Edizione n. 27 di mercoledì 28 luglio 2021

Prima pagina

Brezzo di Bedero, cori ambrosiani sulla Canonica e il suo “Codice B”

L’incontro dedicato all’approfondimento dell’antico canto liturgico ambrosiano
Brezzo di Bedero, Canonica

A Brezzo di Bedero (Varese) la storia, l’architettura e l’apparato iconografico della Canonica e il suo antifonario liturgico ambrosiano del XII secolo saranno, sabato 3 ottobre, il leitmotiv di una giornata di approfondimento dell’antico canto liturgico ambrosiano.
L’incontro, organizzato dall’Associazione Cantori Ambrosiani, si terrà nell’antica chiesa e inizierà alle ore 9.45. Seguirà, dopo la pausa pranzo, una sessione di studio del canto ambrosiano per i coristi di vari gruppi vocali. Al centro, i brani della messa che concluderà la giornata e che sarà celebrata alle ore 17 nella chiesa di San Sebastiano a Bregazzana (Varese).

IL SECOLARE FASCINO DEL CANTO GREGORIANO

L’antico canto liturgico della chiesa cattolica – il canto gregoriano e, per l’arcidiocesi di Milano, quello ambrosiano – stanno riscuotendo negli ultimi tempi un rinnovato interesse, come dimostra ad esempio la produzione di cd musicali, con la registrazione di parti del vasto repertorio prodottosi nei secoli, ad opera di gruppi vocali che coltivano tale repertorio e, in diversi casi, di comunità monastiche.
Nel territorio dell’arcidiocesi di Milano, vi sono alcuno gruppi vocali che si dedicano alla riscoperta e alla valorizzazione dell’antico canto ambrosiano, ormai in uso abituale solamente nella comunità delle Romite Ambrosiane al Sacro Monte Sopra Varese. Questi cori sono - con il coordinamento dell’avvocato Ferruccio Ferrari, fondatore dell’Associazione Cantori Ambrosiani - soliti tenere un incontro almeno una volta l’anno per scambiarsi esperienze, informazioni e per approfondire il proprio livello di apprendimento e lo stile esecutivo di un repertorio ormai di nicchia, ma di cui si avverte l’esigenza che sia tenuto vivo perché esso rappresenta un vasto e impareggiabile scrigno di storia, di cultura e di arte.
Quest’anno, l’incontro tra i cori ambrosiani avrà luogo nella giornata del prossimo 3 ottobre presso la Canonica di Brezzo di Bedero, in provincia di Varese. Una scelta fatta non per caso, ma determinata dal fatto che a tale Canonica appartiene uno degli antifonari liturgici ambrosiani più antichi tra quelli che sono giunti fino ai nostri giorni.
Si tratta del cosiddetto “Codice B”, risalente al XII secolo e contenente la liturgia cantata per la parte estiva dell’anno liturgico. Un antifonario riprodotto tal quale a stampa, nel 2013, per iniziativa del Decano di Luino Mons. Piergiorgio Solbiati, cui ha fatto seguito la pubblicazione di un volume contenente una serie di approfondimenti e di studi sullo stesso antifonario realizzata dal gruppo vocale Antiqua Laus di Gallarate, uno dei cori che, come detto, sono specializzati nel repertorio ambrosiano oltre che gregoriano.
Mauro Luoni 

Somma Lombardo, un secolo sulle ali della Siai Marchetti

A Volandia ripercorsa la storia dell’azienda sestese

A Volandia c’è anche l’idrovolante SM 80 bis tra le circa 100 macchine esposte o in fase di restauro. Di proprietà della Provincia Autonoma di Trento, resterà per lungo tempo nei padiglioni di Vizzola Ticino, a fianco di altri gioielli della Siai Marchetti, fondata a Sesto Calende (Varese) nell'agosto del 1915.
All’azienda aeronautica il Museo del Volo di Somma Lombardo (Varese) ha dedicato, sabato 26 settembre, un incontro pubblico diretto a celebrare il “Centenario Siai Marchetti. Testimonianza e conferma della simbiosi tra industria aeronautica e territorio”. Accolti dal presidente Marco Reguzzoni, sono, tra gli altri, intervenuti il capo di stato maggiore dell'Aeronautica, generale Pasquale Preziosa, il presidente di Confindustria Univa Riccardo Comerio, il sindaco di Sesto Calende Marco Colombo e il presidente del Comitato per il Centenario, Giuseppe Orsi.

