Edizione n.29 di mercoledì 15 settembre 2021

Prima pagina

Olmi a Luino, il candore della coscienza libera

Ermanno Olmi intervistato da mons. Viganò

Il Premio Chiara Festival del Racconto ha tanti meriti. Per esempio, capace di cernita e unificazione, è riuscito in venticinque anni di lavoro a sgrossare tanti piccoli particolarismi - un po' la costante di questi nostri posti - che magari ad occhio estraneo possono apparire quel folclore che conferisce caratteristica, ma che al contempo pecca di troppa territorialità e di provincialismo. Il Premio Chiara – anche se questo non era il suo compito – andando per la sua strada, con competenza e una precisa idea dei mondi letterari & loro variabili, si è trasformato in una lezione di approccio e dimensione e ha determinato alla fine qualche cambiamento sostanziale del fare cultura in provincia di Varese. Insomma, una bella crescita generale.
Domenica 24, invitando a Luino Ermanno Olmi, cui è stato conferito il Premio Chiara alla carriera, ha avuto un colpo d'ala. Certo già il premio è stato nel passato attribuito ad autori solidi e importanti (l'anno scorso, Villaggio; prima Claudio Magris, Raffaele La Capria, Mario Rigoni Stern, Alberto Arbasino, Andrea Camilleri, Franca Valeri...), ma Olmi ha portato con sé, in questi tempi strani e difficili, in cui rischiano di stridere anche le cose belle, anzi, ha tratto da sé, per donarlo alla gente del Teatro Sociale, il tocco della coscienza libera, il consapevole candore di chi davvero è «puro di cuore». Forse mai la sala del Sociale è stata tanto silenziosa, attenta. Rare sincere vere, senza alcuna sbavatura, senza alcun eccesso le parole di Olmi, forti a entrare nell'altro e a commuovere. Della commozione che tiene conto della ragione e che dunque conduce alle categorie dello spirito.
Bravi e capaci di dare il giusto spazio i conduttori - i giornalisti Claudia Donadoni e Mauro Gervasini - e monsignor Dario E. Viganò, che ha intervistato Olmi sapendosi mettere in secondo piano. Anche i politici che si sono – meno male alla fine e non all'inizio – succeduti sul palco per omaggiare il premiato sono riusciti ad essere succinti. E quindi, per una volta, si è potuti tornare a casa con animo lieve.
Elena Ciuti

Università Insubria, circa 2 milioni di euro a progetto di bio-sicurezza

Il suo centro di studi Icis ha vinto un bando europeo

Nuovo prestigioso successo dell'Università dell'Insubria di Varese-Como. Il suo centro di studi Insubria Center on International Security (Icis) ha vinto un progetto europeo finanziato con 1.920.000 euro dallo United Nations Interregional Crime and Justice Research Institute (Unicri).
Il progetto, intitolato “Knowledge development and transfer of best practice on bio-safety/bio-security/bio-risk management”, vuole promuovere lo sviluppo sostenibile della conoscenza su temi di bio-sicurezza e gestione del rischio biologico. Saranno coinvolte quattro aree geografiche: il Sud Est Asia, il Sud Est Europa, il Nord Africa e la Costa Atlantica Africana, oltre a un numero notevole di partner provenienti da diverse aree del mondo.
L’Icis è stato istituito nel 2007 ed è specializzato in ricerca, analisi e alta formazione sui temi della cooperazione e sicurezza globale e, in particolare, della non-proliferazione nucleare-biologica-chimica-radiologica. Dal 2009, grazie a un personale qualificato e multidisciplinare, ha vinto bandi finanziati da Commissione Europea, Ministero degli Affari Esteri e Nazioni Unite. In tutto, circa 4,5 milioni di euro. Tra gli altri figurano un programma di riqualificazione di scienziati iracheni per lo smantellamento degli impianti nucleari e il progetto “Libano” sulla gestione sostenibile delle risorse idriche nazionali.

Palude Brabbia, un gioiello naturale alle porte di Varese

Tra i monti e i laghi del Varesotto spicca una delle zone più preziose, a livello europeo, per biodiversità. É l’oasi della Palude Brabbia, situata nella porzione meridionale del lago di Varese tra Casale Litta, Cazzago Brabbia, Inarzo, Ternate e Varano Borghi. Dal 1983 è riconosciuta "riserva naturale" dalla Regione Lombardia e affidata alla Provincia di Varese, che, da vent'anni, la gestisce in convenzione con la Lipu.
Ogni anno sono oltre 10.000 le persone che, tra visite libere e iniziative organizzate, fanno un tuffo in un ambiente straordinario custodito da una ventina di volontari sotto la direzione della responsabile Barbara Ravasio.
Il successo quasi da record di vent'anni di impegno è stato celebrato il 19 febbraio a Villa Recalcati in occasione della presentazione del progetto Trans Insubria Bionet (Tib). Oltre Barbara Ravasio e l'assessore provinciale Luca Marsico, sono intervenuti i responsabili nazionali di Oasi Lipu, Ugo Faralli, e di volontari Lipu e progetto Tib, Massimo Soldarini.

