Edizione n. 29 di mercoledì 8 agosto 2018

montagna

Montagna & dintorni, la sostenibilità al castello di Vogogna

Nel castello di Vogogna (Verbano Cusio Ossola), dal 5 all’8 ottobre, giunge alla dodicesima edizione l'appuntamento con la manifestazione "Montagna & Dintorni" . Il 2017 è stato dichiarato dalle Nazioni Unite Anno internazionale del turismo sostenibile e sulla sostenibilità nei territori montani e negli ambiti meno frequentati dai grandi circuiti si accentrerà l'attenzione. Nei numerosi appuntamenti saranno analizzati vari temi, dallo sport alle produzioni agro-alimentari tipiche, dalle prospettive di sviluppo della green economy alla strategia nazionale delle green communities, alle nuove tecnologie sperimentabili nelle terre alte per renderle sempre più laboratorio avanzato di sviluppo per l’intero Paese.  

Regione, 270mila euro alla Comunità montana Valli del Verbano per sviluppo del territorio

Ammontano a 2 milioni i fondi stanziati per le Valli Prealpine da Regione Lombardia con la delibera approvata il 16 luglio su proposta dell'assessore regionale alla Montagna, enti locali e piccoli comuni Massimo Sertori. Con essa si ratificano i nuovi accordi di collaborazione tra Lombardia e soggetti capofila dei progetti, oltre a integrare le strategie esistenti relative a progetti avviati nel 2017.
Il Fondo regionale Valli Prealpine, istituito per favorire la ripresa socioeconomica e lo sviluppo sostenibile delle montagne lombarde, individua e finanzia progetti di sviluppo locale per contrastare l'isolamento e l'abbandono dei territori montani.
RISORSE PER TURISMO SOSTENIBILE E INFRASTRUTTURE – In particolare sono stati stanziati 270mila euro per la Comunità montana Valli del Verbano ad integrazione alle strategie esistenti di progetti già avviati. «Per la Regione - commenta Sertori - è strategico sostenere lo sviluppo del territorio. I 270mila euro destinati alla provincia di Varese, che integrano le risorse già assegnate per progetti del territorio, per favorire la crescita del turismo sostenibile, migliorare la dotazione infrastrutturale e incrementare la sicurezza, confermano la nostra volontà di andare in questa direzione».

Montagna lombarda, marchio di qualità a 97 rifugi

Premiate strutture a Castelveccana (Varese) e nelle province di Bergamo, Brescia, Como, Lecco, Sondrio

C'è anche un rifugio di Castelveccana, nel Varesotto, tra le 97 strutture lombarde di accoglienza in alta montagna con il marchio "Q Ospitalità italiana". Su 104 impianti controllati il riconoscimento è stato assegnato a 65 rifugi alpinistici e 32 escursionistici.
Ispettori indipendenti ne hanno accertato qualità di accoglienza, cucina, camere, servizi e aree, con un approccio eco-compatibile, nelle province di Bergamo, Brescia, Como, Lecco, Sondrio e Varese. A Milano l'11 febbraio l'assessore regionale allo Sport e Giovani e rappresentanti di Unioncamere Lombardia e Isnart (Istituto nazionale ricerche turistiche), che gestisce il marchio "Q Ospitalità italiana", hanno distribuito l'attestato e la targa che li identifica come strutture di qualità.
In montagna la Lombardia vanta un patrimonio di 2.600 chilometri di sentieri segnalati, 166 guide alpine, 59 bivacchi, 113 rifugi alpinistici e 57 escursionistici che richiama turisti da tutto il mondo. Il marchio di qualità consente a sportivi e famiglie di verificare, anche su iPad e sul sito internet www.10q.it, le caratteristiche del rifugio dove si stanno recando, prima di mettersi in viaggio.

