Edizione n.42 di mercoledì 11 dicembre 2019

progetto sperimentale

Emodialisi, trattamento domiciliare assistito

Avviata anche a Varese sperimentazione in corso in altre quattro Asst della Lombardia
Emodialisi domiciliare

«Non è più il paziente che si adatta alle esigenze del centro, ma, entro certi limiti, è il servizio che si modella sulle esigenze del paziente». Ecco, nella sintesi del dottor Ivan Mazzoleni, direttore socio-sanitario dell'Asst Sette Laghi, la sperimentazione dell'emodialisi domiciliare assistita avviata a Varese.
Il progetto, presentato il 12 novembre 2019, affianca e anticipa una analoga esperienza che, oltre l'Asst Sette Laghi, coinvolge in Lombardia altre quattro Asst: Rhodense e Ovest Milano nel Milanese, Papa Giovanni XXIII nella Bergamasca, Lodi. Nella prima fase si prevede di arruolare un solo paziente l’anno e di affidarlo all’assistenza di un infermiere professionale esperto di dialisi, che, oltre a essere compiutamente formato all’uso del macchinario domiciliare, entri in un rapporto di fiducia con l'emodializzato.
Il trattamento a domicilio inizia una volta adeguato l’impianto idraulico ed elettrico di casa e dopo le prove microbiologiche e di qualità dell’acqua e il collaudo di tutto l’impianto. E’ sempre e comunque garantito il supporto dello specialista nefrologo.
TRATTAMENTI EMODIALISI
Per una persona affetta da insufficienza renale cronica c'è l'alternativa tra trapianto di rene, se esistono le condizioni, e trattamento dialitico. L’emodialisi può essere effettuata in ospedale di norma tre volte a settimana con giorni e orario decisi dalla struttura; la scarsa disponibilità di vettori per il trasporto assistito, unita alle distanze tra ospedale e domicilio, può limitare la riabilitazione e una vita sociale dei pazienti.
A fianco della modalità ospedaliera esiste anche la possibilità di domiciliare il trattamento, utilizzando soprattutto la dialisi peritoneale. «La complessità del trattamento e il rischio di problematiche insite nello stesso – precisa il dottor Giuseppe Rombolà, direttore della S.C. Nefrologia e dialisi della Asst dei Sette Laghi – obbligano ad avere l’assistenza di un partner per tutta la durata del trattamento». L’addestramento del partner generalmente richiede mesi per poter garantire la correttezza e l’efficacia del trattamento al domicilio.
DOMICILIAZIONE ASSISTITA
«E’ accertato – continua il dottor Rombolà - che la domiciliazione garantisce al paziente un miglioramento della qualità della vita e, probabilmente, anche una sopravvivenza più lunga». In questa direzione s'inserisce la sperimentazione dell'emodialisi domiciliare assistita. «Il progetto - conclude Rombolà - nasce come sperimentazione gestionale per un anno; al termine di questo periodo verrà stilato un bilancio ed effettueremo le necessarie valutazioni. Se verranno raggiunti gli obiettivi assistenziali e riabilitativi e verrà confermata la sostenibilità, ci sarà la possibilità concreta di proporre l’emodialisi domiciliare come opzione long term per un numero maggiore di pazienti e magari esportare la nostra esperienza ad altre realtà aziendali».
L’obiettivo del progetto, come sottolinea Mazzoleni, «è anche quello di migliorare l’adesione del paziente a tutta la terapia dell’insufficienza renale cronica (dieta, farmaci, corretta assunzione della terapia stessa, abitudini di vita) e costruire un’alleanza terapeutica tra paziente, famiglia e operatori per ottenere una migliore riabilitazione e un reinserimento nella vita sociale di relazione e, dove possibile, anche lavorativa». 

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