VOLONTARIATO E SPECIE CENSITE
Nel 2012 l'oasi Brabbia ha visto 3415 tra scolari e visitatori partecipare a percorsi guidati, laboratori didattici per famiglie, corsi e giornate di educazione e sensibilizzazione ambientale. A suscitare l'interesse è certamente un ambiente unico ma anche la manutenzione sistematica di strutture e sentieri.
Annualmente il personale ridipinge i capanni di osservazione, sostituisce le assi delle passerelle, rimette a nuovo le schermature, taglia l'erba d'estate e rimuove piante morte o spezzate dal vento in inverno. In suo aiuto arrivano per oltre 1500 ore l'anno i volontari, che collaborano anche alla gestione - altrimenti impossibile - degli eventi e, soprattutto, al censimento ornitologico.
Il lavoro dei volontari ha - sempre nel 2012 - consentito di censire su transetto e in punti di ascolto 144 specie di uccelli meno comuni. Il campionario spazia dai rapaci (albanella minore, nibbio reale, smeriglio) agli anatidi (moretta, fistione turco, moriglione) e dai limicoli (cavaliere d’italia e pantana) ai passeriformi (luì verde e luì bianco, forapaglie comune e forapaglie macchiettato, bigiarella e sterpazzola). Alla vista degli osservatori non sono sfuggiti alcuni gruccioni, upupe e un gruppo di otto cicogne. La loro maggiore sorpresa rimane forse l'avvistamento, soprattutto in inverno, di continuamente numerosi picchi neri, una specie assente fino a pochi anni fa.

SOSTA IDEALE PER LE MIGRAZIONI
La palude rappresenta ancora un punto ideale di sosta durante la migrazione primaverile. Tra marzo e aprile si stagliano nell'aria le sagome di germano reale, alzavole, canapiglie, mestoloni, moretta tabaccata e pure di rapaci caratteristici della zona, come nibbio bruno, falco pescatore, falco di palude, albanella reale.
Nutrita anche la popolazione dei cormorani, quasi un migliaio secondo un censimento condotto in collaborazione con l’Università dell’Insubria. Animata pure la garzaia - il luogo di nidificazione di aironi e uccelli della loro famiglia - con le sue 100 coppie tra aironi cenerini e nitticore.

DECRESCONO LE RONDINI
Nella rassegna delle meraviglie alate non mancano, purtroppo in misura decrescente, l'airone rosso e il tarabusino. Le loro nidificazioni, nel migliore dei casi, si sono, per l'airone, spostate sul lago di Varese e, per il tarabusino, presente con 15/20 coppie fino agli anni ’90, sono quest’anno addirittura scomparse.
Un altro dato che fa riflettere viene dalla stazione ornitologica, introdotta per la prima volta nel 2012. Dal 21 agosto al 20 ottobre, su 1767 catture di 54 specie diverse, è emersa la scarsissima presenza di rondini. Questi meravigliosi messaggeri della primavera erano un tempo una specie molto comune con grossi dormitori nei canneti della palude in fase postriproduttiva e oggi invece sono quasi assenti. Per fortuna molti altri passeriformi sono stati catturati con contingenti simili a quelli degli scorsi anni e questo elemento conferma l’importanza della palude come sito di sosta durante le migrazioni. 

Sotto al titolo, Garzaia, foto di Armando Bottelli; in basso, Hottonia e Palude, foto di Armando Bottelli; Ninfee e Visione aerea, foto Archivio LIPU.

Film europei, a rischio un milione di ore

Negli istituti per la conservazione del patrimonio cinematografico stenta a diffondersi l'archiviazione digitale - Eccezioni esemplari solo Svezia e Regno Unito

Gran parte degli istituti europei per la conservazione del patrimonio cinematografico non si è ancora adeguata alla rivoluzione digitale e non è ancora in grado di conservare i film in formato digitale.
COME GIÀ PER I FILM MUTI
Una parte dei nostri film rischia di andare definitivamente persa e di non essere trasmessa alle generazioni future, come avvenuto per i film muti, di cui si è conservato solo il 10 per cento. Per problemi di formattazione e di interoperabilità anche i film risalenti agli inizi dell'era digitale rischiano di andare persi per sempre. È questo il quadro emergente da una relazione della Commissione europea di fine 2012.
Le nuove tecnologie consentirebbero di accedere a un milione di ore di film europei, attualmente chiusi in scatole negli archivi. Eppure, solo l'1,5 per cento del patrimonio cinematografico europeo è accessibile al pubblico, a pagamento o gratuitamente.
Neelle Kroes, vicepresidente della Commissione, ha dichiarato: «È ridicolo che nel XXI secolo il nostro patrimonio cinematografico non sia visibile. La cultura è il cuore dell'Europa e il cinema il cuore della cultura. È mia ferma intenzione fare in modo che questo patrimonio cinematografico sia disponibile online e nel 2013 presenterò una proposta per consentire agli Stati membri e ai settori interessati di unire le forze per realizzare questo obiettivo».
DIGITALIZZATO SOLO L'1,5 PER CENTO
Solo l'1,5 per cento del patrimonio cinematografico europeo è digitalizzato. La digitalizzazione è però il presupposto per l'accessibilità online. Senza di essa i cinefili continueranno a essere privati delle possibilità offerte dalla rete. Certo non per mancanza di interesse. Sulla piattaforma online "Europa Film Treasures" finanziata dall'Ue si sono registrati due milioni di visualizzazioni dal 2009.
La scarsità di finanziamenti pubblici e privati e la complessità delle procedure di gestione dei diritti (in termini sia di tempo sia di denaro) ostacolano attualmente la digitalizzazione. La Svezia e il Regno Unito sono invece considerate esemplari.

