Edizione n. 16 di mercoledì 25 aprile 2018

Arte

Quattromila anni a cavallo, dagli Sciti agli Etruschi fino ai tempi nostri

Alla Pinacoteca Züst di Rancate (Cantone Ticino) la frequentazione uomo-cavallo attraverso morsi, speroni, staffe ma anche dipinti, incisioni e libri antichi
dalla locandina

Morsi da cavallo, speroni e staffe di epoca mesopotamica, greca, romana, medievale e rinascimentale, con alcuni pezzi che risalgono addirittura al 1.400 a.C. Parata di dipinti, incisioni e libri antichi. Ecco, per sommi capi, la mostra “Il Cavallo: 4’000 anni di storia. Collezione Giannelli“ in calendario dal 6 maggio al 19 agosto 2018 alla Pinacoteca cantonale Giovanni Züst di Rancate (Cantone Ticino) a cura di Alessandra Brambilla e Claudio Giannelli.
Serie di morsi italici e dell’antico Luristan (regione montagnosa degli Zagros), considerate di ineguagliabile rarità e bellezza, tracciano il percorso dell'Equus frenatus, il cavallo regolato nei suoi movimenti e nella sua andatura attraverso il morso. Lo completano dipinti, incisioni, libri antichi e un cavallo a dondolo di epoca settecentesca, appartenuto a un pargolo di sangue blu.

GENERE ANTICHISSIMO
Quattromila anni non sono molti se rapportati ai quattro milioni e più di anni di storia del genere Equus, che ha dato origine a tutti i cavalli contemporanei, agli asini e alle zebre. Risale a circa settecento mila anni fa il genoma del più antico cavallo che sia stato finora sequenziato. «Si tratta – spiegano i curatori della mostra - di un Equus lambei, le cui ossa sono state rinvenute nel terreno perennemente ghiacciato del territorio canadese dello Yukon. Tra i quaranta e i cinquanta mila anni fa si colloca la comparsa del cavallo domestico (Equus caballus) di oggi, del quale si contano circa quattrocento razze diverse, con specialità di ogni tipo, dal traino alla corsa. Ancora più recentemente, appunto all’incirca seimila anni fa, i nomadi delle steppe asiatiche addomesticarono probabilmente i primi cavalli. Da quel momento, il rapporto tra l’uomo e l’animale si è fatto intenso, persino simbiotico».
La mostra prende il via dai manufatti di una delle popolazioni, gli Sciti, che si muovevano in quei territori e, attraverso i secoli e le civiltà, prosegue con etruschi, greci, romani, per arrivare al Rinascimento e ai giorni nostri.
POTERE E RICCHIEZZA
Il morso, oltre che simbolo di potere, è stato spesso un mezzo estetico di ostentazione della ricchezza, una chiave di identificazione e riconoscimento sociale e anche oggetto rituale. Artigiani-artisti, i fabbri hanno accompagnato la storia dell'equitazione producendo oggetti che travalicano la semplice funzione di strumento di comunicazione tra cavaliere e cavallo.
Accanto ai morsi, la mostra espone altre eccellenze della Collezione Giannelli, dai primi testi rinascimentali dei grandi maestri (Grisone, Pignatelli, Fiaschi, Ferraro...) all’Encyclopédie, con le illustrazioni riservate all’equitazione. Insieme a dipinti, incisioni, disegni, sculture. Ma anche particolari e rari accessori quali ipposandali e falere d'epoca romana, staffe in legno scolpito sudamericane, campanelline da cavallo in bronzo mesopotamiche e molto altro ancora. 

*Informazioni: Pinacoteca cantonale Giovanni Züst, CH-6862 Rancate (Mendrisio), Cantone Ticino (tel. +41(0)91.816.4791; decs-pinacoteca.zuest@ti.ch; www.ti.ch/zuest).
Orari, prezzi e servizi: 6 maggio–19 agosto 2018. Chiuso il lunedì; festivi aperto. Maggio e giugno: 9-12/14-17; luglio e agosto: 14-18, intero: chf/euro 10, ridotto (pensionati, studenti, gruppi) 8. Visite guidate su prenotazione anche fuori orario. Si accettano euro. 

