Edizione n.40 di mercoledì 14 novembre 2018

Università dell'Insubria

Università dell'Insubria, Isabella Barbiero premiata a Londra per studi su disordine neurologico neonati

I risultati delle sue ricerche sono stati pubblicati negli ultimi due anni in riviste internazionali
Isabella Barbiero

A Londra, il 22 ottobre 2018, alla ricercatrice dell’Università degli Studi dell’Insubria, Isabella Barbiero, di Carnago (Varese), è stato assegnato il Junior Fellowship di 10.000 dollari per il suo contributo alle conoscenze circa il disordine neurologico dei neonati. Il premio è stato consegnato durante il CDKL5 Forum dal presidente e fondatore della Loulou foundation, Majid Jafar, che finanzia la ricerca sul disordine del gene CDKL5.
Laureata in Biologia applicata alla ricerca biomedica all’Università dell’Insubria, la dottoressa Barbiero ha frequentato - durante gli studi universitari - il Laboratorio di neurobiologia molecolare del Dipartimento di biologia e scienze della vita diretto dalla professoressa Charlotte Kilstrup-Nielsen a Villa Mana di Busto Arsizio, dove ha svolto anche il dottorato in neurobiologia.
PATOLOGIA NEUROLOGICA RARA E GRAVE
«Mutazioni nel gene CDKL5 - spiega la professoressa Kilstrup-Nielsen - determinano l’insorgenza di una patologia neurologica gravissima e molto rara, conosciuta come CDKL5-disorder, caratterizzata da crisi epilettiche che si manifestano principalmente nelle femmine entro i primi tre mesi di vita e che spesso sono resistenti ai farmaci. Inoltre, i pazienti hanno un severo ritardo mentale, riduzione delle abilità motorie, tratti autistici. L'obiettivo principale del mio laboratorio è quello di caratterizzare i difetti molecolari legati alla perdita di CDKL5, utilizzando queste informazioni per la progettazione di nuove strategie terapeutiche». 

Cittiglio, emerse dalla necropoli interessanti sepolture

L’Università dell'Insubria ha presentato i primi ritrovamenti scoperti durante gli scavi archeologici dal 2006 al 2009
Cittiglio, chiesa di San Biagio, scavi del 2016, foto Università degli Studi dell'Insubria

A Cittiglio, nel Varesotto, giovedì 7 luglio si è svolto nella chiesa di San Biagio il sopralluogo organizzato dall’Università dell’Insubria, dal Gruppo amici di San Biagio e dalla Parrocchia San Giulio Prete. Giuseppe Armocida, docente di Storia della medicina, e Marta Licata, tecnico del dipartimento di Biotecnologie e scienze della vita, hanno illustrato i primi ritrovamenti già effettuati e il progetto di ricerca sui resti umani che provengono dalle sepolture, sostenuto dalla Fondazione Comunitaria del Varesotto e guidato dalla parrocchia di S. Giulio Prete di Cittiglio.
Al sopralluogo hanno preso parte anche il rettore Alberto Coen Porisini, il direttore del dipartimento di Biotecnologie e scienze della vita Giovanni Bernardini, l’archeologo Roberto Mella Pariani, l’ingegnere Antonio Cellina per il Gruppo amici di San Biagio e il parroco della parrocchia San Giulio Prete don Daniele Maola.

