Edizione n.19 di mercoledì 2 giugno 2020

Trs

Varese, disco verde al test rapido salivare Coronavirus

Il nuovo strumento diagnostico targato UnInsubria sarà prodotto e distribuito dalla NatrixLab di Reggio Emilia
Lorenzo Azzi test salivare
Test rapido salivare

Funziona ed è in produzione il Test rapido salivare (Trs) in grado di rilevare, nell’arco di pochissimi minuti, la presenza del Coronavirus. L'Università dell’Insubria di Varese ne ha terminato con successo la sperimentazione in collaborazione con l’Asst dei Sette Laghi e ha siglato l’accordo con l’azienda NatrixLab di Reggio Emilia per la produzione e distribuzione del kit.
Il principio di funzionamento del nuovo strumento diagnostico è simile a quello del test di gravidanza. Su una piccola striscia di carta assorbente si applica qualche goccia di saliva diluita con una soluzione apposita e da tre a sei minuti si ottiene il risultato: se si forma una banda il soggetto è negativo, se si formano due bande è positivo.
Il test è il risultato di un lavoro di squadra dell’Università dell’Insubria e dell’Asst dei Sette Laghi in cui hanno avuto ruoli incisivi il rettore Angelo Tagliabue, professore di Odontostomatologia, e Paolo Grossi, infettivologo referente regionale e ministeriale per l’emergenza Covid-19.

REALIZZAZIONE E SPERIMENTAZIONE
L’idea è di Lorenzo Azzi, ricercatore di Odontoiatria, e Mauro Fasano, professore di Biochimica. La realizzazione dei reagenti e dei kit è avvenuta nei laboratori dell’Insubria a Busto Arsizio ed è stata coordinata dalla ricercatrice Tiziana Alberio. La sperimentazione è stata condotta nel laboratorio di Microbiologia diretto da Fausto Sessa all’Ospedale di Circolo di Varese, dove in poco più di due settimane, dal 16 aprile al 4 maggio 2020, sono stati esaminati i campioni di saliva di 137 soggetti sottoposti al tampone e risultati sia affetti da Covid-19 che sani.
Ogni campione di saliva è stato valutato con due test: quello molecolare, condotto dalla ricercatrice Andreina Baj, e quello sperimentale. «Il Test rapido è semplice e sicuro da usare – spiega Lorenzo Azzi – e consente di fare uno screening immediato di primo livello della popolazione. Lo scopo è di identificare i soggetti positivi, soprattutto gli asintomatici portatori del virus, da inviare successivamente a eseguire i test diagnostici di riferimento che, basandosi su metodiche molecolari, necessitano del laboratorio con tempi più lunghi di elaborazione».
Spiega il professor Mauro Fasano, delegato del rettore al trasferimento tecnologico: «Dai dati che abbiamo raccolto la sensibilità del test è risultata alta, con margini di miglioramento già previsti per la prototipizzazione industriale. Questo passaggio dallo studio alla realizzazione di un progetto a favore della comunità dà grande valore all’attività di ricerca scientifica».
ACCORDO UNIVERSITÀ E AZIENDA
L’Università dell’Insubria ha stilato un accordo con la NatrixLab di Reggio Emilia. L’azienda è già al lavoro per fornire in tempi rapidi alcuni prototipi con assemblaggi leggermente diversi tra loro, che saranno validati in tempi altrettanto brevi quanto quelli in cui si è svolta la sperimentazione ospedaliera. In questo modo si potrà passare alla realizzazione del test su larga scala e a costi contenuti. Spiega Mario Brevini, amministratore di NatrixLab: «La realizzazione di questi prototipi e la conseguente produzione industriale che ne deriverà è frutto dell’esperienza che NatrixLab ha messo in campo con il suo gruppo di lavoro».
L’ultimo passaggio necessario prima di arrivare sul mercato è la certificazione. «Il nostro test salivare – puntualizza Fasano – è così semplice da poter realmente essere utilizzato da chiunque, ma la certificazione per uso autonomo richiede tempi molto lunghi, mentre sono necessari solo quindici giorni per ottenere quella sotto controllo medico. Il test, come quello sierologico, sarà inizialmente gestito da una figura sanitaria, che collabori per esempio con le forze dell’ordine per controlli, oppure con un’azienda che voglia sottoporre i dipendenti all’esame. E speriamo che possa essere messo a disposizione anche dei medici di base». 

Condividi contenuti