Edizione n.5 di mercoledì 13 febbraio 2019

politica

«Parlamento come palcoscenico, fragilità sociale sacrificata ai forti»

È «l’amaro ritratto di una società allo specchio» fatto dall’Università dell’Insubria – Secondo l’indagine degli studenti del corso di Comunicazione Pubblica e Istituzionale, dilaga il dissenso verso l’operato di istituzioni, politici, sindacati e imprenditori
indagine Uninsubria

Parlamentari inadeguati al ruolo ed eccessivamente retribuiti. Sindacati lontani dalle nuove generazioni e ancora struttura ideologica e poco democratica. Europa, Stato e Regioni sfiorati a malapena dal consenso… E, dall’altro lato, una società normale e paziente, che respinge guerra e terrorismo e non soffre l’ebbrezza del cellulare e del web.
Questi, a grandi linee, il profilo e il rapporto dell’italiano – o più precisamente del lombardo - d’oggi con istituzioni e società secondo un’indagine sociale dell’Università degli Studi dell’Insubria. La ricerca è stata condotta da quaranta studenti del corso di studi di Comunicazione Pubblica e Istituzionale ed è stata coordinata dal professore Franz Foti in collaborazione con i dottori Mauro Carabelli e Gennaro Scarpato.
CAMPIONE E TEMI DELL’INDAGINE
A oltre 600 cittadini (55% donne, 45% uomini) provenienti dall’area varesotta (circa il 70%) e dalle città di Milano, Lodi, Cremona, Monza Brianza, Como (30%) è stato sottoposto un questionario su quattro temi: politica e istituzioni; crisi economica e sociale; cultura e società; preferenze e aspettative.
Il campione degli interpellati aveva un’età compresa tra: 18/24 anni 38%; 25/44, 32%; 45/64,26%; 65 e oltre 4%. Quanto a composizione professionale e sociale, gli studenti erano 31%, gli impiegati 34%, gli operai 12%, i liberi professionisti 11%, i disoccupati 8%, i pensionati 4%.
POLITICA E ISTITUZIONI
Impressionante ma non sorprendente il diffuso rifiuto di politica e istituzioni. «Quasi metà del campione non avverte la vicinanza di nessuna istituzione e per il 60% nemmeno alcuna figura istituzionale a parte il sindaco, che spunta un risicato 25%. Europa, Stato e Regioni sono ai minimi storici, ovvero intorno all’8% di consenso».
Così a Varese l’8 gennaio gli studenti Federico Moretti, Francesca Bianchi, Federica Carlomagno hanno introdotto la presentazione del sondaggio.
Sul comportamento dei parlamentari il giudizio è emerso ancora più tagliente. Solo l’1% del campione sostiene la sobrietà del loro comportamento e l’adeguatezza del loro ruolo in questa fase di crisi. La mano si fa più pesante quando si tratta delle loro retribuzioni: il 41% pensa che siano eccessive e nel 31% dei casi si sostiene che scambiano il parlamento per un palcoscenico.
SFIDUCIA IN IMPRENDITORI E SINDACATI
Delusione e sfiducia marcano le attese riguardo alla crisi economica e sociale. Sia il Parlamento sia le imprese medio grandi lavorano per aiutare i più deboli e per il bene comune solo – rispettivamente - per l’1% e il 2% dei cittadini interpellati.
«Tutto l’agire è orientato a favorire i forti a discapito della fragilità sociale» è la sintesi degli umori raccolti dall’indagine. E la scure del consenso si abbatte anche sui sindacati: non aiutano il governo a risolvere la crisi, non difendono tutti allo stesso modo, sono lontani dalle nuove generazioni e operano ancora come struttura ideologica e poco democratica.
PIEDI PER TERRA
Il barometro punta al bello solo quando gli interpellati rispondono su cultura e società. Emerge allora una società che concentra la sua esistenza su salute, affetti e lavoro come elemento di sicurezza sociale. Il profilo - secondo gli analisti – è quello di un popolo normale e paziente, attento all’umanitarismo sociale di Madre Teresa di Calcutta e al pacifismo e alla centralità dei diritti civili richiamati da Nelson Mandela, Martin Luther King e Gandhi.
Gli interpellati desiderano un’esistenza felice nell’ordinarietà del quotidiano, accettano un lavoro anche se poco retribuito, respingono guerra e terrorismo. Al cinema e nella lettura amano gli eroi popolari Batman e l’Uomo Ragno, preferiscono il giallo e l’immaginazione, senza disdegnare l’impegno sociale di Primo Levi e il fantasy di J.K. Rowling con Harry Potter. Si tratta insomma di un popolo con i piedi ben piantati per terra, che non soffre l’ebbrezza del cellulare e del web.
PRETI SPOSATI SÌ, SUORE NO
Un quadro contraddittorio di apertura e pregiudizi viene, invece, fuori da preferenze e aspettative.
Nelle relazioni interpersonali le scelte mettono al primo posto l’intelligenza, la spiccata personalità e la dolcezza, quasi a manifestare un bisogno di ripristinare il pensiero, punto di forza della nostra cultura italiana.
Orientamento non altrettanto coerente e omogeneo anima le aspettative sull’evoluzione che sta attraversando la Chiesa.
Il pensiero va alla figura di Papa Francesco nella sua dimensione rivoluzionaria tesa al cambiamento e al superamento del conservatorismo di taluni prelati. Nel questionario inoltre affiorano pronunciamenti a favore della possibilità che i preti possano sposarsi e della concessione della comunione ai divorziati. Verso le suore, circa la possibilità di sposarsi e poter diventare sacerdoti, emerge invece una netta avversione. «Solo il 6% del campione lo consentirebbe» annotano gli analisti.
«QUADRO PREOCCUPANTE»
Quale è, alla fine, la situazione che si può ricavare dall’indagine? Ecco la valutazione del professore Franz Foti:
«Dai risultati dell’indagine sembra emergere un quadro con seri elementi di preoccupazione per la tenuta democratica del Paese. Ma accanto a questo campanello d’allarme si possono leggere risultati che segnalano ancora un forte senso di civiltà, un bisogno disperato di cambiamento in tutti gli ambiti istituzionali e decisionali di rilievo, pur nella repulsione verso l’operato dei poteri che non contemplano i veri bisogni sociali, il bene comune.
«Emerge la necessità di offrire nuovi orizzonti alla società del presente e alle nuove generazioni all’insegna di un’etica trasparente e risoluta, senso della giustizia sociale e spinta solidale. Al di fuori di questi confini pressanti si ripropone la corruzione, il degrado morale e il disfacimento della nostra civiltà».
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Nella foto (da sinistra): Federica Carlomagno, Francesca Bianchi, Franz Foti e Federico Moretti. 

