolte dagli speleologi e donate alla collettività attraverso una pubblicazione di elevato spessore scientifico.
Sono, queste, le coordinate del volume scientifico “Le grotte e le sorgenti carsiche dei Monti Monarco, Rho, Minisfreddo e Useria (Valceresio–Va)-Meteorologia e idrologia ipogea Chimismo delle acque" recentemente realizzato da Gian Paolo Rivolta, Guglielmo Ronaghi ed Edoardo Raschellà con la collaborazione del Gruppo Speleologico Prealpino e il sostegno della Fondazione Comunitaria del Varesotto. L'opera è stata presentata il 28 settembre a Villa Recalcati a Varese e ha inaugurato la mostra "Speleologia: immagini dal mondo sotterraneo", aperta dal 29 settembre all'1 ottobre a cura di Provincia di Varese, Cersaiac (Centro Ricerche e Studi su Ambiente, Ipogei e Acque Carsiche), Gruppo speleologico prealpino, Gruppo Grotte Cai Carnago.

CATASTO DELLE GROTTE
Le grotte si formano prevalentemente sulle montagne calcaree, aree caratterizzate da roccia di colore grigiastro formatasi anticamente da fondali marini.
Un esempio di casa nostra è rappresentato dal monte Campo dei Fiori, dalla Valceresio e dalla Valganna, luoghi ove sono presenti alcune centinaia di cavità naturali scoperte dagli speleologi. La più profonda di esse si trova sul monte Campo dei Fiori. La grotta Schiaparelli, scoperta nella seconda metà degli anni ’80, è stata esplorata sino ad oltre 700 metri di profondità, superando pozzi, gallerie, sale, cunicoli e ambienti ostili e pericolosi che impegnano gli esperti per lunghe ore, a volte per giorni interi, durante le loro ispezioni sotterranee.
Grazie all’opera di questi specialisti del sottosuolo, si è potuto istituire il catasto delle grotte, importante ed esclusivo archivio dove sono riportate tutte le grotte scoperte, l’esatta ubicazione dell’ingresso, la loro lunghezza e profondità, nonché le caratteristiche idrologiche e meteorologiche della cavità.
Al coraggio e alla preparazione di questi ricercatori si deve l'esplorazione delle acque sotterranee e la conoscenza di forme di coleotteri e insetti che, in molti casi, vivono esclusivamente negli ambienti bui e umidi delle grotte, formazioni minerali spettacolari e rare, creazioni della natura che devono assolutamente essere preservate. 

Mendrisiotto, la difficile vita delle api raccontata dal Museo della civiltà contadina

ape/locandina

Al Museo della civiltà contadina del Mendrisiotto di Stabio (Svizzera) è in corso una esposizione tematica particolarmente attraente ed educativa, "Una Apis, nulla apis – cenni di apicoltura". All'inaugurazione dell'1 marzo è stata anche presentata la pubblicazione che l'accompagna, che entra nei dettagli di una conoscenza utile da approfondire.
La mostra è nata da una chiacchierata informale e si è poi trasformata in un sostanzioso lavoro sul mondo delle api. «Per affrontarlo – spiegano i responsabili del Museo - abbiamo chiesto la collaborazione della Società Ticinese di Apicoltura, rappresentata dal suo presidente Davide Conconi; dopo aver visto alcune sue foto non abbiamo potuto non coinvolgere Monica Rusconi, ci siamo lasciati dare qualche consiglio da Marco Bosia e infine anche Luca Menghini ci ha dato una mano».
Il percorso dell’esposizione è quasi un gioco “domanda e risposta” che intende soddisfare i tanti interrogativi sull’apicoltura e, pur senza allarmismi, sensibilizzare su ambito delicato.
I problemi sono noti infatti. Gli apicoltori negli ultimi anni incontrano molte difficoltà, in gran parte colpevoli gli insetticidi, i diserbanti, i pesticidi, l’inquinamento in generale, la mancanza di fiori. Basti pensare a quanti prati nei giardini e nelle aree pubbliche vengono tagliati troppo frequentemente per soddisfare canoni estetici che penalizzano proprio le api.
Come si sa le api non sono solo produttrici di ottimo miele e anche di cera. Sono indispensabili per l’impollinazione degli alberi, soprattutto quelli da frutto. La loro sparizione significherebbe il mancato percorso nella produzione di frutta e verdura necessaria all’uomo. Oltre a far conoscere lo splendido insetto impollinatore e la sua organizzazione sociale la mostra porta all'evidenza l’importanza della presenza delle api nella vita, nel paesaggio.
La mostra rimarrà aperta fino al 16 giugno 2016. Info, tel: +41 (0)91 641 69 90 – fax +41 (0)91 641 69 93, e-mail museo: museo@stabio.ch  -  marta.solinas@stabio.ch -  web: www.stabio.ch
Orari d'apertura: martedì, giovedì, sabato, domenica e giorni festivi 14-17. Aperture fuori orario sono possibili previo accordo 