QUEL CHE DOVREBBERO FARE GLI STATI…
La Commissione ritiene che gli Stati membri dovrebbero includere il patrimonio cinematografico nelle loro strategie di digitalizzazione e nelle politiche in materia di archivi, il che consentirebbe, tra l'altro, di arricchire il catalogo dei film accessibili tramite il portale Europeana http://www.europeana.eu/portal/.
Occorre mettere a punto forme di finanziamento e tecniche di gestione collettiva innovative. Una strada potrebbe essere il potenziamento della ricerca nelle tecnologie di scansione delle pellicole di archivio, che consentirebbe di ridurre i costi di digitalizzazione. Inoltre occorre aumentare le risorse e migliorare le strutture e le competenze in materia di conservazione delle pellicole sia analogiche sia digitali.

…E QUEL CHE FA L'EUROPA
Il 16 novembre 2005 il Parlamento europeo e il Consiglio hanno adottato una raccomandazione relativa al patrimonio cinematografico. La prima relazione sull'attuazione della raccomandazione è stata pubblicata nell'agosto del 2008 e la seconda nel luglio 2010. La terza relazione del 2012 analizza le risposte degli Stati membri a un questionario inviato dalla Commissione.
Nel gennaio 2012 la Commissione ha pubblicato uno studio, realizzato da esperti indipendenti, sull'Agenda digitale per il patrimonio cinematografico europeo. Nell'ottobre 2011 la Commissione ha adottato la raccomandazione sulla digitalizzazione e l'accessibilità in rete dei materiali culturali e sulla conservazione digitale, riguardante tutto il patrimonio culturale europeo, a prescindere dal supporto, e quindi anche il patrimonio cinematografico.
Nel 2013 la Commissione avvierà, parallelamente, un dialogo con i settori interessati su alcuni problemi urgenti legati ai diritti d'autore, tra cui i problemi relativi alla conservazione e all'accessibilità online di opere del patrimonio cinematografico e valuterà se proporre nel 2014 misure legislative per modernizzare la direttiva 2001/2/CE sul diritto d'autore nella società dell'informazione, in particolare in materia di eccezioni e limitazioni. 

Milano, Panama «d'ogni poesia» mettono ali all'arte

Alla Galleria Quintocortile 40 cappelli vintage trasformati in sculture e messi all'asta a favore della LILT
LILT
Annalisa Mitrano, "Dimora della mente", plexiglas modellato, vetro, fili di ferro

E tutto finì a tarallucci e vino. No.
E tutto finì con un rinfresco. Neanche.
E tutto finì in gloria. Magari sì, però...
… soprattutto tutto finì con un gesto di speranza e di vicinanza.
E' quello che ha preso corpo in un gruppo di artiste e artisti – quaranta, per la precisione – grazie a chi l'idea l'ha proposta e sviluppata, Donatella Airoldi e Mavi Ferrando.
Le due artiste, anima e mente della galleria Quintocortile di Milano, come sovente nella scelta delle mostre che progettano hanno costruito un evento che raccoglie tanti aspetti, tanti stralci, tanti vissuti e creato una sintesi che, questa volta, sfocerà in un'asta. E, anche qui, non un'asta qualsiasi ma un'asta di sostegno all'Istituto Lilt (Lega italiana per la lotta contro i tumori, Milano).
All'origine ci sono quaranta Cappelli Panama e Cappelline in paglia di Firenze degli anni ‘40 generosamente donati dall'artista Rosanna Veronesi, patrimonio raffinato e già di per sé evocativo, storico anche. Il Panama, che in verità è stato inventato in Ecuador ma ha preso denominazione da Panama, scalo commerciale dei capelli, nel suo percorso nel costume di più epoche, è stato l'amatissimo accompagnatore di personalità come il presidente degli Stati Uniti Roosevelt, che lo indossò all'inaugurazione proprio del Canale di Panama nel 1906, e lo scrittore Hemingway. Oggi si è aggiunto un riconoscimento universale, perchè l'Unesco ha dichiarato il Panama Patrimonio immateriale dell'Umanità.
Allora come portare in una mostra una così preziosa “rappresentazione”? Qui è nata la sintesi. I cappelli sono stati affidati ai quaranta artisti ai quali è stato chiesto di trasformarli in sculture, indossabili e anche acquistabili, perchè i ricavi vadano a favore della LILT-Nastro Rosa. Perfetta occasione per una esposizione così composita è stata l'imminente Settimana della moda. Dunque  martedì 19 febbraio, alle 18, verrà inaugurata la mostra "40 Cappelli ‘40” che proseguirà fino a giovedì 28 febbraio quando, alle 19, sarà battuta l’asta. «In questa mostra ci sono cappelli d’ogni poesia», dice Donatella Airoldi.
Espongono: Silvia Abbiezzi, Giovanni Bai, Giuliana Bellini, Luisa Bergamini, Adalberto Borioli, Maria Amalia Cangiano, Chiò, Silvia Cibaldi, Elena Ciuti, Mercedes Cuman, Albino De Francesco, Gretel Fehr, Mavi Ferrando, Anna Finetti, Barbara Gabotto, Ornella Garbin, Giacomo Guidetti, Jane Kennedy, Anna Lenti, Pino Lia, Ruggero Maggi, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Annalisa Mitrano, Patrizia Pompeo, Tiziana Priori, Antonella Prota Giurleo, Rossella Roli, Raffaele Romano, Serena Rossi, Sergio Sansevrino, Evelina Schatz, Roberto Sommariva, Anna Spagna, Armando Tinnirello, Armanda Verdirame, Rosanna Veronesi, Monika Wolf, Peppa Zampini.
Orari mostra: da martedì a venerdì dalle 17 alle 19. Catalogo in galleria in via Bligny 42. 
Ibis