Cannobio, Lo specchio del lago con Baj

Le sale espositive di Palazzo Parasi di Cannobio ospitano fino al 29 ottobre una raccolta di opere di Enrico Baj. Sono installate venti lavori incentrati sulla serie degli Specchi. Nelle sale il visitatore trova collage di specchi su materiali eterogenei, come tavola, tappezzeria, stoffa, tela, che creano spesso dei personaggi e dei mostri, come gli indimenticabili ultracorpi “Personaggio”, “A magic”, “Ultracorpo allo specchio”, insieme al “Grande Attrattore” del 1980, composto da ventisette pannelli specchianti. Alle opere si lega idealmente l'immagine dello specchio d'acqua del Lago Maggiore, sul quale si affaccia Cannobio. Compoaiono così le celebri “Modificazioni”, “Au bord du lac”,  figure popolari e kitsch , oppure “Lo scoppio è alto nel cielo” del 1953, esempio della pittura nucleare. Completano l'esposizione “Bagnanti a Gavirate” del 1947, un piccolo dipinto ad olio, e il libro d'artista “Sull'Acqua” del 2003 con tredici testi inediti di Giovanni Raboni.  

Piemonte, i musei disegnati dai bambini

Torna il 7 e 8 aprile il progetto aperto ai piccoli visitatori per visite con disegno di opere e architetture
Museo dell'arpa

Bambini dai 6 ai 14 anni in possesso dell'Abbonamento Musei Junior potranno, sabato 7 e domenica 8 aprile 2018, visitare e scoprire in maniera speciale più di 70 siti culturali del Piemonte insieme alle loro famiglie. Il weekend sarà un'occasione per disegnare a matita le opere, gli spazi e le architetture dell’immenso patrimonio culturale e artistico del territorio piemontese e liberare la fantasia con nuovi colori e forme.
Torna l’iniziativa “Disegniamo l’arte”, che dal 2014 viene organizzata da Abbonamento Musei Torino Piemonte e nel 2017 ha registrato quasi 900.000 ingressi con la tessera. Il progetto è sviluppato dall’Associazione Abbonamento Musei.it con lo sponsor tecnico Faber-Castell (ad oggi, conta circa 136.000 abbonati e oltre 250 sedi culturali convenzionate).
Dal Museo Accorsi-Ometto alla Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli e al Museo Nazionale del Cinema di Torino, dai giardini della Reggia di Venaria al Castello di Miradolo, dalla rinascimentale Casa Cavassa e dal Castello dei Principi d’Acaja di Fossano al Museo Leone e Museo Borgogna di Vercelli, non si contano le proposte dell’edizione 2018 per scoprire o riscoprire il patrimonio museale piemontese.
Per i costi e le modalità di partecipazione consultare il sito www.abbonamentomusei.it o chiamare il numero verde 800.329.329. Prenotazione obbligatoria.

Varese, "In&Out" a Villa Panza per Robert Wilson con il Fai

Quattro conferenze in Salone Estense con Roberto Piumini, Achille Bonito Oliva, Roberto Ziliani, Giovanni Agosti
dalla locandina

In occasione della mostra Robert Wilson for Villa Panza. Tales, organizzata dal FAI, Villa e Collezione Panza propone quattro incontri sul processo creativo dell’artista tra arte visuale, poesia, design, teatro e architettura. L'iniziativa rientra nel progetto della Regione per la promozione turistica delle capitali d’arte lombarde, Cult City.
Wilson, eclettico artista visuale, non rimane mai confinato all’interno di un unico mezzo espressivo. Il suo processo creativo trascende il singolo supporto e trova molteplici sbocchi: l’archetipo di un’opera, l’architettura di un edificio, la progettazione di una sedia, la coreografia di una danza, il ritmo di un sonetto o le dinamiche multiple svelate da un video ritratto.
In Salone Estense di via Sacco 5, a Varese, verranno affrontati temi diversi il 13, 20, 27 settembre e il 4 ottobre 2017, alle 21.