ELENCO DEI 97 RIFUGI PREMIATI
BERGAMO (17 rifugi): Passo del Vivione (Schilpario), Nani Tagliaferri (Schilpario), Pian de la Palù (Rogno), Capanna 2000 (Oltre il Colle), Terre Rosse (Carona), Passo San Marco 2000 (Mezzoldo), Fratelli Longo (Carona), Alberto Grassi (Valtorta), La Valle del Drago (Roncobello), Angelo Gherardi (Taleggio), Cesare Benigni (Ornica), Laghi Gemelli (Branzi), Monte Poieto (Aviatico), Antonio Curò (Valbondione), Barbellino (Valbondione), Alpe Corte Bassa (Ardesio), Coca (Valbondione).

BRESCIA (19 rifugi): Valtrompia (Tavernole sul Mella), Cima Rest (Magasa), Medelet (Pisogne), Baita Adamè (Saviore dell'Adamello), Premassone (Sonico), Torsoleto (Paisco Loveno), Franco Tonolini (Sonico), Tita Secchi (Breno), Sandro Occhi all'Aviolo (Edolo), Giuseppe Garibaldi (Edolo), Baita Iseo (Ono San Pietro), Baitone (Sonico), Petit Pierre (Ponte di Legno), 'Carlo e Filippo Tassara' (Breno), Serafino Gnutti (Sonico), Paolo Prudenzini (Saviore dell'Adamello), Antonioli (Monno), Alpini di Campovecchio (Corteno Golgi), Angelino Bozzi (Ponte di Legno).

COMO (5 rifugi): Bugone (Moltrasio), Alpetto di Torno (Sormano), S.E.V. - Pianezzo (Valbrona), Croce di Campo (San Bartolomeo val Cavargna), Dalco (Montemezzo).

LECCO (22 rifugi): Shambalà (Casargo), Cazzaniga-Merlini (Barzio), Sassi Castelli (Moggio), Dino Tavecchia (Introbio), 'Antonietta' al Pialeral (Pasturo), Capanna Vittoria (Casargo), CAI Lecco (Barzio), Baita della Luna (Moggio), Nicola (Barzio), Monza Bogani (Esino Lario), Buzzoni (Introbio), Ratti (Barzio), F.A.L.C. (Introbio), Gran Baita (Barzio), Casera Vecchia (Introbio), Riva (Primaluna), Antonio Stoppani (Lecco), Soldanella (Ballabio), Carlo Porta (Abbadia Lariana), Rocca Locatelli (Abbadia Lariana), Rosalba (Mandello del Lario), Capanna alpinisti Monzesi (Lecco).

SONDRIO (33 rifugi): L. Pizzini e M. Frattola (Valfurva), C. Branca e G. Martinelli (Valfurva), Federico in Val Dosdè (Valdidentro), Rifugio alpino al Passo di Cassana (Livigno), G. Casati e A. Guasti (Valfurva), Ghiacciaio dei forni (Valfurva), Bonetta (Valfurva), Arnaldo Berni (Valfurva), La Baita (Sondalo), Garibaldi Dreisprachenspitz (Bormio), Mai tardi (Madesimo), Savogno (Piuro), Frasnedo (Verceia), Chiavenna (Campodolcino), G. Bertacchi (Madesimo), Luigi Brasca (Novate Mezzola), Omio (Val Masino), Rasega (Val Masino), Rifugio della corte (Cosio Valtellino), Bar Bianco (Rasura), Trona Soliva (Gerola Alta), Capanna Ventina (Chiesa in Valmalenco), Longoni Antonio ed Elia (Chiesa in Valmalenco), Capanna Carate (Lanzada), Cristina (Lanzada), Zoia (Lanzada), Alpe Ponte (Lanzada), Tartaglione - Crispo (Chiesa in Valmalenco), Mario Del Grande Remo Camerini (Chiesa in Valmalenco), Motta (Chiesa in Valmalenco), Ca' Runcasch (Lanzada), Malghera (Grosio), Alpe Schiazzera (Vervio).

VARESE (1 rifugio): Giulio De Grandi Adamoli 'Capanna' (Castelveccana). 

