Edizione n. 29 di mercoledì 8 agosto 2018

Frontalieri

Valichi minori, terminata la chiusura notturna

I risultati della sperimentazione semestrale al vaglio delle autorità svizzere

Conclusa ai valichi minori della frontiera tra Confederazione Elvetica e Italia la sperimentazione semestrale del blocco notturno, iniziata il 1° aprile 2017. Da domenica 1° ottobre le sbarre a Cremenaga come in altri transiti doganali minori del Varesotto non vengono più abbassate dalle ore 23 alle 5 del mattino.
Se la chiusura sarà ancora – e addirittura stabilmente – sancita, non si sa. La decisione svizzera sarà presa sulla scorta dei dati emersi dal semestre di prova. Sulla riapertura continua riportiamo un intervento del consigliere della Provincia di Varese Gaetano Taldone.

«Contenere i proclami xenofobi»
Ottima notizia la riapertura notturna dei valichi minori tra cui Cremenaga, in linea con le aspettative di una comunità di frontiera che mal digerisce barriere imposte in barba a norme e trattati sulla libera circolazione delle persone. La cosiddetta fase sperimentale, che ha portato ad adottare tale provvedimento, è finalmente terminata e ci auguriamo che le autorità elvetiche d'ora in poi intraprendano migliori vie di collaborazione con i colleghi italiani, per garantire ottimali standard di sicurezza e di lotta alla criminalità sul territorio di confine.
Mi appello alla comunità ticinese perché sappia contenere e controbilanciare con il buon senso i proclami xenofobi ed irragionevoli di alcune loro formazioni estremiste e ciò in un'ottica di amicizia e cooperazione fra popoli. La storia insegna che senza dialogo e rispetto reciproco, difficilmente si costruisce qualcosa di buono. Se oggi il Canton Ticino è quello che è, forse un grazie lo meriterebbero anche le migliaia di frontalieri italiani che ogni giorno varcano il confine, barriere permettendo, per contribuire a costruire e mantenere l'economia del posto.
La chiusura dei valichi minori negli orari notturni da parte degli Svizzeri a qualcuno sarà sembrata cosa da poco: in realtà, siccome ininfluente in termini di sicurezza, è stata nei fatti percepita come una misura punitiva dettata da dinamiche politiche volte a soddisfare l'elettorato autoctono più arrabbiato ed estremista. Oggi, con la riapertura dei valichi, si lancia un segnale positivo che spero non rimarrà isolato.
Giuseppe Taldone
Consigliere Provinciale 

Lombardia, incontro tra Maroni e Manuele Bertoli (Canton Ticino)

Maroni e Bertoli

Rapporti bilaterali, questione frontalieri, linea Arcisate-Stabio, riunione del 1° e 2 dicembre prossimi di tutti i presidenti delle 48 Regioni che costituiranno la Macroregione delle Alpi. Questi alcuni temi trattati da Regione Lombardia e Canton Ticino nell’incontro del 5 novembre a Palazzo Lombardia.
Il governatore Roberto Maroni era accompagnato dall'assessore alle Infrastrutture e Mobilità Alberto Cavalli e dal sottosegretario Ugo Parolo. Da Bellinzona il presidente del Consiglio di Stato del Canton Ticino, Manuele Bertoli, è arrivato insieme con il delegato di Stato per i Rapporti transfrontalieri e internazionali, Francesco Quattrini.
In foto: il presidente della Regione Roberto Maroni e il presidente del Consiglio di Stato del Canton Ticino Manuele Bertoli a Palazzo Lombardia 

Campagna svizzera contro i frontalieri, Roma assicura

Il viceministro Staffan de Mistura ha risposto a un'interrogazione del parlamentare Enrico Borghi