Migliaia erano, una volta, i lavoratori Siai e a tutt'oggi non esiste famiglia sestese che non abbia avuto un genitore o un parente nell’azienda, alla quale rimangono legate indimenticabili imprese aeronautiche. Celebri sono la Crociera Atlantica di Italo Balbo, i coraggiosi Raid intorno al mondo o le competizioni aviatorie come la Parigi Istres Damasco, realizzate dagli ultimi prodotti usciti dagli stabilimenti di Vergiate e Sesto Calende.
Il marchio Siai Marchetti ha accompagnato – e accompagna ancora oggi - macchine sempre tecnologicamente avanzate, dai bombardieri SM72 al Siai Marchetti SF 260, che nelle sue diverse e numerose varianti è l'apparecchio italiano più costruito dal dopoguerra ed è tuttora, dopo circa cinquant'anni, in produzione presso Alenia. A conferma della qualità del prodotto Siai, va - sempre nel settore addestramento avanzato - anche ricordato il Siai 211. Primo e ultimo velivolo a reazione progettato, oltre ad avere avuto un notevole successo commerciale all'estero, sarà il futuro aereo che sostituirà i Macchi MB339 della Pattuglia acrobatica italiana.
La Fondazione Museo dell’Aeronautica è impegnata a diffondere la cultura aeronautica nel territorio e, tra le molteplici iniziative, Volandia punta anche a un traguardo speciale per la Siai Marchetti. È una replica del più importante aereo mai realizzato in Italia, il Siai 55, quale testimone della storica fabbrica. Il comitato scientifico, guidato da Claudio Tovaglieri, sta raccogliendo un diffuso desiderio di costituire un gruppo di lavoro che esamini la fattibilità del progetto. 

Varese, nella “bottega” di Pashed, l'artista del faraone

Mostra sull'antico Egitto al Museo Castiglioni dal 3 ottobre 2015 al 14 febbraio 2016
PASHED_POSTER mostra

La camera funeraria di una delle tombe più belle e decorate della necropoli di Luxor. È stata ricostruita in scala naturale da Gianni Moro ed è il pezzo forte della mostra "Pashed, l'artista del faraone", aperta dal 3 ottobre 2015 fino al 14 febbraio 2016 nel Museo Castiglioni di Varese.
L'onnipresenza del giallo dorato all'interno della cripta è stata attribuita alla volontà di richiamare l'immagine del metallo, prezioso e imperituro, che avrebbe avuto il compito di garantire l'integrità e l'eternità alle mummie dei defunti. «Questa spettacolare opera – spiega Marco Castiglioni, curatore Museo - si propone di suscitare nei visitatori la stessa meraviglia che prova chi ha l'opportunità di ammirare in Egitto la vera tomba di Pashed».
Il percorso espositivo è arricchito da reperti provenienti da collezioni private e da numerose sezioni parietali di altre importanti tombe della Valle dei Nobili ricostruite fin nei minimi particolari con una tecnica innovativa. L'agricoltura e la viticoltura  sono anch'esse ben rappresentate e completate con la ricostruzione di un torchio per la vinificazione dell'epoca di Ramesse II. Inoltre la sala dedicata all'antica scrittura geroglifica sarà integrata da opere contemporanee di Luciano Dall'Acqua, che ha dedicato alla lunga stagione dell'arte egizia sculture in vetro unite a dipinti e incisioni.
VALLE DEI RE
L’esposizione arriva a Varese dopo il successo ottenuto in altri importanti musei e porterà il visitatore sulla sponda ovest del Nilo. In una valle vicino a Tebe (oggi Luxor), nel villaggio di Deir el-Medina, abitava una comunità artigiana che lavorò per volere dei faraoni del Nuovo Regno (1500-1050 a.C.) alla realizzazione delle tombe della Valle dei Re e della Valle delle Regine.
Il Museo Castiglioni sorge nella dépendance di Villa Toeplitz (viale Vico 46) ed è frutto della donazione di migliaia di reperti etnologici e archeologici fatta dai fratelli Alfredo e Angelo Castiglioni al Comune di Varese.
La mostra è stata sostenuta da Rotary Club Varese-Verbano, Associazione UNI3Varese, Fondazione Comunitaria del Varesotto Onlus e si avvale della consulenza di studiosi di primo piano nel campo dell'egittologia, come Alessandro Roccati (Accademia delle Scienze di Torino) ed Emanuele Ciampini (Ca' Foscari di Venezia), e archeologi come Paola Zanovello (Università di Padova). 

Sede e info: Dépendance Parco pubblico di Villa Toeplitz, viale Vico 45, Varese. Tel. 0332/1692429 o 33496877111. Orari: giovedì, venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 19; biglietti: intero 7 euro, ridotto 5, visite guidate 5.

Varese, aperta La Nuova Brunella

È un Centro multiservizi per le disabilità e la famiglia realizzato dalla Fondazione Piatti onlus nell’ex convento dei Frati Francescani

