Edizione n.7 di mercoledì 14 febbraio 2018

Università dell'Insubria

Studi dopo la maturità, percorso dell'Università dell'Insubria per una scelta consapevole

Coinvolti nel progetto “Scienza e tecnologia a tutto tondo” circa 120 studenti dei licei scientifici di Tradate, Varese, Bisuschio e Gallarate
Varese, Università

Che cosa lega un gruppo di scienziati, di economisti e di esperti di scienze della comunicazione, specializzati in diversi ambiti di studio e di ricerca? Come si collega un esperimento sulla dispersione del calore o sulla respirazione con un progetto industriale in ambito scientifico? Perché un consulente ambientale deve avere competenze economico-aziendali? Un progetto-pilota in ambito biotecnologico può diventare una start-up di successo?
A Varese l’Università dell’Insubria ha lanciato un percorso formativo trasversale e multidisciplinare per una scelta consapevole degli studi dopo la maturità nell’anno accademico 2017/18. Il progetto “Scienza e tecnologia a tutto tondo” propone a circa centoventi studenti di quattro classi di scuole superiori della provincia di Varese ambiti di studio, ricerca e lavoro molto diversi tra loro ma che possono essere legati da un filo conduttore, così da favorire una valutazione a 360° delle opportunità di studio a livello universitario.

L’iniziativa è stata strutturata su quattro moduli settimanali, di venticinque ore circa, uno ciascuno per le quattro scuole coinvolte.
Il primo modulo si è svolto tra il 15 e il 19 gennaio 2018 e ha visto la partecipazione di una classe III del liceo scientifico “Curie” di Tradate. Il secondo modulo (22-26 gennaio) è stato organizzato per una classe V del liceo scientifico “Ferraris” di Varese. Gli ultimi due moduli si terranno a giugno (4-8 giugno, classe III liceo scientifico-Isis “Valceresio” di Bisuschio; 11-15 giugno, classe IV liceo scientifico “Da Vinci” di Gallarate).
Il percorso didattico di ogni modulo si articola in lezioni teoriche, momenti interattivi e di lavoro di gruppo, esperimenti in laboratorio e visite in azienda. Il progetto si inserisce nei percorsi di alternanza scuola/lavoro e piano nazionale lauree scientifiche (Pnls), che da diverso tempo vedono coinvolti i Dipartimenti dell’ateneo varesino come sede ospitante di gruppi di studenti e classi delle scuole superiori. 

Varese, la Shoah e gli strumenti di propaganda nazifascisti

All'Archivio di Stato mostra e incontro di studio con Giulio Facchetti, linguista dell’Università degli Studi dell’Insubria, e Doriana Giudici, vicepresidente dell’associazione Fidapa

A Varese, venerdì 26 gennaio 2018 (ore 17), in occasione della Giornata della Memoria, incontro di studio “Perché la Shoah?” all'Archivio di Stato (via Col di Lana 5) sugli strumenti di comunicazione e propaganda fascisti e nazisti in relazione alla genesi e all’attuazione della Shoah. L'organizzazione porta la firma dell’associazione Fidapa–Bpw (sezione di Varese), dell’Archivio di Stato e di alcuni docenti del corso di laurea in Scienze della Comunicazione dell’Università degli Studi dell’Insubria. Ingresso libero.
La vicepresidente dell’associazione Doriana Giudici esaminerà il tema “Dalla notte dei cristalli ai lager nazisti. Qui si parla tedesco…e si mangia maiale” e il professore Giulio Facchetti affronterà “L’idea di superiorità razziale nella propaganda nazifascista”. Moderatore dell’incontro, il direttore dell’Archivio di Stato Claudio Critelli. Al termine delle conferenze, sarà presentato il catalogo della mostra allestita il 25 gennaio 2017 “Leggi razziali e drammi personali”.
«Le due relazioni – spiega Doriana Giudici - cercheranno di illuminare e spiegare le ragioni che hanno provocato l’antisemitismo e le sue tragiche conseguenze. Ricorderemo che anche in Italia tra il 1943 e il 1945 migliaia di italiani di cultura e fede ebraica, dopo essere stati privati dei loro diritti di cittadini e di esseri umani, sono stati deportati, umiliati, torturati e uccisi…perché?». Aggiunge Facchetti: «Il concetto di razza e l’idea di gerarchia razziale costituirono fattori essenziali, con la copertura di apparente scientificità di cui godevano nella prima metà del XX secolo, per favorire una ‘metabolizzazione’ di massa di scelte anche moralmente ripugnanti. Su questo terreno il ruolo dell’attività propagandistica risultò determinante, inserendosi ovviamente in un contesto storico e culturale peculiare e di gravissima crisi economico-sociale».

Cittiglio, emerse dalla necropoli interessanti sepolture

L’Università dell'Insubria ha presentato i primi ritrovamenti scoperti durante gli scavi archeologici dal 2006 al 2009
Cittiglio, chiesa di San Biagio, scavi del 2016, foto Università degli Studi dell'Insubria

A Cittiglio, nel Varesotto, giovedì 7 luglio si è svolto nella chiesa di San Biagio il sopralluogo organizzato dall’Università dell’Insubria, dal Gruppo amici di San Biagio e dalla Parrocchia San Giulio Prete. Giuseppe Armocida, docente di Storia della medicina, e Marta Licata, tecnico del dipartimento di Biotecnologie e scienze della vita, hanno illustrato i primi ritrovamenti già effettuati e il progetto di ricerca sui resti umani che provengono dalle sepolture, sostenuto dalla Fondazione Comunitaria del Varesotto e guidato dalla parrocchia di S. Giulio Prete di Cittiglio.
Al sopralluogo hanno preso parte anche il rettore Alberto Coen Porisini, il direttore del dipartimento di Biotecnologie e scienze della vita Giovanni Bernardini, l’archeologo Roberto Mella Pariani, l’ingegnere Antonio Cellina per il Gruppo amici di San Biagio e il parroco della parrocchia San Giulio Prete don Daniele Maola.