«Il governo continuerà a seguire le vicende degli Italiani in Svizzera con la massima attenzione». Così il vice ministro degli Affari Esteri del governo Letta, Staffan de Mistura, ha risposto in forma scritta all'interrogazione avanzata nei giorni scorsi dal deputato Enrico Borghi (Pd) che, all'indomani della campagna mediatica contro i lavoratori italiani in Canton Ticino, si era rivolto alla Farnesina chiedendo un intervento.
Per Borghi, la risposta del viceministro conferma «l'esigenza di mantenere una grande attenzione sulla vicenda, da un lato, e di riprendere un'iniziativa diplomatica nei confronti della Confederazione Elvetica, dall'altro». Bisogna, a suo avviso, «assicurare che nei negoziati attualmente in corso tra Svizzera e UE si segnino passi in avanti e non regressioni. L'attenzione mostrata dalla Farnesina è sicuramente un segnale positivo in tal senso».
Ecco di seguito la risposta integrale fornita dal rappresentante del Governo italiano al parlamentare democratico.

UN POSTO DI LAVORO SU QUATTRO
«Con riferimento alle iniziative del Governo tese a interrompere una retorica discriminatoria ed offensiva nei confronti dei lavoratori italiani occupati in Canton Ticino, si premette che la questione investirebbe, secondo dati del 2012 dell'Ufficio Federale di statistica svizzero, 55.554 connazionali (ovvero un posto di lavoro su quattro in Ticino). Ai frontalieri, poi, si aggiungono gli artigiani che in virtù degli accordi bilaterali di libera circolazione varcano la frontiera e lavorano a fattura insieme ai propri dipendenti a costi più competitivi di quelli presenti sul mercato ticinese.

CAMPAGNE ELETTORALI
La campagna contro i frontalieri è da inquadrare nel contesto pre-elettorale delle elezioni comunali del 14 aprile a Lugano, Mendrisio e Terre di Pedemonte. L'Unione Democratica di Centro del Ticino, che ha posto il tema dell'afflusso in Ticino di lavoratori frontalieri provenienti dall'Italia al centro della propria campagna politica, ha inteso cavalcare sia il disagio percepito dalla popolazione ticinese per il numero crescente di questa categoria di lavoratori (in aumento nel 2012 del 5,9% rispetto al 2011) e per i loro presunti effetti distorsivi sui salari e sull'economia locale, sia l'ondata di cordoglio provocata dalla recente scomparsa, il 7 marzo 2013., di Giuliano Bignasca, leader e fondatore della Lega dei Ticinesi. Un'analoga campagna, aggressiva e discriminatoria, se possibile di livello ancora più aspro, era stata condotta nel 2010-2011.
Nell'informare che non sono giunte né all'Ambasciata d'Italia a Berna, né al Consolato Generale d'Italia a Lugano - che da sempre mantengono un'elevata vigilanza sulla questione - comunicazioni da parte della collettività residente o da associazioni o patronati, giova sottolineare che il tema si riallaccia a una questione più ampia che riguarda tutti i cittadini della UE.

CONTINGENTAMENTO PERMESSI
Lo scorso 1° maggio, il Consiglio Federale ha infatti reintrodotto il contingentamento dei permessi di soggiorno nei confronti dei cittadini di otto Stati della UE (Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia e Ungheria), ricorrendo alla "clausola di salvaguardia" prevista dall'Accordo CE-Svizzera sulla libera circolazione di persone. Stando a una recente intervista rilasciata dallo stesso Consigliere Federale Svizzero Burkhalter, è attualmente in corso di valutazione l'ipotesi di estendere la "clausola di salvaguardia", fino al limite massimo del 31 maggio 2014, ai cittadini di tutti i Paesi della UE, per far cadere le rimostranze mosse da Bruxelles circa la discriminazione tra i Paesi membri.

REFERENDUM CONTRO IMMIGRAZIONE
Nel giugno 2014 sarà inoltre sottoposta a referendum l'iniziativa popolare "Contro l'immigrazione di massa", promossa dall'UDC, che punta ad un ritorno sic et simpliciter al contingentamento dei permessi di soggiorno. Un anno più tardi, l'elettorato svizzero sarà chiamato alle urne per decidere dell'estensione della libera circolazione delle persone, alla Croazia, prossimo membro della UE. Tali temi sono al centro di negoziati attualmente in corso tra la Confederazione Svizzera e l'Unione Europea.
Il Ministero degli Affari Esteri continuerà a seguire, tramite l'Autorità diplomatica e consolare in Svizzera, le suddette questioni con la massima attenzione. Nel quadro della sua complessiva azione volta a tutelare, anche nel più ampio contesto europeo, i diritti e le aspirazioni dei lavoratori frontalieri e degli altri cittadini italiani residenti in Svizzera, la Farnesina manterrà uno stretto contatto con le Autorità svizzere, acquisendo ogni ulteriore utile informazione. Parallelamente, sarà anche cura delle nostre Autorità diplomatiche e consolari continuare a mantenere al corrente le competenti istanze italiane.
Staffan de Mistura - Vice Ministro degli Affari Esteri »