A Varese, dove una volta c’era l’ex convento dei Frati Francescani, ora è operativa una struttura dedicata ai crescenti bisogni delle persone con disabilità e delle famiglie che vivono una condizione di fragilità. È La Nuova Brunella–Centro multiservizi per le disabilità e la famiglia, dal 25 settembre aperta in via Francesco Crispi n.4 dalla Fondazione Renato Piatti onlus.
All’inaugurazione hanno partecipato: la presidente Cesarina Del Vecchio insieme con il direttore generale della Fondazione Renato Piatti, Michele Imperiali; il direttore generale della sanità regionale Giovanni Daverio; il presidente della Provincia, Gunnar Vincenzi, e il sindaco di Varese, Attilio Fontana; i presidenti di Anffas Nazionale, Roberto Speziale, Anffas Varese, Paolo Bano, e Fondazione Istituto La Casa, Carlo Negri; monsignor Franco Agnesi e padre Francesco Bravi per i Frati Minori di Lombardia; il direttore generale Asl Varese, Paola Lattuada, e Andrea Mascetti, componente Commissione di Beneficenza di Fondazione Cariplo.
Con una superficie totale di 4.000 metri quadrati lo stabile riunisce in un’unica struttura la clinica, la riabilitazione precoce, la residenzialità, la formazione, la ricerca, la sperimentazione scientifico-sociale, oltre l’accoglienza, l’ascolto e l’accompagnamento delle famiglie. Non mancano cortili e giardini in cui gli ospiti della comunità alloggio potranno trascorrere momenti di svago, curare le piante e un domani seminare e coltivare anche un orto.
SERVIZI
I servizi, sviluppati su cinque livelli, sono:

1) il Centro riabilitativo per l’infanzia e l’adolescenza (percorsi riabilitativi per bambini - inizialmente 30 – con diagnosi di autismo o disturbo pervasivo dello sviluppo);
2) il Punto unico di accoglienza e il Centro residenziale per giovani e adulti (comunità alloggio per 10 persone con disabilità intellettive e relazionali);
3) sedi sociali di Fondazione Renato Piatti onlus, Anffas Varese e Associazione sportiva Asa Varese;
4) il Centro per la famiglia (sostegno a famiglie con bambini nascituri, bambini, giovani, adulti e anziani in condizione di disabilità e altre forme di fragilità) e il Centro Studi e Formazione (corsi di formazione e aggiornamento per operatori addetti a persone con disabilità e loro famiglie);
5) l’attuale consultorio familiare accreditato della Fondazione Istituto la Casa di Varese, che dal 1966 promuove servizi e attività di assistenza e cura per le famiglie in campo culturale, pedagogico, medico, psicologico, giuridico ed etico.
LAVORI
La Nuova Brunella, partita con la posa virtuale della prima pietra il 15 maggio del 2014, ha preso il via nel luglio 2014 e, nell’arco di un anno, è giunta a conclusione. Costo complessivo, 3 milioni e 500 mila euro, finanziato con fondi di Fondazione Cariplo (1 milione e 200mila euro), Anffas onlus di Varese e Fondazione Istituto La Casa di Varese onlus, cittadini, imprese e altre fondazioni.
Le prossime tappe prevedono l’apertura del Centro residenziale per giovani e adulti (fine 2015-inizio 2016) e, per il primo semestre 2016, quella del Centro riabilitativo per l’infanzia e l’adolescenza. Entro la fine del 2016 è atteso l’avvio anche del Centro per la famiglia.  

Varese, riapre il Museo Castiglioni

A Villa Toeplitz raccolti straordinari reperti e documentazioni sulle civiltà preistoriche e popolazioni africane, le miniere dell’oro e un misterioso minerale di origine celeste

Una “sala dei graffiti” molto più ampia e meglio illuminata. La “sala egizia” completamente ripensata e arricchita e la “sala Tuareg” radicalmente rimodernata. E poi un nuovo ingresso, il bookshop, una funzionale sala audiovisivi e altre novità esaltano l’attrattività del Museo Etnografico Castiglioni, che dal 20 giugno è stato riaperto a Villa Toeplitz (via G.B.Vico 46).
L’esposizione è stata profondamente rinnovata e ampliata grazie al contributo di Regione Lombardia, Comune di Varese e associazione Conoscere Varese, che da alcuni mesi ha avuto in gestione il museo. L’apparato didascalico e iconografico è stato aggiornarlo alla luce di recenti studi e testi e didascalie sono stati tradotti in inglese per facilitare la visita ai turisti stranieri. Un sito internet offre ora approfondite informazioni sui più importanti studi effettuati dai fratelli Castiglioni e, concepito con i più recenti criteri, è integrato coi principali social network e predisposto per divenire, nel prossimo futuro, la piattaforma per le visite guidate.

ORIGINE DEL MUSEO
Il museo, inserito nel sistema culturale “VareseMusei”, è nato dalla donazione di migliaia di reperti effettuata da Alfredo e Angelo Castiglioni al Comune di Varese.
Per sessanta anni i gemelli Castiglioni hanno condotto missioni di ricerca e documentazione etnologica e archeologica soprattutto in Africa. In questo lungo periodo hanno avvicinato numerosi gruppi etnici, tecnologicamente arretrati, come le popolazioni paleonegritiche del Nord Cameroun (Matakam, Mofou, Kapsiki ecc, e i Sombas dei monti Atakora del Togo), presso i quali soggiornarono a lungo nel lontano 1959, le popolazioni nilotiche dell’alto Nilo Bianco (Mundari, Dinka, Nuer, ecc) e le popolazioni di foresta (i pigmei del Gabon, gli Ewe’ e i Fon stanziati nell’area equatoriale del Golfo di Guinea).
Reperti e documentazioni foto-cinematografiche ormai irrepetibili permettono ai visitatori di immergersi in uno mondo lontano e scomparso.