Piccoli centri di Alpi e Appennini, campagna Uncem “Compra in valle” per salvare l'economia montana

Uncem "Compra in valle"

In Italia duecentosette comuni non hanno un negozio. Di questi novantuno sono in Piemonte, trantaquattro in Lombardia. Forniti da Istat, questi dati sono in continuo aumento (crescono di un punto percentuale l'anno). Sono numeri che mostrano perché salvare i negozi sotto casa, nei piccoli comuni e nei centri delle aree montane, sia addirittura una necessità. Sul tema l'Unione nazionale comuni comunità enti montani che ha avviato la campagna "Compra in valle, la montagna vivrà". L'impegno contro la desertificazione commerciale e la chiusura dei negozi sotto casa, favorire una nuova funzione delle botteghe e del commercio di prossimità che sceglie, insieme alle imprese agricole e artigiane del territorio, anche di promuovere on line i propri prodotti, può coinvolgere chiunque, singoli, comunità, turisti.
«I negozi sotto casa sono schiacciati dai supermercati e dai centri commerciali aperti dagli anni ottanta a oggi. Non è sempre vero che i prodotti hanno dei sovracosti», spiega Marco Bussone, presidente nazionale Uncem. «Nei comuni montani, il negozio è un ancoraggio della comunità. Luogo di aggregazione prima ancora che di acquisto. Punto multifunzionale dove comprare alimentari, frutta, verdura, prosciutto e formaggi, biscotti e succhi di frutta, poi sigarette e giornali. Punto dove matura la comunità. Servono scelte politiche chiare, ma anche una diversa consapevolezza della comunità che vive su un territorio. Regioni e Parlamento devono varare leggi che individuino sgravi fiscali, una fiscalità 'di vantaggio' e minor carico burocratico per chi possiede un negozio in un comune montano, per chi avvia un'attività nelle Terre Alte, per chi vuole potenziare una piccola impresa, per chi apre una partita iva. Devono poi essere incentivati i centri multifunzionali, negozi che vendono prodotti e allo stesso tempo svolgono dei servizi. Ce ne sono già alcuni. Alimentari che hanno anche il dispensario farmaceutico, edicole che sono anche cartolerie e posta, con sportello automatico per il prelievo di denaro vicino». 
Se è vero che nelle aree montane quando chiude una scuola chiude un comune, quando chiude un negozio intere fasce di popolazione sono a rischio. Sono quelle più anziane, che hanno bisogno di vedere legati gli ambiti connessi al commercio con efficaci servizi di trasporto, 'a chiamata', a metà tra car pooling e car sharing. Buone opportunità può essere favorire l'e-commerce, anche partendo dai negozi e dalle imprese agricole esistenti (si sceglie il prodotto on line, lo si riceve a casa, è ottimo, ma poi si deve andare a vedere il luogo dove viene prodotto), l'esistenza di supporti economici pubblici per la consegna dei prodotti agli anziani, anche grazie alla rete di volontariato o al servizio civile.
Uncem ha chiesto al ministero degli Affari regionali e delle autonomie di accelerare l'assegnazione dei 20 milioni di euro (del Fondo nazionale integrativo per i comuni montani) agli enti locali per i progetti scritti nel 2017 proprio per il contrasto alla desertificazione commerciale nelle aree rurali e montane di Alpi e Appennini.  
Salvare i piccoli negozi passa anche dalla consapevolezza e dalle scelte culturali di chi vive e frequenta la montagna. Chi la sceglie, dice Uncem, non si porti da casa panino, acqua, salame, formaggio. Si fermi a comprarli nel negozio della piazza del paese. Il gesto è solo apparentemente piccolo. 

