Edizione n.19 di mercoledì 2 giugno 2020

ospedale

Ospedale di Luino, «adeguato al territorio e connettore verso il resto del sistema»

Il direttore generale dell’Asst Sette Laghi, Callisto Bravi, ha presentato investimenti e nuovi laboratori

Ogni anno quasi 8.000 accessi e più di 600 missioni dell'auto medica al pronto soccorso. Le prestazioni ambulatoriali sono oltre 362.000, i ricoveri in degenza ordinaria quasi 2.500, quelli in day hospital e day surgery oltre 200. Gli interventi chirurgici a bassa complessità si calcolano in più di 840, mentre in oltre 650 le prestazioni ambulatoriali ad alta complessità (le cosiddette MAC).
Queste alcune cifre indicate il 30 giugno dal direttore generale della Azienda socio sanitaria territoriale dei Sette Laghi (Asst), Callisto Bravi, venuto a Luino insieme con il direttore medico del Presidio del Verbano, Sabrina Passarella, a presentare investimenti e nuovi ambulatori nel nosocomio luinese. «L'ospedale di Luino – ha dichiarato - è in grado di erogare le attività necessarie per soddisfare il bisogno di salute primario del territorio che è chiamato a servire, ma funge anche da fondamentale connettore verso il resto del sistema».

DALL’AUTUNNO AMBULATORIO DI ALLERGOLOGIA PEDIATRICA
L’ospedale di Luino, ha aggiunto Bravi, ospita non solo «un'ampia gamma di attività ambulatoriale, ma anche quattro reparti di degenza, per un totale di oltre 80 letti attivi, a cui si aggiungono i 47 posti dedicati alla Psichiatria. Inoltre può contare sulla presenza di servizi importantissimi, quelli di anestesia e rianimazione, di dialisi e di radiologia».
In più, l’Asst sta valutando l’ipotesi di introdurre ulteriori prestazioni specialistiche nel nuovo Poliambulatorio. In particolare, «dal prossimo autunno sarà attivato un ambulatorio di allergologia pediatrica grazie alla collaborazione degli specialisti del Dipartimento materno-infantile».

