Edizione n.29 di mercoledì 15 settembre 2021

Prima pagina

Moriva 64 anni fa Don Piero Folli, prete di frontiera nell’ultimo conflitto mondiale

Favorì l’esodo di ebrei e perseguitati politici in Svizzera e fu imprigionato a San Vittore
Don Folli

«Ho il dolore di comunicare a V. E. Rev.ma che ieri sera è stato colpito da congestione cerebrale il m. rev. sig. Parroco di Voldomino, D. Piero Folli. E’ rimasto paralizzato alla parte sinistra, parla a stento confusamente, mantiene discreta la conoscenza. Gli furono praticati due salassi, ma con poco esito. E’ difficile che possa riprendersi». Con questa lettera, datata 28 febbraio 1948, il prevosto di Luino, don Enrico Longoni, preannunciava al card. Schuster la fine imminente del sacerdote che, infatti, spirava pochi giorni dopo, l’8 marzo.
Negli anni intercorsi tra la sua liberazione dal carcere dove era stato imprigionato per aver favorito l’esodo degli Ebrei e dei perseguitati politici in Svizzera, don Folli fu sollecitato a fornire utili informazioni su quel tormentato periodo della nostra storia recente. In un documento, stilato di sua mano, custodito presso l’Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia (Fondo Giuseppe Bacciagaluppi), don Piero redasse un elenco dei nominativi di coloro che avevano operato per il C.L.N., premettendo comunque di non essere in grado di stendere una relazione esaustiva a causa della sua assenza da Voldomino dopo il 1943.
La collaborazione di uomini coraggiosi e intrepidi a Voldomino…
Vengono comunque citati i nomi di Zeffirino Mongodi, residente a Mesenzana, e di Alberto Badi fu Francesco, abitante a Voldomino. Uomini coraggiosi ed intrepidi che erano stati al suo fianco «per il passaggio di 200 inglesi» e forse «anche qualcuno in più». Avevano ricevuto, per suo tramite, per conto del C.L.N., £ 100 per ogni inglese accompagnato. Don Folli sottolineava però l’aiuto disinteressato di Mario Baggiolini, allora residente in Isvizzera, che aveva alloggiato e mantenuto i prigionieri sempre gratuitamente, salvo qualche sovvenzione saltuaria per i viveri. Tullio Berzi e il fratello Domenico inoltre lo avevano coadiuvato «nel passaggio di 13 prigionieri a £ 100 e di altri 9 gratuitamente».
Anche dopo il suo arresto e il trasferimento nel carcere di S. Vittore, Zeffirino Mongodi e Alberto Badi avevano continuato la loro attività. Quest’ultimo, per conto suo, ne aveva fatti passare gratis altri 53. Fortunatamente, dopo la razzia nella casa Baggiolini–Garibaldi, non erano stati trovati i biglietti attestanti l’avvenuto espatrio. «Credo di non errare – conclude don Folli – che fra Mongodi e Badi ne abbiano fatti passare in totale più di trecento».
…e a Novara
Facendo riferimento ad una sua registrazione personale, don Piero afferma di aver speso per espatri £ 22.000, delle quali £ 20.000 gli erano state versate dal dottor Calini direttore della Banca di Luino. Si dichiarava in ogni caso consapevole di non essere stato l’unico a spendersi per questa nobile causa: «So che altri hanno prestato la loro opera attraverso gli amici di Novara che portavano a Voldomino i prigionieri, ma non posso dare di ciò sicura relazione. Gli amici di Novara sapranno essi dare notizia». Un’organizzazione capillare dunque che aveva però come fulcro propulsore Voldomino ed il suo coraggioso parroco.
Don Folli, prete di frontiera in ogni senso, non si sottrasse mai all’imperativo evangelico di aiutare coloro che si trovassero nel bisogno e di salvare preziose vite umane, indipendentemente dal loro credo politico o religioso.
Emilio Rossi  

Garibaldini delle valli luinesi

E l’Eroe dei Due Mondi venne a Luino per salutare un vecchio compagno d’arme - Nella galleria delle Camicie Rosse figurano Giuseppe Pugni e Attilio Eusebio di Luino, Daniele Giovanelli e il cavalier Pecchio di Porto Valtravaglia, Guglielmo Clerici di Maccagno Superiore

