Edizione n.40 di mercoledì 2 dicembre 2020

malattie cardiovascolari

Malattie del cuore, segnali anche dalla situazione sociale

Allo studio internazionale di dieci anni ha partecipato il dottor Giovanni Veronesi dell’Università dell’Insubria - I rischi identificabili da educazione e condizione lavorativa
Giovanni Veronesi

Non solo misurare pressione sanguigna e colesterolo, ma fare alle persone anche poche e semplici domande sulla loro situazione sociale darà un quadro più preciso di chi potrebbe in futuro avere un attacco di cuore. Livello di educazione, occupazione, stato civile, salute mentale, indice di massa corporea e attività fisica potrebbero essere cruciali per identificare chi è più a rischio di malattie cardiache.
È la conclusione di uno studio internazionale appena pubblicato sull’European Heart Journal e condotto in dieci anni su ventimila persone di tutta Europa. Tra gli autori c'è anche Giovanni Veronesi del Centro ricerche in Epidemiologia e medicina preventiva (Epimed) dell’Università dell’Insubria. «Lo studio – spiega Veronesi – unisce due filoni di ricerca caratterizzanti il nostro Centro: quello sulla predizione del rischio e quello sui determinanti psico-sociali delle malattie cardiovascolari. E apre scenari innovativi per la prevenzione primaria delle malattie cardiovascolari: si pensi ad una valutazione iniziale, accurata e a basso costo, sui soli fattori psico-sociali, una valutazione possibile anche a distanza per mantenere attiva la prevenzione in tempi di pandemia».
Nell'articolo si mostra per la prima volta che fattori come educazione e condizione lavorativa alterano le decisioni di trattamento - sull’opportunità o meno di utilizzare farmaci preventivi chiamati statine - per ben una persona su dieci. I risultati forniscono ai medici e agli esperti di salute pubblica nuovi algoritmi di previsione del rischio cardiovascolare convalidati e rafforzano ulteriormente l’argomento secondo cui i fattori psicosociali hanno rilevanza nella vita reale.

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