Edizione n.33 di mercoledì 14 ottobre 2020

ospedale di Circolo

Biopsie prostatiche, in soffitta le vecchie metodiche

All'Urologia di Varese procedure diagnostiche 'fusion' con l'ecografo di ultima generazione
Varese, ecografo biopsie prostatiche

Permette di sovrapporre le immagini della risonanza magnetica con quelle dell'ecografia e di eseguire - in anestesia locale e in ambito ambulatoriale - biopsie prostatiche rapide e di grande precisione. È l'ecografo di ultima generazione introdotto nel reparto Urologia dell'Ospedale di Circolo a Varese, diretto dal dottor Federico Dehò.
«L’Urologia di Varese, grazie alla collaborazione con il dottor Andrea Coppola e tutta la Radiologia diretta dal prof. Massimo Venturini, dell'Università dell'Insubria, mette ora a disposizione dei pazienti le più recenti procedure diagnostiche offerte dalle tecniche di biopsie prostatiche con metodica 'fusion'» spiega Dehò.
PRELIEVI RIDOTTI E MIRATI
La biopsia di fusione è destinata a soppiantare le vecchie metodiche basate sui prelievi prostatici random.
«Quando una risonanza magnetica della prostata individua un’area sospetta per tumore», aggiunge Dehò, «abbiamo adesso la possibilità di sovrapporre in tempo reale tali immagini di risonanza con quelle ecografiche che si ottengono durante l’esecuzione dell’esame. Ciò permette di eseguire un numero di prelievi bioptici mirati nelle zone più sospette per tumore, riducendo al contempo il numero totale di prelievi che si eseguono a carico della ghiandola prostatica, portando da un lato ad un aumento della capacità diagnostica, dall'altro ad un minore impatto sul paziente e ad un suo rapido ritorno alla vita di tutti i giorni».
L’esperienza degli urologi Paolo Maggio, Christian Guarasci e Emanuele Zaffuto rende possibile eseguire le biopsie con approccio transrettale o transperineale secondo la localizzazione dei noduli da esaminare. Ogni caso viene poi discusso con il team multidisciplinare per individuare il miglior trattamento per il paziente secondo le più moderne linee guida. « Il futuro di tale tecnologia – conclude Dehò - porterà a breve importanti vantaggi anche nella fase terapeutica, con la possibilità di trattare in maniera mirata, attraverso terapia focale, le zone della prostata ammalate senza dover ricorrere all'intervento chirurgico».
Nella foto, il dott. Federico Dehò (al centro) e alcuni suoi collaboratori. 

Varese, alla scoperta di virus che possono causare diabete, malattie del cuore e altre patologie

Ricerca dell’Università dell’Insubria mette in luce la presenza di agenti infettivi mutati capaci di produrre infezioni croniche progressive