Cai Luino, risolto il “mistero” di una targa del 1953

Nei primi giorni dell’anno il CAI Luino aveva lanciato un appello per fornire informazioni su una targa donata dalla famiglia Ferrario-Crimi di Luino al CAI di Luino. La targa in rame riporta incisa la data 1953 e la dicitura: CAI Luino - Valimberti G. - Vecchietti F - CAI Germignaga - Bevilacqua L. Nei giorni scorsi attraverso le immagini di un vecchio album fotografico della famiglia Vecchietti e dai ricordi di Luciano Fumis il Cai Luino è riuscito a svelare il piccolo mistero.
In quegli anni andare in montagna era un “lusso”, il lavoro era scarso e mancavano i soldi e così i nostri alpinisti cercavano l’avventura sulle montagne vicine. La più impegnativa era la montagna che si ammira da Luino affiancata al monte Limidario, entrambi conosciuti come “le rocce del Gridone”.
Per arrivarci il viaggio non era così semplice in quanto soldi per il biglietto del battello non c’erano e allora si usava la barca del papà del socio Giancarlo Colla. Si partiva dalla Colonia Elioterapica di Germignaga per arrivare a Cannobio. Sulla barca si portavano anche le biciclette perché da Cannobio si doveva arrivare a Cavaglio percorrendo alcuni chilometri in salita sulla strada della Val Cannobina.
Lasciate le biciclette presso l’osteria del paese, si risaliva l’itinerario della Val Cavaglio fino agli alpeggi di Le Biuse, dove si pernottava dopo la cena rigorosamente portata da casa. Il giorno successivo c’era la salita al monte Limidario, passando sotto le Rocce del Gridone.
In un giorno del 1953 Valimberti, Vecchietti e Bevilacqua decidono di percorrere un nuovo itinerario. Dall’alpeggio Le Biuse raggiungono la bocchetta del Formale sul confine italo-svizzero e iniziano a scalare per cresta tutte le Rocce del Gridone. E’ una salita impegnativa, lunga, con passaggi alpinistici su rocce strapiombanti sulle Centovalli e Val Cannobina.
Dopo diverse ore raggiungono la vetta e, orgogliosi della loro impresa, la sera all’osteria raccontano la loro avventura al gestore il quale è stupito di questa salita che a sua memoria nessuno aveva mai percorso. A questo punto era necessario ricordare “la nuova via alpinistica dedicata al CAI Luino”.
Nei giorni successivi nell’officina della Ditta Ratti viene preparata una targa con i nomi degli alpinisti da posare all’inizio dell’itinerario delle Rocce del Gridone. Poi non si sa come siano andate le cose. La targa è rimasta in fondo ad un cassetto di un mobile collocato in soffitta e l’impresa dei nostri alpinisti è stata dimenticata. In futuro sarebbe un gesto significativo portare la targa dove l’avrebbero voluta i protagonisti di questa storia, che hanno frequentato la montagna con tanta passione e sacrificio. (Altre del Cai Luino cliccando Sport & non solo).

Premeno, i Savoia e le montagne del lago Maggiore

Nuovo convegno del Magazzeno Storico Verbanese sul rapporto tra la dinastia sabauda e il territorio piemontese

A Premeno (Verbania) il Magazzeno Storico Verbanese dedicherà un’altra pagina sul rapporto tra la dinastia sabauda e il lago Maggiore. L’Hotel Vittoria ospiterà, domenica 5 luglio, un convegno di studi su “I Savoia e La Montagna-La Casa Reale, le montagne di Ossola e Verbano tra Otto e Novecento”.
Destinatari sono studiosi di storia sociale, storia dell’arte, appassionati della montagna, associazioni per la tutela della montagna, sportivi, studenti universitari, studenti delle scuole secondarie di secondo grado, guide turistiche, operatori del settore turistico e alberghiero, amministratori locali, nazionali e internazionali, operatori del settore enogastronomico. 

La partecipazione al convegno è libera e gratuita. Il giorno del convegno sarà rilasciato attestato di presenza a chi ne farà richiesta anticipata scrivendo a segreteria@verbanensia.org per confermare la partecipazione e i propri dati.