Prima che si concludano le celebrazioni per il 150° dell’unità d’Italia, penso sia doveroso rendere omaggio alla memoria di quanti furono artefici di questa controversa avventura, per la quale comunque combatterono valorosamente, credendo negli ideali di patria che avevano destato in loro slanci di inopinata generosità. Anche questa nostra terra di frontiera, come la definiva Vittorio Sereni, seppe partecipare, e non da gregaria, alle imprese di quell’epica stagione.
Nel maggio 1884 era deceduto Daniele Giovanelli di Porto Valtravaglia, classe 1835 che, come scriveva Il Corriere del Verbano «alla sua patria, all’Italia, consacrò il cuore ed il braccio nel 1859 seguendo le schiere che, duce Garibaldi, si prefissero ed eroicamente conseguirono l’indipendenza della patria, cacciandone gli usurpatori stranieri ed i tiranni». Nel dicembre 1888, a soli 46 anni, era scomparso Attilio Eusebio di Luino. Nel 1859, a soli 19 anni, si era arruolato nelle file garibaldine e dal 1861 aveva prestato servizio per ben cinque anni nell’esercito regio. Unica nota dissonante in tanta mestizia, il rifiuto del parroco di far entrare in chiesa la bandiera italiana. «Se la va di questo passo», commentava polemicamente il cronista, «un giorno proibiranno a tutti gli italiani di entrare in chiesa».
Non possiamo peraltro dimenticare un singolare personaggio, morto a Cadero nel 1901. Si chiamava Giuseppe Pugni, ma era soprannominato Brascin, per aver perso un braccio dopo esser stato colpito da una palla di cannone. Aveva, infatti, combattuto nell’America del Sud nella leggendaria e prode legione italiana capitanata da Garibaldi. Per questo motivo, come testimonia il fondatore e direttore del Corriere del Verbano, Francesco Branca, che fu presente all’incontro, quando l’eroe nel 1862, venne a Luino, volle vedere il Pugni per significargli ancora una volta la sua amicizia e la sua incondizionata ammirazione.
Un altro garibaldino, il cavalier Pecchio di Porto Valtravaglia, si era spento nel febbraio del 1906. Era cugino del deputato locale, on. Lucchini.
Nel 1907, all’età di 63 anni, era morto inoltre Guglielmo Clerici di Maccagno Superiore. Provetto orefice, era entrato nel rinomato stabilimento Calderoni di Milano e successivamente aveva aperto un suo studio, assicurandosi una rispettabile posizione. Nel 1866, «abbandonato il bullino», si era arruolato tra le file garibaldine, nel 4° Battaglione Volontari, combattendo valorosamente a Bezzecca.
Eroi di secondo piano, ma non per questo meno importanti. La storia non è fatta solo di teste coronate, ma da donne e uomini senza nome spesso spazzati via da una folata di fosca caligine e avvolti in una coltre di un impenetrabile silenzio.
Ognuno di loro tuttavia, a diverso titolo, ha dato il proprio prezioso contributo. Figure evanescenti quelle ricordate che sarebbero state inghiottite per sempre dall’oblio se qualcuno non avesse deciso di farne memoria.
Emilio Rossi

Sondalo (Sondrio), rientrano le alte specialità chirurgiche

Ricollocate all'Ospedale Morelli la Chirurgia Toracica, la Chirurgia Vascolare e la Neurochirurgia – Erano state trasferite allo scoppio dell'emergenza pandemica

All'ospedale Morelli di Sondalo (Sondrio) dal 1° agosto 2021 sono riattivate le alte specialità chirurgiche trasferite all'inizio della prima ondata di contagi per il coronavirus. La ricollocazione di Chirurgia Toracica, Chirurgia Vascolare e Neurochirurgia è stata deliberata il 26 luglio 2021 dalla giunta regionale su proposta della vicepresidente e assessore al welfare, Letizia Moratti.
All'inizio dell'emergenza epidemica la struttura valtellinese era stata individuata tra i presidi ospedalieri di pneumologia, malattie infettive e terapia in grado di dare una migliore risposta alla presa in carico dei pazienti covid-19. «Per favorire questa riconversione – ha spiegato Moratti - era stato necessario trasferire in altre sedi della Asst Valtellina e Alto Lario alcune delle alte specialità chirurgiche, tra le quali la Neurochirurgia, che hanno storicamente caratterizzato l'eccellenza del presidio. Oggi che la campagna vaccinale e l'andamento epidemiologico dell'emergenza in corso, gestita peraltro in modo eccellente da tutto il personale della struttura, consentono valutazioni di riorientamento delle attività ospedaliere con l'obiettivo di garantire un adeguato livello di offerta di prestazioni commisurato alla storia di eccellenza del presidio, si inizia un percorso volto a ripristinare le eccellenza dell'ospedale Morelli di Sondalo riattivando il Centro Trauma di Zona con neurochirurgia».