In casi di diabete, miocardiopatia cronica e sindrome post-poliomielite ci possono essere enterovirus mutati capaci di produrre infezioni croniche progressive. La loro presenza è stata messa in luce dai microbiologi dell’Università dell’Insubria di Varese.
Lo studio, pubblicato il 10 luglio 2017 sulla rivista inglese Scientific Reports, è stato condotto su casi clinici dei reparti di pediatria, cardiologia e neurologia dell’Ospedale di Circolo con la collaborazione di un virologo della Food and Drug Administration americana e di un diabetologo dell’Università di Miami. La ricerca prosegue a Varese con il sostegno del ministero della Salute italiano e con un finanziamento americano.
CHE COSA SONO GLI ENTEROVIRUS
Gli enterovirus sono tra gli agenti infettivi più diffusi in tutto il mondo, comprendono almeno 110 tipi diversi di virus e si trasmettono nella popolazione per via fecale-orale, ma anche per via respiratoria. Se si aggiunge che alla loro vastità s’abbina anche una notevole variabilità genetica, si capisce subito perché la loro identificazione sia particolarmente complessa.
Il virologo Konstantin Chumakov della Food and Drug Administration americana ha confermato i risultati ottenuti a Varese sequenziando i genomi virali con metodi sviluppati ad hoc ed ha anche effettuato un’analisi filogenetica utilizzando un database dei genomi degli enterovirus che lui stesso ha prodotto.
NUOVE PROCEDURE DIAGNOSTICHE
«Per questa ricerca - ha spiegato il professor Antonio Toniolo, ordinario di Microbiologia medica nell’ateneo varesino - sono state messe a punto nuove procedure diagnostiche che si basano sull’integrazione di metodi per isolare i virus in colture di cellule, per sequenziare i genomi virali, per evidenziare le proteine dei virus nei campioni biologici. Questo approccio particolare ha dimostrato che infezioni croniche da enterovirus possono rappresentare un’importante causa di disturbi endocrini, cardiaci e neurologici a lenta evoluzione» 
SOGGETTI COLPITI E PERSISTENZA
I risultati ottenuti a Varese sono stati confermati dal virologo Konstantin Chumakov della Food and Drug Administration americana. Oltre a sequenziare i genomi virali con metodi sviluppati ad hoc, ha anche effettuato un’analisi filogenetica, utilizzando un database dei genomi degli enterovirus che lui stesso ha prodotto.
Nel loro insieme i risultati indicano che i poliovirus (enterovirus della specie C) possono persistere per almeno 80 anni nei soggetti colpiti da poliomielite. Altri tipi di enterovirus (delle specie A e B) sono presenti in soggetti con diabete o con miocardiopatie croniche.
Lo studio segue recenti pubblicazioni dell’équipe del professor Toniolo riguardanti il ruolo eziologico delle infezioni virali nel diabete e in altre patologie croniche. Questi lavori sono apparsi su Pediatric Diabetes, Diabetologia, Scientific Reports e sul volume di Springer “Diabetes and Viruses”.
RISULTATI CLINICI E PROSPETTIVE ANTIVIRALI
I risultati mettono a disposizione dei clinici un nuovo metodo per identificare precocemente gli individui cronicamente infettati con tipi diversi di enterovirus. «Gli individui infetti – ha aggiunto il professor Toniolo - potranno essere tenuti in osservazione per diagnosticare eventuali forme di diabete, di miocardiopatie, di patologie neurologiche e curarle il più precocemente possibile. In secondo luogo, è oggi possibile pensare all’uso di farmaci antivirali per ridurre il danno conseguente alle infezioni virali già in atto. In terzo luogo - nell’ambito di collaborazioni internazionali che l’Università dell’Insubria mantiene da tempo – si potranno identificare tipi di enterovirus con tendenza particolare a produrre danni del pancreas endocrino, del miocardio, oppure dei motoneuroni. Questi studi potranno aprire una via per la formulazione di vaccini antivirali specifici». 

Varese, urgenza ospedaliera per pazienti con gravi disabilità

Aperto all’Ospedale di Circolo un ambulatorio per accogliere situazioni complesse

A Varese, nell’Ospedale di Circolo, da dicembre le persone con gravi disabilità intellettive, comunicative e neuromotorie troveranno una speciale équipe (medico, infermieri e volontari) pronta a offrire accoglienza e assistenza medica e diagnostica.
È l’ambulatorio “Dama” (Disabled advanced medical assistance), situato al pianoterra del nuovo Monoblocco e allestito in un locale proprio accanto alla Hall di ingresso e al Pronto Soccorso. Al progetto, che sarà inaugurato domenica 16 dicembre, hanno collaborato Azienda ospedaliera, Asl, Anffas e Fondazione Il Circolo della Bontà.
Come accedere al servizio
Per accedere al DAMA, basta chiamare il numero verde 800.520.051 (ore 9–12 dal lunedì al venerdì) e parlare direttamente con un operatore qualificato. Negli altri giorni e orari sarà attiva una segreteria telefonica: lasciando nominativo, recapito telefonico e motivo della chiamata si sarà ricontattati quanto prima.
Il colloquio telefonico serve per conoscere la situazione generale e programmare gli interventi. Se il problema appare di particolare rilevanza, si potrà accedere direttamente al Pronto Soccorso. Non va dimenticato che il servizio è dedicato alle urgenze ed emergenze e pertanto è indispensabile usarlo bene per farlo funzionare al meglio. La chiamata del numero verde mira a valutare la gravità della situazione e l’opportunità di ricorrere al Pronto Soccorso. Spesso è sufficiente a ridimensionare l’allarme. 

Condividi contenuti