Edizione n.38 di mercoledì 13 novembre 2019

Germignaga, ambienti religiosi di secoli fa

Annotazioni di una visita pastorale in Valtravaglia nel 1578

Un'altra testimonianza sulla vita religiosa nella periferia della diocesi ambrosiana emerge da una Curiosità del Magazzeno Storico Verbanese pubblicata da Alessandro Pisoni nella sua MSV Newsletter del 31 ottobre 2019. Ecco il testo integrale con la nota finale:

SE IL FONTE BATTESIMALE
È "CHIUSO PER LAVORI"

Nel Cinquecento, e soprattutto dopo la ventata di riforme e di rinnovamento - morale e materiale - voluta e imposta dall'arcivescovo Carlo Borromeo, era quasi una regola che durante le visite pastorali i parroci venissero ripresi dai visitatori per lo stato precario in cui versavano gli edifici delle loro cure.
Eco interessante di quanto veniva riscontrato si ritrova negli atti di visita, e nelle disposizioni impartite per contrastare il degrado degli ambienti sacri e delle suppellettili in essi conservate.
Non di rado erano disposizioni severe, che scompaginavano la tranquilla vita religiosa delle comunità. Né i parroci potevano permettersi di ignorare gli ordini di un tale presule e dei suoi vicari: un esempio di quel che successe a seguito della visita pastorale in Valtravaglia nel 1578 (visita di Bernardino Tarugi) si ritrova leggendo le annotazioni nel registro dei battesimi della parrocchia di S. Giovanni Battista di Germignaga per il 17 luglio 1579.
La visita del Tarugi aveva sortito effetti e disposizioni decisamente tranchant; tra l’altro si disponeva: "l'Altar di Santo Roccho quale non ha obbligo né reddito alcuno et è senza paramenti et ornamenti, si distrugga fra termini di 15 giorni". Anche per il fonte battesimale le cose erano criticate con attenzione: “Si facci un cancello di ferro intorno al battisterio fra termini di 3 mesi altrimenti non si battezzi più in questa chiesa ma le creature si portino a battezzar alla prepositura”.
Il parroco germignaghese non osò fiatare, e (non sappiamo quanto volentieri, visto il tempo interposto...) si adeguò all’ordine: il 17 luglio 1579, annotando sul registro dei battesimi la nascita di un figliuolo di madonna Clara, moglie del quondam msr. Alberto Coldirone [= Calderoni: una famiglia tra le più illustri della zona e del Verbano] a cui veniva imposto, in memoria del defunto genitore, il nome di Alberto, il parroco Andrea Campagnani segnalava che il battesimo era stato impartito nella chiesa canonicale di San Vittore di Bedero Valtravaglia dal prevosto Flaminio Nebbia, "perché il battisterio di Sancto Gio. Battista [a Germignaga] era interdeto". Nello stesso giorno, al prevosto Nebbia toccava di battezzare un’altra piccola germignaghese: Lucrezia, figlia di Alberto Moreto e di Lionora di Mentegrino [= Montegrino, villaggio montano poco distante da Germignaga]. Ma già nel successivo 31 luglio, il fonte germignaghese tornava ad essere utilizzato, con il battesimo di Lucia, figlia di messer Martino Testorio e di madonna Bàrbera [= Barbara] Luini sua moglie.
(Si ringrazia l'Archivio Storico Diocesano di Milano (Atti di visita Tarugi) e il rev.mo sigr.r parroco di Germignaga per la collaborazione).
Magazzeno Storico Verbanese