Edizione n.5 di mercoledì 12 febbraio 2020

inquinamento

Lago Maggiore, checkup della Goletta dei Laghi in Lombardia e Piemonte

Sulla sponda varesina i torrenti Acquanegra, Monvallina, Bardello e Boesio continuano a trasportare reflui non depurati – Il peggioramento dei punti piemontesi accentuato dal meteo degli ultimi giorni

«La situazione del Lago Maggiore, così come quella del Ceresio e del Varese, è frutto dei ritardi con cui in provincia di Varese si è dato corso alla costituzione dell'ATO e alla lentezza con cui i diversi gestori stanno mettendo in condivisione le infrastrutture per arrivare ad una amministrazione unica delle acque. Una situazione paradossale e imbarazzante che purtroppo riguarda non solo i laghi, ma anche i fiumi. Così, mentre sul Ceresio le amministrazioni comunali hanno trovato nell'unità di intenti un modello condiviso per proporre soluzioni per il risanamento delle acque, sul Maggiore da troppi anni si assiste all'inesorabile inquinamento dei torrenti Acquanegra, Monvallina, Bardello e Boesio, tutti affluenti del Verbano, che trasportano reflui non depurati anche dai comuni dell'entroterra».
Così il 12 luglio 2017 a Varese Alberto Minazzi, coordinatore dei circoli del Varesotto di Legambiente, ha commentato i risultati dei monitoraggi di Legambiente sulla sponda lombarda del Lago Maggiore. Presenti Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia, Valentina Minazzi, presidente del circolo di Varese, e Stefania Di Vito, responsabile delle attività scientifiche di Goletta dei Laghi, oltre a esponenti di vari enti del territorio.

CAMPAGNA 2017
I campionamenti sono stati effettuati l’8 e 9 luglio sulle due sponde del lago Maggiore e sono stati presentati - l’11 luglio - ad Arona e - il giorno seguente - a Varese. L’equipaggio del Cigno Azzurro ha rilevato, nella zona piemontese, 7 punti inquinati su 9 e, in quella lombarda, 5 su 7.
La Goletta dei laghi prende in esame le foci di fiumi e torrenti, gli scarichi e i piccoli canali che si trovano lungo le rive dei laghi, punti spesso segnalati dai cittadini attraverso il servizio SOS Goletta (scrivendo a sosgoletta@legambiente.it oppure chiamando 349/4597928). «Quello di Legambiente è un campionamento puntuale che non vuole sostituirsi ai controlli ufficiali, né pretende di assegnare patenti di balneabilità, ma restituisce comunque un'istantanea utile per individuare i problemi e ragionare sulle soluzioni» precisa Barbara Meriggetto.
SPONDA LOMBARDA
Sulla sponda lombarda, come già nelle passate edizioni di Goletta dei Laghi, sono risultati “fortemente inquinati” i campioni prelevati a Germignaga, Laveno Mombello, Brebbia e Ispra.
Ad Angera nel torrente presso l’Oasi Bruschera sono state riscontrate cariche batteriche tali da determinare un giudizio di “inquinato”, contrariamente agli ultimi due anni di monitoraggi che avevano attestato una condizione entro i limiti di legge. Rientrano, invece, nei parametri della normativa i campioni prelevati a Laveno Mombello - sul lungo lago presso lo scarico Perabò all’altezza della spiaggia di Cerro - e a Monvalle alla foce del torrente Monvallina.
SPONDA PIEMONTESE  
Nella provincia di Novara i campioni prelevati hanno mostrato cariche batteriche al di sopra dei limiti di legge a Dormelletto, alla foce del rio Arlasca,  presso lo scarico del depuratore e in corrispondenza della stazione di sollevamento presso Via Oberdan, contrariamente a quanto rilevato nella passata edizione;  ad Arona  in corrispondenza di corso Marconi 93  e sul lungolago Caduti di Nassiriya presso scarico fognario (Rio San Luigi).  Rientra,  invece, nei livelli consentiti dalla normativa l’acqua  prelevata a Lesa in corrispondenza di via Vittorio Veneto, confermando quanto registrato  nel 2016.