Cittiglio e Varese, cicogne in calo

Nei punti nascita dei due ospedali diminuiscono i parti di italiani e anche di stranieri

Si diradano le cicogne sui nidi del Varesotto, anche quelle di provenienza extracomunitaria. Tra il 2011 e il 2012 gli sbarchi nei due punti nascita dell’Azienda ospedaliera Fondazione Macchi di Varese sono diminuiti da 732 a 666 a Cittiglio e da 3372 a 3293 a Varese.
CITTIGLIO – Nell’ospedale “Causa Pia Luvini” di Cittiglio le cicogne azzurre continuano a superare quelle rosa; ma, al contrario di quanto registrato a Varese, diminuiscono le provenienze straniere.
Nel 2011 la neonatologia aveva visto venire alla luce 732 bambini tra maschi (380) e femmine (352) compresi 116 fiocchi stranieri. L’anno successivo la natalità è calata da 732 a 666 e la diminuzione ha interessato trasversalmente maschi (da 380 a 347), femmine (da 352 a 319) e stranieri (da 116 a 106).
Il passaggio dal vecchio al nuovo anno lascia sperare in un movimento sostenuto degli arrivi. La giornata di San Silvestro 2012 si è chiusa con l’arrivo di tre paffuti pargoli in altrettante famiglie di Travedona, Masciago Primo e Samarate. A Capodanno 2013 i botti hanno salutato anche la nascita di una bambina di Corrido (Como) e di un maschietto di Cassano Valcuvia.
VARESE – All’ospedale Del Ponte il traffico delle cicogne rimane sempre molto intenso, ma il numero dei parti accusa una flessione sensibile, che una altrettanto consistente impennata delle nascite straniere non è riuscita a compensare.
Nel 2012 i nati sono stati complessivamente 3293 (1672 maschi e 1621 femmine), meno rispetto ai 3372 dell’anno precedente (1758 maschi e 1614 femmine). A pesare è stato il calo degli italiani (2842 tra 1432 maschi e 1410 femmine), che ha penalizzato il pur notevole incremento degli stranieri (451 tra 240 maschi e 211 femmine). Nel 2011 le nascite di italiani erano state 2998 (1569 maschi e 1429 femmine) e quelle di stranieri 374 (189 maschi e 185 femmine).
Il 2012 si è chiuso con l’arrivo di due bambine di Viggiù e Tradate e un maschio di Varese. Il nuovo anno si è invece aperto con il sorriso di due maschietti di Jerago con Orago e di Malnate e una bambina di Carnago. 

Ritrovato a Ganna (Varese) un vecchio manoscritto liturgico di Rito ambrosiano

Un antico Antifonale riprodotto in un cd allegato a un volume dedicato ai monasteri fruttuariensi presenti nel Seprio
Prima pagina Antifonario Ganna

Un'altra scoperta di un vecchio manoscritto liturgico di Rito ambrosiano ritrovato, questa volta, nel museo della parrocchia di Ganna (Varese) e appartenuto alla vecchia Badia benedettina. E un'altra pubblicazione contenente un cd musicale registrato dal gruppo vocale "Antiqua laus", curata da Mauro Luoni e sostenuta da Provincia di Varese, Comune di Gavirate, Comunità Montana del Monte Piambello e Banca Popolare di Bergamo con i tipi di Pietro Macchione Editore.
In precedenza, un'analoga pubblicazione aveva riguardato un codice contenente la solenne liturgia cantata per la festività di S.Sebastiano esistente presso la parrocchia di Coarezza, frazione di Somma lombardo, la cui chiesa è dedicata al martire ricordato nel calendario liturgico il 20 gennaio. Allora, si era trattato di un testo tardo, risalente ai primi anni del XVIII secolo. Nel caso del manoscritto di Ganna, invece, per quanto l'attribuzione cronologica sia incerta, si tratta nondimeno di un testo composto in epoca tutt'al più rinascimentale, se non antecedente. La scrittura e la notazione musicale, infatti, sono in gotico tradizionale. Il supporto grafico è cartaceo ma l'antichità del reperto è tale da aver provocato il fenomeno della bucatura della carta medesima ad opera del vetriolo contenuto nell'inchiostro.

Restauro del manoscritto
Un restauro del manoscritto venne compiuto negli anni '60 del Novecento
per iniziativa del benedettino Padre Benigno M. Comolli, il quale vi dedicò anche un saggio pubblicato nel 1964 sulla Rivista della Società Storica Varesina e riprodotto nel libro insieme con altri scritti inediti. Ciò nonostante, è rimasta impressa nel rigo musicale l'ombreggiatura della notazione musicale presente sul verso di ciascun foglio, con la conseguente difficoltà di discernere i neumi effettivi da quelli presenti sul retro.
Per tale motivo, anche allo scopo di rendere più agevole l'apprendimento della liturgia musicale presente nell'Antifonale, a cura del gruppo vocale "Antiqua laus", il direttore - e maestro - Alessandro Riganti ha provveduto, con lavoro certosino, a ritrascrivere l'intera liturgia in notazione gregoriana moderna utilizzando un programma informatico ad hoc. La riproduzione in facsimile del vecchio Antifonario seguita dalla trascrizione ha restituito al pubblico di oggi un vecchio reperto liturgico-musicale altrimenti di non facile consultazione.