RESTAURO E SCAVI
C’è una vera e propria necropoli a Cittiglio. Università degli Studi dell’Insubria e Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia sono al lavoro per scoprire che cosa si cela nel suolo dentro e fuori la Chiesa di S. Biagio. Dal maggio 2016, infatti, è iniziata l’indagine dell’area cimiteriale esterna dell’abside medievale della piccola chiesa romanica situata su un’altura che domina il paese di Cittiglio e il paesaggio circostante.
In questa antica chiesa sono in corso da circa 25 anni importanti lavori di restauro voluti dalla parrocchia di Cittiglio e dai volontari del Gruppo Amici di San Biagio, che con diverse iniziative hanno raccolto i fondi per finanziare i lavori fino ad oggi svolti.
Tra questi lavori vanno ricordati gli scavi archeologici effettuati dal 2006 al 2009 all’interno della chiesa e che hanno portato alla luce importanti tracce strutturali di età medievale e, tra esse, circa venti sepolture, indagate dall’archeologo Roberto Mella Pariani di Golasecca (allora della Società Lombarda Archeologia SLA di Milano).
Lo scavo del 2016 è la continuazione dell’indagine archeologica allora compiuta ed anche questa è eseguita da Roberto Mella Pariani oggi della ditta Archeo-Studi di Bergamo. Entrambi gli scavi sono effettuati sotto la direzione scientifica della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia e coordinati oggi dal funzionario Francesco Muscolino.

DUE MORTI VIOLENTE E SCHELETRI DI INFANTI
L’ateneo varesino è già intervenuto per studiare i resti scheletrici umani che provengono dalle sepolture rinvenute all’interno della chiesa, ma è interessato a proseguire gli studi anche su eventuali altre sepolture presenti sotto il sagrato. Per questo Giuseppe Armocida, Giovanni Bernardini e Marta Licata – in collaborazione con il Gruppo Amici di San Biagio – hanno presentato un progetto sostenuto dalla Fondazione Comunitaria del Varesotto e in particolare dall’avvocato Andrea Mascetti. Capofila del progetto è la parrocchia di S. Giulio Prete di Cittiglio, affidata al parroco don Daniele Maola.
«Durante il primo studio antropologico fatto – relativo ai resti umani rinvenuti durante la campagna 2006-2009 – sono state documentate due morti violente: in un caso il cadavere era “decapitato” e nell’altro presentava una punta di lancia nel costato e, inoltre, una elevata presenza di scheletri di infanti. Per questo – ha spiegato Marta Licata – abbiamo ripreso lo studio antropologico progettando un altro scavo per indagare un’altra zona cimiteriale presente all’esterno della chiesa. In particolare vorremmo chiarire la presenza o meno di altre morti violente e cercare di capire perché tutti questi bambini sono stati sepolti nella chiesa e se altrettanti sono sepolti fuori. Vorremmo riportare alla luce tutto lo spazio cimiteriale e le tombe in esso custodite, per rispondere a queste domande».

DAL IX AL XVII SECOLO
La Chiesa è stata fondata intorno al IX secolo e, presumibilmente, dalla sua fondazione e fino al 1700 è stata luogo di sepolture sia dentro sia fuori.
«L’indagine odierna riguarda le sepolture poste immediatamente fuori la chiesa: lo scavo, infatti - riprendendo l’indagine di alcune inumazioni esterne già personalmente indagate nel 2009 – ha continuato Licata - ha portato alla luce all’esterno un’area quadrangolare nelle immediate adiacenze dell’emiciclo della Chiesa. Al di sotto di uno strato superficiale di spianamento dell’antico cimitero avvenuto presumibilmente nel XVII secolo e all’interno del quale sono stati recuperati numerosi reperti in giacitura secondaria (ossa umane frammentarie; monete e diversi manufatti metallici – chiavi di età rinascimentale in ferro, lame di coltello, un coltello intero con manico in osso, una fibbia di cintura in ferro, monete, chiodi delle casse di sepoltura e un anello bronzeo) sono emerse alcune sepolture di età rinascimentale in giacitura primaria: si cominciano già a vedere aree di cimitero documentabile. Si tratta di tre inumazioni di individui adulti in cassa di legno e due inumazioni di infanti (un feto e un bambino dell’età apparente di 1-2 anni) uno dei quali deposto in una singolare struttura a doppio coppo (comuni tegole). Sotto quelle inumazioni – che sono di epoca rinascimentale – si scorgono preesistenti sepolture a loculo litico di epoca precedente che saranno oggetto di studio con il prosieguo dell’indagine» ha aggiunto Marta Licata. 
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Nelle foto: Licata, Cellina, Mella Pariani e Armocida (da sinistra) e alcuni dei resti umani ritrovati nell’ultimo scavo del 2016.

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