DOPO STRESA 2013
Nel novembre 2013 a Stresa il Magazzeno Storico Verbanese indagò le figure dei Savoia, con particolare riguardo per quelle della duchessa di Genova e della regina d’Italia Margherita e il loro rapporto con il territorio verbanese e il lago Maggiore. Ora il simposio vuole, invece, affrontare il tema dei Savoia e la montagna, partendo proprio dalle montagne verbanesi e piemontesi, dove fu forte la presenza della regina Margherita come estimatrice e amante della montagna.
«Altri Savoia – spiega lo storico e organizzatore del convegno Carlo Alessandro Pisoni - seguirono la sovrana e amarono la montagna; tra loro spicca Luigi Amedeo di Savoia Aosta duca degli Abruzzi. Egli fu un grande alpinista con importanti scalate al suo attivo sia in Italia sia all’estero: il duca degli Abruzzi, per quanto riguarda le Alpi, affrontò l’ascesa del gruppo del Gran Paradiso, del Monte Rosa (Punta Dufour, Punta Gnifetti), nel Massiccio del Monte Bianco (Dente del Gigante, Aiguille du Moine, Petit Dru), e ancora nell’agosto del 1942 quella del Cervino lungo la Cresta di Zmutt. Non bisogna dimenticare poi che pure l’ultima regina d’Italia Maria Josè, figlia di Alberto I del Belgio (anch’egli grande alpinista), amava la montagna ed era esperta sciatrice».
ARGOMENTI E RELATORI
Sono in programma interventi di Gianni Oliva (“Luigi Amedeo d’Aosta duca degli Abruzzi, un principe esploratore e alpinista”), Teresio Valsesia (“La regina Margherita di Savoia e la montagna”), Dorino Tuniz (“Quintino Sella fondatore del CAI”), Paolo Cirri (“La creazione di truppe di montagna nel Piemonte Sabaudo: Alessandro La Marmora e Cesare Magnani Ricotti”), Michael Jakob (“La montagna nelle arti figurative”), Ornella Selvafolta (“Piero Portaluppi e la montagna: architetture e paesaggi tra elettricità e loisir in Val d’Ossola”), Valerio Cirio (“I grandi alberghi montani fra Otto e Novecento”) e Carlo Alessandro Pisoni (“Mottarone e dintorni: le montagne dei Borromeo).
Seguirà piccolo rinfresco con degustazione di vini tipici del Novarese. 

Foto: cortesia Hotel Vittoria, Premeno

Combustioni vegetali, nuove regole per agricoltori di montagna

In Lombardia lo smaltimento può avvenire entro precise limitazioni

In Lombardia sono in vigore nuove regole per la combustione dei piccoli cumuli di residui vegetali agricoli e forestali. La combustione è vietata dal 15 ottobre al 15 aprile di ogni anno con deroga di due giornate per gli agricoltori di montagna.
La disposizione della giunta regionale tiene conto della normativa nazionale (d.lgs. 152/06 e legge n.116/14) e viene incontro ai possessori di terreni posti in zone impervie e non raggiungibili dalla viabilità ordinaria. I cittadini che intendano avvalersi di tale facoltà dovranno fare comunicazione preventiva al Comune, il quale, a sua volta, inoltrerà la comunicazione ai soggetti competenti ad effettuare i controlli e al settore Monitoraggi Ambientali di Arpa Lombardia.
La pratica, come ha precisato l’assessora regionale Claudia Maria Terzi, rimane vincolata sempre ad alcune norme. «I residui vegetali agricoli o forestali devono derivare da terreni situati in zone impervie o non raggiungibili dalla viabilità ordinaria. Non ci dovranno essere impatti diretti di fumi e di emissioni sulla popolazione e sulle abitazioni circostanti. Ci dovranno essere condizioni meteorologiche favorevoli alla dispersione degli inquinanti in atmosfera rilevabili dal sito ufficiale di Arpa. Ci si dovrà trovare in assenza di massimo rischio per gli incendi boschivi dichiarato dalla Regione».  

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