Monasteri di Ganna e Voltorre
In particolare - visto e considerato che il cenobio benedettino di Ganna apparteneva all'Abbazia di Fruttuaria fondata da S. Guglielmo da Volpiano, un nobile originario del Canavese che nell'XI secolo si fece propagatore in Europa della riforma cluniacense - il volume si compone anche di due capitoli scritti da Alfredo Lucioni, docente di Storia all'Università Cattolica di Milano, relativi rispettivamente alla storia dell'Ordo Fructuariensis e a quella degli insediamenti monastici presenti nel territorio del Seprio e aderenti a Fruttuaria: Ganna, Voltorre di Gavirate, Caronno Pertusella e Castiglione Olona (dove esisteva non un monastero ma una semplice cappella di proprietà di Fruttuaria, nel luogo dove poi sorse, per iniziativa del Cardinale Branda Castiglioni, la cosiddetta Chiesa d Villa).
Per i primi due monasteri - Voltorre e Ganna, cioè quelli di cui sono rimaste le vestigia architettoniche - sono stati scritti rispettivamente due capitali relativi agli aspetti storico-artistici a cura di Raffaella Ganna, docente di Storia dell'arte nella scuola superiore.
Un altro capitolo, scritto da Alessandro Riganti, si riferisce ad un'analisi musicale dell'Antifonario gannense e alla sua comparazione con altri manoscritti liturgici più o meno coevi, presenti in chiese site in territorio varesino (Arcisate, Castiglione Olona, Solbiate Arno, oltre che nel Museo Baroffio al Sacro Monte di Varese) per meglio comprendere e poter così meglio valutare l'interpretazione ritenuta più aderente, sotto il profilo filologico, nell'esecuzione musicale da trasfondere nel cd allegato al volume. Dell'Antifonale in questione è stata eseguita buona parte, in particolare: la Messa del S. Rosario, i Vespri e la Messa di S. Giovanni Battista e le Antifone Mariane.

Individuate sessanta "mascherine"
Nel corso di tale analisi dell'antifonario di Ganna è emerso un particolare già evidenziato del resto nel saggio di Padre Comolli: la presenza cioè, nei capilettera, di faccine anch'esse disegnate a mano e ritenute più tarde rispetto alla compilazione del manoscritto liturgico. Non si tratta di una novità. Era costume, tra gli amanuensi, ricorrere a tali espedienti forse per cercare un po' di svago nel rigore della vita monastica, forse per prendersi gioco di confratelli più meno simpatici. Di tali faccine (o mascherine, come le aveva definite Comolli) ne sono state individuate ben sessanta, tutte riprodotte, estrapolandole dal manoscritto, nelle ultime pagine del volume.

Singolarità di paleografia musicale
Un ultimo capitolo, scritto da Mauro Luoni, curatore dell'opera, si propone di sciogliere un interrogativo suscitato da alcuni studiosi che si erano occupati in anni passati di compiere una descrizione storico-artistica del chiostro di Voltorre: se cioè, i capitelli delle colonne possano avere un qualche significato di tipo musicale. Se, in altri termini, si tratti, per Voltorre come per altri casi individuati nell'arte romanica catalana, di "pietre che cantano".
Una circostanza curiosa: l'Antifonario di Ganna pur dovendo servire al servizio liturgico di un cenobio benedettino (dove si officia secondo il Rito Romano), riporta invece brani di liturgia cantata secondo il Rito Ambrosiano. E', questa, una particolarità che rende tale reperto qualcosa di molto singolare nella paleografia musicale. 

Lugano, nasce Fai Swiss, prima delegazione internazionale del Fai

Italia e Svizzera insieme per nuovi scambi culturali

Dà buoni frutti, utili alla salute culturale e alla crescita sociale, il Fondo Ambiente Italiano, che ora supera le frontiere di casa e si volge a missione anche internazionale. Come? Con la prima delegazione non italiana, che si chiama Fai Swiss e è fondazione di diritto svizzero, con sede al Museo delle Culture di Lugano. Suo scopo «sviluppare e consolidare i legami tra la cultura italiana e quella svizzera».
Si tratta – come sempre nelle ideazioni e intuizioni del Fai - di un progetto ad ampio respiro, proiettato nel futuro, che offrirà alla Svizzera e all’Italia un nuovo, stabile punto di riferimento culturale di livello internazionale.
Il Fai, nato dall’idea ispiratrice di Elena Croce, nipote del filosofo, opera in Italia dal 1975. Una fitta rete di volontari persegue da allora una missione sociale di protezione del paesaggio, di conservazione dei beni artistici e di diffusione culturale. Quando si dice “diffusione” non si deve pensare soltanto all'informazione, al trasferimento di nozioni e culture. Il Fai vuole di più, vuole penetrare nelle coscienze, rovesciare cattive abitudini, scuotere dai torpori. In Italia in questi anni di sua attività ha fatto e sollecitato molto, anche se il lavoro è lungo e con molti ostacoli da superare, per esempio certe impermeabilità dei politici.
La presenza Fai sul territorio elvetico avrà come obbiettivo non solo di accrescere a livello internazionale la conoscenza e la sensibilizzazione dei beni italiani, quali patrimonio universale dell’umanità, ma anche quello di contribuire alla promozione della cultura svizzera in Italia. L’interscambio culturale tra i due Paesi rappresenta così il fulcro dell’attività e la filosofia alla base di tutte le iniziative e le proposte culturali di Fai Swiss.
A garanzia di questa visione, la Fondazione si avvale della collaborazione di un importante protagonista della cultura svizzera, il Museo delle Culture di Lugano, il quale ospiterà la sede di Fai Swiss, in base ad un accordo sottoscritto con la Città di Lugano.
Nel programma si prevede inoltre l’affidamento della villa Fogazzaro a Oria di Valsolda, di proprietà del Fai, alla Fondazione Fai Swiss di Lugano.
Il progetto culturale, già attivo sul territorio da oltre un anno, ha ottenuto un buon riscontro di pubblico. Visti i successi, questa attività viene ora istituzionalizzata grazie alla costituzione della Fondazione Fai Swiss per diventare crocevia permanente di scambio, riflessione e di salvaguardia del territorio.  

