Edizione n.39 di mercoledì 1 dicembre 2021

Chirurgia robotica, almeno 3.000 interventi l'anno e un centro specializzato in ogni provincia

Sono gli obiettivi di un piano di sviluppo della Lombardia

Attualmente suo principale ambito di applicazione è, in Italia, l'urologia, dove copre oltre il 68% dell'attività; ma già sta tuttavia emergendo in altri ambiti, come chirurgia generale, ginecologica, toracica e otorinolaringoiatrica. È la chirurgia robotica, un settore che la Lombardia considera “strategico” per la sanità.
Un'azione di sviluppo e di formazione, deliberato il 4 novembre 2021 dalla giunta regionale su proposta della vicepresidente e assessora al welfare Letizia Moratti, punta a razionalizzarne l'uso e la distribuzione territoriale con l'obiettivo di raggiungere almeno tremila interventi l'anno e creare una rete diffusa di centri specializzati. Il piano vuole - nel breve periodo - allargare la disponibilità a dodici centri, almeno uno per provincia.
Il timone della formazione per le aziende sanitarie pubbliche viene affidato a eccellenze in materia di livello nazionale e internazionale, gli ospedali milanesi Niguarda e Santi Paolo e Carlo. «Lo sviluppo della chirurgia robotica, come per tutte le innovazioni tecnologiche introdotte nel settore sanitario, richiede», ha spiegato Moratti, «che ci sia una valutazione di appropriatezza clinica, basata sulle evidenze. Come pure una formazione adeguata degli operatori e un accesso universale ed egualitario per i cittadini».
TARGET MINIMO ANNUO
Primo passo di questo percorso di formazione e aggiornamento sarà un monitoraggio dell'attività robotica anche attraverso una valutazione precisa della sua diffusione nelle diverse specialità chirurgiche. Obiettivo, definire la rete regionale diffusa, su tutto il territorio, con centri di chirurgia robotica e un target minimo di 250 interventi l'anno in ciascuna delle strutture pubbliche che ne dispongono.
A un gruppo di lavoro sarà affidato il compito di valutare il rapporto costi-benefici nelle operazioni effettuate con l'ausilio di robot o solo dal chirurgo.
Lo sviluppo della chirurgia robotica, come per tutte le innovazioni tecnologiche introdotte nel settore sanitario, richiede che ci sia una valutazione di appropriatezza clinica, basata sulle evidenze. Come pure una formazione adeguata degli operatori e un accesso universale ed egualitario per i cittadini.