Edizione n.39 di mercoledì 25 novembre 2020

scavi

Cittiglio, pronto il primo sito archeologico

Il percorso di «musealizzazione a cielo aperto» della Valcuvia è iniziato nel 2016 e si concluderà nella primavera 2021con gli altri due scavi a Caravate e Azzio
Tomba Cittiglio, foto Uninsubria
Scavi Cittiglio, foto Uninsubria

A Cittiglio (Varese) l’Università dell’Insubria ha terminato gli scavi sul sagrato della chiesa dedicata a San Biagio. Nonostante la pandemia da coronavirus, il team del Centro di ricerca in osteoarcheologia e paleopatologia dell’ateneo, coordinato da Marta Licata, è riuscito ad organizzare l’ultima tranche dei lavori, iniziati nel 2016, nel rispetto delle norme di sicurezza dell’emergenza sanitaria.
Il sito rappresenta la prima tappa compiuta di un percorso archeologico in Valcuvia, una sorta di «musealizzazione a cielo aperto» il cui progetto è stato finanziato con 128mila euro dal bando Emblematici Provinciali 2019 di Fondazione Cariplo e Fondazione Comunitaria del Varesotto. Restano ora da concludere, nella primavera 2021, gli altri due scavi previsti nel progetto: il sito cimiteriale di Sant’Agostino a Caravate e l’ossario della Cripta della Chiesa del Convento di Azzio.

PROGETTO
Il progetto, nella sua complessità, vede la partecipazione di diversi partner e sostenitori tra cui il Gruppo Amici di San Biagio guidati dall’ingegner Antonio Cellina, la parrocchia di San Giulio Prete, il comune di Caravate, la parrocchia di Azzio, l’associazione Lezedunum, Padana Assistenza, Centro Studi e documentazione per la Valcuvia e l'Alto Varesotto Giancarlo Peregalli, la ditta Mascioni e la Società Storica Varesina.
Le indagini archeologiche e la realizzazione di restauri volti alla musealizzazione saranno condotti sotto la direzione scientifica della Soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio per le province di Como, Lecco, Monza-Brianza, Pavia, Sondrio e Varese e per il sito di Caravate sotto la responsabilità scientifica di Andrea Spiriti, professore di archeologia e storia dell’arte dell’Università dell’Insubria.
LAVORI A CITTIGLIO
A Cittiglio rimarranno ancora per molto tempo gli antropologi, che stanno ricostruendo un interessante quadro rappresentativo della popolazione vissuta nel borgo di San Biagio attraverso lo studio dei reperti ossei che provengono da circa cinquanta sepolture e sono attualmente oggetto di ricerca del dottorato di Chiara Tesi con il professor Mario Picozzi.
«Si tratta di una popolazione – spiega Marta Licata – dedita soprattutto ad attività lavorative pesanti, non estranea ad episodi di violenza e che soffriva molto di patologie dentarie. Purtroppo, anche il cimitero di San Biagio ci racconta la triste storia di bambini che difficilmente superavano il quarto anno di vita, perché gli strati archeologici hanno documentato la presenza di scheletri di infanti, che ad oggi rappresentano più della metà del campione».
I lavori di scavo a Cittiglio, curati dall’Università dell’Insubria ed eseguiti da Archeo Studi Bergamo sotto la direzione scientifica del funzionario della Soprintendenza Sara Matilde Masseroli, hanno permesso anche lo sviluppo di nuove indagini su piccoli manufatti. Gli oggetti rinvenuti appartengono a un arco di tempo che inizia dal Medioevo e arriva sin dopo il Rinascimento e sono catalogabili come piccoli utensili quotidiani, presenti sul corpo del defunto quando è stato sepolto, come fibbie o medagliette devozionali. Sono riemerse inoltre porzioni di strutture murarie antecedenti il sepolcreto che sono ora in fase di studio.
PROSPETTIVE
Il percorso archeologico tocca Cittiglio, Azzio e Caravate e intende valorizzare il patrimonio archeologico partendo da quelle realtà minori che riservano grandi prospettive di indagine per il futuro.
Spiega Marta Licata: «Puntiamo alla creazione di un polo di interesse per tutti quei luoghi vicini, sconosciuti, inesplorati che forse sono ancora inconsapevoli del loro potenziale bioarcheologico. Basta guardarsi intorno e vedere ad esempio quante chiese di antica fondazione, anche quelle fortemente compromesse dal tempo, fanno da sfondo ai nostri paesaggi. Noi, come Centro universitario, siamo pronti a intervenire con scavi e studi di reperti, anche raccogliendo le segnalazioni di siti da parte del pubblico interessato».
Nelle foto Uninsubria, scavi e tomba a Cittiglio 

Cittiglio, emerse dalla necropoli interessanti sepolture

L’Università dell'Insubria ha presentato i primi ritrovamenti scoperti durante gli scavi archeologici dal 2006 al 2009
Cittiglio, chiesa di San Biagio, scavi del 2016, foto Università degli Studi dell'Insubria

A Cittiglio, nel Varesotto, giovedì 7 luglio si è svolto nella chiesa di San Biagio il sopralluogo organizzato dall’Università dell’Insubria, dal Gruppo amici di San Biagio e dalla Parrocchia San Giulio Prete. Giuseppe Armocida, docente di Storia della medicina, e Marta Licata, tecnico del dipartimento di Biotecnologie e scienze della vita, hanno illustrato i primi ritrovamenti già effettuati e il progetto di ricerca sui resti umani che provengono dalle sepolture, sostenuto dalla Fondazione Comunitaria del Varesotto e guidato dalla parrocchia di S. Giulio Prete di Cittiglio.
Al sopralluogo hanno preso parte anche il rettore Alberto Coen Porisini, il direttore del dipartimento di Biotecnologie e scienze della vita Giovanni Bernardini, l’archeologo Roberto Mella Pariani, l’ingegnere Antonio Cellina per il Gruppo amici di San Biagio e il parroco della parrocchia San Giulio Prete don Daniele Maola.

