Edizione n.40 di mercoledì 14 novembre 2018

Comerio, storia ed esplorazioni della Grotta Remeron

Il documentario è stato realizzato da Gruppo speleologico prealpino di Clivio con il sostegno della Fondazione Comunitaria del Varesotto Onlus
Grotta Remeron

Si sviluppa nelle viscere del Monte Campo dei Fiori e da oltre un secolo rappresenta uno dei luoghi più misteriosi del varesotto. È la Grotta Remeron, frequentata da cinque specie di pipistrelli e considerata tra le grotte del Campo dei Fiori più importanti per la conservazione delle popolazioni di chirotteri in Lombardia.
La cavità naturale si apre a quota 720 metri nel territorio di Comerio, alle porte di Varese, e ha un ingresso conosciuto sin dalla notte dei tempi. Ha suscitato epiche imprese di un “viaggio al centro della terra” sin dai primi del ‘900 e, finora, è solo una delle 150 cavità esplorate nel vasto sistema carsico del massiccio. Vanta una media di duemila visitatori ogni anno e, ad oggi, rimane l’unica attrezzata per le visite nel territorio. Dal 2007 la sua gestione è affidata all’Associazione Amici Grotta Remeron.
Il sito può ora essere agevolmente conosciuto da tutti grazie al progetto “Luci nel buio-storia ed esplorazioni della Grotta Remeron”, realizzato in mille copie formato dvd dal Gruppo speleologico prealpino di Clivio con il sostegno della Fondazione Comunitaria del Varesotto Onlus. Il documentario, destinato in parte a scuole, associazioni ed enti ma disponibile anche per privati (possono richiederlo a: info@speleoprealpino.it), sarà presentato, sabato 15 dicembre 2018 (ore 15), a Varese nella sede della Provincia. 

OLTRE DUE ANNI DI LAVORAZIONE
Il documentario è stato ideato dagli speleologi Guglielmo Ronaghi e Claudia Crema, che ne è anche la regista. Racconta tutti gli aspetti della grotta attraverso cinque distinti capitoli, dalla storia delle sue esplorazioni ai recenti studi idrogeologici e dell’ecosistema, la descrizione dei suoi ambienti e la realtà delle visite guidate, un’opportunità per conoscere e apprezzare questa perla della natura.
Per il completamento delle riprese e il montaggio del film son stati necessari oltre due anni di lavorazione, e una buona parte del merito spetta a tutti gli speleologi che hanno prestato il proprio aiuto, soprattutto nelle fasi di trasporto delle attrezzature tecniche sino nelle zone di fondo della grotta. «Per raccogliere tutto il materiale necessario alla realizzazione del documentario – ricordano gli autori - si è operato in condizioni a dir poco proibitive, cercando in tutti i modi di proteggere le delicate attrezzature da freddo, fango e acqua».
Per quanto riguarda la parte storica, è stato fatto un grande lavoro di ricerca d’archivio, raccogliendo testimonianze, scritti e immagini d’epoca, documenti assai rari e difficilmente reperibili che costituiscono un importante tassello nella ricostruzione degli avvenimenti che hanno segnato la storia di questa grotta.
Interessanti sono anche le ricerche e monitoraggi della fauna ipogea presente nelle zone più interne della grotta raccontate dal biospeleologo del Museo di Storia Naturale di Trieste, Andrea Colla, a cui è stato affidato il compito di coordinare questi importanti studi e grazie ai quali sono stati localizzati alcuni esemplari di “Duvalius Ghidinii”, uno dei più rari coleotteri italiani presenti solo in alcune grotte delle prealpi lombarde.
UN SECOLO DI ESPLORAZIONI
L’origine del nome è un mistero. «Nelle tradizioni locali la grotta – spiegano gli esploratori - è chiamata “Bus di Remeron” o “Rameron”, nessuno però in paese sa dare una spiegazione esatta sulla sua antica origine. Sappiamo solo che nel corso dei secoli alcuni tra i più coraggiosi del posto si limitarono a compiere brevi visite al suo interno, varcandone la soglia e sfidando le tenebre con la sola luce di una candela, alimentando in tal modo storie e leggende che consideravano questa cavità una porta per gli inferi, luogo abitato da creature demoniache e da cui stare alla larga».
Ma la prima vera discesa organizzata nella Grotta Remeron avvenne nel 1900 ad opera di Luigi Vittorio Bertarelli, il fondatore del Touring Club Italiano, accompagnato da un amico e due parroci della zona. Muniti di corde in canapa e scalette in corda con pioli in legno, riuscirono a superare la serie di pericolose balze giungendo alla profondità di 164 metri dall’ingresso, terminando la loro esplorazione sulle rive di un lago sotterraneo. Fu un’impresa senza precedenti, che fece così scalpore da venir pubblicata su molti quotidiani, compreso il Corriere della Sera. Tuttavia le attenzioni nei confronti di una grotta del Monte Campo dei Fiori ritornarono improvvisamente alla ribalta nel 1916, quando a causa di una tragedia si parlò e si scrisse molto della “Grotta Marelli”, allora denominata “Grotta delle Tre Crocette”, che il 14 maggio di quell’anno vide il giovane Ferdinando Marelli, improvvisato esploratore, precipitare al suo interno, perdendo così la vita sul fondo di un pozzo profondo 60 metri.
VISITA FINO A 30 METRI DI PROFONDITÀ
Altre importanti imprese nella Remeron vennero poi condotte nel 1924, quindi nel 1934 e soltanto nel 1951 fu possibile raggiungerne il fondo, ubicato a 210 metri di profondità in corrispondenza di un piccolo lago sifone. «Subito dopo le imprese del Bertarelli – ricordano gli esploratori - la Grotta Remeron cominciò a suscitare sempre più crescente interesse tra la gente e nel 1913 divenne una vera e propria meta turistica, richiamando a sé migliaia di visitatori che contribuirono, in una certa misura, allo sviluppo dell’economia locale. Vennero costruite delle scale in cemento, per consentire le visite nel primo tratto di grotta con l’ausilio di un impianto di illuminazione a gas e un quotidiano dell’epoca descrisse il grande successo proprio nel giorno dell’inaugurazione: vari gruppi di visitatori vi entrarono ed uno di questi era composto addirittura da centotrenta persone!  Poi, con l’arrivo della seconda Guerra Mondiale, le visite alla grotta si ridussero notevolmente e gli impianti di illuminazione, assieme agli allestimenti, a causa dello stato di abbandono andarono deteriorandosi.
Dagli anni 2000 però l’attività turistica riprese. Nel 2004, grazie al contributo della Regione Lombardia, del Comune di Comerio e del Parco Campo dei Fiori, sono stati effettuati dei lavori di ripristino degli impianti di illuminazione e delle scale, consentendo così ai turisti di scendere in sicurezza sino a trenta metri di profondità.