Edizione n.30 di mercoledì 22 settembre 2021

Università dell'Insubria

Università dell’Insubria, innovativo master in editoria

Tra gli argomenti, editoria diffusa, giornalismo digitale e raccolta fondi
Foto Uninsubria: Pierre Dalla Vigna e Eugenio De Caro

L'anno accademico 2021/2022 vede tra le proposte dell’Università dell’Insubriala una novità. È il master di primo livello in Editoria diffusa, giornalismo digitale, fundraising. Innovativo il percorso didattico, che si avvale del rapporto diretto con eccellenti professionisti del mondo dell’editoria, del giornalismo e della raccolta di finanziamenti per la cultura. Oltre le competenze per confezionare, promuovere e distribuire libri ed ebook e per gestire lo snodo di notizie, districandosi all’interno del complesso labirinto delle fake news e dei social, il master offre anche la possibilità di imparare le tecniche sofisticate della “retorica della progettazione” per ottenere finanziamenti europei e nazionali, attrarre donazioni e sponsorizzazioni a vocazione filantropica.
«Le nuove tecnologie digitali – sottolinea Pierre Dalla Vigna, direttore del master, già fondatore dell’associazione culturale Mimesis, ora Mim Edizioni - stanno mutando radicalmente i modi e il senso stesso della produzione culturale e il libro cartaceo tradizionale non è che uno degli strumenti per fissare i concetti dell’essere sociale. Affianca gli eBook, le conferenze e i convegni interattivi, la produzione di immagini, suoni, parole e testi di ogni tipo: questa nuova forma di editoria diffusa offre un potenziale che è sfruttato solo in parte e che in futuro sarà sempre più centrale nella produzione culturale».
Requisiti per accedere al master e dettagli sul sito istituzionale: www.uninsubria.it/postlauream/editoria-diffusa-giornalismo-digitale-fund...
Iscrizioni online entro l’8 ottobre:
www.uninsubria.it/sites/default/files/Didattica/PostL/Master/Bando%20EDI... .
Nella foto Uninsubria, il direttore del master Pierre Dalla Vigna e Eugenio De Caro. coordinatore didattico del master, project manager e formatore alla logica della progettazione europea

Cittiglio, emerse dalla necropoli interessanti sepolture

L’Università dell'Insubria ha presentato i primi ritrovamenti scoperti durante gli scavi archeologici dal 2006 al 2009
Cittiglio, chiesa di San Biagio, scavi del 2016, foto Università degli Studi dell'Insubria

A Cittiglio, nel Varesotto, giovedì 7 luglio si è svolto nella chiesa di San Biagio il sopralluogo organizzato dall’Università dell’Insubria, dal Gruppo amici di San Biagio e dalla Parrocchia San Giulio Prete. Giuseppe Armocida, docente di Storia della medicina, e Marta Licata, tecnico del dipartimento di Biotecnologie e scienze della vita, hanno illustrato i primi ritrovamenti già effettuati e il progetto di ricerca sui resti umani che provengono dalle sepolture, sostenuto dalla Fondazione Comunitaria del Varesotto e guidato dalla parrocchia di S. Giulio Prete di Cittiglio.
Al sopralluogo hanno preso parte anche il rettore Alberto Coen Porisini, il direttore del dipartimento di Biotecnologie e scienze della vita Giovanni Bernardini, l’archeologo Roberto Mella Pariani, l’ingegnere Antonio Cellina per il Gruppo amici di San Biagio e il parroco della parrocchia San Giulio Prete don Daniele Maola.

RESTAURO E SCAVI
C’è una vera e propria necropoli a Cittiglio. Università degli Studi dell’Insubria e Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia sono al lavoro per scoprire che cosa si cela nel suolo dentro e fuori la Chiesa di S. Biagio. Dal maggio 2016, infatti, è iniziata l’indagine dell’area cimiteriale esterna dell’abside medievale della piccola chiesa romanica situata su un’altura che domina il paese di Cittiglio e il paesaggio circostante.
In questa antica chiesa sono in corso da circa 25 anni importanti lavori di restauro voluti dalla parrocchia di Cittiglio e dai volontari del Gruppo Amici di San Biagio, che con diverse iniziative hanno raccolto i fondi per finanziare i lavori fino ad oggi svolti.
Tra questi lavori vanno ricordati gli scavi archeologici effettuati dal 2006 al 2009 all’interno della chiesa e che hanno portato alla luce importanti tracce strutturali di età medievale e, tra esse, circa venti sepolture, indagate dall’archeologo Roberto Mella Pariani di Golasecca (allora della Società Lombarda Archeologia SLA di Milano).
Lo scavo del 2016 è la continuazione dell’indagine archeologica allora compiuta ed anche questa è eseguita da Roberto Mella Pariani oggi della ditta Archeo-Studi di Bergamo. Entrambi gli scavi sono effettuati sotto la direzione scientifica della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia e coordinati oggi dal funzionario Francesco Muscolino.