Bernardino Luini a Luino nel 1975 e Tiepolo a villa Manin nel 1971, destini di due “grandi eventi” a distanza di quarant’anni

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Mostre a confronto/3

Dopo due preludi, finalmente la sinfonia di colori di Tiepolo, svelata da Giuseppe Bergamini, Direttore del Museo diocesano e Gallerie del Tiepolo di Udine e co-curatore (Alberto Craievich) della mostra che s’inaugura il 15 dicembre prossimo a Villa Manin di Passariano.
I due preludi sono stati dedicati ad intessere ragionamenti sui legami tra i rispettivi luoghi (Luino-Udine), accomunati non tanto da un evento che negli anni settanta ebbe il coraggio di tentare un radicale mutamento della fisionomia culturale di società in profonda trasformazione (Luino con la mostra su Bernardino Luini nel 1975, Udine con quella del Tiepolo nel 1971, il cui discorso ora, a quarant'anni, viene ripreso e splendidamente ampliato), ma, più precisamente, come accade a tante, tutte le province italiane, dal legame profondo che si instaura tra un territorio e i propri personaggi d’elezione (lo ha ben detto Tiziana Zanetti nell’introdurre questa rubrica).
Quel legame, come esplicita questa monografica carrellata su Tiepolo, era destinato a produrre - ed è qui la forza della provincia italiana – un’eccezionale sintesi tra un serbatoio di tradizioni locali e la capacità di diffondere valori universalmente recepiti. Come Tiepolo, come Luini, come Piero Chiara. La provincia italiana, si direbbe con terminologia attuale, era (ed è ancora, come Udine dimostra non solo limitatamente a questo nuovo, grande evento) già per sua natura ad un tempo local e global, soprattutto laddove da sempre “terra di frontiera”. Come Udine, come Luino.

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Quarant'anni dopo
Mostra del Tiepolo a Villa Manin di Passariano
di Giuseppe Bergamini

