Edizione n.24 di mercoledì 17 luglio 2019

ospedale di Circolo

Varese, speranza di vita da fine vita

L'Ospedale di Circolo tra una decina di strutture lombarde che consentono la donazione di organi a cuore fermo dopo desistenza terapeutica

«Abbiamo offerto una nuova speranza di vita a quarantasei riceventi di organi e abbiamo contribuito, con 542 prelievi di tessuti, alla cura di oltre 4.200 pazienti». Così la dottoressa Daniela Maretti, coordinatrice locale e provinciale dei prelievi di organi e tessuti per l'Asst dei Sette laghi, ha sintetizzato l'attività di donazione svolta nel 2018 dalla equipe multidisciplinare dell'Ospedale di Circolo di Varese.
La donazione a cuore fermo - diversa da quella classica, praticata a cuore battente - si applica a pazienti ricoverati in terapia intensiva le cui funzioni vitali siano sostenute esclusivamente da macchine e la cui funzionalità cerebrale sia irreparabilmente compromessa. «Le loro possibilità di un recupero sono nulle» spiega la dottoressa Maretti. «Sono vivi solo perché una macchina fa loro battere il cuore, ma non hanno coscienza e nessuna possibilità di recuperarla. I loro organi e tessuti, però, possono essere preziosi per salvare altre vite».

PROCEDURA E STAFF
Tema delicato e complesso, quello del trapianto d'organi, che vede Varese nel novero degli ospedali lombardi - una decina in tutto - che consentono la donazione di organi a cuore fermo dopo desistenza terapeutica.
La tecnica è piuttosto recente. Definita a Pavia una decina di anni fa, da circa tre anni è praticata anche a Varese, ma solo da quest'anno in maniera sistematica. E il motivo è semplice. «Presuppone - spiegano il direttore della Terapia intensiva generale Giuseppe Mazzi e il direttore della Terapia intensiva cardiologica Paolo Severgnini - non solo la disponibilità di tecnologie e strutture adeguate e presenti solo in ospedali ad alta specializzazione, ma anche un'equipe multidisciplinare molto competente e molto affiatata, perché presuppone un intervento complesso in cui ogni specialista contribuisce per una parte fortemente integrata alle altre».
Numerosi gli specialisti con competenze molto avanzate. L'elenco spazia dai rianimatori della Terapia intensiva generale ai cardioanestesisti della Terapia intensiva cardiologica, dai cardiochirurghi e i tecnici perfusionisti della Cardiochirurgia, diretta dal professor Cesare Beghi, ai chirurghi della Chirurgia generale d'urgenza e dei trapianti, diretta dal professor Giulio Carcano.
RUOLO DEI PARENTI
Ma, al di là delle competenze tecniche degli operatori, primi attori di quel gesto di straordinaria generosità che è la donazione degli organi sono, naturalmente, i familiari.
Il colloquio con loro è il momento più delicato e decisivo. Non è facile spiegare ai parenti che il loro congiunto versa in condizioni irreversibili. «Si tratta di pazienti il cui cuore batte solo perché ventilati artificialmente e la cui funzionalità cerebrale è irreparabilmente compromessa» spiega la dottoressa Federica Demin, collaboratrice della dottoressa Daniela Maretti.
E' in questi casi che, sentito anche il parere dell'esperto di etica medica, il professor Mario Picozzi dell'Università dell'Insubria, viene proposta la donazione degli organi. Ad assolvere il drammatico – e generoso - compito viene incaricata un'équipe formata specificamente sul tema, in grado di spiegare con la massima semplicità e delicatezza la situazione. Da una parte, c'è una sconvolta e turbata dimensione di affetti, sensibilità, ricordi e, dall'altra, il massimo impegno per la vita, sempre e comunque, anche quando una vita finisce. Al centro, un barlume di vita alimentato da una luce prossima a spegnersi. 