AMBIENTI E “QUADRI” STRAORDINARI
Un affascinante unicum è la tenda tuareg, ricostruita con decine di pelli di capretto, sapientemente cucite e ammorbidite con grasso e dipinte di ocra rossa. Racchiude tutti gli oggetti della vita quotidiana di questo famoso e, in parte, ancora misterioso popolo del deserto, nonché i loro utensili, le loro armi, i giacigli, le sacche di pelle decorate, la gioielleria in argento.
Altro incanto suscitano i graffiti dei fiumi di pietra, “una straordinaria pinacoteca all’aperto di arte preistorica”. I graffiti rupestri dell’uadi Bergiug, in Libia, sono stati rintracciati negli alvei di antichi fiumi ora dissecati (“i fiumi di pietra”, per l’appunto) sulle cui pareti popolazioni preistoriche hanno lasciato tracce del loro passaggio e della loro attività.
Elefanti, rinoceronti, ippopotami, giraffe, antilopi, bovini e tutta la “grande fauna selvaggia” sono rappresentati in un ambiente desertico. Nel museo sono esposti 21 calchi di scene di caccia e trappole per la cattura di grandi animali. Si tratta di riproduzioni perfette degli originali - “quadri” unici che solo Varese possiede - ottenute dai fratelli utilizzando una apposita resina epossidica, messa a punto dalla Ciba.

LA CITTÀ DI BERENICE PANCRISIA
Il 12 febbraio 1989 l’équipe Castiglioni ritrovò la dimenticata città di Berenice Pancrisia, nel deserto nubiano sudanese, la città “tutta d’oro” menzionata da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia di cui si era persa l’ubicazione. Un ritrovamento che l’Accademico di Francia Jean Vercoutter annoverò «tra le grandi scoperte dell’archeologia».
I due ricercatori hanno documentato decine di insediamenti minerari abbandonati, compresi in uno spazio temporale dall’Egitto faraonico al periodo medievale arabo. Un mondo legato all’estrazione dell’oro dove erano ancora visibili i ruderi dei sommari ricoveri dei minatori e gli utensili litici (macine, pestelli. incudini) utilizzati per frantumare il quarzo aurifero e polverizzarlo poi con le macine a rotazione per ottenere una polvere sottile, «come farina» (ci informa Diodoro Siculo), che veniva successivamente lavata su piani inclinati per liberare le minute particelle d’oro. Un lavoro disumano che fece scrivere a Diodoro Siculo che «l’unica speranza dei condannati alle miniere era in una rapida morte1.
Nel museo troviamo alcune macine e gli altri semplici utensili litici necessari all’estrazione dell’oro. Per meglio comprendere l'asprezza del lavoro legato alla sua produzione, nel Museo sono esposti quaranta chili di quarzo aurifero dal quale, se venissero effettuate le fasi di frantumazione, polverizzazione, lavaggio della polvere, si otterrebbero giusto le pagliuzze d’oro messe in mostra.
La ricerca dei fratelli Castiglioni nel deserto nubiano si è protratta per qualche decennio e ha permesso di riscoprire le antiche piste dell’oro, della penetrazione militare egizia diretta alla conquista della Nubia e le più recenti piste dei pellegrini islamici attraverso il deserto diretti ai porti d’imbarco sul Mar Rosso.

LE MINIERE DI CLEOPATRA E LA MISTERIOSA SILICA GLASS
Accanto all’oro le ricerche del team Castiglioni hanno portato anche al ritrovamento delle antiche e dimenticate miniere di smeraldi, in Egitto, impropriamente chiamate le miniere di Cleopatra, e permesso di documentare le antiche zone di estrazione della selce che scheggiata in taglienti lamine veniva inserite in falci di legno (due “copie” si trovano nel Museo, opera di Gianni Moro di Oderzo), utensili agricoli ampiamente usati nell’Egitto faraonico per mietere i cereali.
A Villa Toeplitz sono esposti anche alcuni pezzi di Silica Glass, il misterioso minerale risalente a trenta milioni di anni fa che, sembra, sia stato prodotto da un corpo celeste. Un minerale conosciuto anche nell’Egitto faraonico e che troviamo inserito al centro di un pettorale di Tutankhamon, tagliato a forma di “keper” lo scarabeo stercorario simbolo di rinascita (che si riteneva fosse di calcedonio) e che recenti analisi hanno stabilito trattarsi di Silica Glass. 