Milano, delegazione ticinese al Pirellone, continua il dialogo per infrastrutture, trasporti, ambiente

Il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana ed il presidente del Consiglio di Stato del Cantone Ticino Claudio Zali (da sinistra)

Il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana ha ricevuto martedì 31 luglio a Milano Palazzo Pirelli il presidente del Consiglio di Stato del Cantone Ticino Claudio Zali e il capo consigliere di Stato Norman Gobbi. Al centro della discussione i contenuti della tabella di marcia elaborata nell'incontro dello scorso 25 maggio a Bellinzona. Erano presenti anche gli assessori regionali Claudia Terzi (Infrastrutture e trasporti), Massimo Sertori (Enti locali, montagna e piccoli comuni, rapporti con la Svizzera), Raffaele Cattaneo (Ambiente e clima), Lara Magoni (Turismo, marketing territoriale, moda e design), il presidente del Consiglio regionale Alessandro Fermi e il consigliere regionale Roberto Mura, presidente della Commissione speciale Rapporti tra Lombardia, istituzioni europee, Confederazione Svizzera e Province autonome.

PRIORITÅ INFRASTRUTTURE, TRASPORTI, AMBIENTE E CULTURA - Individuati alcuni progetti transfrontalieri di reciproco interesse in particolare nei settori infrastrutture, ambiente, cultura. Tra le iniziative al centro del confronto anche la collaborazione tra Regione Lombardia e Canton Ticino attraverso il programma Interreg Italia-Svizzera 2014-2020, di cui Regione Lombardia è Autorità di gestione.
MOBILITÅ E TRASPORTO PUBBLICO - Affrontati anche temi legati a mobilità e trasporto pubblico: sviluppo della rete ferroviaria nel triangolo Bellinzona-Lugano, Varese-Malpensa, Como-Milano; potenziamento delle linee bus transfrontaliere esistenti, attivazione di tariffe transfrontaliere e realizzazione della passerella ciclopedonale Ponte Tresa-Lavena Ponte Tresa.
AMBIENTE, ACQUE E ARIA - Ambiente, acque e qualità dell'aria non potevano mancare all'analisi. Focus sulle modalità per ridurre l'inquinamento nel Lago Maggiore e nel Lago di Lugano, in alcuni fiumi immissari e sulla possibilità di facilitare il traffico di inerti e materiale da scavo dalla Lombardia al Canton Ticino e dei rifiuti edili dal Ticino alla Lombardia. Affrontata inoltre la questione relativa all'estensione anche alla provincia di Varese dell'Accordo di partenariato tra Protezioni civili per la cooperazione nel campo della prevenzione di catastrofi naturali.
FRONTALIERI - Altro argomento della riunione la revisione dell'accordo fiscale sull'imposizione dei lavoratori frontalieri del 1974 con l'attivazione di un tavolo di confronto per superare gli ostacoli alla mancata ratifica.
CULTURA - Per la promozione culturale sono stati proposti alcuni ambiti di collaborazione in materia di valorizzazione del patrimonio Unesco transfrontaliero (trenino rosso del Bernina, siti palafitticoli dell'arco alpino, monte San Giorgio), di
collaborazione tra istituzioni e imprese culturali che verranno valutate dai corrispondenti uffici svizzeri.
«È stata individuata una serie di tematiche – ha commentato Fontana -. Dovremo ulteriormente approfondirle e proporre soluzioni per risolvere assieme i problemi delle nostre comunità».

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