Edizione n.24 di mercoledì 17 luglio 2019

fauna selvatica

Cinghiali, per Varese 400 prelievi l'anno

Avviato in tutta la Lombardia il piano regionale di contenimento
Rolfi (a sx.) e Fiori

«In provincia di Varese nel 2018 la fauna selvatica ha provocato 90mila euro di danni sulle colture, di cui 79mila a causa dei cinghiali». Lo ha detto il 21 giugno 2019 l'assessore regionale all'agricoltura Fabio Rolfi, intervenuto a Varese sul tema relativo al contenimento dei cinghiali.
Ad arginare il fenomeno sta partendo in tutta la Lombardia la caccia in selezione, che prevede per Varese il prelievo di quattrocento cinghiali in un anno. «Già in questo primo periodo abbiamo raggiunto quota ottanta» ha precisato Rolfi. «Il cinghiale è un problema per i campi e per l'incolumità delle persone». In provincia di Varese, poi, anche cervi e caprioli creano danni.
Insieme con il contenimento degli ungulati, altro obiettivo regionale è agevolare la gestione delle carcasse e sostenere la filiera della carne da selvaggina. «Va modificato a livello nazionale il regime 'de minimis» ha concluso Rolfi. «Gli agricoltori che subiscono danni da fauna selvatica devono essere risarciti integralmente e non solo per il 30%. La fauna è proprietà dello Stato e se lo Stato non è in grado di gestirla è giusto che paghi».

ALLARME COLDIRETTI
In terra prealpina la situazione scoraggia sempre di più il mondo agricolo. «Oltre 250mila euro di danni nei campi, molti dei quali non vengono nemmeno più segnalati dagli imprenditori agricoli, amareggiati e delusi. Ma quello della fauna selvatica è un problema grave anche sotto il profilo della sicurezza, dato che oltre centocinquanta sono stati gli incidenti stradali nel 2018, taluni anche con feriti gravi».
Portavoce del disagio degli imprenditori il presidente di Coldiretti Varese Fernando Fiori, che ha consegnato a Rolfi un memorandum sui danni da selvatici.
«Apprezziamo – ha dichiarato - i due importanti provvedimenti approvati dalla Regione Lombardia: la delibera di giugno 2018 che consente ai proprietari/conduttori di fondi, muniti delle necessarie autorizzazioni, di intervenire nel controllo dei selvatici e quella dello scorso dicembre che concede la possibilità agli uffici territoriali di autorizzare la caccia di selezione al cinghiale, a partire dalle aree non idonee, anche in deroga a periodi e orari stabiliti per legge. Ora è necessario un impegno concreto e corale per la modifica della legge nazionale 157/1992, che va aggiornata per rispondere alle problematiche attuali e al contesto emergenziale in essere». 

Valli del Verbano, impianti anticollisione tra fauna selvatica e auto

Innovativi sistemi sonori saranno installati sulle strade del territorio montano
roadkill

Tra il 1995 e il 2005 ha provocato in Italia 150 vittime. Alla sola Regione Lombardia costa circa 300.000 euro l’anno. Ogni anno registra circa 15.000 animali per provincia coinvolti in incidenti. È l’impatto stradale tra animali e veicoli, fonte di infortunio o decesso dei conducenti e di morte o agonia degli animali investiti.
Le vittime principali sono gli animali in fase di spostamento verso i luoghi di riproduzione o in ambienti più favorevoli. A essere investiti sono, secondo le statistiche, nell’81% dei casi, mammiferi (cervi, cinghiali, tassi, volpi, ecc.), nel 15% uccelli e, a seguire, rettili e anfibi. Ma a pagarne le conseguenze sono la biodiversità e l’ecosistema locale nel loro complesso.
Per tutelare l’ambiente e la sicurezza dei guidatori, la comunità montana Valli del Verbano ha messo a punto il progetto “Roadkill-Interventi per la riduzione dell’impatto stradale”, realizzato in collaborazione con Istituto Oikos Onlus e finanziato da Fondazione Cariplo.
Nel corso del 2016 nel territorio dell’ente saranno installati sistemi anticollisione basati su un’innovativa tecnologia. Il meccanismo scatterà quando un animale stia per attraversare la strada e contemporaneamente una macchina non rallenti. La coincidenza di questi due fattori innescherà un segnale sonoro (urla o ululati) che spaventerà l’animale. L’attraversamento rimarrà momentaneamente bloccato e il rischio di impatto si ridurrà. I sistemi saranno piazzati da Idrogea Servizi Srl d’intesa con Istituto Oikos, che misurerà anche l’effetto dell’iniziativa sulla biodiversità del territorio montano.
Il progetto punta anche a rendere più visibili i tratti a rischio e a investire nella comunicazione. L’obiettivo è aumentare la consapevolezza dei guidatori sulla necessità di diminuire la velocità nelle aree segnalate. 

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