Edizione n. 21 di mercoledì 26 giugno 2019

Gemonio

Valli del Verbano, vento e grandine danneggiano colture e alberi da frutta

Particolarmente colpita l’area tra Gemonio e Laveno Mombello – Miele penalizzato dal clima

Il maltempo che la scorsa settimana si è scatenato sul settentrione lombardo non ha risparmiato il Varesotto. Due notti di pioggia e grandine hanno investito il nord della Regione proprio a partire dalla provincia prealpina. Le precipitazioni si sono poi indirizzate a est, verso Comasco-Lecchese, Bergamasca e provincia di Sondrio, con Valle Spluga e Valchiavenna penalizzate da frane e smottamenti. La grandine ha colpito a macchia di leopardo il territorio, devastando coltivazioni agricole di frumento, orzo, mais, zucchine, zucche, ortaggi a foglia; negli alpeggi è andato distrutto il foraggio per le mandrie che avrebbero dovuto salire ai pascoli di montagna.
Nel Varesotto, i danni maggiori si sono concentrati nella zona tra Laveno e Gemonio. Qui la grandine ha colpito meli, peri e peschi, oltre ad alcune ortive e piccoli frutti. Nelle zone dove più intensa è stata la bufera di vento e pioggia è andato allettato anche il fieno nei prati non ancora falciati. Innalzato inoltre il livello dei corsi d’acqua e gonfiati i laghi. Il Maggiore ha segnato un livello di riempimento pari a 111%.
«In attesa del grande caldo, gli ultimi temporali aggravano il drammatico conto dei danni nelle campagne prealpine dove una pazza primavera rischia di farsi ricordare con un bilancio pesante, che si evidenza non solo per quanto riguarda le colture in campo, ma anche per la perdita del raccolto del miele di acacia, che ha provocato danni ingentissimi alle imprese», commenta il presidente di Coldiretti Varese Fernando Fiori.

Dall’inizio del 2019 – spiega l'associazione – in Italia sono state registrate ben 86 grandinate, più di una ogni due giorni, con un balzo del 48% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno secondo i dati Eswd, la banca dai degli eventi estremi in Europa. Sono gli effetti di una tendenza alla tropicalizzazione che si manifesta con una più elevata frequenza di eventi estremi, grandine di maggiore dimensione, sfasamenti stagionali e bombe d’acqua i cui effetti si fanno sempre più devastanti, specie in un’area delicata come quello prealpino, dove l’aria calda della pianura incrocia quella fredda delle vicine Alpi, provocando rapide inversioni termiche che aumentano la violenza delle precipitazioni.

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