RESTAURO E SCAVI
C’è una vera e propria necropoli a Cittiglio. Università degli Studi dell’Insubria e Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia sono al lavoro per scoprire che cosa si cela nel suolo dentro e fuori la Chiesa di S. Biagio. Dal maggio 2016, infatti, è iniziata l’indagine dell’area cimiteriale esterna dell’abside medievale della piccola chiesa romanica situata su un’altura che domina il paese di Cittiglio e il paesaggio circostante.
In questa antica chiesa sono in corso da circa 25 anni importanti lavori di restauro voluti dalla parrocchia di Cittiglio e dai volontari del Gruppo Amici di San Biagio, che con diverse iniziative hanno raccolto i fondi per finanziare i lavori fino ad oggi svolti.
Tra questi lavori vanno ricordati gli scavi archeologici effettuati dal 2006 al 2009 all’interno della chiesa e che hanno portato alla luce importanti tracce strutturali di età medievale e, tra esse, circa venti sepolture, indagate dall’archeologo Roberto Mella Pariani di Golasecca (allora della Società Lombarda Archeologia SLA di Milano).
Lo scavo del 2016 è la continuazione dell’indagine archeologica allora compiuta ed anche questa è eseguita da Roberto Mella Pariani oggi della ditta Archeo-Studi di Bergamo. Entrambi gli scavi sono effettuati sotto la direzione scientifica della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia e coordinati oggi dal funzionario Francesco Muscolino.

DUE MORTI VIOLENTE E SCHELETRI DI INFANTI
L’ateneo varesino è già intervenuto per studiare i resti scheletrici umani che provengono dalle sepolture rinvenute all’interno della chiesa, ma è interessato a proseguire gli studi anche su eventuali altre sepolture presenti sotto il sagrato. Per questo Giuseppe Armocida, Giovanni Bernardini e Marta Licata – in collaborazione con il Gruppo Amici di San Biagio – hanno presentato un progetto sostenuto dalla Fondazione Comunitaria del Varesotto e in particolare dall’avvocato Andrea Mascetti. Capofila del progetto è la parrocchia di S. Giulio Prete di Cittiglio, affidata al parroco don Daniele Maola.
«Durante il primo studio antropologico fatto – relativo ai resti umani rinvenuti durante la campagna 2006-2009 – sono state documentate due morti violente: in un caso il cadavere era “decapitato” e nell’altro presentava una punta di lancia nel costato e, inoltre, una elevata presenza di scheletri di infanti. Per questo – ha spiegato Marta Licata – abbiamo ripreso lo studio antropologico progettando un altro scavo per indagare un’altra zona cimiteriale presente all’esterno della chiesa. In particolare vorremmo chiarire la presenza o meno di altre morti violente e cercare di capire perché tutti questi bambini sono stati sepolti nella chiesa e se altrettanti sono sepolti fuori. Vorremmo riportare alla luce tutto lo spazio cimiteriale e le tombe in esso custodite, per rispondere a queste domande».

DAL IX AL XVII SECOLO
La Chiesa è stata fondata intorno al IX secolo e, presumibilmente, dalla sua fondazione e fino al 1700 è stata luogo di sepolture sia dentro sia fuori.
«L’indagine odierna riguarda le sepolture poste immediatamente fuori la chiesa: lo scavo, infatti - riprendendo l’indagine di alcune inumazioni esterne già personalmente indagate nel 2009 – ha continuato Licata - ha portato alla luce all’esterno un’area quadrangolare nelle immediate adiacenze dell’emiciclo della Chiesa. Al di sotto di uno strato superficiale di spianamento dell’antico cimitero avvenuto presumibilmente nel XVII secolo e all’interno del quale sono stati recuperati numerosi reperti in giacitura secondaria (ossa umane frammentarie; monete e diversi manufatti metallici – chiavi di età rinascimentale in ferro, lame di coltello, un coltello intero con manico in osso, una fibbia di cintura in ferro, monete, chiodi delle casse di sepoltura e un anello bronzeo) sono emerse alcune sepolture di età rinascimentale in giacitura primaria: si cominciano già a vedere aree di cimitero documentabile. Si tratta di tre inumazioni di individui adulti in cassa di legno e due inumazioni di infanti (un feto e un bambino dell’età apparente di 1-2 anni) uno dei quali deposto in una singolare struttura a doppio coppo (comuni tegole). Sotto quelle inumazioni – che sono di epoca rinascimentale – si scorgono preesistenti sepolture a loculo litico di epoca precedente che saranno oggetto di studio con il prosieguo dell’indagine» ha aggiunto Marta Licata. 
----
Nelle foto: Licata, Cellina, Mella Pariani e Armocida (da sinistra) e alcuni dei resti umani ritrovati nell’ultimo scavo del 2016.

