Edizione n. 1 di mercoledì 15 gennaio 2020

permafrost

Dall'Insubria all'Antartide, alla ricerca di forme di vita su Marte

I docenti dell'ateneo di Varese-Como Mauro Guglielmin e Stefano Ponti nella missione sul cambiamento climatico sul permafrost
Insubria Antartide
Insubria Antartide

Torneranno in Italia venerdì 13 dicembre 2019 dopo circa un mese di permanenza in Antartide nella Terra Vittoria settentrionale, in una zona di laghi perennemente ghiacciati come il Tarn Flat, dai quali potrebbero arrivare indizi per cercare forme di vita su Marte. Sono i due docenti dell’Università dell'Insubria Mauro Guglielmin, responsabile della missione, e Stefano Ponti, impegnati in un progetto condiviso sugli effetti del cambiamento climatico sul permafrost.
Insieme con Maurizio Azzaro (Consiglio nazionale delle ricerche di Messina, Istituto di scienze polari) e Ulrich Neumann (tecnico di perforazione tedesco) i quattro studiano le brine dei laghi, i depositi di ghiaccio cioè sulla superficie ricchissime di sale.

LE BRINE DI MARTE
Queste brine, nonostante l’ambiente estremo, sono popolate da batteri che sono in grado di ricavare l’energia per sopravvivere anche senza luce e a temperature bassissime, sfruttano il carbonio presente nell’ambiente e producono metano. «Abbiamo fatto – ha spiegato Guglielmin tramite il “ponte” whatsapp con l’Italia - diverse perforazioni al fine di trovare delle brine per saline, che sono l’analogo terrestre delle brine di Marte. Ne abbiamo trovate diverse tipologie con salinità anche di cinque volte superiore rispetto all’acqua di mare. Queste saranno poi portate nei laboratori del Cnr di Messina e dell’università di Perugia per le analisi micro-biologiche».
BASE ITALIANA
La base italiana in Antartide ospita attualmente venticinque ricercatori e novanta persone di supporto oltre al gruppo dell’Insubria, che tornerà in Italia il 13 dicembre dopo circa un mese di permanenza. Un mese di lavoro intenso, sette giorni su sette dalle 8 alle 20, senza connessione internet stabile, con il ping pong serale e quattro chiacchiere tra ricercatori come unico svago. I dati raccolti durante la giornata vengono infatti subito registrati, studiati e rielaborati e il tempo che resta è dedicato al riposo.
Al rientro i due docenti dell’Insubria si occuperanno in particolare di capire dove possano esistere brine come quelle dei laghi antartici e analizzeranno le carote di permafrost prelevate durante la missione. 

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