RESTAURO E SCAVI
C’è una vera e propria necropoli a Cittiglio. Università degli Studi dell’Insubria e Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia sono al lavoro per scoprire che cosa si cela nel suolo dentro e fuori la Chiesa di S. Biagio. Dal maggio 2016, infatti, è iniziata l’indagine dell’area cimiteriale esterna dell’abside medievale della piccola chiesa romanica situata su un’altura che domina il paese di Cittiglio e il paesaggio circostante.
In questa antica chiesa sono in corso da circa 25 anni importanti lavori di restauro voluti dalla parrocchia di Cittiglio e dai volontari del Gruppo Amici di San Biagio, che con diverse iniziative hanno raccolto i fondi per finanziare i lavori fino ad oggi svolti.
Tra questi lavori vanno ricordati gli scavi archeologici effettuati dal 2006 al 2009 all’interno della chiesa e che hanno portato alla luce importanti tracce strutturali di età medievale e, tra esse, circa venti sepolture, indagate dall’archeologo Roberto Mella Pariani di Golasecca (allora della Società Lombarda Archeologia SLA di Milano).
Lo scavo del 2016 è la continuazione dell’indagine archeologica allora compiuta ed anche questa è eseguita da Roberto Mella Pariani oggi della ditta Archeo-Studi di Bergamo. Entrambi gli scavi sono effettuati sotto la direzione scientifica della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia e coordinati oggi dal funzionario Francesco Muscolino.

DUE MORTI VIOLENTE E SCHELETRI DI INFANTI
L’ateneo varesino è già intervenuto per studiare i resti scheletrici umani che provengono dalle sepolture rinvenute all’interno della chiesa, ma è interessato a proseguire gli studi anche su eventuali altre sepolture presenti sotto il sagrato. Per questo Giuseppe Armocida, Giovanni Bernardini e Marta Licata – in collaborazione con il Gruppo Amici di San Biagio – hanno presentato un progetto sostenuto dalla Fondazione Comunitaria del Varesotto e in particolare dall’avvocato Andrea Mascetti. Capofila del progetto è la parrocchia di S. Giulio Prete di Cittiglio, affidata al parroco don Daniele Maola.
«Durante il primo studio antropologico fatto – relativo ai resti umani rinvenuti durante la campagna 2006-2009 – sono state documentate due morti violente: in un caso il cadavere era “decapitato” e nell’altro presentava una punta di lancia nel costato e, inoltre, una elevata presenza di scheletri di infanti. Per questo – ha spiegato Marta Licata – abbiamo ripreso lo studio antropologico progettando un altro scavo per indagare un’altra zona cimiteriale presente all’esterno della chiesa. In particolare vorremmo chiarire la presenza o meno di altre morti violente e cercare di capire perché tutti questi bambini sono stati sepolti nella chiesa e se altrettanti sono sepolti fuori. Vorremmo riportare alla luce tutto lo spazio cimiteriale e le tombe in esso custodite, per rispondere a queste domande».

DAL IX AL XVII SECOLO
La Chiesa è stata fondata intorno al IX secolo e, presumibilmente, dalla sua fondazione e fino al 1700 è stata luogo di sepolture sia dentro sia fuori.
«L’indagine odierna riguarda le sepolture poste immediatamente fuori la chiesa: lo scavo, infatti - riprendendo l’indagine di alcune inumazioni esterne già personalmente indagate nel 2009 – ha continuato Licata - ha portato alla luce all’esterno un’area quadrangolare nelle immediate adiacenze dell’emiciclo della Chiesa. Al di sotto di uno strato superficiale di spianamento dell’antico cimitero avvenuto presumibilmente nel XVII secolo e all’interno del quale sono stati recuperati numerosi reperti in giacitura secondaria (ossa umane frammentarie; monete e diversi manufatti metallici – chiavi di età rinascimentale in ferro, lame di coltello, un coltello intero con manico in osso, una fibbia di cintura in ferro, monete, chiodi delle casse di sepoltura e un anello bronzeo) sono emerse alcune sepolture di età rinascimentale in giacitura primaria: si cominciano già a vedere aree di cimitero documentabile. Si tratta di tre inumazioni di individui adulti in cassa di legno e due inumazioni di infanti (un feto e un bambino dell’età apparente di 1-2 anni) uno dei quali deposto in una singolare struttura a doppio coppo (comuni tegole). Sotto quelle inumazioni – che sono di epoca rinascimentale – si scorgono preesistenti sepolture a loculo litico di epoca precedente che saranno oggetto di studio con il prosieguo dell’indagine» ha aggiunto Marta Licata. 
----
Nelle foto: Licata, Cellina, Mella Pariani e Armocida (da sinistra) e alcuni dei resti umani ritrovati nell’ultimo scavo del 2016.

Condividi contenuti