Nutrie, piccioni, lupo, controllo e tutela in Lombardia

Interventi in difesa della biodiversità e del territorio

La biodiversità è ormai generalmente riconosciuta un valore basilare, come il 22 maggio di ogni anno testimonia la celebrazione della Giornata mondiale della Biodiversità, e la sua perdita accresce la vulnerabilità ai disastri naturali. La sua tutela è messa a repentaglio, radicalmente, dall'uomo ma anche da una diffusione abnorme e incontrollata di fauna e flora, non di rado non autoctoni.
La battaglia per la difesa della biodiversità è diventata cruciale. Nelle città e nelle campagne come nelle acque e nei cieli s'infittisce l'invasione sempre più devastante di uccelli, pesci e ungulati che mettono a rischio l'equilibrio delle specie oltre a minacciare l'incolumità e la salute delle persone.
NUTRIE
Una tra le specie minacciose per il presidio della biodiversità è la nutria. Libero dai suoi predatori naturali (come il caimano) questo roditore è una presenza dannosa per l’equilibrio ecologico delle altre specie animali e delle piante. «L’azione rovinosa della nutria – ha reso noto il Consorzio di Bonifica ETVilloresi - pregiudica lo sviluppo delle colture agricole mentre, rispetto ai corsi d’acqua, compresi i canali, i danni maggiori sono causati dalle gallerie da essa scavate che indeboliscono gli argini e che molto spesso crollano con l’avvento di fenomeni piovosi, sottoponendo a rischio allagamento terreni agricoli e aree abitate».
Il Consorzio cura, come partner del progetto Cariplo Arete, il ripristino delle tenuta idraulica lungo l'intera rete dei canali e, sul loro fondo, di piccole riserve d’acqua artificiali con rampe di risalita per anfibi e altri animali acquatici. «Capita però – ha rilevato - che nelle zone umide e lungo i corsi d’acqua la biodiversità sia messa a repentaglio dalla folta presenza di animali non autoctoni, come la nutria».
LUPO
Diversa, ma non insignificante, la situazione del lupo. Sul territorio alpino della Lombardia è stata confermata la presenza stabile di due branchi, mediamente composti da cinque esemplari: uno in Alto Lario, al confine con la Svizzera e uno in alta val Camonica, al confine con la Provincia di Trento, oltre a una probabile coppia in Valtellina (Aprica). La mappa di presenze, predazioni e danni è stata illustrata il 25 giugno 2021 dall'assessore regionale all'ambiente Raffaele Cattaneo in risposta a un'interrogazione consiliare su presenza del lupo e tutela della zootecnia rurale in Lombardia.
Nel 2021 sono state dichiarate 14 predazioni (14 pecore a gennaio e più di 20 pecore a maggio). Nel periodo 2012-2021 sono state evase 44 richieste di indennizzo per circa 230 ovini e 30 caprini predati nelle province di Brescia, Pavia, Sondrio, Como e Bergamo per un totale di circa 37 mila euro. «A livello economico – ha commentato Cattaneo - i danni da lupo sono di molto inferiori ai danni provocati da altre specie di fauna selvatica - il cinghiale ad esempio -, seppur con fluttuazioni annuali, che causa una media di circa 400.000 euro di danni l'anno».
PICCIONI
Un'altra specie che negli ultimi quindici anni ha causato in Lombardia danni per oltre un milione di euro all'agricoltura è il colombo di città. «Nel solo 2020 i danni ammontano a 100.000 euro in tutta la Lombardia» ha precisato l'assessore regionale all'agricoltura Fabio Rolfi. «Le colture che hanno subìto i danni più rilevanti sono avena, colza, erba medica, frumento, girasole, mais, orticole, orzo, riso e soia».
Il 5 luglio 2021 la giunta lombarda, su proposta di Rolfi, ha autorizzato l'abbattimento di un numero massimo di 20.000 piccioni ad opera di ottocento cacciatori. I cacciatori interessati potranno fare richiesta negli uffici territoriali tra il 26 luglio e il 9 agosto 2021. In funzione del numero di domande pervenute, la Regione emetterà un ulteriore atto per stabilire il numero di capi prelevabili. 