Nella provincia di Verbania-Cusio-Ossola sono Stresa e Verbania a segnare il  risultato peggiore, presso lo sfioratore di piazza Marconi e la foce del fiume Toce. Entrambi i punti sono risultati “fortemente inquinati” secondo i rilievi dei biologi di Goletta.
Rientra nei limiti di legge, come nella passata edizione della campagna, la foce del torrente San Bernardino a Verbania.
«Quest’anno ci troviamo di fronte a dati che raccontano un peggioramento delle condizioni di inquinamento da batteri fecali nel lago Maggiore sulla  sponda piemontese rispetto alla passata edizione, complici le condizioni meteorologiche degli ultimi giorni» ha dichiarato Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta. «Non abbassiamo, però, la guardia e torniamo a ribadire la necessità di intervenire per migliorare le condizioni croniche del fiume Toce a Verbania e dello sfioratore di piazza Marconi a Stresa, che risultano fortemente inquinati. Un’attenzione particolare va posta al torrente Vevera ad Arona, dove, nonostante il  cartello di divieto, l’area  è  molto frequentata da bagnanti».
MICROPLASTICHE
Per il secondo anno il campionamento di Goletta dei Laghi ha riguardato anche il monitoraggio delle microplastiche. I dati raccolti verranno elaborati nei laboratori di Enea – l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile – e presentati in autunno.
L’indagine condotta nel 2016 ha registrato nel lago Maggiore una densità media di oltre 39mila particelle per chilometro quadrato. I campionamenti si sono concentrati nella parte meridionale del bacino, individuando cinque stazioni per un totale di 7 calate della manta.
La maggiore densità di particelle su chilometro quadro è stata riscontrata nel transetto tra Dormelletto, Arona e Angera, porzione del lago, che subisce la presenza del torrente Vevera (mostra una situazione d’inquinato cronico dalle analisi di Goletta dei Laghi, a causa di problemi di depurazione delle acque fognarie).
L’indagine del 2016 sull’inquinamento da microparticelle di plastica ha registrato una presenza media di 40.396 particelle per chilometro quadrato nelle acque di tutti i bacini esaminati, nonostante le loro diversità morfologiche ed ecosistemiche.

RISULTATI MONITORAGGIO 2017 NEL LAGO MAGGIORE
I prelievi vengono eseguiti dalla squadra di tecnici di Legambiente e i campioni per le analisi microbiologiche sono conservati in barattoli sterili in frigorifero, fino al momento dell'analisi, che avviene nel laboratorio mobile entro le 24 ore dal prelievo. Come da normativa, "il punto di monitoraggio è fissato dove si prevede il maggior afflusso di bagnanti o il rischio più elevato di inquinamento in base al profilo delle acque di balneazione". I parametri presi in considerazione sono gli stessi previsti per i controlli sulla balneazione in base al Decreto Legislativo del 30 maggio 2008 n° 116.
LOMBARDIA (Provincia Varese): inquinati 5 punti su 7
*GERMIGNAGA, foce canale presso Lido comunale, fortemente inquinato;
*LAVENO MOMBELLO, foce torrente Boesio, fortemente inquinato;
*LAVENO MOMBELLO, Lago, presso scarico lungolago Perabò, spiaggia di Cerro, entro i limiti;
*MONVALLE, foce torrente Monvallina, entro i limiti;
*BREBBIA, foce torrente Bardello, fortemente inquinato;
*ISPRA, foce torrente Acqua Negra, fortemente inquinato;
*ANGERA, torrente presso Oasi Bruschera, inquinato.
PIEMONTE: inquinati 7 punti su 9
*VERBANIA (Vco), foce torrente San Bernardino, entro i limiti;
*VERBANIA (Vco), foce fiume Toce, fortemente inquinato;
*STRESA (Vco), Lago, presso sfioratore piazza Marconi, fortemente inquinato;
*LESA (No), Lago, in corrispondenza di via Vittorio Veneto 31, entro i limiti;
*ARONA (No), Lago, in corrispondenza di corso Marconi 93, inquinato;
*ARONA (No), Lungolago Caduti di Nassiriya presso scarico fognario (Rio San Luigi), inquinato;
*ARONA (No), Foce torrente Vevera, presso lido (via De Gasperi) Inquinato
*DORMELLETTO (No), Foce rio Arlasca (scarico depuratore) Inquinato
*DORMELLETTO (No), Lago, in corrispondenza della stazione di sollevamento presso via Oberdan, inquinato.
**Legenda:
-INQUINATO: Enterococchi intestinali maggiore di 500 UFC/100ml e/o Escherichia Coli maggiore di 1000 UFC/100ml;
-FORTEMENTE INQUINATO: Enterococchi Intestinali maggiore di 1000 UFC/100ml e/o Escherichia Coli maggiore di 2000 UFC/100ml. 