DUE MORTI VIOLENTE E SCHELETRI DI INFANTI
L’ateneo varesino è già intervenuto per studiare i resti scheletrici umani che provengono dalle sepolture rinvenute all’interno della chiesa, ma è interessato a proseguire gli studi anche su eventuali altre sepolture presenti sotto il sagrato. Per questo Giuseppe Armocida, Giovanni Bernardini e Marta Licata – in collaborazione con il Gruppo Amici di San Biagio – hanno presentato un progetto sostenuto dalla Fondazione Comunitaria del Varesotto e in particolare dall’avvocato Andrea Mascetti. Capofila del progetto è la parrocchia di S. Giulio Prete di Cittiglio, affidata al parroco don Daniele Maola.
«Durante il primo studio antropologico fatto – relativo ai resti umani rinvenuti durante la campagna 2006-2009 – sono state documentate due morti violente: in un caso il cadavere era “decapitato” e nell’altro presentava una punta di lancia nel costato e, inoltre, una elevata presenza di scheletri di infanti. Per questo – ha spiegato Marta Licata – abbiamo ripreso lo studio antropologico progettando un altro scavo per indagare un’altra zona cimiteriale presente all’esterno della chiesa. In particolare vorremmo chiarire la presenza o meno di altre morti violente e cercare di capire perché tutti questi bambini sono stati sepolti nella chiesa e se altrettanti sono sepolti fuori. Vorremmo riportare alla luce tutto lo spazio cimiteriale e le tombe in esso custodite, per rispondere a queste domande».

DAL IX AL XVII SECOLO
La Chiesa è stata fondata intorno al IX secolo e, presumibilmente, dalla sua fondazione e fino al 1700 è stata luogo di sepolture sia dentro sia fuori.
«L’indagine odierna riguarda le sepolture poste immediatamente fuori la chiesa: lo scavo, infatti - riprendendo l’indagine di alcune inumazioni esterne già personalmente indagate nel 2009 – ha continuato Licata - ha portato alla luce all’esterno un’area quadrangolare nelle immediate adiacenze dell’emiciclo della Chiesa. Al di sotto di uno strato superficiale di spianamento dell’antico cimitero avvenuto presumibilmente nel XVII secolo e all’interno del quale sono stati recuperati numerosi reperti in giacitura secondaria (ossa umane frammentarie; monete e diversi manufatti metallici – chiavi di età rinascimentale in ferro, lame di coltello, un coltello intero con manico in osso, una fibbia di cintura in ferro, monete, chiodi delle casse di sepoltura e un anello bronzeo) sono emerse alcune sepolture di età rinascimentale in giacitura primaria: si cominciano già a vedere aree di cimitero documentabile. Si tratta di tre inumazioni di individui adulti in cassa di legno e due inumazioni di infanti (un feto e un bambino dell’età apparente di 1-2 anni) uno dei quali deposto in una singolare struttura a doppio coppo (comuni tegole). Sotto quelle inumazioni – che sono di epoca rinascimentale – si scorgono preesistenti sepolture a loculo litico di epoca precedente che saranno oggetto di studio con il prosieguo dell’indagine» ha aggiunto Marta Licata. 
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Nelle foto: Licata, Cellina, Mella Pariani e Armocida (da sinistra) e alcuni dei resti umani ritrovati nell’ultimo scavo del 2016.

Times Higher Education, l’Insubria scala la classifica: ora tra le 500 migliori università del mondo

L’ateneo di Varese e Como quattordicesimo tra i 51 italiani citati. Punteggi eccellenti per l’impatto delle citazioni scientifiche e la ricerca
World University Rankings Insubria

Pubblicata il 2 settembre dalla rivista britannica Times Higher Education, la classifica delle migliori università del mondo vede in netta ascesa l’Università dell’Insubria. Nel nuovo World University Rankings 2022 l'ateneo di Varese e Como cambia fascia ed entra nel “gruppo 401-500”. Nel 2021 e nel 2020 (anno di ingresso nel ranking) era nel “gruppo 501-600”. Il prestigioso confronto internazionale si è basato su 1662 istituzioni di 99 Paesi; lo scorso anno le istituzioni erano 1526 e i Paesi 93.
Ottima complessivamente la classifica nazionale, con Bologna al top. L’Insubria è quattordicesima su 51 atenei italiani (nella scorsa edizione era ventisettesima su 49), ed è nella stessa fascia di Pisa e della Federico II di Napoli.
I metodi di valutazione, sempre riconfermati sono: teaching, research, numero di citazioni, internazionalizzazione e knowledge transfer. L’Insubria migliora ancora i suoi valori, con un risultato notevole soprattutto per l’impatto delle citazioni scientifiche, il cui punteggio sale da 74.9 a 90,7 e porta l’ateneo in 128esima posizione nella graduatoria mondiale (lo scorso anno era 331esimo). Crescono inoltre il punteggio della ricerca, che passa da 19,7 a 21,6, e l’internazionalizzazione, da 40,8 a 41,1.
«Questo risultato conferma l’ottimo lavoro che stiamo facendo – ha commentato il rettore Angelo Tagliabue -. L’impatto delle citazioni scientifiche dell’Insubria e il punteggio della ricerca danno l’idea del contributo alto di conoscenza che il nostro ateneo sa portare alla comunità scientifica internazionale. Merito di scelte che mettono i valori dello studio al centro di ogni nostra attività».

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