Edizione n. 20 di mercoledì 19 giugno 2019

Vats Lobectomy

Varese, le nuove frontiere della chirurgia toracica

Dal 2014 anche all'Ospedale di Circolo interventi con tecnica mininvasiva videoguidata
i prof. Rotolo (sx) e Imperatori
VATS lobectomy

Strumenti particolari, telecamera con monitor ad alta definizione, incisioni minime. Ecco l'identikit di una tecnica di chirurgia toracica mininvasiva videoguidata, applicata in cinquanta centri in Italia e dal 2014 eseguita anche a Varese in quasi duecento interventi e, nell’ultimo anno, per oltre il 70% dei pazienti. È la Vats Lobectomy (video assisted thoracic surgery), che, per numero di casi trattatati, vede l'Ospedale di Circolo attestato al sedicesimo posto nella classifica nazionale e terzo a livello lombardo.
L'intervento chirurgico è sempre meno invasivo con effetti benefici sulla ripresa precoce del paziente, minori complicanze, minor dolore e degenze più brevi.

TECNICA SEMPRE PIÙ AFFINATA
Per l'eradicazione di un tumore al polmone, la chirurgia tradizionale comportava un'incisione della parete toracica di 15-20 centimetri. Ora bastano tre accessi, di cui uno di quattro centimetri e due di un solo centimetro, o addirittura anche meno.
«In collaborazione con il professor Nicola Rotolo – spiega il professor Andrea Imperatori, responsabile della Chirurgia generale ad indirizzo toracico - abbiamo già eseguito un intervento di asportazione di tumore al polmone con un solo accesso di quattro centimetri. Ma non ci fermiamo qui: lavoriamo per affinare ulteriormente la tecnica grazie a importanti collaborazioni sia nazionali sia internazionali, queste ultime con gli ospedali di Leeds, nel Regno Unito, di Seattle, negli Usa, e di Osaka in Giappone».
La ripresa, in termini di degenza media, scende da dieci-dodici giorni a soli sei giorni, mantenendo il medesimo risultato dal punto di vista oncologico.
SPECIALISTI E AMBULATORIO
La chirurgia ad indirizzo toracico di Varese conta sette specialisti, di cui tre sono specificamente formati ad eseguire la Vats Lobectomy. Il numero degli interventi sta negli ultimi mesi conoscendo un'impennata, complice il buon funzionamento del Punto Polmone, un ambulatorio guidato dalla dottoressa Maria Luisa Ortelli, in collaborazione con pneumologi e chirurghi.
L’ambulatorio, che afferisce al reparto di Pneumologia, è dedicato ai pazienti con sospetto tumore al polmone e rappresenta la porta di ingresso di un percorso diagnostico e terapeutico. Costituisce un riferimento per i medici sul territorio e contribuisce a mantenere viva l’attenzione sulla prevenzione.
Il tumore al polmone rappresenta la prima causa di morte nell'uomo per tumore, ma è in significativo aumento anche tra le donne. Il fumo di sigaretta è il fattore di rischio più importante per circa l’85% dei tumori polmonari.
La sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è aumentata di poco, passando dal 12 al 18%, ma è ancora troppo bassa. «Una soluzione sta nella diagnosi precoce» spiega Imperatori. «Se individuato in tempo, il tumore può essere asportato chirurgicamente e, in questo modo, si offrono ottime chance di guarigione al paziente. Infatti, la probabilità di sopravvivenza a cinque anni può superare il 70%».
Nelle foto: un intervento di Vats Lobectomy; il prof. Imperatori (a destra) e il prof. Rotolo. 

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