MOBILITAZIONE DEL TERRITORIO
Allo stato di salute dell’ospedale il territorio è sempre molto sensibile. Senza riandare troppo indietro nel tempo, basterà ricordare che dal 1996 a oggi il dibattito politico e la mobilitazione popolare sono stati sistematici. Comitati, gazebo, raccolte di firme, petizioni, sopralluoghi, incontri e confronti tra amministrazioni civiche, dirigenti della sanità provinciale e regionale ed esponenti del Pirellone hanno cadenzato l’andamento organizzativo e funzionale del nosocomio.
Obiettivo dei vertici aziendali nell’incontro del 30 giugno era sostanzialmente quello di cacciare i ricorrenti dubbi sulla tenuta dell’ospedale in termini di prestazioni e qualità. Anche in questa occasione il direttore Bravi ha accompagnato affermazioni e promesse con cifre e lavori.
NUOVI AMBULATORI
La ristrutturazione completa di Poliambulatorio ed Endoscopia è ultimata ed è già avvenuto il trasferimento nel padiglione Pronto Soccorso (1° e 3° piano). I lavori non si sono limitati a strutture e impianti, ma hanno comportato anche la sostituzione intera degli arredi. Le specialità sono 22 e l’intera operazione è costata circa euro 1.100.000, più altri circa euro 40.000 per arredi.
Nei nuovi ambulatori sono presenti Diabetologia, Neurochirurgia, Psicologia, Dietologia, Pneumologia, Neurologia, Dermatologia, Ecografia del piede, Ortopedia, Ostetricia Ginecologia, Ortopedia, Ostetricia Ginecologia, Stomaterapia, Medicina Interna, Gastroenterologia, Medicina del Lavoro, Chirurgia Generale, Chirurgia vascolare, Chirurgia Bariatrica, Oculistica, Ortottica, Odontoiatria, Otorino, Psicologia (Cps).
CENTRALE TERMICA E CUCINA
Totalmente rifatto l’intero sistema termico (spesa circa euro 1.200.000 euro). Oltre le tre caldaie esistenti, sono stati sostituiti tutti gli impianti di adduzione.
Analogo sarà il percorso della cucina centrale (circa euro 1.700.000). La ristrutturazione, che dovrebbe concludersi entro il prossimo autunno, consentirà preparazione e distribuzione dei pasti per i degenti e per la mensa. La nuova cucina non solo servirà l’ospedale di Luino, ma fornirà pasti anche per i degenti e i dipendenti dell’ospedale di Cittiglio. Gli spazi saranno adeguati alla normativa sulla sicurezza nella preparazione degli alimenti con moderne attrezzature.
GRUPPO ELETTROGENO E CABINA ELETTRICA
Il nuovo gruppo elettrogeno (circa euro 180.000 euro) consente l'erogazione di corrente elettrica all'intero ospedale in caso di mancata tensione dal fornitore Enel. In programma c’è ora la ristrutturazione della cabina elettrica (prevista una spesa di circa 400.000 euro), che dovrebbe consentire di far fronte alle nuove necessità derivate dalle varie ristrutturazioni.
BONIFICA TERRAPIENO E APPARECCHIATURE ANALISI
In via Turati il terrapieno sarà bonificato dall’inquinamento idrocarburi pesanti (previsto investimento di circa euro 70.000) e sistemato con nuova pavimentazione.
Il Laboratorio Analisi è stato potenziato con nuove apparecchiature. La riorganizzazione a livello aziendale delle analisi di laboratorio ha reso possibile acquistare per Luino, come precisato da Bravi, «nuove apparecchiature che garantiscono una qualità degli esami maggiore, senza tuttavia far spostare il paziente, che continua a recarsi Luino per il prelievo e per il ritiro del referto». 

Cuasso al Monte, la «piccola grande rivoluzione» dell'ospedale

Dalla riabilitazione respiratoria e neuromotoria all'emergenza Covid
Le infermiere di Cuasso