Giambattista Tiepolo e villa Manin a Passariano. Si tratta di un binomio che evoca un evento straordinario: la mostra del 1971 realizzata in occasione dei duecento anni dalla morte del pittore e destinata a segnare il punto di svolta nella sua fortuna critica.
A distanza di tempo l’Azienda Speciale Villa Manin e la Regione Friuli Venezia Giulia realizzano in quella stessa sede, dal 15 dicembre 2012 al 7 aprile 2013, un’esposizione monografica in grado di attraversare la complessa parabola artistica del pittore: una mostra di grande impegno che, anche alla luce dei numerosi studi susseguitisi da allora, consente oggi una valutazione più ampia e approfondita dell’opera del Tiepolo.
Nella fastosa dimora dell’ultimo Doge di Venezia, la scenografica Villa Manin di Passariano, mirabile complesso architettonico sei settecentesco che per bellezza e vicende storiche riveste un ruolo di primaria importanza nel novero delle ville venete, dipinti sacri e profani provenienti da luoghi di culto così come da prestigiosi musei europei e americani, illustreranno il percorso artistico di Giovanni Battista Tiepolo (1696-1770) dalle prime esperienze fino alla tarda maturità, confermandolo pittore di prima grandezza. Tele, talvolta di eccezionale dimensione, affiancate dai bozzetti preparatori utili per la valutazione delle doti inventive e della capacità tecnica, dipinti deperiti nel tempo e restaurati per l’occasione, eleganti disegni, in una mostra di entusiasmante bellezza e alta scientificità, spettacolare ma nel contempo largamente didattica.
Tiepolo è senza dubbio il pittore veneziano più celebre del Settecento, l’instancabile realizzatore di imprese monumentali su tela o a fresco, vero e proprio detentore del monopolio nella decorazione tanto dei palazzi lagunari quanto delle ville di terraferma. Principi e sovrani di tutta Europa si contesero i suoi servigi.
La mostra ne documenta l’evoluzione stilistica, con l’individuazione di alcuni momenti chiave del rapporto del pittore con i suoi maggiori committenti e con gli intellettuali - come Scipione Maffei, Francesco Algarotti, i cugini Zanetti - che seguirono l’artista fin dagli esordi, influendo sulla sua formazione culturale. Impegnativi restauri promossi proprio in occasione della mostra permettono inoltre di accostarsi ad opere difficilmente visibili per la loro ubicazione o che hanno rischiato di essere compromesse da recenti, traumatici, avvenimenti.
La mostra ripercorre la lunga e fertile attività del maestro veneziano attraverso una sequenza di opere particolarmente significative, di soggetto sia sacro che profano, che testimoniano al meglio una casistica estremamente ampia di commissioni: soffitti allegorici, pale d’altare, decorazioni in villa.
Vengono esposti anche dipinti di straordinaria dimensione, poiché per esplicita dichiarazione dell’artista «Li pittori devono procurare di riuscire nelle opere grandi [...] quindi la mente del Pittore deve sempre tendere al Sublime, all’Eroico, alla Perfezione».
Anche se non possono ovviamente essere esposti in mostra gli straordinari affreschi che riempiono soffitti e pareti di ville e palazzi (si pensi soltanto ai giganteschi affreschi della Treppenhaus - tromba delle scale - e della Kaisersaal della Residenz di Würzburg, o della Sala del Trono del Palazzo Reale di Madrid), a testimoniare la veridicità della dichiarazione del Tiepolo trova spazio in mostra la pala del duomo di Este raffigurante Santa Tecla che intercede per la liberazione di Este dalla pestilenza, una tela di ben 675x390 centimetri, per l’occasione restaurata e provvista di un nuovo telaio. E’ una delle opere più significative del pittore, posta in opera nella vigilia di Natale del 1759 (anno in cui il pittore, insieme con il figlio Giandomenico, lavora nell’Oratorio della Purità di Udine) e costituisce una specie di enorme ex voto della cittadina euganea, devastata dalla peste nel 1630. La scena è divisa in due parti: in quella superiore un barbuto Padre Eterno che emerge da una fosca nuvolaglia dà ordine agli angeli di cacciare la pestilenza, in quella inferiore santa Tecla inginocchiata in preghiera assiste all’apparizione divina. In primo piano la scena, giustamente famosa, della bambina che si aggrappa disperata al corpo della madre morente. Sullo sfondo una straordinaria veduta della città di Este e delle lontane colline. Veduta che, per bellezza e veridicità, può ricordare quella che abbellisce la tela con la Visione di sant’Anna dipinta per la chiesa del convento di Santa Chiara di Cividale del Friuli (oggi l’opera è esposta nella Gemäldegalerie di Dresda), con la poetica visione del ponte sul Natisone, della chiesa e del convento di Santa Chiara e del Santuario di Castelmonte.
Nell’esposizione di Passariano il bozzetto preparatorio, conservato al Metropolitan Museum di New York, affianca il dipinto di Este, permettendo raffronti, introducendo il visitatore in modo coinvolgente nel magico mondo tiepolesco e svolgendo un’irripetibile funzione didattica.
Particolarmente piacevoli nella produzione tiepolesca sono i dipinti di contenuto storico o mitologico, nei quali il pittore sprigiona tutta la sua irruenta capacità espressiva, non limitandosi a visualizzare famose vicende del passato, ma indagando l’intima natura dei protagonisti facendone emergere passioni e individualità. Egualmente importanti e di grande impatto emotivo sono però anche i dipinti di destinazione chiesastica, che ricordano al visitatore come Tiepolo sia stato l’ultimo, ispirato, pittore di arte sacra della tradizione occidentale.
Sono trascorsi oltre quindici anni dalle manifestazioni per i trecento anni della nascita dell’artista (si pensi alle mostre di Venezia, New York, Parigi e Würzburg, solo per ricordare quelle più spettacolari); la mostra di Villa Manin di Passariano sarà di analogo impegno, e terrà conto dei numerosi studi che da allora hanno interessato l’opera del Tiepolo e che consentono oggi di avere un bagaglio di conoscenze ancora più ampio e complesso. Si fa riferimento soprattutto alla ricostruzione della sua attività giovanile; a inedite informazioni sulla biografia; alle originali interpretazioni iconologiche di alcuni importanti cicli ad affresco e alle novità sulla rete di committenze e amicizie.
Dal momento che si intende ripercorrere tutta la carriera artistica di Tiepolo, la mostra presenterà un taglio tradizionale, articolandosi in un percorso di tipo cronologico che inizia con i giovanili dipinti della chiesa dell’Ospedaletto di Venezia per concludersi con le opere della tarda maturità eseguite a Madrid, dove si recò con i figli negli anni Sessanta convinto di restarvi per un breve periodo e dove invece morì nel 1770.
Saranno esposti dipinti provenienti da prestigiosi musei (per citarne alcuni, il Museum of Fine Arts di Montreal, il Metropolitan Museum di New York, il Louvre, il Petit Palais di Parigi, la National Gallery di Londra, Ca’ Rezzonico di Venezia, l’Ermitage, il Prado, i musei di Budapest, Helsinki, Angers, Vicenza), oltre che da istituzioni pubbliche e da luoghi di culto.
In mostra saranno esposti anche numerosi disegni che coprono tutto l’arco cronologico dell’arte del maestro veneziano, “prime idee”, notazioni estemporanee (riflessioni personali che diventano anche ironiche e caricaturali), disegni finiti destinati alla vendita e progetti operativi, ovvero i bozzetti per la pittura più monumentale che Tiepolo realizzò ad olio e a fresco per i palazzi delle città più importanti d’Europa. Consistente il numero di disegni provenienti dal Civico Museo Sartorio che conserva una delle collezioni più cospicue di disegni di Giambattista Tiepolo, ben 254 pezzi. Altri provengono dal Museo Correr di Venezia e da musei italiani ed esteri.
I visitatori della mostra di Passariano avranno inoltre la possibilità di apprezzare ulteriormente la personalità del Tiepolo mediante la visita al Museo diocesano di Udine, che per l’occasione si è convenzionato con Villa Manin. A Udine, che a buon diritto può essere chiamata “Città del Tiepolo”, il pittore veneziano ha operato a lungo, affrescando la Cappella del Sacramento del duomo, dipingendo alcune pale d’altare (ora nel Museo Civico) per la chiesa di Santa Maria Maddalena dei Filippini (chiesa soppressa, abbattuta intorno al 1920, ubicata nel luogo su cui ora sorge il Palazzo delle Poste), operando nel Salone del Parlamento del Castello di Udine e nella chiesa della Purità, lavorando anche per alcuni nobili udinesi. Costituiscono il suo capolavoro, tuttavia, gli affreschi che condusse nel Palazzo Patriarcale (ora Arcivescovile) su commissione del patriarca di Aquileia Dionisio Delfino: giovane ma già promettente artista, il Tiepolo affrescò nel 1726 il soffitto dello scalone d’onore con La caduta degli angeli ribelli e con monocromi relativi a Storie della Genesi: fu l’inizio di un rapporto di collaborazione voluto dal patriarca e proseguito negli anni seguenti con gli affreschi della Galleria degli ospiti, della Sala Rossa e della Sala del trono.
Nella Galleria, luogo di attesa delle udienze, il Tiepolo, coadiuvato dal quadraturista Gerolamo Mengozzi Colonna, eseguì quello che viene ritenuto il più importante lavoro della sua giovinezza artistica, un ciclo di affreschi in cui compaiono le tre figure bibliche che secondo il patriarca rappresentavano a pieno titolo i primi patriarchi della storia: Abramo, Isacco e Giacobbe. Nell’accattivante, ricco di suggestioni, riquadro centrale con Rachele che nasconde gli idoli, il pittore ritrasse la moglie Cecilia Guardi nelle vesti di Rachele e se stesso come giovane con cappelluccio a righe blu e oro alle spalle del vecchio Labano al centro della composizione.
Il Tiepolo ritrasse se stesso e la moglie anche nel celebre dipinto raffigurante Apelle ritrae Campaspe alla presenza di Alessandro del Museum of Fine Arts di Montreal, dipinto che apre la spettacolare mostra di Passariano (qui in figura).