“Calendario d’Artista 2022” su fiabe e leggende del Grigioni italiano

Dalla locandina

Una mostra con due tappe e più approcci ma dentro un ben riconoscibile progetto. È' Calendario d’Artista 2022 - Fiabe, leggende e racconti del Grigioni italiano con cui la Galleria Spazio28 arte contemporanea di San Bernardino torna al pubblico dopo i mesi di fermo per la pendemia covid19. Artiste e artisti dell'incisione hanno partecipato al concorso per illustrare le storie riunite nel libro “Tre ore a andare, tre ore a stare, tre ore a tornare: Fiabe, leggende e racconti tradizionali del Grigioni italiano”, a cura di Luisa Rubini Messerli. (In collaborazione con Michael Schwarzenbach, Petra Zanini, Giancarlo Sala e Livio Zanolari; introduzione di Tatiana Crivelli. Locarno, Pro Grigioni italiano / Armando Dadò editore, 2013). Ne sono state selezionate dodici opere che – scrive la curatrice della mostra Mariella Filippi - «trasmettono lo spirito e l’atmosfera degli ambienti e dell’immaginario delle genti del passato, colgono la vastità del tema e con la propria mediazione mettono in luce la complessità della favolistica e della memoria popolare, sempre in bilico tra realtà e fantasia».
L'espoisizioneerrà inaugurata sabato 31 luglio (ore 16) in Spazio28 di Strada cantonale 28 e qui proseguirà fino al 21 agosto. Altri appuntamenti si terranno domenica 8 agosto (ore 15), con Disegno ex tempore (iscrizioni in galleria), e sabato 21 agosto (ore 16), con Duo violette. Saranno in concerto Cristina Tavazzi Savoldo (violino) e Adriana Lovotrico (pianoforte). Il 25 e 26 settembre la mostra approderà in Italia, a Luino (Varese), in Masseria villa Filippi, per la sesta biennale “Lasciare il segno 2021”.
Espongono: Pier Alberti, Ettore Antonini, Rita Baruffaldi, Silvano Bricola, Lucia Buccio, Jean Marc Bühler, Maria Rosanna Cafolla, Margherita Cassani, Pier Ceresa, Elena Ciocco, Adriano Crivelli, Danila Denti, Chiara Ionta, Leonardo Locchi, Giar Lunghi, Marco Mucha, Marco Piffaretti, Agnese Maria Pilat, Maria Tirotta, Angela Vinciguerra.
Info e orari: spazio28@yahoo.it, tel. +41.91.8320130, n +39.3388454952 

Varese e provincia, cresce il turismo straniero, soprattutto yankee

Contro 530mila italiani gli stranieri sono 770mila, dei quali 11% statunitensi e 8,5% cinesi

Sono soprattutto stranieri, 770mila contro 530mila italiani, i turisti in terra dei laghi. E, in cima, gli statunitensi. Rappresentano l’11% degli arrivi dall'estero, seguiti da quelli dalla Cina (8,5%), da Svizzera e Liechtenstein (complessivamente 5,5%) e infine dal Giappone (2,6%)..Questa una stima della Coldiretti Varese.
A Varese i connazionali arrivano soprattutto dalla Lombardia, poi dal Piemonte, dal Veneto, dall’Emilia Romagna e dal Lazio. Negli ultimi sei anni gli arrivi degli italiani sono aumentati del 15,5%, mentre quelli degli stranieri del 41,7%. «In un quadro di crescita c’è però ancora molto da fare» osserva Massimo Grignani, presidente degli agriturismi di Coldiretti Terranostra. «Il nostro territorio presenta bellezze ancora poco conosciute che andrebbero valorizzate, per permettere alle strutture di accoglienza di avere una maggiore propulsione economica».
Secondo Coldiretti Varese, alberghi, agriturismi, bed&breakfast, case vacanze e campeggi nelle due settimane centrali di agosto sono pieni, in media, solo per il 61% delle loro camere. La tendenza si evidenzierebbe sia nelle zone concentrate attorno ai laghi, e quindi più a vocazione turistica, sia in quelle più interne. In questo quadro il settore agrituristico reggerebbe grazie a un’offerta di alloggio e ristorazione qualificata con servizi innovativi, come equitazione, tiro con l'arco e trekking, o attività culturali, come visita di percorsi artistici o naturalistici e anche corsi di cucina e wellness.

