Edizione n.23 di mercoledì 20 giugno 2018

Cremenaga

Bufera di vento e grandine nel Varesotto, intervengono gli spazzaneve

Domenica 6 maggio in poche ore distrutti fieno, frutta, fiori e ortaggi
grandinata-Varesotto-strade, foto Coldiretti Varese

Delle perturbazioni sulle aree di confine tra Italia e Svizzera e nel Varesotto in genere stavano parlando i bollettini meteo da giorni. Ma quella arrivata domenica sera 6 maggio è stata una vera bufera. Pioggia, vento e grandine si sono scaraventati a terra creando danni un po' dappertutto con allagamenti, frane e interruzioni di strade. Seri problemi si sono verificati per una maxi grandinata a Cremenaga. Sono dovuti intervenire i vigili del fuoco e anche gli spazzaneve per liberare le auto bloccate da circa quaranta centimetri di ghiaccio. A Germignaga una famiglia si è vista sfondare l'ingresso e invadere le stanze della villetta da una massa di chicchi di ghiaccio.
Danni gravissimi, per centinaia di migliaia di euro anche all'agricoltura prealpina. Dalle alture di confine con la Svizzera fino al lago Maggiore è andato distrutto il fieno per il primo taglio. Tra Cremenaga e Porto Ceresio, sono state divelte le piantagioni di piccoli frutti e è stato compromesso tutto il raccolto. Dalle prime stime, la gravità della grandinata sul territorio è evidente: fieno allettato, serre distrutte, piante divelte e problemi per le strutture.

«I danni alle colture sono stati ingentissimi, i nostri impianti di mirtilli sono stati completamente devastati e ne sono rimasti solo i supporti di legno. Raso al suolo anche il prato di erba medica; la violenza della grandine ha scortecciato anche i supporti di vigneto e frutteto. E ripercussioni ci sono state anche in agriturismo, a stagione ormai avviata: le camere al piano terra si sono allagate e abbiamo dovuto spostare gli ospiti nei locali al  primo piano: fortunatamente anche loro hanno capito la gravità della situazione e hanno mostrato davvero grande comprensione”, racconta Roberto Ziliani, titolare con la sorella di un agriturismo tra Luino e Porto Valtravaglia collegato all’impresa agricola-zootecnica. 
Valerio Taloni, che conduce l’azienda agricola a Mesenzana, riferisce come il raccolto del primo taglio di fieno sia completamente compromesso. «Per fortuna non abbiamo ancora iniziato a seminare, la grandinata è stata davvero molto violenta. Altri danni in stalla, con tegole mosse e vetri rotti dai chicchi, caduti con violenza. E altrove è andata anche peggio» dice.
Coldiretti Varese si è attivata con i propri tecnici per raccogliere segnalazioni e coadiuvare le imprese nella stima della situazione. 

Valichi minori, terminata la chiusura notturna

I risultati della sperimentazione semestrale al vaglio delle autorità svizzere

Conclusa ai valichi minori della frontiera tra Confederazione Elvetica e Italia la sperimentazione semestrale del blocco notturno, iniziata il 1° aprile 2017. Da domenica 1° ottobre le sbarre a Cremenaga come in altri transiti doganali minori del Varesotto non vengono più abbassate dalle ore 23 alle 5 del mattino.
Se la chiusura sarà ancora – e addirittura stabilmente – sancita, non si sa. La decisione svizzera sarà presa sulla scorta dei dati emersi dal semestre di prova. Sulla riapertura continua riportiamo un intervento del consigliere della Provincia di Varese Gaetano Taldone.

«Contenere i proclami xenofobi»
Ottima notizia la riapertura notturna dei valichi minori tra cui Cremenaga, in linea con le aspettative di una comunità di frontiera che mal digerisce barriere imposte in barba a norme e trattati sulla libera circolazione delle persone. La cosiddetta fase sperimentale, che ha portato ad adottare tale provvedimento, è finalmente terminata e ci auguriamo che le autorità elvetiche d'ora in poi intraprendano migliori vie di collaborazione con i colleghi italiani, per garantire ottimali standard di sicurezza e di lotta alla criminalità sul territorio di confine.
Mi appello alla comunità ticinese perché sappia contenere e controbilanciare con il buon senso i proclami xenofobi ed irragionevoli di alcune loro formazioni estremiste e ciò in un'ottica di amicizia e cooperazione fra popoli. La storia insegna che senza dialogo e rispetto reciproco, difficilmente si costruisce qualcosa di buono. Se oggi il Canton Ticino è quello che è, forse un grazie lo meriterebbero anche le migliaia di frontalieri italiani che ogni giorno varcano il confine, barriere permettendo, per contribuire a costruire e mantenere l'economia del posto.
La chiusura dei valichi minori negli orari notturni da parte degli Svizzeri a qualcuno sarà sembrata cosa da poco: in realtà, siccome ininfluente in termini di sicurezza, è stata nei fatti percepita come una misura punitiva dettata da dinamiche politiche volte a soddisfare l'elettorato autoctono più arrabbiato ed estremista. Oggi, con la riapertura dei valichi, si lancia un segnale positivo che spero non rimarrà isolato.
Giuseppe Taldone
Consigliere Provinciale 

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