Programma
Mercoledì 13 settembre, La sottile Chiesa di Bob, con Roberto Piumini. Considerato dalla critica l’erede di Italo Calvino e Gianni Rodari, accompagna spesso i suoi racconti con performance teatrali e musicali ed è proprio ciò che andrà a proporre in questa occasione.
Mercoledì 20 settembre, il critico Achille Bonito Oliva, ispiratore del movimento della Transavanguardia, esaminerà attraverso i Videoportraits, la poetica di Robert Wilson e la sua trasversalità.
L’esperienza di Roberto Ziliani sarà tema della serata di mercoledì 27 settembre. Il designer, fondatore di SLAMP – marchio tra i più innovativi nell’ambito dell’illuminazione decorativa –, racconterà la sua esperienza di collaborazione con Wilson nella produzione di La Traviata, opera d’arte totale in cui la luce si fa architettura, poesia, danza, movimento.
Mercoledì 4 ottobre lo storico dell’arte e critico Giovanni Agosti indagherà La spiritualità nell’arte di Robert Wilson con un focus particolare sul rapporto tra Sacro Monte di Varese e Via Crucis dell’artista americano, installazione spaziale/sonora che rappresenta le quattordici stazioni della Croce.
Ingresso gratuito. Per informazioni su Villa e Collezione Panza: www.villapanza.it 

Piemonte, la Venere di Torino dai Musei Reali in Georgia

Con quelle di Berlino e di una collezione privata ginevrina è una delle tre attribuibili a Botticelli
Venere, 1490 circa, Musei Reali Torino

Con quella di Berlino e quella già in collezione privata a Ginevra è una delle tre Veneri attribuibili a Sandro Botticelli o alla sua bottega. È la Venere di Torino, che dal 4 ottobre al 30 novembre 2017 sarà esposta a Tbilisi, in Georgia, come rappresentante dell’Italia per il progetto Valori universali. Ai Musei Reali di Torino rimarrà in mostra fino al 28 settembre.
Con l’arrivo dell’autunno uno dei tesori più preziosi di proprietà dei Musei Reali riprende il suo tour come ambasciatore della cultura italiana nel mondo. A Tbilisi sarà collocato in una sala unica della Galleria del Museo Nazionale Georgiano. Il viaggio in Georgia s’inserisce tra le celebrazioni del venticinquesimo anniversario del ristabilimento delle relazioni diplomatiche italo-georgiane all’indomani dell’indipendenza georgiana nel quadro della dissoluzione dell’Urss..
BOTTICELLI E LE SUE VENERI
La Venere di Torino proviene dalla collezione Gualino. La prima traccia del dipinto risale al 1844, quando fu acquistata da un reverendo inglese, che in seguito la cedette a un barone. L’opera si pensava perduta nell’incendio della casa di quest’ultimo, ma fu ritrovata dagli eredi da cui la acquistò il grande collezionista biellese Riccardo Gualino. Nel 1930 la Venere divenne patrimonio della Galleria Sabauda, dove è possibile ammirarla quando l’opera, spesso chiesta in prestito ai Musei Reali, non si trova in giro per il mondo.
«La genesi della Venere di Torino – spiegano dai Musei Reali - è senz’altro da ricercarsi in La nascita di Venere, oggi custodita presso gli Uffizi di Firenze. Quest’ultima ottiene da subito un grandissimo successo, tanto che già all’epoca la committenza chiese che venissero realizzate altre immagini di questa straordinaria bellezza femminile».
Botticelli sceglie di ritrarre esclusivamente la figura della Venere, la fa stagliare sullo sfondo nero, quasi una scultura vivente; tra queste abbiamo tre testimonianze che sono arrivate fino a noi attribuibili a Sandro o alla sua bottega. Già durante la vita dell'artista, il mercante fiorentino Antonio Billi scriveva come Botticelli dipingesse bellissime donne nude e Giorgio Vasari, nelle sue Vite, confermava la testimonianza con queste parole: «Per la città, in diverse case fece tondi di sua mano, e femmine ignude assai». Solo tre Veneri sopravvivono, attribuibili a Sandro o alla sua bottega: la Venere di Berlino, quella di Torino e una già in collezione privata a Ginevra.  

