Edizione n. 20 di mercoledì 19 giugno 2019

Varese, alla scoperta della mitica Terra di Punt

A Villa Toeplitz il punto sulla campagna di scavi sull'antico porto del Mar Rosso
Adulis campagna di scavo 2019. Lo scheletro scoperto nella chiesa degli inglesi. Foto Università Insubria

Per ora, sono certe le sue eccezionali testimonianze paleocristiane, rappresentate da tre basiliche risalenti al V-VI secolo, le più antiche del Corno d’Africa. In futuro, l'eventuale ritrovamento di reperti di origine egizia potrebbe confermare che la zona di Adulis, l’importante sito archeologico dell’Eritrea, corrisponda effettivamente alla mitica Terra di Punt dei tempi dei faraoni.
A Varese, venerdì 7 giugno 2019 (alle 17), saranno presentati a Villa Toeplitz i risultati emersi dalla campagna di scavi conclusasi a marzo e che da anni vede impegnati il Ministero della Cultura e dello Sport dell’Eritrea, il Museo Nazionale di Asmara e quello regionale di Massawa, l’Università Cattolica e il Politecnico di Milano, l’Università Orientale di Napoli, il Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana del Vaticano.
All’équipe si è quest’anno unita anche l’Università dell’Insubria e il suo dottorando Omar Larentis illustrerà nella conferenza, organizzata in collaborazione con il Centro ricerche sul deserto orientale (Cerdo) e con il Museo Castiglioni, i risultati delle analisi antropologiche e delle ricerche archeologiche che lo hanno coinvolto. Altri relatori sono l’archeologo Angelo Castiglioni e la docente dell’Università Cattolica di Milano Serena Massa. Chiuderà la conferenza una visita guidata alla mostra «Magie d’Africa. Religioni, misteri, simboli» che si è da poco inaugurata.

Adulis, nota per le fonti antiche come Plinio il Vecchio, era probabilmente già stata raggiunta dalle spedizioni faraoniche nel II millennio a.C., che identificavano questa zona della costa meridionale del Mar Rosso con il nome di Terra Punt, nella quale ricercavano merci rare ed animali esotici. In quell’antico porto sul Mar Rosso i varesini Alfredo e Angelo Castiglioni hanno avviato nel 2011 un importante progetto di cooperazione internazionale, che ancora una volta sta rivelando risultati scientifici e storici.
Gli scavi stanno ogni anno rivelando sempre maggiori informazioni su questa straordinaria città del Corno d'Africa, sepolta da una violenta alluvione forse accompagnata anche da un terremoto. Questa ipotesi è suggerita dagli oggetti rinvenuti interi negli strati del terreno e dai tesoretti di monete occultati in vasi di terracotta, abbandonati in fretta dagli abitanti per sfuggire alla catastrofe, come avvenne per Pompei di fronte all’avanzata dei lapilli e delle ceneri dell’eruzione vesuviana. Gli scavi stratigrafici, attualmente circoscritti alle fasi più recenti del sito, hanno portato alla scoperta di eccezionali testimonianze paleocristiane.