Varese, quel ponte di immigrazione tra Italia e Argentina chiamato Tango

Da sabato 20 in corso fino a domenica 28 maggio la Settimana dedicata da Uninsubria al ballo e alla cultura sudamericana

Mostre, conferenze, musica e danze argentine, concerti e spettacoli, proiezioni all’insegna di quel ponte tra Mediterraneo e Atlantico, Sudamerica e Europa, Italia e Argentina chiamato tango. È il menù della “Settimana dedicata al Tango e alla cultura argentina”, organizzata tra il 20 e il 28 maggio a Varese e provincia dal Centro di Ricerca sui Fenomeni Linguistici e Culturali (CRiFLi) del’Università dell’Insubria e dall’associazione culturale El Hogar del Tango di Varese, in collaborazione con il Comune di Solbiate Arno e con l’Associazione ImmaginArte di Varese
A idearla e coordinarla è, anche quest’anno, lo scrittore e giornalista italo-argentino Sabatino Annecchiarico, che l’ha presentata insieme con la direttrice del CRiFLi Alessandra Vicentini e il presidente dell'associazione varesina Luigi Tufano. La manifestazione, come precisato dagli organizzatori, quest’anno intende «rendere un tributo alle nuove generazioni di musicisti, cantanti, ballerini, studiosi e appassionati amanti del Tango argentino, che, dopo Astor Piazzolla, artefice indiscusso dell’ultima rivoluzione del Tango, insuperata fino ad oggi, si pongono l’obiettivo di riscrivere la storia del “fenomeno più originale del Plata”, come lo definì Ernesto Sabato».
PRODOTTO DI UN INCONTRO
Aperta sabato 20 maggio a Varese con una “Gran Milonga” in piazza Monte Grappa, la Settimana del Tango e della cultura argentina è, come ha ricordato la professoressa Alessandra Vicentini, «un’occasione fondamentale per ricordare quanto il tango sia il prodotto di un incontro fra la comunità argentina e quella italiana, fra diverse lingue e popoli. Una storia di integrazione tramite un processo migratorio che dovrebbe far riflette tutti noi, e in primis i più giovani, una storia in cui il tango ha dato vita a uno dei canali espressivi del sentimento di un popolo, quello argentino, che è passato attraverso rivolgimenti storici e sociali del tutto particolari».
UNA BIBLIOTECA E UN CONCORSO
Tra i vari appuntamenti spiccano l’inaugurazione a Solbiate Arno di una biblioteca riservata al tango e alla cultura argentina e il concerto-spettacolo “Argentina sola andata… e poi Tango!”, affidato all’orchestra di giovani musicisti varesini “I Piccoli Musici del Tango” costituita ad hoc. Nell’arco del programma sarà lanciato un concorso per selezionare dieci coppie di giovani da “iniziare” alla cultura argentina e al ballo del tango, con appositi corsi e incontri a partire dall’autunno 2017. Per candidarsi mandare una e-mail a: elhogardeltango@gmail.com.
Foto da sinistra: Tufano, Vicentini, Annecchiarico.
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APPUNTAMENTI :
*SABATO 20, Varese, GRAN MILONGA SENTIMENTAL di benvenuto.
*LUNEDÌ 22, Università dell’Insubria (Varese), film “Tango” di Carlos Saura (1998).
*MARTEDÌ 23, Biblioteca comunale di Solbiate Arno, apertura mostra “Huellas en el mar” (Impronte nel mare) del pittore argentino Roly Arias.
*MERCOLEDÌ 24 (ore 14.30), Università dell’Insubria Varese, aula magna via Dunant 3, incontro “Tra Gardel e Borges. Tango e cultura argentina” con Diego Lemmi Moreno e Gianmarco Gaspari.
*MERCOLEDÌ 24 (ore 18.30), Biblioteca Comunale di Solbiate Arno, inaugurazione Biblioteca del Tango e della cultura argentina. Il pittore argentino Roly Arias dipingerà ispirato dal canto e dalla musica eseguita dal vivo da Diego Lemmi Moreno.
*GIOVEDÌ 25 (ore 10), Università dell’Insubria Varese, aula magna via Ravasi 2, concerto-spettacolo “Argentina sola andata… e poi Tango!”, con I Piccoli Musici del Tango, diretti da Carlo Taffuri dell’Associazione ImmaginArte di Varese, e con la partecipazione della cantante italo-argentina Paola Fernández dell’Erba e dei ballerini Pietro Ripoli e Marta Buccoliero.
*GIOVEDÌ 25 (ore 21), Varese (bar Cuba, via Francesco del Cairo 4), Tango Illegal.
*VENERDÌ 26 (ore 22), Sesto Calende (Varese), salone “La Marna”, Concerto e Milonga di Otros Aires, unica data italiana.
*SABATO 27 (ore 11), Varese, Galleria Ghiggini, presentazione del libro “Tango Tano, i migranti italiani nel tango argentino”, di Sabatino Annecchiarico.
*SABATO 27 (ore 21.30), Castellanza, Il Melograno, Gran Milonga.
*DOMENICA 28 (ore 12), Barasso, Casa del Sole, manifestazione conclusiva ‘Asado criollo pampeano (tradizionale grigliata argentina)’, musica e danze.
Per info e prenotazioni per gli eventi che richiedono l’iscrizione: elhogardeltango@gmail.com. 