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1) Giambattista Tiepolo, Apelle ritrae Campaspe alla presenza di Alessandro (Montreal, Museum of fine Arts). Il celebre dipinto - con autoritratto di Tiepolo - apre la mostra di Villa Manin

2) Giambattista Tiepolo, Zefiro e Flora (Venezia, Ca' Rezzonico)

3) Giambattista Tiepolo, San Giacomo maggiore sottomette un moro (Budapest, Museo Nazionale)

** Delle due foto in basso appare un particolare. Cliccando sopra l'immagine diviene intera.

Varese, la lunga estate di specie migratrici

Alla Stazione Ornitologica della Palude Brabbia registrata la traversata tardiva di molte specie da Scandinavia e Siberia verso il Sahara

L’ottobre scorso è stato tra i più miti degli ultimi anni non solo nell’Italia settentrionale ma anche, come documentato dal Centro Geofisico Prealpino, in provincia di Varese. E l’insolita appendice estiva ha fatto sostare gli uccelli. L’abbondanza di insetti fuori stagione ha consentito loro di accumulare preziose riserve di energia prima di affrontare la traversata del Mar Mediterraneo e del deserto del Sahara.

Volo a tappe forzate
A metà ottobre la Lipu di Varese ha registrato il transito di specie migratrici quali la Cannaiola comune e il Pettazzurro, che di norma transitano per il Nord Italia non oltre la metà di settembre. «Si tratta, come ha spiegato Marco Gustin, responsabile settore Specie e Ricerca Lipu, di uccelli che ogni stagione autunnale viaggiano anche 10.000 chilometri per raggiungere l’Africa centrale e meridionale, provenendo fin dalla Scandinavia e dalla Siberia. Il loro è un volo a tappe forzate, una corsa contro il tempo e contro la stagione fredda che arriva».
Il dato è emerso alla Stazione Ornitologica della Riserva naturale Palude Brabbia, gestita dalla Lipu in convenzione con la Provincia di Varese. L’associazione ha studiato tra fine agosto e ottobre le migrazioni degli uccelli con la tecnica dell’inanellamento a scopo scientifico, finanziata dalla Provincia di Varese, e le sorprese non sono mancate.

Oltre 50 specie ed esemplari rari
Nel corso dei 60 giorni di osservazione sono stati catturati con le reti e poi marcati quasi 2.000 uccelli di ben 53 specie differenti. Le specie più comuni sono risultate la Cannaiola comune (212 esemplari), seguita dal Pettirosso (200) e dal Luì piccolo (136). Non sono mancate le rarità o comunque le specie non facilmente osservabili come il Forapaglie macchiettato, l’Averla maggiore e il Picchio rosso minore.
L’attività della Stazione Ornitologica si inserisce nel quadro più vasto, a livello europeo, di studio e monitoraggio delle migrazioni degli uccelli, che consente di seguire le specie migratrici nel corso del loro viaggio verso sud. Gli uccelli sono dei preziosi bioindicatori. Rispondono in tempi molto brevi ad alterazioni degli ecosistemi o del clima. Aggiunge Marco Gustin: «Monitorare come nel corso degli anni cambiano i tempi e le rotte delle migrazioni è un modo per scoprire “in diretta” come sta cambiando l’ambiente».
Al lavoro degli ornitologi si interessano adulti e anche le scolaresche. Finora le visite guidate hanno aiutato oltre 600 alunni delle scuole provinciali a scoprire uccelli fino a prima ignoti anche se abitanti del bosco dietro a casa, osservare i dettagli del piumaggio, apprendere i trucchi che la natura regala loro per orientarsi. «Raccontare le migrazioni affascina davvero tutti» afferma Barbara Ravasio, responsabile Lipu della Riserva naturale Palude Brabbia. 

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