Era ormai considerato poco più che un ramo secco e già - come nel 2002 si era ventilato per quello di Luino con l'ipotesi del “Polo ospedaliero unificato Luino-Cittiglio a Cassano Valcuvia” - se ne adombrava la soppressione. La pandemia Covid ha – speriamo radicalmente - scosso una politica regionale fatta di cattedrali nel deserto di territorio e medicina di base e l'ospedale di Cuasso al Monte è tornato a riapparire come una risorsa preziosa anche per far fronte all’emergenza.
Testimoni le infermiere, che hanno raccontato la loro «piccola grande rivoluzione» in una nota del 7 maggio 2020 dell'Asst Sette Laghi di Varese. Ecco il testo.
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DAL 16 MARZO ACCOLTI 150 PAZIENTI IN VIA DI GUARIGIONE
«Ai primi di marzo la direzione dell’Asst Sette Laghi ha individuato l’Ospedale di Cuasso quale struttura destinata ad ospitare i pazienti covid+ provenienti da tutta la regione che avessero superato la fase acuta della malattia o che fossero in  degenza di sorveglianza. E così il piccolo miracolo ha preso corpo: in un paio di settimane la struttura è stata completamente trasformata dall’Ufficio tecnico e ad oggi ha accolto 150 pazienti in via di guarigione.
«Decisivo in questa rivoluzione messa in atto per far fronte all’emergenza è stato il personale infermieristico: un gruppo di professioniste che già operava a Cuasso per la riabilitazione respiratoria e neuromotoria e che in una sola settimana, tra l’8 e il 16 marzo, si è trovato a vivere un’esperienza nuova di grande spesso umano e professionale. “Tra noi infermieri – racconta Marialuisa Pecora, coordinatrice infermieristica a Cuasso, a nome di tutto il gruppo – c’erano sentimenti contrastanti: il dispiacere per il distacco da degenti con cui si era creata ormai una grande familiarità e che dovevamo trasferire in altre strutture, la paura di affrontare un nuovo percorso ad alto rischio e con molte incognite, l’entusiasmo per una nuova e responsabilizzante sfida professionale”.
ADEGUAMENTI STRUTTURALI
«Il 14 marzo sono iniziati i lavori strutturali per la creazione di pareti in cartongesso che avrebbero delimitato e protetto come una barriera la zona pulita, cioè priva di virus, dalla zona filtro in cui avviene la vestizione e svestizione dagli elementi di protezione personale e la zona infetta dove ci sono i degenti e dove una volta entrato il personale esce solo a fine turno. “E' stata – continua la coordinatrice - un’esperienza di gruppo che ci ha unito come mai prima. Abbiamo utilizzato tutte le informazioni che avevamo a disposizione: protocolli aziendali, esperienze di altri ospedali già in attività covid e soprattutto il supporto continuo e prezioso del team della direzione infermieristica con la dottoressa Tomasin e i dottori Gamberoni, Piffer, Banfi e Staffa.”
«E così a tempo di record la mattina del 16 marzo venivano accolti a Cuasso i primi due pazienti provenienti da Bergamo. Da quel momento è stato tutto un crescendo di impegno e verifica delle procedure in essere. “I primi quindici abbiamo lavorato in pochi. Dovevamo tarare il nostro livello di protezione per non esporre tutti ad eventuali contagi. Il grosso dei colleghi è rimasto a casa pronto a rientrare in caso di necessità. Quando abbiamo verificato che il sistema teneva, che il controllo in entrata e in uscita dalla zona filtro funzionava abbiamo cominciato a respirare. L’organizzazione del lavoro in doppio, uno dentro la zona infetta e uno fuori in parallelo è risultata efficace e i sentimenti di paura, distacco dalla famiglia e fragilità emotiva di questi pazienti sono diventati il nostro motore propulsivo”
GARA DI SOLIDARIETÀ
«Grazie all’impegno di alcune associazioni del Terzo Settore e non solo è stato installato un ripetitore per garantire la copertura telefonica e un sistema wifi che copre tutto l’edificio. Sono arrivati anche tablet, smartphone e schede sim con cui vengono assicurati i contatti tra i degenti e le loro famiglie. E’ partita una vera e propria gara di solidarietà che ha consentito di arredare anche i locali realizzati a tempo di record e destinati al personale proveniente da lontano o che ha preferito non rientrare in famiglia in questo periodo. Qualche azienda del territorio offre cibo e bevande gratuite al personale, c’è chi ha pensato perfino di regalare un set di walkie talkie per facilitare le comunicazioni tra la zona infetta e la zona pulita.
OPERATORI IN PRESTITO VOLONTARIO
«Accanto al reparto subintensivi è stato realizzato un reparto di sorveglianza per coloro che sono guariti ma non ancora negativizzati. Per questo al primo nucleo di operatori si sono affiancati altri operatori socio sanitari e infermieri in prestito volontario da altre strutture o con contratti a tempo determinato apportando nuove energie ed entusiasmo. “La gioia più grande – conclude Marialuisa commossa – è quando dimettiamo un paziente dopo la quarantena. L’abbraccio dei familiari che non vedeva da mesi, i ringraziamenti al personale, la commozione di tutti. Sono cose che ci ripagano dei sacrifici che stiamo sopportando da quasi due mesi con turni massacranti, grande fatica fisica per il caldo, la disidratazione, lo stress. E’ senza ombra di dubbio un’esperienza umana e professionale molto forte che fa emergere un sentimento di tristezza per la sofferenza e i tanti morti che questo virus sta provocando ma insieme una forte solidarietà e condivisione, valori umani che rischiavamo di perdere per strada”.»
Nella foto: le infermiere in servizio a Cuasso

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