Varese, incontro con Mario Botta e convegno su Ludovico Geymonat

I due eventi – aperti alla cittadinanza – sono organizzati dall’Università degli studi dell’Insubria
INSUBRIA Rettorato via Ravasi – Varese

Una lectio magistralis dell’architetto e fondatore dell’Accademia di architettura di Mendrisio Mario Botta e un convegno dedicato alla memoria del “padre” della Filosofia della scienza in Italia, Ludovico Geymonat (1908-1991), sul tema del rapporto tra storia e filosofia della scienza. Questi i due eventi aperti alla cittadinanza e organizzati a Varese dall'Università dell'Insubria nell’ambito del Progetto Giovani Pensatori, promosso dal Centro Internazionale Insubrico.

INCONTRO CON MARIO BOTTA
Nell’Aula magna di via Ravasi, venerdì 19 ottobre 2018 (ore 18.30), Mario Botta parlerà sul tema “Cina. Un nuovo campo universitario a Shenyang”.
Mario Botta, architetto di fama mondiale, è nato nel 1943 in Svizzera a Mendrisio, nel Canton Ticino. A partire dal 1970, al lavoro di progettazione affianca un’intensa attività d’insegnamento e di ricerca, tenendo conferenze, seminari e corsi di architettura in varie scuole europee, asiatiche e americane. Nel 1976 è nominato professore invitato presso il Politecnico di Losanna e nel 1987 presso la Yale School of Architecture a New Haven; dal 1982 al 1987 è membro della Commissione Federale Svizzera delle Belle Arti; dal 1983 è professore titolare della Scuola Politecnica Federale di Losanna in Svizzera.
Nel corso degli ultimi anni l’architetto svizzero si è impegnato come ideatore e fondatore della nuova Accademia di Architettura di Mendrisio, dove attualmente è professore ordinario e dove ha svolto l’incarico di direttore per l’anno accademico 2002/03. Numerosi sono i riconoscimenti internazionali che hanno premiato la sua vasta e varia attività.
CONVEGNO SU GEYMONAT
Il convegno dedicato alla memoria di Geymonat si terrà, giovedì 25 e venerdì 26 ottobre (dalle 9 alle 18), nell’Aula Magna del Collegio Cattaneo (via Dunant 7). Studiosi provenienti dalle varie sedi universitarie nazionali ed estere, quali il prof. Evandro Agazzi (Università Panamericana di Città del Messico), insignito dall’Università dell’Insubria con laurea ad honorem, affronteranno il problematico rapporto tra storia e filosofia della scienza.
In apertura della seconda giornata verrà trasmesso un film Sulla vita e l’opera di Ludovico Geymonat, cui seguiranno alcune testimonianze sul suo pensiero unitamente alla presentazione di due nuovi libri promossi dal Centro Internazionale Insubrico: la traduzione italiana de L’oggettività scientifica e i suoi contesti (Bompiani 2018) di Evandro Agazzi e la nuova edizione, emendata ed arricchita, del libro di Giulio Preti, Retorica e logica (Bompiani 2018), originariamente apparso mezzo secolo fa.
«Il simposio internazionale - ha dichiarato il professor Fabio Minazzi, direttore scientifico del Centro che ha promosso queste due iniziative - affronta un problema decisivo concernente sia l’organizzazione degli studi, sia anche la comprensione del ruolo della storicità all’interno della stessa conoscenza. Nella cultura contemporanea è infatti diffusa un’immagine che contrappone le cosiddette “due culture”, facendo perdere di vista come l’unione tra di esse sia di lungo periodo, mentre la loro separazione risale unicamente agli ultimi tre secoli. Prendendo consapevolezza di questo problema è allora possibile ripensare al rapporto tra le “due culture” ponendo in evidenza il ruolo che la storicità svolge all’interno della stessa costruzione del sapere umano». 

Condividi contenuti