Edizione n.12 di mercoledì 1 aprile 2020

frontalieri e covid-19

INTERVENTO - Emergenza sanitaria: «Il virus non conosce frontiera»

Per i sindacati italiani e svizzeri, tra Roma e Berna serve una strategia comune nelle aree geografiche confinanti

INTERVENTO - In relazione all’estendersi del contagio del Covid–19 e ai conseguenti effetti sulla salute delle persone nei luoghi di lavoro, le organizzazioni sindacali italiane e svizzere operanti nelle aree transfrontaliere ribadiscono la necessità che, alle misure già intraprese da ciascun Governo, si adottino, d’ora in poi, provvedimenti il più possibile omogenei tra Roma e Berna, volti a limitare la rapida diffusione del virus. Serve, com’è sempre più evidente, una strategia comune rispetto ad aree geografiche di confine, fortemente interconnesse in termini economici e di sistema infrastrutturale, all’interno di un territorio che vede i più consistenti flussi del lavoro frontaliero in uscita dall’Italia.
A tal proposito auspichiamo ulteriori e più efficaci iniziative congiunte dei Ministeri degli Esteri dei rispettivi Paesi al fine di individuare linee guida comuni anche con i Governi Cantonali di Bellinzona, Coira e Sion.
In queste ore la preoccupazione delle Amministrazioni locali si è concretizzata con richieste accorate di Comuni e Province di confine nei confronti dei Governi Cantonali (nello specifico dei Comuni della Valchiavenna, della provincia di Como e del Verbano Cusio Ossola). Facciamo nostre queste preoccupazioni e ribadiamo che la strategia d’intervento debba necessariamente passare attraverso:
•chiusura di tutte le attività non strategiche nei Cantoni di confine finalizzata alla riduzione dei flussi transfrontalieri;
•allargamento ulteriore dello smart working in tutte le attività compatibili;
•garanzia dell’effettiva possibilità di lavorare nel rispetto delle norme igieniche accresciute e delle distanze sociali di sicurezza nelle imprese strategiche in attività;
•disponibilità dei dispositivi di protezione individuale (DPI);
•mantenimento dei piccoli varchi aperti a garanzia tanto delle viabilità quanto dei
controlli della polizia di frontiera.
Le organizzazioni sindacali scriventi esprimono sostegno e vicinanza a quei lavoratori che, in queste ore in Italia, sono costretti a ricorrere allo sciopero per affermare il proprio diritto alla salute nell’interesse generale delle comunità.
Milano, Torino, Lugano, Coira, Briga, 26 marzo 2020
CGIL (Giuseppe Augurusa), CISL (Luca Caretti), UIL (Pancrazio Raimondo), UNIA Ticino e Moesa (Giangiorgio Gargantini), UNIA Regione Svizzera orientale e Grigioni (Arno Russi), Unia Regione Vallese (German Eyer), OCST Ticino (Andrea Puglia), SYNA Grigioni (Ivan Cameroni

INTERVENTO - Frontalieri e covid-19, Cgil, Cisl, Uil: «Un panorama ancora troppo incerto»

Apertura differenziata in Svizzera, chiusura frontiera di alcuni Paesi UE

INTERVENTO - A seguito dei Decreti del presidente del consiglio dei ministri dell’8 e 9 marzo 2020, che hanno disposto misure restrittive a contrasto dell'epidemia di Covid-19 (tra le altre, della mobilità personale), del successivo chiarimento del ministero affari esteri e cooperazione internazionale, che ha confermato la possibilità di comprendere il lavoro frontaliero tra i comprovati motivi per gli spostamenti autorizzati all'interno della zona di contenimento rafforzato (da domenica 8 marzo l'intero territorio nazionale), osserviamo situazioni articolate e atteggiamenti differenti lungo i confini del Paese.
FLUSSO DIFFERENZIATO
La gran parte dei lavoratori frontalieri da lunedì mattina 9 marzo ha potuto recarsi sul posto di lavoro in Svizzera, San Marino, Francia e Principato di Monaco, dove, in modo differenziato, sono stati segnalati solo problemi di congestione ad alcuni valichi e respingimenti tra chi si è presentato alle dogane privo del permesso di lavoro. In particolare, è utile ricordare che la scelta della Confederazione Elvetica di non porre alcun provvedimento restrittivo del flusso degli oltre 75.000 frontalieri risponde anche ad una precisa esigenza di salvaguardia del sistema sanitario elvetico, retto sul lavoro dei nostri connazionali, oltreché sul sistema d'impresa.
A tal proposito le scriventi organizzazioni sindacali auspicano che i Governi di Bellinzona, Coira e Sion intervengano anche attraverso provvedimenti volti ad incentivare l'uso del telelavoro, riducendo per questa via tanto i rischi connessi alla mobilità quanto gli impieghi arbitrari di formule organizzative incerte in un contesto a basse tutele del lavoro.
OCCASIONE DI RIFLESSIONE
Le organizzazioni confederali dei frontalieri sottolineano inoltre come la particolare condizione di interconnessione tra Italia e Svizzera può altresì rappresentare un'occasione di riflessione per un approccio solidaristico tra le aree confinanti, nello specifico di Ticino e Lombardia e Piemonte, di fronte alle grandi difficoltà che il sistema sanitario delle regioni subalpine si troverà inevitabilmente ad affrontare di fronte al rischio pandemia.
DECISIONI UNILATERALI DI AUSTRIA, SLOVENIA, ALBANIA E MALTA
Vanno invece evidenziate preoccupazioni di segno contrario di fronte a quanto in queste ora accade sulle frontiere di Austria, Slovenia, Albania e Malta, in relazione alle decisioni unilaterali di limitare fortemente, quando non sospendere temporaneamente le previsioni del trattato di Schengen senza alcun preavviso, e con esso la circolazione dei lavoratori transfrontalieri.
Appare con tutta evidenza urgente che il Ministero degli Esteri si faccia immediatamente promotore di un'iniziativa volta a chiarire i termini e le modalità della sospensione o della limitazione della libera circolazione presso i Governi dei Paesi confinanti, chiarendo limitazioni e prospettive anche alle migliaia di cittadini italiani transfrontalieri in queste aree.
Giuseppe Augurusa, Luca Caretti, Pancrazio Raimondo
Coordinatori nazionali dei Frontalieri di Cgil Cisl Uil 

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