Edizione n.30 di mercoledì 22 settembre 2021

fotovoltaico e problemi all'agricoltura

Varesotto e pannelli solari a terra: grazie, preferisco di no

Aumenta il sostegno alla campagna per liberare i suoli lanciata sul territorio da Coldiretti Giovani Impresa

La campagna di contrasto ai pannelli solari accusati di sottrarre suolo prosegue. A lanciarla, Coldiretti Giovani Impresa che ribadisce la necessità di un “green” pienamente sostenibile. Realizzare gli impianti fotovoltaici sui tetti delle strutture, ad esempio, e su altre dislocazioni sulle quali non sia possibile svolgere attività agricola, restituirebbe respiro alla terra, alla sua salute e all'agricoltura.
«Si possono raggiungere gli obiettivi che il nostro Paese si è assunto per la produzione di energia da fonti rinnovabili senza consumare altro suolo agricolo? La risposta è affermativa. E ci fa piacere che anche un numero crescente di cittadini stia sostenendo la nostra campagna: è in gioco il futuro di un territorio che, più di altri, soffre il problema di carenza di suolo agricolo, dato che il Varesotto, specialmente nella zona sud del comprensorio, risulta essere una delle province più cementificate d’Italia», afferma Coldiretti prealpina.
Preoccupazione circa la diffusione degli impianti fotovoltaici e agrovoltaici è stata manifestata anche dalla comunità scientifica agricola (Associazione italiana società scientifiche agricole) per le distorsioni negative sul valore dei terreni con ulteriore compromissione della redditività agricola. Il problema non è limitato o territoriale, è l’intera nazione ad esserne interessata tanto che sono migliaia le persone che stanno firmando una specifica petizione. «Serve - scrive Coldiretti Varese – una legge che indichi le aree idonee e inidonee ad ospitare pannelli a terra, escludendo le terre agricole che servono per produrre cibo, garantendo biodiversità, ambiente e paesaggio. Terre agricole che sono invece l’obiettivo dei grandi gruppi internazionali che vogliono fare business sulle energie rinnovabili, massimizzando i profitti e distruggendo aree fertili strappate a prezzi bassi. Rivalutiamo invece la possibilità di realizzare tali impianti utilizzando i tetti, le migliaia di  ettari di aree dismesse e quelli di aree attualmente destinate a usi non agricoli, perché il futuro dell’energia green parte e dipende da un principio di convivenza e di programmazione lungimirante» 

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