Varese, alla scoperta di virus che possono causare diabete, malattie del cuore e altre patologie

Ricerca dell’Università dell’Insubria mette in luce la presenza di agenti infettivi mutati capaci di produrre infezioni croniche progressive

In casi di diabete, miocardiopatia cronica e sindrome post-poliomielite ci possono essere enterovirus mutati capaci di produrre infezioni croniche progressive. La loro presenza è stata messa in luce dai microbiologi dell’Università dell’Insubria di Varese.
Lo studio, pubblicato il 10 luglio 2017 sulla rivista inglese Scientific Reports, è stato condotto su casi clinici dei reparti di pediatria, cardiologia e neurologia dell’Ospedale di Circolo con la collaborazione di un virologo della Food and Drug Administration americana e di un diabetologo dell’Università di Miami. La ricerca prosegue a Varese con il sostegno del ministero della Salute italiano e con un finanziamento americano.
CHE COSA SONO GLI ENTEROVIRUS
Gli enterovirus sono tra gli agenti infettivi più diffusi in tutto il mondo, comprendono almeno 110 tipi diversi di virus e si trasmettono nella popolazione per via fecale-orale, ma anche per via respiratoria. Se si aggiunge che alla loro vastità s’abbina anche una notevole variabilità genetica, si capisce subito perché la loro identificazione sia particolarmente complessa.
Il virologo Konstantin Chumakov della Food and Drug Administration americana ha confermato i risultati ottenuti a Varese sequenziando i genomi virali con metodi sviluppati ad hoc ed ha anche effettuato un’analisi filogenetica utilizzando un database dei genomi degli enterovirus che lui stesso ha prodotto.
NUOVE PROCEDURE DIAGNOSTICHE
«Per questa ricerca - ha spiegato il professor Antonio Toniolo, ordinario di Microbiologia medica nell’ateneo varesino - sono state messe a punto nuove procedure diagnostiche che si basano sull’integrazione di metodi per isolare i virus in colture di cellule, per sequenziare i genomi virali, per evidenziare le proteine dei virus nei campioni biologici. Questo approccio particolare ha dimostrato che infezioni croniche da enterovirus possono rappresentare un’importante causa di disturbi endocrini, cardiaci e neurologici a lenta evoluzione» 
SOGGETTI COLPITI E PERSISTENZA
I risultati ottenuti a Varese sono stati confermati dal virologo Konstantin Chumakov della Food and Drug Administration americana. Oltre a sequenziare i genomi virali con metodi sviluppati ad hoc, ha anche effettuato un’analisi filogenetica, utilizzando un database dei genomi degli enterovirus che lui stesso ha prodotto.
Nel loro insieme i risultati indicano che i poliovirus (enterovirus della specie C) possono persistere per almeno 80 anni nei soggetti colpiti da poliomielite. Altri tipi di enterovirus (delle specie A e B) sono presenti in soggetti con diabete o con miocardiopatie croniche.
Lo studio segue recenti pubblicazioni dell’équipe del professor Toniolo riguardanti il ruolo eziologico delle infezioni virali nel diabete e in altre patologie croniche. Questi lavori sono apparsi su Pediatric Diabetes, Diabetologia, Scientific Reports e sul volume di Springer “Diabetes and Viruses”.
RISULTATI CLINICI E PROSPETTIVE ANTIVIRALI
I risultati mettono a disposizione dei clinici un nuovo metodo per identificare precocemente gli individui cronicamente infettati con tipi diversi di enterovirus. «Gli individui infetti – ha aggiunto il professor Toniolo - potranno essere tenuti in osservazione per diagnosticare eventuali forme di diabete, di miocardiopatie, di patologie neurologiche e curarle il più precocemente possibile. In secondo luogo, è oggi possibile pensare all’uso di farmaci antivirali per ridurre il danno conseguente alle infezioni virali già in atto. In terzo luogo - nell’ambito di collaborazioni internazionali che l’Università dell’Insubria mantiene da tempo – si potranno identificare tipi di enterovirus con tendenza particolare a produrre danni del pancreas endocrino, del miocardio, oppure dei motoneuroni. Questi studi potranno aprire una via per la formulazione di vaccini antivirali specifici». 

Varese, le nuove frontiere della chirurgia toracica

Dal 2014 anche all'Ospedale di Circolo interventi con tecnica mininvasiva videoguidata
i prof. Rotolo (sx) e Imperatori
VATS lobectomy

Strumenti particolari, telecamera con monitor ad alta definizione, incisioni minime. Ecco l'identikit di una tecnica di chirurgia toracica mininvasiva videoguidata, applicata in cinquanta centri in Italia e dal 2014 eseguita anche a Varese in quasi duecento interventi e, nell’ultimo anno, per oltre il 70% dei pazienti. È la Vats Lobectomy (video assisted thoracic surgery), che, per numero di casi trattatati, vede l'Ospedale di Circolo attestato al sedicesimo posto nella classifica nazionale e terzo a livello lombardo.
L'intervento chirurgico è sempre meno invasivo con effetti benefici sulla ripresa precoce del paziente, minori complicanze, minor dolore e degenze più brevi.