Laveno Mombello, “La fauna umana” di Dietrich Bickler

Mostra personale dal 21 luglio al 24 settembre 2017 al Museo della ceramica di Cerro
Bickler, "In attesa"

Il genio ironico e il talento artistico naturale di Dietrich Bickler sono il leitmotiv della mostra personale “La fauna umana", aperta da venerdì 21 luglio a domenica 24 settembre 2017 a Palazzo Perabò di Cerro di Laveno Mombello (Varese).
Con i suoi ritratti a olio e disegni satirici in tecnica mista –annota Maria Grazia Spirito, conservatore del Museo Internazionale del Design Ceramico – «Bickler indaga la figura umana con sorridente partecipazione alle sventure comuni, alle miserie, alle grandezze e ai limiti di ciascuno». Nelle sue opere «non c’è denuncia, ma solo una divertita constatazione di una umanità che vive di verità frammentate e contraddittorie».
L’artista di origine tedesca vive in Italia dal 1948. A Milano ha frequentato i corsi serali all’Accademia di Brera con Gino Moro e nel 1971 ha allestito la sua prima mostra personale a Milano. Da allora ne sono seguite circa centotrenta in Italia, Germania, Svizzera. «In particolare – ha dichiarato Bickler - mi dedico al paesaggio mediterraneo, al ritratto e alla satira. Che campo straordinario è la fauna umana! Quant'è bello e brutto, simpatico e atroce, attraente e ripugnante, interessante e anche noiosissimo questo formicaio, dove ognuno è convinto di essere il centro dell'universo! Io ne faccio parte».
ORARIO: lunedì chiuso e 15 agosto chiuso; martedì 10-12.30, da mercoledì a venerdì 10-12.30 e 14.30-17.30, sabato e domenica 10-12.30 e 15-18. Biglietto: intero, euro 5; ridotto, euro 3; bambini fino a 14 anni, ingresso gratuito. INFO: 0332/625551.  

Verbania, nelle stanze delle meraviglie Fili e Nodi di sette artiste milanesi

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Martedì 3 aprile, dalle 17,30, inaugurazione a Verbania, in Villa Giulia, della seconda settimana di Wunderkammer. L'iniziativa, curata e organizzata da Marisa Cortese, porta nella città del Verbano un gruppo di artiste da Milano che spesso si sono incontrate in esposizioni in Italia o in giro per il mondo e volentieri fanno dialogare le loro opere. Per Wunderkammer hanno scelto un tema quanto mai congeniale a raccontarle, “Fili tra nodi e nidi”. Sono i fili delle relazioni quelli che interpretano, i nodi che, a volte, diventano modalità di paralisi, il nido come luogo accogliente ma che, in alcune situazioni, può essere percepito come pericoloso.
Oltre la curatrice del gruppo Antonella Prota Giurleo, espongono Gretel Fehr, Mavi Ferrando, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Micaela Tornaghi, Yuko Tsukamoto.
Fehr, di nazionalità tedesca, dopo gli studi artistici e di fotografia ha lavorato per note gallerie e esposto in diverse città (Istituto di cultura italiano a Chicago, Art Biennal Ankara, Sensualidad Artefiera di Monzon (Spagna), 13x17 Fuori Biennale di Venezia a cura di P. Daverio, Fuori Salone del Mobile di Milano, Triennale CRT Grafici su tela - Il sindacato Il lavoro Camera del Lavoro-Milano) ; Ferrando, genovese di nascita, architetto, scultrice, ha una approfondita carriera anche come organizzatrice di eventi; dal 1997 codirige lo spazio Quintocortile a Milano; è presente in Storia dell’arte italiana del ‘900 - Generazione anni quaranta di Giorgio Di Genova - Edizioni Bora. Magnabosco ha compiuto gli studi artistici fra Milano e Palo Alto in California, iniziando con la pittura e sperimentando poi le potenzialità di media diversi. E’ tra le fondatrici del gruppo Oltreluna (Milano 1993-2004) e si occupa del sito Storie di donne nell’arte. Magni ha utilizzato varie tecniche e sperimentato materiali di recupero inusuali trasformandoli in qualcosa di più ampio delle singole parti. Attualmente il mezzo tessile è uno dei suoi percorsi di ricerca. Prota Giurleo, artista e curatrice milanese, ha frequentato Brera e insegnato arte. Collabora con boek861.com e con le riviste Leggendaria e Noi donne; ha esposto a ogni latitudine e conduce laboratori anche nelle carceri. Tornaghi, artista e designer, realizza dipinti, gioielli, sculture e grandi installazioni. Dopo il Classico ha studiato Grafica, Design e Architettura al Politecnico di Milano. Tsukamoto nasce in Giappone, si laurea a Tokyo all’Università di Belle Arti di Musashino in pittura a olio e si specializza in litografia; in Giappone insegna arti plastiche, litografia; a Milano si laurea a Brera. 