Milano Rho, vetrina mondiale di arredo, luce e lavoro con oltre 2000 espositori

Al Salone del Mobile il gotha del design fino al 9 aprile
Presidente Mattarella, inaugurazione Salone del mobile

La cinquantaseiesima edizione del Salone del Mobile si è avviata. Nei padiglioni della Fiera di Milano Rho. è stata inaugurata in Auditorium Cantoni martedì 4 aprile, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Tra le autorità, il sindaco di Milano Beppe Sala e l’assessore regionale allo Sviluppo economico Mauro Parolini, il presidente del Consiglio regionale della Lombardia Raffaele Cattaneo.
Per l’edizione di quest’anno si attendono oltre 300mila visitatori da più di 165 Paesi. Cinque le manifestazioni che si svolgeranno in contemporanea fino alla data di chiusura, domenica 9 aprile: Salone Internazionale del Mobile, Salone internazionale del complemento d'arredo, Euroluce (dedicata a quanto di meglio il mercato del mondo dell'illuminazione offre, dai prodotti decorativi a quelli illuminotecnici), Workplace3.0 (dedicata all'ambiente di lavoro) e Salone Satellite. Quest’ultimo, alla ventesima edizione, si connota in particolare come luogo di incontro tra i giovani selezionati dai cinque continenti e nel 2017 ha in campo 650 designer.
TRA CENTRO E PERIFERIA
L'esposizione occupa complessivamente oltre 200mila metri quadrati di superficie e vede partecipare più di duemila espositori. Un terzo proviene dall’estero. Ma l’intera Milano è coinvolta nell’enorme vetrina di artigianato, produzione industriale, inventività, innovazione, cultura e rappresentazione di forme varie e variabili di territorialità e impresa. Il Fuori Salone infatti gioca un ruolo fondamentale. Stendendosi tra centro e periferie, dà la stura a performance, mostre, forme d’arte in spazi interni ed esterni. «L’indotto generato dal Fuori Salone e dalle numerose iniziative collaterali – ha ricordato Cattaneo - conferma come questo sia uno degli appuntamenti più significativi in ambito europeo e internazionale tra quelli dedicati all’arredo e al design. In questo campo Milano e la Lombardia vedono un ruolo riconosciuto e confermato oggi anche dalla presenza del presidente della Repubblica».

