Edizione n.13 di mercoledì 17 aprile 2019

Cibi stranieri, cade il segreto di Stato

ll Consiglio di Stato ha aperto le porte sui flussi di importazione del latte impiegato in yogurt, latticini o formaggi di una determinata marca - Coldiretti: «Magistratura interviene dopo anni di assenza politica»

Ora è possibile - per motivate ragioni - chiedere al ministero della Salute da dove viene il latte impiegato in yogurt, latticini o formaggi di una determinata marca. Il Consiglio di Stato ha cancellato il segreto di Stato sull’accesso ai dati dei flussi commerciali di latte e prodotti lattiero-caseari oggetto di scambio intracomunitario e provenienti dall'estero detenuti dal Ministero della Salute.
Lo storico pronunciamento dell’autorità giudiziaria è stato sollecitato da Coldiretti. «La magistratura interviene dopo anni di assenza politica» è stato il commento del presidente di Coldiretti Ettore Prandini. «La sentenza deve valere anche per la provenienza della frutta in succhi e marmellate o della carne impiegata nei salumi».
LUNGA BATTAGLIA
Il Tar del Lazio aveva respinto il ricorso presentato da Coldiretti contro l’opposizione del ministero della Salute alla richiesta di accesso civico dei dati riguardanti l’importazione di latte prodotti lattiero-caseari tra Paesi Ue ed extra Ue. Il 6 marzo 2019 il Consiglio di Stato ha chiarito che Coldiretti è legittimata a proporre la domanda di accesso e di acquisire i dati per promuovere un controllo diffuso sull’operato degli enti pubblici, per assicurare ai cittadini una partecipazione consapevole alle decisioni pubbliche e, infine, per garantire una completa trasparenza.
«Al Ministero della Salute – ha dichiarato Coldiretti - non resta che dare corso alla domanda di accesso civico che non potrà essere più negato per ragioni di riservatezza dei contro interessati. Qualora dovessero persistere resistenze, la Coldiretti dichiara che chiederà l’esecuzione della sentenza anche mediante un giudizio di ottemperanza».
NORMATIVA DOGANALE
Finora una complessa normativa doganale ha impedito l’accessibilità dei dati sulle importazioni, senza significative ragioni legate alla tutela della riservatezza.
Secondo Coldiretti, circa un terzo (33 per cento) della produzione totale dei prodotti agroalimentari venduti in Italia ed esportati con il marchio made in Italy contiene materie prime straniere, all’insaputa dei consumatori e a danno delle aziende agricole. «Una mancanza di trasparenza che ha favorito anche il verificarsi di inganni a danno di prodotti simbolo del made in Italy ma anche aumentato i rischi di frodi con le notizie di reato nel settore agroalimentare che hanno fatto registrare un balzo del 59% sulla base di una analisi Coldiretti dei risultati operativi degli oltre 54mila controlli effettuati dal Ispettorato Centrale Repressione Frodi (Icqrf) nel 2018».
Nel 2018 in Italia è scoppiato più di un allarme alimentare al giorno per un totale di ben 398 notifiche inviate all’Unione Europea tra le quali solo 70 (17%) hanno riguardato prodotti con origine nazionale, mentre 194 provenivano da altri Paesi dell’Unione Europea (49%) e 134 da Paesi extracomunitari (34%).
«Sicuramente, da oggi, sia i consumatori sia gli imprenditori agricoli hanno una tutela in più» ha aggiunto il presidente di Coldiretti Varese, Fernando Fiori. «Il pronunciamento del Consiglio di Stato, di fatto, fa cadere il segreto di Stato sui cibi stranieri che arrivano in Italia e sarà finalmente possibile conoscere il nome delle aziende che importano gli alimenti dall’estero».