Milano, uno sconosciuto Leonardo tra cibo e vigna

Due diversi progetti hanno portato a riscoprire una sua vigna vicina al Cenacolo e gli scritti su cibo e natura
Casa Atellani
Vigna  di Leonardo

Di Leonardo pittore, architetto, ingegnere, scenografo, scrittore e via elencando si sa un po’ tutti, ma di Leonardo vignaiolo e cultore del cibo sicuramente in molto meno. A gettare luce su questi altri aspetti del genio vinciano è la mole di iniziative sollecitate da Expo non solo da Palazzo Reale al Castello, dai Navigli alla Galleria, ma anche da Palazzo Bagatti a Palazzo degli Atellani.
Al rapporto tra Leonardo da Vinci e Milano la Regione Lombardia ha dedicato una articolata serie di iniziative culturali. Il panorama abbraccia l'opera di ingegneria sulle vie d'acqua in collaborazione con la società Navigli Lombardi. A cura dell' “ambasciatore delle Belle Arti” Vittorio Sgarbi sono stati allestiti alcuni padiglioni sul Cenacolo di Santa Maria delle Grazie e la preziosa esposizione della Bella Principessa.
A questi eventi si aggiunge la particolare iniziativa “E Leonardo Parlò-Cibo e natura negli scritti del genio di Vinci”, una serie di letture/recitazioni di opere vinciane sul cibo e la natura, realizzate in collaborazione con il Museo della Scienza e della Tecnica, Randastad spa, Il Sole 24ore, Centro sperimentale di Cinematografia-Lombardia e Museo Bagatti Valsecchi.

IL GENIO E IL CIBO - Si tratta di una serie di letture/recitazioni di opere vinciane che hanno come tema il Cibo e la natura tratti da 'Il Bestiario' e 'Le Novelle'. Buona parte di questi testi raccontano di tematiche legate al cibo e alla natura. Pur essendo brevi, sono assolutamente gustosi anche dal punto di vista dell'ironia e della acutezza intellettuale.
La preferenza è ricaduta su 'Scritti Scelti' riportati in un agile volumetto pubblicato nell'edizione 'Gli indispensabili' e curato dal gruppo editoriale 'Il Sole 24ore'. Di questo volume sono stati selezionati i seguenti componimenti: dal 'BESTIARIO': Amore di virtù, Gratitudine, Ingratitudine, Crudeltà, Liberalità, Giustizia, Fedeltà ovver lialtà, Falsità, Busia, Fortezza, Magnanimità, Vana gloria, Umiltà, Superbia, Gola, Lussuria, Ostriga: pel tradimento Coccodrillo: ipocresia, Lione, Taranta, Correzione, Astinenza, Castità.
Dalle 'NOVELLE' sono tratti i brani: La penitenza dell'acqua, L'inchiostro e la carta, L'alloro, il mirto, il pero, La farfalla e la fiamma della candela, La fiamma e la candela, Il ragno e il grappolo d'uva, Il cedro ambizioso, Il fuoco superbo e il paiolo, L'ostrica, il topo e la gatta, La vite e l'albero vecchio, La penna e il temperino, La vendetta del vino, Il merlo e il rovistico, La scimma e l'uccellino, La rete e i pesci, La noce e il campanile, La pulce sul cane.
Le letture/recitazioni, affidate agli attori Giulia Faggioni, Daniele Monachella e Francesco Wolf, sono state videoregistrate nel Museo Bagatti Valsecchi. Il materiale è realizzato nel formato adatto per la trasmissione sul web e sarà messo a disposizione di scuole, enti musei e di tutti coloro che vorranno usufruirne.

LA VIGNA DI LEONARDO
Ma la sorpresa maggiore sulla figura del grande genio toscano è sicuramente “La vigna di Leonardo”, ritornata a piena vita e bellezza nella Casa degli Atellani, vicina a S. Maria delle Grazie. Un progetto realizzato in collaborazione con Confagricoltura e RaiCom ha riscoperto e ripristinato un fazzoletto di terra donato dal duca di Milano Ludovico il Moro a Leonardo a riconoscimento dei suoi capolavori e delle sue varie opere per Milano.
Lo splendido palazzo sorge in corso Magenta 65 e custodisce pitture antiche di scuola del Luini mescolate con restauri di Piero Portaluppi. Il passaparola sulla apertura è stato rapido. Nel giro di pochi giorni si sono create file di visitatori, incantati dalla bellezza e dalla suggestione del sito. 

Via Regina, recuperato l'antico percorso tra Italia e Svizzera

Il tracciato pedonale di 110 chilometri mappato con geoportali
monte Bisbino (Como) panorama dalla vetta, foto Cai Luino

La Via Regina Lariana, l’antico tracciato pedonale di circa 110 chilometri tra Italia e Svizzera, è di nuovo percorribile. Da Como a Sorico residenti e turisti potranno riscoprire bellezze paesaggistiche e testimonianze culturali con nuove strumentazioni sia tecnologiche, sia tradizionali.
A Milano, il 15 giugno, sono stati presentati a Palazzo Pirelli i risultati del progetto “I cammini della Regina” (www.viaregina.eu), finanziato nell'ambito del Programma di cooperazione transfrontaliera Italia-Svizzera 2007-2013 (Interreg). Alla sua realizzazione hanno partecipato Politecnico di Milano, Polo Territoriale di Como (capofila), Fondazione Politecnico di Milano, Associazione Iubilantes, Supsi (Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana), Comune di Cernobbio, Comunità Montana Lario Intelvese, Comunità Montana Valli del Lario e del Ceresio, Consorzio Frazioni Corti Acero (Muvis), Museo della Via Spluga di Campodolcino, Università degli Studi di Pavia.
Tra i relatori, l’assessore regionale Massimo Garavaglia, la prorettrice del Polo di Como Maria Antonia Brovelli, il professore Supsi in Ingegneria geomatica Massimiliano Cannata.