PROGETTO ACCOGLIENZA
Il Salone del Mobile prosegue anche il progetto accoglienza, frutto della collaborazione con il Comune di Milano e l’assessorato alle Politiche per il lavoro, sviluppo economico, università e ricerca e le principali scuole di design di Milano, Domus Academy, IED, NABA e Politecnico di Milano/Scuola del Design.
lnsieme a Fiera Milano, SEA e Atm, ha predisposto alcune postazioni nei punti nevralgici della città (Malpensa, Linate, Stazione Centrale e nelle principali stazioni della metropolitana). In esse un centinaio di studenti forniscono al pubblico indicazioni sulla mobilità, sulla fiera stessa e sul palinsesto di eventi a Milano predisposto dall'assessorato.
Luogo, Quartiere Fiera Milano, Rho.
Ingresso, Porta Sud, Porta Est, Porta Ovest
Data e orari, 4-9 aprile ore
.30 - 18.30 continuato. Mostra riservata agli operatori di settore.

Apertura al pubblico, sabato 8 e domenica 9 aprile.

Lombardia, stop a case costruite vicino ai corsi d'acqua

Via libera del Consiglio regionale alla legge antifrane - Previsti il potenziamento della manutenzione e misure di salvaguardia del regime idraulico in caso di nuove costruzioni

Scappati i buoi, si chiudono le stalle; ma sempre meglio tardi che mai. In Lombardia nessuno potrà più costruire edifici in terreni prossimi ai corsi d'acqua. Nell’agrodolce dei due proverbi c’è un po’ il succo di una nuova legge varata l’8 marzo dall’assemblea regionale con 40 voti favorevoli e 21 contrari.
Il testo prevede una revisione organica della normativa in materia di difesa del suolo, di prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico e di gestione dei corsi d’acqua. Per le nuove costruzioni si dovrà tenere conto persino dell'acqua piovana che possa andare in fiumi e torrenti provocando aumenti considerevoli di volumi d'acqua, quindi introduce un esame preliminare dei rischi idrogeologici.

MANUTENZIONE E RISORSE
Ma c’è altro. Il legislatore regionale (e, speriamo, pure quello nazionale) ha acquisito «la consapevolezza» che mantenere in efficienza un’opera idraulica esistente ha un costo due volte inferiore rispetto alla sua ricostruzione o ripristino. Sarà, perciò, potenziata la manutenzione dei corsi d'acqua, delle opere esistenti e del territorio in genere.
Prevista anche la realizzazione progressiva di vasche volano, pozzi filtranti, tetti verdi e superfici semipermeabili per impedire il peggioramento del regime idraulico delle acque sotterranee e superficiali. A disposizione ci saranno circa 15 milioni di euro nel prossimo triennio, oltre a circa 11 milioni di euro per il sistema dei Navigli e delle idrovie collegate.
Altra novità è la governance sulla materia. Saranno rafforzate le funzioni di difesa del suolo attribuite agli enti del sistema regionale, in particolare quelle relative ai Consorzi di bonifica e all'Agenzia Interregionale per il fiume Po, alla quale viene affidata la gestione del sistema idroviario del fiume Po e delle idrovie collegate.

POSIZIONE DEL GRUPPI
Diverse le posizioni dei gruppi consiliari sul provvedimento.
Scontato il giudizio favorevole della maggioranza
, da Alessandro Sala e Lino Fossati (Lista Maroni) a Carlo Malvezzi (NCD), Massimiliano Romeo (Lega Nord) e Riccardo De Corato (Fratelli d’Italia), per il quale la legge mette fine alle «costruzioni vicino agli alvei dei corsi d’acqua e consente una manutenzione più attenta delle sponde».
Via libera anche da parte del Movimento 5 Stelle. Favorevoli il capogruppo Stefano Buffagni («Si poteva fare di più ma le norme consentono comunque d'intervenire in maniera decente») e Buffagni, che ha però criticato l'ampia delega data alla giunta sui decreti attuativi e i regolamenti della legge.
No pieno, invece, dalle opposizioni. Contrari si sono dichiarati PD e Patto Civico (Laura Barzaghi, Agostino Alloni, Jacopo Scandella e Silvia Fossati). Per Enrico Brambilla (capogruppo Pd) presenta tre aspetti negativi: «Eccesso di deleghe in bianco alla giunta su regolamenti e decreti attuativi. Mancanza di correlazione tra il tema dell'invarianza idraulica e la tutela dal consumo del suolo, che rischia di rimanere solo un principio. Scarsità di finanziamenti, che rischia di mettere a rischio l'attuazione delle norme della legge stessa».
Per l’assessora al territorio, urbanistica e difesa del suolo Viviana Beccalossi, «il provvedimento - assieme alla legge sul consumo di suolo - rappresenta una scelta responsabile e innovativa per tutelare i cittadini e le attività economiche con iniziative capaci di mettere in sicurezza il territorio o quantomeno di intervenire sull'attenuazione del livello di rischio». 

