Edizione n. 20 di mercoledì 19 giugno 2019

Felicità pubblica e privata, identikit dell'Università dell'Insubria

Ricerca di studenti su 1029 campioni
Felicità

Sono, su un fronte, l'estesa ignoranza (46%) e lo sfruttamento del lavoro (44%) i punti di maggior sofferenza sociale e l'ipocrisia e il falso buonismo (45%), oltre che l'egoismo e la sete di potere (43%), l'humus dei danni esistenziali. Sul fronte opposto, invece, ad appagare felicità e benessere sono l’amore (66%) e la famiglia (64%), vitali quanto il rispetto della natura e la qualità dell’istruzione (51%).
Ecco, sommariamente, il sugo di un’indagine sociologica sul livello di percezione della «Felicità pubblica e privata», svolta dagli studenti di Comunicazione pubblica e istituzionale del secondo anno del corso di laurea in Scienze della comunicazione dell’Università dell’Insubria di Varese, nell’ambito del Dipartimento di Scienze umane e dell’innovazione per il territorio (Disuit). Il lavoro, coordinato dal docente del corso di Comunicazione pubblica e istituzionale Franz Foti, ha preso spunto da due precedenti indagini simili condotte nel 2014 e 2016 e ha focalizzato l’attenzione su difesa dell’ambiente, diritti civili e lotta alla manipolazione dell’informazione.

SONDAGGIO
Attraverso sette quesiti proposti in versione cartacea e digitale, il sondaggio voleva scandagliare che cosa ci fa soffrire e che cosa ci appaga nel contesto della società e nella nostra sfera intima. Nel mirino dell'analisi, le dinamiche socio-politiche e affettive che il sistema della comunicazione dovrà considerare.
Dei milleventinove campioni analizzati il 60% era composto da donne e il restante 40% da uomini. L’area geografica maggiormente coinvolta è stata la Lombardia (con prevalenza delle province di Varese, Milano, Monza Brianza e Como). Altri questionari, in misura più ridotta, sono pervenuti dal Centro, dal Sud e da Stati esteri (Norvegia, Svizzera, Stati Uniti, Perù). La fascia di età più rappresentata era compresa tra i 18-35 anni (60%), seguita da quella media tra i 36-60 anni (34%) e da quella senior con oltre 60 anni (6%). Dal punto di vista professionale la componente più presente è stata quella dei lavoratori dipendenti (54%), seguita da quella degli studenti (36%).
ATTESE E PREOCCUPAZIONI
Chiare e nette le prospettive auspicate dall'indagine. In primo piano, spicca la valorizzazione dell’istruzione, della solidarietà, del merito e della promozione dell’arte e della cultura, ma anche una diffusa preoccupazione. I cittadini si lascerebbero influenzare facilmente dai mezzi di comunicazione (70%) e si abbandonerebbero alla fascinazione della demagogia cambiando facilmente opinione (55%).
Precise anche le capacità indicate per governare il futuro: competenza (63%) e ideali (38%) quali fratellanza, libertà, lealtà, umiltà, solidarietà e tolleranza. Senza sconti anche la denuncia dei punti critici dell’informazione, che sarebbe dominata dalla manipolazione della verità (58%), dall’informazione banale e superficiale (52%) e dalla spettacolarizzazione di ogni cosa (33%).
Quale profilo intimo di una certa fetta sociale emerge, dunque, dalla ricerca? Ecco una valutazione di Giulio Facchetti, presidente del corso di laurea in Scienze della comunicazione. «Da questo campione, composto prevalentemente da diplomati e laureati (82%), si configura una dimensione esistenziale legata alle tradizioni e orientata verso il superamento di condizioni di sofferenza sociale. È in questo quadro che vengono valorizzati la dignità della persona e i principi indispensabili per un futuro sostenibile, rispettoso dell’ambiente e all’insegna dell’arte, della cultura e della competenza».