NOVITÀ DEL PROGETTO
L'antica Via Regina, sviluppatasi sulla sponda occidentale del Lario, è una via di comunicazione transalpina antichissima, documentata sin dall'età romana. Insieme alla Via Francisca e alla Via Spluga italo-svizzera costituisce un fondamentale sistema di collegamento transalpino di mobilità dolce, di cui sino a oggi non si erano colte le potenzialità di sviluppo.
Attraverso la collaborazione tra esperti di itinerari culturali, ingegneri geomatici, associazioni e Istituzioni, progettisti del paesaggio, architetti e designer, il cammino è stato rilevato e valorizzato nei suoi punti critici, sino a raggiungere una continuità di percorso. L'uso dei geoportali permette di navigare tramite pc o dispositivi mobili. Grazie a innovativi GIS è stata sviluppata un'applicazione che permette a escursionisti e turisti di trasmettere dati su quanto di interessante appaia loro durante il cammino: edifici storici, monumenti, punti panoramici, ma anche segnalazioni di rischi o interruzioni.

STRUMENTI E CONNESSIONI
Durante i lavori è stato compiuto un minuzioso lavoro di raccolta dati, poi elaborati con una nuova forma di mappatura, detta di geocrowd-sourcing territoriale. Queste applicazioni innovative hanno consentito di rilevare e archiviare informazioni in un'ottica di conservazione dei beni culturali. Agli strumenti tecnologici si sono affiancati quelli tradizionali: guide cartacee, segnaletica, punti di informazione sul cammino.
Si è aperta anche una collaborazione con il progetto Interreg 'Il paesaggio culturale alpino su Wikipedia', che mira alla creazione di informazioni di carattere turistico e culturale.
Sul versante svizzero il progetto è stato allineato con “Ticino Turismo”, che prevede la promozione di itinerari a piedi nel Canton Ticino. Sul territorio italiano si sta creando un'importante sinergia con il progetto della Via Spluga e Via Francisca, considerate come un continuo della Via Regina. 

Milano, Leonardo, i Leonardeschi e la Corte degli Sforza nelle collezioni del Museo Poldi Pezzoli

Dal 15 maggio al 28 settembre la Casa museo ospita la mostra "Sotto il segno di Leonardo"
mostra Poldi Pezzoli

In occasione dell’Esposizione Universale, e all’interno del cartellone di ExpoinCittà, il Museo Poldi Pezzoli di Milano propone una mostra di grande attrattiva che traverserà primavera ed estate (dal 15 maggio al 28 settembre), “Sotto il segno di Leonardo. La magnificenza della corte sforzesca nelle collezioni del Museo Poldi Pezzoli” . Con essa la casa di via Manzoni ricorda il ruolo fondamentale del capoluogo lombardo negli ultimi decenni del Quattrocento quando, durante il ducato di Ludovico il Moro, diventò la capitale europea più importante nella produzione e nell’innovazione delle arti del “lusso” oltre che della pittura, proprio anche grazie alla presenza di Leonardo da Vinci. In ideale collegamento con le principali iniziative programmate in città per Expo 2015 (in particolare le mostre a Palazzo Reale: Arte lombarda dai Visconti agli Sforza e Leonardo da Vinci 1452-1519. Il disegno del mondo), porta al pubblico le sue collezioni permanenti e uno dei nuclei più significativi, le opere realizzate per la corte degli Sforza.

Negli anni di regno di Ludovico il Moro, Milano diede grande impulso alle arti, anche alla produzione di tessuti di seta preziosa e, nel campo dell’oreficeria, all’uso dello smalto traslucido e dipinto, alla lavorazione delle pietre e dei metalli preziosi. Le creazioni lombarde godettero di una splendida fioritura, testimoniata in mostra da una selezione di capolavori appartenenti al Museo Poldi Pezzoli, alcuni non esposti permanentemente per ragioni conservative. Tra essi, i tessuti rinascimentali in seta, oro tinti con coloranti tra i più pregiati, i rarissimi paliotti in velluto con ricamate le imprese sforzesche e le insegne di Beatrice d’Este, moglie di Ludovico il Moro. (Da oltre sei anni non sono esposti al pubblico per motivi conservativi). Uno di essi è presentato per la prima volta senza il ricamo del volto (esposto in cornice) per mostrare – novità assoluta – un raffinato disegno raffigurante il volto del Christus patiens che un artista, di cui si proporrà di individuare l’identità, ha tracciato sulla seta come guida per i ricamatori.
L’influenza di Leonardo sull’arte milaneseè rappresentata anche attraverso un piccolo bronzo, recentemente indagato dagli studiosi. Le ricerche sono per la prima volta presentate con completezza al pubblico. Si tratta di un Guerriero con scudo che riprende una piccola figura accovacciata sotto gli zoccoli di un cavallo. E' delineata in un’incisione e riproduce i disegni di Leonardo da Vinci preparatori per il monumento equestre di Francesco Sforza, padre di Ludovico il Moro.
È anche come pittore che Leonardo influenza la scuola artistica milanese e lombarda. Per testimoniare il suo influsso, ogni dipinto della scuola leonardesca è affiancato da un pannello didattico. Tra le opere, Madonna col Bambino (Madonna della rosa) di Giovanni Antonio Boltraffio, primo allievo di Leonardo a Milano, Madonna che allatta il Bambino, che riflette la composizione della Madonna Litta di Giovanni Antonio Boltraffio conservata all’Ermitage di San Pietroburgo, nata da un progetto leonardesco e a lungo attribuita allo stesso Leonardo, Madonna con il Bambino di Giampietrino che reca sul retro la raffigurazione di un solido geometrico disegnato dallo stesso Leonardo, l’Icosidodecaedro regolare, Riposo durante la Fuga in Egitto di Andrea Solario. Firmato e datato 1515, questo grande capolavoro fu ritenuto da Gian Giacomo Poldi Pezzoli l’opera più importante e di maggior valore della sua collezione. Il recente restauro, come afferma la direttrice del museo, Annalisa Zanni, «permette ai visitatori della mostra di apprezzare pienamente questo celebre dipinto, eseguito dal pittore forse più originale tra tutti i leonardeschi lombardi, insieme a Giovanni Boltraffio».