Varese, ultimo saluto a Giuseppe Zamberletti

Il governatore della Lombardia Fontana accoglie il presidente della Repubblica Mattarella

Giuseppe Zamberletti, il padre della protezione civile italiana, riposerà al Sacro Monte vicino al fratellino tredicenne Domenichino, che molti chiedono sia proclamato santo. L'ex ministro è venuto a mancare sabato 26 gennaio 2019. Aveva 85 anni. Ai funerali di Stato, svoltisi martedì 29 gennaio a Varese nella basilica di San Vittore, hanno partecipato il presidente della repubblica Sergio Mattarella e il premier Giuseppe Conte. Ad accoglierli il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, e il sindaco di Varese, Davide Galimberti (nella foto). A Milano, durante la cerimonia funebre, le bandiere di Palazzo Pirelli sono state esposte a mezz’asta e i lavori dell'assemblea regionale hanno osservato un minuto di silenzio, preceduto da un breve intervento commemorativo dell'ex ministro da parte del presidente Alessandro Fermi.
La sicurezza dei cittadini fu una costante dell’impegno del politico varesino. Nel 1976, in occasione del terremoto del Friuli, Zamberletti venne nominato commissario straordinario per il coordinamento e il soccorso, esperienza che replicò nel 1980 con il terremoto dell’Irpinia. Nel 1979, nel governo Andreotti, si occupò dell’operazione dei boat people, portando in salvo duecento profughi vietnamiti che vennero accolti in Italia.

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