Varese, mostra sui predatori del microcosmo

A Villa Mirabello esposizione di piccoli animali e insetti insoliti – Con un evento guidato a pagamento è anche possibile assistere alle tecniche di predazione e alimentazione di alcuni animali
mostra

Non capita tutti i giorni di assistere al pranzo di mantidi che sembrano orchidee, scorpioni fosforescenti, rane pacman. A Varese, dall’8 novembre, i Musei Civici di Villa Mirabello (Piazza della Motta 4) espongono un vero e proprio viaggio tra prede e predatori – piccoli animali e insetti - che hanno sviluppato una capacità mimetica straordinaria.
È la mostra di animali vivi e storie fotografiche “I predatori del Microcosmo. Zanne, corazze e veleni: le strategie di sopravvivenza degli animali”, promossa dall'Università degli Studi dell'Insubria e dal Comune di Varese. In terrari che riproducono l'ambiente naturale di ciascuna specie si possono vedere ragni grossi come una mano, mantidi-fiore, piccoli sauri e altri insoliti animali, nati e cresciuti in cattività.
Con l’itinerario guidato “Indovina chi viene a cena” (a pagamento e su prenotazione), il sabato pomeriggio dalle 17 alle 18, si può assistere alle fasi di alimentazione di alcuni degli animali, osservando direttamente le diverse tecniche di predazione. Posti limitati (max 25 persone). Oltre la prenotazione, sono richiesti l’acquisto del biglietto speciale (2 euro) e del titolo d’ingresso al Museo.
Per la prenotazione obbligatoria è necessario contattare i responsabili dell’organizzazione delle visite (0332-421448; mostramicrocosmo@uninsubria.it). Valutata la disponibilità di posti per la data prescelta, si dovrà compilare il modulo scaricabile online e inviarlo via e-mail all'indirizzo: mostramicrocosmo@uninsubria.it. 

Chiasso, più silenzio lungo la ferrovia

Entro maggio 2015 sarà installato oltre mezzo chilometro di pareti fonoisolanti – Spesa, 3 milioni di franchi

A Chiasso, nel Canton Ticino, il 23 giugno è iniziata la posa di pareti fonoisolanti lungo la linea ferroviaria. Entro maggio 2015 le Ferrovie federali svizzere installeranno, su mandato della Confederazione, 573 metri di pannelli antirumore su via Soldini, dal sottopasso di via Dunant fino al cavalcavia di via Interlenghi. Spesa, 3 milioni di franchi.
Le pareti permetteranno di ridurre sensibilmente il rumore causato dai convogli in transito a beneficio dei residenti. Per garantire la percorribilità della linea e la sicurezza del personale, una parte dei lavori sarà effettuata anche durante le ore notturne o in giorni festivi, in particolare nei mesi da dicembre 2014 a gennaio 2015.
Chiasso fa parte dei comuni ticinesi inseriti nel programma di risanamento fonico ferroviario nelle vicinanze dei centri abitati. In tutto il Ticino, a partire dal 2004, pareti fonoassorbenti, finestre fonoisolanti e risanamento del materiale rotabile garantiscono una ferrovia più silenziosa in molti comuni situati lungo le linee più esposte. 

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