Come si diceva, l’iniziativa del Poldi Pezzoli fa parte del cartellone di ExpoinCittà, il progetto di Comune e Camera di Commercio di Milano che riunisce più di 23 mila appuntamenti durante il semestre dell’Esposizione e permette di conoscere in tempo reale cosa avviene in città attraverso la app, il sito web, i social network, e il blog in 6 lingue. Inoltre i visitatori delle mostre in corso a Palazzo Reale, presentando il biglietto alla biglietteria del Museo Poldi Pezzoli, avranno diritto all’ingresso ridotto.

SOTTO IL SEGNO DI LEONARDO. LA MAGNIFICENZA DELLA CORTE SFORZESCA NELLE COLLEZIONI DEL MUSEO POLDI PEZZOLI 15 maggio - 28 settembre 2015
Museo Poldi Pezzoli, via Manzoni 12, Milano, tel. 02 794889 | 02 796334
Apertura: da mercoledì a lunedì, dalle 10 alle 18, chiuso il martedì Ingresso 10 euro | 7 ridotto. Info: www.museopoldipezzoli.it

Maccagno con Pino e Veddasca, riprese le ricerche della torpediniera Locusta

É iniziata, venerdì 23 aprile, la ricerca del relitto della torpediniera della guardia di finanza “Locusta”, il battello incrociatore in acciaio di venti metri naufragato nel lago Maggiore circa 120 anni fa. Con dodici membri di equipaggio prestava servizio anticontrabbando sul confine lacustre tra Italia e Svizzera e l’8 gennaio 1896 fu sorpreso da una tempesta al largo di Punta Cavalla fra Maccagno e Zenna.
Finora senza esito tutti i tentativi di ricerca, l'ultimo dei quali effettuato nel 2006 in occasione del 110° anniversario del naufragio. Non sono mai stati ritrovati né la torpediniera, né i membri d'equipaggio.

Questa volta le speranze del ritrovamento appaiono molto più consistenti, grazie all’intervento dell'ingegner Guido Gay, di Lugano, conosciuto a livello mondiale nel campo dell'esplorazione marina. Le operazioni di scandaglio avvengono dal pelo dell'acqua, senza inabissarsi. Una tecnologia dell'ingegnere permette una più puntuale e precisa scansione del fondale e ha già permesso di individuare, nel 2012, il relitto della corazzata "Roma", affondata lungo le coste della Sardegna nel 1943. Una particolarità: Gay svolge il suo compito gratuitamente, salvo vitto e alloggio.
L’operazione, che riprende ancora mercoledì per due giorni, è stata decisa dal presidente dell’Autorità di Bacino Lacuale dei Laghi Maggiore, Comabbio, Monate e Varese, Federico Caldesio. La guardia di finanza collaborerà con il Roa (reparto operativo aeronavale) di Como.
Nella foto: Un’immagine d’epoca della torpediniera Locusta. 

Varese, all’Ateneo dell’Insubria la memoria storica di Antonia Pozzi

Biblioteca personale e archivio con quaderni, libri fotografie, lettere raccolti nel Centro Internazionale Insubrico “Carlo Cattaneo” e “Giulio Preti”
Fabio Minazzi, Graziella Bernabò, suor Onorina Dino, Guido Agostoni
Pagine dall'Archivio

