Edizione n.19 di mercoledì 2 giugno 2020

Fondazione Lerici Stoccolma

Varese, l'Italia agli occhi svedesi

Un'opera settecentesca del professore Björnståhl in corso di pubblicazione a cura di due docenti dell’Insubria
Elisa Bianco e Paolo Luca Bernardini

Faceva parte del grand tour del fiore culturale e dell'aristocrazia europea e non fa pertanto meraviglia se, oltre a quello per antonomasia di Goethe, il viaggio in Italia annoveri tra i suoi cultori del Sette-Ottocento anche lo svedese Jacob Jonas Björnståhl (Näshulta, 23 gennaio 1731–Salonicco, 12 luglio 1779). La sua opera “Resa till Frankrike, Italien, Schweiz, Tyskland, Holland, Ängland, Turkiet och Grekeland” (Viaggio in Francia, Italia, Svizzera, Germania, Olanda, Inghilterra, Turchia e Grecia), pubblicata postuma in cinque volumi tra il 1780 e il 1784, sta per uscire nel 2021 per l’editore Città del Silenzio. Allora si potrà scoprire come l’erudito professore vedesse l’Italia e perché non gli piacesse la Sardegna.
A tradurre i capitoli sull’Italia saranno Elisa Bianco e Paolo Luca Bernardini (nella foto), ricercatrice e professore ordinario di Storia moderna dell’Università dell’Insubria.
Il loro progetto è stato finanziato dalla Fondazione Lerici di Stoccolma, che opera in Svezia dal 1942 grazie all’Istituto Italiano di cultura e fin da quegli anni legata al Ministero degli esteri italiano. «La fondazione – spiega Paolo Bernardini – è intitolata a Carlo Maurilio Lerici, industriale nato a Verona nel 1890 e morto a Roma nel 1981, che operò ampiamente in Svezia a partire dagli anni Trenta del Novecento, lasciando già in vita una ricca dotazione per la promozione dei rapporti culturali da Italia e Svezia».
Va detto che dell'opera esiste una traduzione italiana del tempo, ma secondo alcuni studiosi è ritenuta molto inaccurata in quanto basata sulla traduzione tedesca, peraltro con numerosi errori. «Usando l’originale svedese, la traduzione tedesca e quella italiana - precisa Elisa Bianco, che insegna sia a Varese sia a Como – forniremo un’edizione commentata del lavoro, uno dei più curiosi e insoliti testi odeporici - o letteratura di viaggio - sull’Italia di fine Settecento, osservata da prospettive spesso inedite, con arguzia e non senza singolari pregiudizi, come per esempio quello contro la Sardegna che provocò una vera e propria levata di scudi». 

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