Premeno, i Savoia e le montagne del lago Maggiore

Nuovo convegno del Magazzeno Storico Verbanese sul rapporto tra la dinastia sabauda e il territorio piemontese

A Premeno (Verbania) il Magazzeno Storico Verbanese dedicherà un’altra pagina sul rapporto tra la dinastia sabauda e il lago Maggiore. L’Hotel Vittoria ospiterà, domenica 5 luglio, un convegno di studi su “I Savoia e La Montagna-La Casa Reale, le montagne di Ossola e Verbano tra Otto e Novecento”.
Destinatari sono studiosi di storia sociale, storia dell’arte, appassionati della montagna, associazioni per la tutela della montagna, sportivi, studenti universitari, studenti delle scuole secondarie di secondo grado, guide turistiche, operatori del settore turistico e alberghiero, amministratori locali, nazionali e internazionali, operatori del settore enogastronomico. 

La partecipazione al convegno è libera e gratuita. Il giorno del convegno sarà rilasciato attestato di presenza a chi ne farà richiesta anticipata scrivendo a segreteria@verbanensia.org per confermare la partecipazione e i propri dati.

DOPO STRESA 2013
Nel novembre 2013 a Stresa il Magazzeno Storico Verbanese indagò le figure dei Savoia, con particolare riguardo per quelle della duchessa di Genova e della regina d’Italia Margherita e il loro rapporto con il territorio verbanese e il lago Maggiore. Ora il simposio vuole, invece, affrontare il tema dei Savoia e la montagna, partendo proprio dalle montagne verbanesi e piemontesi, dove fu forte la presenza della regina Margherita come estimatrice e amante della montagna.
«Altri Savoia – spiega lo storico e organizzatore del convegno Carlo Alessandro Pisoni - seguirono la sovrana e amarono la montagna; tra loro spicca Luigi Amedeo di Savoia Aosta duca degli Abruzzi. Egli fu un grande alpinista con importanti scalate al suo attivo sia in Italia sia all’estero: il duca degli Abruzzi, per quanto riguarda le Alpi, affrontò l’ascesa del gruppo del Gran Paradiso, del Monte Rosa (Punta Dufour, Punta Gnifetti), nel Massiccio del Monte Bianco (Dente del Gigante, Aiguille du Moine, Petit Dru), e ancora nell’agosto del 1942 quella del Cervino lungo la Cresta di Zmutt. Non bisogna dimenticare poi che pure l’ultima regina d’Italia Maria Josè, figlia di Alberto I del Belgio (anch’egli grande alpinista), amava la montagna ed era esperta sciatrice».
ARGOMENTI E RELATORI
Sono in programma interventi di Gianni Oliva (“Luigi Amedeo d’Aosta duca degli Abruzzi, un principe esploratore e alpinista”), Teresio Valsesia (“La regina Margherita di Savoia e la montagna”), Dorino Tuniz (“Quintino Sella fondatore del CAI”), Paolo Cirri (“La creazione di truppe di montagna nel Piemonte Sabaudo: Alessandro La Marmora e Cesare Magnani Ricotti”), Michael Jakob (“La montagna nelle arti figurative”), Ornella Selvafolta (“Piero Portaluppi e la montagna: architetture e paesaggi tra elettricità e loisir in Val d’Ossola”), Valerio Cirio (“I grandi alberghi montani fra Otto e Novecento”) e Carlo Alessandro Pisoni (“Mottarone e dintorni: le montagne dei Borromeo).
Seguirà piccolo rinfresco con degustazione di vini tipici del Novarese. 

Foto: cortesia Hotel Vittoria, Premeno

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