È sorto a Varese nella primavera del 2010 e ha già raccolto migliaia di volumi e una nutrita serie di archivi. Con l’arrivo del Fondo Pozzi, inaugurato il 29 gennaio, il Centro Internazionale Insubrico “Carlo Cattaneo” e “Giulio Preti” dell’ateneo dell'Insubria vanta ora un patrimonio archivistico e bibliotecario, che, secondo il suo direttore scientifico Fabio Minazzi, «assume un profilo di assoluta eccellenza ed unicità in ambito nazionale».
Manoscritti autografi, lettere, quaderni, fotografie e libri di Antonia Pozzi (Milano 1912-1938) sono stati donati dalla Congregazione Suore del Preziosissimo Sangue di Monza e sistemati nella neonata sede del Centro, inaugurata a fine 2014 nel Collegio Cattaneo, posto dentro il cuore del nuovo Campus di Bizzozero.
Alla presentazione sono intervenuti il rettore dell’Insubria, Alberto Coen Porisini, il professore Fabio Minazzi, suor Onorina Dino della Congregazione Suore del Preziosissimo Sangue e archivista storica della Pozzi, la studiosa della Pozzi Graziella Bernabò e il sindaco di Pasturo Guido Agostoni. Durante la cerimonia è stato illustrato il progetto culturale e civile “Adotta un Archivio”, che prevede anche donazioni libere.

POZZI E LA “SCUOLA DI MILANO”
Antonia Pozzi, come ha scritto Fulvio Papi, professore emerito dell’università di Pavia oltre che rinomato studioso della Pozzi, «dopo il ’34-’35, apparteneva, per studi e frequentazioni, a quel gruppo di giovani intelligenze filosofiche, poetiche e letterarie che oggi comunemente chiamiamo appunto Scuola di Milano». La sua origine risale agli anni Trenta del Novecento, quando intellettuali di varia attività si riunirono attorno al magistero del filosofo Antonio Banfi (1886–1957).
L’archivio di Antonia Pozzi comprende tutti i manoscritti autografi, le lettere, i quaderni, la produzione fotografica, unitamente alla sua biblioteca personale. «La Pozzi, ha dichiarato Minazzi, non fu solo una grande poetessa, ma anche una grande fotografa che ha intrecciato queste due sue passioni con il suo amore per la montagna, la natura e gli uomini colti nella quotidianità della loro vita».
La donazione del fondo al Centro Internazionale Insubrico ha una precisa ragione spiegata da Minazzi. «Il Centro, giunto al suo quinto anno di attività, dispone attualmente di circa diecimila volumi e di una quindicina di archivi, la maggior parte dei quali documentano proprio la storia della “scuola di Milano” nella quale si sono formati studiosi, filosofi e poeti come Giulio Preti, Daria Menicanti, Vittorio Sereni, Antonia Pozzi, Maria Corti, etc.».

ORIGINE DEL CENTRO INSUBRICO
Il Centro Internazionale Insubrico è nato grazie all’acquisizione di due straordinari fondi archivistici: il fondo delle carte autografe di Carlo Cattaneo dall’esilio luganese alla morte, donate dall’avvocato Guido Bersellini di Milano, e il fondo del filosofo pavese Giulio Preti, messo a disposizione da Fabio Minazzi.
Attorno a quest’asse si è aggiunta una serie di archivi concernenti la “Scuola di Milano”. Le acquisizioni spaziano dalle carte dell’Archivio segreto di Antonio Banfi (dal soggiorno berlinese d’inizio secolo fino alla morte) a tutto il Fondo archivistico di un filosofo di levatura europea come il pavese Giulio Preti (1911-1972). L’elenco comprende poi alcune carte inedite di altri eminenti allievi banfiani, come i poeti Vittorio Sereni (1913-1983) e Daria Menicanti (1914-1995), i filosofi Guido Morpurgo-Tagliabue (1907-1997) e Giovanni Vailati (1863-1909), e l’archivio del filosofo vivente Evandro Agazzi.

ARCHIVI E BIBLIOTECHE DEL CENTRO
Questi i principali fondi archivistici e bibliotecari finora pervenuti al Centro varesino:
*Archivio del filosofo e politico Carlo Cattaneo (1801-1869);
*Archivio del filosofo pavese Giulio Preti (1911-1972);
*Archivio segreto del filosofo Antonio Banfi (1886–1957);
*Archivio e Biblioteca della poetessa Antonia Pozzi (1912-1938);
*Biblioteca e Archivio della filosofa Aurelia Monti;
*Biblioteca e Archivio del filosofo Evandro Agazzi;
*Carte inedite del filosofo Giovanni Vailati (1863-1909);
*Carte inedite del poeta luinese Vittorio Sereni (1913-1983);
*Carte inedite del filosofo Guido Morpurgo-Tagliabue;
*Biblioteca ed Archivio del filosofo Bruno Widmar;
*Biblioteca ed Archivio della studiosa di estetica Clementina (Titti) Pozzi;
*Biblioteca del fisico Domenico Tullio Spinella;
*Archivio di cartolettere di vari esponenti della “scuola di Milano” banfiana;
*Biblioteca del filosofo Gabriele Scaramuzza;
*Archivio del filosofo Fulvio Papi;
*Archivio Storico del Territorio del Laghi Varesini.
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Nella foto (da sinistra): Fabio Minazzi, Graziella Bernabò, suor Onorina Dino, Guido Agostoni. 

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