TECNICA SEMPRE PIÙ AFFINATA
Per l'eradicazione di un tumore al polmone, la chirurgia tradizionale comportava un'incisione della parete toracica di 15-20 centimetri. Ora bastano tre accessi, di cui uno di quattro centimetri e due di un solo centimetro, o addirittura anche meno.
«In collaborazione con il professor Nicola Rotolo – spiega il professor Andrea Imperatori, responsabile della Chirurgia generale ad indirizzo toracico - abbiamo già eseguito un intervento di asportazione di tumore al polmone con un solo accesso di quattro centimetri. Ma non ci fermiamo qui: lavoriamo per affinare ulteriormente la tecnica grazie a importanti collaborazioni sia nazionali sia internazionali, queste ultime con gli ospedali di Leeds, nel Regno Unito, di Seattle, negli Usa, e di Osaka in Giappone».
La ripresa, in termini di degenza media, scende da dieci-dodici giorni a soli sei giorni, mantenendo il medesimo risultato dal punto di vista oncologico.
SPECIALISTI E AMBULATORIO
La chirurgia ad indirizzo toracico di Varese conta sette specialisti, di cui tre sono specificamente formati ad eseguire la Vats Lobectomy. Il numero degli interventi sta negli ultimi mesi conoscendo un'impennata, complice il buon funzionamento del Punto Polmone, un ambulatorio guidato dalla dottoressa Maria Luisa Ortelli, in collaborazione con pneumologi e chirurghi.
L’ambulatorio, che afferisce al reparto di Pneumologia, è dedicato ai pazienti con sospetto tumore al polmone e rappresenta la porta di ingresso di un percorso diagnostico e terapeutico. Costituisce un riferimento per i medici sul territorio e contribuisce a mantenere viva l’attenzione sulla prevenzione.
Il tumore al polmone rappresenta la prima causa di morte nell'uomo per tumore, ma è in significativo aumento anche tra le donne. Il fumo di sigaretta è il fattore di rischio più importante per circa l’85% dei tumori polmonari.
La sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è aumentata di poco, passando dal 12 al 18%, ma è ancora troppo bassa. «Una soluzione sta nella diagnosi precoce» spiega Imperatori. «Se individuato in tempo, il tumore può essere asportato chirurgicamente e, in questo modo, si offrono ottime chance di guarigione al paziente. Infatti, la probabilità di sopravvivenza a cinque anni può superare il 70%».
Nelle foto: un intervento di Vats Lobectomy; il prof. Imperatori (a destra) e il prof. Rotolo. 

Varese, urgenza ospedaliera per pazienti con gravi disabilità

Aperto all’Ospedale di Circolo un ambulatorio per accogliere situazioni complesse

A Varese, nell’Ospedale di Circolo, da dicembre le persone con gravi disabilità intellettive, comunicative e neuromotorie troveranno una speciale équipe (medico, infermieri e volontari) pronta a offrire accoglienza e assistenza medica e diagnostica.
È l’ambulatorio “Dama” (Disabled advanced medical assistance), situato al pianoterra del nuovo Monoblocco e allestito in un locale proprio accanto alla Hall di ingresso e al Pronto Soccorso. Al progetto, che sarà inaugurato domenica 16 dicembre, hanno collaborato Azienda ospedaliera, Asl, Anffas e Fondazione Il Circolo della Bontà.
Come accedere al servizio
Per accedere al DAMA, basta chiamare il numero verde 800.520.051 (ore 9–12 dal lunedì al venerdì) e parlare direttamente con un operatore qualificato. Negli altri giorni e orari sarà attiva una segreteria telefonica: lasciando nominativo, recapito telefonico e motivo della chiamata si sarà ricontattati quanto prima.
Il colloquio telefonico serve per conoscere la situazione generale e programmare gli interventi. Se il problema appare di particolare rilevanza, si potrà accedere direttamente al Pronto Soccorso. Non va dimenticato che il servizio è dedicato alle urgenze ed emergenze e pertanto è indispensabile usarlo bene per farlo funzionare al meglio. La chiamata del numero verde mira a valutare la gravità della situazione e l’opportunità di ricorrere al Pronto Soccorso. Spesso è sufficiente a ridimensionare l’allarme. 

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