Rancate (Mendrisio), Valeria Pasta Morelli (1858-1909) e le artiste del suo tempo

Alla Pinacoteca Züst rassegna su una delle rare donne pittrici del Canton Ticino
mostra Zust, locandina

Era figlia del dottor Carlo Pasta, consigliere nazionale e promotore, tra le altre imprese, della ferrovia e dell’industria alberghiera sul Monte Generoso. Suo zio era Bernardino Pasta, pittore della cerchia degli Induno. Fu una delle poche ragazze a frequentare l’Accademia di Brera a Milano, dove raccolse premi e riconoscimenti. Viene considerata una delle rare - e spesso confinate nell’ambito familiare e per questo motivo spesso dimenticate - donne pittrici che il Canton Ticino conti.
Ora Valeria Pasta Morelli (Mendrisio 1858-Milano 1909) trova il meritato spazio nella mostra «Arte e diletto. Valeria Pasta Morelli e le pittrici del suo tempo», aperta dal 27 marzo al 26 agosto 2018 alla Pinacoteca Züst di Rancate (Mendrisio) a cura di Mariangela Agliati Ruggia, Stefania Bianchi e Sergio Rebora con il coordinamento scientifico e organizzativo di Alessandra Brambilla.

DONAZIONE
Fulcro della rassegna è la recente donazione di trentaquattro dipinti, anfore, album di studi, medaglie e diplomi della pittrice effettuata dalla nipote Valeria Morelli Razzini (1923-2014) in memoria dell’artista e come segno di stima verso la Pinacoteca Züst.
Valeria ebbe come maestri anche Bartolomeo Giuliano e Sebastiano De Albertis e, oltre che a Milano, fu celebrata anche in patria. La Gazzetta ticinese la definì “esimia giovane artista” ricordando un suo dipinto allegorico realizzato per il carnevale di Mendrisio. Il matrimonio con un alto funzionario dell’esercito italiano chiuse tuttavia le sue ambizioni, confinandola nel circuito domestico, l’unico ritenuto adatto a una donna della sua posizione.
AMBIENTE ARTISTICO
La mostra intende far luce per la prima volta sulla personalità artistica di Valeria, contestualizzandola sia nel suo particolare ambito familiare sia tra altre donne artiste attive nel Cantone Ticino negli stessi anni. Figure come Marie-Louise Audemars Manzoni, Giovanna Béha-Castagnola, Adele Andreazzi, Olga Clericetti, Elisa Rusca, Antonietta Solari e Regina Conti appartenevano quasi tutte a famiglie della borghesia locale, non frequentavano però le Accademie né le scuole di disegno dislocate sul territorio.
«Erano donne di buona famiglia, che coltivavano privatamente la loro passione per l’arte, come un hobby piuttosto che come un lavoro, e che si esercitavano perlopiù negli studi dei pittori» notano gli organizzatori della mostra. Tra i maestri più apprezzati si ricorda Gioachimo Galbusera, che teneva nel suo atelier frequenti corsi e del quale si espongono alcuni dipinti.
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Informazioni: Pinacoteca cantonale Giovanni Züst, CH-6862 Rancate (Mendrisio), tel. +41 (0)91.816.4791. Orari: 27 marzo–26 agosto 2018; chiuso il lunedì; festivi aperto. Da marzo a giugno: 9-12/14-17; luglio e agosto: 14-18. Biglietto: intero chf/€ 10; ridotto (pensionati, studenti, gruppi): chf/€ 8. Visite guidate su prenotazione anche fuori orario. 