(Altre sull'argomento in Sezione Cronache)

Smog, un antidoto dalle "superpiante"

Utile in parchi e giardini la presenza di tigli, ontani, aceri e betulle – Per Coldiretti «necessari interventi strutturali»»
Foto Coldiretti, Varese, Top-ten-piante-antismog

Dall'inizio di stagione, l'inverno stenta a decollare sull’area prealpina e una cappa di smog soffoca ampie porzioni di territorio. «L’ultimo mese di dicembre è risultato in Italia il secondo più caldo dal 1800» ha affermato Coldiretti Varese sulla base dei dati Isac Cnr. La temperatura è stata superiore addirittura di 1,9 gradi rispetto alla media del periodo di riferimento 1981-2010. Sconvolti i normali cicli stagionali. Al nord viole sbocciate nei prati e noccioli già in fiore.
Piogge, neve e venti freddi si sono affacciati su vaste aree della Penisola, ma non hanno scosso il dominio del bel tempo sul Nordovest e soprattutto sul Varesotto. Nelle città è scattato l'allarme smog contro le polveri sottili e gli inquinanti gassosi. A Milano si è ricorso non solo al blocco della circolazione dei veicoli inquinanti, ma persino al divieto di fumare all'aperto.
«Non si può continuare a rincorrere le emergenze, ma bisogna intervenire in modo strutturale favorendo nelle città la diffusione del verde pubblico e privato» ha dichiarato il presidente provinciale di Coldiretti Varese, Fernando Fiori. «Secondo l’Agenzia europea dell’Ambiente, anidride carbonica e polveri sottili causano ogni anno in Italia circa 80.000 morti premature».

PALADINI NATURALI
Un aiuto contro l'inquinamento – non è una novità - può venire dal verde favorendo anche la piantumazione di nuovi fusti nei centri urbani. Celebre un vecchio progetto di Renzo Piano per Milano e famosa la richiesta del cachet verde avanzata nel 2009 dal maestro Claudio Abbado, che, per un suo ritorno alla Scala, chiese il “pagamento in natura” di 90mila alberi in città.
«Una pianta adulta è capace di catturare dall’aria dai 100 ai 250 grammi di polveri sottili e un ettaro di piante elimina circa venti chili di polveri e smog in un anno» ha precisato Fiori, che ha indicato la top ten delle varietà dalle proprietà antismog maggiormente efficaci. Si va dall’Acero riccio alla Betulla verrucosa, dal Ginkgo Biloba al Bagolaro, dal Frassino comune all’Ontano nero, dal Tiglio selvatico all’Olmo.
Anche nel proprio giardino è possibile ripulire l’aria da migliaia di chili di anidride carbonica e sostanze inquinanti.
I GRANDI “DEPURATORI”
Al primo posto tra le piante mangiasmog – spiega la Coldiretti – c’è l’Acero Riccio, in grado di assorbire fino a 3800 chili di CO2 in vent’anni. A pari merito, con 3100 chili di CO2 aspirati dall’aria, ci sono poi la Betulla verrucosa, in grado di crescere sui terreni più difficili e considerata albero sacro presso i Celti e le tribù germaniche, e il Cerro, che può arrivare fino a 35 metri di altezza.
Il Ginkgo Biloba è un albero dalle origini risalenti a duecentocinquanta milioni di anni fa. Assorbe 2800 chili di CO2, vanta un’alta capacità di barriera contro gas, polveri e afa e ha una forte adattabilità a tutti i terreni compresi quelli urbani. Altri alberi antismog sono il Tiglio, il Bagolaro e l’Olmo campestre. «Il Frassino comune – aggiunge Coldiretti Como Lecco– è un altro gigante verde che può arrivare a  quaranta metri, mentre l’Ontano nero è il piccolino del gruppo con un’altezza media di dieci metri ma che nonostante le dimensioni ridotte riesce a bloccare fino a 2600 chili di CO2 e a garantire un forte assorbimento di inquinanti gassosi». 

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