Milano, Leonardo, i Leonardeschi e la Corte degli Sforza nelle collezioni del Museo Poldi Pezzoli

Dal 15 maggio al 28 settembre la Casa museo ospita la mostra "Sotto il segno di Leonardo"
mostra Poldi Pezzoli

In occasione dell’Esposizione Universale, e all’interno del cartellone di ExpoinCittà, il Museo Poldi Pezzoli di Milano propone una mostra di grande attrattiva che traverserà primavera ed estate (dal 15 maggio al 28 settembre), “Sotto il segno di Leonardo. La magnificenza della corte sforzesca nelle collezioni del Museo Poldi Pezzoli” . Con essa la casa di via Manzoni ricorda il ruolo fondamentale del capoluogo lombardo negli ultimi decenni del Quattrocento quando, durante il ducato di Ludovico il Moro, diventò la capitale europea più importante nella produzione e nell’innovazione delle arti del “lusso” oltre che della pittura, proprio anche grazie alla presenza di Leonardo da Vinci. In ideale collegamento con le principali iniziative programmate in città per Expo 2015 (in particolare le mostre a Palazzo Reale: Arte lombarda dai Visconti agli Sforza e Leonardo da Vinci 1452-1519. Il disegno del mondo), porta al pubblico le sue collezioni permanenti e uno dei nuclei più significativi, le opere realizzate per la corte degli Sforza.

Negli anni di regno di Ludovico il Moro, Milano diede grande impulso alle arti, anche alla produzione di tessuti di seta preziosa e, nel campo dell’oreficeria, all’uso dello smalto traslucido e dipinto, alla lavorazione delle pietre e dei metalli preziosi. Le creazioni lombarde godettero di una splendida fioritura, testimoniata in mostra da una selezione di capolavori appartenenti al Museo Poldi Pezzoli, alcuni non esposti permanentemente per ragioni conservative. Tra essi, i tessuti rinascimentali in seta, oro tinti con coloranti tra i più pregiati, i rarissimi paliotti in velluto con ricamate le imprese sforzesche e le insegne di Beatrice d’Este, moglie di Ludovico il Moro. (Da oltre sei anni non sono esposti al pubblico per motivi conservativi). Uno di essi è presentato per la prima volta senza il ricamo del volto (esposto in cornice) per mostrare – novità assoluta – un raffinato disegno raffigurante il volto del Christus patiens che un artista, di cui si proporrà di individuare l’identità, ha tracciato sulla seta come guida per i ricamatori.
L’influenza di Leonardo sull’arte milaneseè rappresentata anche attraverso un piccolo bronzo, recentemente indagato dagli studiosi. Le ricerche sono per la prima volta presentate con completezza al pubblico. Si tratta di un Guerriero con scudo che riprende una piccola figura accovacciata sotto gli zoccoli di un cavallo. E' delineata in un’incisione e riproduce i disegni di Leonardo da Vinci preparatori per il monumento equestre di Francesco Sforza, padre di Ludovico il Moro.
È anche come pittore che Leonardo influenza la scuola artistica milanese e lombarda. Per testimoniare il suo influsso, ogni dipinto della scuola leonardesca è affiancato da un pannello didattico. Tra le opere, Madonna col Bambino (Madonna della rosa) di Giovanni Antonio Boltraffio, primo allievo di Leonardo a Milano, Madonna che allatta il Bambino, che riflette la composizione della Madonna Litta di Giovanni Antonio Boltraffio conservata all’Ermitage di San Pietroburgo, nata da un progetto leonardesco e a lungo attribuita allo stesso Leonardo, Madonna con il Bambino di Giampietrino che reca sul retro la raffigurazione di un solido geometrico disegnato dallo stesso Leonardo, l’Icosidodecaedro regolare, Riposo durante la Fuga in Egitto di Andrea Solario. Firmato e datato 1515, questo grande capolavoro fu ritenuto da Gian Giacomo Poldi Pezzoli l’opera più importante e di maggior valore della sua collezione. Il recente restauro, come afferma la direttrice del museo, Annalisa Zanni, «permette ai visitatori della mostra di apprezzare pienamente questo celebre dipinto, eseguito dal pittore forse più originale tra tutti i leonardeschi lombardi, insieme a Giovanni Boltraffio».

Come si diceva, l’iniziativa del Poldi Pezzoli fa parte del cartellone di ExpoinCittà, il progetto di Comune e Camera di Commercio di Milano che riunisce più di 23 mila appuntamenti durante il semestre dell’Esposizione e permette di conoscere in tempo reale cosa avviene in città attraverso la app, il sito web, i social network, e il blog in 6 lingue. Inoltre i visitatori delle mostre in corso a Palazzo Reale, presentando il biglietto alla biglietteria del Museo Poldi Pezzoli, avranno diritto all’ingresso ridotto.

SOTTO IL SEGNO DI LEONARDO. LA MAGNIFICENZA DELLA CORTE SFORZESCA NELLE COLLEZIONI DEL MUSEO POLDI PEZZOLI 15 maggio - 28 settembre 2015
Museo Poldi Pezzoli, via Manzoni 12, Milano, tel. 02 794889 | 02 796334
Apertura: da mercoledì a lunedì, dalle 10 alle 18, chiuso il martedì Ingresso 10 euro | 7 ridotto. Info: www.museopoldipezzoli.it

Premeno, i Savoia e le montagne del lago Maggiore

Nuovo convegno del Magazzeno Storico Verbanese sul rapporto tra la dinastia sabauda e il territorio piemontese

A Premeno (Verbania) il Magazzeno Storico Verbanese dedicherà un’altra pagina sul rapporto tra la dinastia sabauda e il lago Maggiore. L’Hotel Vittoria ospiterà, domenica 5 luglio, un convegno di studi su “I Savoia e La Montagna-La Casa Reale, le montagne di Ossola e Verbano tra Otto e Novecento”.
Destinatari sono studiosi di storia sociale, storia dell’arte, appassionati della montagna, associazioni per la tutela della montagna, sportivi, studenti universitari, studenti delle scuole secondarie di secondo grado, guide turistiche, operatori del settore turistico e alberghiero, amministratori locali, nazionali e internazionali, operatori del settore enogastronomico. 

La partecipazione al convegno è libera e gratuita. Il giorno del convegno sarà rilasciato attestato di presenza a chi ne farà richiesta anticipata scrivendo a segreteria@verbanensia.org per confermare la partecipazione e i propri dati.

DOPO STRESA 2013
Nel novembre 2013 a Stresa il Magazzeno Storico Verbanese indagò le figure dei Savoia, con particolare riguardo per quelle della duchessa di Genova e della regina d’Italia Margherita e il loro rapporto con il territorio verbanese e il lago Maggiore. Ora il simposio vuole, invece, affrontare il tema dei Savoia e la montagna, partendo proprio dalle montagne verbanesi e piemontesi, dove fu forte la presenza della regina Margherita come estimatrice e amante della montagna.
«Altri Savoia – spiega lo storico e organizzatore del convegno Carlo Alessandro Pisoni - seguirono la sovrana e amarono la montagna; tra loro spicca Luigi Amedeo di Savoia Aosta duca degli Abruzzi. Egli fu un grande alpinista con importanti scalate al suo attivo sia in Italia sia all’estero: il duca degli Abruzzi, per quanto riguarda le Alpi, affrontò l’ascesa del gruppo del Gran Paradiso, del Monte Rosa (Punta Dufour, Punta Gnifetti), nel Massiccio del Monte Bianco (Dente del Gigante, Aiguille du Moine, Petit Dru), e ancora nell’agosto del 1942 quella del Cervino lungo la Cresta di Zmutt. Non bisogna dimenticare poi che pure l’ultima regina d’Italia Maria Josè, figlia di Alberto I del Belgio (anch’egli grande alpinista), amava la montagna ed era esperta sciatrice».
ARGOMENTI E RELATORI
Sono in programma interventi di Gianni Oliva (“Luigi Amedeo d’Aosta duca degli Abruzzi, un principe esploratore e alpinista”), Teresio Valsesia (“La regina Margherita di Savoia e la montagna”), Dorino Tuniz (“Quintino Sella fondatore del CAI”), Paolo Cirri (“La creazione di truppe di montagna nel Piemonte Sabaudo: Alessandro La Marmora e Cesare Magnani Ricotti”), Michael Jakob (“La montagna nelle arti figurative”), Ornella Selvafolta (“Piero Portaluppi e la montagna: architetture e paesaggi tra elettricità e loisir in Val d’Ossola”), Valerio Cirio (“I grandi alberghi montani fra Otto e Novecento”) e Carlo Alessandro Pisoni (“Mottarone e dintorni: le montagne dei Borromeo).
Seguirà piccolo rinfresco con degustazione di vini tipici del Novarese. 

Foto: cortesia Hotel Vittoria, Premeno